Piccola Atene nel deserto

pubblicato 18 gen 2013, 15:52 da Caffè Caltanissetta
In un passaggio dell’intervista a Marcelle Padovani del 1979, La Sicilia come metafora, Leonardo Sciascia definì la Caltanissetta degli anni Trenta del secolo scorso, quando frequentava l’Istituto Magistrale, una piccola Atene e ne specificava il motivo:”non foss’altro perché in quel periodo di onagrocrazia, cioè dominio degli asini, come diceva Benedetto Croce, un giovane poteva incontrare insegnanti come Luca Pignato, il poeta protestante Calogero Bonavia, padre La Mantia, Aurelio Navarria, Luigi Monaco, Giuseppe Granata: uomini che a molti non dicono nulla, ma per me ed altri della mia generazione sono stati, direttamente o meno, dei maestri. E Vitaliano Brancati”

Sciascia, ovviamente, usa un’iperbole; non pensava che Caltanissetta fosse una piccola Atene in assoluto, ma in relazione alla qualità di vita di altre città periferiche negli anni bui del fascismo, gravate da quella cappa di noia che Brancati, invece, avvertì proprio a Nissa. In un contesto di diffuso conformismo, nella piccola città dell’interno dell’Isola si manifestavano alcuni fermenti e c’erano alcune persone – un’èlite straordinariamente colta – che avevano la passione delle idee e conoscevano l’arte della conversazione. Primo fra tutti Luca Pignato, filosofo gentiliano, ma anche poeta, saggista, finissimo conoscitore della letteratura francese, autore di una splendida traduzione di Mallarmé, di commenti a Seneca e a S.Agostino. Era lui l’animatore dell’intensa attività culturale di un gruppo di persone, in maggioranza docenti, che si riunivano nella sua abitazione e formavano un vero e proprio cenacolo. E poi Calogero Bonavia, autore di raffinati scritti filosofici e letterari e di una raccolta poetica, I servi, salutata con favore dalla critica letteraria nazionale; Michele La Mantia, insigne grecista e musico; Aurelio Navarria, studioso di letteratura italiana; il preside Luigi Monaco, uno degli uomini più colti e delle intelligenze più lucide della città; Giuseppe Granata, allora giovanissimo, ma già promettente intellettuale impegnato. Vitaliano Brancati non faceva parte di questo gruppo, che anzi osservava con distacco critico e che ritrasse umoristicamente nel romanzo scritto durante il soggiorno nisseno Sogno di un valzer.

Quella della piccola Atene fu un’esperienza culturalmente alta, ma assolutamente elitaria, priva di qualsivoglia collegamento con la vita reale e con i problemi di Caltanissetta. Fu, però, il segnale di una svolta: dieci anni dopo iniziava la sua straordinaria avventura editoriale Salvatore Sciascia, che lanciò giovani scrittori con l’illuminato consiglio di Leonardo Sciascia e fece di Caltanissetta un importante crocevia culturale, “una realtà territoriale tra le più vive dal punto di vista culturale…Ormai scomparsi gli Sciascia (l’editore e lo scrittore), Caltanissetta non è più la “piccola Atene”, ma è pur sempre la città in cui, in pieno dopoguerra, quel “miracolo culturale” potè manifestarsi”.(Matteo Collura, I resistenti, Archivio Nisseno, n.10/2012, p.3)

Dopo circa sessant’anni, come altre storiche librerie del Paese, anche Sciascia ha cessato la sua attività e con essa è scomparso un pezzo – e non secondario – di Caltanissetta. E’ un segno dei tempi: si è spenta una luce ed è calato il buio su corso Umberto, ora rimesso a nuovo, ma vuoto, senza anima e vita.

Sergio Mangiavillano
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