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Note sparse

pubblicato 4 feb 2013, 09:14 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 4 feb 2013, 09:16 ]
da  Le gemmazioni storiche in una lettura a Nodi/Rete della Vita.

ii Quello che manca alle società maschiliste che aprono gli scenari di guerre e razzie etniche è l'esperienza dell'essere “uterodella vita. Aprirsi all'occhio al femminile della società è un salto di Civiltà, poiché si intesse nelle trame fattuali il lato accogliente e moltiplicativo della vita medesima. Tale limite gnoseologico è in parte perpetuato dalle stesse chiese e religioni che leggono il sacerdozio come prerogativa di classe-ruolo sociale e non come una “dimensione cognitiva” di attenzione alla sacralità del divenire, che emergendo da un “vuoto di lettura” imprime i corsi nuovi alla vita stessa. Leggendo in tale chiave: tutti sono chiamati ad essere sacerdoti-custodi del divenire, come le mamme che nel grembo apprendono il palpitare della nuova creatura...


iv In Biostoria (A. Colamonico, 1998.) la parola si colloca come particella topologica che costruisce gli spazi non solo dei significati, ma delle medesime capacità logiche, immaginative e osservative del pensiero umano, permettendogli l'azione d'esplorazione del mondo, per cui “... Il segno-eco-parola è l'anello di congiunzione tra passato-futuro, in quanto permette il generarsi di quel lampo di luce che diviene il nodo-sinapsi di collisione-fusione tra l'esterno e l'interno, tra il piano osservato e quello osservatore, tra il prima e il dopo, tra l'apparire e l'essere... La parola assume in tale prospettiva un ruolo biostorico determinante, sia sotto il profilo socio-culturale e sia sotto il profilo etico-politico. Le società povere di parole-verbi si presentano povere di risposte-azioni di futuro. Le società che avranno sviluppato dei codici meno articolati e complessi saranno le più soggette ad una morte culturale che potrà, alla lunga, a tradursi in una morte anche biologica...” (p. 66 - A. Colamonico, Biostoria., op. cit. 1998.). Si può comprendere come sia funzionale alla vita di un Paese, investire nella formazione culturale delle nuove generazioni.  


vii Aver scoperto la dislessia come una forma di diversità delle funzioni cerebrali, ha aperto una nuova interpretazione dell'errore di scrittura, che non è un fatto di negligenza (poca applicazione del soggetto-alunno), ma un fatto di “strabismo” cognitivo che ha in sé un fascino, rendendo i soggetti più predisposti ai salti logici che aprono gli scenari nuovi di conoscenza; tanto da essere definito un fattore di qualità, del genio. Uno tra tanti A. Einstein. Si coglie come possa cambiare la valutazione e quindi la rappresentazione mentale del significato, se si è al MIT di Boston dire che si è dislessici è un pregio; ma dirlo alla maestra di vecchio stampo è un difetto-malattia. Sulla tolleranza della diversità si tasta il polso della democrazia di una società. Nelle società antiche addirittura tali bambini erano derisi e messi in castigo (ce n'era tutto un catalogo) perché “pecore nere” del buon nome delle docenti. In nome del “buon nome” o meglio della rispettabilità del nome, quante guerre e quante barbarie sono state fatte, tutto perché non si era sviluppato quel lato materno della storia che accoglie tutti e tutto, senza costruire gerarchie di valore.


xx Nel testo biblico si precisa che” In principio”, cioè subito Dio creò l'uomo, principe di se stesso. In tale signoria di sé, sin dal primo impianto-presa di realtà l'uomo è libero di costruire la particolare angolatura del suo divenire. Interessante come alla parola “balìa” nel tempo, si sia data una connotazione negativa, oggi il termine viene inteso con una forma di scelleratezza, come un essere banderuola che gira in balia, appunto, del primo soffio di vento, senza alcuna forma di controllo. Il termine (francese antico) era usato nel tardo medioevo, per indicare alcune forme di libertà-autorità di cui godevano alcuni Comuni, nei confronti del Signore del territorio. L'evoluzione delle Signorie in Monarchie, deteriorò i rapporti tra il potere centrale, sempre più autoritario, e le autonomie locali, per cui alla signoria-libertà del singolo, si diede una sfumatura di negatività, di scelleratezza, ancora presente, come una pretesa insana, destabilizzante dell'ordine costituito. Non è difficile comprendere come nel corso della storia via, via che si creano gli assolutismi con le connivenze di potere, si generi una crescente forma di intolleranza e nel contempo di sudditanza, per cui le libertà dei singoli sono immolate sugli altari delle patrie, in nome di un controllo voluto da Dio-padrone”. Si pensi ai tribunali di inquisizione e alle epurazioni etniche, in nome dell'ordine. L'ambiguità delle parole è intrinseca alla stessa costruzione del significato, effetto guanto (A. Colamonico, biostoria, 1998) che assume forma mutevole in relazione ai contesti storico-politici. La mutevolezza rientra nella stessa plasticità del significato che in sé non possiede un valore negativo o positivo, ma è la costruzione del periodo-contesto che la connotazione di senso. Essere consapevoli di questo, porta a sviluppare una capacità riflessiva sulla stessa topologia della parola per epurarla dalle incrostazione che ne inquinano il senso originario. Nel caso di balìa, non si dimentichi il termine balia, che indica una donna-nutrice addetta ad allattare. Ritorna così il significato celato di “mammana” che si è ritrovato nella maieutica Socratica. Nella parola “balìa” si rivela una venatura di dolcezza, nascosta nel testo biblico; Dio, da subito creò l'uomo libero, principe di sé, per cui ne consegue che, in nome di tale verità, nessun potere può ridurlo a schiavitù. La libertà è intrinseca allo stesso processo vitale che si fa madre della vita. Interessante è “liberare” le società, le economie, le religioni, i credi... dai sensi comuni che risentono delle manipolazioni epocali, per riportarli al primitivo afflato che ha preso casa nella coscienza del primo uomo, in tale caso il profeta, che isolandone il significato originario, ne ha colto l'abbaglio di verità:

“Per comprendere una si fatta organizzazione necessita ritornare a quell'azione del partorire dal vuoto un pieno. Socrate ha introdotto accanto alla facoltà del ragionare, un elemento femminile, l'ostetrica, come l'abilità a saper come fare più spazio nel pensiero, per dare un luogo, un nome, un'identità ad una novità che all'improvviso appare: All'atto di nascita concorre una consapevolezza, valore aggiunto, il saper far nascere, come l'abilità di regia, di coordinamento e orchestrazione che si fa maestra-levatrice (mammana) del veder bene e dell'elaborare bene. In tale metafora viene velato lo scopo profondo dell'atto conoscitivo che dà alla virtù un indirizzo di amorevolezza, affidato alla figura femminile di una meta-mamma che sa come trattare il neonato nell'atto in cui prende vita. Platone giustificò la metafora dell'ostetrica riportandola all'attività della madre di Socrate, ma approfondendo meglio in tale sfumatura di significato si cela il lato gentile dell'etica. La ricerca della verità non deve essere un'imposizione, calata dall'alto della mente calcolante, facile ad irrigidisce in un senso chiuso di parola, ma un'inclinazione gentile di mente/cuore, che riesca a creare accordo tra le parti, senza ferire. Chi meglio di unanimo femminile” può compiere questa delicata azione di accoglienza e allargamento dell'orizzonte di significato! Spetta alla parte gentile del cervello, quella predisposta alla visione svolgere l'azione di concertazione tra i piani delle conoscenze, delle teorie, delle economie, delle politiche per rendere più umane quelle verità che con il processo dialogico vitale, sono emerse da quel buio cognitivo. ...”. (Da A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0, © 2011 https://sites.google.com/site/biostoria/home/campi/3---il-buio/3-p-2 ).



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