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2. Trattenere

La relazione vitale

2. Trattenere -  L'azione del fermare, del conservare, del bloccare...
Antonia Colamonico
biostorica




La presa di realtà


Il "quanto storico" che apre la "cresta" nuova, è solo una piccolissima presa di posizione di un fatto, in uno spazio-tempo "vuoto" del senso nuovo che si affaccia alla vita. Tutto ha inizio da un quasi nulla che avendo consapevolezza della sua dignità ad essere, decide semplicemente di essere.



La vita è tutta iscritta nella dinamica generatrice dei quanti storici che, come bacini d'attrazione degli eventi, sono i pro-motori della “presa” di realtà, a seguito del salto dal mondo delle particelle “virtuali” (vuoto quantistico), al mondo delle particelle “reali” (realtà narrabile).

Gli studiosi sono sempre più convinti che vi sia nella capacità organizzativa della vita, a 360°, una forma di consapevolezza che rende il processo storico, a campo allargato, sapiente in ogni particolare sfera di costruzione; quasi una mente silente che pervada ogni singolarità e informi del come procedere nella realizzazione della vita stessa, tanto da far parlare di informazione come matrice della presa della vita.

Tralasciando gli aspetti ontologici di simile lettura, che resta vincolata al suo essere lettura, appunto, in questa indagine interessa creare uno sguardo-mente lettore il più possibile vicino alla frastagliata costruzione vitale.

La nascita della vita prende il la da una struttura fine e granulare, i quanti che si presentano come:
  • la quantità discreta più piccola di vita, l'unità primigenia di “fatto-tempo-spazio”;

  • lo stato non esteso della vita raccontabile, che si può definire informazione criptata, area del celato, campo del non ancora radicatosi nella complessità delle relazioni storiche.

L'aspetto interessante del quanto è nell'essere una particella discreta, come un senso compiuto delimito che lo rende uno spazio, nello spazio.

L'essere discreto, implica il superamento di una lettura continua e la messa a fuoco di un'organizzazione di forme a isolati, che creano zone di pieno e zone di vuoto, tenute insieme da una tessuto connettivo-informativo che rende l'intero complesso eco-inter-agente.


Porre la vita come un'organizzazione complessa di un intreccio di vuoto e di pieni permette di dare alla stessa costruzione storica la forma a frattale con le nicchie, i vuoto dei non realizzati, e le creste , i pieno degli accaduti, cioè tutte quelle dinamiche che hanno preso consistenza storica, assumendo un luogo e una data che possono essere misurate e trascritte in una mappatura fattuale. Ne nasce così una struttura porosa, a tessuto spugnoso, come un intricato gioco di spazi-tempi in cui prendono realtà e perdono realtà, tutte le molteplici forme a multi-strato e a multi-verso dei reali.

Con una lettura a occhio biostorico, si entra in una struttura a biforcazioni in cui ogni minima variazione di processo (effetto farfalla), introduce una novità nei sistemi con il seguente ampliamento delle linee evolutive che intricandosi rendono l'oggetto storia un groviglio di nodi-legamenti-magliei che, se isolati e dipanati, possono dare il verso-direzione del senso storico  in una particolare finestra informativa, facendole prendere il vestito di realtà (esempio la finestra-immagine del frutto di melograno).

Ogni costruzione è soggetta ad una complessità di relazioni fattuali che perdono e prendono spazio-tempo, in un eterno divenire che continuamente si rigenera e annichilisce, aprendo linee nuove di evoluzioni (biforcazioni), in un'alternanza di spinte, ora entropiche e ora sintropiche, che segnano le alternanze di morte e di vita.


Il vuoto quantistico è lo stato criptato della vita, come il sotto-strato del creabile ed è la nicchia-casa dei quanti storici che si disegnano come un'organizzazione granulare di unità elementari, di un livello pre-esistente all'estensione delle trame, quasi uno spazio congelato di fatto-tempo-spazio che contiene gli embrioni-quanti delle organizzazioni vitali.

In una lettura biostorica il vuoto perde il significato negativo che lo legge come lo stato del disordine-caos informativo, ed assume il senso di area dell'attesa, del non ancora attuato, che si fa il garante della vita, permettendole di rimanere presente a sé e potersi dispiegare in una forma. Un livello, dunque, in cui la vita è contenuta, pur non avendo preso storia e nascita, allo stesso modo di come lo possano essere delle spighe, in un pugno di chicchi di grano, che il contadino disperde nel campo:

  • in ogni chicco è già inscritta la sua spiga, la quale tuttavia non aspetta altro che di emergere, grazie alle relazioni di campo (seme-terriccio-acqua-sole...) che daranno la particolare consistenza alla sua soggettività, unica e irripetibile per sempre.

B. de Finettiii, nei suoi studi sulla probabilità, ha posto la componente soggettiva, per cui la probabilità di un evento non è di fatto legata all'evento in sé, ma viceversa è una valutazione che scaturisce dal grado di conoscenza che l'osservatore-attore  storico possiede intorno all'evento. L'avere spostato l'incertezza dal sistema osservato al sistema osservante, pone quella relazione sapiente che tenendo conto delle circostanze, positive e negative, induce quell'individuo a propendere a favore, o a sfavore, di una certa risposta.

Il porre l'ambiente storico a campo-contorno delle scelte naturali, matematiche, economiche, filosofiche ecc. lega la stessa ricerca dell'osservatore a una partecipazione dialogante tra individui/ambiente che permette, da un lato, la naturalezza degli eventi fattuali e, dall'altro, la comparsa di quel fattore di novità che dischiude una cresta evolutiva nuova, in un sistema a creazione continua.

Accettando l'elemento soggettivo nelle scelte dei campi vitali che fanno di ogni chicco un caso a sé, così pure in ogni quanto è già contenuta l'informazione contratta del suo prendere spazio-tempo-forma di futuro.


Si pensi ad un zigote che sa come instradarsi verso la vita di neonato-bambino-ragazzo-uomo-vecchio. L'essere poi Carlo o Giuseppe o Matteo... dipenderà dalle molteplici relazioni di campo che daranno a quella traccia evolutiva la particolare identità soggettiva che renderà per sempre unica la sua vita.

Ogni quanto, scegliendo di prendere storia, si incammina verso il luogo in cui annichilire e sprigionare l'informazione del suo voler essere “spazio-tempo-fatto” pronto a vivere nel mondo dei reali.


In tale inizio di punto-luogo 0, il quanto-storico si trasforma in eco informativo


L'eco è la scia-memoria del tra-passo dall'ambiente del sotto-strato (campo del vuoto) a quello dei reali (campo della storia) e in tale nuova consistenza si rende disponibile per avviare quel gioco dialogico di stimoli e rimandi che crea le relazioni di campo, da cui quell'eco acquisterà spessore, in forme sempre più evolute di fatto-tempo-spazio.

Nella dimensione a quanto storico non si può parlare di dimensioni spaziotemporali e fattuali, essendo un livello non evoluto, non proiettato e non tramandato di realtà, un po' come la scatola chiusa di Schrödinger che non dice se il gatto sia vivo o morto.

Si pone tale stadio di vita come l'area dell'attesa-silenzio ad essere, lo spazio di probabilità che non assume identità sino a quando, nell'attimo della scelta, quel quanto non decide di valicare il contorno-confine di dimensionalità.

Ogni costruzione di forma reale, così come l'uomo la legge, è una deriva di quell'impatto primordiale che ha fatto lacerare il velo del mondo virtuale, dando origine all'evoluzione del tempo, dello spazio e del fatto, come se fossero tante bolle di sapone che emergono da un soffio di un quasi nulla e prendono forma-spazio-confine, per poi o scoppiare, perdendo la forma discrezionale, o accorparsi e inglobarsi in forme sempre più ampie e organizzate. Oggi i fisici iniziano a parlare di energia-materia oscura che impregna non solo l'universo, ma tutti gli strati vitali, come un contenitore-membrana di non-spazio, non-tempo, non-fatto che rende l'organizzazione della materia-energia come un'emergenza da un "non dicibile" direbbero le antiche mitologie, una forma di quel Dio senza nome a cui Mosè si rivolse.

Si immagini una specie di rete con tanti fori che faccia da confine-membrana ai due volti della vita, in cui da ogni foro possa traslare un quanto storico che, nel attraversare quel varco, si evolve in quanto informativo, quale eco di vita.


Tutta la storia prende radici dalla molteplicità dei passaggi a punto fisso intorno a quella rete-limite da cui prenderanno corpo gli addensamenti delle relazioni vitali con l'accorparsi di tutte le molteplicità di campi relazionali che costruendosi danno la consistenza ai sistemi stellari o vegetali o animali o ideativi o emozionali:
  • Ogni sistema, a sua volta, sarà costituito in sotto sistemi co-inter-agenti che scambiandosi informazioni, daranno luogo alle molteplicità di unità storiche che, isolate dall'occhio-mente osservatore, acquisteranno un nome e una particolarità narrabile.

Ritornando all'immagine della rete, da ogni foro (il luogo 0) si irraggia una molteplicità di costruzioni a multi-spazio, a multi-scala e a multi-forma, e partendo da tale posizione si può iniziare a parlare di spazio esteso, di tempo dilazionato, di fatto accaduto e narrabile.

L'identificazione dei gradi di estensione, delle longevità temporale, delle tipologia fattuale... mette in gioco un nuovo elemento della costruzione storica, l'osservatore, contenuto dallo stesso contenitore campo storia, che con un'azione di riflessione inizia ad indagare la dinamica che intorno e dentro lui si sta compiendo, aprendo campi-finestre di osservazione che fanno localizzare i sotto-campi a cui è attribuito un nome, come frontiera-contorno dell'isolato identificato.

La realtà avulsa dall'osservatore, sarebbe un'identità aliena e, in tale essere un oltre, resterebbe per sempre chiusa nel vuoto, in uno stato di indicibilità e quindi di non tracciabilità e di non narrabilità, come quel gatto nella scatola chiusa.


L'osservatore uomo e non solo, si fa specchio della stessa vitalità di campo e ri-conduce le dinamiche in una memoria acquisita che interagisce a sua volta con la memoria naturale inscritta in ogni parte del suo essere vivente, creando un altro spazio-universo che è l'insieme di tutte le carte-immagini umane della filatura storiografica.

Le rilevazioni di scala, di spazio, di forma, con le longevità e le trasformazioni dei campi storici non sono relativi alle dinamiche in sé, ma tutte riconducibili all'osservatore storico (ogni uomo) che trovandosi immerso nella vita, deve imparare ad orientarsi e a dare significato e direzione al suo stesso intra/vivere e intra/vedersi, nella storia.

Nell'articolo "Oltre Edgar Moriniii: l’intreccio vitale nella dinamica biostorica tra entropia, sintropia e neghentropia", superando il limite della fisica classica che aveva indagato il campo vitale come una realtà oggettiva a sé stante, priva dell'influenza dell'osservatore-filtro della stessa rilevazione, sono stati posti due spazi di interazione come due campi a multi-verso che si intersecano, entrando in risonanza informativa di echi fattuali e fattibili in un campo allargato e accresciuto:

  • il campo accresciuto [(osservato/osservatore) + (osservazione)].

I campi relazionali osservato e osservatore proprio sulla carta informativa prendono casa nella mente dell'osservatore-lettore con la presa di consapevolezza della co-abitazione storica, attraverso il gioco di letture-risposte tra le entropie e le sintropie locali.

Ogni lettura (processo neghentropico), per effetto di una molteplicità di campi-finestre di osservazione, si fa il luogo del verosimile, come lo è il bilanciere per i due piatti di una bilancia.

Sono le carte a svolgere la funzione di ponte, in cui la vita captata dall'occhio dell'osservatore, prende identità molteplice e si rende carta-territorio percorribile in una molteplicità di letture-risposte, sospese tra i fattuali e i fattibili:

  • Le due proiezioni spazio-temporali che aprono il presente al passato e al futuro, al mondo dei già accaduti e a quello dei probabili accadenti che aprono una rosa di possibilità storiche.

Si può comprendere come ci sia un elemento di novità rispetto alla fisica classica, poiché è nella carta di narrazione (non intesa in senso restrittivo come carta-foglio, ma in senso lato come mappa mentale) che la vita si ricompone in un significato-azione, per cui oggi l'effetto di aggregazione dei saperi, esercitato dalla scienza galileiana e newtoniana, si sposta sulla scienza dello sguardo eco-biostorico che si fa volano cognitivo di tutte le molteplici diramazioni delle conoscenze, in cui tutto si compatta e si rende disponibile ad essere intessuto nella rete delle azioni storiche, pur nella diversità delle formulazioni e delle identificazioni:

  • Tutto è storia, tutto è tempo, tutto è spazio, tutto è fatto e, in tale essere il tutto/uno, ogni conoscenza è semplicemente una deriva storica che prende veste storiografica, locale e circoscritta, nella stessa mente-osservatore in grado di focalizzare un certo movimento vitale e vestirlo di significato concreto, spendibile nella relazione vitale che lo rende cittadino della vita.

In questa nuova rivoluzione gnoseologica a sistema topologico a multi-strato di dentro/fuori, i due attori io-campo del sé e il non io-campo dell'oltre il sé, entrano in gioco nelle carte storiografiche e disciplinari che danno il vestito-orlatura al soggetto universo in sé e al soggetto uomo in sé, che di fatto resterebbero un'altra cosa dello stesso processo visivo, se private di osservatore.

È l'osservatore che, con la sua attrezzatura cognitiva e sentimentale, apre e chiude i campi degli orizzonti-finestre di osservazione; mette in successione gli eventi; utilizza le lenti-scale di confronto; elabora i codici disciplinari e disegna le coerenze dei significati evolutivi:

  • tutto quel complesso organizzativo di lettura del processo neghentropico, con le operazioni di discesa-risalita dalla forma più intricata, la mente uomo, alla forma più elementare, lo stesso quanto vitale e viceversa.

Nella coscienza dell'uomo stesso la vita si fa casa, tracciato storico, collocazione degli appigli-orlature di realtà... tutto quel lavorio di ridefinizione che parte dagli stimoli delle stesse impressioni relazionali:
  • Catturando il reale in ogni “respiro” l'umanità ha dato la sua impronta alla vita, trasudandola in un complesso reticolo di informazioni che ha permesso la progettazione di quel fitto tessuto pluridimensionale che chiamiamo realtà narrata, nelle carte storiografiche, disciplinari.

Ogni narrazione parte da un gap informativo che crea un vuoto di azione. Lo stesso B. de Finettiii sottolinea come ogni scienza parta da un'azione. Conoscere per fare, quindi, mai per descrivere o per fotografare l’esistente:

  • " ... la scienza è un’ arte del creare ipotesi che si nutre continuamente di nuove esperienze ed affina la solidità delle sue previsioni (sempre e solo probabili) sulla base delle nuove informazioni disponibili.   Conoscere significa contribuire ad ampliare in prima persona la quantità e la qualità dell’informazione; significa responsabilità individuale. ..."

Ogni azione, se si è in un vicolo cieco, richiede un'apertura logica che faccia intravedere un nuovo verso di realtà. Ogni conoscenza ha in sé un bisogno di operatività, un'urgenza, che chiede una risoluzione, applicabile ad una inadeguatezza storica, ad una cecità di lettura.

Nello stesso vivere è intrinseca l'azione del ricercare, tra una gamma di possibilità, la risposta più idonea alla vita, in tale investigare si attua il processo di cucitura e annodatura che rende coerente lo stesso ricercare, allo stesso vivere.

Le carte-modelli di conoscenza, conservano e l'impronta-occhio dell'osservatore e il frammento-guizzo di verità compresa, in tale “fusione di osservato/osservatore” si rendono co-presenti, a tempo 0, in un'azione di rispecchiamento, che permette la comunicazione dialogica dei fattuali/fattibili, relativi alle molteplicità di accadimenti (fatti) e alle complessità di immaginabili (proiezione dei fatti). 







L'osservazione di fatto è l'unico vero punto di contatto tra le due rive di lettore/letto, come la membrana che separa e unisce le due realtà osservatore-osservato.

Sono le carte a svolgere la funzione di ponte tra i piani trasversali di passato/futuro a pluri-mondo e a multi-uomo, come tante porte idea/logiche che permettano di fare incanalare le acquisizioni nella ramificazione della cavità interne Mente, esterne Mondo, con ancora altri numerosi canali ramificati che si fanno il fitto tessuto poroso delle possibilità di azioni di orlatura.

Esse sono, quindi, i tracciati della continuità del succedersi dei tempi 0, in cui si concretizza la presa di contatto informativo:

  • Solo i tempi 0 costituiscono i momenti di realtà partecipativa alla vita, momenti in cui si attualizzano i fatti che sono stati precedentemente memorizzati-immaginati.

Lo stesso osservatore è a dare la curvatura di significato al quid percepito che ha reso attento la sua mente-sguardo catturando, in tal modo, l'oggetto di osservazione.

L'azione del vedere attiva la scomposizione del campo vitale in osservati (campo dell'attenzione) e sfondo (campo dell'indifferenza visiva). La divisione in avvistato e non avvistato fa scaturire la finestra-perimetro di osservazione e in tale spazio chiuso si attua la rilevazione di un certo non so che di esistente che si presta ad essere incanalato nella mente-uomo che con un complesso gioco di rispecchiamento si fa una carte di lettura che resta a testimonianza di quell'incontro:

  • Ogni legge, ogni mappa, ogni soluzione, ogni formula, ogni dipinto, ogni manufatto è un incontro tra la vita e il suo osservatore che ha  filato la “spola per il suo canto”.

Ogni immagine è un fotogramma di vita che incide la memoria dell'osservatore storico e questo così implementato dalla nuova acquisizione, inciderà a sua volta la realtà con un'azione perturbativa che porterà questa a rispondere con un fatto nuovo, in una gioco di andate e ritorni che insieme si collimano attraverso la molteplicità di risposte storiche.

La lettura del reale è in stretta relazione alla tipologia visiva dell'occhio-mente umano, in quanto la particolarità dell'organizzazione del suo cervello con il suo apparato sensoriale, non fa vedere nella sua concreta struttura il campo vitale, ma quello che il cervello è in grado di elaborare e proiettare, nella sua mente, dell'abito di realtà.

Ogni mente "fila" la sua orlatura al vuoto della vita, in tale cucitura dà ad essa un senso-direzionale che la circoscrive in un compreso (preso insieme) che potrà evolversi in una azione. Ma come dice R. Panikkariv:

  • ... la vita non e' pensare, non è agire, la vita non è amare, la vita non è soffrire, la vita non è lodare, la vita non è sentire; tutte queste sono operazioni della vita, ma la vita è previa a tutte queste operazioni, e allora con la vita in sé vivente, pensi, soffri, cammini, parli e fai tante cose. Noi perdiamo il senso della vita ignuda (e questa per me sarebbe la chiave ermeneutica per capire in termini moderni la passione per la povertà di Francesco e Chiara), la nudità totale della vita che quando non ha niente si trova dinanzi al rischio semplicemente di essere. E come direbbe Divus Thomas: Vita viventibus est esse, la vita e’ l'essere per i viventi. ...”.

Nascono così le due proiezioni dei due volti di realtà, quella ignuda che si può identificare in un respiro-soffio e quella realtà vestita che assume mille e mille sfumature di significato e di diciture che è il volto ricreato e narrato dallo stesso vivente, innamorato di quel respiro.

Ogni definizione artistico-scientifica è un vestito cognitivo, funzionale all'abitare nella vita, per cui se l'uomo possedesse una struttura mentale a rana o a mosca o a rondine, automaticamente cambierebbe il quadro di verità storica rappresentato dal suo cervello e disegnato nelle sue carte.

Ogni spaccato di verità è una finestra e ogni finestra un paesaggio intriso di significazione.


L'azione dell'osservare  rende il soggetto occhio-orecchio storico, vigile alle “frequenze informative” del campo, per rastrellare tutte quelle variazioni anche impercettibili che rendono, come sciami di corpuscoli, fluidi gli spazi nel tempo.
Sin dall'antichità si è cercato di definire il divenire della vita con molteplici sfumature di significato Eraclito e Parmenide si arroccarono intorno all'essere e al divenire per porre la permanenza e la mutevolezza delle cose e della stessa vita.
Indipendentemente dai significati filosofici delle loro esplorazioni, quello che permane della loro ricerca è tutto nella bivalenza dell'essere e del divenire, come le due chiavi di lettura di una realtà che pur restando coerente con sé , cambia continuamente pelle, come quel fiocco di neve che nella mutevolezza del suo perimetro, conserva la consistenza della sua area che lo fa essere il fiocco di neve.



Frattali di fiocchi di neve.


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iA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. Quaderno OPPI. Milano, 1993.

iiB. de Finetti, Filosofia della probabilità, il Saggiatore, 1995

iv R. Panikkar. L'utopia di Francesco si è fatta Chiara. Ed. Cittadella 2008.




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L'ordine biostorico


(da Antonia Colamonico, Ordini complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a cinque dimensioni. Il Filo. Bari, 2002. Secondo Campo, introduzione pp. 30-32)




"... Una volta che si è entrati nel meccanismo e si è capito il paradigma, si può veramente cominciare a misurare e a pensare sulle cose in modo nuovo. Si vedono le cose in modo diverso. Si ha una nuova visione. Non è affatto uguale alla vecchia visione, ma è molto più ampia..." C. H. Scholz


Secondo una lettura biostorica, l'azione di conoscenza inizia da una presa di coscienza che la realtà è molto più complessa delle stesse capacità di lettura dell'occhio-mente osservatore. Quantità di realtà sembrano sfuggire, sono come degli imprendibili che non vogliono essere conosciuti, rifiutandosi quasi di essere circoscritti in una definizione, ridotti in una legge, limitati in una riflessione.


La Realtà, come Rete Universo, è di fatto un campo molto più ampio e più profondo di quello dell'occhio-mente che attua l'osservazione, per cui questo non può contenerla nella sua totalità ed interezza.

Per poter acquisire la realtà, l'occhio lettore dovrà imparare a racchiuderla in campi-finestre di quantità limitate che si presenteranno all'azione d'esplorazione in rapporto a degli operatori-organizzatori di conoscenza che egli stesso, momento per momento, andrà ad ideare e ad utilizzare.

Le rilevazioni, definite in quadri di lettura, avranno un valore relativo, vincolato alla stessa tipologia d'osservazione che di volta in volta sarà esperita.

La conoscenza è dunque uno sfilacciare la Rete Universo e ridurla, operatore per operatore, a fili diversificati di discorsi che poi, intessuti tra loro, produrranno brandelli di conoscenze o tracce di presenze o linee di discorsi come visioni topiche di realtà. Questa azione, destrutturando e ristrutturando con un gioco di scomposizione/ricomposizione, darà della realtà solo le mappe, le carte, i quadri, i linguaggi, i significati che non si possono identificare con la stessa realtà che rimane un quid in sé sconosciuto.

Volendo provare a tracciare il processo di conoscenza si può affermare che l'atto d'osservazione inizia con un'operazione di separazione tra parti di un tutto che vengono nominate e parti di un tutto che vengono taciute.

Le parti quali sotto-insiemi del campo universo si mostrano come territori che si lasciano percorrere, ma il percorrerli richiede ulteriori operazioni di destrutturazione/ristrutturazione che permettono di tracciare, elaborare, sviluppare altri quadri di conoscenze.





La realtà si pone, dunque, ai nostri occhi come il tutto che si presta ad essere esperito in sotto-insiemi di insiemi, attraverso una doppia azione: di scomposizione intrinseca a più fattori come il fuoco di lettura, la finestra di osservazione, la posizione assunta dall'osservatore in rapporto agli osservati, l'operatore adottato... e di ricomposizione, condizionata, questa a sua volta, dalla gerarchia di valore-significati attribuiti agli osservati e, anche, dato non trascurabile dal punto ciecoi dell'occhio di lettura.

In tale gioco di filatura e sfilatura si comprende come la conoscenza non sia un tutto organico, strutturato secondo regole assolute che possono essere applicate indipendentemente dal campo-occhio di lettura, bensì essa può essere costruita solamente su atomi e molecole o frammenti di insiemi che possono dare solo una visione frattale, a nicchie-stanze, di realtà in sé che tende ad essere esperita.

Il tendere è il piano della possibilità e non della realtà oggettivaii, per questo ogni visione è soggetta a correzioni ed ogni correzione può far mutare faccia alla stessa visione. Ed è in tale visualizzazione a campo dinamico, aperto alle alee di percorso, che biostoria si pone come processo ordinativo di conoscenza-realtà.

Volendo provare a classificare i sensi-direzionali dell'ordine biostorico si possono intravedere delle ricadute in campo cognitivo: le carte-mappe topiche di realtà, il legame trasversale con le altre scienze, l'organizzazione disciplinare in sé, il linguaggio, la dinamicità dell'occhio-lettore, l'organizzazione di un pensiero frattale, l'eticità metodologica, la visione utopica dell'occhio-universo di riferimento.

Essendo un metodo esplorativo della realtàiii, l'approccio biostorico produce, innanzitutto, delle mappe-carte differenziate ed interconnesse di saperi. Le carte possono prestarsi ad essere lette, organizzate e gerarchizzate secondo più ordini, più codici, più tipologie operazionali; sono come un caleidoscopio del sapere che ad ogni rotazione fa visualizzare un ordine diverso di piani e di colori.

La versatilità delle carte permette d'edificare un pensiero mappato o topico, in grado di muoversi per ideazioni di luoghi e non per semplici enunciati, facendo così acquisire all'occhio-mente di lettura più velocità e più profondità nell'elaborazione dei quadri di realtà.

Il sapere biostorico, strutturandosi in un ordine nodale-reticolare a campo uno-tutto, può essere visto, inoltre, come una scienza delle scienze, in quanto la libertà itinerante del suo porsi, diviene trasversale alle scienze, utilizzandone di volta in volta i codici, senza schemi disciplinari rigidi, tipici un approccio lineare-sequenziale.

La libertà di movimento nell'indagine ne fa un ordine disarticolato e disorganizzato che ad un primo approccio potrebbe apparire quasi caotico, alieno ad uno schema precodificato, confuso, ma che di fatto è svincolato da pregiudizi di definizioni chiuse e assolute. Proprio nella sua libertà di movimento è in grado di articolare e d'organizzare, di volta in volta, le nicchie o le stanze di conoscenza che si presentano come ordini multipli e dinamici che ricompongono la pluriversatilità della vita.


Il dinamismo ne fa una scienza di processo e non di stato, in continua ricostruzione, mai racchiusa, mai definita, sempre pronta a rimettersi in discussione, consapevole che nessuna teoria può ridurre a sé la realtà stessa, e in tale consapevolezza, essa si pone come gioco, un esercizio di lettura, un attrattore-catalizzatore di informazioni, una carta di navigazione, che come una teoria che voglia racchiudere in una legge la vita.

In questo gioco di sensi e di visualizzazioni, biostoria sviluppa un linguaggio duttile, a schema aperto, misto di periodi-mappe, cercando di recuperare la dinamicità dell'occhio che visualizza in tempi più brevi di quelli occorrenti alla stessa mente per decodificare-ricodificare i periodi di enunciatiiv.

Le stesse parole non sono più considerate come entità rigide, chiuse in uno schema indipendente, bensì come particelle topologichev che si allargano e si deformano in rapporto ai diversi contesti in cui si troveranno ad assumere un significato. Un linguaggio sì fatto, ritrova vitalità e come ricaduta sul pensiero, limita i pericoli d'insorgenza dei pregiudizi concettuali. Le parole non hanno un valore in sé che le fa essere positive o negative, come gli omini di latta di una fiaba, ma sono semplicemente vincolate all'insieme testo-senso-contesto-azione che ne costituisce, momento per momento, il reale valore.

Le carte topologiche disegnate con l'approccio biostorico, come ricaduta sulla mente, producono un pensiero a sua frattale che si organizza in ordini multipli di quanti di sé, quali nicchie di senso in nicchie di senso che permettono le letture in profondità. Profondità fatta di echi ideativi, quali strati su strati di significati, veli su veli di visioni che possono essere strappati, svelati, rivelati.

La poesia Discontinuità di tempivi, che segue, è un esempio di organizzazione frattale del pensiero che si auto-organizza in ordine multiplo con un fuoco sdoppiato, come se gli occhi si fossero de-coordinati e svincolati, disegnando ognuno un ordine per proprio conto.





Leggendo e visualizzando la lirica si possono, infatti, facilmente rilevare tre campi semantici interconnessi: le andate e i ritorni che indirizzano la mente alla ricorsività delle azioni e dei detti; la discontinuità dei tempi, come un procedere a salti tra ricordi-sogni-realtà; il fuso, quale capacità organizzativa del pensiero a rendere discorsiva la vita.

Per questo si può parlare di un esempio di sdoppiamento delle linee del pensiero, come un ordine superiore di complessità, così come ipotizza E. Morinvii.

Sdoppiamento non premeditato, ma spontaneo così come lo è quello biologico che fa nascere da uno stesso ramo un secondo e poi un terzo ancora. La cosa non dovrà sconvolgere, essendo anche il pensiero un prodotto biologicamente naturale e, come un geranio si espande nello spazio, con la sua crescita che lo fa essere dapprima gemma, poi foglia, poi bocciolo; così lo stesso pensiero subisce fasi di crescita che lo differenziano, lo ramificano, lo moltiplicano.

L'unica diversità consiste nel fatto che la gemmazione naturale del geranio produce fiori, quella del pensiero ideazioni. Naturalmente se è possibile coltivare i gerani, ugualmente possibile sarà coltivare la mente, nelle serre i primi o nei learning organizer, la seconda.

L'ordine biostorico possiede, anche, una sua valenza etica, essendo un catalizzatore, oltre che di informazioni, di vita. Ponendo l'attribuzione di un valore alla base delle scelte di risposte d'evento, esso educa oltre che all'azione, all'assunzione del proprio ruolo biostorico. Essere consapevoli delle proprie scelte, imparare a proiettare le portate storiche, distinguere i poli positivo/negativo, graduare i sensi, azione per azione... sono solo alcune possibilità comportamentali che possono permettere di costruire una dimensione di saggezza, come occhio che sappia cogliere anche il battito di ali, il soffio di vita del proprio campo vitale ed agire di conseguenza come forza equilibratrice.

Biostoria, infine, è essa stessa una visione utopica, in quanto presentandosi come un occhio universo-vita è un campo infinito che si presta ad essere limato, ammiccato, apostrofato, esperito, acquisito, sperimentato... attraverso i quanti informativi.


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iIl punto cieco è un vuoto di lettura del campo, legato alla stessa convergenza degli occhi che la mente tende a colmare per ricomporre il tutto, anche deformando l'osservato.

iiE. Husserl. Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica. Einaudi, Torino 1950.

iiiE. Morin. Il metodo: ordine, disordine, organizzazione. Feltrinelli, Milano 1983.

ivI salti di linguaggio nel corso della storia, in fondo, sono nati da bisogni concreti. Non è un caso che le perdite di idiomi siano riconducibili a quelle dei sistemi economico-politico-culturali. Il passaggio da un'economia ad un'altra ha sempre avuto una ricaduta sulla struttura del linguaggio, altrimenti non si spiegherebbero le lingue morte e quelle vive che nel tempo si sono susseguite nei medesimi luoghi.

vA. Colamonico. Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Campi, metodi e prospettive. Il filo, Bari 1998.

viA. Colamonico. Il filo, in Le stagioni delle parole. © Bari, 1994.

viiE. Morin. Introduzione al pensiero complesso. Sperling & Kupfer, Milano 1090.










Fioritura a frattale di un geranio che si apre a 3 esplosioni di fiori.







Ogni seme sa come divenire spiga.



Chi ha detto che il seme non ha consapevolezza? Un uomo? E un uomo che cosa ne sa del seme, al di là di quello che vede, come osservatore esterno e sempre distratto! Crediamo di essere gli unici saputelli della creazione. Ma mostriamo solo la nostra ignoranza. Il seme ha in sé tutta l'informazione della sua possibilità evolutiva e interagisce con l'ambiente che lo stimola e lo plasma. La sua forma prende spazio-tempo e si fa spiga o albero. Questo che cosa è? Non è forse intelligenza e coraggio di voler essere!

Le conoscenze sono solo carte di lettura che mostrano, non la realtà dei processi naturali, ma quello che l'uomo ha compreso del processo. E il  sentire il bisogno di riscriverle è la prova di quanto sia sciocco credere nell'assolutezza di una scoperta.

Esiste una relazione tra lettura e ignoranza storica: come cresce la consapevolezza, così cresce il buio cognitivo, quale rapporto utero-feto!










Il concetto di Risonanza



















L'osservatore eco-biostorico e Il frattale poetico.





Antonia Colamonico, da Il Filo. 1994.


































Pagine secondarie (1): La nicchia
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