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Palazzo Boscarini (Orfanotrofio S. Giuseppe)

L'ORFANOTROFIO DI URBANIA 

di Marta Albertucci
 

La necessità di erigere un orfanotrofio emerse in Urbania fin dai tempi della rivoluzione francese.  Le idee dissolvitrici della società e della famiglia insite nello spirito laico della filosofia settecentesca francese, linfa della stessa rivoluzione, erano giunte anche in Urbania e chi ne sentiva maggiormente il contraccolpo erano i giovani, specie quelli cui mancava l'affetto e l'appoggio dei genitori. L'allora parroco di Urbania, don Vittorio Bostrenghi, sensibile al problema degli orfani, nel 1775 dispose che la sua stessa abitazione sita in Via dei Macelli - in quell'epoca il tratto di strada che va dalla torre comunale alle mura cittadine (1) ed ora parte estrema del corso Vittorio Emanuele - divenisse il primo "nido" per le ragazze orfane urbaniesi. La casa avita dei Bostrenghi, l'ultima del corso attuale sulla destra andando verso il Metauro (numero civico 94) contrassegnata da un elegante portale settecentesco in travertino decorato nella cimasa dalla M, simbolo di Maria Vergine madre di Dio, era ed è di vaste proporzioni e a quei tempi considerata adatta a raccogliere in vita famigliare alcune bambine povere ed orfane.

E' la prima pietra della storia del futuro orfanotrofio.

Era allora vescovo di Urbania Mons. Paolo Ant. Agostini Zamperoli (2) che precorrendo – si può dire con occhio profetico - gli eventi futuri, chiese ai reggitori delle due antiche confraternite laicali di San Giovanni Evangelista - in assoluto la più ricca (3) - e dello Spirito Santo (4) il consenso per la soppressione legale di dette confraternite e la disponibilità di concedergli tutto il loro appoggio affinché tutti quei beni goduti per secoli passassero sotto la diretta sua proprietà per essere destinati all'erezione di un orfanotrofio. La soppressione avvenne di fatto nel 1792 ma i capitali delle due compagnie risultarono del tutto insufficienti all'immediata fondazione dell'istituto; si pensò, perciò, di capitalizzarne le rendite.

Erano gli anni in cui il clero, perseguitato dal regime napoleonico, fuggiva profugo per l'Italia in cerca di un riparo sicuro sempre più spesso offerto dai piccoli e tranquilli centri dell'entroterra: la cronaca locale ci informa che nella piccola Urbania, oltre al già numeroso clero regolare e secolare, erano giunti i Gesuiti portoghesi, ospitati dal 1759 nell'ex Palazzo Ducale acquistato dalla Santa Sede. Lo storico locale don Enrico Rossi pubblica l'elenco di 125 di essi, morti in Urbania dal 1768 al 1820 (5).

Nel 1808 Napoleone stabilì la soppressione degli ordini religiosi e la spogliazione di ogni loro bene: capitoli, seminari, monasteri d'ambo i sessi, enti religiosi furono in breve tempo privati di tutti quei beni che la pietà dei fedeli nel giro di secoli aveva loro dato. Anche i fondi stabiliti per l'orfanotrofio passarono alla così detta Congregazione di Carità istituita in quel tempo, che però impegnò le rendite ad uso del tutto estraneo alla volontà pontificia.

Dopo l'esilio di Napoleone nell'isola di Sant' Elena (1814), parte dei beni delle soppresse confraternite furono rivendicate alla proprietà del legittimo proprietario. Intanto numerosi erano gli orfani che vagabondavano per il paese. E' bene, a questo proposito, aprire un breve inciso. Nel 1765 lo zelantissimo Vescovo Deodato Baiardi (6) aveva fondato la "Casa delle Maestre Pie Venerini", chiamandovi alla direzione la nobile romana Chiara Rivelli. Per 95 anni questa istituzione provvide alla formazione ed all’educazione delle orfanelle urbaniesi alle quali - sia detto per dover di cronaca - fu insegnato a leggere ma non a scrivere per timore che le ragazze stabilissero contatti esterni con l'altro sesso!!

Il Vescovo Leonini (7) nel 1819 affidò dieci ragazze alla tutela delle Maestre Pie e altre dieci ne sistemò nella casa già citata, donata all'uopo dal parroco Bostrenghi. In breve spazio di tempo tutte le rendite furono ingoiate e il Vescovo si vide costretto a licenziare le ragazze dalla scuola Venerini: il capitale fruttifero si era, infatti, intaccato e si doveva coprire il debito. Altre perdite si ebbero a seguito degli urgenti lavori di ristrutturazione della facciata della Cattedrale che dava chiari segni di instabilità: per i due anni 1823-1824 si sfruttarono parrocchie, benefici e anche le poche rendite dell'erigendo orfanotrofio furono intaccate. Nel novembre del 1824 divenne vescovo di Urbania Mons. Tassinari (8): nel suo lucido realismo egli avvertì, da un lato, la forte necessità di venire in aiuto alla Scuola delle Pie Venerini; dall'altro, l'impossibilità di erigere con quei pochi beni restanti un orfanotrofio. Affidandosi perciò alla clemenza di papa Leone XII, chiese l'applicazione dei beni e delle case donate per l'erezione dell'orfanotrofio a favore delle Maestre Pie impegnandosi personalmente a mantenere in perpetuo un'orfana a sua scelta.

Nel frattempo l'urbaniese Rosa Muscinelli - con testamento del 16 aprile 1844 - ed il fratello Don Mariano - con legato 6 gennaio 1845 - lasciarono ogni loro avere a vantaggio degli orfani, per un totale di £ 4.125,27 realizzato dalla Congregazione di Carità. Esiti ancor più fruttuosi per la storia del nostro edificio si ebbero col testamento del Conte Clemente Matterozzi (9), nobile urbaniese coniugato con Agata Boscarini (10), sorella del futuro vescovo Guerr-Antonio. Questi, infatti, il 15 marzo 1855 dopo tanti legati ai famigliari, ai Frati Zoccolanti del Barco e all'Ospedale di Sant'Antonio di Cagli, chiamava erede del vasto podere "La Stretta di Carda" e degli altri suoi beni - dopo la morte della moglie - la Scuola Pia di Urbania diretta dalle Venerini, con l'impegno di mantenere due orfane su nomina del Vescovo di Urbania pro tempore .

Dopo l'unità d'Italia, l'8 settembre 1860 salì alla guida del comune di Urbania una giunta liberale provvisoria che sciolse la Casa delle Maestre Pie devolvendo una parte dei beni al Municipio e l'altra alla Congregazione di Carità; non riuscì però a metter mano sul lascito del conte Matterozzi, per altro ancora vivo. Questi anzi stabilì che:"in luogo dell'Istituto Venerini oggi in Urbania soppresso, nomino l'Ordinario pro tempore di Urbania, cioè Mons Vescovo o Vicario Capitolare il quale dovrà amministrare il fondo medesimo del legato che pel resto vuol fermo, integro, inviolabile in ogni altra sua parte, e quella amministrazione deve durare finché non sia eretto in questa città l'Orfanotrofio per le fanciulle povere".

Il conte morì il 20 dicembre 1865. Intanto il 15 febbraio 1849 era diventato vescovo di Urbania e di Sant'Angelo in Vado Mons. Guerr-Antonio Boscarini-Gatti. Nato in Urbania il 24 aprile 1799 da Alessando Boscarini - nobile famiglia oriunda dai Conti Boscareto di Corinaldo (11) - e da Luigia Leonardi, Guerr-Antonio Boscarini prima di divenire vescovo era stato vicario dei vescovi Tassinari e Parigini (12) e in Urbino di Mons. Angeloni; Cameriere d'onore nel 1847; Vicario Capitolare alla morte di Parigini (1848). Aveva studiato all'Università di Perugia laureandosi in dogmatica e in utroque iure (canonico e civile); durante il Concilio Vaticano I, a Roma, si era guadagnato la simpatia e la stima di tutti coloro che lo avevano conosciuto. Piccolo di statura, era uomo dotato di finissimo senso politico, affabile ed intelligente, un vero stratega, capace di muoversi e gestire le situazioni anche più pericolose e delicate con la forza della sua dialettica e l'energia del suo carattere pur rimanendo sempre fedele alla causa di Dio (13). Alla munificenza di questo vescovo, i cittadini urbaniesi devono molto: oltre alle innumerevoli sovvenzioni ai poveri, sotto il suo vescovato si portò a termine la facciata della Cattedrale (14), si costruirono le Cappelle del Sacramento e della Madonna dei Portici, la colonna votiva di San Cristoforo nell'omonima piazza. Tre anni prima di morire, nel testamento olografo del 12 ottobre 1869 così scriveva: "Erede universale lascio un orfanotrofio di fanciulle da erigersi... Per erigerlo lascio esecutore testamentario il presidente pro tempore della Congregazione di Carità di Urbania al quale concedo tutte le facoltà per tale erezione. Essendo di poche entità i miei beni, potranno unirsigli se si vogliono il legato del Conte Clemente fu mio cognato, quello del canonico Muscinelli e quello anche della Signora Vittoria Passeri Boscarini fondato nel Monte di Calalage da me comprato. Più sono sicuro che la mia dilettissima sorella Agata lascerà anch'essa erede l'orfanotrofio da erigersi per le fanciulle nel codicillo ossia nella dichiarazione delle cose dette nel testamento... Dichiaro infine che le orfane per accettarsi debbano aver compiuto gli anni dodici e debbano licenziarsi dopo gli anni venti". Nel codicillo testamentario nominò gli amministratori e redasse lo schema dello statuto organico sul quale l'istituto avrebbe dovuto reggersi. Il mese seguente la sorella Agata, provata dall'immatura morte dell'unico figlio, il decenne Pietro - "suae familiae germen supremum", morto  l'11 giugno 1844 - dopo aver adottato in uno slancio di generosità le orfanelle di Urbania, redasse un suo testamento in cui, a conferma di quanto scritto dal fratello vescovo, elargiva tutte le sue ricchezze alle orfanelle. Anch'essa chiamò alla direzione dell'orfanotrofio il Vescovo pro tempore, il Sindaco del Municipio e il Presidente della Congregazione di Carità. Portò a ventidue l'età massima delle ragazze per essere licenziate, ricordando che i superiori sarebbero stati del tutto esonerati da rendere ragione a chiunque sia nel caso in cui, per comportamento scorretto e ribelle, si fosse deciso l'espulsione dall'istituto di una orfanella. Il 3 marzo 1874 l'Amministrazione finalmente ottenne il Decreto Reale che riconosceva l'opera Pia come corpo morale, decreto reclamato fin dal novembre 1872. Lo statuto organico, emanato ed approvato fin dal 3 luglio 1873, nel 1875 fu definitivamente corretto (15).

Il 7 aprile 1874 Domenico Luzi (16), allora residente a Belforte, aveva venduto all'Opera Pia Orfanotrofio la sua "casa con orto" sita in Via della Braveria n. 605 (17) per farne la nuova sede, al prezzo di £ 5.500 sebbene il suo valore, secondo la perizia di Carlo Raffaelli, fosse stato stimato £ 5.823,21. Nella casa dell'Orfanotrofio al momento dell'acquisto abitava il canonico don Vittorio Bostrenghi.  Il fabbricato era sorto nuovo nella prima metà del 1700 a spese del nobile urbaniese Guido Luzi (18), il cui stemma inquartato con quello dell'altrettanto nobile moglie Margherita Stefàni di Mercatello, si conserva ancor oggi sopra la finestra del corridoio al primo piano dell'edificio.

Il 19 luglio 1875, nella festa di San Vincenzo dè Paoli, del quale ancora oggi nell'Istituto si conserva una delicata oleografia, entrarono le prime orfanelle (19) affidate alle Suore della Carità di San Vincenzo, congregazione fondata da Giovanna Antida Thouret a Besinçon l'11 aprile 1799. La scelta della Congregazione delle Suore della Carità è dovuta allo stesso Vescovo Boscarini che nel suo testamento scrive: "sarebbe mio desiderio se si potesse, fossero chiamate le suore della carità all'istruzione e direzione delle orfane...". Le prime istitutrici furono due suore di nazionalità francese giunte da sole dalla casa madre di Roma il 14 maggio 1875: Suor Generosa Raibant e Suor Gervasina (20); altre suore si aggiunsero più tardi. Per 55 anni l'Istituto vincenziano resse l'orfanotrofio e quando il 28 dicembre 1886 la prima superiora dell'Istituto, suor Generosa Raibant, a soli 49 anni morì, la città intera le rese solenni riconoscenze.  Il vescovo Boscarini nel suo testamento aveva espresso il desiderio di intitolare a San Giuseppe l'erigendo istituto: "dichiaro e voglio che il nuovo orfanotrofio sia posto sotto la protezione di San Giuseppe, sposo di Maria Santissima e padre putativo di Gesù Redentore e si chiami "Orfanotrofio San Giuseppe"; che nel giorno del suo patrocinio se ne festeggi la ricorrenza annuale nell'altare della cattedrale dedicato al medesimo ovvero all'altare maggiore". E' doveroso ricordare che in Italia la Congregazione di San Giuseppe fu legalmente riconosciuta per la prima volta in Piemonte da Vittorio Emanuele I.

Dal 1875 l'orfanotrofio continuò la sua attività assistenziale ed educativa ininterrottamente fino al 1930. Chiuso per circa sette anni, l'Istituto riaprì i battenti il 21 gennaio 1937 sotto la direzione delle Suore di San Giuseppe di Chambery, di Via Calandrelli di Roma. L'istituto ospitava sette ragazze. Per la riapertura operarono molto il Vescovo Giovanni Capobianco e il Segretario del Fascio Mario Cionini-Visani, mentre i soci dell'ex-consorzio agrario di Urbania erogarono £.15.000. Va accennato che in quella circostanza l'edificio perse molto delle sue architetture, specie nei soffitti originali, in origine a saltine e lunette su peducci di gesso. Il giardino che ospitava reperti romani e cippi funerari fu dotato di un nuovo muro di recinzione nelle cui fondamenta furono buttati tutti i reperti.

Nel 1944 arrivò la guerra e il 23 gennaio di quell'anno il bombardamento. Nei giorni immediatamente seguenti il bombardamento di Urbania, le suore di San Giuseppe dell'Orfanotrofio "si misero a disposizione negli ospedali, nelle cucine per la refezione dei sinistrati e degli operai" (21). Il Vescovo Giovanni Capobianco, intanto, compilò un’esatta statistica da cui risultò che solo nel Comune di Urbania erano 45 gli orfani sotto i cinque anni (esclusi i nascituri) e 59 quelli compresi tra i sei e gli undici anni. Per questi ultimi il Vescovo Capobianco presentò al Capo-Provincia una bozza di progetto - rimasto però inatteso a causa del boicottaggio attuato dall' Amministrazione social-comunista nei confronti della chiesa e del Vescovo stesso - che mirava a valorizzare al massimo i due orfanotrofi locali: quello femminile di San Giuseppe e quello maschile di San Benedetto (22) Tutto ciò testimonia l'interesse e lo zelo del Vescovo nei confronti del nostro Istituto.  

Dopo la guerra l'Ente fu di nuovo chiuso e l'edificio rimase per un lungo periodo nel dimenticatoio, finché un nuovo fatto intervenne a ridargli vita (23): il 4 ottobre 1979 a Roma, alla presenza del Cardinale Pietro Palazzini, di don Corrado Leonardi - giunto da Urbania a rappresentare il vescovo Mons. Ugo Donato Bianchi - e del francescano Padre Carlo Ceccarelli - parroco di Santa Maria di Nazaret (Casalotti) - oltre che di Madre Flora e del dott. Licio Pallotta, si inaugurava l'Istituto delle Suore Missionarie Francescane della Fanciullezza "Francesco Maria Pallotta", collegio generosamente donato dal dott. Licio Pallotta e da sua moglie Miriam. In questa occasione furono rinnovati anche i voti all'apertura del 26° anno di fondazione della congregazione religiosa e - soprattutto - si dichiarò aperta una casa anche in Urbania. Destinatarie di Urbania erano suor Andreina e suor Geltrude che arrivarono in città sabato 13 ottobre 1979 (24), per raccogliere l'eredità delle Suore della Carità e poi delle Giuseppine. L'istituto femminile San Giuseppe era di nuovo aperto. Occorre sottolineare che di fondamentale importanza per la riapertura sono stati i contributi del canonico Corrado Leonardi - il quale, con otto anni di lunghe insistenze, molto si prodigò, soprattutto con la fondatrice delle Missionarie della Fanciullezza, madre Flora, per inserire le suore missionarie di Pesaro nella diocesi di Urbania - con l'appoggio dell'Opera Diocesana Assistenziale, e quindi di don Corrado Catani, coadiuvato da don Antonio Paolucci - presente in qualità di economo - con personale direttivo e di servizio locale. Prima ancora dell'arrivo delle suore nell'Istituto, don Corrado, con l'autorizzazione di madre Flora, trasferì a piano terra la cappellina dal piano superiore dell'edificio (25). Questa, che nel 1994 è stata smontata (26), sorgeva nella prima stanza a destra del corridoio d'entrata; aveva abside semicircolare sulla quale troneggiava la bellissima tavola a fondo oro della Madonna col Bambino "Madre della Misericordia" di Antonio Alberti da Ferrara (inizio XIV sec.), oggi conservata nel vicino Museo Diocesano (27); un tabernacolo in legno dorato e intagliato (sec.XIX); un Crocefisso del XVIII sec., originale gesso dipinto. L'altare in rovere secolare caricato di quattro pannelli a rilievo in ceramica policroma della Piccolpasso, portava sul davanti lo stemma delle Missionarie della Fanciullezza e, nel verso, il monogramma di Cristo inghirlandato. Ai lati i simboli della Vergine Maria e di San Giuseppe, secolare protettore dell'Istituto, al quale era stato intitolato anche l'altarino di destra dov'era stato posto un delizioso olio su tela del XIX sec. raffigurante il Santo che trastulla Gesù. Sulla parte sinistra una grande teca racchiudeva numerose reliquie raccolte in antiche urne di legno del XVII sec. intagliate e dorate (28).

Le Suore della Fanciullezza ressero l'Istituto con funzione di oratorio femminile fino quasi la fine degli anni '80; poi esso fu di nuovo chiuso.

Nei primi anni '90 l'aumento delle iscrizioni all'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri "Francesco Maria II della Rovere" di Urbania che ha sede nell'ex convento di Santa Chiara nella vicina Via Garibaldi al n.15, rese necessario l'adattamento di alcune stanze dell'ex orfanotrofio ad aule scolastiche supplettive.

Nel 1995 il Prof. Carlo Amedeo Pasotto (29), d'intesa con il consiglio di Amministrazione dell'Opera Pia fondata dal Vescovo Guerr-Antonio Boscarini, ha ridato nuova vita all'intera struttura della sede trasferendovi il Centro Studi Italiani, la prima scuola per stranieri da lui stesso fondata in Urbania nel 1986. Le finalità di questa scuola sono quelle di indirizzare tutti gli iscritti e i collaboratori non soltanto a propositi culturali-educativi ma anche a sentimenti di fratellanza ed amicizia tra popoli di nazionalità diverse. Come si vede, ancor oggi lo Statuto dell'Opera Pia che vuole l'educazione della gioventù, non è disatteso anche se il titolo dato all'Ente dallo stesso Pasotto è quello di "Collegio Boscarini - Centro Studi Italiani". Nel 1875 per prime due suore di nazionalità francese entrarono a far parte della storia caritativa e culturale della sede dell'Ente e della città di Urbania; oggi, ci auguriamo che questo seme di corrispondenza e contatti tra nazionalità diverse continui a prosperare nella storia di tutti noi. 

Note: 

(1) Come si vede da una piantina di Urbania dell'epoca. 

(2) Mons. Paolo Antonio Agostini Zamperoli, nato a Pesaro ma oriundo di Cagli,  fu vescovo di Urbania e Sant'Angelo in Vado con bolla 13 dicembre 1779 per trentaquattro anni. Uomo colto e amante della cultura, diede alle stampe diverse opere - da qui il soprannome "penna d'oro" -. Sotto il suo vescovato si tenne anche un Sinodo. Durante il periodo napoleonico si oppose con forza al regime tanto che il 10 ottobre 1808 fu costretto all'esilio a Como dove il 28 novembre 1812, all'età di ottanta anni, morì. Aveva lasciato nella diocesi il vicario Can. Nicola Boscarini-Gatti, zio del futuro vescovo Gerr-Antonio Boscarini. Cfr. E. Rossi, Memorie ecclesiastiche di Urbania, Urbania, 1936, p. 165.  Il ritratto di Nicola Boscarini si conserva ancor oggi nel Museo Civico di Urbania. 

(3) Le prime notizie d'archivio relative alla Confraternita di San Giovanni risalgono al 1362. A questa data la Confraternita esisteva già da tempo anche se non aveva una propria chiesa. Prima che questa venisse eretta (con Bolla del Capitolo Lateranense 18 novembre 1399) la Confraternita aveva chiesto e ottenuto dalla Compagnia della Misericordia di riunirsi e officiare nell'Ospedale. Dal 1362 fino al 1782 la Confraternita e la Chiesa di S. Giovanni godettero di numerosi lasciti testamentari che ne accrebbero il capitale, una buona parte del quale servì per i lavori di ristrutturazione e di ricostruzione: per due volte infatti (1501 e 1592) si temette il crollo della chiesa, troppo vicina al fiume. Nel 1501 fu ricostruita di fronte alla chiesa di San Francesco, in un luogo più stabile e meno minacciato. Durante il periodo napoleonico la chiesa fu demaniata e la casa venduta al nobile Pietro De-Rossi Marcelli il quale, a sua volta, nel 1814 la ridonò al Vicario Capitolare il Preposto Nicola Boscarini con la volontà di farla riaprire al culto. Ma troppe spese occorrevano allo scopo e così per quasi ottantanni fu trasformata in sede della "Venerabile Associazione della Vergine del Buon Consiglio". Nel 1904-1905 la chiesa andò distrutta; oggi di essa rimane il magnifico portale e tre tele conservate nella Pinacoteca Civica: la "Visione di San Giovanni nell'isola di Patmos" (m. 2,45 X m.1,60) e "San Giovanni nell'isola di Delo" (Miracolo del calice) (m. 2,50 X m.1,60) di Domenico Peruzzini, entrambe del 1636; "Il miracolo di San Giovanni Evangelista" (m. 3,27 X m. 2,16) di Claudio Ridolfi detto il Veronese. Cfr. E. Rossi, Memorie ..., cit., pp. 270-276. 

(4) La Confraternita dello Spirito Santo fu fondata nel 1350 sulla casa di donna Catarina del fu Baschiere di Castel Durante; era censuaria dell'Abbazia di San Cristoforo ma, a differenza di quella di San Giovanni, non godette di lasciti che la resero ricca  (tuttavia riuscì a mantenere un ospizio); fu, per questo, la confraternita dei poveri, centro di carità e di preghiera con un oratorio notturno. Nel 1782 fu soppressa per fondare l'orfanotrofio e tutti i diritti e  beni passarono all'amministrazione del Vescovo. Nel 1851 la chiesa fu riedificata dalle fondamenta e due anni dopo solennemente consacrata dal Vescovo Guerrantonio Boscarini-Gatti. Il 23 gennaio 1944 cadde sotto le bombe: la ricostruzione terminò solo nel 1969 col compimento della facciata. Cfr. E. Rossi, Memorie ..., cit., p. 276-280; C. Leonardi, L'opera del Vescovo Giovanni Capobianco nel bombardamento aereo di Urbania 23 gennaio 1944, Urbania, 1995, p. 33.

(5) E. Rossi, Memorie ecclesiastiche della Diocesi di Urbania, Vol.II, Urbania, 1938, p. 323-328.  

(6) Settimo vescovo della Diocesi fu il toscano Mons. fra Deodato Baiardi. Stravagante e litigioso, colto e preciso, oltre ad aver chiamato ad Urbania le Maestre Pie Venerini, ebbe il merito di essersi interessato alla costituzione dell'archivio della curia minacciando pene canoniche a chi ritenesse scritture ecclesiastiche di qualunque tipo; consacrò la chiesa del Barco. Morì in Urbania all'età di settantasette anni. Cfr. E. Rossi, Memorie ..., cit., pp. 163-164,

(7) Alla morte dello Zamperoli la sede della Diocesi rimase vacante per quattro anni al termine dei quali, con bolla 14 luglio 1816 ne divenne vescovo il recanatese Mons. Francesco Leonini. Il suo vescovato durò solo sei anni perché un colpo apoplettico lo sorprese durante i Vespri nella cattedrale di Sant'Angelo e gli tolse la vita: era il 9 aprile 1822. Di lui ci piace ricordare il suo spirito pratico formatosi durante il suo soggiorno in Portogallo compiuto col Nunzio Apostolico. Cfr. E. Rossi, Memorie ..., cit., p. 166.

(8) Mons. Francesco Rinaldi Tassinari, oriundo di Faenza, divenne vescovo con bolla del 27 settembre 1824. Il suo vescovato durò nove anni; morì a Sant'Angelo in Vado il 26 dicembre 1832. Cfr. E. Rossi, Memorie..., cit., p. 166. 

(9) Clemente Matterozzi era figlio del Conte Pietro Matterozzi, urbaniese di origine, trasferitosi a Cagli. Nato nel 1788, era uomo religioso e fedele. Morì in Urbania nella casa a destra di Vicolo della Vite il 20 dicembre 1865; il suo corpo è tumulato nella chiesa del Barco. 

(10) Agata Boscarini nacque in Urbania il 4 novembre 1797. All'età di due anni rimase orfana di padre e sua guida divennero l'affettuosa e solerte madre e lo zio paterno Mons. Preposto Nicola Boscarini. Maggiore di due anni del fratello Guerr-Antonio, nato quattro mesi prima della morte del padre, Agata era di carattere modesta, devota, affabile, di buone maniere, schiva, riservata. Assente il fratello per ragioni di studio, Agata curò e attese la madre inferma con esemplare spirito figliale. Dopo le nozze col conte Matterozzi, fu moglie rispettosa, fedele, sempre garante della pace domestica; madre affettuosa e dolcissima verso l'unico figlio malato e, dopo la morte di questo, rassegnata nella fede in Dio. Da questa esperienza famigliare, la sua congenita generosità ed altruismo si diressero verso le ragazze orfane. Morì in Urbania il 4 luglio 1872. Cfr. E. Rossi, Memorie..., cit., pp. 167-168; D. Falasconi, G. Rossi, Elogi funebri di Mons. Guerr-Antonio Boscarini-Gatti e della contessa Agata Boscarini vedova Matterozzi-Brancaleoni", Urbino, 1872, pag. 27-41. 

(11) Cfr. E. Rossi, Memorie..., pag. 167-168.

Nello stemma bipartito di famiglia sono rappresentati i simboli delle due casate: il bosco dei conti Boscareto e un gatto su tre monticelli della famiglia Gatti. Casa Boscarini è oggi casa Tacchi-Albertucci, in Vicolo della Vite (dietro il teatro Bramante). Il ritratto del Vescovo e lo stemma di famiglia si conservano assieme a quelli degli altri vescovi di Urbania nel Salone d'Onore del Museo Diocesano di Urbania. Un busto ritratto del Vescovo si conserva nel corridoio del 1 piano del Centro Studi Italiano, sopra l'architrave della porta dell'"Aula Boscarini". 

(12) Il Parigini, ricchissimo di famiglia ma caritatevole coi poveri, fu vescovo della diocesi dal 1833 al 1848. Fu l'ultimo Abbate Commendatario di Lamoli. Alla sua morte, avvenuta improvvisamente alle ore 15.30 della vigila di Natale, gli eredi vollero un funerale sfarzoso e senza risparmio di alcun tipo: fu sepolto nel sepolcro del presbiterio della cattedrale che Mons. Leonini nel 1816 aveva fatto erigere. Cfr. E. Rossi, Memorie..., cit., p. 164.

(13) Il Vescovo Boscarini ebbe un ruolo determinante nell'episodio del 1849 quando Luigi Pianciani campeggiava in Urbania con un forte nerbo di truppe repubblicane, pronto e deciso a punire la città che aveva osato restaurare il regime. Nonostante le truppe del Pianciani, già appostate nel Monte Castellano, fossero pronte all'azione, all'ultimo minuto il Boscarini riuscì a far evitare lo scontro convincendo il popolo urbaniese alla resa. Cfr. C. Leonardi, Elogi funebri dei B. Vescovi di Urbania e S. Angelo in Vado, Guerr-Antonio Boscarini-Gatti, Giovanni Maria Majoli, Giovanni Capobianco, Urbania, 1966, pp.11-12; E. Liburdi, L'agonia della Repubblica romana ed il Colonn. Luigi Pianciani in Urbania in Picenum, 8-9 (agosto-settembre 1918).

 

(14) I disegni della facciata si devono nel 1850 all'urbaniese Giuseppe Tacchi. Cfr. C. Leonardi, Urbania e l'alta Valle del Metauro, Urbania, 1966, pag.37.

 

(15) Riportiamo alcuni articoli dello Statuto Organico del 1873 (1875)

Art.8.  L'istruzione religiosa oltre i sani principi di morale, consisterà nell'informarsi ai detti sentimenti di nostra religione, nell'esercizio e pratica della medesima. L'istruzione dell'intelletto sarà proporzionata all'ingegno e alla condizione; qualunque sia l'ingegno e la condizione tutte dovranno apprendere a leggere, scrivere, fare i conti, la nomenclatura domestica, gli elementi della grammatica italiana, della geografia e storia.

Art.9   L'educazione consisterà nella modestia del portamento, nei modi gentili, nella somma nettezza della persona  e del vestito, nel linguaggio domestico corretto, svezzandosi dalla sconcezza del dialetto volgare.

Art.10 L'insegnamento del lavoro sarà vario ed ampio, cominciando dalle cose più facili e comuni e progredendo fino alle più difficili e delicate. Esso però deve essere ordinato in guisa che col tempo riesca una fonte di lucro così per l'orfanotrofio come per le alunne medesime.

Art.11 L'utile ritratto del lavoro andrà per una metà (poi corretto per due terzi) a beneficio dell'orfanotrofio, il resto a beneficio delle alunne lavoratrici. La parte loro dovuta sarà consegnata all'uscire dal Pio Istituto.

Art.12 Ogni anno d'autunno giorno stabilito dalla Commissione pubblica, mostra dei lavori e saggio del profitto negli studi con relativi premi.

 

Promemoria del 20 maggio 1873 per l’orfanotrofio da aprirsi in Urbania.

Bibl. Comunale di Urbania, E. Rossi, Manoscritti da n.67° 14T N.137 orfanotrofio int. N.30:

 

Vitto per le orfane

 

1.     Per colazione, Pane,ed a quelle che tessono, un bicchiere di vino tre volte la settimana

2.     Per pranzo: minestra abbondante, ed una pietanza sufficiente; le minestre saranno: di Riso, Pasta, Polenta, Legumi ed altro, secondo le stagioni. Pane e vino.

3.     Per cena, una pietanza, più insalata e frutti. Pane e vino. Del Pane in tutti tre i pasti, ne avranno  a sazietà. L’estate avranno del pane per merenda. La carne si darà loro due volte la settimana, a ragione di oncie sei a testa; negli altri giorni la minestra verrà condita col Battuto.

Calcolo approssimativo di quanto può occorrere annualmente per vitto di 12 orfane, tre suore e una persona di servizio, in tutto n.16:

Frumento a ragione di sacco ½  a testa sacca n.24

Frumentone sacca n. 4

Legumi diversi sacca n. 4

Riso balle  n.  1

Fava balle n.   1

Vino, computando la Botte di 16 barili ed il barile di Boc. 32 botte n   3

Aceto, computando il Barile come sopra Boc. 32 barili  n.  1

Olio da lumi, id. c.s. barili  n.  2

Carne due volte la settimana a ragione di oncie sei a testa

Formaggio per pietanza a ragione di oncie due a testa

Detto per condimento:

Ova, pesce per pietanza

Frutti secchi e freschi

Erbaggi diversi

Per fondo di cassa onde far fonte alle spese giornaliere da rendere conto ogni sei mesi all’Amministratore del Luogo Pio, mediante Tabelle, £.50000

Legna grossa e fascine

Carbone

Sale

Zucchero e caffè

(16) FAMIGLIA LUZI  di Urbania.

Figli di Guido Luzi e di Margherita Stefàni, moglie nel 1730.

Figli di Francesco Luzi e Laura Castelli, moglie nel 1739.

Figli di Gaspare Luzi e di Giulia Galazzini-Fedeli, moglie nel 1772.

Figli di Carlo Luzi e di Maddalena Scardacchi, moglie nel 1823.  

(17) E' l'attuale Via Flaminio Terzi

(18) Cfr. nota (16).

(19) Le istanze di accettazione dovevano essere inviate entro il 23 giugno 1875. In base alle disposizioni dei testatari e dello statuto organico le giovani dovevano avere le seguenti qualità:

1 - orfane di ambedue i genitori, mancando queste si accettavano anche orfane di un solo genitore;

2 - povere;

3 - la famiglia di provenienza doveva essere domiciliata in Urbania da almeno 10 anni;

4 - età minima: 12 anni;

5 - buona condotta;

6 - buona salute;

7 - vaccinate. 

(20) Le due suore non percepivano alcun stipendio. Nell'agosto del 1875 a reggere l'amministrazione dell'orfanotrofio c'era anche un segretario che prendeva £. 180 l'anno e un fattore che prendeva £. 100.

(21) Cfr. Corrado Leonardi, "L'opera del vescovo Giovanni Capobianco nel Bombardamento aereo di Urbania. 23 gennaio 1944", Urbania,1995, pag 25.

(22)   Curia Vescovile di Urbania Urbania lì 30 Dicembre 1944

       Prot.243   

          All'Eccelenza il Prefetto di Pesaro (e per conoscenza al Sindaco e alla Giunta Municipale di Urbania)

Sta per terminare l'anno del bombardamento aereo che, il 23 Gennaio colpiva questa città, abbattendo numerosi edifici, uccidendo 250 persone e ferendone più di un centinaio, creando così, senza calcolare gli altri, più di 104 Orfani sotto gli undici anni solo nel Comune di Urbania.

Da quel giorno, eccezion fatta dal concorso ai provvedimenti più urgenti per la rimozione delle macerie, l'estrazione e il seppellimento dei cadaveri, per l'abbattimento dei fabbricati pericolanti, per la distribuzione di buoni per minestre per viveri e di scarsi indumenti ai più bisognosi, nulla si è fatto dalle pubbliche Autorità.

Chiamato unanimemente a presiedere all'opera di soccorso ai sinistrati, personalmente e con la cooperazione del mio clero e soprattutto dei religiosi dei Carissimi del Collegio Sant'Arcangelo, qui sfollato, mi adoperai alacramente per tutto quanto sopra e per rimediare ai casi puù gravi e più pietosi. Credetti inoltre mio sacro dovere compilare una statistica di tutti gli orfani e per l'assistenza e l'educazione dei più grandi, stendere la bozza di un progetto che riportò l'adesione entusiasta di quanti lo conobbero; mettendo a  disposizione, come primo fondo, per la sua attuazione, circa lire centosessantamila depositate in libretto di Banca, frutto di offerte raccolte nelle due mie diocesi.

In sostanza il progetto tende a valorizzare al massimo due Istituzioni locali: l'Orfanotrofio Femminile S. Giuseppe, dirette dalla suore Giuseppine e l'Orfanotrofio Maschile San Benedetto: ed a  dare, nel contempo, una più degna sistemazione a due ricoveri di mendici, ospitati nell'ex-Convento detto del Parco; in questo medesimo ampio locale si trasferirebbe la sede dell'Orfanotrofio San Benedetto e tanto i Ricoveri quanto l'Orfanotrofio si affiderebbero alla Direzione di un Istituo moderno di Carità, come quello di Don Orione, con lo scopo di creare una Colonia agricola, atteso che un tre quarti degli orfani sono figli di contadini e che annesso all'ex convento esiste un bel terreno di otto ettari.

Aggiungo che, presentata da me medesimo detta bozza di progetto al Capo della Provincia Bracci, nel mese di Aprile, fui da lui facoltizzato di iniziare in proposito le opportune intese con gli Orionini.

Per gli orfani invece sotto i sei anni, feci compilare un elenco dei più bisognosi che, unito alle proposte concrete dell'Assistente Sanitaria e Visitatrice. Sig.na Antonietta Magi, fu inviato il 7 aprile, alla Federazione Provinciale dell'Opera Maternità e Infanzia che già, a a mezzo del suo direttore venuto espressamente a Urbania, mi aveva fatto le più lusinghiere promesse.

Da allora sebbene io non abbia mancato di insitere più volte presso chi di dovere, nulla è stato ancora erogato dalla Maternità e Infanzia, mentre l'inverno incrudisce e le madri dei piccoli Orfani bussano quotidianamente alle porte dell'Episcopio, implorando dal loro Vescovo i sussidi e gli indumenti che, purtroppo, non può dare.

[...]

Mons. Giovanni Capobianco

 

(23)  Cfr. A.A.V.V., Gemme dell'Istituto delle suore Missionarie francescane della fanciullezza, Pesaro, 1979, pp. 7-10.

(24)   Cfr. C. Leonardi, in Gemme..., cit., pp.11-12.

(25) Cfr. C. Leonardi in Gemme ..., cit., pp.16-18.

(26)  La smontatura della cappelina è avvenuta su richiesta del Prof. Pasotto (vd. nota 28), previa autorizzazione dell'Ente. Dopo il trasferimento da Palazzo Carloni a questo edificio della sede del Centro Studi Italiani, il direttore del Centro Studi ha chiesto di trasformare questo ambiente in un’aula. 

(27)   L'Istituto Culturale Diocesano, di cui la sezione museale, è ubicato in Via Urbano VIII, nel palazzo dell'ex-vescovado. L'Istituto, nato dalla volontà del suo presidente fondatore Don Corrado Leonardi, è stato inaugurato il 26 giugno 1993. Da allora numerosi oggetti d'arte provenienti dalla Diocesi di Urbania sono costantemente confluiti ad accrescere il già prezioso patrimonio artistico originario; oggi il Museo vanta un ricco repertorio di ceramiche di Castel Durante-Urbania e, oltre alla tavola menzionata, tele, affreschi, oreficerie, lapidi, sculture di straordinaria importanza per la storia artistica della nostra terra. 

(28) Cfr. Corrado Leonardi in Gemme ..., cit., pag.17. 

(29) Il Prof. Carlo Amedeo Pasotto è dal 1986 Presidente fondatore del "Comitato della Società Dante Alighieri del Montefeltro e della Massa Trabaria" che ha sede in Urbania in Via Boscarini. Nato a Verona nel 1943 e laureatosi in lettere all'Università Cattolica di Milano, ha iniziato la sua carriera come docente nelle scuole speciali statali. E' autore del testo " Considerazioni sull'Italia che cambia. Per capire l’Italia oggi, uscito in pre-edizione nel novembre 1994.

       Il primo corso di lingua e cultura italiana nella nuova sede è stato quello del marzo 1995 (13 marzo 1995 - 7 aprile 1995).

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