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Dimissioni pontefice

pubblicato 15 feb 2013, 03:19 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 19 mag 2013, 23:51 ]


Roma – Città del Vaticano. Lunedì 11 febbraio 2013, ore 11,47.


Charles Pechpeyrou (Agence I. Media) e Giovanna Chirri ( Ansa ) annunciano, in diretta, al mondo le dimissioni dal Soglio Pontificio di Benedetto XVI, Papa Joseph Ratzinger.


La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente.
Albert Camus


Pontefici rinunciatari nella storia della Chiesa..



Tale evento si pone come un nodo storico-chiave, aprendo ad una molteplicità di conseguenze che da un lato potrebbero minare il ruolo della chiesa cattolica nella compagine mondiale, dall'altro essere un'occasione di ammodernamento del suo porgersi sulla scena storica, più confacente alle richieste di umanizzazione e di eticità.

Intorno a tale nodo, gli storici e gli opinionisti si sono messi a tessere le loro scritture, ponendo ognuno il privato punto di vista che si fa contorno, ben argomentato, della notizia.

Ogni scrittura storiografica è un semplice punto di vista che mostra più che il fatto in sé, l'idea che l'osservatore-narratore si è costruita intorno al fatto. Assumendo una posizione a favore o contro che trapela nelle scelte di concatenazione dei periodi e di selezione delle parole ed aggettivazioni:

  • Ogni fatto ha in sé un alone di segretezza, uno spazio di silenzio-vuoto che riguarda l'area di elaborazione immaginativa e mentale dello stesso soggetto protagonista d'evento. Tale luogo si può definirlo lo spazio del rispetto in quanto è il campo-nicchia della coscienza in cui l'individuo, in silenzio, si pone allo specchio di sé nel mondo, è decide il come rispondere alla vita che gli pone degli interrogativi in attesa di una risposta.

Tutto quel contorno informativo che si sta elaborando e si elaborerà nel tempo, dando ampiezza alla cresta storica, con cui si creeranno gli schieramenti ideologici, è solo la vestizione di tale vuoto-informativo che resterà per sempre impresso nella singola mente-uomo, in questo caso papa Ratzinger, che l'ha ispezionato, indagato, per poi giungere alla scelta-fatto, generandone così quell'eco-informativo, su cui gli osservatori stanno operando, immaginando, assolvendo e condannando.

Benedetto XVI ha giustificato la sua scelta:

  • " ... Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.

  • Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti." (fonte: Sole 24ore)

Egli con queste parole ha dimostrato la relatività della vita che non può essere astratta in una gabbia logica fumosa e generale, ma calata nella storicità di una umanità in/carnata, palpitante, viva, dando formalmente, così, un'indicazione orientativa alle alte sfere clericali; egli ponendo la persona con le sue stanchezze, ha dichiarato implicitamente che le religioni non possono estraniarsi dalla compagine vitale con le sue sacche di povertà e di necessità, quotidiane:

  • Le generalizzazioni e gli assolutismi, tipici di logiche teocratiche, non sono riconducibili alla Cristologia che è una professione di liberazione delle coscienze, in nome dell'amore.

Il pontefice con il suo porre in primo piano la persona, con le sue piccolezze e fragilità, ha voluto mostrare al mondo, tutto, che le politiche e le economie, con le religioni e le filosofie, non possono prescindere dall'umanità di ciascun individuo che si consuma, nella presente pagina storica. Spesso, infatti, ha sottolineato la necessità di ricomporre le politiche sociali, di rileggere il legame con la natura, di non accettare le lusinghe di un relativismo esasperato/esasperante che rende schiavi di abitudini:

  • Il suo è stato un "grido" di umanità!

Nelle sue carte sulle politiche sociali, egli mette sempre in primo piano la persona, reale, concreta a cui si può dare un nome e che deve essere messa al centro delle scelte. Egli invitando ad una fede matura, mette un freno ai fanatismi egemonici e invita a non scavalcare l'umanità che si fa realtà presente, in nome di teorie o di accaparramenti. Questo è il vero volto del cristianesimo:

  • Cristo non è un religioso in senso stretto, ma un laico della Vita. Aperto al mondo, per il mondo, con il mondo.

In tale apertura alla vita come forza generatrice, la chiesa dovrà riscoprire la "maternità di Dio" in una creazione-gestazione continua che non è logica di esclusione e divisione, ma di moltiplicazione dei pani con il riconoscimento delle diversità che rendono tutti unici e figli prediletti, per sempre:

  • Solo accettando questo la nuova umanità di pace, profetizzata da Isaia, potrà nascere e farsi il "mantello" di Dio.

Si badi bene che Dio non ha etichette religiose, non ha cerchie di potere, non ha confini ideologici e in sintesi è questo che Cristo è venuto ad affermare, non disdegnando l'essere a “mensa” con gli impuri, con i lebbrosi, con i reietti... si, tutti gli oltre le mura della rispettabilità dei sensi e luoghi comuni, rivendicando la fratellanza in nome di Dio, in cui tutti possono trovare un alloggiamento nella storia.

Figli di Dio e quindi fratelli, nella univocità di ogni occhio-mente-mano che ispezionando quel luogo silenzioso della privata coscienza può aprirsi alla logica di Dio, scegliendo tra tutte le scelte possibili quel evento-fatto che si fa seme di una umanità in cammino.

La più grande rivoluzione della storia è questa, essere attenti ai tempi, ascoltarne l'afflato che chiede soluzioni e superare le logiche pregiudizievoli che generano le esclusioni e le generalizzazioni:

  • La generalizzazione da un punto di vista cognitivo è una forma di "economia di tempo" che nasce dall'accorpare le esperienze effettuate per meglio ricordarle (espediente mnemotecnico) in classi di macro-concetti, è solo un criterio per memorizzare e non una realtà di fatto. Questa è la molteplicità dei fatti-individui che prendono storia in un determinato e ben preciso momento, per cui ogni "fatto" con il suo relativo "individuo-campo storico" è unico, per sempre.

  • Le generalizzazioni portano alla massificazione che rende astoriche le letture. Perciò esse offendono, poiché si è letti in base ad un'idea astratta, fumosa e non per se stessi, per la privatissima umanità. Da un punto di vista eco-biostorico nell'istante in cui si applica una generalizzazione si smette di osservare e di ascoltare, perché si sta ricordando.

Negando l'ascolto all'altro di fatto si rinnega l'essenza profonda dell'invito rivolto da Dio a Israele, tutta l'umanità, di farsi orecchio, per poter essere “presente” a Dio, agli uomini e a se stessi.

Nel mio piccolo questa è la mia interpretazione di un gesto così epocale e sempre papa Benedetto, troverà alloggio-casa nel mio cuore.


Antonia Colamonico, 15 febbraio 2013






(Foto storica: Papa Francesco I e Papa Benedetto XVI)


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