LA STORIA DEL CARNEVALE

LA STORIA DEL CARNEVALE

 

 
 
 
 
L'origine del suo nome e tutt'oggi incerta, infatti molte e tutte diverse sono le opinioni: la più probabile sembra derivare da Campus per la sua posizione in fertilissima pianura. La città di Capua fu fondata circa 50 anni prima di Roma, con il nome di Volturno o col nome stesso di Capua, dagli etruschi, che sottomisero dopo aspre guerre i cittadini di Cuma che nell'anno 309 di Roma, per otto anni, furono dominati dai sanniti.

Nel '414 i campani si dedicarono a Roma, alleandosi agli altri campani e ai sabini ma, ribellandosi, si dispersero nella battaglia del Vesuvio. Così una parte dell'agro campano fu diviso fra i cittadini romani. I campani furono aggregati alla romana cittadinanza ma senza diritti, mentre i fedeli cavalieri ottennero il godimento dei loro diritti, anche se con altra giurisdizione.

Nel '538 i campani in seguito alla battaglia di Canne si ribellarono a Roma offrendo aiuti d’armi e cavalli ad Annibale, che si fece incantare insieme al suo esercito dalla bellezza delle donne capuane che, furbamente, li portarono allo sfinimento.

Nel '543 i romani ripresero la città e abolirono ogni diritto, per nobili e senatori anche il diritto alla "vita" e alla libertà. Le colonie romane in Capua, furono tre: la prima presieduta da M. Bruto nel '668, la seconda da Carmelio Silla, la terza nel '695 da Giulio Cesare.

Capua aveva sette grandi porte congiunte da vie per altri luoghi campani: tra queste ricordiamo la Seplasia dove si vendevano gli unguenti più soavi e delicati tanto usati da campani e dai romani; via Albana e l'atra che conduceva dal Foro alla Porta Cumana.

La città che fu costruita sulle orme di Roma, aveva il suo Campidoglio e di fronte un magnifico Arco. Decorata da maestosi templi e da due Fori: uno del popolo l'altro dei nobili; dal circo dal quale si dava lo spettacolo delle Naumachie e naturalmente dall'Anfiteatro il più bello e sontuoso dei pubblici edifizi la cui ultima ricostruzione è da attribuirsi ad Adriano e che rappresenta tutt'oggi, nelle sue rovine, oggetto di notevole bellezza e d’indiscutibile fascino storico - architettonico.

In seguito alla distruzione della città nel IX secolo i conti Longobardi della nuova Capua lo ridussero in fortezza chiamandolo Berolassi o Vorlascio, nomi che stanno ad indicare rispettivamente "edifizio rotondo e anfiteatro forte e munito".

Questa città aveva un'estensione di sei miglia occupando quella che oggi è S. Maria Capua Vetere ("S. Maria Capua Vecchia"), S. Pietro In Corpo, Le Curti, Macerata, S. Andrea dei Lagni, ed era situata a circa 3 km dal Volturno e 2 Km dalle falde del monte Tifata.

La contesa Capua fu rovinata nel '456 da Genserico, rifabbricata da Narsete, di nuovo demolita dai longobardi e definitivamente distrutta dai saraceni e dai Redelchi, gli abitanti fuggiti alla catastrofe si rifugiarono sul monte Palombaro alla destra del Volturno dove costruirono una città che chiamarono Sicopoli e che in breve tempo fu distrutta.

I capuani nell'856 scesero nella pianura vicino al ponte casilino fra le mura innalzate, assegnandole il nome della patria distrutta. Questa seconda Capua, costituita da borghi, aveva quattro porte e tre torri (S. Vittore, Fluviale e S. Angelo).

Con il tempo Capua, rivale della stessa Roma, fu una delle poche civiltà a conservare le antiche tradizioni, usanze e costumi e fu per questo ritenuta degna di una certa considerazione tra le altre città dell'Italia meridionale.

Ma i guai per Capua non ebbero fine. Tutti, dai principi di Benevento e di Salerno, Atenolfo il grande e Pandolfo capo di ferro, Papa Nicolò II, Greci, Normanni, Longobardi, Saraceni, Goti, Napoletani, Amalfitani e Franchi la vollero città regia. Fu così quasi eletta metropoli di mezza Italia, per il suo vasto dominio, nel tempo in cui l'imperatore Ottone II aveva promesso il dominio greco in Calabria e in Puglia.

Durante la monarchia napoletana divenne "Gemma della Corona".Dall'avvento al regno di Rugero fino ai tempi presenti, la città ebbe comuni le sue sorti e la sua storia con quella del reame di Napoli.
 
 
 
 
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