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[2009] Fiducia

A/N Senza neanche l'icon, ché non c'ho tempo. XD Stanotte, in una pen-drive vecchissima, ho trovato questa cosa. ;_; ...Ma perché, nel 2009 scrivevo? A quanto pare sì. XD
E... che dire? Ricordo che la feci leggere alla Caska per avere opinioni (o forse la si era plottata insieme? Bah ò_ò) e che mi piacque scriverla tutto sommato XD, ma nient'altro. Non ho idea di cosa mi abbia ispirata, di che musica stessi ascoltando... Ninente, un vuoto. Ma pazienza.
Comunque non l'ho toccata: preferisco lasciarla com'era quando la postai su EFP. Ho ritrovato anche altre cose, che pubblicherò, inedite, alle quali però darò qualche limatina. Per adesso beccatevi questa.
Ciao.  ♥♥♥





Fiducia

- Fidati di me - gli sussurra all'orecchio, scostando i suoi capelli così chiari e sottili dalla guancia ed appoggiandovi le labbra senza nessuna voluttà. Nessun piacere, nessun desiderio. Dovere, sembrava. Null'altro che asettico impersonale dovere.

Una parte di Marluxia non riusciva a fidarsi di Axel.
Una parte di Marluxia restava a guardare mentre il rosso troppo acceso dei suoi capelli si allontanava attraverso i corridoi; si chiedeva dove ansasse, cosa facesse, con chi parlasse. La stessa parte - una sorta di paura, a tratti, ma spaventosamente incurabile - che gli impediva violentemente di dormire: qualcosa sarebbe andato storto. Tutto ciò che Marluxia progettava da giorni mesi anni poteva andare in frantumi da un momento all'altro. La consapevolezza non lo tranquillizzava, tutt'altro. Non faceva altro che renderlo più determinato.
Non potevano di certo essere i sentimenti di Axel a mandare all'aria l'idea di tutto ciò che Marluxia aveva concepito.

- Non è certo per quei suoi capelli assurdi che lo voglio.
Larxene sa cosa vuole. Lo spiega a voce alta, facendo in modo che la massa di capelli dorati giaccia perfettamente sul cranio bianchissimo. Non una ciocca zecchina deve disturbare la quiete pacata della fronte limpida e liscia.
L'unica cosa che riesce ad essere veramente peggiore della più genuina malvagità è il meticoloso metodo insito ad ogni atto malvagio.
- Come è facile immaginare, non lo voglio nemmeno per quella sua corporatura sottile ma muscolosa, per il suo gestire effemminato e grazioso o per quella sua bocca di fuoco. Le sue armi sono pacchiane e, già, il suo intelletto non mostra chissà quali picchi di ingengno o di illuminata intuizione.
Indossa l'impermeabile di pelle lucidissima facendo salire la ceriniera in argento fin sul collo ad intrappolare i seni piccoli ma tondi, Larxene. Guarda Marluxia come una mamma guarderebbe il suo bambino pronto per le raccomandazioni per il primissimo giorno di scuola.
Ma non c'è nulla che leghi Larxene all'uomo che la fissa attraverso lo specchio. Non c'è nulla che leghi Marluxia all'acciaio di quegli occhi, se non lo stesso obbiettivo: conquistare il potere, dominare sui cuori. Ottenere tutto, rischiando tutto.
- E'ovvio che di quei suoi occhioni da cerbiatto allucinato me ne sbatto il cazzo, perdona la volgarità - si copre la bocca con una manina curata, sporca di sperma, sorridendo come una ragazzina imbarazzata - ed, esatto, so a cosa stai pensando: non posso fidarmi ciecamente di un coglione tale da riuscire a mostrare la propria testa di cazzo al primo ragazzino con chiave e chiavistello che si aggira per il Castello, che rima!
Ride ancora. Poi si accorge della macchia chiara sulla mano e conservando lo stesso sorriso benigno che riservava ai suoi versi improvvisati, ripone il fluido sul suo luogo di provenienza. L'erezione di Marluxia risponde, le sue gote chiare s'infiammano, si colorano di un rosato bagliore quasi imbarazzato.
- Ma è bravo a letto - continua, accarezzandosi la nuca con le punte delle dita - e, mi spiego, so bene che qui si parla di congiura e non di orgia, ma.
Marluxia assume per un attimo una posizione decorosa. Con una mano afferra l'impermeabile e se lo avvolge intorno alla vita. Poi, spalancando gli occhi:
- Ma?
- Ma. Si potrebbe fare in modo che le due cose coincidano. In che altro modo possiamo testare la sua fedeltà se non provando a capire cosa davvero sarebbe disposto a fare per noi due?
Sorrise e si accostò alla punta del letto, da cui Marluxia la guardava con stupefatta ammirazione. Quando le mani di lui aprirono famelicamente l'impermeabile per azzannare quei seni turgidi e bianchi, Larxene sapeva già perfettamente come avrebbe distrutto Axel, numero VIII.



Axel era perfettamente abituato a provare attrazione di tipo sessuale per ogni sorta di corpo. Una persona un po'più superficiale direbbe: bisessuale, ma la questione era diversa.
Potere per Axel equivaleva al possesso sessuale. E possesso sessuale equivaleva a ginnastica: nessun fine e senza nessun coinvolgimento che non fosse reciproca attrazione.
Aveva sempre provato una certa attrazione verso Larxene. Ed aveva sempre pensato che quello strano magnetismo erotico provenisse da quell'apparente noncuranza di lei. E da quella sua perenne sete di distruzione.
Aveva sempre associato il sesso alla paura, Axel. Il retrogusto di una primissima volta al sapore di pene spinto nelle viscere a forza, urla, tremori e graffi aveva fatto sì che Axel avesse del sesso e del possesso un'idea distorta ma precisa, matematica nella sua perversione. Ricordava ogni singolo istante di quello strano gioco di ruoli che Ansem gli aveva imposto. E non smetteva mai di pensare che se mai avesse amato, avrebbe amato fino a morirne.
Un uomo una donna Re Mickey un maledetto fottuto heartless: che senso poteva avere il chi. Il senso nella vita stava nel come.
Ma un Nobody non può amare. Può decidere di sbattersi Larxene fino a farle uscire sperma dalle orbite, può decidere di uccidere ragazzini che nemmeno sanno cosa sta succedendo e che in linea di massima non desiderano altro che rivedere i propri amici, tornare alla loro vita, essere i bambini che erano prima. Ma non amare.
Era per questo e per altri motivi di carattere prettamente pratico che Axel aveva acconsentito a fare del sano sesso con Larxene. Ninfa del cazzo.

Larxene con i capelli sciolti, fluidi, morbidi. Precipitano lungo la sua schiena bianca e sul sedere come benevole graziose ondate fresche di pace a gettoni.
Axel la fotte piano, dolcemente. Marluxia non capisce se questa lentezza sia dovuta a lussuria o a chissà quale condizione mentale che porta quei due inconsueti amanti a giocare la carta di un ritmo atrocemente pacato e fluido.
Da dove Marluxia sta a guardare ciò che dicono non può essere esattamente sentito. Percepito appena, questo sì. Come un ronzio.
- Perché ho ucciso Vexen?
Larxene si china sul petto di Axel, schiacciando il seno contro di lui, e gli morde piano la spalla. Per ripicca Axel si arpiona con più forza nella sua carne. Tremando. Entrambi.
- Perché stiamo scopando?
- Hai bisogno di fidarti di me, pare - risponde Axel. Sa che è una provocazione. Sa cosa sta facendo; farlo scopando è solo una specie di bizzarro regalo del destino.
- Anche Marluxia deve potersi fidare di te e...diciamo che con la faccenda di Vexen l'hai conquistato al sessanta per cento. Il successivo quaranta...
I movimenti si fanno più fluidi, estatici, dirompenti. Axel sorride alla bocca di Larxene che si spalanca verso il soffitto, come per raccogliere più aria possibile nei polmoni ed annientare l'eccessivo piacere.
Qualsiasi cosa Larxene volesse aggiungere, può aspettare.



Quando la mano di Marluxia va senza coscienza ad accarezzare lievemente il suo sesso sorprendentemente eretto, la bocca di Axel tra le cosce Larxene disgna orgasmi bellissimi nei loro corpi ansanti. Nei loro battiti frenetici e senza cuore.

Nymph era per Larxene sinonimo di puttana. Squillo, prostituta, zoccola, come volete voi.
Faceva sesso con Marluxia perché Marluxia aveva delle aspirazioni. Faceva sesso con Saïx perché ce l'aveva grosso come un bastone da passeggio; con Xaldin perché nessuno sapeva toccarla come lui. Adorava lasciarsi fottere da Luxord per la sua tendenza a mettere completamente da parte il concetto di preliminari.
Non scopava con Demyx perché era evidentemente una palla al piede: quel tipo di wrong blondie che si sarebbe facilmente appiccicato addosso come una cozza melodica. Ributtante.
Tutti. Larxene li aveva avuti tutti. Tranne il ragazzino, ovviamente. Ed Axel, fino a quel momento.
Non aveva affatto trovato strano che Marluxia avesse acconsentito a giocare a quello strano gioco di potere insieme a lei. Si trattava di soggiogare Axel coi loro corpi, di renderlo schiavo dei loro meccanismi per distoglierlo da qualsiasi proposito sovversivo al loro piano di conquista. Marluxia adorava il potere.
Ed Axel era un alleato troppo prezioso. Così vicino al ragazzino. Ed alla chiave.

- Fidati di me - gli sussurra all'orecchio, scostando i suoi capelli così chiari e sottili dalla guancia ed appoggiandovi le labbra senza nessuna voluttà. Nessun piacere, nessun desiderio. Dovere, sembrava. Null'altro che asettico impersonale dovere.
Ma le mani di Axel nel buchetto stretto e liscio di Marluxia, tra la peluria chiara del suo pube, gli suggeriscano di non fidarsi affatto.
La bocca di Larxene nella sua bocca lo eccita, ma non lo calma. I suoi seni tra le mani lo fanno sentire a casa, ma non al sicuro. C'è, in quelle dita che scavano nella sua carne, come una specie di minaccia incombente. Un uomo che spara fiori davanti al pericolo non è di certo abituato a certi dolori. Dolori così piacevoli.
- Marluxia.
La voce di Larxene è come avvolta nel miele più puro. Le dita di Axel che dal sesso di lei si spostano come in una danza nel suo ano sono un veleno violento ed ipnotico,. Una morte leggera come un velo.
Marluxia pensa che qualcosa stia andando storto: confondere il dolore con il piacere è l'inizio di una lunga lenta piacevole agonia.



Devi, ha detto Larxene. Ed Axel ha dovuto.
Il suo seno, la sua pelle chiarissima. Il suo modo di succhiare, così possessivo ed anestetizzante. Ha dovuto.
Ha dovuto scoparla, ha dovuto darle tutto. Siggillare la loro alleanza nella carne, fin nel sangue, in ogni molecola cellula dannato cromosoma minuscolo. Firmare il loro patto eterno sulla carne pulsante del cuore che non avrebbero mai riavuto indietro.
Devi, ha detto Marluxia. Ed Axel ha dovuto.
I suoi muscoli pieni e duri, i suoi capelli profumati e chiari. I muscoli del suo ano ad avvolgergli il sesso come una mano pulsante. Ha dovuto.
Ha dovuto scoparlo, ha dovuto dargli tutto. Sigillare la loro alleanza nella carne, fin nel sangue, in ogni molecola cellula dannato cromosoma minuscolo. Firmare il loro patto eterno sulla carne pulsante del cuore che non avrebbero mai riavuto indietro.

- Giuralo - aveva urlato Larxene con la bocca nella sua bocca. Il pene di Marluxia nel suo corpo aveva risposto al suo posto.
- Lo giuro.
Ma nel suo cuore il giuramento era già stato spezzato.

Una parte di Marluxia si fidava di Axel. E si sbagliava. Qualcosa sarebbe andato storto.

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