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Il nodo storico

La "potenza" del pensiero

pubblicato 07 lug 2013, 08:26 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 07 lug 2013, 08:54 ]

Topologia del Pensiero Complesso



La Società della Conoscenza

Alla Palestra della Mente

In: Abramo







Il pregiudizio non fa aprire la mente dell'osservatore storico alle osservazioni e riflessioni dell'altro che gli porge, con la sua singolarità, i quanti-luce delle sue comprensioni, intorno alla dinamica del vivere:

  • Ogni chiusura è un abbracciare la povertà che, se perseverata nel tempo, si fa miseria individuale, nazionale, epocale. Si spiegano così le implosioni di civiltà, i periodi bui, le cacce alle streghe... La Conoscenza, letta nella sua interezza (campo universo) è una struttura frattale, che si dilata in mille e mille sfaccettature cum-prensive.



Oltre il campo:

L'Osservatore dell'Osservatore



In questo spazio si vuole aprire una finestra osservativa sulla riflessione nella riflessione (R2 ) che permette di raddoppiare il valore del significato, come per per il numero 22 che così "potenziato" racchiude in sé il valore di 2 e quello di 4.

Quando si parla in epistemologia (E. Morin, 1999) e in Biostoria (A. Colamonico, 1998) di 2° livello della coscienza dell'osservatore storico, come quel campo in cui l'osservatore osserva sé che osserva, in molti nasce una forma di diffidenza pregiudizievole, come se si stesse parlando di cose troppo complicate, al limite di un quasi fanatismo cognitivo da sofisticherie aristocratiche.

Tale assunzione di distanza da sì fatta apertura dello spazio della spugna del pensiero è una forma di dominio cognitivo (pensiero forte, interno all'individuo) che parte da una pigrizia mentale nel non voler mettere in gioco le acquisizioni consolidate nel tempo, che sclerotizzatesi, si fanno rocce.

La mente/cuore di pietra rende l'osservatore da un lato impacciato nelle sue strettoie immaginative a misurarsi con i significati polisemici delle parole (gioco topologico di chiaro/scuro delle direzione dei sensi-sguardi), dall'altro lento nel processo d'appropriazione e memorizzazione della realtà.

L'abilità a muoversi nelle informazioni richiede una mente attenta, agile e plastica (A. Colamonico, b.2005) nel:

  • saper cogliere le variazioni minime (effetto farfalla dei quanti storico-informativi) che danno le armoniche sfumate dei compresi, si pensi alle sfumature di colore ad esempio giallo (canarino, sole, ocre, oro, senape ...);

  • saper attuare dei voli di senso, per accelerare e poi  accorpare e moltiplicare i significati in insiemi di insiemi di campi informativi, sintattici e grammaticali che oggi chiamiamo discipline e sotto-discipline.

Il linguaggio è anch'esso un processo a frattale che si fa un tutt'uno con la realtà, essendo la parola particella topologica che ha, in sé, il nome-sagoma delle res-cose.

Ogni parola-cella racchiude, come in una membrana una duplice componente, semantica e geometrica, essendo essa simbolo e forma di un significato-res di realtà che si attualizza nella mente-sguardo, seguendo delle procedure matematiche, quale processo multi-proiettivo (A. Colamonico, M. Mastroleo, 2010).

L'aspetto matematico della parola è intrinseco alla stessa organizzazione del linguaggio; per gli ebrei, ad esempio, ogni lettera dell'alfabeto ha un corrispettivo valore numerico, per cui numero e lettera sono interscambiabili in un'architerttura a multi-strato di significato che si fa possibilità, per l'osservatore, ad aprire nella superfice esterna della scrittura delle nicchie-crepe di trame di significati, celati e custoditi come una perla in un'ostrica. In tale azione d'ingresso nella parola-numero si esplora e sperimenta il carsismo epistemologico e storico della conoscenza, con le sue sacche e creste di vuoto/pieno, di sensi espressi e sensi latenti, di codici sfumati (A. Colamonico, 1992).

Imparare a giocare con le lettere e con i numeri, insieme, per creare rappresentazioni concettuali è di fatto ri-scoprire l'interezza della visione vitruviana di uomo rinascimentale, coeso, a uno/tutto eco-inter-agente (A. Colamonico, M. Mastroleo, 2010). Va ricordato che anche Pitagora comprese il valore matematico del linguaggio che si apre ad una organizzazione armoniosa, a cosmo uno/tutto di coscienza/conoscenza.

La conoscenza scissa si è avuta quando si è fatto del sapere una professione spesso asservita ad un dominus terreno, sminuendone così il grande significato storico di relazione vita/conoscenza.

Dalla conoscenza slegata in tanti campi di distinguo per sé stanti, s'è prodotto, poi, l'uomo slegato de-naturato da ogni vincolo relazionale, perso  in un'esaltazione individualista, a-storica, da uomo-dio.

In tale operazione di riduzione del significato si è avviata l'implosione del pensiero che è approdata all'uomo-attimo che si fa punto e basta, aperto a tutte le possibilità di evoluzione, ma di fatto fermo nella sua crisi da iper-scelta (a. Toffler, 1988) che lo paralizza in una forma punti-forme d'impossibilità evolutiva.




Acquaviva delle Fonti, 9 giugno 2013

Antonia Colamonico


https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1370683669203/home/struttura/patrimonio-culturale/02-18.tif?height=158&width=400(Carta biostorica a ombra/luce della relazione osservato-osservatore. Da A. Colamonico, Ordini Complessi, p. 44. 2002)






Al cuore delle cose.


L'apertura delle logiche permette di svincolare le informazioni dalle gabbie ideologiche che tendono a fermare la realtà in un fotogramma:
  • la foto, anche se bella, non è la donna.

I disordini naturali (di(s)ordine = 2 volte ordine)



gli ordini informativi


L'ordine è intrinseco al processo di conoscenza:
  •  l'uomo per apprendere, impara a leggere gli ordini informativi scomponendo la realtà in nicchie-campi di significati.
La natura-vita non è né ordinata, né disordinata, è l'osservatore che assumendo una posizione di lettura, legge gli ordini e i disordini in relazione alla sua capacità a saper apprendere. Il dare un significato di ordine o di disordine, non dimostra la natura, ma lo stato mentale-orientativo dello stesso osservatore che sta esplorando e estraendo il significato, si può ben comprendere il soggettivismo dell'azione di lettura, che fa di ogni osservazione una riduzione di complessità della vita.

Accettare il limite della conoscenza e relativa scienza, implica ammettere che il sapere è semplicemente lo spazio-frontiera dell'incontro osservatore/osservato, cioè la carta di lettura di un compreso che resta vincolato a quel guizzo informativo che ha permesso il lampo luce nel cervello di un osservatore storico (databile, collocabile, appellabile). Mettere un vincolo all'azione del conoscere non implica l'azzeramento del significato stesso dell'azione, ma l'opportunità per lo stesso osservatore o uomo altro, di poter giocare su più impostazioni e amplificare gli ordini di conoscenza (processo moltiplicativo), con il teke-off delle informazioni.

Per visualizzare meglio la dipendenza dell'osservato dalle convenzioni dell'osservatore si può pensare al concetto di base di rappresentazione di un numero. Convenzionalmente usiamo un sistema decimale (per analogia al numero delle dita sulle mani), in cui ci sono 10 simboli ovvero le cifre da 0 a 9, ma nessuno vieta di adottare un sistema di numerazione ad esempio binario, in cui ci sono solo 2 simboli (0 e 1), o perché no uno esadecimale i cui simboli sono le cifre da 0 a 9 e le lettere dalla A alla F. La stessa scrittura numerica 1000 assume significato diverso se la si osserva in un sistema o nell'altro:
  • nel primo sarà mille, nel secondo caso "solamente" otto, mentre nel terzo quattromilanovantasei. ...


Le geometrie della Vita nel salto Eco-Biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo.






Lo sguardo-mente eco/biostorico

Lente cognitiva a 360°


Per una Topologia di Realtà individuo/campo a corpo unico



(Jacek Yerka)

Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo © 2013 - Vietata la riproduzione -



I nidi informativi

pubblicato 03 lug 2013, 09:11 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 13 gen 2014, 08:24 ]


Le costruzioni eco-biostoriche dei processi naturali

A scuola di naturalezza



I nidi-nicchie informativi

"... Ogni gemma-idea si annoda su una pregressa conoscenza, formando dei veri nidi cognitivi, funzionali al progresso scientifico-tecnologico-economico... dell'intera umanità, non essendoci in simile organizzazione naturale né frontiere, né confini ma esili filamenti gemmati come rami di pesco offerti a chi sa essere in grado di coglierli e trasformarli in conoscenze condivise. In tale visione allargata e stratificata non hanno più senso le signorie intellettuali, poiché la capacità di osservare non è un fatto di stampi in serie, come copie anonime di cerveli-menti prive di identità e quindi di storia, ma prerogativa di singolari intelligenze in grado di saper vedere, secondo un soggettivismo storico-epistemologico: - Come un vento, libero di vagare, la compressione aleggia e trova casa nelle mente-cervello di chi è attrezzato a vedere, non tanto per capacità cerebrale, quanto per sensibilità emotiva che si fa poi cognitiva. Cum-prendere implica l'azione di annullamento del sé che rende antenna la privata spugna mentale. ..." Da A. Colamonico. Lo sguardo e la mente di Carmelo Colamonico. © 12 Maggio 2013.




Quando è l'ora d'approntare il nido c'è un gran da fare.




Mi capita di essere spettatrice di andate e ritorni che una coppia di rondini compie per approntare il nido, sotto la grondaia della mia terrazza. Lo stesso lavorio lo compiono le formiche che vanno e vengono, accumulando in un vaso che fa loro da casa, tutto quello che riescono a trasportare.

Le costruzioni che esse "naturalmente" organizzano, prendono la forma del loro medesimo vagabondare e tornare, come un filo proteso in un verso-direzione che poi, di colpo, cambia indirizzo e poi ancora.

Tale movimento a forma caotica è il rispecchiamento delle molteplici relazioni che esse, di tempo in tempo, attuano con l'ambiente-campo che si fa nicchia della loro permanenza vitale.


L'umanità spesso è portata a non dare valore e dignità cognitiva a simili amiche, ritenendo solo l'uomo l'unico animale intelligente che compie azioni governate dalla ragionevolezza che lo rende costruttore di situazioni.

L'errore di una sì fatta lettura nasce da una mente che per conoscere divide e dividendo costruisce le scale di valore su quei campi e quelle situazioni che essa stessa organizza e definisce in relazione al personale e limitato punto di vista. Se, per gioco, si spostasse l'attenzione dall'uomo alla formica o alla rondine, esse troverebbero sicuramente l'uomo un essere irrazionale che compie delle azioni ripetitive, spesso inutili o addirittura distruttive.

Con un occhio eco-biostorico che legge la vita a campi molteplici, emerge la naturalezza delle azioni che sono sia per l'uomo e sia per la formica o la rondine il risultato di una negoziazione che si chiama vivere.

Per vivere necessita edificare una relazione tra sé e il campo e in tale filo-cucitura si attuano le dinamiche dei fatti che piano piano intessono, come nidi, le nicchie storiche che si fanno case-alloggiamenti in cui come in un bozzolo di seta l'individuo e il campo si fanno un tutto/uno.

Se si prova a spostare il fuoco di lettura dal fuori-campo, habitat, al dentro-campo, io, allora le costruzioni cambiamo visibilità, da cose tangibili si fanno cose impalpabili, eteree, velate, come sanno esserlo solo i pensieri e le emozioni che incidono la coscienza, ma non lasciano tralicci o impalcature.

Le azioni sono il fuori, il pensiero è il dentro di quella struttura a spugna di pieno/vuoto.

Provando a dare un corpo al pensiero si scopre che, anche esso nel suo dialogare tra sé e il mondo e poi di nuovo con  il sé nel mondo, costruisce nicchie-nidi che si fanno case di consapevolezza, anfratti di certezze, approdi sicuri di serenità o meandri bui di insicurezze e trappole dei pensieri.

Esiste una notevole corrispondenza tra i modi delle natura che danno le topologie dei territori e degli individui e i modi del pensiero con la topologia della proiezioni immaginativo-emozionali, come se i due topos fossero di fronte e vicendevolmente si riflettessero, dando la faccia di sé all'altro.

In tale essere l'uno il riflesso dell'altro si può parlare di naturalezza storica e mentale, come un ché di  sorprendente che si intensifica e si annida, insieme, con plasticità, colma di bellezza.



La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
...


di Nazim Hikmet


Biostoria quaderni: n° 5

Antonia Colamonico, Marcello Mastroleo


Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo

© 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari


Una pagina:

... Biostoricamente il tempo è il fuori della vita. Lo osserviamo solo come mutamento di spazio-forma, susseguirsi delle stagioni, ma non possiamo descriverne il colore, il suono, l'odore... semplicemente perché, il tempo è solo "presente" come "tempo 0" che segna il nodo di partenza del mutamento a seguito dell'informazione di evento (A, Colamonico, 2005 b).

Per essere più chiari, nella dinamica degli spazi, visti come degli in/formati, l'evento-fatto agisce da perturbatore che in/forma di sé il campo di ricaduta della sua azione; nello spazio in/formato ogni perturbazione segna una micro-frattura che modifica la direzione della cresta storica, il pieno di spugna.

Il tempo: punto 0 delle micro-fratture degli spazi

Il tempo è il punto-nodo di partenza (tempo 0) del cambiamento di direzione, per cui esso nasce/muore simultaneamente (A. Colamonico, 2010 b):

  • nel nascere crea la partenza del cambiamento, nel morire lascia un eco-informativo, indizio di sé che permane all'infinito... Essendo un eco il tempo è il vuoto della nicchia storica per cui non è visibile in sé, ma è un segno-orma-eco, ricordo, misurabile tramite le de/formazioni delle forme; le variazioni di spazio, di cui parla C. Rovelli.

  • La dinamica frattale dello spazio, a seguito delle perturbazioni storiche che creano le micro o le macro fratture, genera un tempo a sua volta frattale che procede, nascendo/morendo, di pari passo con lo spazio, prendendo la sua stessa forma.

  • Accettando una tale posizione di lettura si comprende come nel gioco di pieno/vuoto di spugna, il tempo è relativo al vuoto, lo spazio è relativo al pieno, per cui le due parti, visibile/invisibile, sono lo spazio e il tempo che non possono essere posti come due entità distinte, ma come un uno/tutto topologico di dentro/fuori, il cronotopo, che si pone non solo quale unità ideale e metafisica, ma quale unità reale, fisica e concreta e osservabile.

  • Se si osserva lo spazio, in un tempo 0, si ha la visione di un singolo fotogramma fermo; se invece si osserva lo stesso campo per un periodo, si ottene una successione di fotogrammi che mi visualizzano gli effetti d’evento, i quali incidono lo spazio, in tale osservazione cinetica si pone la lettura temporale.

  • Accettare una simile mappatura, implica ammettere che gli eventi-fatti storici, incidendo gli spazio-tempi, sono i costruttori di trame di futuro. Essi non sono scontati, non entrano nel campo di un prevedibile certo, poiché essendo la scelta che ha preso indirizzo futuro, in un gioco di una molteplicità di strati spazio-temporali, possono presentarsi come dei non attesi, dei non ancora immaginati, rendendo aperto il Sistema storia.

da A Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel Salto Eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari



https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1320260037988/config/donna.gif

Il grido


Plasticità della parola

pubblicato 19 mag 2013, 02:56 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 23 mag 2013, 23:37 ]

Dal Sito: Le carte biostoriche di Antonia Colamonico







Lo sguardo e la mente
di Carmelo Colamonico
 (articolo, 12 maggio 2013)


Antonia Colamonico

(epistemologa - biostorica)












Presentazione Seminario, 4 maggio 2013:





Presentazione: Lo sguardo e la mente di C. Colamonico























© 2013 - Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -
" ... una precisazione di taglio biostorico, sull'organizzazione di uno sguardo-mente:
Lo
storico si muove sulle scale temporali: secoli, anni, ore... che aprono ai prima e dopo con le successioni dei fattuali-fattibili. Egli ascolta gli echi, in profondità, dei gradi di cambiamento (relazione passato-futuro).


Il
geografo si perde nelle aperture focali degli spazi che danno il colpo d'occhio con la libertà di vagare, frazionando la visione a più campi-finestre di varia grandezza che danno il tempo 0 dell'ora-fatto. Egli vede la complessità frastagliata dei luoghi particolari che rendono la visione del presente (T. 0).
L'occhio di Carmelo arricchito dal modo storico vide e ascoltò l'humus degli spazi presenti-profondi, funzionali alla definizione del Carsismo, immaginando le geometrie nascoste per poi disegnarle nelle carte geografiche.

Il gioco di visione-proiezione-rappresentazione gli era famigliare, avendolo esercitato sin da bambino nel disegnare carte con percorsi di fiumi, avvallamenti di terreni... (come ricordato dal Prof. Giuseppe Cassanox), in tali esercizi di scrittura egli aveva, inconsapevolmente, educato a ruotare l'occhio, ispezionando i luoghi sotto molteplici angolazioni. Egli così facendo è stato precursore di quei topos mentalixi che daranno la geometria frattale o Geometria della Natura:
  • Sono stati i geografi, quando hanno completato la mappatura dei territori nelle carte dei suoli delle varie regioni e stati, a stimolare involontariamente la ricerca matematica, poiché, di fronte a tali irregolarità di forme, si sono chiesti dove fossero le rette, i triangoli e i trapezi della geometria tradizionale. B. Mandelbrot scrisse nel 1975, a soli due anni dalla morte di Carmelo (31 dicembre 1973), il suo: Gli oggetti frattali - Forma, caso e dimensionexii.

  • E. Lorenzxiii  giocando con un modellino meteorologico scoprì l'effetto farfalla, presentato il 29 dicembre 1979 alla Conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science, aprendo di fatto alla moderna meteorologia. Ma egli non avrebbero potuto attuare le sue ricerche, senza quelle intuizioni profetiche di uomini come Carmelo che ai primi del 1900 ebbero l'idea di legare in un unica carta di lettura la dipendenza sistemica tra i fenomeni piovosi, la tipologia delle rocce, le tecniche di coltura e le particolarità degli insediamenti urbani

  • La geografia dello stesso effetto farfalla che Lorenz vide nei cieli, Carmelo la intuì nel sottosuolo roccioso pugliese, intravedendone il carsismo con le sue molteplici biforcazioni, anfratti e laghi sotterranei, tanto da essere preso quasi per un folle nel VII congresso geografico italiano di Palermo del 1910, quando parlò di fiumi sotterranei pugliesixiv.


Il medesimo Carsismo, nel corso di un secolo, si è evoluto, estendendosi nel significato ed allargandosi nell'orizzonte di lettura. La sua particolarità di forma a vuoto/pieno con creste e nicchie è stata interiorizzata da molti ricercatori e applicata in modo trasversale ad altre discipline, ad esempio:
  • Alla mappatura dell'Universo, gli scienziati iniziano a parlare di un Universo a Spugna (S. Keller, D. Mackey, Gary Da Costa, 2011) “la materia ordinaria è disposta su fili interconnessi tra loro, stesi come fogli su immensi vuoti cosmici: una disposizione che fa somigliare l'universo a un'immensa spugna da cucina”xv.

  • Alla forma della Storia (A. Colamonico, 1998) visualizzata come una struttura unica frattale (a spugna) con vuoti e pieni, a seguito delle esplosioni e implosioni di fattixvi.

  • Alla struttura del Linguaggio, con il carsismo della parola “particella topologica” che creando spazi nella mente (A. Colamonico, 1994) apre ai vuoti e ai pieni di significati, coesixvii
  • All'organizzazione del Pensiero letto come una struttura di vuoti/pieni di ideazioni, da cui affiorano come gemmazioni le visualizzazioni (A. Colamonico, M. Mastroleo, 2010 - topologia della mente multi-proiettiva) che nel gioco di postazioni dell'occhio di lettura e di stratificazione delle conoscenze assume una forma pluridimensionale a multi-verso, aprendo lo sguardo agli ordini multipli, letti in simultaneitàxviii (5a dimensione di lettura).



(M. Mastroleo - Modello di spugna fattuale da cui emerge la "porosità" della vita)



I lavori del Colamonico, applicandosi allo studio della realtà pugliese, oggi, sono dei veri tracciati storico-spaziali, aperti al Mondo, ed è proprio in tal senso che la medesima Conoscenza acquista significato evolutivo, quale complesso unico di molteplici possibilità che diramandosi dai compresi (i nodi-semi informativi), innescano le gemmazioni di intuizioni nuove.

Ogni gemma-idea si annoda su una pregressa conoscenza, formando dei veri nidi cognitivi, funzionali al progresso scientifico-tecnologico-economico... dell'intera umanità, non essendoci in simile organizzazione naturale né frontiere, né confini ma esili filamenti gemmati come rami di pesco offerti a chi sa essere in grado di coglierli e trasformarli in conoscenze condivise. In tale visione allargata e stratificata non hanno più senso le signorie intellettuali, poiché la capacità di osservare non è un fatto di stampi in serie, come copie anonime di cerveli-menti prive di identità e quindi di storia, ma prerogative di singolari intelligenze in grado di saper vedere, secondo un soggettivismo storico-epistemologicoxix:

  • Come un vento, libero di vagare, la compressione aleggia e trova casa nelle mente-cervello di chi è attrezzato a vedere, non tanto per capacità cerebrale, quanto per sensibilità emotiva che si fa poi cognitiva. Cum-prendere implica l'azione di annullamento del sé che rende antenna la privata spugna mentale.... " A. Colamonico Lo sguardo e la mente di Carmelo Colamonico. © 2013




Intorno alla biopolitica

pubblicato 22 feb 2013, 04:28 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 16 set 2013, 02:20 ]

Uno stralcio da: La comunicazione, in La spugna eco-biostorica di Antonia Colamonico (2013)


(...)

M. Foucault ha parlato per primo di bio-politicaxi che si auto-alimentaxii, grazie a certe strutture educative ed etiche che fanno da cornice all'interiorizzazione e alla massificazione dei comportamenti.

La sua analisi lacera la carta darwiniana, che fa da sfondo alle politiche egemoniche del primo '900, ma sotto un profilo dialogico osservatore-osservato, di fatto appare bloccata sul baratro del nulla, come se egli fosse restato imbrigliato nella medesima rete del bio-potere  con il pessimismo del vuoto:

  • Ha saputo snidare il vizio di forma di una carta di lettura a taglio egemonico che faceva della forza un'espressione di affermazione storica, ma non l'ha superata (salto di paradigma), non riuscendo a isolare un nuovo intravisto per un altro scenario storico, una nuova apertura logica, un'altra possibilità evolutiva in grado di aprirsi al lato benevolo dell'etica, con la validità storica di sguardo femminile e materno della vita non più letta come matrigna (pessimismo leopardiano).

La sua analisi su quelle che sarebbero le connivenze etico-religiose e autoritarie dell'auto-affermazione della potenza negli stadi di bio-potere non è sufficiente ad annichilire le prepotenze e le violenze, poiché è richiesto uno scatto etico di messa a distanza di tale sistema ideativo e organizzativo, definendolo un fuori-tempo.


Egli mette a nudo il lato malevolo delle istituzioni, ma cestina tutta quanta l'etica, come se fosse una gabbia di tortura. Di fatto, però, ha disconosciuto il valore intrinseco dell'etica della vita, come il soffio vitale che chiede rispetto e alloggiamento nel cuore-mente di ogni sua creatura.

La sua indagine molto profonda e complessa, che rivela una estimabile capacità logica, esprime egregiamente il malessere di una generazione che, nata negli anni del primo dopoguerra, ha captato (funzione di antenna della spugna mentale) gli echi degli stati di dolore della 2a Guerra Mondiale, con tutto ciò che ne conseguì.

Si pensi gli effetti sulla psiche dei bombardamenti, delle sirene che avvisavano le corse verso i rifugi, dei rastrellamenti, degli arresti, della notizia dei lager con l'ambiguità dei silenzi di chi sapeva e non parlò... e tutto quel complesso di connivenze sospese tra detti e non detti che implementavano nelle coscienze gli stati d'ansia, di ingiustizia, di dolore...  giocati sul tempo dell'attesa:

  • Nell'arte del dominare, come ben sa un giocatore di scacchi, si usa il tempo come arma, per in parte sfibbrare l'altro, infatti vince chi sa meglio gestire il vuoto di mossa.

Rallentando e accelerando i tempi di attesa-silenzio nel rispondere, s'innescano, negli stati d'animo degli interlocutori, i movimenti d'ansia con le sacche di frustrazione, per quel vuoto di silenzio che fa sentire di essere estranei. I giochi di guerra con le voci e contro-voci dai fronti, con il rombo degli aerei (è bene ricordare che fu quella la prima guerra che vide la città farsi luogo di battaglia), con la lontananza al fronte dei propri cari... sono stati dei veri movimenti, quasi visibili, ed è questo fluttuare della partita bellica che egli egregiamente è riuscito a visualizzare e descrivere nelle sue carte.

L'essere stati segnati dalla tragedia, fa di quella generazione dei profondi ricercatori di senso, per investigare il come sia stata possibile tale atrocità.

Egli, facendosi voce della piega malevola del suo tempo, prende una distanza meta-storica (2° liv. di coscienza) dalle logiche comuni che fecero da cassa di risonanza di tutti quegli abusi in nome delle patrie e dei credi.

Non accettò di essere etichettato in uno schieramento politico, anche se fu simpatizzante dell'idea comunista, e cercò di restare fuori dalle gabbie ideologizzanti e clericali:

  • Nasce così la sua critica al senso stesso dell'etica che non aveva fatto gridare allo scandalo, di fronte a tali atrocità.

Il suo nichilismo, simile a quello di Pirandello in altre pagine definito, non sperimenta, tuttavia, la dimensione del volo:

  • egli purtroppo muore a Parigi 26 giugno 1984 in circostanze poco chiare che fanno parlare di suicidio e non potrà assistere all'evoluzione della cresta nuova apertasi con il microchip che con un effetto farfalla irromperà nella storia, come nuova ondataxiii, vero tsunami.


In una piccola cosa, vero nonnulla, la vita usando la medesima intelligenza umana ha donato allo stesso processo di apprendimento una nuova opportunità di apertura logica con il cambiamento tecnologico, introdotto dalla Società Informatica e con essa dall'Organizzazione Reticolare delle Informazioni che ha dato lo sguardo nuovo all'umanità:
  • per mezzo della finestra storiografica, come potenziamento della 5a dimensione di lettura per il pensiero a frattalexiv.

Foucault con il suo pessimismo etico non ha saputo o voluto donare alla sua mente un valico per il mistero, quel volto altro che rende discrete le letture e toglie ossigeno alle prepotenze.

Nella sua critica al senso delle morali, forse, derivata anche da una probabile omosessualitàxv celata, che lo rendeva fragile sia verso le etichette dei giudizi di una società perbenista e sia severo nei confronti di se stesso, ha radicato una forma altra di conservatorismo, basata su una lettura a solo occhio negativo della compagine storica, campo-nicchia, degli eventi del 1900:

  • da un punto cognitivo molte volte si leggono in negativo gli altri non tanto per la loro malevolenza o negligenza cognitiva, ma quanto per la privata dipendenza dalla loro approvazione.

In quegli anni hanno agito anche altri osservatori che sicuramente hanno vissuto problematiche a lui vicine come ad esempio Pier Paolo Pasolini o Franco Zeffirelli che hanno dato in eredità alla storia delle testimonianze di grande liricità con una propensione alla sacralità della vita, come:

  • Vangelo secondo Matteo (1964) o Uccellacci e uccellini (1966), oppure Gesù di Nazareth (1977) e Fratello sole e sorella luna (1972).

Ciascuno, secondo il privato occhio-credo storico-semantico, di agnostico il primo e di cattolico il secondo, ha saputo astrarre dalla realtà fattuale una scaglia-luce di positività, facendone un esempio di bellezza storiografica in grado di fare innamorare della vita.

Foucault si è imposto, con la sua critica sulla formazione del desiderio, come maestro di rinuncia, introducendo una scappatoia al non apprendere il modo nuovo, infatti ancora oggi alcuni di quei giovani fruitori delle sue carte, conservano un input di resistenza al cambiamento, che rende avvitati nei comportamenti, in una resistenza per la resistenza, che da lente di lettura delle società conservatrici è divenuta gabbia concettuale di un certo disimpegno politico, sociale, storico, etico, come un novello oscurantismo.

Impedire al mistero in nome della signoria della ragione di affacciarsi nella cella più profonda del cuore è una forma di violenza sulla psiche che si scopre non attrezzata ad ammortizzare la sconfitta, la malattia, la perdita... tutte quelle forme di fallimento che ogni uomo sperimenta e che richiedono un'aria di deserto per risistemare i compresi e dare loro sfumatura nuova, non è un caso che proprio lui che ha fatto della liberazione dalle pedagogie una architettura, si sia poi arreso alla malattia:

  • Ogni azione ha una trama di significato che la rende coesa ai piani dei pensati.

(...)


Per concludere questa passeggiata tra storia e storiografia, necessita fare una zoomata pedagogica, per allargare lo sguardo, passando dalla critica, attraverso la satira, al sogno.

Le letture a solo occhio negativo finiscono ineluttabilmente per implementare il conservatorismo che esse stesse snidano, senza aprire a un'ottica di nuova umanità.

Aangolazione non sfuggita ad esempio ad E. Morinxvi che proprio in quegli anni iniziò a parlare di pensiero connettivo, di nuovo rinascimento e di nuova Era Meta-storica, aprendosi agli influssi benefici di H. Maturana e F. VarelaxviiGettando le basi del pensiero complesso da cui ha preso storia il medesimo occhio eco-biostorico, come affermato nel saggio Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternityxviii.

Sotto il profilo paradigmatico un sistema rappresentativo diviene vecchio solo quando se ne mostra il lato comico, esautorando la sua sacralità, lo scrive bene in Il nome della rosa Umberto Ecoxix che intorno al divieto del ridere costruisce la trama del suo racconto-indagine sulle chiusure e aperture ecclesiali, del tardo medioevo.

Solo mettendo in ridicolo un verso-direzione, questa linea comportamentale si fa idiozia storica, in ciò l'opera demolitrice della satira; lezione storica questa del teatro greco in cui, quando si voleva radicare una tendenza facendone una virtù si usava la tragedia e quando scardinare una vizio, la commedia:

  • Il pianto e il riso non svolgono la stessa funzione, piangere crea uno spaccato di accoglienza, di giustificazione e protezione-avvolgimento all'interno della coscienza; mentre il ridere apre la via di fuga-libertà che permette di spiccare il volo verso altre possibilità, facilitando lo svincolarsi da una tendenza. 

Forse a Foucault mancò la vena comica, il saper ridere delle proprie idee, ottimo esercizio per la mente.

Nell'approccio didattico eco-biostorico si predilige, infatti, la dimensione del gioco e della poesia-filastrocca, essendo una pedagogia a mente/cuore il cui l'obiettivo è l'esercizio di libertà consapevole delle potenzialità naturali di ogni pensiero-seme, a prescindere dai rapporti di potere che si potrebbero più o meno facilmente instaurare nella relazione docente/discente, discente/discente ...:

  • Se la mente-seme risente della nicchia di contorno in cui si radica, allora in ogni nuovo spazio immaginativo che nasce (bambino) si intesse la compagine storica (ambiente) che con il suo individuo reale, concreto, si fa voce epocale, per cui se si vuole cambiare una tendenza allora necessita cambiare anche il contorno dei fatti di tale tendenza; per essere più chiari se c'è una forma di mobbing in una consolidata tipologia di relazione, allora nel prendere le distanze da tale modalità, necessita rivisitare non solo i fatti, non solo i contorni ai fatti che rendono vizioso il campo stesso, ma fare pratica di comportamenti svincolanti. Se una società è autoritaria non basta annunciare agli individui la democrazia, perché essi la assimilino, necessita mostrare loro come si vivrebbe in una democrazia. In tal senso la classe scolastica si presta come micro/mondo di sperimentazione di quello che sarà il macro/mondo e questo vale per la famiglia, per l'ufficio, per l'azienda e perché no, per lo Stato ed è qui il significato di una didattica gioiosa, di una famiglia accogliente e propositiva, di un'azienda accorta alle risorse umane, di una nazione che ha a cuore le maestranze-cittadinanze.

Legare l'individuo razionalmente ed emotivamente alla sua compagine storico-immaginativa non vuole dire renderlo schiavo, ma attento agli afflati storici, alee evolutive e alle probabili ricadute sui piani etici, economici, sociali e culturali... degli stessi comportamenti. In ciò  è la vera funzione pedagogica di una società che rende concrete, incarnate le letture interpretative dei fatti storici a multi-verso che altrimenti si rivelano solo fumose fantasticherie retoriche, di una mente docente-stato de-storicizzata, che fa avvertire quella sensazione di chiacchiere vuote che spesso, a pelle, si coglie in certi discorsi e insegnamenti, in certi comportamenti e rituali, in certi giri di parole.

Se si scinde la mente dell'osservatore, dallo spazio-luogo della lettura (l'osservato), dalle carte di lettura (osservazione), queste ultime finiscono con l'assumere fissità e si fanno gabbie concettuali di una realtà di carta e non carte di navigazionexx per l'abitare nella vita.

La differenza tra una carta-gabbia concettuale e una carta di navigazione è nel valore che si dà alla lettura stessa, se essa è verità in sé o solo uno strumento di esplorazione della realtà che facilita il vivere:

  • Il vero valore delle carte-teorie-opere tutte è nell'essere ponti di chiarezza.

Se la carta elaborata da un osservatore in un collocabile momento storico si vede come verità assoluta, allora si entra nella dimensione della  menzogna storica; mentre se la carta è un navigatore di apprendimento e nulla più, allora si è in un stato perenne di apprendimento e quindi in un sistema di lettura ad apertura logica, funzionale alla vita stessa che non pone re e né regine, ma semplici pedine che si fanno re/regine, di sé, per il tempo di un'azione.

L'esercizio alla libertà è la vera funzione giustificativa di una classe scolastica, di una famiglia, di una azienda e di uno Stato, quando questa libera partecipazione alle azioni di risposta viene meno, allora quell'aula, quella famiglia, quell'impresa e quella nazione si mostrano, quale leviatano della vita che implodendola, muore a sua volta per asfissia ideativa e sordità di cuore.

In tale ottica si comprende il valore dei divorzi di coscienza che fanno prendere le distanze dagli avvitamenti negativi; la vita non vuole il male e nessuno ha il diritto di imporlo, neanche in nome di Dio, quando ciò avviene si è di fronte ad una chiusura pregiudizievole ed è onesto e salutare imparare a scoprire frontiere altre di verità, ponendovi un argine:

  • In tale prendere le distanze la spugna storica e mentale si riorganizza e rivitalizza, in una rinascita, e come sostiene E. Morin, noi viviamo tante rinascite; infatti, estendendo l'immagine, ogni giorno è un alba nuova, una possibilità nuova, favorevole alla bellezza dell'essere nella storia dell'uno/tutto, vivente, ma l'essere implica innamorarsi di quel respiro che dà il ritmo della presenza.


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xiM. Foucault: La volontà di sapere, Feltrinelli, 1978.

xiiM.Foucaut nella complessa analisi che elabora, isola una micro-fisica del potere, definendone la topologia del suo dinamismo con cui, come una forma velata, si insidia al di là delle logiche e delle azioni stesse. In tale dinamismo egli traccia, con un occhio meta-storiografico, l'auto-referenzialità del rigenerarsi dei comportamenti violenti che stanno alla base di quello che lui chiama biopolitica "non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono o coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un'organizzazione reticolare da - Microfisica del potere. Interventi politici, Einaudi, Torino 1977, p. 184

xiiiA. Toffler. La terza ondata. Sperling & Kupfer 1987

xivA. Colamonico. Fatto tempo spazio, op. cit. 1993- Biostoria, op. cit. 1998. - Ordini complessi, op. cit. 2002.

xv D. Eribon. Michel Foucault. Leonardo, 1991

xvi E. Morin. Introduzione al pensiero complesso. Sperling & Kupfer 1993.

xviiH. Maturana e F. Varela. L'albero della conoscenza. Garzanti, 1987

xviii “... È importante il nome. Nel processo di conoscenza il nome dà la dignità di esistere. Il nome, isolando un quid da un tutto, attribuisce a quel quid uno stato, cioè gli fa assumere un luogo, un tempo e un fatto. Biostoria prese nome nell’agosto 1992, nell’attimo in cui la mia mente isolò il quanto storico, quale promotore di vita. Al nome segue, poi, il corpo e Biostoria iniziò a prendere corpo nel 1993 dall’incontro col pensiero di Edgar Morin. Biostoria era stata per circa un anno un giocattolo con cui mi trastullavo per mostrare agli alunni l’esplosione degli eventi negli spazi. Le avevo dato anche una veste poetica, Spazioliberina, sotto forma di filastrocche (Colamonico, 1992). Quando, nell’estate 1993, lessi Introduzione al pensiero complesso (Morin, 1993) in cui è ipotizzata la nascita di una nuova scienza e di un nuovo pensiero in grado di leggere l’uno-tutto, capii che quello sarebbe stato il corpo-mente-sguardo della mia gioiosa bambina. Fu così che adottai Morin come padre per biostoria. ...” (Tradotto da A. Colamonico Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. cit. 2005.

xix U. Eco. Il nome della rosa. Bompiani, 1980,

xx A. Colamonico. Ordini biostorici. Carte storiografiche... op. cit. 2002.


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Dimissioni pontefice

pubblicato 15 feb 2013, 03:19 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 19 mag 2013, 23:51 ]


Roma – Città del Vaticano. Lunedì 11 febbraio 2013, ore 11,47.


Charles Pechpeyrou (Agence I. Media) e Giovanna Chirri ( Ansa ) annunciano, in diretta, al mondo le dimissioni dal Soglio Pontificio di Benedetto XVI, Papa Joseph Ratzinger.


La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente.
Albert Camus


Pontefici rinunciatari nella storia della Chiesa..



Tale evento si pone come un nodo storico-chiave, aprendo ad una molteplicità di conseguenze che da un lato potrebbero minare il ruolo della chiesa cattolica nella compagine mondiale, dall'altro essere un'occasione di ammodernamento del suo porgersi sulla scena storica, più confacente alle richieste di umanizzazione e di eticità.

Intorno a tale nodo, gli storici e gli opinionisti si sono messi a tessere le loro scritture, ponendo ognuno il privato punto di vista che si fa contorno, ben argomentato, della notizia.

Ogni scrittura storiografica è un semplice punto di vista che mostra più che il fatto in sé, l'idea che l'osservatore-narratore si è costruita intorno al fatto. Assumendo una posizione a favore o contro che trapela nelle scelte di concatenazione dei periodi e di selezione delle parole ed aggettivazioni:

  • Ogni fatto ha in sé un alone di segretezza, uno spazio di silenzio-vuoto che riguarda l'area di elaborazione immaginativa e mentale dello stesso soggetto protagonista d'evento. Tale luogo si può definirlo lo spazio del rispetto in quanto è il campo-nicchia della coscienza in cui l'individuo, in silenzio, si pone allo specchio di sé nel mondo, è decide il come rispondere alla vita che gli pone degli interrogativi in attesa di una risposta.

Tutto quel contorno informativo che si sta elaborando e si elaborerà nel tempo, dando ampiezza alla cresta storica, con cui si creeranno gli schieramenti ideologici, è solo la vestizione di tale vuoto-informativo che resterà per sempre impresso nella singola mente-uomo, in questo caso papa Ratzinger, che l'ha ispezionato, indagato, per poi giungere alla scelta-fatto, generandone così quell'eco-informativo, su cui gli osservatori stanno operando, immaginando, assolvendo e condannando.

Benedetto XVI ha giustificato la sua scelta:

  • " ... Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.

  • Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti." (fonte: Sole 24ore)

Egli con queste parole ha dimostrato la relatività della vita che non può essere astratta in una gabbia logica fumosa e generale, ma calata nella storicità di una umanità in/carnata, palpitante, viva, dando formalmente, così, un'indicazione orientativa alle alte sfere clericali; egli ponendo la persona con le sue stanchezze, ha dichiarato implicitamente che le religioni non possono estraniarsi dalla compagine vitale con le sue sacche di povertà e di necessità, quotidiane:

  • Le generalizzazioni e gli assolutismi, tipici di logiche teocratiche, non sono riconducibili alla Cristologia che è una professione di liberazione delle coscienze, in nome dell'amore.

Il pontefice con il suo porre in primo piano la persona, con le sue piccolezze e fragilità, ha voluto mostrare al mondo, tutto, che le politiche e le economie, con le religioni e le filosofie, non possono prescindere dall'umanità di ciascun individuo che si consuma, nella presente pagina storica. Spesso, infatti, ha sottolineato la necessità di ricomporre le politiche sociali, di rileggere il legame con la natura, di non accettare le lusinghe di un relativismo esasperato/esasperante che rende schiavi di abitudini:

  • Il suo è stato un "grido" di umanità!

Nelle sue carte sulle politiche sociali, egli mette sempre in primo piano la persona, reale, concreta a cui si può dare un nome e che deve essere messa al centro delle scelte. Egli invitando ad una fede matura, mette un freno ai fanatismi egemonici e invita a non scavalcare l'umanità che si fa realtà presente, in nome di teorie o di accaparramenti. Questo è il vero volto del cristianesimo:

  • Cristo non è un religioso in senso stretto, ma un laico della Vita. Aperto al mondo, per il mondo, con il mondo.

In tale apertura alla vita come forza generatrice, la chiesa dovrà riscoprire la "maternità di Dio" in una creazione-gestazione continua che non è logica di esclusione e divisione, ma di moltiplicazione dei pani con il riconoscimento delle diversità che rendono tutti unici e figli prediletti, per sempre:

  • Solo accettando questo la nuova umanità di pace, profetizzata da Isaia, potrà nascere e farsi il "mantello" di Dio.

Si badi bene che Dio non ha etichette religiose, non ha cerchie di potere, non ha confini ideologici e in sintesi è questo che Cristo è venuto ad affermare, non disdegnando l'essere a “mensa” con gli impuri, con i lebbrosi, con i reietti... si, tutti gli oltre le mura della rispettabilità dei sensi e luoghi comuni, rivendicando la fratellanza in nome di Dio, in cui tutti possono trovare un alloggiamento nella storia.

Figli di Dio e quindi fratelli, nella univocità di ogni occhio-mente-mano che ispezionando quel luogo silenzioso della privata coscienza può aprirsi alla logica di Dio, scegliendo tra tutte le scelte possibili quel evento-fatto che si fa seme di una umanità in cammino.

La più grande rivoluzione della storia è questa, essere attenti ai tempi, ascoltarne l'afflato che chiede soluzioni e superare le logiche pregiudizievoli che generano le esclusioni e le generalizzazioni:

  • La generalizzazione da un punto di vista cognitivo è una forma di "economia di tempo" che nasce dall'accorpare le esperienze effettuate per meglio ricordarle (espediente mnemotecnico) in classi di macro-concetti, è solo un criterio per memorizzare e non una realtà di fatto. Questa è la molteplicità dei fatti-individui che prendono storia in un determinato e ben preciso momento, per cui ogni "fatto" con il suo relativo "individuo-campo storico" è unico, per sempre.

  • Le generalizzazioni portano alla massificazione che rende astoriche le letture. Perciò esse offendono, poiché si è letti in base ad un'idea astratta, fumosa e non per se stessi, per la privatissima umanità. Da un punto di vista eco-biostorico nell'istante in cui si applica una generalizzazione si smette di osservare e di ascoltare, perché si sta ricordando.

Negando l'ascolto all'altro di fatto si rinnega l'essenza profonda dell'invito rivolto da Dio a Israele, tutta l'umanità, di farsi orecchio, per poter essere “presente” a Dio, agli uomini e a se stessi.

Nel mio piccolo questa è la mia interpretazione di un gesto così epocale e sempre papa Benedetto, troverà alloggio-casa nel mio cuore.


Antonia Colamonico, 15 febbraio 2013






(Foto storica: Papa Francesco I e Papa Benedetto XVI)


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