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07 Ord A

7a Domenica del Tempo Ordinario - Anno A



Liturgia CEI



collocazione

titolo 



Note




 INGRESSODa ogni luogo o Dio
276
CoraleSAPDF
  Misericordias Domini
  Bothor
 SA
 
 SALMO RESPONSORIALEIl Signore è buono e grande nell'amore
 
A.Deri
  
  Il Signore è buono e grande nell'amore
  G.VerardoS
  
   


   

OFFERTORIODove la carità è vera


FrisinaSA
  Dov'è carità e amore
124
  ZardiniS
 A 
 






 
  COMUNIONE Al Signore canterò
254

 Haas/DeflorianS
A
 
   

    


MESSALE


Antifona d'Ingresso   Sal 12,6
Confido, Signore, nella tua misericordia,
Gioisca il mio cuore nella tua salvezza,
canti al Signore che mi ha beneficato.
 

Dómine, in tua misericórdia sperávi.

Exsultávit cor meum in salutári tuo,

cantábo Dómino, qui bona tríbuit mihi.

 
Colletta

Il tuo aiuto, Padre misericor
dioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole e nelle opere. Per il nostro Signore ...

 
Praesta, quaesumus, omnípotens Deus, ut, semper rationabília meditántes, quae tibi sunt plácita, et dictis exsequámur et factis. Per Dóminum.

 
Oppure:

O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce, hai rivelato la forza dell'amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell'odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniano il tuo vangelo di riconciliazione e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Lv 19, 1-2. 17-18
Ama il prossimo tuo come te stesso.

Dal libro del Levitico
Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».
 
    

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 102
Il Signore è buono e grande nell'amore

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.
 
     

Seconda Lettura
  1 Cor 3, 16-23
Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.


Canto al Vangelo  
1Gv 2, 5
Alleluia, alleluia.

Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Alleluia.

   

.

   
Vangelo
  Mt 5, 38-48
Amate i vostri nemici.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
 
   
 

Sulle Offerte
Accogli, Signore, quest'offerta espressione della nostra fede; fa' che dia gloria al tuo nome e giovi alla salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.

 
Mystéria tua, Dómine, débitis servítiis exsequéntes, súpplices te rogámus, ut, quod ad honórem tuae maiestátis offérimus, nobis profíciat ad salútem. Per Christum.

 
Comunione 
Sal 9,2-3
Annunzierò tutte le tue meraviglie.
Io te gioisco ed esulto,
canto inni al tuo nome, o Altissimo.
 
 

Narrábo ómnia mirabília tua.

Laetábor et exsultábo in te,

psallam nómini tuo, Altíssime.

 
Oppure:    Gv 11, 27 
Signore, io credo che tu sei il Cristo,
il Figlio del Dio vivente, venuto in questo mondo.
 

Dómine,

ego crédidi quia tu es Christus Fílius Dei vivi,

qui in hunc mundum venísti.


Oppure:
  Mt 5,46
«Se amate quelli che vi amano,
quale merito ne avete?», dice il Signore.

    

Dopo la Comunione

Il pane che ci hai donato, o Dio, in questo sacramento di salvezza, sia per tutti noi pegno sicuro di vita eterna. Per Cristo nostro Signore.

 
Praesta, quaesumus, omnípotens Deus, ut illíus capiámus efféctum, cuius per haec mystéria pignus accépimus. Per Christum.


Amare anche i nemici

Il comandamento dell'amore del prossimo non era sconosciuto prima di Gesù. Infatti nell'Antico Testamento non si era mai pensato che si potesse amare Dio senza interessarsi del prossimo (prima lettura). Nei Proverbi si trova addirittura una affermazione che Gesù sembra ripetere quasi con le stesse parole: «Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare; se ha sete, dagli acqua da bere... e il Signore ti ricompenserà» (Pr 25,21-22).

Un comandamento paradossale
Nella sua formulazione, nei suoi contenuti e nella sua forte esigenza il comandamento di Gesù è nuovo e rivoluzionario. E’ nuovo per il suo universalismo, per la sua estensione in senso orizzontale: non conosce restrizioni di sorta, non tiene conto di eccezioni, di confini, di razza, di religione, ma si rivolge all'uomo nell'unita e nell'uguaglianza della sua natura. E’ nuovo per la misura, per l'intensità, per la sua estensione verticale. La misura è data dal modello stesso che ci viene presentato: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, cosi amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). La misura del nostro amore verso il prossimo è quindi l'amore stesso che Cristo ha per noi; anzi 1'amore stesso che il Padre ha per Cristo, perché: «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi» (Gv 15,9). Dio è amore (1 Gv 4,16) e in questo si manifesta il suo amore: egli ci ama per primo e invia il suo Figlio per espiare i nostri peccati (1 Gv 4,10). E’ nuovo per il motivo che ci propone: amare per l'amore di Dio, per gli stessi suoi scopi divini; esclusivamente disinteressati; con amore purissimo; senza ombra di compenso (Mt 5,46). Amarci come fratelli, con un amore che cerca il bene di colui che si ama, non il nostro bene. Amare come Dio che non cerca il bene nella persona che ama, ma crea il bene in essa, amandola. E’ nuovo perché Cristo lo eleva al livello dello stesso amore per Dio. Se la concezione giudaica poteva lasciar credere che l'amore fraterno si pone sullo stesso piano degli altri comandamenti (Lv 19,18), la visione cristiana gli dà un posto centrale, unico. Nel Nuovo Testamento l’amore del prossimo appare indissociabilmente legato al precetto dell’amor di Dio.
 
Creare occasioni di incontro

«Nemici non sono solo quelli che ci odiano e ci fanno del male,
coloro con cui abbiamo insanabili contrasti; ma anche quanti hanno il torto di pensarla diversamente da noi, militando dall'altra parte, quelli che mostrando di non accorgersi di noi, ci abbandonano alla nostra solitudine. Spetta alla carità creare per loro occasioni di incontro e di apertura, prestarsi a rompere la propria cerchia, reinventare l'ospitalità, sfidare l'indifferenza. Se si vuol cominciare a far venire il Regno, bisogna cambiare il metodo di convivenza e valorizzare l'incontro. L'amicizia non solo va data, ma va ricevuta con altrettanto impegno, e cosi fiorirà la riconoscenza che e l'altra metà del volersi bene. Non basta amare il prossimo insieme a Dio, bisogna lasciarsi amare se non si vuol rinunziare alla risposta che Dio ci offre nel prossimo» (CdA, p. 357).
 
Non dobbiamo anche farci perdonare?

Nel nome della religione e di Cristo i cristiani si sono divisi, lace
rando così il corpo di Cristo. Hanno visto nel fratello un nemico, si sono «scomunicati» a vicenda, chiamandosi eretici, bruciando libri ed effigi... E’ stato versato sangue, è esploso odio nelle guerre di religione. L'orgoglio, il disprezzo e la mancanza di carità hanno caratterizzato le diatribe teologiche e gli scritti apologetici. I nemici di Dio, della Chiesa, della religione sono stati combattuti con le armi e con l'odio. Sono state lanciate campagne e crociate. Oggi la Chiesa ha superato, o si avvia a superare, tanti di questi limiti. Non ci sono più eretici, ma fratelli separati; non ci sono più avversari, ma interlocutori; non guardiamo più a ciò che divide, ma prima di tutto a ciò che unisce; non condanniamo in blocco e aprioristicamente le grandi religioni non cristiane, ma vediamo in esse autentici valori umani e precristiani che ci consentono di entrare in dialogo.
Ma l'intolleranza e la polemica sono sempre in agguato. Non capita
forse che esercitiamo all'interno della stessa nostra Chiesa quell'aggressività e quella polemica eccessiva che prima era rivolta verso l'esterno? Quanti cristiani impegnati, venuto a mancare il bersaglio al di fuori, si sono rivolti a cercare i loro «nemici» all'interno della Chiesa e li combattono con puntiglio, senza amore e senza perdono!
  

 

Senza carità tutto è vanità delle vanità

Dai «Capitoli sulla carità» di san Massimo Confessore, abate
(Centuria 1, c. 1, 45. 16-17. 23-24. 26-28. 30-40; PG 90, 962-967)

La carità è la migliore disposizione dell'animo, che nulla preferisce alla conoscenza di Dio. Nessuno tuttavia potrebbe mai raggiungere tale disposizione di carità, se nel suo animo fosse esclusivamente legato alle cose terrene.
Chi ama Dio, antepone la conoscenza e la scienza di lui a tutte le cose create, e ricorre continuamente a lui con il desiderio e con l'amore dell'animo.
Tutte le cose che esistono hanno Dio per autore e fine ultimo. Dio è di gran lunga più nobile di quelle cose che egli stesso ha fatto come creatore. Perciò colui che abbandona Dio, l'Altissimo, e si lascia attirare dalle realtà create dimostra di stimare l'artefice di tutto molto meno delle cose stesse, che da lui sono fatte.
Chi mi ama, dice il Signore, osserverà i miei comandamenti (cfr. Gv 14, 15). E aggiunge «Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15, 17). Perciò chi non ama il prossimo, non osserva i comandamenti di Dio, e chi non osserva i comandamenti non può neppure dire di amare il Signore.
Beato l'uomo che è capace di amare ugualmente ogni uomo. Chi ama Dio, ama totalmente anche il prossimo, e chi ha una tale disposizione non si affanna ad accumulare denaro, tutto per sé, ma pensa anche a coloro che ne hanno bisogno.
Ad imitazione di Dio fa elemosine al buono e al cattivo, al giusto e all'ingiusto. Davanti alle necessità degli altri non conosce discriminazione, ma distribuisce ugualmente a tutti secondo il bisogno. Né tuttavia si può dire che compie ingiustizia se a premio del bene antepone al malvagio colui che si distingue per virtù e operosità.
L'amore caritatevole non si manifesta solo nell'elargizione di denaro, ma anche, e molto di più, nell'insegnamento della divina dottrina e nel compimento delle opere di misericordia corporale.
Colui che, sordo ai richiami della vanità, si dedica con purezza di intenzione al servizio del prossimo, si libera da ogni passione e da ogni vizio e diventa partecipe dell'amore e della scienza divina.
Chi possiede dentro di sé l'amore divino, non si stanca e non viene mai meno nel seguire il Signore Dio suo, ma sopporta con animo forte ogni sacrificio e ingiuria e offesa, non augurando affatto il male a nessuno. Non dite, esclama il profeta Geremia, siamo tempio di Dio (cfr. Ger 7, 4). E neppure direte: La semplice e sola fede nel Signore nostro Gesù Cristo mi può procurare la salvezza. Questo infatti non può avvenire se non ti sarai procurato anche l'amore verso di lui per mezzo delle opere. Per quanto concerne infatti la sola fede: «Anche i demoni credono e tremano!» (Gc 2, 19).
Opera di carità è il fare cordialmente un favore, l'essere longanime e paziente verso il prossimo; e così pure usare rettamente e ordinatamente le cose create.


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