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05 Ord A

5a Domenica del Tempo Ordinario - Anno A



Liturgia CEI



collocazione

titolo 



Note




 INGRESSOVenite applaudiamo al Signore312
FrisinaSAPDF
 SALMO RESPONSORIALEIl giusto risplende come luce 
   
  
  
  
   


   
OFFERTORIONon di solo pane vive l'uomo

FrisinaSA
  
     
 COMUNIONEGustate e vedete 

Frisina S A 
   

    
   

    


MESSALE

Antifona d'Ingresso  Sal 94,6-7 
Venite, adoriamo il Signore,
prostrati davanti a lui che ci ha fatti;
egli è il Signore nostro Dio.

 
Ps 94,6-7 Veníte, adorémus Deum, et procidámus ante Dóminum,

qui fecit nos; quia ipse est Dóminus Deus noster.

 
Colletta 
Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia, Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza è la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro Signore...


Famíliam tuam, quæsumus, Dómine, contínua pietáte custódi, ut, quæ in sola spe grátiæ cæléstis innítitur, tua semper protectióne muniátur. 
Per Dóminum.

 
Oppure:
O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci il vero spirito del Vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura  
Is 58, 7-10
La tua luce sorgerà come l'aurora.

Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

    

Salmo Responsoriale  
Dal Salmo 111
Il giusto risplende come luce.

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. 

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria.
 
     

Seconda Lettura
  1 Cor 2, 1-5
Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso. 


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. 
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
 
 

Canto al Vangelo  
Gv 8,12
Alleluia, alleluia.

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.

Alleluia.

   

   
Vangelo  
Mt 5, 13-16
Voi siete la luce del mondo.
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 
Sulle Offerte

Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolezza, diventino per noi sacramento di vita eterna. Per Cristo nostro Signore.

 
Dómine Deus noster, qui has pótius creatúras ad fragilitátis nostræ subsídium condidísti, tríbue, quæsumus, ut étiam æternitátis nobis fiant sacraméntum. Per Christum.

 
Antifona alla Comunione  
Sal 106,8-9
Rendiamo grazie al Signore per la sua misericordia, per i suoi prodigi verso i figli degli uomini; egli sazia il desiderio dell'assetato e ricolma di beni l'affamato.

  
Confiteántur Dómino misericórdiæ eius,

et mirabília eius fíliis hóminum,

 quia satiávit ánimam inánem,

et ánimam esuriéntem satiávit bonis.

  
Oppure:  Mt 5,5-6
Beati coloro che piangono, perché saranno consolati.
Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia,
perché saranno saziati.

 
Beáti qui lugent, quóniam ipsi consolabúntur.

Beáti qui esúriunt et sítiunt iustítiam, quóniam ipsi saturabúntur.

 
Oppure:  Mt 5,16
«Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Dopo la Comunione
O Dio, che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa' che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.
 

Deus, qui nos de uno pane et de uno cálice partícipes esse voluísti, da nobis, quæsumus, ita vívere, ut, unum in Christo effécti, fructum afferámus pro mundi salúte gaudéntes. Per Christum.


Uomini luce del mondo

Il brano evangelico è nel contesto delle beatitudini. Coloro che sono proclamati beati, non lo sono solo per se stessi, ma anche nei confronti del mondo; essi, per le realtà terrestri, sono luce e sale. «Voi siete la luce del mondo»; Gesù ha detto queste parole in primo luogo ai credenti, ai discepoli che sono i poveri, i miti, coloro che hanno fame e sete di giustizia... Essi sono luce non tanto perché appartengono di fatto alla Chiesa, o hanno una dottrina di salvezza da comunicare, e neppure perché sono uomini di preghiera e fedeli al culto; quanto e perché in primo luogo sono poveri, miti, puri di cuore, operatori di pace... 

Vedano le vostre opere buone   
Lo sottolinea la prima lettura. Al popolo ebraico preoccupato della pratica esteriore ed irreprensibile dei culto, indaffarato a ricostruire il tempio distrutto, Dio ricorda che, più dello splendore del culto, gli è gradito l’ospitare i senza tetto, il dividere il pane con l’affamato... 
«Allora sì la tua luce sorgerà come l’aurora». Non basta pregare e digiunare. La preghiera e il digiuno devono essere uniti all’azione «per far brillare fra le tenebre la luce». L’astinenza dal cibo conta poco, se non è per nutrire l’affamato.  
Come, in concreto, il discepolo può diventare «sale della terra e luce del mondo 
», lo dice chiaramente anche il vangelo quando conclude: «Vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». Non sono le parole che testimoniano la venuta del regno di Dio, ma il pagare di persona, il compromettersi negli avvenimenti costruttivi. Il discepolo deve dissolversi, penetrare profondamente nel mondo per dargli il gusto nuovo, il fermento di salvezza portato da Cristo.  
Nel rito del battesimo il sacerdote affida al padre del battezzando una candela accesa al cero pasquale. Cristo risorto è la 
«luce». Il battezzato è l’«illuminato» che si inserisce nella morte-risurrezione di Cristo. Vivere la luce è l’impegno che l’attende: lo Spirito lo «muove», lo «trascina». Le «azioni della luce» sono azioni dello Spirito; e in lui non c’è posto per presunzione, vanto, superbia personale...  

Dov’è oggi
 la luce che salva?  
Il vangelo parla di sale insipido che 
«a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini». Si parla di luce nascosta «sotto il moggio». E’ un invito a saggiare la qualità del nostro sale di cristiani d’oggi, e a vedere con quali paralumi abbiamo nascosto la luce del vangelo. La concretezza di Isaia non ci permette di giocare o sottilizzare con la parola di Dio.  
Gli affamati nel mondo si contano a centinaia di milioni anche oggi; e sono sempre in aumento perché così comanda la ferrea logica di un sistema economico disumano che raccoglie ricchezze sempre più grandi nella casa di chi è sazio e spoglia inesorabilmente chi è nella miseria. Il disagio diventa imbarazzante quando gettiamo uno sguardo sulla carta geografica della fame, della miseria e dell’oppressione. I paesi 
«tradizionalmente cristiani» stanno sulla sponda della ricchezza, dell’opulenza.  

Segno o schermo?  

E allora sorge la domanda se anche noi cristiani non sosteniamo un sistema che è ingiusto e oppressivo dei debole e del povero. La povertà del terzo mondo e la geografia del sottosviluppo non si spiegano parlando di rifiuto della tecnica o di pigrizia congenita e irrimediabile, ma del secolare sfruttamento delle materie prime, della sottomissione forzata ad una razza, del commercio internazionale basato sull’intimidazione o sul boicottaggio, sugli 
«aiuti» internazionali come modo di disfarsi utilmente di merci inutili. E allora rimane un interrogativo: la luce di Cristo illumina ancora questo «mondo» o non invece un «mondo nuovo» verso il quale dobbiamo muoverci come in un esodo?  
La comunità cristiana d’oggi rischia di nascondere sotto pesanti schermi la luce di Cristo. La non-coscienza della solidarietà nella testimonianza, il disinteresse per una espressione comunitaria della nostra fede, la politica del lavarsi le mani dei fatti in cui non si giocano i nostri interessi, l’intervento ingenuo in difesa dell’
«ordine costituito» 
impediscono alle nostre comunità ecclesiali di fare luce. E necessaria una continua riflessione affinché le strutture non diventino schermo o controtestimonianza della nostra Chiesa. E la riflessione deve divenire azione, con saggezza ed efficacia, per non distruggere nulla di valido, per far germogliare i semi di bene che sono presenti dovunque e che attendono un buon terreno, una coltivazione solerte e il fiducioso ricorso all’aiuto decisivo di Dio.
 

Comprendere la grazia di Dio

Dal «Commento alla Lettera ai Galati» di sant'Agostino, vescovo
(Introduzione; PL 35, 2105-2107)

L'Apostolo scrive ai Galati perché capiscano che la grazia li ha sottratti dal dominio della Legge. Quando fu predicato loro il vangelo, non mancarono alcuni venuti dalla circoncisione i quali, benché cristiani, non capivano ancora il dono del vangelo, e quindi volevano attenersi alle prescrizioni della Legge che il Signore aveva imposto a chi non serviva alla giustizia, ma al peccato. In altre parole, Dio aveva dato una legge giusta a uomini ingiusti. Essa metteva in evidenza i loro peccati, ma non li cancellava. Noi sappiamo infatti che solo la grazia della fede, operando attraverso la carità, toglie i peccati. Invece i convertiti dal giudaismo pretendevano di porre sotto il peso della Legge i Galati, che si trovavano già nel regime della grazia, e affermavano che ai Galati il vangelo non sarebbe valso a nulla se non si facevano circoncidere e non si sottoponevano a tutte le prescrizioni formalistiche del rito giudaico.
Per questa convinzione avevano incominciato a nutrire dei sospetti nei confronti dell'apostolo Paolo, che aveva predicato il vangelo ai Galati e lo incolpavano di non attenersi alla linea di condotta degli altri apostoli che, secondo loro, inducevano i pagani a vivere da Giudei. Anche l'apostolo Pietro aveva ceduto alle pressioni di tali persone ed era stato indotto a comportarsi in maniera da far credere che il vangelo non avrebbe giovato nulla ai pagani se non si fossero sottomessi alle imposizioni della Legge. Ma da questa doppia linea di condotta lo distolse lo stesso apostolo Paolo, come narra in questa lettera. Dello stesso problema si tratta anche nella lettera ai Romani. Tuttavia sembra che ci sia qualche differenza, per il fatto che in questa san Paolo dirime la contesa e compone la lite che era scoppiata tra coloro che provenivano dai Giudei e quelli che provenivano dal paganesimo. Nella lettera ai Galati, invece, si rivolge a coloro che erano già stati turbati dal prestigio dei giudaizzanti che li costringevano all'osservanza della Legge. Essi avevano incominciato a credere a costoro, come se l'apostolo Paolo avesse predicato menzogne, invitandoli a non circoncidersi. Perciò così incomincia: «Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo» (Gal 1, 6).
Con questo esordio ha voluto fare un riferimento discreto alla controversia. Così nello stesso saluto, proclamandosi apostolo, «non da parte di uomini, né per mezzo di uomo» (Gal 1, 1), 
 notare che una tale dichiarazione non si trova in nessun'altra lettera  mostra abbastanza chiaramente che quei banditori di idee false non venivano da Dio ma dagli uomini. Non bisognava trattare lui come inferiore agli altri apostoli per quanto riguardava la testimonianza evangelica. Egli sapeva di essere apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre (cfr. Gal 1, 1).


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