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I nidi informativi

pubblicato 03 lug 2013, 09:11 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 13 gen 2014, 08:24 ]

Le costruzioni eco-biostoriche dei processi naturali

A scuola di naturalezza



I nidi-nicchie informativi

"... Ogni gemma-idea si annoda su una pregressa conoscenza, formando dei veri nidi cognitivi, funzionali al progresso scientifico-tecnologico-economico... dell'intera umanità, non essendoci in simile organizzazione naturale né frontiere, né confini ma esili filamenti gemmati come rami di pesco offerti a chi sa essere in grado di coglierli e trasformarli in conoscenze condivise. In tale visione allargata e stratificata non hanno più senso le signorie intellettuali, poiché la capacità di osservare non è un fatto di stampi in serie, come copie anonime di cerveli-menti prive di identità e quindi di storia, ma prerogativa di singolari intelligenze in grado di saper vedere, secondo un soggettivismo storico-epistemologico: - Come un vento, libero di vagare, la compressione aleggia e trova casa nelle mente-cervello di chi è attrezzato a vedere, non tanto per capacità cerebrale, quanto per sensibilità emotiva che si fa poi cognitiva. Cum-prendere implica l'azione di annullamento del sé che rende antenna la privata spugna mentale. ..." Da A. Colamonico. Lo sguardo e la mente di Carmelo Colamonico. © 12 Maggio 2013.




Quando è l'ora d'approntare il nido c'è un gran da fare.




Mi capita di essere spettatrice di andate e ritorni che una coppia di rondini compie per approntare il nido, sotto la grondaia della mia terrazza. Lo stesso lavorio lo compiono le formiche che vanno e vengono, accumulando in un vaso che fa loro da casa, tutto quello che riescono a trasportare.

Le costruzioni che esse "naturalmente" organizzano, prendono la forma del loro medesimo vagabondare e tornare, come un filo proteso in un verso-direzione che poi, di colpo, cambia indirizzo e poi ancora.

Tale movimento a forma caotica è il rispecchiamento delle molteplici relazioni che esse, di tempo in tempo, attuano con l'ambiente-campo che si fa nicchia della loro permanenza vitale.


L'umanità spesso è portata a non dare valore e dignità cognitiva a simili amiche, ritenendo solo l'uomo l'unico animale intelligente che compie azioni governate dalla ragionevolezza che lo rende costruttore di situazioni.

L'errore di una sì fatta lettura nasce da una mente che per conoscere divide e dividendo costruisce le scale di valore su quei campi e quelle situazioni che essa stessa organizza e definisce in relazione al personale e limitato punto di vista. Se, per gioco, si spostasse l'attenzione dall'uomo alla formica o alla rondine, esse troverebbero sicuramente l'uomo un essere irrazionale che compie delle azioni ripetitive, spesso inutili o addirittura distruttive.

Con un occhio eco-biostorico che legge la vita a campi molteplici, emerge la naturalezza delle azioni che sono sia per l'uomo e sia per la formica o la rondine il risultato di una negoziazione che si chiama vivere.

Per vivere necessita edificare una relazione tra sé e il campo e in tale filo-cucitura si attuano le dinamiche dei fatti che piano piano intessono, come nidi, le nicchie storiche che si fanno case-alloggiamenti in cui come in un bozzolo di seta l'individuo e il campo si fanno un tutto/uno.

Se si prova a spostare il fuoco di lettura dal fuori-campo, habitat, al dentro-campo, io, allora le costruzioni cambiamo visibilità, da cose tangibili si fanno cose impalpabili, eteree, velate, come sanno esserlo solo i pensieri e le emozioni che incidono la coscienza, ma non lasciano tralicci o impalcature.

Le azioni sono il fuori, il pensiero è il dentro di quella struttura a spugna di pieno/vuoto.

Provando a dare un corpo al pensiero si scopre che, anche esso nel suo dialogare tra sé e il mondo e poi di nuovo con  il sé nel mondo, costruisce nicchie-nidi che si fanno case di consapevolezza, anfratti di certezze, approdi sicuri di serenità o meandri bui di insicurezze e trappole dei pensieri.

Esiste una notevole corrispondenza tra i modi delle natura che danno le topologie dei territori e degli individui e i modi del pensiero con la topologia della proiezioni immaginativo-emozionali, come se i due topos fossero di fronte e vicendevolmente si riflettessero, dando la faccia di sé all'altro.

In tale essere l'uno il riflesso dell'altro si può parlare di naturalezza storica e mentale, come un ché di  sorprendente che si intensifica e si annida, insieme, con plasticità, colma di bellezza.



La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
...


di Nazim Hikmet


Biostoria quaderni: n° 5

Antonia Colamonico, Marcello Mastroleo


Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo

© 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari


Una pagina:

... Biostoricamente il tempo è il fuori della vita. Lo osserviamo solo come mutamento di spazio-forma, susseguirsi delle stagioni, ma non possiamo descriverne il colore, il suono, l'odore... semplicemente perché, il tempo è solo "presente" come "tempo 0" che segna il nodo di partenza del mutamento a seguito dell'informazione di evento (A, Colamonico, 2005 b).

Per essere più chiari, nella dinamica degli spazi, visti come degli in/formati, l'evento-fatto agisce da perturbatore che in/forma di sé il campo di ricaduta della sua azione; nello spazio in/formato ogni perturbazione segna una micro-frattura che modifica la direzione della cresta storica, il pieno di spugna.

Il tempo: punto 0 delle micro-fratture degli spazi

Il tempo è il punto-nodo di partenza (tempo 0) del cambiamento di direzione, per cui esso nasce/muore simultaneamente (A. Colamonico, 2010 b):

  • nel nascere crea la partenza del cambiamento, nel morire lascia un eco-informativo, indizio di sé che permane all'infinito... Essendo un eco il tempo è il vuoto della nicchia storica per cui non è visibile in sé, ma è un segno-orma-eco, ricordo, misurabile tramite le de/formazioni delle forme; le variazioni di spazio, di cui parla C. Rovelli.

  • La dinamica frattale dello spazio, a seguito delle perturbazioni storiche che creano le micro o le macro fratture, genera un tempo a sua volta frattale che procede, nascendo/morendo, di pari passo con lo spazio, prendendo la sua stessa forma.

  • Accettando una tale posizione di lettura si comprende come nel gioco di pieno/vuoto di spugna, il tempo è relativo al vuoto, lo spazio è relativo al pieno, per cui le due parti, visibile/invisibile, sono lo spazio e il tempo che non possono essere posti come due entità distinte, ma come un uno/tutto topologico di dentro/fuori, il cronotopo, che si pone non solo quale unità ideale e metafisica, ma quale unità reale, fisica e concreta e osservabile.

  • Se si osserva lo spazio, in un tempo 0, si ha la visione di un singolo fotogramma fermo; se invece si osserva lo stesso campo per un periodo, si ottene una successione di fotogrammi che mi visualizzano gli effetti d’evento, i quali incidono lo spazio, in tale osservazione cinetica si pone la lettura temporale.

  • Accettare una simile mappatura, implica ammettere che gli eventi-fatti storici, incidendo gli spazio-tempi, sono i costruttori di trame di futuro. Essi non sono scontati, non entrano nel campo di un prevedibile certo, poiché essendo la scelta che ha preso indirizzo futuro, in un gioco di una molteplicità di strati spazio-temporali, possono presentarsi come dei non attesi, dei non ancora immaginati, rendendo aperto il Sistema storia.

da A Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel Salto Eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari



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Il grido


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