MARATHON TRAIL LAGO DI COMO 19 LUGLIO 2104 115KM 6500D+

Mi sono presentato alla linea di partenza carico di gel energizzante, acqua e 
arroganza. Una zavorra che mi farà sudare più del caldo che abbiamo patito 
nelle prime ore di gara. Anche i 5 kg di panza guadagnati nelle precedenti 
settimane di ozio sono stati un errore pagato a caro prezzo. Il Marathon trail 
del lago di Como ha comunque messo a posto tutto, umore, panza e atteggiamenti. 
A distanza di settimane direi che questo faticosissimo trail è stato un viaggio 
nel tempio dell’umiltà e della solitudine. Un’esperienza che non cambia la vita 
come spesso si crede, si spera, ci si illude ma che apre gli occhi sulla 
realtà, né sul pessimismo, né sull’ottimismo ma semplicemente sulla terra che 
stai calpestando. Non si corre sempre, solo pochi atleti ce la fanno, io ho 
camminato tantissimo, perdendomi ben 5 volte nei boschi, nella notte ma 
soprattutto nei pensieri.
L’atmosfera alla partenza è molto distesa, tutti sorridono e tutti ci 
aspettiamo una terribile sofferenza derivante dal caldo e dall’umidità che alle 
9 del mattino, da fermi e all’ombra sono già insopportabili. Si parte ed è 
subito fatica. I primi 40 chilometri volano, sfuggono perfino dai miei ricordi, 
mi trovo ad un ristoro in Svizzera ad Arogno, probabilmente il migliore ristoro 
che abbia mai visto dato che c’era ombra, un frigorifero con bevande fresche e 
birra alla spina a volontà. Al ristoro vengo raggiunto da una fortissima atleta 
di fama nazionale e capisco di essere andato troppo veloce, la mia tabella di 
marcia era rispettosa dei tempi che mi ero prefissato ma capirò presto che 
avevo sbagliato tutto. Troppa superbia nel pianificare il passo, non avevo 
previsto la salita della Sighignola eppure, esperti consiglieri mi avevano 
messo in guardia da quella brutta bestia. 
Al 43°K devo infatti affrontare un muro di cui molti mi hanno parlato, un km 
verticale in appena 3,5km di sentiero, praticamente una vertical, il bosco è 
molto chiuso e l’aria è ferma, sono un bagno di sudore, mi perdo per non avere 
visto una balisa e spreco una buona mezzora nel trovare il percorso, chiamo 
perfino il numero di emergenza perché non so più dove andare. Ritrovo traccia 
ed atleti, tutti stravolti, anche loro smarriti, mi fermo, mi tolgo la divisa 
tecnica che è fradicia, riposo qualche minuto e riparto, il passo è lentissimo 
e sofferente, la sensazione è quella di portare un macigno sulle spalle, il 
tempo non vuole passare, tutto è fermo, immagino di dovere essere già in cima 
ma non sono neanche a metà. Mi perdo per la seconda volta seguendo una traccia 
sbiadita e per la seconda volta il numero di emergenza mi dice che devo salire! 
Dopo un tempo imbarazzante raggiungo il ristoro della Sighignola e il numero di 
emergenza diventa un volto che mi accompagna all’interno della struttura dove 
acqua e cibo rimettono a posto molte cose. Non sono neanche a metà e il trail 
mi ha già fatto abbassare la cresta, al diavolo le 20 ore, se arriverò in 24 
sarò fortunato. Senza troppi problemi raggiungo il ristoro del 57°km, comincia 
a calare la sera, ad alzarsi la brezza, il caldo non è più un problema ma una 
strana nausea mi preoccupa. 
E’ importante in queste gare non fare chiudere lo stomaco, continuare a 
mangiare e bere in piccole quantità e con una certa costanza. La nausea però 
non mi invoglia al nutrimento, la maledetta nausea che colpisce molti atleti 
sotto sforzo, è cagionata dal ph del sangue che si abbassa, in pratica il 
sangue diventa acido, nausea e cefalea sono i primi sintomi, il sangue farà poi 
fatica a trasportare il ferro, questo indispensabile minerale utile all’
ossigenazione dei tessuti. Il mio organismo è ormai in guerra. Mi costringo a 
masticare un pezzo di pane e riparto a bocca piena, ce la fanno tutti ce la 
posso fare anch’io a mangiare correndo no? La lingua si asciuga, il palato si 
asciuga, il pane mi soffoca, lo stomaco si contrae e comincio a vomitare. 
Vomito tutto ciò che avevo in corpo, preziosissimi liquidi e quel poco di cibo 
che rimaneva. Fortunatamente le sensazioni sono buone, stò meglio e riparto 
anche se il serbatoio è scarico. Corro a sensazione bevendo con molta frequenza 
un liquido dolce che spero mi aiuti nell’impresa di non fare chiudere lo 
stomaco e che mi dia quel poco di zuccheri necessari per fare da innesco al 
difficolotoso metabolismo delle scorte lipidiche. Tutto va per il meglio, cala 
la notte e il percorso fino ad Argegno, 77°km sarà in discesa. Una passeggiata 
di frescura che preannuncia la magia delle notturne ore seguenti. Raggiungo 
Argegno, riesco a mangiare qualcosa senza nausea e riparto per l’ultimo terzo 
di gara. La notte è soprattutto silenzio e solitudine, mi perdo ancora un paio 
di volte e sorrido nel pensiero che la scoperta di una balisa mi da più gioia 
della scoperta di una stella. Ora il problema sono quei maledetti pantaloncini 
acquistati per 15€ al grande magazzino dello sport, sadici elastici stanno 
sfregando da ore sull’inguine che è ormai un’escoriazione unica infettata da 
milioni di batteri che causano un bruciore insopportabile. C’è una fontana sul 
sentiero, mi lavo ma il sollievo dura pochi minuti, mi fermo, mi spoglio e a 
morsi strappo elastici e sospensorio, il sollievo dura neanche un minuto. E’ 
notte, non vedo nessuno da ore, probabilmente non vedrò nessuno per ore…, un 
Carvicoskytrailer “naturista” prosegue tranquillo nel sollazzo della frescura 
notturna e un gufo gli segnala che si è ancora perso per colpa di una mucca che 
ruminava sul sentiero. Tornano i segni dell’uomo e con loro il pudore e la 
ragione, sono sempre più stanco ma l’umore è alle stelle, mai provato un senso 
di serenità così assoluto, non ho più fretta, mi spiace solo di non riuscire a 
correre come speravo. Passa la notte ed in prossimità del rifugio Venini le 
prime luci dell’alba mi dipingono uno scenario indimenticabile, con le luci 
arrivano però anche il freddo e l’acqua. Mi aveva avvisato il Raf di prepararmi 
al freddo una volta raggiunto il Venini, e io sono pronto, in un attimo indosso 
l’abbigliamento antipioggia e raggiungo i volontari che al rifugio esaudiscono 
quello che sarà l’unico desiderio delle seguenti ore: Birra! La birra delle 5:
30am ha un gusto che sa di traguardo, raramente ho gustato una birra come in 
quell’alba del 20 luglio 2014. Riparto salutando tutti e capisco che manca poco 
allo scoccare della 24^ ora, non voglio dare la soddisfazione all’orologio di 
tenermi sopra le 24 ore quindi mi incammino con decisione verso quota 1700mt 
dove un tenace volontario, probabilmente più stremato di noi runners, coperto 
di mantella e armato di pennarello indelebile, spunta il mio pettorale e mi 
mostra la via del traguardo. Mancano a questo punto 15 km di puro e massacrante 
divertimento. Una discesa di circa 1400 metri di dislivello da fare tutta ad un 
fiato. Mi lancio nella mia corsa preferita ma attentissimo e nella 
consapevolezza che potrei finire sfracellato, raggiungo molti altleti che mi 
fanno passare con fair play e a volte con qualche commento. Mi sento bene, 
forte, leggero e incoraggiato da questa sensazione proseguo in una velocissima 
discesa, ho due obiettivi, chiudere in meno di 24 ore e raggiungere la prima 
metà della classifica. Chiudo in 23 ore e 14 minuti, raggiungo la prima metà 
della classifica e scopro che un terzo degli atleti si è ritirato dalla 
competizione. Sono ben lontano dal mio traguardo iniziale ma tuttosommato 
soddisfatto. Raf si fa vivo dopo aver chiuso molte ore prima una gara 
strepitosa sul tracciato medio e facciamo colazione guardando il lago, lui 
sorseggiando una spremuta di arancia e io un paio di birre. Non so se ripeterò 
l’esperienza del marathon trail di Como, ho capito che sono troppo goffo e 
troppo arrogante per correre questo trail che mi ha voluto risparmiare 
preferendo la strada dell’insegnamento. Poteva rovinarmi tranquillamente e 
ringrazio la sorte per essere stata paziente. Continua quindi la crescita, 
soprattutto quella interiore, nelle avventure dell’ultratrail e sento una 
vocina ancora lontana che comincia a sussurrarmi una parola magnifica, “pace”.
By Matt
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