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PauperPen


Le lattine sono estremamente diffuse come contenitori di una varietà sterminata di bibite. Dopo averne consumato il prodotto, le lattine finiscono nella campana per la raccolta differenziata ma possono essere utilizzate per fare altro. Il materiale di cui sono fatte, una sottile lamina di alluminio trattata per contenere liquidi, può essere piegata come un foglio di carta. Ha caratteristiche del tutto peculiari (maggior resistenza alla piega rispetto alla carta ma grande malleabilità) e qui verrà usata per dar forma ad una penna stilografica. In un solo quarto d'ora attraverso la tecnica origami si piegherà la superficie di una lattina per costruire il fusto, il cappuccio e infine il pennino di una vera e propria penna stilografica. Pur non potendosi dire "origami puro" per il fatto che si piega una superficie di alluminio e non di carta, perché il formato non è il foglio quadrato e per il largo suo delle forbici, pure la PauperPen è figlia della tecnica di piegatura della carta e di quelle abilità manuali che si sviluppano dalla confidenza con l'origami. Il nome scelto per questa penna stilografica evoca la parola "paper" carta, perché deve molto alla tecnica di piegatura della carta, ma soprattutto si riferisce alla povertà "pauper" del materiale usato, che è diffuso ovunque e costa nulla.




Materiali

Per creare una PauperPen serviranno una lattina, un taglierino, un paio di forbici, un righello, uno stuzzicadenti, delle cartucce di inchiostro (ho usato le standard della Pelikan, ma si possono usare anche quelle di altre case produttrici).




Video-tutorial


In questo video si mostra come fabbricarsi in 15 minuti una PauperPen modello base pienamente funzionante e dotata di pennino MagicThorn (ve ne sono altri due tipi per i quali rimando agli schemi di piegatura illustrati di seguito). Per prima cosa si sceglie una lattina. Dopo averla lavata la si apre utilizzando il taglierino e la forbice. Si ottiene così un foglio di carta di alluminio di forma rettangolare. Se ne taglia una striscia di 3 cm di larghezza e 13 o 12 o 11 cm di lunghezza (questa misura varia col variare dell'altezza della lattina) con cui si creerà il fusto della penna attraverso una doppia torsione (la manovra affatto particolare è semplice da eseguire, non altrettanto da spiegare, e produce un risultato straordinario: un cilindro pressoché perfetto). Si prosegue tagliando una seconda striscia di 3 cm di larghezza e di lunghezza pari alla metà della lunghezza della prima striscia (quindi 6,5 o 6 o 5,5 cm) con cui si darà forma al cappuccio. Il resto del foglio di alluminio sarà usato per creare quanti pennini si vuole. In genere un pennino viene ritagliato da un quadrato di alluminio di 2.5 cm per lato. I tre pennini che propongo sono il MagicThorn (a punta fina o a punta mozza, cioè calligrafico), il WoodTongue (pennino solo calligrafico a punta mozza) e il ColorSword (a punta fina).

Video di YouTube



Schemi di piegatura e taglio dei tre pennini a capillarità iperbolica


Le illustrazioni che seguono spiegano come ottenere i tre tipi di pennino ideati per la PauperPen. Il più semplice e versatile è il MagicThorn (SpinaMagica) che, a seconda del taglio, può essere a punta fina (con tratto fino o medio) o a punta mozza (calligrafico con tratto a piacere). Si crea in pochi minuti (piegatura, taglio, stiratura) e si infila nell'ugello della cartuccia di inchiostro dopo averne abbattuto il sigillo (in genere una piccola sferetta o una membrana) con uno stuzzicadenti. A questo punto si infila la cartuccia nel fusto cavo della penna. Si presti attenzione al fatto che una cartuccia di inchiostro non ha mai una forma cilindrica perfetta ma ha forma ratsremata. Si tratta di un tronco di cono. Nelle cartucce standard della Pelikan la diminuzione di sezione del cilindro è in prossimità dell'ugello e pertanto andranno inserite nel fusto della penna dal basso verso l'alto (come avviene nel video-tutorial). Viceversa le cartucce per esempio della Parker hanno sezione diminuita alla base e pertanto dovranno essere inserite nel fusto della PauperPen dall'alto verso il basso. Nella prima tavola di diagrammi si sono illustrati i passaggi per creare il fusto e il cappuccio della penna. Il passaggio meno semplice da spiegare è quello al punto 7. Si tratta della tecnica della “doppia torsione” (in senso orario e antiorario) che permette di trasformare la striscia di alluminio in un cilindro cavo quasi perfetto sfruttando la malleabilità e la resistenza alla piega della lamina di alluminio. Per l'esemplificazione rimando al video-tutorial.

- Pennino MagicThorn -

Questo pennino è il più versatile. Una volta piegato il foglio di alluminio (consiglio un quadretto di 2.5 cm di lato o anche meno) se ne taglia una strisciolina di qualche millimetro partendo dalla piega. La larghezza deve essere di poco maggiore del diametro del foro della cartuccia in cui deve essere inserito. In questo modo acquisterà stabilità e solidità una volta inserito nell'ugello della cartuccia. Dopo averlo piegato (si tratta di una sola piega) e tagliato è necessario “stirarlo”. Questa operazione è importante perché rende le due alette del pennino quasi parallele, le rende uniformi, assottiglia lo spazio che le separa e conferisce rigidità alla punta. La “stiratura” avviene inserendo tra le due alette del pennino un foglio di carta ed esercitando una pressione per tutta la lunghezza del pennino facendovi scorrere sopra un oggetto solido. Si raccomanda di usare come materiale di separazione delle alette del pennino la lamina d'alluminio della lattina o una carta a grammatura ordinaria se si vuole un pennino a punta fina. Se invece si desidera un pennino a punta mozza si consiglia di usare la carta velina. Nel processo di stiratura più è sottile il foglio che separa le alette del pennino, minore sarà il flusso di inchiostro erogato dal pennino e in caso di pennino a punta mozza sarà bene avere un flusso d'inchiostro moderato. Prima di iniziare a scrivere la punta del pennino verrà leggermente abrasa strofinandola con delicatezza su un foglio di carta vetrata fine. Se si vuole utilizzare il pennino per usi calligrafici sarà sufficiente tagliarne la punta orizzontalmente. Si otterrà in questo modo un pennino a punta mozza. Anche in questo caso si passerà delicatamete l'estremità del pennino sulla carta vetrata (operazione da effettuarsi una sola volta) . Nota importante: il pennino va strofinato sulla carta abrasiva di piatto e non di taglio. Allo stesso modo, quando si scrive, il pennino va tenuto di piatto e non di taglio!

- Pennino WoodTongue -

Quanto detto prima vale anche per questo pennino che è perfetto per un uso calligrafico . Si differenzia dal MagicThorn perché viene inserito su un segmento di stuzzicadenti poco più lungo di 1 centimetro opportunamente fessurato. In tal modo la linguetta d'alluminio ottiene un'ottima stabilità e si potranno esercitare sulla punta di scrittura pressioni maggiori.

- Pennino ColorSword -

Quest'ultimo pennino a differenza dei due precedenti non necessita di stiratura. Si forma attraverso due pieghe. A differenza del MagicThorn questo pennino deve essere utilizzato di taglio e non di piatto quando si scrive e quando, dopo averlo piegato e tagliato, lo si passa sulla carta abrasiva per addolcirne la punta (un'operazione che va effettuata una sola volta prima di metterlo in opera). Dei tre pennini è quello che più ricorda il pennino di una penna stilografica tradizionale.


Il cappuccio della PauperPen


La PauperPen ha un sistema di chiusura inedito. Per illustrarlo adeguatamente ho realizzato un video. Diversamente dalle altre penne il fusto della PauperPen non si inserisce semplicemente nel cappuccio ma deve invece slittare all'interno della spirale d'alluminio di cui si compone il cappuccio come anche il fusto della penna. Per rendere maggiormente visibile il funzionamento ho usato nel video un cappuccio e un fusto di colori diversi.


Video di YouTube

Sono dell'opinione che non sia necessario che il cappuccio della PauperPen sia chiuso nella parte superiore. Chi però volesse un cappuccio chiuso può riferirsi alla guida di questo breve video. E' possibile ottenere un cappuccio chiuso in pochi secondi. Dal punto di vista estetico il cappuccio così ottenuto ha la bizzarra particolarità di risultare coronato da un paio di piccole corna, grazioso simbolo di spirito critico.


Video di YouTube



Alcuni esempi di scrittura

Riportiamo di seguito alcuni video che esemplificano il funzionamento della PauperPen e la sua versatilità. Personalmente la trovo straordinaria per scrivere note e appunti usando un pennino MagicThorn a punta fina. Chi si interessa di calligrafia e paleografia la potrà usare per provare a scrivre in minuscola cancelleresca, umanistica, onciale dopo aver confezionato un pennino a punta mozza.


Video di YouTube

Video di YouTube

Video di YouTube

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La fisica dei pennini

Tutti e tre i pennini ideati sono pennini a “capillarità iperbolica”. Si ottengono fondamentalmente piegando il foglio di alluminio, stirandolo e tagliandolo (per dargli la forma voluta). L'elemento della piega è essenziale perché funzionale a ottenere il miglior effetto di risalita capillare dell'inchiostro. Riporto qui due brevi estratti di spiegazione della legge di Jurin applicata a lastre parallele.


“Se poi le due lastre non sono parallele ma formano un angolo piccolissimo, il liquido vi s'innalza in modo da formare un ramo d'iperbole equilatera.” Si tratta in parte del nostro caso, in quanto la piega che viene praticata sul foglio di alluminio, produce “l'angolo piccolissimo” a cui puntano le alette (le lastre) del pennino. Ecco perché ho chiamato questi pennini: pennini a capillarità iperbolica. Ma anche per un altro motivo: la superficie interna delle lattine per bibite è trattata con rivestimenti particolari per impedire che l'acidità di una bevanda produca effetti di corrosione. Sarà anche per questo

motivo oltre al fatto che il processo di stiratura del pennino porta le due alette ad essere tra loro vicinissime, ma quando il pennino tocca l'inchiostro produce un tiraggio che è pazzesco. Si rimane impressionati a vedere come il pennino scriva sin da subito anche in posizione verticale rivolto verso
l'alto. La meraviglia si deve anche al fatto che ad occhio nudo non si percepisce lo spazio infinitesimale che separa le due alette e chi non conosca come il pennino è stato realizzato non si capacita nel vedere una lingua di metallo che scrive! Nota importante: nella fase di stiratura si procede inserendo all'interno della piega (dorso del pennino) un foglio, che può essere dell'alluminio della lattina o di carta. Lo spessore di questo foglio, che verrà estratto a termine della stiratura, determina la distanza tra le due alette della piega. Si tratta di una distanza che è difficile percepire ad occhio nudo (si tratta di frazioni di millimetro) ma che ha una funzione determinante: quanto più è sottile tanto minore sarà il flusso di inchiostro addotto alla punta del pennino.

La fisica delle cartucce



Una normale penna stilografica attinge l'inchiostro da un serbatoio (la cartuccia) attraverso l'alimentatore, che poi bagna per capillarità il pennino. Nella PauperPen l'alimentatore è superato da un pennino che provvede autonomamente ad attingere l'inchiostro dalla cartuccia. Questa caratteristica rende

possibile utilizzare tipi di cartuccia diversi scavalcando il limite imposto dallo standard dell'alimentatore. Si potranno usare indifferentemente cartucce della Pelikan, della Parker, della Schneider ecc. La cartuccia d'inchiostro è di regola sigillata. Per abbattere questo sigillo è sufficiente esercitare una piccola pressione sull'ugello d'innesto con uno stuzzicadenti. Le cartucce Pelikan hanno una piccola sferetta, altre cartucce una membrana. Una volta
dissigillata, la cartuccia è pronta per essere usata. Molti a questo punto si domanderanno: ma se si capovolge la cartuccia non si rischia la fuoriuscita di inchiostro? No! Le cartucce di inchiostro sono state progettate affinché questo non accada. Il foro della cartuccia ha infatti un diametro tale per cui la tensione di superficie dell'inchiostro è sufficiente a contrastare la pressione che la colonna di
inchiostro esercita sul foro stesso, impedendone la fuoriuscita. Vi è un'unica eccezione su cui bisogna prestare una certa attenzione. Dopo un po' che si usa la penna, l'inchiostro diminuisce e la cartuccia si riempie d'aria. Quando scrivendo si capovolge la cartuccia, questa risulterà per la prima metà occupata dall'inchiostro e per il resto d'aria. La parte occupata dall'inchiostro in posizione di scrittura è quella che insiste sul foro. A questo punto si può verificare questo fenomeno: le dita che impugnano la penna trasmettono il proprio calore alla caftuccia. L'aria contenuta nella cartuccia si riscalda e riscaldandosi aumenta di volume spingendo l'inchiostro fuori dalla cartuccia. Si verifica così il fastidioso effetto del gocciolamento, che a seconda della temperatura esterna può essere veramente disastroso. La PauperPen è sensibile a questo problema perché il fusto è sottilissimo e di alluminio, metallo che trasmette straordinariamente bene il calore. La soluzione però è molto semplice: prima di iniziare a scrivere è sufficiente impugnare la PauperPen per 10 secondi in posizione verticale col pennino rivolto in alto come indicato in figura.

Nota importante: tenere la penna per 10 secondi in questa posizione consente di trasmettere il calore delle dita all'aria contenuta nella cartuccia. A questo punto si può girare la penna e cominciare a scrivere senza preoccupazioni per eventuali fuoriuscite di inchiostro.

Per la stesura di questo paragrafo devo ringraziare tutte/i le/gli amiche/amici che hanno avuto la pazienza di trattare la questione con me su forum.fountainpen.it , su physics.stackexchange.com e infine su fountainpennetwork.com. Il loro aiuto è stato prezioso e indispensabile per capire come funziona una cartuccia di inchiostro. Grazie a Maruska, Mauro78, LucaDV, PeppePipes, Pettirosso, rbocchuzz, HoodedNib, efreddi, JMLCarter, Deep, inkstainedruth, JollyCynic e Parker51. Qui i link per chi volesse approfondire: https://forum.fountainpen.it/viewtopic.php?f=12&t=16951 qui https://physics.stackexchange.com/questions/412804/how-to-determine-the-maximum-size-of-a-hole-that-can-keep-ink-water-stay-in-an-i e qui http://www.fountainpennetwork.com/forum/topic/338360-cartridge-how-to-determine-the-maximum-size-of-the-hole/)


PauperPen Roller


Da anni ormai sono disponibili cartucce sferografiche. Si tratta di cartucce simili nella dimensione e nella forma alle cartucce per le penne stilografiche, ma invece di culminare con l'attaccatura per la stilografica terminano con una punta a sfera. Inutile dire che questo tipo di cartuccia può essere montato senza alcun problema sulla PauperPen. Si tratta senza dubbio di una soluzione molto comoda, ma consiglio di fare l'esperienza di montare un vero e proprio pennino a capillarità iperbolica che apre alla propria fantasia un ventaglio di possibilità di tratto davvero senza pari.


 
 

Pregi e difetti della PauperPen



La PauperPen nasce da materiali poveri. Quante volte ci troviamo ad usare prodotti di un'industria ad alto contenuto tecnologico di cui non capiamo nulla? Un po' come avviene nelle automobili ormai se qualcosa si guasta nessuno sa più metterci le mani, bisogna rivolgersi ad uno specialista. 30 anni fa invece era ancora possibile riparare una macchina da soli o quasi. Vale lo stesso per le penne stilografiche: tanto più è alto il valore tecnologico della penna, tanto più sarà difficile ripararla se qualcosa si guasta. La PauperPen proprio per la sua povertà è uno strumento semplicissimo. Consente a chi

la utilizza di comprenderla pienamente, di padroneggiarne ogni aspetto. In questo è una penna altamente educativa. Consente di variarne le caratteristiche a piacimento: pennini a punta mozza o a punta fina, tratto medio o fine, lunghezza della penna, scelta della livrea, tutto è rimesso al gusto personale. I pennini si fanno in pochi minuti. Bastano poco più di 10 minuti per farsi una PauperPen, è la più veloce penna stilografica che si possa costruire autonomamente! Probabilmente è anche la più leggera o una delle più leggere penne stilografiche esistenti. La PauperPen consente di effettuare tutte quelle sperimentazioni che generalmente non osiamo fare con una penna stilografica costosa. Chi infatti oserebbe mai cambiare di frequente l'inchiostro su una penna stilografica di alto lignaggio sapendo che poi la pulizia dell'alimentatore vale un terno al lotto? Molto meglio sperimentare nuovi inchiostri su una PauperPen. Basterà avere una cartuccia usata e riempirla con una siringa dell'inchiostro desiderato. Personalmente sono orientato all'utilizzo di inchiostri fuori mercato a partire dal caffè in diverse diluizioni.

I difetti di cui soffre sono anch'essi legati alle particolari caratteristiche di questa penna. Il primo lo abbiamo già affrontato nel paragrafo sulla fisica

delle cartucce: il fusto di alluminio è finissimo e trasmette il calore delle dita alla cartuccia d'inchiostro in un lampo, per cui, soprattutto quando la cartuccia è mezza piena, sarà bene impugnarne la sezione (la parte più vicina al pennino) in posizione verticale col pennino rivolto verso l'alto per una decina di secondi. Altro difetto è dovuto al fatto che il cappuccio non chiude ermeticamente la penna, per cui bastano 2 giorni e l'inchiostro residuo in punta di pennino si secca. Per ravvivare il pennino basta passarlo di taglio su un fiocco di carta inumidita o su un polpastrello. Comunque sia l'estrazione del pennino e il suo lavaggio sono cosa di pochi secondi. Infine non dimentichiamo che i pennini a capillarità iperbolica non montano in punta la semisfera in iridio dei pennini più blasonati e pertanto la punta andrà addolcita su un foglio di carta abrasiva, affinché scorra senza difficoltà sul foglio di carta.

Per la posizione di riposo consiglio di tenere la PauperPen col pennino rivolto verso l'alto. A tal fine suggerisco l'utilizzo del piccolo stiloforo di carata EasyStand, che abbinato ad una PauperPen chiude per me il cerchio su un tema molto caro: origami e scrittura.



16 - 12 - 2018
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