Lavaredo Ultra Trail vista da Raff

Lavaredo Ultra Trail 2015


La promessa, purtroppo , non é stata mantenuta.

L’anno scorso quando si installò nel cervello il virus  “Ultra Trail” , avevo promesso a me stesso che la prima gara over 100 km sarebbe stata la Lavaredo Ultra Trail.

Così ad Ottobre, appena si aprirono le pre-iscrizioni, ci impiegai due nano-secondi a compilare il form di registrazione, pur sapendo che a parte i requisiti richiesti, si sarebbe passati attraverso le mani della dea bendata.

Fortuna volle che fui estratto , e così  nonostante incombesse la spada di Damocle di un intervento di ernia inguinale, iniziò la fase di preparazione invernale. Nessun segreto...chilometri e dislivello, dislivello e chilometri. Però i conti van sempre fatti con l’oste e a Febbraio...zac via l’ernia , ma via anche un mese di preparazione.

Ed é questo il momento in cui decido di non mantenere la promessa iniziale. Se voglio avere qualche chance di fare bene la LUT (acronimo di Lavaredo Ultra Trail) mi tocca provare prima una distanza simile e così insieme al mio socio Matt ci iscriviamo a “la 100 Porte”.

Ragionando con gli standard di molti runner : “scelta da pazzi”, ragionando da trailer “é stata la scelta giusta”.

Una gara così lunga la si inizia con le gambe e la si finisce con la testa. Capire come gestire le risorse, fisiche e mentali, fa troppo la differenza ed io sono dell’idea che le cose bisogna provarle sulla propria pelle, più che farsele raccontare.

Ora fatta la premessa , parliamo di uno degli eventi clou , o forse meglio “cool” del panorama trail mondiale.

119km , 5850m D+ , 1300 iscritti, 1280 partenti, 746 arrivati , 56 nazioni presenti.

Quasi altrettanti partecipanti per la Cortina Trail, versione corta (47km e 2650m D+) della Ultra.

Dopo tanti mesi di attesa, sono in Autostrada accompagnato dalla famiglia al completo, moglie, figlie e cane in direzione Cortina d’Ampezzo.

Nel pomeriggio appena arrivati mi fiondo a ritirare pettorale e pacco gara al Palazzo del Ghiaccio, centro nevralgico della logistica della manifestazione  e gran sorpresa...zero coda! Saranno tutti a riposare  ed invece no , Corso Italia pullula di trailers .

Lo struscio mondano del salotto ampezzano viene sostituito da una tribù internazionale, multicolor, in short, magliette tecniche, infradito , barbe più o meno lunghe, gonnellini, compressor e tutti quei gadget che ormai fanno parte de lifestyle  dei corridori endurance della montagna.

Da lì a qualche ora saremo sui sentieri e devo dire che non vedo l’ora di mettermi in azione. Vado in albergo, dove all’ingresso trovo un poster dell’organizzazione con un bel “Welcome trailers !”

Un’oretta di riposo, ultimo carico di carboidrati ed é già ora di prepararsi. Entro in zona partenza alle 22:30, dopo aver saluto il compagno di team Paolo Farina che il giorno dopo correrà la Cortina Trail . Mi rendo conto che ci sono più stranieri che italiani. Francesi e spagnoli numerosissimi, ma i paesi europei sono praticamente tutti presenti ed a questi si aggiungono sia nord che sudamericani , l’Asia é presente, così come la Nuova Zelanda e molte altre nazioni.

Devo dire che il marketing dei brand e delle grandi organizzazioni ha fatto un lavoro eccezzionale.

Mi sorge una domanda spontanea:” ma tutta sta gente sa a cosa si va incontro?”. Vedo alcuni in mise minimalista, alcuni con zainetti molto-ma molto-light, eppure il controllo materiali é stato fatto ed in maniera meticolosa !

Meno dieci minuti al via , “Conquest of paradise” di Vangelis di sottofondo, la tribù spinge verso la linea di partenza, cerco lo sguardo delle mie donne , ma é ormai impossibile, tantissima gente assiepata lungo le transenne. La musica sale di volume , lo speaker fa un discorso strappalacrime, riconoscendo noi peones “dell’importante é arrivare” come la vera anima del trail e via si va , non ci capisco più niente , vedo solo delle teste andare su e giù...oh ma sono tutti più alti di me! E delle mani, tante mani che si protendono a battere il cinque, ed applausi ed incoraggiamenti, wow continuo a non capirci niente ma stiamo già macinando strada, anzi stiamo già macinando troppo forte. Mi vengono in mente i consigli di Davide Ferrara e Guido Mancusi:” vai piano all’inizio !”.

Cerco di rallentare, ma ora mi sembra di andare troppo piano, vabbé tanto c’é tempo !

Si inizia a salire su delle poderali e per quasi venti chilometri é una fila senza soluzione di continuità.

Nei primi tratti in discesa, niente di tecnico , si inizia a vedere chi forse ha poca confidenza con sentieri con qualche roccetta e radice, ma nessuno protesta e nessuno spinge se c’é chi fa da tappo.

La notte scorre veloce ed i primi due ristori sono sovraffollati, soprattutto nei tavoli con il cibo, non riesco nemmeno a vedere cosa c’é mangiare. Per cui mi fermo giusto a riempire le borracce e mangio strada facendo i panini che mi ero preparato. Le ore passano , la notte pure ed é già tempo di spegnere la frontale e ci si fionda (parola grossa) verso Misurina , superato il lago si sale verso il Rifugio Auronzo, con alcuni tratti abbastanza duri.

Qui c’é la possibilità di cambiarsi, recupero la sacca e passo all’abbigliamento più leggero. Entro nel rifugio a bere un thé , rifornimento idrico e riparto sotto la cornice delle Tre Cime . Ci si gira quasi attorno e non si staccherebbero mai gli occhi da questo spettacolo della natura.

Si inizia a scendere ed accuso una prima crisi, che mi porterò fino al ristoro di Cima Banche, le gambe non girano più come prima ed anche la testa inizia a fare cattivi pensieri.

Fortunamente al ristoro trovo le mie donne che mi tirano su di morale ed il canne , che mi fa le feste, si presenta con un pezzo di legno in bocca e vorrebbe giocare, ma purtroppo in questo momento non riesco , ho bisogno di fare stretching , di parlare un attimo e di mangiare con tranquillità.

Ci salutiamo e si torna a salire verso Forcella Lerosa, le gambe vanno meglio , organicamente sono a posto, ma i piedi fan male e che diavolo ! Ma mi mica vorrai mollare ? E  poi allo Stefano Previtali e alla Veronica Crippa che gli racconto , visto che vogliono fare la gara il prossimo anno .

Rallento in discesa ed arrivo a Malga Ra Stua.

Qui sembra di essere nelle retrovie di un campo di battaglia, con un numero imprecisato di trailer ritirati, distesi nei prati.

Vai di brodo e pastina e vediamo come é fatta la temibile salita della Val Trevananzes. Prima di arrivare nella valle trovo un cartello con su scritto “Door to Hell” (la porta dell’inferno).

E sti cavoli , é eterna , non finisce mai, decido di scollegare il cervello ed andare su come un automa. Sale, sale , sale sempre, fortunatamente ho le borraccie piene, ma c’é chi ha finito i liquidi e la salita diventa un calvario.

Si entra in un tratto piatto, il greto del torrente e poi si ricomincia a salire, sempre più ripido fino alla Malga e da qui si sale ancora, ancora più ripido , fino alla Forcella Col dei Bos e finalmente si finisce e si apre davanti un nuovo panorama, ma la nuova visione significa scendere fino al Rifugio Col Gallina per poi salire al Rifugio Averau. Ma andiamo con ordine: al Col Gallina un bel ristoro, in cui me la prendo comoda, il solito brodino con la pastina, pepsi e limone , stretching , allento un pò l’allacciatura delle scarpe e che deficiente...mi passa il mal di piedi !

Ma non lo sai che i piedi si gonfiano dopo un pò di ore? Mi dò dell’idiota e mi sale il nervoso e la salita all’Averau la faccio di adrenalina pura, a cui si aggiunge il rumore dei tuoni che si avvicinano e la pioggia che mi investe quando sono ormai al Rifugio. Su tira il vento forte e due fulmini si scaricano lì vicino, ci si ferma , ci si cambia con gli abiti più pesanti e si assiste alle scene , direi patetiche, di chi ha voluto fare il furbo, gareggiando leggero. No rain-jacket ? Ahiaiai. No pantaloni lunghi? Ahiaiai. No guanti e cappello ? Ahiaiai . No maglia pesante ? Ahiaiai. Visto che siamo costretti a fermarci, scambio due chiacchiere con alcuni stranieri e scopro che sì han fatto trail , ma mai in ambiente alpino. Ma scusate come ve le aspettavate le Dolomiti? Sempre con il sole come in cartolina ? O come le lunghe poderali del Colorado ?

Butto un occhio fuori , il vento ha mollato e sono coperto bene, per cui vado, le gambe girano bene  nonostante le rocce bagnate ed il fango.

Raggiungo Passo Giau, giù la macedonia del ristoro e via verso l’ultima delle salite dure. Uno strappo di circa 500 metri ma bello dritto. Mi accodo a due spagnoli che tengono un passo che mi fa andare su bene e la testa inizia ad andare all’arrivo...ormai non vedo anche l’ora di finire la gara.

Ancora un bel traverso su pratoni , una breve salita ed inizia la planata verso Cortina con passaggio intermedio al Rifugio Croda da Lago, dove una buona birra tira su il morale per affrontare gli ultimi nove km di discesa.

Prima metà con tratti tecnici resi molto scivolosi dal fango, qualche culata e poi via con le forze residue e con l’adrenalina che sale nel vedere il campanile di Cortina avvicinarsi sempre più.

Ormai non sento nemmeno la pioggia, che ha ripreso a scendere copiosa, non sento il fiato grosso, non sento i battiti che vanno sempre più su, bensì sento le urla del gruppo di avventori del pub all’angolo che incitano come pazzi ed entro nel cono luminoso che porta al gonfiabile del traguardo, accompagnato dalle mie figliole e dopo 22h55’ rimetto piede da dove sono partito.

Vengo circondato dalla famiglia e da Paolo e consorte, birra in mano ci si scambia un pò di sensazioni, ma ancora non mi rendo conto del bel viaggio fatto ed é dopo quarantotto ore che iniziano ad affiorare tanti piccoli particolari, tante sensazioni ed a pensare come rifarei la gara.

E poi appena rientrato a casa, ci sono i compagni di team che mi stanno aspettando per la grigliata, per festeggiare ed avere le sensazioni a caldo. Tanta roba ragazzi, tante persone da ringraziare che mi hanno mandato incoraggiamenti pre, durante e post gara.

Un ringraziamento é doveroso ai volontari lungo il percorso, fantastici !!!

Organizzazione , oserei dire perfetta, difficile trovare delle pecche.

E vabbé , questa LUT mi é piaciuta così poco che vedrò di iscrivermi anche per la prossima edizione.

 

Raf

 

Per le cronache il podio maschile e quello femminile

1 HERMANSEN DIDRIK - 12:34:29 
2 CLAVERY ERIK - 13:01:07 
3 DURAN LOPEZ YERAY - 13:04:16

 

1 CHAVEROT CAROLINE – 13:40:34
2 MAUCLAIR NATHALIE – 14:25:02
3 MACIEL FERNANDA – 15:18:34

 

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