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Giustino Episcopi


Giustino Episcopi da Casteldurante (Casteldurante 1516 ca.-1609)

di Eleonora Palmoni

 




1) G. Episcopi, Ascensione (1560 ca.). 
Affresco staccato, Urbania, Museo Diocesano 
(già chiesa del convento di S. Chiara)


Giustino Episcopi, anche detto Salvolini o del Vescovo, nasce a Casteldurante da Bartolomeo di Nicola Salvolini e da Lucrezia di Matteo nella casa paterna, nel quartiere Ponte Vecchio.

Ben poco si sa della sua infanzia e della sua prima formazione artistica che è pressoché tralasciata dalle fonti e dai documenti.

La data di nascita del pittore è stata fissata intono al 1516[1], ma non vi sono documenti che lo attestino con certezza. La sua infanzia è segnata dalla morte del padre, avvenuta nel 1527[2], in seguito alla quale la custodia di Giustino e l’amministrazione dei beni di famiglia passano allo zio paterno, il prelato don Bernardino[3], una figura importante nella vita del pittore.

Non si hanno notizie dell'artista fino al 1541 anno in cui stipula un testamento a favore della madre in previsione di un viaggio che lo tiene lontano dalla città natale[4].

In questo periodo, secondo quanto sostenuto da Filippa Aliberti Gaudioso (1981)[5], l’Episcopi si sarebbe trovato a collaborare ad una delle  più importanti imprese del pontificato Farnese a fianco di Perin del Vaga ed in particolare la mano dell’Episcopi è stata riconosciuta nella decorazione della Sala Paolina, salone di rappresentanza dell’edificio , celebrazione in pittura del pontefice Paolo III.

E' stato supposto che la presenza a Roma del pittore durantino sia stata possibile anche grazie a personaggi che con Casteldurante hanno avuto legami forti: Papa Paolo III (al secolo Alessandro Farnese), dal 1532 abate commendatario della cittadina, e Giannantonio Lazzari, originario di Casteldurante e vescovo di Amelia dal 1572 e il 1591.

Giustino torna a Casteldurante nel 1549[6], anno in cui è documentato come testimone insieme ad Angelo Pellipario, fratello del più celebre Niccolò. Sono questi gli anni in cui, forse grazie ai proventi dell’impresa romana, incrementa i possedimenti lasciati dal padre come attestato dai vari documenti d’archivio[7]

Nel 1551 avviene la vera svolta artistica dell’Episcopi che lo porta ad entrare in contatto con uno dei maggiori artisti del periodo: Taddeo Zuccari. Con il pittore vadese Episcopi collabora alla decorazione della cosiddetta “Facciata delle Lettere d’Oro”. L'intervento, documentato dagli atti del famoso processo del 1601[8], è ricordato genericamente anche da Vasari e da Mancini i quali riferiscono di “diversi collaboratori”  di Taddeo, tra i quali va incluso, a questo punto, l’Episcopi[9].

Non si è a conoscenza di altri interventi condotti durante questo secondo soggiorno romano che termina nel 1557 come emerso dalle recenti ricerche d’archivio che hanno portato ad anticipare di due anni il rientro a Casteldurante, fissato precedentemente al 1559[10].

Nei decenni successivi l’Episcopi sembra lavorare principalmente in patria: al 1558 ca. è fissata la data di esecuzione di una delle opere maggiormente celebrate dalle fonti: l’Adorazione dei Magi per S. Francesco, una delle chiese più importanti della città, opera che decorò l’altare sinistro del transetto, dedicato al SS. mo Crocifisso[11].

Negli stessi anni, Giustino riceve un’altra importante commissione che viene affrontata insieme all’allievo e  collaboratore Luzio Dolci, ovvero la decorazione della cappella della SS.ma Trinità nella chiesa abbaziale di S. Cristoforo[12]. La tavola della Pentecoste è ciò che rimane della decorazione complessiva, la quale comprendeva gli affreschi con l’Eterno Padre, il Battesimo di Gesù e l’Apparizione dei tre angeli a Lot[13].

Nel 1560 Giustino Episcopi e Luzio Dolci sono attivi nel complesso monastico di S. Chiara dove eseguono l’ Ascensione, affresco staccato e oggi conservato nel Museo Diocesano, San Cristoforo e San Biagio[14] per i pilastri laterali dell'altare (ancora da ritrovare) e in alto il Padiglione degli Angeli[15] dipinto in collaborazione con Luzio Dolci, conservato ancora in loco. Nella parete di fondo del presbiterio Giustino realizza alcune sibille, tra le quali i documenti ricordano la cosiddetta “Sibilla Vecchia” che, secondo quanto riferito dagli atti del processo del 1601, suscitò molta ammirazione sia da parte della popolazione che del duca di Urbino Francesco Maria II[16].

Dal matrimonio con Antonia di Nicola Scabroni nel 1562, nacquero Maddalena (1560-?), Bartolomeo (1562-1570), Francesco (1562-1629) e Bartolomeo (1570-?)[17].

Il vuoto documentario che dal concepimento del figlio Francesco arriva sino al 1568, permette di avanzare interessanti ipotesi circa la definizione della biografia del pittore.

In un manoscritto conservato presso l’Archivio Comunale di Urbania, è riportata la notizia della presenza delle opere dell’Episcopi “ in Germania e in tutto lo Stato della Chiesa[18]. Da questa affermazione è stata proposta la collaborazione tra Giustino Episcopi e Livio Agresti da Forlì per quanto riguarda la decorazione di una Torre Sacra dedicata alla Madonna di Loreto, realizzata nella città tedesca di Dillingen dal Card. Otto Truchsess von Waldburg distrutta in un incendio nel 1595. Una serie di lettere testimonia la necessità dell’Agresti di avere con sè aiuti provenienti dall’Italia e, in tale contesto, si è pensato all'Episcopi come possibile collaboratore del pittore forlivese. 

Certamente nel 1570 l'Episcopi è nuovamente in patria avendo eseguito per la chiesa di S. Stefano a Piobbico una tavola con il Martirio di Santo Stefano una delle poche opere di sicura esecuzione dell’Episcopi[19].  

Altra notizia, menzionata solamente dal Colucci, risulta essere quella dell’esecuzione, per la chiesa di S. Cristoforo della Carda di Apecchio, di un'immagine di S. Cristoforo con attorno i misteri del Rosario, oggi dispersa[20].

Giustino Episcopi lavora a più riprese per il complesso di S. Chiara, occupandosi non solamente della chiesa ma anche del Convento. Nel 1574 ca. esegue per la chiesa una Crocifissione[21] e agli inizi degli anni ’80, realizza la decorazione del salone di lavoro delle monache con il Battesimo di San Giovanni con i santi Rocco, Bonaventura, Sebastiano e Bernardino da Siena. Gli affreschi, scoperti in occasione dei restauri degli anni '70, quando il monastero è stato trasformato in Istituto scolastico, oggi richiederebbero un sapiente restauro per un loro completo recupero[22].

Al 1575 può essere datata una Crocifissione con la Madonna e San Giovanni conservata nella chiesa di SS.mo Crocifisso di Mastro Paolo e ricondotta all’Episcopi da Massimo Moretti[23]. Nello stesso anno esegue la decorazione ad affresco dell’Oratorio di Porta Celle con la SS. ma Trinità, l’Annunciata, San Girolamo e San Biagio[24]. L’intero edificio è stato in parte distrutto nel 1944 e non si hanno prove grafiche di tale intervento, anche se risultano ancora parzialmente recuperabili le sinopie (testimonianza orale di Massimo Moretti). Gli ultimi studi condotti sulla figura dell’Episcopi hanno  portato alla luce una serie di mandati di pagamento a suo favore erogati dal clero della chiesa di S. Giovanni Evangelista[25], per un lavoro nella chiesa omonima che senza però specificare la tipologia di questo intervento.

Giustino, da pittore, viene chiamato come esperto d’arte in varie occasioni[26] e dal 1574 entra a far parte della vita amministrativa della città in maniera continuativa per un lungo periodo[27]: l’unica eccezione risale al 1596 quando abbandona la carica di priore della città per recarsi alle “Fratte di Perugia” (attuale Umbertide) ma non sono stati ritrovati interventi a lui attribuibili[28].

Secondo studi recenti (Moretti, in corso di stampa), Giustino Episcopi negli anni '90 è impegnato nella città umbra di Amelia, nella decorazione del Salone dei Mesi (detto anche "dello zodiaco") del palazzo dei  Petrignani, di cui il massimo esponente fu Fantino già maestro di casa di papa Boncompagni e vescovo di Cosenza dal 1577 al 1585. L’intervento dell'Episcopi nella città amerina, documentato dagli atti del processo, fu forse favorito da Giannantonio Lazzari, suo concittadino e vescovo della città umbra (1572-1591)[29].

Nel 1601 si celebra il processo che lo vede contrapposto a Giorgio Picchi, reo di voler distruggere gli affreschi della chiesa di S. Chiara con il beneplacito delle suore che qui risiedevano. Da questi atti sono state ricavate nuove notizie circa la figura dell’Episcopi e dimostrato anche il ruolo assunto nella corte ducale: sappiamo ad esempio che lavorò nel Barco Ducale, complesso costruito per  volontà dei Duchi di Urbino, poco lontano da Casteldurante[30] ed è attestato un suo intervento a Pesaro[31]. Leonardi ha pensato ad una sua partecipazione alla decorazione della Villa Imperiale di Pesaro, in un’età in cui il pittore, tuttavia, sarebbe stato forse troppo giovane (14- 16 anni). Non è escluso, invece, che l'Episcopi abbia partecipato alla decorazione di Villa Miralfiore, realizzata su commissione di Guidobaldo II all'inizio degli anni '70 del Cinquecento. La sua attività presso la corte ducale continua ancora nel 1603 quando viene disposto un mandato di pagamento al pittore da parte del Duca di un’esigua somma di denaro per un intervento di cui non si hanno maggiori notizie[32].

Giustino Episcopi muore a Casteldurante il 16 aprile 1609[33]. Molti rimangono i vuoti che solo ulteriori ricerche potranno tentare di colmare. 

 

                                                                                                               

                                                                                       Fig. 2. G. Episcopi (attr.), Creazione di Eva, 1595 ca. Affresco, Amelia, Palazzo Petrignani

Bibliografia 

G. COLUCCI, Antichità Picene dell’Abate Giuseppe Colucci, patrizio camerinese, tomo XXVII, Fermo, 1796, Ristampa anast. Ripatransone, 1999, p. 43; L. LANZI, Storia pittorica della Italia dal Risorgimento delle Belle Arti fin presso la fine del XVIII secolo,Vol. II, Milano, Pier Giovanni Silvestri, 1873; E. ROSSI, Memorie ecclesiastiche delle diocesi di Urbania, Urbania, Scuola Tipografica Bramante, 1936; E. ROSSI, Memorie civili di Casteldurante, Urbania, Scuola Tipografica Bramante, 1945; C. LEONARDI, Il Tempietto del Riscatto di Urbania e le altre opere: Contributo alla biografia giovanile di Donato Bramante, Urbania, 1970; G. BERNINI PEZZINI, Un’opera d’arte da restaurare: Adorazione dei Magi, in “Quaderni di storia e di folclore Urbaniesi” 1979, n. 2, pp. 57-60; C. LEONARDI, Via Giustino Episcopi, in “Quaderni di Storia e di folclore Urbaniesi”, Urbania, Pro Loco di Urbania, n.5, 1985, pp. 7 – 35; L. ARCANGELI, Pittori nelle Marche tra ‘500 e ‘600: aspetti dell’ultimo Manierismo: Urbino, Palazzo Ducale, 22 settembre- 2 dicembre 1979, catalogo della mostra, Urbino, Arti Grafiche Editoriali, 1979, pp. 95 – 107; B CLERI, Cultura figurativa metaurense in epoca roveresca, in Federico Barocci, Giovanni Francesco Guerrieri, Domenico Peruzzini: tre disegnatori delle Marche nella collezione Ubaldini, Ed. Biblioteca e civico museo di Urbania, Urbania, 1994, pp. 25 – 35: B. CLERI, Il Padiglione degli Angeli nella chiesa di S. Chiara, in “Quaderni di Storia e Folclore Urbaniesi”, Pro Loco di Urbania, n. 6, 1999, pp. 75 – 82; L. ARCANGELI, La pittura del Cinquecento nelle Marche, in La pittura in Italia, Il Cinquecento, tomo I/II, Milano, Electa, 2003; M. MORETTI, Artisti e committenze Roveresche nella Casteldurante di Francesco Maria II, in I Della Rovere, Piero della Francesca, Raffaello e Tiziano, a cura di P. Dal Poggetto, Milano, Electa, 2004, pp. 195 – 201; M. MORETTI, La chiesa gesuitica del Crocifisso del Sasso o di Mastro Paolo, in Borgo Pace, Sant’Angelo in Vado, Urbania al tempo di Clemente XIV, a cura di M. MORETTI, Urbino, Quattroventi, 2007, pp. 173 – 179; M. Moretti, Caravaggio e i Petrignani di Amelia, committenti e protettori di artisti, in [Caravaggio, tit. provvisorio], a cura di Maurizio Calvesi e Alessandro Zuccari, Roma, Cam editrice, 2009 (in corso di stampa).



[1] C. LEONARDI, Via Giustino Episcopi, in “Quaderni si storia e folclore Urbaniensi”, Urbania, 1985, pp. 7 – 35.

[2] Urbania, Arch. Com., Arch. Not., Rog. Pierantonio Perugini, n. 63, c. 198 (1527 marzo 15).

[3] Non sono state trovate maggiori notizie relative al prelato durantino, anche se è possibile che Giustino possa essere stato introdotto alle più importanti commissioni della città proprio dallo zio paterno.

[4] Urbania, Arch. Com., Arch. Not., Rog Benedetto Perusini, n. 117, c. 5v.

[5] F. M. ALIBERTI GAUDIOSO, Gli affreschi di Paolo III a Castel Sant’Angelo, 1543-1548. Progetto ed esecuzione, Roma, 1981.

[6] Urbania, Arch. Com., Arch. Not., Rog. Tommaso Pieri, n. 83, c. 322r.

[7] Urbania, Arch. Com., Arch. Not., Rog. Tommaso Pieri, n. 83, c. 665v. Il 30 settembre 1551 Giustino acquista una casa adiacente la sua pagandola 68 fiorini; Ibidem, Rog. Benedetto Perusini, n. 108: il 1 ottobre del 1558 acquista per 37 fiorini un terreno con casa nella parrocchia di S. Eracliano, in località “Botrena”. Per l’elenco di tutti i possedimenti registrati a nome di Giustino Episcopi, Cfr., ivi, Appendice 2;  C. LEONARDI, Via Giustino Episcopi…., op. cit., p. 12.

[8] Urbania, Arch. Curia Vescovile, B. 189, fasc. 2, Atti Criminali: M. MORETTI, Un processo alla pittura sacra agli esordi del Seicento: Giorgio Picchi e Giustino Episcopi, in corso di pubblicazione.

[9] G. VASARI, Le vite dei più celebri pittori, scultori e architetti, Roma 2005; G. MANCINI, Considerazioni sulla pittura, ed a cura di L. SALERNO, Roma, 1956.

[10] Urbania, Arch. Com., B. 18.

[11] Datazione proposta da C. LEONARDI, Via Giustino Episcopi…. op. cit., p. 22.

[12]Urbania, Arch. Com., Arch. Ant., Civilia B, anno 1564. Un documento datato 22 agosto 1564 i preti del convento citano mastro Giustino Episcopi e mastro Luzio Dolci per riavere 4 fiorini versati in più per l’esecuzione di tale opera. Nel settembre dello stesso anno in un altro documento, sono nuovamente citati perché avevano pattuito “col detto convento nel maggio 1558 di fare a loro spese, colori, oro, etc…”. Cfr. C. LEONARDI, Via Giustino Episcopi…, op. cit., p.16.

[13] Dell’originaria decorazione rimane solamente la pala con la Pentecoste. Descrizione della cappella è data da Mons. Barugi in una sua visita pastorale del 1689: “et pro icona extat Tabula picta magna reprehesentas Adventum Spiritus Sancti cum suo ornamento ex gipso deurato. In parti bus laterali bus dicti altaris adest a cornu evangelii picta super muro effigies S. Christophori et a parte epistolae effigies S. Blaxij episcopi et martiris”. URBANIA, Arch. Vesc. Sacrae Visitationes, B. 16, Visita Barugi, 1689, c. 8r - v.

[14] Urbania, Arch. Curia Vescovile, B. 189, fasc. 2, Atti Criminali, Testimonianza di Agostino Gatti, c. 41v.

 

[15] Urbania, Arch. Curia Vescovile, B. 189, fasc. 2, Atti Criminali, Testimonianze di Lazzaro Pelani, f. 37v.

[16] Urbania, Arch. Curia Vescovile, B. 189, fasc. 2, Atti Criminali, Testimonianza del pittore Agostino Gatti, c. 41v.

[17]Urbania, Arch. Catt. Regesti dei Battezzati;  Urbania, Arch. Catt. Necrologio della Confraternita della Morte di Casteldurante 1594 – 1694.

[18] Fogli sopra Castel delle Ripe, Urbania, Arch. Segr. Com., Cass. L., n. 24.

[19] Il Colucci è il primo storico che parla di questo intervento. G. COLUCCI, Antichità Picene dell’Abate Giuseppe Colucci, patrizio camerinese, t. XXVII, Fermo, 1796, p. 48, n. 1.

[20] Ibidem.

[21] Attribuzione sostenuta da: F. M. ALIBERTI GAUDIOSO, Giustino Episcopi, in 1632-1981: Un omaggio ai Della Rovere: saggi e schede di opere restaurate, Urbino, Quattroventi, 1981, pp. 55 – 56; P. DAL POGGETTO, Addenda a “Urbino e le Marche prima e dopo Raffaello” .

[22] Di questo intervento manca la documentazione d’archivio ma nel saggio del 1985, Corrado Leonardi ricorda perfettamente questi affreschi dato che sono stati coperti intorno al 1950, quando il convento è stato abbandonato dalle suore e venduto a privati.

[23] M. MORETTI, La chiesa gesuitica del Crocifisso del Sasso o di Mastro Paolo, in Borgo Pace, Sant’Angelo in Vado, Urbania al tempo di Clemente XIV, a cura di M. MORETTI, Urbino, Quattroventi, 2007, pp. 173 - 179.

[24] Urbania, Arch. Not., Rog. Benedetto Perusini, n. 113.

[25] Urbania, Arch. Vesc. B. San Giovanni Evangelista, [Registro di Spese], cc. 12/17/29/40/43/95/130.

[26]Urbania, Arch. Com., Arch. Ant., B. 62 anno 1593. 

[27] Urbania, Arch. Com., Riformanze, 10 ottobre 1574. Ivi, 22 gennaio 1585; Ivi Arch. Ant. B.47, 15 settembre 1586; Ivi Riformanze 18 gennaio 1599 (c. 39r); Ivi, Arch., Not., Rog. Bernardino Piccolpassi, 7 gennaio 1599. 

[28] Urbania, Arch. Com., Riformanze, 14 gennaio 1596.

[29] M. MORETTI, Artisti e committenze Roveresche nella Casteldurante di Francesco Maria II, in I Della Rovere, Piero della Francesca, Raffaello e Tiziano, a cura di P. DAL POGGETTO, Milano, Electa, 2004, pp. 195 - 201.

[30]Urbania, Arch. Curia Vescovile, B. 189, fasc. 2, Atti Criminali, Testimonianza di Paolo Ragni, cc. 33r -34v.

[31] Ibidem.

[32] Firenze, Arch. Stor. Fir., Fondo Ducato di Urbino, Classe III, filza 23, f.75r.

[33] Urbania, Arch. Catt., Necrologio Confraternita della Morte, atto n. 3297.  


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