Home page‎ > ‎A - Struttura‎ > ‎1. Assorbire‎ > ‎

Il tempo 0


L'intelaiatura della vita

L'organizzazione a "fatto-tempo-spazio"

(Intelaiatura: tutto ciò che sta alla base di qualcosa, sinonimo di radice, origine, causa.)


Antonia Colamonico
biostorica







Il tempo 0: l'attimo di presente
.






Sant'Agostino definendo il tempo, ne
Le confessioni, ha evidenziato il suo carattere sfuggente:
"Allora che cosa è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più".

Proprio isolando tale difficoltà, egli ha sintetizzato tutto il limite cognitivo dell'uomo che, nell'azione del ricercare definizioni generali, resta circoscritto a giustificazioni particolari, legate alle inclinazioni soggettive di dicitura e di mappatura di una realtà che trasborda i confini dell0 sguardo:
  • La ricerca della verità si pone come la funzione storica che spinge l'osservatore (uomo) ad interrogarsi sulla vita e sulle sue implicazioni, ma in tale anelito al vero egli sa trovare solo delle soluzioni diversificate che gli danno una consapevolezza di breve durata, poiché basterà un nonnulla perché tutto quanto definito sia capovolto. In tale perenne stato del dubbio, la conoscenza assume la connotazione dell'incertezza, rivelando tutta quanta la fragilità del castello concettuale sin lì elaborato e da cui necessiterà ripartire per il successivo viaggio d'esplorazione. Ogni viaggio è un processo di chiarificazione della realtà percepita che di fatto è una "vestitura" di verità. Ogni conoscenza è un dare l'abito (status di abitante spaziotemporale) ad  un "quid" che assume la connotazione di senso-valore, circoscritto alle lenti-carte-scale cognitive e alla finestra-campo di lettura.

Ponendo il limite-contorno al sapere umano, Agostino ha dato, inconsapevolmente, una forma topologica alla dimensione temporale, definendo la particolare struttura a svincolo-nodi del contatto tra il tempo vitale (t. vissuto in ogni tempo 0) e il tempo compreso (t. immaginato-ricordato).  

Ogni avvistamento (azione del vedere) fa inglobare
nella coscienza dell'osservatore-vivente i differenti campi-trame (le finestre-reti) delle aree dell'ora-adesso e dello ieri-domani, relativi sia alla dimensione dell'io-sé e sia a quella del mondo-altri come dei molteplici territori (topos) proiettabili nello spaziotempo (la mente multi-proiettiva), come tante immagini su di uno schermo che, a differenti aperture-videate (le finestre storiografiche), rendono possibili i percorsi di conoscenza che daranno spettro-visione alle azioni di risposte storiche:
  • Lo stato dell'essere presente, a sé e al mondo, accompagna ogni esplorazione del soggetto storico, quale spartiacque a tempo 0 che si fa bordo-soglia del contatto in cui si vincolano, allacciandosi e circoscrivendosi come in una cerniera, gli stati del fuori (universo) e quelli del dentro (io) che danno alla mente-pensiero la molteplice dimensione di una realtà a più mondi, percorribili lungo quella linea-cerniera di confine segnata dall'ora-adesso.
Ogni singola coscienza, indipendentemente dalle particolari indagini o azioni storico-disciplinari, nel suo viaggio nella vita, decide arbitrariamente d'indirizzare la sua attenzione o verso il mondo o verso il sé e, in tale capacità a volgere lo sguardo, mette in luce un'area della forma vitale e automaticamente in ombra un'altra zona, in relazione ad una molteplicità di stimoli percettivi che svolgono la funzione di ordinatori sensoriali di esperienze fattuali-fattibili. Si può parlare, in tal senso, di un costruttivismo soggettivo storico-epistemologico che vede lo stesso osservatore (ogni uomo) coinvolto nell'azione di lettura-definizione, in quanto ogni indirizzo-verso dello sguardo-mente vincola insieme, l'osservatore-soggetto e l'oggetto-osservato, nella carta-definizione  che è il risultato della ricerca di un particolare significato:
  • Ogni lettura è un indicatore di senso-direzione di sguardo-risposta alla vita di una singolarità che ha fatto di tale ricercare uno degli scopi della sua azione storica, trovando così, con il gioco-reti delle proiezioni immaginative di spazi-tempi-fatti delle soluzioni sufficientemente coerenti e condivisibili in carte-mappe. Sono le carte ad essere oggettive, cioè "oggetti" che si prestano ad essere intessuti (tessuti dentro) nelle osservazioni successive, anche di altri osservatori, e non le soluzioni che restano sempre vincolate all'occhio-mente di quel particolare uomo-lettore che in un databile e collocabile momento storico ha ritenuto opportuna la tale risposta storica e non la talaltra (soggettivismo della scelta).
    • Non si possono massificare le scelte-risposte di azioni, senza svuotare di significato storico le dinamiche vitali, in ciò si può leggere la gabbia cognitiva delle "società di massa" che hanno de-personalizzato le risposte, rendendole copie standardizzate di modelli astratti privi di identità concrete (le ideologie e le  mode). Nella perdita d'identità singolare si smarrisce lo scopo vitale della dialogica individuo/campo e di riflesso della capacità proiettiva dello sguardo-mente che si modella, uni-formandosi, al ristretto consumo dell'attimo, perdendo così la profondità elaborativa e proiettiva dello sguardo, con relativo depauperamento della spugna del pensiero (vero stato di povertà).
  • Ogni singola risposta dalla teoria scientifica più ricercata all'espressione artistica più raffinata, dall'azione più nobile a quella più deprecabile, è una ricerca privata di un soggetto lettore-attore-abitante storico, delimitato in una nicchia particolare di spaziotempo, che ha dato la sua versione-inclinazione alla dinamica degli eventi, che si fa visibile (oggettiva nei fatti) in una data azione o in un certo scritto o in una precisa dimostrazione o in una evidente scoperta o in un particolare manufatto... Ne consegue che il soggettivismo significante si fa oggettivismo significativo solo nella dialogica tra osservato-osservatore-osservazione. Si comprende come in una partecipazione attiva del soggetto storico, non tutte le risposte storiche possano essere trasferibili e quindi perpetuabili, in nome di una validità oggettiva, svincolata dall'individuo e dal campo che le hanno immaginate-attuate.
  • Ogni risposta è un “fatto-evento” che lega quella particolare nicchia storica (databile e collocabile) al suo privato soggetto (nominabile) che l'ha compiuta e in tale unità mente/campo sono un uno/tutto irripetibile. Ad esempio Napoleone Bonaparte accettò di scendere in Italia e dare spazio al sogno francese di un impero e alle aspettative dei giacobini italiani di libertà dalla tirannia dei monarchi assoluti. L'azione, assumendo una data e un luogo, concreti (campagna d'Italia del 1796-1797), si trasformò da proiezione mentale di immagini di futuro in uno stato di fatto e, nel compiersi, furono negoziate e limante le manie di grandezza napoleoniche con le aspettative francesi, con quelle italiane, per cui il risultato storico (oggettivo) fu un certo verso-direzione impresso (scritto dentro) alla dinamica del divenire dei campi vitali, in cui Napoleone ebbe un ruolo decisivo per quelle che sarebbero state le diramazioni d'evento (creste storiche) private, nazionali, internazionali. La medesima argomentazione vale per una teoria scientifica, ad esempio, la teoria della relatività allargata di Einstein che indirizzò le ricerche successive dando delle forme storiche a taluni eventi (effetto domino), inibendone altre; o per una particolare interpretazione pittorica dell'azione della luce, ad esempio, con Caravaggio, che influenzò il gioco di luce/ombra dell'arte successiva, aprendo all'impressionismo del primo '900; o per quant'altro. In tal senso Napoleone, Einstein e Caravaggio assumono il ruolo storico di perturbatori dello spazio-tempo, lasciando un'impronta nel divenire della storia che si fa orma indelebile del loro passaggio nella vita.

Ogni soggetto costruisce, nel gioco di stimoli-sguardi-significati-rimandi, la privata spugna mentale che si fa mappa di proiezioni di realtà oggettiva a doppia polarizzazione io-mondo, incidendo così con il privato valore-indirizzo il fluire della vita e imponendo l'ombra-spettro dei personali gradi di chiaro/scuro ai sensi del sé e del mondo che resteranno per sempre influenzati:
  • La coscienza non è scissa dall'esperienza, che si fa sotto-strato che permea di sé ogni scelta d'azione, incanalando gli stati di umori, di sensazioni, di pre-certezze, di sofferenze e di già compresi verso una particolare angolatura di significato. In tale essere sempre presente a sé medesima la coscienza esperienziale, come la spugna naturale nel suo habitat marino, elabora in simultanea i significati-nome, gli spazi-forma e i tempi-durata relativi ai particolari quid storici avvistati che, assumendo presenza e connotazione di reale nel tempo 0, si imprimono nella memoria come “echi informativi”. In tale capacità recettiva la coscienza svolge l'azione di antenna-precettiva di segni vitali; gli stessi studi scientifici, oggi, indagano sulla forma del DNA e iniziano a isolare in essa una funzione di antenna, quale orecchio in ascolto, in grado di facilitare l'interazione dell'individuo (storico) con il suo habitat-nicchia (storico) al di là della stessa struttura bio-evolutiva di specie. Proprio in tale “abilitazione all'ascolto” di echi di campo si può parlare di apprendimento storico intrinseco all'intero processo vitale che rende ogni soggetto, di ogni livello-nicchia storica, attento ai segnali che poi dovranno essere decifrati e collocati, secondo i privati linguaggi, in un particolare senso-direzione evolutivo, indipendentemente dalla appartenenza al regno animale o vegetale o minerale... o se particella o onda o altro. 

    • Ogni collocazione-definizione è una riduzione  concettuale (del particolare uomo) intrinseca al processo di conoscenza e di chiarificazione della realtà esperita che, in sé, non ha nome. Esiste una consapevolezza storica (a campo allargato)che rende possibili le evoluzioni, pur nelle particolarità locali, come una grande memoria-madre (il Tutto-rete) da cui prendono a differenziarsi le memorie-figli di realtà (l'uno-nodo), in grado di apportare, ognuno, una particolare novità ed eccezionalità.

  • L'essere co-scienza (a rete uno/tutto, madre e figli) fa assume, alla Storia-campo, a finestra allargata, e all'individuo-soggetto, a finestra ristretta, il ruolo-funzione di vivente, quale saper essere, consapevolmente, con l'uno/ tutto, in ogni attimo di presente, a 360°; in tale consapevolezza si attualizza la dialogica individuo/campo, sempre filtrata dall'occhio-mente del singolare osservatore che avendo la capacità decisionale e interpretativa dei segni-echi storici, decide di volta in volta il cosa, il come, il quando e il perché rispondere o no.
La possibilità a rispondere, individualmente, agli stimoli informativi del campo, da un lato svincola la realtà da un meccanicismo automatico in cui tutto si ripete secondo canoni ben formalizzati ["struttura a orologio", in K. R. Popper. Nuvole e orologi. Il determinismo, la libertà e la razionalità. Armando Ed. 2005] , dall'altro rende possibili le gemmazioni vitali diversificate (processo moltiplicativo), essendoci la possibilità di una complessità di risposte particolari che legano, come in un abbraccio, ogni singolo individuo al suo spazio-tempo e questo a tutti gli altri spaziotempi, per cui non si può più parlare di determinismo storico essendoci una soglia di libertà, zona d'ombra di lettura, nei sistemi vitali, che rende non scontate le dinamiche future. Ed in tale stato d'incognita i processi si legano (nodo-svincolo) alle variazioni minime di campo (l'effetto farfalla) che, amplificando e ramificando le forme con una complessità di risposte storiche, fanno del processo creativo un diveniente (colui che diviene) e non un già compiuto, come inteso nel meccanicismo ad orologio del paradigma classico. 

La vita vista dal di fuori (occhio eco-biostorico a punto infinito) assume un corpo-membrana,  come sistema a uno-tutto di processo moltiplicatore che rende non finita e non scontata la creazione; in tale continuo rigenerarsi il nuovo può prendere forma, manifestandosi come l'aspetto più importante del processo storico che ha inscritto, in sé, la partecipazione attiva di ogni singolo soggetto-creatura-antenna, quale contributo inalienabile e privato al divenire storico:
  • La libertà è nella vita e la vita si riconosce nelle infinite possibilità di ogni individuo-agente storico (a 360°) che collocandosi, ciascuno nel suo campo-nicchia di realtà, può assumere a pieno il diritto di cittadinanza che fa di ogni campo-individuo un'unità singolare unica e irripetibile, come unici e irripetibili sono i fiori di un ramo di una data stagione e di un particolare albero. Le singolarità vitali come in una danza coabitano nello spazio-tempo che resterà per sempre informato e perturbato dal loro passaggio nella vita, a tempo 0.
Se si prova a disegnare la dinamica relazionale dei campi individuo-vita, in senso lato, essa assume una forma a insieme unico di molteplici sotto-sistemi che possono essere percorsi solo lungo il bordo del contatto-adesso che ne segna, secondo per secondo, il perimetro esplorativo e come uno svincolo stradale apre a più possibilità di direzioni, così la percezione-lettura-esperienza apre la privata coscienza o verso il soggetto (il sé) o verso l'oggetto storico (il campo altro da sé), che si strutturano come due orizzonti informativi diversi in comunicazione tra loro.

La comunicazione è nello stesso processo storico, proteso alla dinamica del divenire. L'osservatore-soggetto uomo, in tale gioco di percezione-lettura-significato, si posiziona come un occhio egli in un 3° campo a punto infinito, esterno ai due mondi, in tale essere un al di fuori alla dinamica io/mondo può esercitare la scelta e proiettare come su uno schermo: il come, il dove, il perché, il quanto e il quando di ogni rilevazione e iniziare così a intessere privatamente le trame storiche dei suoi apprendimenti, instradandosi ora verso il fuori-mondo, ora verso il dentro-io:
  • Tale terzo campo di lettura, come ulteriore livello ordinativo della coscienza, si posiziona quale area dell'attesa di giudizio, pari ad un grado di astensione o meta-posizione che rende discontinua la percezione del tempo ed è proprio in tale stato neutro di scelta che si comincia a distinguere l'unica realtà in due sotto-campi e questi in altri e altri sotto-campi ancora che dispiegano a loro volta le tante “de-rive di realtà” con sdoppiamenti ulteriori di sotto insiemi a cui viene data dignità di veste storica.
Il sistema cognitivo che ne scaturisce è più simile ad una forma geometrica a frattale che ad una linea retta, così come fu interpretata dagli storici classici. Essi figli del loro tempo, infatti, lessero il gioco riflessivo di Agostino sul tempo, secondo una visione a geometria euclidea, per cui l'organizzazione della conoscenza fu immaginata come semplice successione continua di tempi-presente, quale semplice procedere dallo ieri, linearmente, verso il domani e su tale linearità uni-dimensionale di organizzazione si disegnò, definitivamente, la carta storiografica (C. Cellario 1634-1707) come una freccia-tempo indirizzata dal passato verso il futuro.

La trovata di una carta storiografica a linea retta rese possibile semplificare la gestione e l'organizzazione degli eventi storici, che, con un sì fatto espediente mnemotecnico, si poterono disporre in successione temporale, isolando delle relazioni di cause ed effetti che assunsero, sulla carta-mappa, delle precise collocazioni di derivate storiche. La retta, poi, si prestava bene ad essere successivamente scomposta in tanti segmenti-porzioni di linee-tempo, in cui era facilissimo poter raggruppare gli stessi eventi in sotto-periodi storici, dividendoli secondo le differenti epoche - Preistoria, Antichità, Medioevo, Età Moderna, Mondo Contemporaneo; Paleolitico, Mesolitico, Neolitico; Alto, Basso Medioevo...




Tale organizzazione è ancora riscontrabile nei testi scolastici, che mostrano una successione di date creando di fatto una rigidità mentale a cause-effetti (occhio uni-direzionale), che svincolano le interpretazioni storiche dal punto-posizione dell'osservatore-narratore, come se egli fosse un occhio indifferente agli orizzonti di lettura che egli stesso si dà:
  • Gli storici di fatto finirono per confondere il piano di lettura (punto di vista) con quello di verità storica degli accadimenti e diedero alle interpretazioni, semplici narrazioni, il carattere assoluto di oggettività fattuale, ma il credere obiettiva la privata lettura fa inevitabilmente scontrare con le letture altrui, di qui gli irrigidimenti ideologici con le intolleranze culturali, religiose, sociali e politiche.  

    • Ogni intolleranza, a occhio-lente eco-biostorico, è in realtà una limitatezza-cecità immaginativa e osservativa, indice di una sofferenza cognitiva che nasce dall'aver negato valore alla complessità dell'esplicarsi della vita nelle sue innumerevoli forme (negazione del diritto di habitus-cittadinanza).
Tale linearità organizzativa non fa visualizzare, ad esempio, i legami d'interdipendenza (effetti di ritorno delle azioni) tra l'individuo e il campo che insieme azionano la dinamica storica degli spazi-tempi-fatti, in relazione alle singolari esperienze, che rendono discutibili (soggette a più livelli-strati interpretativi) le attribuzioni di cause-effetti:
  • Ogni risposta storica implica il piano della scelta da parte o dell'individuo o del campo, e ogni scelta è il risultato di una molteplicità di fattori funzionali al far emerge quell'una ed una sola risposta che si fa concretezza storica (il fatto-evento). I fattori iniziali essendo campi della scelta o dell'agente o del campo, restano nella zona d'ombra dell'elaborazione che si fa visibile solo nell'atto di concretezza, lasciando intorno a sé quell'alone d'incertezza così bene raccontato nelle Confessioni.
Gli storici così facendo, inoltre, finirono con lo svincolare il tempo dallo spazio che, rappresentati come due realtà indipendenti, cessarono di essere vincolati con le influenze reciproche sui fatti, sino a quando A. Einstein non introdusse il cronotopo.

Perdendo la reciprocità d'insieme sistemico, come ricaduta sul cervello-mente, si ebbe una fissità cognitiva (forma regressa di pensiero), infatti il limite di una tale organizzazione della conoscenza storica è nell'educare l'occhio di lettura ad una forma d'egoismo storico, in quanto non essendo possibile leggere gli effetti di ritorno delle azioni personali, il pensiero si localizza su una sola area d'osservazione, relativa al sé-classe sociale e su un unico livello evolutivo l'agente-gruppo storico di appartenenza:
  • questo non avviene ad esempio con una lettura a feedback con un tempo circolare di andate e ritorno di azione, in cui ogni azione genera una perturbazione-ricaduta di campo-habitat e il campo adeguandosi e modellandosi alla “variazione” storica, produce a sua volta una risposta che genera un effetto di ritorno sullo stesso individuo-agente che così potrà imparare a leggere il valore-peso storico della sua azione iniziale e poter migliorale la traiettoria nell'azione successiva. In tale azione continua di verifica del sé e del campo i due si fanno unico processo nella medesima mente dell'osservatore-narratore che si apre all'incontro del sé con l'altro.
Solo in una lettura “attenta al campo” si sviluppa un occhio-mente dialogico che sa vedere sé e l'habitat come un unicum che si evolve, insieme, vincolandosi nuovamente, sempre, come in un abbraccio vitale; modo di lettura questo, ad esempio, tipico delle società arcaiche naturali, attente alle dinamiche cicliche del ritorno delle stagioni con le produzioni naturali; modo di lettura quasi totalmente perso con il sistema industriale e il suo modello a catena di montaggio (il taylorismo), con la divisione a linea-sequenze dei compiti e con la standardizzazione dei prodotti, la massificazione dei mercati e delle abitudini sociali.
Da quanto sin qui detto si può cogliere come l'organizzazione delle carte di lettura svolga la funzione di spaziatura della stessa mente, per cui si genererebbe una forma di dipendenza tra il soggetto osservatore, il modello-idea elaborato e la tipologia d'azione costruita. Ritornando alla lettura agostiniana egli ponendo il nodo-contatto tra il dentro e il fuori, non vide una costruzione di linea-continua, ma una gemmazione a punti-vuoti adesso-ieri-domani che aprivano in lui spaccati-finestre di ricordi e di sogni che gli facevano percepire i mutamenti storici, pur nella consapevolezza della permanenza d'identità:
  • il valore della sua intuizione sta nel fatto che nonostante la permanenza nello stato dell'oggi, il soggetto-io lettore ha memoria del passato e consapevolezza del futuro che aprono la mente a due forme differenti di spazio-tempo, il non è più e il non è ancora, come delle linee di fuga a più percorsi immaginativi che permettono di tracciare la privata carta storica multi-orientata all'infinito passato e all'infinito futuro nel finito presente.

Leggendo con lo sguardolente biostorico la visione-sguardo d'Agostino, egli osservava un'esplosione di spazi-tempi che contornati da finestre tematiche, gli davano una struttura aperta di memoria storica, come tante stanze, una nell'altra, in cui egli si muoveva tessendo i sistemi di reti di senso che vestivano i ricordi e le aspettative-sogni di significati funzionali al suo stato di presente
 
Solo accettando la funzionalità come lo scopo vitale, si rende coesa la coscienza che assume il ruolo di negoziatore degli stati di realtà, in ogni tempo 0 di presente.

Si può comprendere come assuma importanza il come si leggano e si organizzino le informazioni fattuali, lo storico ad esempio, oggi, non può più limitarsi  ad una semplice narrazione di eventi (cronaca), ma dovrà assumere una meta-posizione  ad occhio eco-biostorico, di tipo geometrico, per rilevare le interdipendenze tra il sé e il mondo, elaborando le proiezioni di relazioni tra fatti-idee-carte-bisogni-soggetti-agenti-occhio lettore-ricadute d'evento. Lo stesso dicasi per un fisico o un economista o un politico o... Tutti quanti dovranno imparare a sviluppare una chiara consapevolezza di essere, simultaneamente, osservatori di dinamiche e perturbatori di realtà in grado di rendere inevitabilmente vincolate e parziali le letture stesse e, in tale essere carte di possibilità storiche, ogni lettura assume una valenza storica di orientamento-riflesso nella complessità a multi-strato, a multi-verso e a multi-forma della vita. In tale consapevolezza del limite di lettura si crea la "tolleranza" storiografica che apre la mente alle logiche dell'alterità che amplificano le proiezioni di verità.

Solo sapendo indossare una lente cognitiva caleidoscopica a occhio eco-biostorico (occhio di mosca) si potrà essere in grado di scalare e relativizzare le letture in rapporto ai punti di vista, alle carte-mappe, ai fatti isolati e alle aspettative di lettura stessa che, come tante semplici collocazioni diversificate nello spaziotempo, potranno svelare il limite nelle produzioni fattuali delle società. Ogni limite poi si porrà come il punto di partenza per eventuali correzioni storiche, dato che mutando o ruotando le stesse posizioni-interpretazioni cognitive si produrranno altri modelli-carte di differenti dinamiche che diverranno abiti mentali difformi con relativi diversi giudizi storici:

  • In tal modo moltiplicativo a sguardo eco-biostorico si comprende come si possa parlare di miopia di lettura della cultura classica o moderna, in cui in nome di una legge generale prestabilita si creavano le gabbie storiche con le cerchie di privilegi e di ingiustizie con cui si attribuivano i gradi di maggiore o minore diritto ad esserci nella vita e quindi i genocidi, le lotte di classe, gli accaparramenti, i ghetti e tutte le barbarie di una mente malata di fissità cognitiva ed emotiva.
Ogni limite, invece, è un confine valicabile che dà nuovo spazio ai non ancora detti-fatti dei modi possibili che entreranno, una volta attuati, a pieno titolo nelle costruzioni vitali.

__________________

iSant'Agostino. Le confessioni, traduzione di Carlo Vitali, Rizzoli Editore, 1958. 




© 2012 - Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -



 e-mail:
Sguardolente per un pensiero frattale



Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza.
Campi, metodi, prospettive
.

(A. Colamonico. Il filo, Bari 1998, pp. 71-74. )




Capitolo  8:




La mappa esplorativa per un pensiero al plurale


 

L’aver posto alla base della conoscenza biostorica un sistema articolato di parole-simboli-scale valutative, impone una riflessione sulle strategie di apprendimento che porteranno alle acquisizioni diversificate delle informazioni. Il discorso sul metodo di approccio al sapere diviene in un’ottica di gestione della complessità, uno dei nodi focali interno alle stesse strategie che si dovranno perseguire sotto i diversi aspetti socio-culturali.

La gestione delle informazioni non produce solo conoscenze ordinate, ma anche modelli comportamentali e attribuzione di valore-significati, in tale ottica necessita una riflessione non solo sul cosa produrre, ma anche sul come produrre abiti etico-mentali che siano in grado di garantire una crescita democratica.

La conoscenza, quale consapevolezza del ruolo biostorico, permette all’uomo di inserirsi da protagonista nella dinamica eco-sistemica del divenire. La scelta di una risposta al posto di un’altra assume un significato funzionale della massima importanza all’interno della stessa dinamica; infatti lo studio sull’effetto farfalla ha dimostrato che anche le variazioni minime, pressoché insignificanti, hanno un peso storico determinante, in quanto indirizzano il divenire verso un certo piano di domani che è consequenziale.

Il futuro è il risultato delle scelte passate, per cui è importante pesare il valore storico di ogni singola azione:

    • una scelta di vita, ad esempio, non equivale ad una di morte; una scelta di libertà non equivale ad una di tirannia; una di equità non equivale ad una di ingiustizia, anche se ogni scelta ha in sé una quantità minima che la nega, in quanto frutto di una chiusura/apertura di campo.

Il problema della capacità decisionale diviene, quindi, il nodo centrale per ogni singola società e lo scegliere significa imparare a dire un si e un no alle opportunità, ai vincoli, alle offerte, alle politiche. Significa insegnare ai giovani a saper esercitare autonomamente e consapevolmente la propria libertà a pensare, a fantasticare, a sperare, a sognare.

La libertà non è un semplice principio astratto, non è un’invenzione di un’élite intellettuale che nell’ozio ha maturato un bisogno aristocratico. Essa è il modo naturale o biostorico di espletarsi della natura nell’esistere:

    • la libertà è nelle cose, è delle cose.

Il processo vitale si auto-rigenera nell’esercizio della libertà di funzione degli stati dell’essere, esercizio che è alla base delle interazioni spazio-temporali. La libertà è nella molecola di addensarsi in un corpo di materia, è nel tessuto di costituirsi in un corpo di organi, in un concetto di organizzarsi in una teoria.

La libertà è il gioco della scelta, come capacità a dare senso significato alle azioni, da cui nasce la risposta di evento. Di qui la proporzione:

libertà : io = evento : spazio-tempo.

Se la libertà, dunque, è interna alla vita, essa non potrà mai essere sconfitta, si potranno avere delle esplosioni di tirannie o di domini, ma essa riesploderà sempre in una nuova forma di fiore, di stella, di pensiero, di bimbo, di sorriso.

Se la libertà è la linfa del processo biostorico, come educare al suo esercizio? Come insegnare al suo rispetto? Come far capire la valenza di una scelta? Come insegnare a essere consapevoli del proprio ruolo vitale?

La risposta alle domande riporta nuovamente al problema del metodo, come le strategie da mettere a frutto per facilitare, al massimo, l’espandersi della forza autopropulsiva.

Una semplice visualizzazione deterministica, lineare ed univoca della conoscenza non è più idonea ad una struttura fortemente complessa come quella del Villaggio Terra-Cosmo; necessità una diversificazione degli approcci, delle metodologie, delle acquisizioni, dei lessici, delle geometrie, delle problematizzazioni...

I modi della organizzazione univoco-sequenziale di organizzare il lavoro e la conoscenza sono ormai inadeguati. Tale lettura su tempi lunghi, dovuta alla lentezza intrinseca alla dinamica dei sistemi passati, oggi risulta inefficace, per la forte accelerazione dei processi. La nuova struttura1, in grado di gestire e produrre la complessità delle informazioni, sarà, oggi, di tipo reticolare:

  • Il reticolo è quell’insieme di nodi, variabili-collegamenti  sequenziali, a corto raggio, e maglie2 che visualizzando una rete, permetterà l’organizzarsi frattale a nicchie-stanze con le implosioni/esplosioni, quali vortici/fughe dello stesso Sapere.

Una conoscenza reticolare è la più vicina alla stessa struttura biostorica della mente, in quanto una tecnologia o una scoperta o una idea nuova è sempre la risultanza della costruzione di una rete di connessioni tra l’io-habitat, quale legame contenuto-contenitore e l’uno è propulsivo all’altro. Ad esempio la razionalizzazione delle tecniche agricole è nata solo quando si è attuato un collegamento tra: occhio-fasi luna-azioni campo-misura del tempo-spazio, come si può notare dalla mappa che precede.

Per attuare un approccio complesso nell’ordinare le acquisizioni, si potrà partire proprio dal concetto di disordine, quale aspetto intrinseco alla diversità del reale, per poi costruire delle finestre di ordine, quali campi di osservazione-azione, interni al Caos.

Volendo provare a tracciare le fasi di conoscenza, si possono ipotizzare cinque momenti fondamentali:

      1. La creazione di situazioni di apprendimento.

      2. La simulazione di percorsi di senso.

      3. I giochi di occhi di lettura.

      4. La costruzione diversificata di scale di valori.

      5. La topografia dei concetti.

La conoscenza non sarà più vista come una semplice trasmissione di informazioni [le narrazioni], ma come una conquista personale ed individuale:

    • L’io-sé conoscerà, perché imparerà a ordinare e ordinerà perché imparerà a distinguere, a selezionare, a valutare... e così facendo apprenderà ad esplicare la sua libertà di scelta nelle risposte agli eventi.

Nelle risposte l’io imparerà a manipolare le informazioni, ad assumere una meta-posizione su di esse e a ordinare secondo i paradigmi mentali che sono alla base delle attribuzioni di senso.

Non bisogna dimenticare che l’organizzazione di un pensiero al plurale nascerà da un gioco di prospettive basato sulle tre posizioni [di lettura] topica, a-topica, u-topica.

La prima influirà sulle rilevazioni locali, la seconda sui modi di interpretarle, la seconda sulle giustificazioni ai modi di lettura. La prima creerà gli insiemi di classi, la seconda gli insiemi di interpretazioni, la terza gli insiemi di paradigmi o sovrastrutture mentali che creano le differenze dei modelli mentali.

Il gioco esplorativo strutturandosi in ordini multipli permetterà la nascita di un occhio frattale che saprà giocare con le risposte di evento e selezionare quella che diverrà azione storica a tempo 0.

La migliore garanzia alla democrazia è iniziare a rispettare l’individualità del soggetto-lettore e facilitare in lui l’esercizio della conoscenza, quale viaggio che conduce sia verso una consapevolezza di sé nel mondo e sia verso l’assunzione del proprio ruolo biostorico.

La strategie vincente della nascita di un occhio eco-sistemico si porrà in relazione al salto gnoseologico in atto, ma solo se si partirà dalla certezza della forza auto-organizzatrice della mente, come suo stesso porsi nel mondo-cosmo. Il passaggio da un mondo al singolare ad uno al plurale, può attuarsi solo accettando come condizione o limite, la forza ordinatrice dello stesso pensiero.

L’accettazione implica la scommessa che l’altro, il diverso, il non uguale, è anche in grado di produrre gradi di ordine ed armonia.

La sfida in atto richiede un’apertura alla diversità, come fiducia nella possibilità di un’interazione, di un dialogo che potrà condurre alla gemmazione del nuovo.

Forse per la prima volta, si sta imponendo un sistema economico-sociale che fa della collaborazione, della fiducia e del rispetto la fonte stessa dell’economia. Non può esistere la sinapsi-parola, infatti, senza un tu ed un io, senza un fuori ed un dentro, senza un osservato ed un osservatore. Se la produzione di informazioni è la fonte della ricchezza e del futuro, solo investendo negli uomini si potranno produrre sistemi complessi e articolati di parole.

Sorge la domanda sul come produrre le parole e la risposta è elementare:

  • Se la parola è il frutto di una gemmazione, si potranno accelerare le dinamiche di costrutti, di pensieri, di concettualizzazioni, di paradigmi e innescare le esplosioni.
    • Si potrà partire dalla atomizzazione dei significati, per poi costruire dei modellini di processo, come forme di attratori che moltiplicando le risposte, daranno vita alle masse di informazioni.

Bisognerà generare il Caos, non come una generica o paradossale confusione, ma bensì come una polverizzazione di molecole di idee e poi, insegnare ad ordinarle secondo delle mappe diversificate di situazioni di campo. E così si apprenderà la plasticità dei detti, i quali variano in relazione alle angolazioni, alle strategie, ai tagli disciplinari, e manipolando e tagliando, per, poi, incollare e combaciare si imparerà ad essere disponibili alla diversità.

Generando il Caos si pone l’io nella condizione del naufrago che se vuole sopravvivere dovrà imparare a nuotare, interagendo con il suo limite e con la sua voglia di sopravvivere. La consapevolezza della propria piccolezza è quella spinta autopropulsiva che spinge verso l’alto, verso l’altro.

E da tale spinta a conoscere si potrà iniziare a volare, ad inventare, a sognare, a elaborare per, poi, agire in una prospettiva di futuro.







_________________

1A. Colamonico, Storia in Nuova Secondaria, ed La Scuola, Brescia n° 1 sett. 1994, pp .69-71.

2 A. Colamonico, Fatto Tempo Spazio. Premessa per una didattica sistemica della storia. Quaderno OPPI Milano 1993.







La finestra storiografica


"... Lo studio e la gestione delle informazioninodali può avvenire solo per campi delimitati, non essendo possibile alle facoltà umane la conoscenza globale della Rete, la quale può essere solo ipotizzata e visualizzata se scomposta in sotto insiemi: le Maglie. La maglia storiografica è una finestra che apre la mente alla profondità dello spazio-tempo. Essa è delimitata dal periodo storiografico, intervallo di tempo racchiuso tra due date e dall'area geografica, porzione di spazio, che costituiscono il campo fattuale nel quale si collocano una serie di nodi che possono essere o non essere dipendenti, in base all'angolazione  assunta dall'osservatore. Il preriodo e l'area sono due variabili della maglia, in quanto spostandosi nel tempo e nello spazio, possono allargarla, restringerla e muoverla, così come lo zoom fa con l'obiettivo della macchina fotografica..."
(da A. Colamonico. Fatto Tempo Spazio . Premesse per una didattica sistemica della storia.
Quaderno
OPPI. Milano 1993, p. 22-23.)





(A. Colamonico. Biostoria. Il filo. Bari, 1998.
)







l'angolo dell'approfondimento


La Geometria della Vita nel Salto Eco-Biostorico
Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo
Antonia Colamonico - Marcello Matroleo










Il Filo s.r.l.
Centro Studi  di Biostoria
Acquaviva delle Fonti (BA) - Italy
Via S.no Ventura, 47/d.

Comments