Tuscany Crossing

TUSCANY CROSSING DELLA VAL D’ORCIA 2014

 

L’edizione 2014 del Tuscany crossing prevedeva una distanza di 102 km e un dislivello positivo di 3156mt.

Da subito mi è sembrata la gara da affrontare per il mio battesimo nelle ultra 100km trail e

i posti sono sembrati così belli che anche la famiglia con alcuni amici mi hanno seguito in un’emozionante pianificazione di orari e appuntamenti lungo il percorso.

Si fa tutto con comodo, arriviamo due giorni prima della gara ed è subito vacanza, colori, silenzi, sapori e aromi sono ancora persistenti nei miei ricordi.

Il giorno prima della gara mi presento al ritiro del pettorale, incontro la nostra amica Catena Pizzino “Cat” che è arrivata con la sua compagnia per una scaldatina ai muscoli sulla 50km in previsione di importanti futuri appuntamenti. Poco dopo sono al bar con amici e il mitico Carvicoskyrunner Roby Belluschi che ha già fatto un giro per cantine e che mi accompagnerà nell’avventura ultra 100. Decido di dormire in palestra per non perdere quella bella atmosfera pre gara fatta di scambi tra vecchie e nuove conoscenze. Ambiente molto internazionale, USA, Canada, Israele, Singapore, vengono un po da tutte le parti per correre in Toscana. La notte passa lentamente, si dorme male sul materassino in palestra ma il Belluschi dorme anche peggio a causa del mio russare forte. Sveglia alle 4 e 30, preparazione e colazione, i minuti scorrono veloci, siamo sulla linea di partenza. Si parte.

Condizioni meteo perfette, partenza in discesa ben gradita, da subito uno scenario mozzafiato. Corro con il Belluschi scambiando qualche battuta, fermando con uno scatto il sorgere del sole dietro le colline con i sui contrasti di luci e colori.

Troviamo Cat che aspetta il suo turno e che ci saluta con incoraggiamento.

Tutto è perfetto.

I primo 50 km sono un sogno che si corre in una cartolina. Le sensazioni sono bellissime, sia dentro che fuori e corro senza orologio, senza dispositivo GPS, voglio risparmiare le batterie per la seconda metà di gara. Arrivano le prime salite per raggiungere l’abitato di Pienza, quasi tutti camminano, io corro e guadagno posizioni. Voglio sentire comunque Ale, gli telefono, penso anche a lui in questa bella giornata, a lui che mi ha messo sui sentieri. Volano i primi 17 km e mi dirigo verso San Quirico d’Orcia dove mi aspettano i miei bambini per una volata verso il ristoro del 27° km. L’emozione è tanta nel vedere qualcuno che ti aspetta durante una gara. I bambini ridono, mi accompagnano, batto il cinque, riempio le borracce e riparto. L’amico Giovanni mi accompagna per qualche km e anche questa nuova esperienza mi riempie di gioia. L’incoraggiamento è veramente una marcia in più. Sempre più immerso nel magnifico paesaggio non mi accorgo praticamente che sono già al ristoro del 38° km. Conosco gente, parlo, tutto fila liscio e vedo in lontananza il bellissimo centro abitato di Montalcino.  La salita a Montalcino non è facile ma la voglio correre tutta e guadagno altre posizioni. Vedo Giovanni, suo figlio Giacomo, i miei bambini Tommaso e Olivia. Poi ancora Cristiana e Lucia che mi scattano foto, mi incoraggiano, mi aiutano. Sto bene, mangio poco, bevo molto e riparto. Siamo a metà strada e comincia la corsa di “testa” concentrazione assoluta perché il pensiero vede il bicchiere mezzo vuoto e non mezzo pieno inequivocabile segnale di stanchezza. La seconda parte di gara è molto più impegnativa, il profilo altimetrico mi segnala importanti salite e alcuni appunti scritti a penna mi ricordano che a determinate scadenze dovrò assumere energia. Corro bene fino al 66° km, il dispositivo GPS è acceso e calcolo 50 minuti di anticipo sulla tabella di marcia.  Mi sono impegnato ad arrivare prima delle 20 e sento che tutto potrebbe andare per il meglio, forse anche meglio del meglio.

Prima vera salita al 66° km, assumo il 3° gel della giornata, la corro a fatica, penso già alla salita successiva, quella che mi porterà dall’80° km oltre i 1000 metri di altezza. Arriva anche questa salita, le sensazioni cominciano ad essere meno incoraggianti, i muscoli fanno male, assumo il quarto gel, cammino, perdo minuti preziosi, annullo il vantaggio. Devo salire un dislivello di 630 mt e saranno i 7,5 km più difficili della gara. Sento dei tuoni, si alza il vento, il cielo si oscura, in pochi minuti la temperatura scende, comincia a piovere moto forte, grandine, mi fermo. Sono in un bosco alla ricerca di un riparo per cambiarmi, non lo trovo, ho freddo, devo indossare abiti asciutti ma non è possibile senza un riparo. Sono comunque attrezzato e abituato a certe condizioni. Mi spoglio, batto i denti, le dita intorpidite rallentano l’operazione di vestizione. Perdo 18 minuti per correre l’85° km, il cellulare si bagna e “muore”. Corro per scaldarmi, mi sento protetto e asciutto e raggiungo il ristoro con pasto caldo. Lo scenario è quasi impressionante. Tre atleti sono avvolti nei teli termici, alcuni tremano ancora, qualcuno cerca di bere del brodo caldo. Io chiedo informazioni su “Tamara”, una ragazza Californiana che ha perso il rain jaket e che ho cercato di aiutare procurandole un robusto sacco della spazzatura per affrontare le intemperie. Mi dicono che è passata, è molto forte, leggerò in seguito che non ha concluso la gara. Ritiro? Squalifica? che peccato, era una forza della natura. Mi sento bene comunque, non ho più freddo, sono abbastanza asciutto, non ho fame, bevo molto, riparto per la vetta, non ne posso più della salita, ha smesso di piovere. Ho perso tutto il vantaggio accumulato nella prima metà e se non mi do una mossa non arriverò nei tempi previsti. Raggiungere il 100° km in 13h e 30’ è il primo obiettivo, l’ho dichiarato al “Fluido”, per me è importante non sbagliare le previsioni. Certo che quel temporale me ne ha fatto perdere di tempo maledizione. Devo correre, guadagno la vetta con allunghi di 100 metri, 150 metri, 200 metri.
Ce la faccio si scollina e arrivano le discese. In discesa sono forte ma le gambe fanno male, parlo da solo, ho da correre 7 km in discesa calcolo che potrei recuperare dai 7 ai 10 minuti, accelero vado “veloce” 5’30” al km, sono pazzo. Arriva il 100° km 13h33” ho sbagliato di soli 3 minuti la previsione ma mi faccio i complimenti. L’imprevisto meteo non mi ha sconfitto mi ha solo fatto incazzare. Ho perfino saltato l’ultimo ristoro, senza fame, senza sete e con soli 10 km da percorrere ho pensato di proseguire a tutta velocità. Saltando il pit stop guadagno oltretutto altre posizioni. Gli ultimi 2 km sono in salita ma non mi importa più, arriverò in largo anticipo, se solo potessi chiamare Cristiana per dire che sto arrivando. Cammino con passo sostenuto, scambio qualche battuta con chi è veramente allo stremo delle forze. Poi sento chiamare il mio nome, è Giovanni, in cima mi fa gesti e mi dice di correre, manca poco alle 20. Come nel più scontato dei romanzi, mi sale una carica di adrenalina mai provata. Corro e Giovanni mi incita, mi dice i metri che mancano, le salite, le curve le condizioni del fondo e mi dice che i bambini mi aspettano per una volata mano nella mano. Arrivo in discesa, sono velocissimo, mia figlia mi corre in contro, è sulla mia traiettoria, rischio di travolgerla e urlo.

 

Eccolo, è arrivato il primo e unico errore di tutta la gara.

Potevo fermarmi, prendere la mano di Tommaso e Olivia e invece ho urlato per non fermare la volata finale. Vedrò in seguito la delusine dei bambini e degli amici per non avere mantenuto la promessa. Ancora adesso cerco una scusa per giustificare quello che è stato un gesto tra l’egoismo e la perdita di ragione. Ero io quello che urlava ai propri figli, era la mia parte mostruosa.

Taglio il traguardo con un balzo felino, arriva la medaglia consegno il chip, saluto e ringrazio chi mi ha aspettato sotto la pioggia, non ce la faccio ad unirmi per la pizzata. Voglio stare solo, voglio fare la doccia, voglio bere birra. Da solo. I pensieri vengono annebbiati dalle endorfine e da un paio di doppio malto. Mi rilasso e lentamente riprendo le mie solite sembianze.

Ho bisogno di avere notizie, leggo un dato meraviglioso, Catena è arrivata 2^ delle donne sulla 50km e 4^ assoluta. Quella donna è una potenza della natura e sono orgoglioso di raccontare a tutti che è anche una carvicoskyrunner. Ma devo sapere del Belluschi, il cellulare è inutilizzabile e non so come contattarlo. Mi racconterà il giorno dopo che ha avuto problemi seri al ginocchio fino dal 25° km. Io gli chiedo fin dove è riuscito ad arrivare, estremamente dispiaciuto per quella che penso sia stata una resa inevitabile. Mi dice che ha tagliato il traguardo alle 4 e 20 del mattino. Incredibile! Ce l’ha fatta. Con un ginocchio a pezzi, tutto il suo disprezzo per gli acciacchi e gli insensati luoghi comuni sull’età.

Roberto Belluschi, ha le palle.

Adesso mi sento bene ma ancora triste perché ho deluso dei bambini. 

Correre è piacevole, per faro diventare veramente bello dovrò dominare la bestia, ecco perché sento il bisogno di avere una squadra, degli amici, degli esempi. Anche se alla fine comunque vadano le cose, sei sempre solo con te stesso.

 

Dedicato a tutti quelli che mi hanno fatto parlare di corsa e mi hanno ascoltato.

 

Matt

 

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