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4. Patrimonio Culturale


La Verità Vincolata

Patrimonio dell'Umanità


Non puoi aspettarti di vedere al primo sguardo.

Osservare è per certi versi un'arte che bisogna apprendere.

W. Herschel




Dobbiamo dissodare l'intero linguaggio.

L. Wittgenstein







L'aspetto delle cose varia secondo le nostre emozioni e così noi vediamo magia e bellezza in loro ma in realtà magia e bellezza sono in noi.  K. Gibran




Dalla riflessione eco-biostorica emerge il vincolo di lettura quale nodo storiografico che intesse a corpo unico bidimensionale il campo osservato-osservatore, essendo l'uno il riflesso dell'altro. In tale rispecchiamento si fanno un tutto interconnesso che assume un topos storico-mentale, quale nicchia evolutiva di fatto-idea in grado di deformare i piani di futuro che resteranno influenzati dalla particolare angolatura che verrà imposta dalla stessa definizione-realizzazione di reale.

Per chiarire con un esempio:
  • l'evento: Parigi, 14 luglio 1789, presa della Bastiglia, è un nodo storiografico che ha in sé un fatto-detto, un tempo-data e uno spazio-luogo e nel contempo il simbolo di un potere assoluto che viene espugnato in nome della libertà.

Poco importa, poi, se in quel frangente storico tale carcere-dimora fosse pressoché vuotoi con solo 7 “pensionati” più che detenuti, essendo una fortezza ben differente dalle altre carceri, tanto che chi vi soggiornava, era trattato con molto riguardo, percependo anche un sussidio al momento della scarcerazione. Del resto lo stesso Luigi XVI era un simpatizzante del dispotismo illuminato, tanto da volere limitare il potere dell'aristocrazia con la politica del Catasto, come già fatto in Austria dagli Asburgo, per un prelievo fiscale più equilibrato.

Nel 1789 il clero e l'aristocrazia beneficiavano ancora di una molteplicità di esenzioni che li rendevano dei privilegiati a discapito della borghesia e del popolo minuto su cui pesava l'intera pressione fiscale. La Presa della Bastiglia con la lettura che fu attuata dai primi storici, per lo più aristocratici simpatizzanti delle idee illuministe e intellettuali borghesi, è stata veicolata come il nodo di svolta che ha messo fine al potere assoluto.

L'aver selezionato tale evento, di per sé non eccessivamente rilevante, fu una scelta simbolica nata per evolvere un evento concreto a emblema, a cui attribuire la possibilità di evocare e significare un valore ulteriore, più ampio e astratto. Fu, anche, un espediente mnemotecnicoii che permise di definire e datare l'inizio del periodo storico a cui fu dato il nome Rivoluzione Francese. Lo stesso periodizzare gli eventi, come detto da Benedetto Croce è una "tecnica di semplificazione", funzionale ad un'economia di tempo, per accorpare una serie di accadimenti, in vista di una più celere memorizzazione. L'accorpare rientra nella ricostruzione storica che dà l'impronta di lettura a quegli eventi-novità che restano vincolati, non tanto per rapporti di causa-effetto, quanto per rispecchiamento analogico di significato.

Si può comprendere, in tal modo, come sia lo storico (esteso ad ogni uomo) a selezionare e a stabilire il grado di valore dei fatti privati, sociali, politici, culturali... che vengono contornati e delimitati dalle medesime valutazioni, ben argomentate e giustificate, elaborate dalla sua coscienza che vuole farsi una ragione di un qualcosa che l'ha turbata o affascinata o sorpresa... per fissarlo come un chiodo-cerniera nella memoria. L'essere chiodo presuppone il fare di tale realtà un punto-fisso, intorno a cui avvolgere la rete storiografica del suo senso-indirizzo storico, così come fa il ragno con la ragnatela.

Nella tessitura dei fatti da tramandare alle nuove generazioni, l'unico dato di verità è solo il bit-informazione, nudo, dell'evoluzione di un quanto storico (fatto-tempo-spazio) in un quanto-informativo (detto-data-luogo)iii. In tale presa storicaiv di una definizione, di una datazione e di una collocazione si inscrive quella novità-evento che altrimenti resterebbe un'incognita di vuoto storicov.

La gemmazione vitale è un processo dinamico naturale a molteplici nicchie-campi che fa affiorare delle gemme-forme a cui, si attribuisce una collocazione spaziotemporale e una definizione-detto, che ne costituiscono l'identità con il nome che ne segna il confine di senso da tramandare.

Le gemmazioni sono molteplici e a multi-livello di campi, tuttavia la maggior parte delle esplosioni di evento-fatti restano nello spazio dell'ignoto storico, quel vuoto di spugnavi che è matrice della vita. Solo alcune, in piccolissima percentuale, sfuggono allo stato di ignoranza in cui sono immersi e diventano eventi noti:

  • l'essere “noto” richiede un riconoscimento e una vestizione che rende quella novità un compreso storiografico che si presta ad essere chiamato, ricordato, evocato e intessuto in un contesto disciplinare. Tutte le conoscenze di tutti campi scientifico-culturali sono letture storiografiche.

Il vestire l'evento-fatto di un nome (presa della Bastiglia), una data (14 luglio 1789) e di un luogo (Parigi) lo rende evento-ecovii trasferibile e spendibile negli spazio-tempi che verranno, come res informativa, idonea ad essere trattata da un osservatore che sceglie di abbellire quell'essenzialità cognitiva con una riflessione e una spiegazione che ne allargheranno il significato, espandendolo nello spazio-tempo e incastonandolo in altri eventi e contesti, come uno zaffiro in una spilla.

Ogni passaggio di mano, da osservatore ad osservatore, è una presa di realtà, quale nuova nascita che rende presente, in un tempo 0 quella novità tramandata che diviene un modo possibile di risposta alla vita.

L'azione di tessitura è il processo di traslazione-trasposizioneviii che trasforma l'unità informativa in una carta storiografica quale testimonianza dell'incontro osservato-osservatore. Ogni lettura contiene, in sé, sia l'informazione e sia lo sguardo dell'agente storiografico che l'ha osservata.

Il campo degli eventi-novità, in tale “accoppiarsi” con la mente del osservatore, assume l'impronta e la direzione evolutiva che lo stesso soggetto lettore decide di dare, nell'azione dell'avvistare e nelle successive operazioni dell'estrapolare, del definire e del collocare le informazioni di contorno.

L'atto del contornare è l'arte del ricamare che rende lo spessore e la sfumatura del significato di quel quanto informativo letto come fatto interessante da far rinascere in relazione ad un nuovo verso storico.

Nascono, così, le creste storiche che danno lo spessore della spugna con le nicchie a pieno-vuoto che si possono proiettare e tramandare nel tempo futuro, dando ai nuovi osservatori la possibilità di portare alla “contemporaneità” quell'informazione e renderla nuovo presente storico, in un databile tempo 0:

 “... Lo stesso G. B. Vico nel 1744 nella Scienza Nuova (1990), spiegava che la mente umana giudica le cose lontane ed inaccessibili tramite ciò che le è familiare e vicino, indicando come le civiltà e i fatti antichi, venissero provati tramite i criteri contemporanei. È La mente che fa da collante di realtà interna/esterna, passata/futura, privata/sociale, che altrimenti si mostrerebbe frantumata in tante e tante singolarità, indicibili. Nella visione vichiana c’è la consapevolezza del tempo presente, come l’anello di unione tra un passato e un futuro che dà il significato alle trame dei corsi e ricorsi storici. Egli ebbe la grande intuizione, che passò inosservata nel suo tempo, che la dinamica vitale non segue un percorso a linea, come nella carta del C. Cellario, ma a cicli; poiché nell’evoluzione si generano sempre dei nuovi imbarbarimenti da cui partono i novelli corsi di civilizzazione... Nelle dinamiche individuali e sociali, c’è una forma di mantenimento di tutti i modi appresi, che di fatto permangono come in una banca dati, pronti per essere riproposti. E. Morin (2001) sottolinea la compresenza di un bipolarismo homo sapiens/demens in ogni individuo-società, per cui più che di fasi si può parlare di fenomeni e anti-fenomeni, di emergenze e di implosioni, di costruzione e di distruzione, quali modi coesistenti che rendono non scontata la vita. In tale apertura logica a più dinamiche, la storia è soggetta a molteplici manifestazioni con ampi gradi di violenze o di generosità che per essere letti necessitano di una nuova carta storica:
  • Se la scelta di risposta fattuale avviene di volta, in volta, in funzione di come la mente dell’attore storico interpreta una situazione e tesse le reti dei significati, nello stato di un particolare presente, allora la carta mentale o lente cognitiva con cui leggere la dialogica soggetto/campo storico dovrà essere non una linea-retta, ma un campo-finestra, in cui può essere zoomato e ruotato il diametro di apertura dello spazio-tempo, dando vivacità alle visioni. In biostoria l’osservatore si pone esso stesso come uno sguardo-lente che, miscelando le aperture del campo d’osservazione, edifica la sua storia come risposta privata alle perturbazioni quantiche. Proprio l’idea di una costruzione mentale dell’azione apre lo scenario del passato-futuro, come l’area delle proiezioni temporali in cui si integrano le immagini e la realtà, in una scelta di fatto, vitale. La selezione di una risposta chiude una possibilità e apre una nuova linea:è in tale gioco di aperto/chiuso che si creano le creste/nicchie di pieno/vuoto della spugna biostorica. ...”ix





Carta biostorica, 1998.


Dalla mappa "Eco storico" si evince la funzione evocativa e costruttiva dell'evento, nel Tempo, che si presta, una volta gemmato quale novità ad essere proiettato in una molteplicità di prese-intessiture storiche che dischiudono gli eventi-derivati nuovi (gemmazioni fattuali a madre-figlio):

  1. il tempo 0 d'evento, in cui da un vuoto storico affiora la novità della gemma-fatto;

  2. il tempo infinito, legato all'effetto-eco d'evento negli spazi che permane per sempre nel tessuto vitale, come segno-perturbazione dello spazio-tempo, in tale permanere si attua la sovrapposizionex di realtà come un campo Tutto in cui nulla va perduto, essendoci l'impronta spaziale di quel passaggio, si pensi alle stratificazioni di un sistema roccioso o alla struttura di un tronco d'albero che ne dà la datazione;

  3. il tempo di misurarelativo all'occhio-mente lettore (posizione neghentropica) che in un definito tempo di presente altro, riporta in luce l'eco-evento, dandogli una connotazione di significato, funzionale al suo piano di realtà nuova;

  4. la cresta di evento, come l'onda che crea le derive storiche di quella novità che si è fatta trama vitale, come ramo d'albero, su cui si potranno annodare gli eventi-gemmazioni successivi con le fioriture delle novelle primavere che ridaranno vigore alla chioma dell'insieme vita.

L'essere l'eco storico un segno-dato informativo, presuppone anche una non lettura (nell'immagine il tempo di misura con l'orologio senza lancette), come la scelta più o meno consapevole, dell'agente storico di non rilevare quel quid informativo, poiché essendo a discrezione dell'osservatore il portare o meno in luce il fatto, egli può di volta, in volta, piano di presente, per piano di presente, decidere se portare alla riflessione, o meno, quella particolarità funzionale al discorso che sta intessendo. Nascono così le intermittenze di lettura che rendono buie delle aree di vita e luminose delle altre.

Si pensi, ad esempio, al ruolo esercitato dalle ideologie nel considerare positive o negative alcune angolazioni di verità. Tutte  scelte da cui hanno preso trama le esaltazioni di alcune espressioni o la messa all'indice di talune azioni, parole, modelli comportamentali, uomini e aree di realtà fattuali, con forme più o meno severe di censura e di  scomunica  e con relativi strumenti d'inquisizione e di tortura,  con poi i falò di libri e di uomini...

Tutto, per far implodere una particolare cultura, come accadde, a partire dal 1527, nel Nuovo Mondo con i Conquistadores che distrussero tutti i Codici Maya:

  •  Un intero patrimonio di inestimabile bellezza completamente distrutto per piegare le popolazioni alle direttive di una “morale” esclusivamente occidentale, asservita alle mire espansionistiche ed economiche delle Monarchie Assolute.
  • Un'altra scelta, più moderna, di distruzione del patrimonio culturale si ebbe a partire dal 1963, sotto il regime di Mao Tse-tung, in Cina, quando con la Rivoluzione Culturale si volle dare il nuovo profilo ideologico, con la nuova identità e appartenenza al sistema comunista, rinnegando il valore storico a tutto quanto espresso nel paese dal rinascimento all'avvento della Repubblica Popolare. Intere biblioteche furono distrutte e volumi e volumi di testi antichi per sempre persi, creando così di fatto un vuoto di memoria collettiva, a danno delle generazioni future. Si è  in precedenza sottolineato come la grandezza di una popolazione si misuri sul bagaglio cognitivo che permette di diversificare e moltiplicare le possibilità di risposta alle incognite della vita, negare la lettura del passato alle nuove generazioni è una forma d'impedimento nell'esercizio del discernimento.

  • Un evento più recente è stato la distruzione delle due statue di Buddha di Bamiyan, scolpite nelle pareti rocciose  della valle di Bamiyan, in Afghanistan, a circa 230 chilometri da Kabul, risalenti una a 1800 anni fa, l'altra a 1500 anni, inserite con l'intera zona archeologica circostante nella lista dei patrimoni mondiali dell'umanità dell'UNESCO. Distrutte il 12 marzo 2001 dai talebani, che denunciarono tali sculture come idolatre.

  • Nel corso della storia si sono susseguite molteplici forme di repressione culturale, con azioni più o meno violente, attuate per motivazioni di carattere prettamente economico ed egemonico; fatte passare, poi, per scelte d'emancipazione da modelli ereticalixi.

Se si indaga l'aspetto meta-storico che produce tutta una gamma di distruzioni, emerge che in ogni apertura logica si attua un sorpasso del vecchio modello culturale con relativa svalutazione dell'etica e dei modelli paradigmatici precedenti:

  • Il sorpasso può avvenire in modo più o meno cruento in relazione alle disponibilità dialogiche nel modificare e rimodellare i punti di vista da parte dei soggetti storici che si trovano a vivere il cambiamento. Il cambiamento è in sé ineluttabile, rientra nel processo evolutivo naturale di invecchiamento e relativo ringiovanimento storico (processi di entropia e sintropia).

Nella dinamica del processo vitale c'è un andamento di esplosione/implosione con nuova esplosione, come un'alternanza di apertura e chiusura del campo; si pensi all'obbiettivo della macchina fotografica, che ripropone la stessa dinamica dell'occhio, in tale affiorare e sparire si modificano le traiettorie delle derive storiche che assumono l'andamento ad onda, con picchi più o meno alti.

Una molteplicità di fattori contribuiscono a quelle che gli economisti chiamano congiunture negative o positive, per cui chi è addetto al management di uno Stato, dovrà sviluppare una lente-occhio d'osservazione a finestra, sguardo di tipo eco-biostorico, aperto a una molteplicità di coordinate-campi fattuali che creano una visione a occhio di mosca, con lo sdoppiamento dei campi di lettura a mente complessa.

La crisi di lettura nasce quando si realizza una limitazione di sguardo con la volontà di imporre,  alla forma vitale, un pre/concetto mentale, in tale sguardo la vita è vista come una forma-materia inerte da piegare e non come un seme-realtà che ha in sé un ordine funzionale che si presta ad essere letto e rispettato nel suo naturale evolversi.

Cercando di essere più espliciti, la differenza di comportamento è in rapporto al modo di leggere:
  •  se l'idea definita realtà si impone come scelta ineluttabile del verso di futuro o se rispecchia una delle tante possibilità di attuazione, in questo secondo caso essa è soggetta a modifiche in rapporto a delle variazioni minime di percorso (plasticità della vita e dell'occhio), accolte come fatto naturale.
Si pensi, ad esempio, all'idea di Socialismo, con le interpretazioni che ne nacquero, tanto da portare alla scissione nella 1a Internazionale dell'Associazione dei Lavoratori (Londra 1871, L'Aia 1872) tra le tre anime:
  1. il Socialismo Utopistico francese (i sansimoniani e i fourieristi);
  2. il Comunismo Scientifico (visione marxista);
  3.  l'Anarchia (corrente che faceva capo al pensiero di P. J. Proudhon, deceduto nel 1865 e che trovò consensi in Italia centro-settentrionale, come il poeta Giovanni Pascoli).

Le differenze ideologiche aprirono tre campi di riflessione su tre modi interpretativi della medesima idea e su tre modelli attuativi di uno Stato Socialista: 

  • tra chi voleva una forma generalizzata di benessere senza uno scontro violento con i vecchi sistemi,  chi una statalizzazione proletaria dei mezzi di produzione e chi un abbattimento di ogni forma di potere;
  • tra chi auspicava il cambiamento con un'azione interna ai parlamenti liberali esistenti (la Socialdemocrazia tedesca), chi con l'insurrezione popolare (il Comunismo sovietico) e chi con l'intimidazione tramite singoli atti di terrorismo (come il regicidio a Monza, 29 luglio 1900, in cui Gaetano Bresci uccise il re d'Italia Umberto I di Savoia, per rivendicare i morti di Milano, rivolta del pane, del maggio 1898.).

Le tre linee evolutive diedero vita a una complessità di creste-eventi derivati,  più o meno cruenti, creando gli scenari politico-economici-militari del 1900, con il sistema di alleanze e di divisioni tra gli Stati, fortemente vincolati e assoggettati ai modelli astratti veicolati, letti da alcuni come andamenti ineluttabili (regimi) e da altri come linee programmatiche di possibilità (democrazie).

Le molteplici conflittualità scaturirono, in parte, dal Paradigma Moderno Meccanicistico che faceva da cerniera alle logiche comuni, avendo questo non distinto il "piano delle idee" (campo immaginativo) dal "piano della realtà fattuale" (campo del reale), finendo così con l'identificare l'osservato con la carta di lettura (l'osservazione), per cui dei semplici punti di vista furono posti come realtà oggettiva, indipendente dall'osservatore. Quale verità, quindi, posta su di un piedistallo, da venerare e idolatrare.

In tale errore di lettura si produce una forma di dittatura della mente sulla vita, (logica di Caino, più volte descritta nelle carte biostoriche), in quanto si interiorizzano le letture particolari come assoluti,  non più soggetti ai modellamenti (plasticità). Proprio da tale strettoia cognitiva nascono gli irrigidimenti ideologicixii, con le imposizioni violente dei versi di lettura, poiché non si permette di dare spazio al lato gentile dell'etica, quella visione materna di accoglienza delle diversità, processo creativo moltiplicativo, di una logica a utero-feto:

  • Lo stesso discorso si può estendere a tutte le forme di ideologie come quella liberale che ha fatto da cassa di risonanza al liberismo economico con le varie lotte sulle differenze tra le letture a monopolio e a libero-scambio o alle molteplici forme di aperture e chiusure religiose all'interno di un medesimo credo. Si pensi alle guerre di religione del 1500 o di contro all'Ecumenismo del 1900 con cui si vorrebbe ricondurre le differenti posizioni all'unità della Chiesa cristiana, ma non potrà esserci unità, se non si accettano le singolarità di letture che generano anche le appartenenze individuali di coerenze a se stessi.

L'apertura e la chiusura le si può anche riscontrare all'interno di una medesima mente uomo che in relazione alla chiarezza o meno della sua comprensione storica, assume forme di rigidità o di accoglienza nei confronti delle novità fattuali e delle divergenze di veduta degli altri interlocutori. Nascono così gli stati di censura contro sé e per ricaduta contro gli altri.

L'epistemologia biostorica, con l'aver rilevato il limite di letturaxiii della carta epistemologica tradizionale nel non distinguerexiv la dinamica vitale (processo entropico/sintropico) da quella di osservazione (processo neghentropico), scopre come l'attribuzione di valore sia un fatto relativo all'agente storico e non al processo di gemmazione della naturaxv, per cui se l'osservatore predispone le scale di grandezza su cui variare il suo giudizio storico, è egli stesso a imporre la sua privata topologia mentale alla realtà, vincolandola, più o meno democraticamente, al suo saper leggere e collocare la novità informativa. In tale contesto, acquista profondo valore l'abilità cognitiva e la plasticità dello sguardo di ogni uomo per saper apprendere (Palestra della mente), sviluppando il 2° livello di coscienza che fa assumere una distanza emotiva dai fatti per esplorali in una molteplicità di angolazioni.

Il saper accogliere il non atteso, il non immaginato è in relazione allo stato della posizione mentale che fa stazionare, nella lettura, o sul bordo-frontiera del significato o sul piano interno della finestra di riflessionexvi:

  • il primo è l'area del pensiero dialogico-metaforico che svincola il significato dal luogo comune (la logica di Spazioliberina), il secondo è l'area del pensiero dialogico-sequenziale che vincola il significato-evento in un senso chiuso (la logica di Strutturato Spaziostretto).

Le due logiche sono il naturale dispiegarsixvii della mente nell'azione di comprensione che, se in equilibrio tra loro, danno una chiarezza-disinteressata di giudizio con un'estensione del significato (generosità storica); ma se l'una prevale sull'altra o viceversa, si ha una riduzione del campo di lettura o verso l'interno o verso l'esterno, con una miopia cognitiva che toglie valore a parti di significato, generando le  gabbie di pregiudizio che rendono schiave le letture e schiavizzanti le azioni.

 Lo spiegare è un dopo dell'azione dell'avvistare-scoprire. L'apertura logica si organizza sulla linea-bordo del confine che apre la finestra di osservazionexviii allo spazio dell'oltre campo di lettura, come possibilità a valicare e allargare (effetto zoom) lo spazio del significato (pensiero creativo) estendendone, come in una molla, la comprensione e il senso-valore; mentre la chiusura logica in senso stretto, è li luogo dello spazio interno della relazione osservatore-campo-finestra d'osservazione, in cui c'è già stata la rilevazione di una novità e la si confronta con quanto già acquisito per scoprire come posizionarla all'interno di una grammatica disciplinare (pensiero razionale):

  • Ne consegue che ogni osservazione è un valore-significato che vincola i fatti al verso-curvatura di lucentezza-veridicità compresa dall'osservatore stesso.

La comprensione è in proporzione alla disponibilità a saper mettere in gioco le conoscenze-informazioni possedute con le abilità immaginative ed argomentative, le disponibilità ad alloggiare i compresi nelle conoscenze-competenze specifiche, a rigettare le letture vecchie se risultanti superate.

Esiste, tuttavia, una forma di narcisismo cognitivo che fa innamorare del particolare verso di lettura, isolato, e in tale voler perpetuare una forma astratta si nega valore alla plasticità della vita che non può essere racchiusa in una carta di lettura, infatti il territorio non è la mappa, come la foto di una donna, la donna.

Ogni mente produce una sua forma-idea di socialismo, di liberismo, di tirannia, di democrazia e anche di religione, di professione, di bellezza...

La massificazione che vuole tutto omologato/omologante, è solo un vizio di lettura che pretende (atto impositivo) di rendere uni-dimensionale quello che è pluri-dimensionale, uniformando le diversità naturali, in uno spazio, perfetto, ma astratto con forme di controllo, severissime:

  • In natura nessun individuo è identico ad un altro; l'identità è solo un'astrazione geometrica che, ad esempio, fa di due triangoli rettangoli aventi i rispettivi cateti dello stesso valore, due forme uguali; mentre due foglie o due bambini o due nuvole o due stelle o due sorrisi... sono solo similari e unici, per sempre.

In tale varietà di speculazione non si può più leggere come disordine caotico ciò che è Sintropia del Caos (Ordine della Complessità), essendo ogni particolare espressione frutto di un'organizzazione interna dello stesso essere in un divenire che si rimodella alle variazioni di campo.

Accettare la diversità come il modo naturale della vita-pensiero non toglie significato agli individui e alle letture, quali frutti di una complessità reale e di una immaginativa e ideativa che sono la vera ricchezza del patrimonio delle società. Solo così potranno nascere le comprensioni di una Umanità in cammino, aperta all'accoglienza di un divenire che si fa novità storica.

Il vincolo di lettura, è bene rimarcare, non toglie valore alla verità storica dell'evento, fatto storico in sé, emerso da un vuoto di realtà che vivendo ha lasciando l'impronta-eco nello spazio-tempo; ma ne circoscrive solamente la proiezione di osservazione (relatività proiettiva) che è riconducibile allo stesso osservatore, il quale imprime il suo valore-significato che non è dell'evento in sé, ma della grandezza o piccolezza del suo orizzonte immaginativo e ideativo mentale. Nascono così le grandezze e le piccolezze di letture:

  • La primavera è semplicemente primavera e non è né bella né brutta; un cielo stellato di una notte di agosto è solo un cielo stellato, così un fiore che allarga la sua corolla al sole primaverile è semplicemente fiore, senza una definizione di valore. La stessa assenza di significato-valore è in una nascita o una morte di un familiare o in una promozione o una bocciatura di un figlio...

L'attribuzione del valore rientra nello spazio d'osservazione ed è una scelta d'indirizzo d'occhio, imposta dall'osservatore-uomo, il quale decide più o meno autonomamente, quale grado di importanza attribuire al fatto-campo vitale che gli è di fronte.

  • Nell'ultimo caso, la bocciatura, ad esempio se letta come punizione è una vergogna per il genitore che si sente a sua volta bocciato dallo stato d'inadeguatezza del figlio; se un'opportunità di approfondimento, è una risorsa che apre ad una maggiore consapevolezza. Naturalmente per un padre che non si senta coinvolto, emotivamente, nel giudizio di valore a se stesso attribuito.

Il cambio di indirizzo ipotizzato apre ad una diversità di relazione padre-figlio-società. Nella prima sfumatura di fatto vergognoso, si costruisce la gabbiapecora nerada attribuire al ragazzo che non ha saputo adeguarsi alle aspettative paterne e come ricaduta a quelle della medesima società. Nella seconda come una delle molteplici difficoltà naturali che rientrano nello stesso stato di vivente, per cui è semplicemente una pausa-stasi di riflessione, per una maggiore consapevolezza dei significati. Il figlio è visto dal padre e dalla società come un soggetto da potenziare, aiutandolo a comprendere e mettendogli a disposizione una molteplicità di possibilità, altre, di acquisizione. Nascono così le metodologie, le pedagogie, le tecnologie e le molteplici variazioni di approccio alla conoscenza medesima che fanno nascere le grammatiche e le sintassi delle discipline stesse. La grammatica, infatti, non nasce prima della lingua ma dopo, solo per perfezionarla, in tale ampliamento dei significati le conoscenze si moltiplicano.

Essendo ogni difficoltà un'opportunità ad allargare l'orizzonte immaginativo, si sfondano i tetti cognitivixix e gemmano le fioriture dei modi vitali. Molti stati emotivi di frustrazione sono dovuti più a pretese di valore che a vere e proprie mancanze storiche. Ogni pretesa si fa gabbia concettuale funzionale alla creazione di gerarchie di umanità. Nella vita non ci sono né bravi, né somari; né belli, né brutti, ma solamente uomini con una molteplicità di abilità, competenze e specificità, tutte funzionali alla complessità delle produzioni umane. Ogni produzione non è altro che una risposta vitale che rende coesa la vita.
  • È nelle azioni che si riconosce il valore storico, se esse tendono alla bellezza dell'essere un uno/tutto d'insieme o all'egoismo dell'un uno/cerchia di privilegio.

Si evince come sia il lettore a compiere le scelte, assumendo una posizione-angolazione di lettura con la messa in ombra o in luce di aree fattuali che assumono o perdono una ubicazione-valore, grazie al complesso gioco di elaborazione mentale che impone una ricerca e una selezione di:

  • parole, sintassi e grammatiche, costruzioni periodali, scale valutative, ordini di grandezze, rilevazioni scontate, novità evidenziate e stati emozionali che trasformano quel fatto-detto iniziale in una scrittura complessa di senso compiuto, funzionale al permanere nella vita:

    • Conosco perché vivo, vivo perché conosco.

Cioè tutte quelle operazioni che rendono la lettura intricata/intricante, non tanto nella sua struttura oggettiva in sé, quanto nell'assunzione del significato soggettivo che lo stesso occhio-lettore dovrà isolare e avvolgere nella stesura della produzione-documento-pensiero storico del suo compreso da tramandare alle generazioni future.

Sono proprio i vincoli a rendere dipendenti le letture dal verso-indirizzo dell'occhio-osservatore, in tale vincolare essi sono i cardini del significato, estrapolato:

  • Il cardine svolge la funzione di perno-cerniera come la struttura fissa su cui può ruotare la porta, essendo il luogo nodale intorno a cui si avvolge l'organizzazione esplorativa di una conoscenza che limita e circoscrive in una nicchia di senso compiuto quel lampo di verità, narrata.

Cadono così tutte le pretese assolute che fanno leggere come fatti oggettivi le costruzioni storiografiche soggettive, si pensi anche ai libri sacri, ai trattati scientifici, alle teorie economiche, alle pagine critiche, alle conversazioni televisive, ai commenti giornalistici, alle medesime idee sui fatti che quotidianamente ogni uomo costruisce, insieme agli stati simbolici e psichici di benessere e di malessere.


Ogni lettura è una constatazione, con le relative elaborazioni, di piccolissimi flash-bit informativi su cui si ricamano i simboli-significati che aprono a tutti i molteplici pensieri altri che svolgono la funzione di allargare o di restringere il campo della stessa verità che si vuole affermare o disconoscere.

Se l'osservatore è il perturbatore di dinamiche storiche in grado di togliere o aumentare il valore e il significato, imprimendo la curvatura alle dinamiche, allora queste sono forme di realtà-verità vincolate e vincolanti:

  • Si pensi, ad esempio, al ruolo giocato dalle aree economiche-chiavi nell'organizzazione delle politiche e delle egemonie che hanno dato i vuoti e i pieni di spugna storica nelle varie aree geografiche, con i flussi migratori delle monete, delle merci, delle stesse popolazioni. Ogni flusso è il risultato di un'attenzione negata o esaltata da una minoranza egemonizzate che si è imposta sul tutto storico, come  nella pressione di un dito sulla pelle, in tale deformazione di campo ogni lettore-agente sviluppa lo stato del benessere/malessere del suo stesso ambiente-habitat in relazione al suo grado di generosità o avarizia storica. Nascono così le quantità di bene e di male che innescano i pieni e i vuoti di spugna.

Ogni vincolo soggettivo si colloca, poi, in un sistema di vincoli collettivi che creano le tendenze e le mode che impongono i conformismi e le assuefazioni ai modi comuni, perpetuati nel tempo, come ad esempio l'uso dei blue-jeans negli anni '70, quale fatto di costume collettivo dei ragazzi che si riconoscevano nel salto generazionale del '68 o l'uso del telefonino negli anni 2000. Oppure, il tifo calcistico per una squadra che porta a condividere una serie di comportamenti che vanno dall'indossare la maglia con i propri colori nel giorno della partita, al gridare insieme gol di fronte ad un televisore, all'acquisire il linguaggio specifico che fa parlare, per ore, su una costruzione artificiosa di realtà che si avverte come fenomeno naturale.

Il vincolare la verità all'occhio-mente lettore, non disconosce il valore di un accadimento che assume verità nel fatto stesso di aver acquisito storia e posizione in un databile momento; ma amplifica la varietà di effetti-figli che potranno nascere in seguito da tale rilevazione. Nella possibilità dell'eco-informativo di essere riportato in vita si attualizza il processo di naturalizzazione e incarnazione di un significato nella compagine storica a tempo presente.

Cercando di semplificare con un esempio di cresta storica:

  • l'attuazione della prima democrazia nella Polis-Atene (510 a. C.), ha creato il precedente storico di una particolare angolatura d'organizzazione politico-amministrativa voluta da un gruppo di uomini che si sono identificati in un'idea significativa e relativa di cittadinanza, vincolata alla espressione di libertà-dignità individuale.

A più riprese l'ideazione ateniese si è intessuta nelle successive realtà storico-geografiche, ad esempio nell'Età Comunale italiana con la Pace di Costanza (25 giugno del 1183). In seguito nella lettura di cittadinanza come superamento della divisione tra cittadini attivi e cittadini passivi con i Livellatori inglesi (1646); in quella dei Patrioti statunitensi nell'atto di stesura di Dichiarazione d'Indipendenza (4 luglio 1776); nella stessa idea repubblicana dei Giacobini francesi (1789), in quella del manifesto della Giovane Italia (1831) di G. Mazzini che diede il via al Risorgimento italiano (1831-1860). Nelle coscienze dei padri costituenti della Repubblica italiana che diedero la nuova Carta Costituzionale (1 gennaio 1948).

Allargando e zoomando la finestra di lettura, nella Primavera di Praga (gennaio 1968, conclusasi con l'invasione sovietica nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968); nella rivolta degli studenti, intellettuali e operai cinesi in Piazza Tienammen (15 aprile- 4 giugno 1989), nella recente Primavera araba a partire da gennaio 2011, in Tunisia.

L'idea di democrazia cosi viaggiando ed espandendosi, è ancora riemersa, nonostante le forme di repressione e barbarie, arricchendosi ad ogni passaggio di una nuova sfumatura di significato e di ulteriori punti di vista; si pensi al riconoscimento del diritto di libertà dai cittadini liberi agli schiavi-servi, dai bianchi ai neri, dagli uomini alle donne, dall'uomo alla Natura con il discorso ecologista... Ogni passaggio ha implicato una rilettura con una nuova chiarezza storica e in tale dinamismo la cresta Democrazia ha assunto il valore di cardine, sancito nella Carta delle Nazioni Unite (ONU), quale punto-fisso, di un fatto-eco storico affermatosi, con tutta la ricchezza di carte di lettura prodotte, come Patrimonio dell'intera Umanità.




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i A. Fichera. Breve storia della vendetta: arte, letteratura, cinema; la giustizia originaria. Castelvecchi, 2004.

iiIl primo a parlare del periodo storico come espediente mnemotecnico fu Benedetto Croce che considerò la storia come un unicum che veniva scomposto in sequenze temporali per una maggiore fruibilità da parte dello storico. Riferendosi alla periodizzazione della storia contemporanea disse: "ogni storia è storia contemporanea", in quanto lo storiografo che scrive, vive nel mondo attuale così come anche il pubblico cui lo storiografo si rivolge. (B. Croce, Teoria e storia della storiografia, 2 voll. a cura di E. Massimilla e T. Tagliaferri, Editore. Bibliopolis 2007.)

iiiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, 1993.

iv“... Tutta la storia prende radici dalla molteplicità dei passaggi a punto fisso intorno a quella rete-limite da cui prenderanno corpo gli addensamenti delle relazioni vitali con l'accorparsi di tutte le molteplicità di campi relazionali che costruendosi danno la consistenza ai sistemi stellari o vegetali o animali o ideativi o emozionali: - Ogni sistema, a sua volta, sarà costituito in sotto sistemi co-inter-agenti che scambiandosi informazioni, daranno luogo alle molteplicità di unità storiche che, isolate dall'occhio-mente osservatore, acquisteranno un nome e una particolarità narrabile. ...” Da A. Colamonico. La spugna eco biostorica, 2° campo: Trattenere. © 2013. https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/struttura/trattenere

v“... Il vuoto è il campo dell'eco storico, la struttura nascosta delle trame d'evento, mentre il pieno sono le realizzazioni-eventi che permangono nel campo come tracciati storici (creste). In sì fatta organizzazione a un-tutto, l'eco storico assume il ruolo di collante spaziotemporale nel susseguirsi dei vari tempi 0: - L'area del non visto è il momentaneo silenzio di significato-evento ed è intrinseco al processo evolutivo del fitto gioco di proiezioni dialogiche individuo/campo. Le azioni di conoscenza avvengono sull'orlo membrana (occhio-finestra) tra il non visto e il visto, nei tempi 0. In tale linea di confine si rivela all'osservatore un che di reale (le scaglie d'evento), di cui resta sommersa tutta la struttura-trama evolutiva che l'ha prodotta. Tra il sommerso, campo del buio-ignoto, e il visto, della luce-realtà emergente, c'è un codice-filo in-visibile che li rende connessi. In tale dinamismo di non visti e avvistati il ruolo chiave di scopritore-ordinatore del senso-significato di realtà-verità è svolto dallo stesso occhio-mente lettore. ...”. Da A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0 , 2a nicchia, L'accoglienza della novità. Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali. 1° Campo, La lente Caleidoscopica, p. 3. © 2012. https://sites.google.com/site/biostoria/home/2a-nicchia/1---le-carte-storiche/2a-n---1-c-p-3

vi“ … Ogni evento nel suo oggettivarsi, imprime una particolare curvatura alla linea evolutiva. La curva che prende spazio-direzione, costituisce la cresta storica, come il nuovo corso-indirizzo che prende la vita in quel punto-area storica. La dipartita della distorsione oltre a creare la nuova strada, crea nel punto dove si è attuato il mutamento un vuoto-assenza di ricaduta. Il vuoto è ciò che non ha più possibilità di sopravvivere. In questa dinamica bio-fisica dell’organizzazione degli eventi gli stati di vuoto/pieni formano la spugna storica che è vista come una struttura a corpo unico che si propaga nel tempo-spazio a differenti ampiezze. Ogni perturbazione conserva una traccia-memoria dl suo passaggio che rende la dinamica della vita come un tutto informato che tende verso un tempo infinito. Cercando di semplificare il discorso teoretico con un esempio storico, si pensi al fenomeno dell’emigrazione. Anche questo esodo forzato di umanità crea un sistema di vuoto/pieno che è innescato dagli stessi flussi migratori; per cui aree si svuotano ed altre si accrescono, il movimento è in parte giustificato dai ritmi di velocità che creano dei campi di forze, con due poli, uno positivo e uno negativo: la ricchezza di un’area, passa per la povertà di un’altra. La questione meridionale, ad esempio, è come un’ombra che ha accompagnato la storia italiana e nessuna forma di governo ha potuto o voluto risolvere. Nei Paesi in cui si è registrato un grande gettito migratorio, si è generata anche una forma di conservatorismo mentale che ha generato arretratezza culturale, con relativo rallentamento delle dinamiche politico-sociali. Per questo la migrazione è una forma di ingiustizia storica. Essa apre nelle coscienze di chi rimane un vuoto che produce stati di solitudine, d’immobilismo e di fatalismo che certo non aiutano le economie locali; di chi parte uno stato d’insicurezza misto ad estraneità che porta a vivere nella nuova realtà storica, con un senso d’inferiorità, come i figli di un dio minore....” Da A. Colamonico. I vuoti della spugna biostorica. L'emigrazione. © 24 marzo 2008. http://biostoria.blogspot.it/2008/03/i-vuoti-della-spugna-biostorica.html

viiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, 1993.

viii“... Il tempo di vita del fatto è l'attimo: un attimo che può produrre degli effetti-cambiamenti piccoli o grandi, a medio o a lungo termine. La morte del fatto non significa che egli smetta di esistere, vi è solo il passaggio dal mondo dei reale al mondo del non reale, cioè dal mondo della vita al mondo dell'immagine. Il transito del fatto reale lascia un segno-informazione che con l'eco si espande negli altri tempi-spazi reali che seguiranno e si porrà a ogni passaggio in relazione con nuovi fatti-segni. L'insieme di tutti i segni è la Memoria storica che si può definire come il consapevole-inconsapevole della particolare Coscienza -Identità dell'Uomo. Il passaggio dal inconsapevole al consapevole è il processo di apprendimento, cioè la circolarità di apprendere/disapprendere, di ricordare/dimenticare. Apprendere è il riconoscere il segno, ritrovato nel tempo spazio che si sta vivendo e implica una serie di operazioni: definire, catalogare, datare, collocare... che richiamano alla vita altri tempi-spazi. Il rivivere del fatto passato nella memoria crea il legame presente-passato-passato. Per chiarire il processo, si precisa che il segno è diverso dal fatto: si può definirlo come l'immagine-informazione di esso e, in quanto tale, può costruire il legame del reale, oggi, con il piano del non reale, ieri. Il segno una volta identificato ed enunciato, può essere costruito come nodo e quindi posizionato nel suo piano storico. L'osservatore costruisce, poi, la maglia, cioè definisce il periodo e l'area del suo campo d'indagine e ricerca una serie di informazioni fattuali che porrà in relazione con l'elemento in esame. In tale fase può essere considerato un dato: ammesso che... cioè un elemento che si presta a essere trattato, confrontato, misurato, valutato in relazione ad una serie di variabili. Dalle risposte quantificate si costruisce il suo valore che interiorizzato può essere trasferito negli altri piani di reale che seguiranno. In questa fase finale si crea il legame con il futuro. Il processo di appropriazione-trasposizione del vissuto può essere sintetizzato in questa circolarità di presente-passato-presente-futuro-presente che passa per le quattro fasi: Segno-nodo-dato-valore. Avendo in precedenza indicato l'importanza di una lettura degli accadimenti storici per piani e campi di reale, la visione che si avrà dopo i quattro passaggi sarà quella di una storia in movimento, dove dei soggetti Io-Tu, agenti, mettono in gioco una serie di forze che a loro volta conducono ad altre risposte e così via... “ Da A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. pp. 37-38. OPPI, 1993.

ixA. Colamonico, M. Mastroleo. La geometria della Vita nel salto Eco-Biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo, pp. 39-40. © Il Filo, Bari 2010.

x A. Colamonico, M. Mastroleo.Verso una geometria multi-proiettiva della Mente © Il Filo, Bari 8 sett. 2010.

xi Il termine eretico assume in tale contesto il significato di pensiero divergente. L'accettare o meno un pensiero e un modello altro di Civiltà rivela il grado di democrazia del Governo che assume il potere. L'essere dittatore è una forma rapida per imprimere un'idea che non è soggetta a modellamenti ed adeguamenti, in tale modalità rigida si registra una certa difficoltà cognitiva che rende innaturali le scelte. La Natura come processo creativo non esclude la diversità, anzi si adopera a dare forma individuale a tutta la variegata gamma di colori, di geometrie delle forme naturali. Si pensi ai fiori o agli uccelli o alle nuvole e anche agli uomini: il negare valore rientra nella funzione neghentropica che porta a ridurre la complessità e a gerarchizzare. Ogni gerarchia è solamente una tecnica di riduzione di complessità funzionale alle strategie di lettura, ma non applicabile alla vita in sé. In tale negazione di valore di particolari letture mobbizzanti, lesive della dignità di individuo, si misura il grado di chiusura logica di un individuo-società.

xiiA. Colamonico. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. Alla palestra della mente. © Il Filo 2006.

xiii A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0 - Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. © Il Filo 2011.

xiv A. Colamonico Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. cit. 2005.

xv A. Colamonico. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. Alla palestra della mente. © Il Filo 2006.

xvi  A. Colamonico, M. Mastroleo.Verso una geometria multi-proiettiva della Mente © Il Filo, Bari 8 sett. 2010.

xvii A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0 - Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. © Il Filo 2011.

xviii  A. Colamonico, M. Mastroleo.Verso una geometria multi-proiettiva della Mente © Il Filo, Bari 8 sett. 2010.

xixA. Colamonico. Ordini Complessi. Op. cit. Il Filo, 2002.



Carta biostorica le gemmazioni d'evento.
 Firenze 2008, Palazzo Strozzi.




© 11 Marzo 2013 - Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -




La Verità intricata/intricante.




Da A. Colamonico. Il filo, in Le stagioni delle parole. © 1994.



Alla Palestra della Mente:


Un gioco di lettura.


  • Primo perCorso Lineare - Osservare secondo la successione alfabetica indicata le differenti sequenze filmiche selezionate.
Obiettivo:
  • Acquisire una molteplicità di informazioni relative al "valore" attribuito alla Conoscenza nei vari periodi storici.


a.


Wittgenstein: i limiti del mio mondo sono i limiti del mio linguaggio

Finestra - Evento: Film Wittgenstein - Derek Jarman (1993)



b.


'Il nome della rosa' di Jean-Jacques Annaud (1986)

Finestra - Evento:  Il romanzo di U. Eco è un  film.


c.


Paris - Centre Pompidou


Finestra: La metamorfosi degli ambienti non toglie valore alla conoscenza.


d.



Il "repiro" della Conoscenza: ieri e oggi.

Finestra: La biblioteca di Alessandria d'Egitto, sui resti della I biblioteca del Mondo (288 a. C.).


e.



Ipotesi di dolo nell'incendio del primo museo scientifico interattivo di seconda generazione "Hands-on" realizzato in Italia,

Finestra - Evento: Bagnoli (NA), 4 Marzo 2013. Incendio della Città della Scienza.

Scienza e didattica.




  • Secondo perCorso Complesso - Si provi ad avviare tutte le sequenze  filmiche insieme e soffermarsi ad ascoltare.

Obiettivo:
  •   Sperimentare la molteplicità dei linguaggi, simultaneamente. 


Risultato:

  • La Complessità è una pluralità di linguaggi che si fa pluralità di mondi, vi accorgerete, ad un certo momento, che la vostra mente scarterà tante informazioni e ne registrerà solo alcune, dandovene la comprensione chiara, nonostante il rumore di sottofondo.
Siamo immersi nel Mondo e da tale immersione estrapoliamo il linguaggio che si fa spiegazione dell'essere abitante.











Chi vive in un mondo di pensiero classico o medievale o ottocentesco è disadatto a vivere nel presente, e, peggio ancora, a partecipare attivamente al progresso e all’affermarsi del futuro. B. de Finetti










Accoglire la novità della vita.

CHI MUORE (Ode alla vita)


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare;

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre

che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.


Di Martha Medeiros, erroneamente attribuita a Pablo Neruda.
















Quando ci innamoriamo troppo delle parole ferme in una pagina scritta, finiamo col perdere il "divenire" della vita. Ogni scritto è solamente e unicamente un compreso di un quid che è già oltre.
  A. Colamonico










Il significato gioioso del fare.


La lezione


Dal corridoio si sentiva il chiasso, il solito chiasso del cambio d’ora. Era come se in un medesimo istante nei loro cervelli scattasse la molla che li spingesse ad essere degli agitati.
Finsi di non sentire, entrai e mi diressi verso la cattedra. Aprii il registro e iniziai a scrivere.
Di colpo ci fu un silenzio sordo, solo allora alzai lo sguardo e li osservai, uno per uno.
Mi stavano guardando con curiosità, forse si aspettavano una parola, un cenno, ma rimasi indifferente alla loro richiesta silenziosa di comunicare. Ripresi il registro di classe, scrissi il mio nome e mi fermai a guardare la scritta "lezione" mentre il tempo, inesorabile, attimo, dopo attimo faceva il suo lavoro.
Il silenzio nell’attesa a tratti si riempiva di battutine e risatine. Luigi verso Anna disse ad alta voce: - Ma che le prende, oggi?
Anna lo zittì con una gomitata. Stefano si mise a raccontare una barzelletta, senza finale. Gabriele e Maria ricordavano la serata precedente. Andrea nel suo obbligato silenzio era lì a sognare, con i suoi occhioni mobili.
Francesco sfogliava il diario, mentre disegnava scheletri di auto. Fedele, si mise a discutere con Natale, dandogli uno spintone. Intervenne Vito da paciere e si prese un pugno nello stomaco. Costantino in sua difesa mollò un ceffone a Marcello.

A macchia d’olio la lite si estese; cadde una sedia. Volò un libro condito da una parolaccia.
Vincenzo sotto la finestra copiava gli esercizi di fisica dal quaderno di Rocco che la sera precedente era rimasto a casa a studiare, mentre lui era andato a cinema con Daniela. Daniela, come era morbida. Ne ricordava ancora il profumo e sentiva il calore delle labbra, sfuocate dalle immagini di pellicola lontana.
Vincenzo riportato dal chiasso nella classe, si alzò e gridò.
Quali soldatini di latta, tutti zittirono, si guardarono e mi guardarono, increduli, non sapevano leggere la mia indifferenza al loro disordine.
Dominga si fece vicina con un dolce sorriso e mi offrì una caramella alla liquirizia. La presi, la scartocciai e la osservai facendola ruotare tra le dita poi lentamente la misi in bocca con un grazie, gelido.
Continuai a starmene tutta sola sulla cattedra, osservando quella voce del registro. Tutto quanto ci divideva era lì, in quel insieme di tre sillabe.
Le-zio-ne
. Le di letizia. Zio di azione. Ne di nesso.
Nesso.
Letizia. Azione. Ovvero il significato gioioso del fare. Quale fare? Lo stare insieme in quella aula. Con tutti quei membri alle pareti, in tutte le diverse posizioni o con il cuore di Gisella, trafitto da chissà quale Gianluca. Quale gioia? Lo stare al chiuso di una stanza troppo stretta a contenere trenta banchi. Con quel sole che faceva capolino dalla testa di Arturo e si infrangeva sulla cartella di Giovanni. Quale significato? Il racconto di Colombo che aprì nuovi mondi che già c’erano o di Garibaldi che ci unì in un solo grande corpo, senza il permesso della Lega.
Rapida, decisa, mi liberai dal ciuffo di capelli che mi velava l’occhio destro, facendomi vedere un mondo a strisce e in un tonfo secco chiusi il registro di classe, privo di un nome alla voce lezione
. E cominciai.


A. Colamonico. Ed Altro. Le stagioni delle Parole. © 1994






Jaume Plensa -Barcelona

















Mappature del DNA








La Natura non ha mai costretto le cose ad essere piccole o grandi. Lo ha fatto la nostra mente. Ogni teoria scientifica che sviluppiamo è innanzitutto un "discorso" sulla Natura; cioè una rappresentazione nella nostra mente di cosa la Natura è e che cosa fa. Alcuni dei limiti che vediamo nella Natura sono limitazioni della nostra mente; e inversamente alcune delle perfezioni che vediamo nella Natura sono perfezioni della nostra mente (ad esempio, il fatto che c'è un colore bianco, o che qualcosa è freddo, o che una pietra è tonda, mentre nessun oggetto in Natura è pienamente bianco, freddo o rotondo). La Logica Fuzzy è probabilmente un migliore compromesso tra la nostra mente e la Natura, perchè permette di esprimere il fatto che le cose sono non semplicemente zero o uno, bianche o nere, calde o fredde, rotonde o quadrate; esse sono "in mezzo", sia bianche che nere, sia calde che fredde. P. Scaruffi





Agnese e Giovanni


Da quando le aziende avevano smesso d'assumere ingegneri informatici, svalutandone la professione, Giovanni aveva deciso di riciclarsi. Voleva fare un salto di qualità. Passare dello studio dei “mondi virtuali” a quello dei “mondi psichici”. Da ingegnere delle informazioni, a ingegnere delle trame dei pensieri.

Aveva spostato il campo delle sue ricerche dai bit, ai qualia. E si era così inoltrato nelle neuroscienze, nella fisica quantistica, nella semiotica con un po' di ontologia.

La quadratura delle dinamiche mentali era il suo obiettivo. In tutto quello sforzo di smontaggio e rimontaggio di informazioni, voleva fare la mappatura degli spostamenti dei pensieri come era stato fatto per il DNA. Era certo della presenza di flussi inconsci che valicando gli individui, generassero gli esodi  dei pensieri da soggetto a soggetto con le invasione di campo, come in uno stadio.

Abituato a creare reti e reti di informazioni si era impantanato in una molteplicità di punti di vista e fu in tale stato disordinato che incontrò Agnese nel convegno: Coerenza cognitiva e apertura logica.

La donna, ignara di quello che avrebbe scatenato di lì a poco, presentò la mappa del suo occhio-lente pluridirezionale e concluse l'esposizione, definendo gli aspetti autoreferenziali della conoscenza, vincolata alla mappa cognitiva del singolo occhio lettore-attore storico.

Questa formula ordinativa e privatissima del sapere si scontrò con tutte quelle correnti di pensiero del puzzle di  Giovanni che subito l'aggredì.

Agnese che non si lasciava scoraggiare da una voce grossa, accettò la sfida e calcò la dose nella replica, consapevole del significato, prima di tutto, storico del suo lavoro.

Sostenne con fermezza la sua tesi: - Credo fermamente che svincolare dai sensi collettivi che creano gli zombi storici, sia il vero scopo delle ricerche sulla mente e sulla costruzione dei pensieri!

Non ha senso costruire mappature su mappature di dinamiche mentali, se poi non si indaga sulle qualità dei pensieri, sulle organizzazioni dei piani delle scelte e sulle scale etiche individuali e sociali che generano tali scelte. È ora di finirla con la massificazione delle cose!

In natura ogni elemento è un individuo storico unico, improponibile al di fuori della sua nicchia di spazio-tempo. Il massificare è una “cecità di lettura” che porta a generalizzare, quello che in natura è solo singolarità. Ogni soggetto è unico e ogni lettura è unica, come ogni risposta è unica!

Compito della conoscenza è rendere consapevoli gli individui delle possibilità storiche, non manipolare le menti e i risultati in funzione di giochi economici o di manie di dominio che mirano a deresponsabilizzare e ingabbiare le coscienze.

Emersero così le due posizioni: quella di Agnese che voleva rafforzare l'individuo e quella di Giovanni, omologare in comportamenti collettivi per prestare il fianco alle manipolazioni dei mercati.

C'era un abisso tra di loro, tanto che l'uomo nella lettura di Agnese aveva colto un traccia pericolosa di futuro nel saper stoppare quel flusso automatico, ammettendone per davvero l'esistenza.

Quando tutto fu finito, Agnese ritrovandosi con il suo amico Mauro, commentò con una nota d'amarezza: - Caro Mauro, esisteranno sempre le due logiche, quella che vuole la libertà di ogni uomo credendo nel valore della vita e quella che si intriga a schiavizzare in nome di un tornaconto!

Mauro, sorrise e annuì.



(da A. Colamonico. Il grido - Orditi di trame‎ > ‎ © 2011 ‎ .)






L'occhio che legge lo spazio, essendo nodale, si muove in più direzioni, percepisce i mutamenti, coglie le differenze, scopre le possibilità di altri punti di vista. E uniformemente ai suoi modi di lettura: procede secondo più linee, moltiplicando un'informazione all'altra. Antonia Colamonico









Agnese


Un senso di fastidio la colse all'improvviso. Chiuse il libro, la sua lettura era terminata. Agnese era diventata molto critica in fatto di libri. Spesso le capitava di non riuscire a proseguire dopo solo poche pagine lette.

Coglieva una forma di ridondanza nelle parole, nei concetti, nei significati che di libro, in libro si perpetuava: - Non ne posso più di tutte queste ripetizione di detti e ridetti che non aprono ad alcuna novità!

Aveva la sensazione che la cultura fosse giunta al capolinea delle idee.

Ogni idea è una forma concettuale, - si ripeteva - che apre una nicchia di significato nella mente. Ogni significato un pensiero e ogni pensiero una veste di realtà.

Oggi, - pensava, con quel libro chiuso in mano, - c'è una crisi di realtà. Non si sa più quello che è vero e quello che è falso! Ogni pensiero è stato svalutato, in una inflazione di parole. Tutti parlano, parlano. Mai nessuno che faccia un'azione di verifica! Nessuno che dica questo è importante, mentre quest'altro è un'idiozia!

La conoscenza è ormai un grosso pacco postale, in cui è stato ammassato il tutto del tutto. Quello che manca - si convinse Agnese - è una bella potatura di tutte le banalità, i falsi problemi, le mezze verità!

Non c'è coerenza tra gli stati dei pensieri e quelli delle azioni. Ogni parola, s'è sganciata dalla sua azione, diventa una “cosa” vuota. In tale assenza, emerge la stupidità collettiva di “uomo scimmia”.

La caratteristica dei primati, infatti, è quel vivere in gruppo, imitandosi. Si è in una regressione storica, per mancanza di umiltà: - tu scrivi, io scrivo! ... Tu leggi, io leggo! ... Tu viaggi, io viaggio! ... Tu muori, io muoio! ... In tale massificazione si sta perdendo la singolarità.

L'essere un numero primo, crea la bellezza!

Tutto questo sentiva Agnese, mentre ai suoi occhi emergeva - Una bruttezza dilagante di stampi perpetuati, di fotogramma in fotogramma.

Decise di dare un taglio ai cattivi pensieri, prese una matita blu e iniziò a segnare parole, frasi, macro-sequenze... di tutte quelle pagine.

Ad operazione finita, attribuì il voto: - zero spaccato!

In quella bocciatura si sentì rincuorata, almeno una forma di distinzione lei l'aveva attuata.

(da A. Colamonico. Il grido - Orditi di trame‎ > ‎ © 2011 ‎ .)



La forza della vita


La forza della vita.






Ti auguro di vivere
senza lasciarti comprare dal denaro.
Ti auguro di vivere
senza marca, senza etichetta,
senza distinzione,
senza altro nome
che quello di uomo.
Ti auguro di vivere
senza rendere nessuno tua vittima.
Ti auguro di vivere
senza sospettare o condannare
nemmeno a fior di labbra.
Ti auguro di vivere in un mondo
dove ognuno abbia il diritto
di diventare tuo fratello
e farsi tuo prossimo.
Jean Debruynne
Pagine secondarie (1): Topologia del gioco
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