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ELENA MANCINI

 

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Elena Mancini

Se qualche lettore desiderasse cercare la vera bellezza della poesia, dovrebbe immergersi fra la gente comune piuttosto che sollazzare con la propria presenza la vanità dei personaggi in perenne apparizione nei circoli culturali.

Con voce flebile quanto intensa, Elena Mancini e lì che lo aspetta per lasciargli vivere la sua poetica fatta di quotidianità e di sentimenti dalla semplicità disarmante.

Passioni contenute nei gesti e nelle espressioni, come la tradizione impone fin da tenera età alle ragazze di buona famiglia.

E' nata ad Ischia nel 1952, quando ancora gli abitanti tutti si davano del tu e, incontrandosi per strada o nei campi, si salutavano con il rispetto che meritano gli onesti lavoratori.

Ha cominciato, così in questa realtà a svilupparsi la sua poetica.

La femminilità del suo corpo armonico e la sensibilità dei valori profondi del suo animo, si sono abbracciate fondendosi ad un cervello tutto al maschile.

Le sue narrazioni in versi ed in prosa, sono poesie e racconti dell’evoluzione della sua coscienza; sono le riproduzioni di archetipi di meraviglie, perplessità, dubbi ed incertezze, i quali tutti, trasportati nel profondo del suo animo, le hanno lasciato spesso sensazioni dolcissime, ma, a volte, anche piccole ferite d’amarezza.

I suoi racconti e le sue poesie d’incantevole fantasia, si mescolano a romantici incontri e crude realtà di un mondo guardato da fuori, vissuto da dentro.

Ed allora ecco che se dovessimo scegliere due soli titoli nella variopinta collana Haitianacomposta dalle emozioni promesse dai frontespizi dei suoi volumi e che lei, con gesti di sobria eleganza, cinge intorno alla nostra fantasia, certo “Vertigini” e “Senza Poesia” compendiano tutte le certezze del suo canzoniere.

“Vertigini” e “Senza Poesia” prendono sì forma attraverso una erudita sintesi lessicale, ma lo stringato uso dei vocaboli teso ad escludere ogni inutile ridondanza, è tanto più accattivante quanto maggiori sono i molteplici sentimenti e le numerose emozioni che Elena Mancini propone, occupando entrambe, non comuni panche, ma le scranne destinate alle avanguardie non indottrinate che solola Vera Poesia può concedere.

A MIA MADRE

Se voglio vederti

oltre il ricordo

mi guardo:

sei nello specchio.

Le labbra strette

sotto tante parole

le rughe sulle rughe.

L’oro e l’argento.

Sei dentro

fuori

sei accanto.

Nella poltrona

davanti a un film di poca luce,

nel verde e nel geranio.

La mia danza nella tua danza.

Inferno e pace.

Mi brucio ad un fiammifero spento,

tra la febbre e la pineta.

Mi giri intorno.

Nei tacchi coi foulards.

Tra strisce di sì e di no.

Inaccessibile e attenta madre nel vento

soffoco nell’aria selvaggia di te.

Perdona le mie fughe distratte,

il mio cercarmi

volermi.

Ti perdono per averti perdonata.

Sei nello specchio.

Occhi su occhi

impronte sul vapore caldo e disperso.

Tra il fuoco

e il ghiaccio e le ferite,

tra le scale e l’altalena.

Se voglio vedertimi guardo.

E mi trovo.

Non portarti lontano,

lasciami fingere dialoghi e cioccolata,

scalcinati racconti

come scalcinato il saluto.

Non averti.

Girami intorno.

Io ti somiglio nelle gambe veloci

nella fronte

nelle spalle che aspettano a curvarsi.

Sei nello specchio.

Non finirà la tua immagine

finché vivrà la mia.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

LA SCATOLA.

Apro la scatola del mio essere fin qui.

Scarto rossetti sbiaditi

vini sfumati

indirizzi non più scritti.

Gratto polveri e muffe

soffio aria da un imbuto.

Una mosca stanca

porta via le ali immobili.

Schiaccio una mollica di pane

diventa briciole sul pavimento.

Faccio pulizia.

Spolvero.

Ordino.

Getto nella pattumiera

i sogni anneriti.

Sul fuoco poggio lenti i rimorsi:

alla loro cenere affido il compito

di cremare i mali ricevuti.

Conservo bene in vista qualche odio.

Catalogo:

da un lato i rimpianti

dall’altro i ricordi mai addormentati,

al centro i sogni ancora nelle bomboniere.

Richiudo la scatola

con i nastri annodati

colorati

del mio essere ancora …

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

LA MIA CASA

La mia casa

È profumo di lavanda mai spruzzata

è miagolio di gatta in attesa.

La mia casa

è immersione :

mi immergo nella mia casa.

La mia casa

è creta è scultura

è shampoo sapone candeggina.

La mia casa canta

fino al vicolo lontano

fino alla torre

fino al campanile.

La mia casa è morbida.

la mia casa è rifugio.

Vieni anche tu nella mia casa,

ma lascia fuori le suole;

immergiti senza vestiti

e sfiora la foglia e il mandarino.

Ma se vieni e se torni

non portare via niente

O la mia casa crolla e si dissolve

ed io con lei.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

A ME

Mi sono aspettata.

Ho nuotato nella mia placenta

Senza occhi con gli occhi

senza dita con le dita

con le mani

coi piedi

con le unghie

mi sono graffiata.

Mi sono lavata

del sangue buono del mio parto.

Mi sono schiaffeggiata.

Mi parlo mi chiamo mi cullo.

Sono mia figlia.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

DA BAMBINA

Ero bambina

che correva

prati e limoni

appoggiata

al verde sudore dei cani.

Gatto bianco

stanco di carezze

fasciava l’aria di miagolii

sul mio tempo infantile

che credevo non crescere mai.

Le mie storie calpestate non sapevano.

Bambina

con le mani sporche di terra

sudate di libertà

a scavalcare pietre e burroni

senza paura.

L’estate sbucciava la fantasia.

Abete e regali

col freddo di Natale.

Continuando

a muovere la mente

verso quel dopo atteso.

Ero bambina.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

A BRUNO

Tirami il pugno

ma non sull’occhio

o sul cuore:

mira alla testa.

Scomponi e ricomponi.

Io

riallaccio le scarpe.

Se l’ultima luna

sfuma il bianco nel nero

e il nero si fa bianco

a chi ulula il lupo?

La notte cade

e restano ciottoli di stelle.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

CUORE SENZA RUGHE

Il mio cuore ha ferite,

ma non rughe.

E danza e canta e ride e ama

senza volontà

di piegarsi alla resa

del non si sa domani.

e scalpita

infantile

nei chiaroscuri delle onde,

negli arcobaleni schizzati su un lenzuolo,

saltando a piedi uniti

sul limite indifeso e trasparente

tra concetti temporali

di prigioni arcaiche

e di sbarre futuristiche.

Non ha più tempo per avere tempo.

Ma gioca,

sordo al cervello che,

come grillo parlante,

gli soffia all’orecchio

il ticchettio dell’orologio.

Senza senno, il mio cuore,

con troppi battiti nervosi

sudato per le corse

che la ragione vorrebbe impedite.

Nei testardi capricci dei no.

Ancora cieco alle rughe

sopra la pelle antica.

… Quanto ancora …

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

A ROBERTO

Domenica una barca

e alghe intrappolate

fiori di sabbia.

Non remare.

Getta una goccia di indaco:

mi spoglio

nuda

mi lascio bagnare.

Asciugami con la tua voce.

Non remare.

Distendi le braccia.

E’ tempo di baci sott’acqua

è tempo di raggiungere il faro

accendere

spegnere

accendere.

Peschiamoci.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

AI MIEI FIGLI

Quando il mio letto

avrà l’odore del distacco

cambiate il lenzuolo

e spingete nell’aria

il profumo del mio profumo.

Non guardatemi.

Non voglio che mi ricordiate

muta e chiusa.

E se

per dispetto

dovrò lasciarvi a maggio

bagnate i miei fiori:

ché non si sentano abbandonati.

Alzate il volume dello stereo

di modo che io possa ascoltare anche lontano.

Cantatemi Yesterday

con gli accordi di una chitarra.

Il vostro dolore,

invece,

raccontatelo piano

cosicché io non debba sentirlo

per non bestemmiare.

Poi cucitevi addosso

il senso della vita

sleale puttana meschina

che morde le gambe,

ma grande nonostante.

E vostra e unica.

Non barattatela.

E se mi avrete persa

per distrazione o indifferenza

e il ritrovarmi non vi disseti il cuore

non cercatemi

non perdete tempo.

Ma

se toccando una tovaglia

cercherete il mio concerto

non abbassate gli occhi :

io vi sono davanti.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

VANITA’

E’ terremoto la mia vanità

itinerario

di un viaggio

ingessato

sotto affreschi di divinità

ipnotizzate

da nuvole con zoccoli di argilla.

Mi spalmo di cioccolata.

Nella fantascienza

del mio ricompormi

smaltandomi le unghie

mi osservo

mi controllo

in un incubo reale

giocato a dadi.

Il vento del mio tempo

agonizza montagne

dalle punte spinose

dove nascono funghi d’autunno.

E’ terremoto la mia vanità.

… ma

è già il giorno dopo.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

TU SEI

Tu sei

l’onda

quieta

lenta

senza correnti

che bagna

le mie incertezze.

Sei la punta della mia penna

che segna

virgole celesti

tra le linee nervose.

Sei l’accenno del tutto

quando ho paura del niente.

Sei l’ippocampo

e il mistero

del mio fondale marino.

Sei lo scoglio

dove mi poso gabbiano.

Il quadrato della mia sfera.

Il continuo del mio infinito.

Sei bianco sapone

che scivola sul mio corpo

come morbida spugna.

Tu sei

la goccia di smalto

sulle mie calze sfilate.

Sei il bosco la montagna

la neve silenziosa

e i ciottoli del mio passare.

Tu sei

le ali sulle mie spalle

quando ascolto sinfonie.

Tu sei.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

IL TUO SILENZIO

Sento il tuo silenzio.

Uso il tatto

la lingua

la memoria

per ascoltarlo e rubarlo.

E’ troppo tuo.

Scalfirlo pungerlo usarlo

può essere la mia vittoria.

Il tuo silenzio

gonfio

fischiato tra i canneti

mi legge e mi denuda.

Devo leggerlo e denudarlo.

Farne coriandoli:

piccolo e disunito

posso disperderlo e sfasciarlo,

perché non sia più tuo.

Voglio calarmi dentro

come grotta di stalattiti

e possederlo con la mia bandiera.

Voglio sentire un silenzio

che sia nostro

qui e altrove

nella tua barba e il mio seno.

Per non asciugare in un secchio

l’erba della nostra storia.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

I NOSTRI PICCOLI FATTI

Voglio spiegarti

i nostri piccoli fatti,

specchiati riflessi sfocati

in una già vecchia lampadina.

Nasco

nelle tue provviste d'amore

insinuata incredula promessa

tra due pieghe dolci ed amare

lungo gli occhi socchiusi .

Nasco

cullandoti nella mia sabbia accesa

molti momenti fa

ambiziosa invadente sconosciuta

prendendo in grembo ogni tuo dubbio.

Sotto i ponti dell'oro e dell'argento.

nasco e cammino

su piastrelle dipinte a fiori

nei duri sandali intrecciati

dalla caviglia al cuore.

Rossa nel tempo

che non mi ha confusa.

I nostri piccoli fatti

come lo schizzo di un perché

vissuto

nel fondo cioccolato della tazza

alla sveglia di primo mattino.

Un passaporto senza timbro

per i nostri viaggi mai viaggiati.

Srotolare il tuo nome tra i miei denti,

masticato gustato

senza schiaffi né fortuna.

Averci e basta.

Voglio stenderti tra i nostri piccoli fatti:

tu abbassa il cielo

e muovi la testa complice.

Poesia tratta da una raccolta incompleta

ESISTENZE

Volti parodie di esistenze.

Cercare tra i pianeti

l’amore ignoto

di un cervello vergine:

pedina di un giorno inutile.

Il re

non accarezza

il cane

legato alla catena d’oro.

Rincorrere genti

per insegnare la pietà:

tuffo nel nulla.

Ognuno si parla e si ascolta

da solo.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

PICCOLE COSE

Un aperitivo

di piccole cose

e pezzetti di ghiaccio

per dare un brivido

alla mente

sbagliata.

Corrosa.

Pesante sulla bilancia bianca.

Nella ricerca

dell’auto completamento

tra baci

e capelli ammorbiditi dal balsamo.

Tra fotocamere

e cellulari.

Dove la poesia

sconfina

e si perde

e si sente offesa.

Mia nonna mia madre

nuotano nella tinozza

del passato.

Chi erano.

Chi sono io,

dattilografa

di vocali e consonanti

unite su un rigo

da maiuscole e virgole.

Il mio stress zoppicante.

La mia preghiera

agli dei

salendo sul loro Olimpo

per la mia sofferenza epica

a piedi bagnati e freddi.

Chi sono?

Lo chiedo ai miei sogni

che ancora mi inseguono pazienti

tolleranti

tenendomi per mano.

Aglio bianco

sotto l’edera.

E i piccoli peluche

donatimi dai miei figli.

E l’acqua

e lo zucchero

e la tazza con il latte.

Dentro ragnatele di foglie

e noccioli di olive.

La pioggia

aggredisce il cancello

poi si commuove

e gli scivola tenera

sui ferri.

Aspetto l’arcobaleno.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

VERSI

Schegge di versi

esitanti

a volte striduli

come cigolii di porte

per fermare

in una conchiglia intimidita

un sentire impagliato.

Tra la casa e il mare.

Come buchi opachi

infuocati

da passaggi elettrici.

Cosa dicono.

Cosa non dicono.

Nel quadro

e nell’armadio.

Cosa legge chi li legge.

Un fiume abbandonato.

Un ritratto confuso.

Un libro di marmellata.

Nelle regole violate

di passeggiate proibite.

Il perfetto

e il perfettibile

alla ricerca

di un pensato riuscito,

di un divenire

che diventi divenuto.

Versi ammalati,

ma vivi,

tambureggianti sospiri

tra alberi e barche.

Fabbricati emotivi sfacciati

dentro lamiere arrugginite.

Versi bagnati

da margherite ammanettate.

Versi.

I miei.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

FUORI

Fuori

gira il mondo

tra il chiasso

e il silenzio

rotto

da comete

e violini,

vortici

e disperazioni.

Tutto

dilaga

in fiumi

stracciati

da dighe

furiose.

Solitudini

e bandiere

stropicciate

da brividi improvvisi

di acque bollenti

e furibonde,

dondolando

cuccioli bagnati

accoccolati impazziti

nel fango

e nel dolore.

Sull’orlo

di una pace malata.

Piedi nudi.

Grida.

Disperate rassegnazioni.

Rassegnate disperazioni.

E il vuoto.

E il male.

Volantini

di morte

sarcastica indifferente.

Dal finestrino di un treno

erba assetata

e antichi prati sconfitti.

Lo zero.

L’algebrico inamidato

del meno tutto.

Canti allontanati

nel viaggio

e nel ritorno.

Quando il silenzio

urla

come lupo nella notte.

Poesia tratta da una raccolta incompleta.

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