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Ju-Jitsu - Self-Defense




Chi siamo

Siamo una società sportiva dilettantistica che promuove lo sport e le arti marziali come strumento di maturazione personale e di impegno sociale. Organizza attività didattica e di avvio agli sport dilettantistici, aderendo al Centro Sportivo Italiano “riconosciuto dal CONI”.





Il Maestro

Maestro Pietro Zizza.
Responsabile tecnico nazionale settore Ju Jitsu AKIDO
Componente commissione tecnica nazionale






La breve storia del Ju-Jitsu
 
Il Ju-Jitsu, "La Dolce Arte", o "Arte della cedevolezza", è la più antica arte marziale giapponese di difesa personale a mani nude e veniva praticato in battaglia dai guerrieri Samurai durante i combattimenti corpo a corpo.

 L’origine del Ju-Jitsu è oscura, giace nel passato, sebbene molte teorie siano state avanzate. Tre sono accettate dagli storici come possibilità valide. La prima di queste teorie è che il Ju-Jitsu aveva le sue radici in Cina e fu trasportato in Giappone da un cinese chiamato Chin In, che, durante il suo soggiorno in Giappone (1644-1648), fu ospitato presso il tempio di Kokuseiji in Azabu Edo (la vecchia Tokyo) e visse nel tempio con tre maestri, Shic Hiroemon Fukuno, Yojiemon Miura e Jiroumon Isogai, da questi apprese varie nozioni di Kempo, sviluppando da queste un metodo completo di difesa personale: il Ju-Jitsu.





Il Mio Metodo di Difesa Personale

1 - Acquisisci una capacità completa di autodifesa al combattimento.
2 - Impari a prevenire ed affrontare un’eventuale aggressione.
3 - Migliori il controllo dei tuoi movimenti, ti alleni a colpire in modo preciso, veloce e potente.
4 - Gestisci al meglio le situazioni stressanti, gestisci al meglio la tua adrenalina, sei consapevole delle tue paure.
5 - Aumenti le capacità fisiche di coordinazione.
6 - Conosci le meccaniche di funzionamento del tuo corpo umano e sprigioni la forza che naturalmente possiedi.






Una lezione tipo di Ju Jitsu

Il primo obbiettivo di una lezione di Ju-Jitsu è divertirsi. Ritengo che l'aspetto ludico della disciplina sia fondamentale non solo per i più giovani, ma anche, e soprattutto per tutti coloro che, nella stressata vita di tutti i giorni non trovano più lo spazio per concedere un po' di tempo a sé stessi e alla propria gioia di vivere.






Il Dojo - Luogo per la ricerca della Via

DOJO è un termine usato nel Buddismo per indicare il locale destinato al raccoglimento e alla meditazione spirituale. In giapponese significa “luogo per la ricerca della Via”; in sanscrito prende il nome di Badhi Manda, che significa “luogo di saggezza, o di salvezza”. In oriente è usato anche per denominare il locale in cui si praticano determinate discipline volendo significare che nel locale deve regnare un’atmosfera attenta e concentrata come si addice ad un luogo di “Culto”. Anche in occidente la parola DOJO è utilizzata per denominare il locale in cui si praticano le arti marziali, purtroppo, troppo spesso, senza attribuirgli quel significato di profondo rispetto che dovrebbe avere, ma solo alla stregua di Club o Palestra. 






Il Bushido

Con il termine "bushido" che vuol dire "via del guerriero", si intende un codice comportamentale che i samurai di dettero per disciplinare la loro casta. Questo codice venne messo per inscritto da Tsuramoto Tashiro che raccolse le regole del monaco-samurai Yamamoto Tsunemoto (1659-1719) nel famoso testo “Hagakure” che significa "all'ombra delle foglie". Il punto fermo del bushido è l'onore sia in battaglia che nella vita comune, prescrivendo che un samurai debba essere sobrio, modesto, in guerra deve essere coraggioso, leale, solidale e naturalmente deve avere un grande onore.




I Gradi nel Ju Jitsu

La classificazione prevede una divisione tra mudansha, ovvero i non portatori di dan, e gli yūdansha, ovvero i portatori di dan. Tale classificazione, ad opera del Prof. Kanō, è una evoluzione del sistema tradizionale basato su onorificenze, ancora in uso al Dai Nippon Butoku Kai, che prevede l'assegnazione di titoli onorifici a seconda dell'esperienza del praticante.