Vigolana Trail 8 Giugno

Avevo preso parte all’edizione zero dell’ half Vigolana trail nel 2013, ne rimasi colpito tanto e non mi sono lasciato scappare l’appena trascorsa edizione 1 in versione lunga. Un percorso leggermente ridotto rispetto ai previsti 65K e un dislivello molto prossimo ai 4000mD+ Ho sbagliato tutto e ho fatto una terribile fatica ma sono comunque soddisfatto perché solo oggi riguardando profili, altimetrie e distanze mi rendo conto che difficilmente avrei potuto fare tanto meglio. Come spesso succede ai principianti come me, l’atmosfera densa di carica, l’adrenalina che sale alla linea di partenza e la voglia di seguire un atleta più forte, hanno giocato il brutto scherzo di farmi partire troppo velocemente. L’atleta più forte che volevo seguire era la fortissima Catena Pizzino, che ha chiuso la gara con una brillante 4^ posizione ladyes e con un’incredibile bravura di sole gambe. Va detto che il Vigolana trail è stato corso da una gran parte di atleti che preferiscono giustamente l’aiuto in spinta dei bastoncini. All’affannosa ricerca della Cat che scompare già nel primo chilometro si somma l’affannoso tentativo di tenere il passo con l’IZ Luca Podetti che prima mi fa notare il mio passo iniziale troppo allegro e poi mi porta ad una “impegativa” conversazione verso la quota 1736mt di Punta della Mazzola. Una salita micidiale che prevede un D+ di 1010 mt in meno di 7K. Anche Luca scomparirà ben presto e diventerà un puntino alto sempre più lontano. Scoppiato e disperato già nel primo terzo di gara sento una voce femminile che urla il nome della mia squadra, non ci faccio caso poiché di voci femminili mentre corro ne sento in continuazione e lo psichiatra mi ha detto di non farci caso che tanto non sono reali, siccome la voce insiste mi decido a voltarmi e vedo la mia amica Tite Togni che sale sorridendo e “cazziandomi” per il mancato mio utilizzo dei bastoncini. Sono imbarazzato per la mia superficialità organizzativa ma insisto nella mia testarda e faticosissima camminata. Tite se ne va con una progressione degna di un big. Fa caldo ma per fortuna siamo idratati e forniti, il bosco è fresco e ombreggiato, il nuovo tessuto tecnico della Carvicoskytraildivisa si asciuga e con l’evaporazione sottrae parecchio calore in eccesso. Inizia la discesa verso la prima metà di gara e mi lancio nell’assurdo tentativo di riprendere qualcuno dei volti noti che mi hanno ormai distaccato. Non ci riesco e mi procuro 2 storte alla cavigla destra, la seconda mi fa urlare dal male. Raggiungo quindi nuovamente l’abitato di Vigolo Vattaro e vedo l’amico Herbert Lorenzoni dello staff organizzativo. In poche parole il mio riferimento n°1 del Trentino trail running team. Un gruppo molto serio e preparato che consiglio a tutti di tenere d’occhio. Herbert mi spiega che dovrò affrontare la seconda salita, quella verso il becco della Ceriola a quota 1935mt, mi aspetta un dislivello di 1235mt spalmato in una decina di chilometri. Sono stanco ma mi riprendo, ingurgito un mio gel di miele, zucchero e limone, mi idrato tantissimo e ritrovo la brava Tite che mi ha aspettato e mi invita a correre la fatidica salita in sua compagnia. Come rifiutare un’occasione del genere . Tite è una “star” e correndo verso la salita il tifo che le fa la gente in strada dimostra tutta la sua notorietà. Mi sento meglio parliamo fino all’impennarsi del tracciato. Due scuole si affrontano, quella mia imparata un po a Montevecchia e un po dall’amico Raf al quale penso spessissimo e che avrei voluto su questa massacrante salita. La tecnica del passo costante senza strappi. E la scuola di Tite che sfoggia il suo passo che io ho chiamato scherzosamente del tira e molla, in pratica una serie di allunghi alternati a camminate. Stravince Tite, se ne va e io piego lo sguardo sullo sterrato. Rialzando lo sguardo vedo un gonnellino bianco sempre più piccolo e lontano. Mi passano i runners con i bastoncini, poi mi passano i runners senza bastoncini, poi è la volta delle runners con i bastoncini e infine mi passano le runners senza bastoncini. Qualcosa non sta andando come dovrebbe andare. Sono umiliato e distrutto, la vetta neanche si vede ma il profumo di resina e aghi di pino mi dice che la quota è vicina. Scoprirò che in pochi chilometri di salita mi sono perso 42 posizioni. Ovviamente non mollo ma detesto subire le crisi e poi quella stramaledetta birra che mi hanno promesso prima dell’iscrizione non è ancora arrivata e la cocacola non è quella vera ma un’ imitazione. Rido con questi pensieri e recito il mio mantra. Purtroppo mi entra in testa una vecchia canzone di Mina che ancora oggi mentre scrivo non è ancora uscita. Il connubio salita micidiale e Mina è una tortura senza fine. Il mio garmin e il profilo altimetrico che sto seguendo mi dicono che la salita è quasi finita e con la precisione che distingue i grandi architetti pianificatori, la salita finisce. Discesa verso “malga palazzo” e finalmente riprendo qualcuno, una cosa che fa bene al morale. Raggiunto il ristoro vedo litri, ma che dico liti, ettolitri di birra weiss, so che è un miraggio e me ne bevo subito mezzolitro prima che il miraggio svanisca, riempio una borraccia di birra allungandola con acqua e lo stesso faccio con l’altra. Sali, carboidrati e benzina super entrano subito in circolo, sono strafelice di tutto, del benessere, della giornata, del panorama, delle persone che supero e di quelle che mi superano. Mi fermo e faccio un selfie video, c’è ancora una bella salita 500D+ in 8 km circa, questa volta si raggiunge la vetta “bus de le zole” 2100 mt di quota, neve, meno pressione atmosferica per scambiare l’ossigeno negli alveoli polmonari. Salgo comunque felice, la neve rinfresca anche se il percorso è molto scivoloso, tornano gli atleti con i bastoncini e il susseguirsi dei grazie ogni volta che mi fermo per cedere il passo diventa il mio nuovo mantra. Grazie, prego, grazie, prego ciao, grazie, prego, forza, grazie, ma quando arriva questa vetta???? La vetta prima o poi arriva sempre e la liberazione è indescrivibile, non ci credo, mancano solo 15K e saranno tutti in discesa. Il panorama è fantastico, mi riempio i polmoni d’aria e corro in discesa lanciandomi a tutta velocità. Le gambe fanno un male cane ma non mollo perché devo costruire una dignitosa prestazione. Urlo, salto, parlo da solo e la gente si sposta perché immagino sia giusto stare alla larga dai matti pericolosi. Ecco il rifugio Casarota ed ecco la terza storta della giornata, stessa caviglia, un runner si avvicina e senza dire le solite cose mi dice, “alzati e riparti finché è ancora calda”. C.zo se hai ragione gli dico, occhio assatanato e riparto. Raggiungo il maneggio, ormai è finita, corro con un tipo che mi racconta del suo Tor, del suo UTMB e del fatto che li correrà tutti e due nel 2014 a distanza di pochi giorni e all’età di 62 anni. Ti rispetto fratello, però mi scappa un “non ce la puoi fare”, ho detto quello che sembra ragionevolmente logico senza pensare che l’essere ragionevoli in questo sport è una questione solo di sensazione. Siamo veloci, poi velocissimi, poi straincazzati e andiamo a tutta birra verso il traguardo che tagliamo insieme. E va bene sbaglio strada a 100 mt dall’arrivo e mi becco del pirla dall’immediato inseguitore che mi teneva nel mirino. All’arrivo, Herbert, Luca Molinari, Luca Podetti, Tite , Catena , Alberto, Franco, Fabrizio, microfono, applausi, gente, birra, foto, tanta tanta gioia. Una gioia che durerà fino a notte inoltrata, fino all’ultima grappa trentina, fino al traguardo dell’ultimo e all’arrivo delle scope, fino allo smontaggio dell’ultima panchina, all’arrotolamento dell’ultimo striscione, alla spina del cronometrista e dell’illuminazione che viene staccata. Comincio ad imparare, il trail se puoi vivilo fino a che anche l’ultimo degli organizzatori ti abbia dato la buona notte. Tutto è stato buono, il giorno, le due notti in palestra, l’organizzazione, il pacco gara, il pasta party, il bar proprio sul traguardo, il ricordo, le amicizie vecchie e nuove, i discorsi, le conversazioni. Continuo a ripetermi nel concludere i miei racconti ma anche in questo caso, consiglio il Vigolana Trail, soprattutto a quelli che hanno voglia di salire. Dedicato a tutti i miei compagni di squadra con cui vorrei tanto condividere la prossima edizione. Con il solito affetto Matt
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