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La "potenza" del pensiero

pubblicato 07 lug 2013, 08:26 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 07 lug 2013, 08:54 ]

Topologia del Pensiero Complesso



La Società della Conoscenza

Alla Palestra della Mente

In: Abramo







Il pregiudizio non fa aprire la mente dell'osservatore storico alle osservazioni e riflessioni dell'altro che gli porge, con la sua singolarità, i quanti-luce delle sue comprensioni, intorno alla dinamica del vivere:

  • Ogni chiusura è un abbracciare la povertà che, se perseverata nel tempo, si fa miseria individuale, nazionale, epocale. Si spiegano così le implosioni di civiltà, i periodi bui, le cacce alle streghe... La Conoscenza, letta nella sua interezza (campo universo) è una struttura frattale, che si dilata in mille e mille sfaccettature cum-prensive.



Oltre il campo:

L'Osservatore dell'Osservatore



In questo spazio si vuole aprire una finestra osservativa sulla riflessione nella riflessione (R2 ) che permette di raddoppiare il valore del significato, come per per il numero 22 che così "potenziato" racchiude in sé il valore di 2 e quello di 4.

Quando si parla in epistemologia (E. Morin, 1999) e in Biostoria (A. Colamonico, 1998) di 2° livello della coscienza dell'osservatore storico, come quel campo in cui l'osservatore osserva sé che osserva, in molti nasce una forma di diffidenza pregiudizievole, come se si stesse parlando di cose troppo complicate, al limite di un quasi fanatismo cognitivo da sofisticherie aristocratiche.

Tale assunzione di distanza da sì fatta apertura dello spazio della spugna del pensiero è una forma di dominio cognitivo (pensiero forte, interno all'individuo) che parte da una pigrizia mentale nel non voler mettere in gioco le acquisizioni consolidate nel tempo, che sclerotizzatesi, si fanno rocce.

La mente/cuore di pietra rende l'osservatore da un lato impacciato nelle sue strettoie immaginative a misurarsi con i significati polisemici delle parole (gioco topologico di chiaro/scuro delle direzione dei sensi-sguardi), dall'altro lento nel processo d'appropriazione e memorizzazione della realtà.

L'abilità a muoversi nelle informazioni richiede una mente attenta, agile e plastica (A. Colamonico, b.2005) nel:

  • saper cogliere le variazioni minime (effetto farfalla dei quanti storico-informativi) che danno le armoniche sfumate dei compresi, si pensi alle sfumature di colore ad esempio giallo (canarino, sole, ocre, oro, senape ...);

  • saper attuare dei voli di senso, per accelerare e poi  accorpare e moltiplicare i significati in insiemi di insiemi di campi informativi, sintattici e grammaticali che oggi chiamiamo discipline e sotto-discipline.

Il linguaggio è anch'esso un processo a frattale che si fa un tutt'uno con la realtà, essendo la parola particella topologica che ha, in sé, il nome-sagoma delle res-cose.

Ogni parola-cella racchiude, come in una membrana una duplice componente, semantica e geometrica, essendo essa simbolo e forma di un significato-res di realtà che si attualizza nella mente-sguardo, seguendo delle procedure matematiche, quale processo multi-proiettivo (A. Colamonico, M. Mastroleo, 2010).

L'aspetto matematico della parola è intrinseco alla stessa organizzazione del linguaggio; per gli ebrei, ad esempio, ogni lettera dell'alfabeto ha un corrispettivo valore numerico, per cui numero e lettera sono interscambiabili in un'architerttura a multi-strato di significato che si fa possibilità, per l'osservatore, ad aprire nella superfice esterna della scrittura delle nicchie-crepe di trame di significati, celati e custoditi come una perla in un'ostrica. In tale azione d'ingresso nella parola-numero si esplora e sperimenta il carsismo epistemologico e storico della conoscenza, con le sue sacche e creste di vuoto/pieno, di sensi espressi e sensi latenti, di codici sfumati (A. Colamonico, 1992).

Imparare a giocare con le lettere e con i numeri, insieme, per creare rappresentazioni concettuali è di fatto ri-scoprire l'interezza della visione vitruviana di uomo rinascimentale, coeso, a uno/tutto eco-inter-agente (A. Colamonico, M. Mastroleo, 2010). Va ricordato che anche Pitagora comprese il valore matematico del linguaggio che si apre ad una organizzazione armoniosa, a cosmo uno/tutto di coscienza/conoscenza.

La conoscenza scissa si è avuta quando si è fatto del sapere una professione spesso asservita ad un dominus terreno, sminuendone così il grande significato storico di relazione vita/conoscenza.

Dalla conoscenza slegata in tanti campi di distinguo per sé stanti, s'è prodotto, poi, l'uomo slegato de-naturato da ogni vincolo relazionale, perso  in un'esaltazione individualista, a-storica, da uomo-dio.

In tale operazione di riduzione del significato si è avviata l'implosione del pensiero che è approdata all'uomo-attimo che si fa punto e basta, aperto a tutte le possibilità di evoluzione, ma di fatto fermo nella sua crisi da iper-scelta (a. Toffler, 1988) che lo paralizza in una forma punti-forme d'impossibilità evolutiva.




Acquaviva delle Fonti, 9 giugno 2013

Antonia Colamonico


https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1370683669203/home/struttura/patrimonio-culturale/02-18.tif?height=158&width=400(Carta biostorica a ombra/luce della relazione osservato-osservatore. Da A. Colamonico, Ordini Complessi, p. 44. 2002)






Al cuore delle cose.


L'apertura delle logiche permette di svincolare le informazioni dalle gabbie ideologiche che tendono a fermare la realtà in un fotogramma:
  • la foto, anche se bella, non è la donna.

I disordini naturali (di(s)ordine = 2 volte ordine)



gli ordini informativi


L'ordine è intrinseco al processo di conoscenza:
  •  l'uomo per apprendere, impara a leggere gli ordini informativi scomponendo la realtà in nicchie-campi di significati.
La natura-vita non è né ordinata, né disordinata, è l'osservatore che assumendo una posizione di lettura, legge gli ordini e i disordini in relazione alla sua capacità a saper apprendere. Il dare un significato di ordine o di disordine, non dimostra la natura, ma lo stato mentale-orientativo dello stesso osservatore che sta esplorando e estraendo il significato, si può ben comprendere il soggettivismo dell'azione di lettura, che fa di ogni osservazione una riduzione di complessità della vita.

Accettare il limite della conoscenza e relativa scienza, implica ammettere che il sapere è semplicemente lo spazio-frontiera dell'incontro osservatore/osservato, cioè la carta di lettura di un compreso che resta vincolato a quel guizzo informativo che ha permesso il lampo luce nel cervello di un osservatore storico (databile, collocabile, appellabile). Mettere un vincolo all'azione del conoscere non implica l'azzeramento del significato stesso dell'azione, ma l'opportunità per lo stesso osservatore o uomo altro, di poter giocare su più impostazioni e amplificare gli ordini di conoscenza (processo moltiplicativo), con il teke-off delle informazioni.

Per visualizzare meglio la dipendenza dell'osservato dalle convenzioni dell'osservatore si può pensare al concetto di base di rappresentazione di un numero. Convenzionalmente usiamo un sistema decimale (per analogia al numero delle dita sulle mani), in cui ci sono 10 simboli ovvero le cifre da 0 a 9, ma nessuno vieta di adottare un sistema di numerazione ad esempio binario, in cui ci sono solo 2 simboli (0 e 1), o perché no uno esadecimale i cui simboli sono le cifre da 0 a 9 e le lettere dalla A alla F. La stessa scrittura numerica 1000 assume significato diverso se la si osserva in un sistema o nell'altro:
  • nel primo sarà mille, nel secondo caso "solamente" otto, mentre nel terzo quattromilanovantasei. ...


Le geometrie della Vita nel salto Eco-Biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo.






Lo sguardo-mente eco/biostorico

Lente cognitiva a 360°


Per una Topologia di Realtà individuo/campo a corpo unico



(Jacek Yerka)

Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo © 2013 - Vietata la riproduzione -



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