Un singolare cronogramma
La celebrazione della pace in un'incisione dei fratelli Klauber





Un accorato inno alla pace: è il messaggio di quest'incisione dei fratelli Klauber,
che riproduciamo per gentile concessione di Rosina LLagaria Vidal.

L'immagine che
presenta cielo e terra, in uno scambio eloquente di sguardi, gesti e parole,
è delimitata da quattro elementi testuali.

Due citazioni dell'Antico Testamento, poste nei margini superiore ed inferiore,
introducono il tema esplicitandone con chiarezza il messaggio: l'anelito di pace.
La didascalia superiore è tratta da Ezechiele (34, 25):
Faciam cum eis pactum pacis, "Stringerò con loro un'alleanza di pace".
Quella inferiore cita il versetto 6 del Salmo 122 (121):
Rogate quæ ad pacem sunt [Jerusalem] (Sal 121, 6), "Chiedete pace [per Gerusalemme]".




Nella parte superiore della scena figurata,
i protagonisti celesti,
Dio Padre,
Cristo Risorto
e lo Spirito Santo,
sotto le sembianze di una colomba
con un ramoscello d'ulivo nel becco,
pronunciano,
la celebre frase del Vangelo di Giovanni:
Pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis;
non quomodo mundus dat, ego do vobis

(Gv 14, 27),
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi".









In basso a destra
è raffigurata la Chiesa,
la donna con il triregno sul capo velato,
che sorregge e mostra un volume aperto,
sul quale è inciso il titolo del libro,
Allmanach 1745,
mentre a lato si legge
un frammento del capitolo 3 del Qoelet:
tempus pacis.

Il testo completo di Qoelet 3,8b è:
"Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace".

A fianco, un angelo genuflesso
sorregge un calice con l'ostia,
simbolo della fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia,
le chiavi, simbolo del potere di sciogliere e di legare
concesso a Pietro,
e la ferula, pastorale pontificio
sormontato dalla croce tripla.
 

 
 




Ai piedi della Chiesa
giacciono le armi deposte,
simbolo del rifiuto della violenza
e della cessazione delle ostilità:
due spade,
un'alabarda,
un elmo,
uno scudo,
una corazza
e una bandiera militare.
Al centro dell'immagine, sullo sfondo, si scorge la cupola di una chiesa.

La particolarità di quest'incisione è tuttavia rappresentata
dai due elementi non figurativi posti ai lati, uno testuale e l'altro algebrico.



Sul margine sinistro è riportata un'invocazione:
Da pacem, Domine, in diebus nostris,
quia non est alius qui pugnet pro nobis nisi tu Deus noster
,

"Dona la pace, o Signore, ai nostri giorni
poiché nessuno combatterà per noi se non Tu, Dio nostro".


Si tratta di un'antifona gregoriana che risale all' VIII o IX secolo.
Una bolla di Papa Niccolò III, nel 1279, prescriveva che quest'invocazione
fosse cantata in ogni messa prima dell'Agnus Dei.


Sul margine destro dell'incisione appare invece un lungo elenco di numeri.
Si tratta di un'addizione composta da 18 addendi, la cui somma, 1745,
corrisponde all'anno riportato nel frontespizio dell'almanacco.


Che relazione intercorre tra questi due insoliti elementi?

Se si osservano con attenzione le prime righe dell'invocazione di sinistra,
troviamo la chiave che svela il nesso enigmatico (ed enigmistico) in questione.

Al di sopra della prima comparsa di ogni vocale è indicato un numero:
sopra la lettera A di Da è riportato il numero 1, sopra la E di pacem il numero 2,
sopra la I e la O di Domine sono indicati i numeri 3 e 4
e sopra la U di diebus il numero 5.

È facile comprendere che ognuno dei 18 addendi di destra corrisponde,
in ordine,
a ciascuna delle parole di sinistra,
sostituendo alle varie vocali le cifre corrispondenti
(tralasciando le consonanti):
 Da
pacem
Domine
in
diebus
nostris

  a = 1
ae = 12
oie = 432
i = 3
ieu = 325
oi = 43 

e così di seguito.

 
L'aspetto curioso di questo rimando tra testo e calcolo
 risiede nel fatto che l'invocazione, come è già stato accennato,
non è stata composta per l'occasione
(avendo quindi la possibilità di scegliere le parole con le vocali più adatte
per ottenere il totale desiderato di 1745),
ma è l'esatta citazione dell'antica antifona.
Questa sorprendente coincidenza assume quasi una valenza profetica
che lega in modo simbolico la preesistente invocazione di pace all'anno 1745.

Nel gennaio del 1742 le truppe austriache avevano invaso la Baviera e occupato Monaco,
in seguito alla proclamazione del principe elettore di Baviera, Carlo Alberto di Wittelsbach,
a imperatore del Sacro Romano Impero.
L'anno seguente anche l'Inghilterra si era schierata a fianco dell'Austria.
Per la Baviera fu un periodo di violenza e guerra.
Persino i
l nuovo imperatore, Carlo Alberto, rischiò di essere catturato.

Era questo, dunque, il quadro storico che spinse i fratelli Klauber
(che risiedevano ad Augsburg, 70 chilometri da Monaco)
a realizzare l'incisione per celebrare la pace, firmata il 22 aprile 1745 a Füssen.

Si tratta quindi di una specie piuttosto insolita di cronogramma,
cioè di una frase o un verso latino in cui alcune lettere (in questo caso le sole vocali)
corrispondono a numeri che, sommati, forniscono la data dell'evento al quale il testo si riferisce.
È un espediente arguto e sorprendente, particolarmente amato dallo spirito barocco tedesco.

Nel tipo più comune di cronogramma,
le lettere che devono formare la data vengono evidenziate in qualche modo
(con un diverso colore o con caratteri maiuscoli)
e corrispondono solitamente ai numeri romani (I, V, X, L, C, D, M).


 
 Anche i fratelli Klauber hanno fatto uso
di questa più consueta tipologia di cronogramma,
ad esempio nel titolo di una serie di incisioni
dedicate a sant'Agostino:
VIta SanCtI AVgVstInI DoCtorIs eXIMII
In ære VnIVerso orbI eXhIbIta
,
"Vita di Sant'Agostino, dottore esimio,
mostrata a tutti con le incisioni"
.


I caratteri maiuscoli,
ad eccezione delle lettere S di Sancti e A di Augustini
che non corrispondono ad alcun numero romano,
indicano la data di realizzazione della serie
che illustra la vita del Santo.

Infatti:
M = 1000
D = 500
CC =  200
XX = 20
VVVVV = 25
IIIIIIIIIIII = 13
= 1758

Per vedere la serie su Sant'Agostino, clicca qui.

 
Vita SanCtI AVgVstInI


L'antifona gregoriana Da pacem Domine (ascolta), utilizzata anche dai Templari,
è stata fonte di ispirazione per diversi compositori,
tra i quali Charles Gounod (ascolta).
Nel 2004,
su commissione di Jordi Savall,
l'antifona è stata messa in musica anche dal compositore estone Arvo Pärt (ascolta).
Ne esistono due versioni:
una per coro a cappella e un'altra per coro e orchestra d'archi.
La composizione, interpretata come una ricerca del trascendente,
ha ispirato anche un balletto, con coreografie di Raphael Bianco (vedi)
.





Un sentito ringraziamento a Rosina LLagaria Vidal
, raffinata collezionista,
che ha acconsentito con entusiasmo e disponibilità alla pubblicazione su questo sito dell'incisione klauberiana.