Storia e cultura

Tratto da wikipedia
 
Scrive il geografo greco Strabone su Locri Epizefiri:
« Dopo il Promontorio di Eracle (Capo Spartivento, N.d.R.), si trova quello di Locri, detto Zefirio, che ha il porto protetto dai venti occidentali e da ciò deriva anche il nome.
Segue poi la città detta Locri Epizefiri, che fu colonizzata da quei Locresi che stanno sul golfo di Crisa, condotti qui da Evante, poco dopo la fondazione di Crotone e Siracusa.
Eforo, perciò, non è nel giusto quando afferma che si tratta di una colonia dei Locresi Opunzi. Questi coloni, dunque, abitarono per tre o quattro anni presso lo Zefirio e c'è là una fonte, chiamata Locria, dove i Locresi posero il loro accampamento. Poi trasferirono la loro città, con l'aiuto dei Siracusani. Da Rhegion a Locri vi sono 600 stadi (108 km. N.d.R.); la città sorge sul pendio di un colle detto Epopis. »
(Strabone, Geografia, VI, 1, 7C259)

Le fonti riguardo la fondazione di Locri Epizefiri sono quindi discordanti. Secondo il passo di Strabone qui riportato la città fu fondata dai Locresi del golfo di Crisa, guidati dall'ecista Evante. Alcune fonti, tra cui Polibio,[1] dicono che i coloni sarebbero venuti dalla Locride Opunzia (Locride orientale) di fronte all'isola Eubea, e questa testimonianza è confermata da Eforo, con cui polemizza Strabone, e da Virgilio, che chiamò i fondatori della colonia Narici.[2] Altre testimonianze parlano di una provenienza dalla Locride Ozolia, sul golfo di Corinto. Per quel che concerne la cronologia della fondazione della colonia, Pausania e Polibio la collegano alla prima guerra messenica, in una data quindi molto alta rispetto al quadro generale della grecizzazione del golfo ionico.[3] Eusebio di Cesarea nelle Cronache indica il 673 a.C.,[4] e Gerolamo, che curò la traduzione latina dell'opera di Eusebio scritta in lingua armena, colloca l'avvenimento nel 679 a.C. Secondo Strabone essa seguì di poco quella di Siracusa (733 a.C.) e di Crotone (710 a.C.), dunque sarebbe avvenuta alla fine dell' VIII secolo a.C.. Aristotele sostiene che i fondatori fossero dei servi fuggiti con le mogli dei loro padroni, impegnati con Sparta nella guerra contro i Messeni. Tale asserzione, negata più tardi da Timeo, fu confermata da Polibio che raccolse le testimonianze dirette dei discendenti locresi.[5]

Le leggi di Zaleuco

Locri Epizefiri fu famosa nell'antichità per la particolare usanza che conferiva validità alla discendenza per linea materna e per essere stata la prima città nel 660 a.C. a dotarsi di un codice di leggi scritte, attribuito al mitico legislatore Zaleuco che per ogni delitto prescriveva pene specifiche superando così la discrezionalità nelle sentenze dei giudici, spesso fonte di discordie sociali.

Il primo insediamento venne fondato nel luogo indicato dall'Oracolo di Delfi, presso Capo Zefirio (l'attuale Capo Bruzzano), ma dopo alcuni anni i coloni - insoddisfatti della località occupata pur corrispondente all'indicazione dell'oracolo - si spostarono verso nord di circa venti chilometri, dove fondarono una nuova città alla quale diedero lo stesso nome del primo insediamento, probabilmente per sentirsi sempre sotto la protezione del dio Apollo.
I coloni si trasferirono dunque dal promontorio Zefirio al colle Epopis (oggi inesistente), dove però trovarono insediate popolazioni indigene di Siculi, che si dice vennero scacciate dai locresi con uno stratagemma molto astuto: i coloni giurarono che fin quando avrebbero calcato la stessa terra e portato la testa sulle spalle sarebbero stati fedeli, ma a giuramento fatto essi si liberarono della terra messa in precedenza nei calzari e delle teste d'aglio, scacciando i Siculi dalla zona.

Nel corso di un secolo la polis di Locri Epizefiri estese la propria presenza dalla costa ionica al versante tirrenico dell'attuale Calabria, probabilmente per tenere lontana la minaccia di un'espansione della nemica Kroton (Crotone); così i locresi fondarono tra il 650 a.C. ed il 600 a.C. le due colonie di Medma (oggi Rosarno) e Hipponion (oggi Vibo Valentia), probabilmente su preesistenti centri abitati, ed occuparono Metauros (oggi Gioia Tauro), centro già fondato come propria colonia da Zancle (Messina) o Rhegion (Reggio Calabria).[6]
 
L'alleanza con Reggio
Una delle statue dei Dioscuri esposte al museo di Reggio.

Verso il 560 a.C.-550 a.C. Locri Epizefiri ebbe alleata Reggio nella vittoriosa battaglia avvenuta al fiume Sagra che fermò la volontà espansionistica verso sud di Crotone.
La leggenda vuole che i 15.000 uomini dell'alleanza locrese-reggina sbaragliarono ben 130.000 crotoniati, e che
Zeus sorvolasse la battaglia sotto forma di aquila, mentre i suoi figli (i Dioscuri) fossero apparsi a cavallo prendendo parte alla battaglia.[7]
Conseguentemente a tale vittoria si sa che nelle due poleis italiote di Reggio e Locri Epizefiri iniziò ad essere praticato il culto dei Dioscuri; in particolare presso gli scavi del
tempio ionico di Marasà a Locri Epizefiri sono state rinvenute due statue, gli acroteri in marmo facenti parte del frontone, che potrebbero raffigurare i gemelli figli di Zeus (oggi custodite a Reggio presso il Museo Nazionale della Magna Grecia).

L'esito della battaglia della Sagra confermò Locri Epizefiri come una nuova potenza della Magna Grecia, e per qualche secolo tra le più influenti poleis italiote.
Il florido periodo attraversato dalla polis magno-greca che ne seguì, le permise di raggiungere un elevato grado di splendore e civiltà, confrontandosi con le poleis italiche ma anche in alcuni casi con quelle della
madrepatria.

Per fronteggiare Crotone, Locri Epizefiri aveva dunque stretto una salda amicizia con i reggini, che non lasciava ancora intravedere i malumori e le rivalità che in seguito fecero di Reggio e Locri due implacabili nemiche. Infatti successivamente, con il crescere della potenza di Reggio governata dal tiranno Anassila, Locri Epizefiri dovette respingere l'egemonia della città dello Stretto, ricorrendo all'aiuto di Siracusa.

L'alleanza con Siracusa

Dal V secolo a.C. Locri Epizefiri stabilì alleanze con la Siracusa di Dionisio I e del figlio Dionisio II, cosa che in seguito si rivelerà fatale per la situazione politica locrese, che da quel momento entrò nell'orbita dei tiranni della polis siceliota. Erodoto riporta di un arrivo nel 493 a.C. di profughi samii a Locri.[8] Nel 477 a.C. Anassila di Reggio durante la sua campagna espansionistica decise di attaccare con un esercito Locri Epizefiri che, sul punto di essere sottomessa, si rivolse a Dionisio I di Siracusa il quale fece desistere i reggini dall'impresa. Successivamente, quando Atene organizzò la spedizione in Sicilia, Locri Epizefiri si schierò dalla parte di Dionisio nella sua personale guerra contro Reggio (alleata di Atene).

L'alleanza tra Locri e Siracusa venne consacrata dal matrimonio tra Dionigi e la locrese Doride; infatti quando nel 389 a.C. il tiranno siracusano sconfisse la Lega Italiota, donò a Locri Epizefiri le terre di Kaulonia (presso Monasterace marina) e Scillacio (nei pressi di Squillace), che delimitavano il confine nord con Crotone, mentre a sud il confine con Reggio era delimitato dal fiume Halex (presso Palizzi). Il IV sec. a.C. fu per Locri Epizefiri un periodo di grande splendore artistico, economico e, soprattutto, culturale. In particolare, di questo periodo storico, vanno ricordate le figure della poetessa Nosside e dei filosofi Echecrate, Timeo ed Arione, fondatori di una fiorente scuola di Pitagorismo (introdotto a Locri all'epoca di Dionisio I) alla quale si interessò lo stesso Platone che, stando a quanto attesta Cicerone, si recò di persona a Locri per apprenderne i fondamenti.[9]

Dopo la morte di Dionigi I, Locri Epizefiri ospitò fra le proprie mura Dionigi II il quale, esiliato da Siracusa, instaurò tra il 357 e il 347 a.C. la tirannide nella polis italiota. Ma la sua politica contro gli aristocratici locali mirava solo al ritorno in patria e dunque, una volta che ebbe svuotate le casse della cittadina calabra, il popolo insorse uccidendo tutta la sua famiglia e cacciandolo ancora.
Venne dunque instaurata la
democrazia.

La conquista romana

Nel 280 a.C. Locri Epizefiri si alleò con Pirro, re dell'Epiro, nella guerra tra Romani e Sanniti, sia per esigenza militare che per far fede ad un'alleanza stabilita da tempo con Taranto.
Dopo qualche anno però i locresi decisero di passare dalla parte dei Romani; tale mossa spinse Pirro alla vendetta. Così nel
266 a.C. egli devastò la città e saccheggiò il famoso e ricco tempio di Persefone, tenuto in somma venerazione dai locresi.[10]

L'indipendenza di Locri Epizefiri comunque durò fino al 205 a.C., anno in cui la città fu conquistata dai Romani, quando cioè durante la Seconda guerra punica Locri si era schierata a fianco di Annibale. Dopo le guerre puniche infatti Locri Epizefiri entrò in un inarrestabile declino e nell'VIII secolo fu abbandonata dagli abitanti che si ritirarono nell'entroterra.