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Briciole di biostoria


Il ruolo di vivente

pubblicato 21 nov 2015, 04:19 da Antonia Colamonico



La coscienza-pensiero svolge la funzione di coordinatore di spazi, come il luogo delle congiunzioni coordinative/disgiunzione/avversative... tra un mondo esterno e un mondo interiore, tra uno spazio intero e uno frantumato in sotto multipli di sé...
Antonia Colamonico


Carta eco-biostorica: Il ruolo di vivente. © 2015.


"Non esiste una conoscenza senza storia e una storia senza un'apertura a doppio indirizzo in cui l'osservatore possa assumere, momento, per momento; campo, per campo; incontro per incontro la sua posizione storica.
Ogni posizione apre ad una doppia possibilità d'assunzione del ruolo di vivente (foto), per cui egli può o alzare lo sguardo verso l'utopia per ricercare lo svincolo per una traccia d'orizzonte nuovo o guardare l'habitat e il suo sé nell'habitat, per immergersi nei vincoli dei già-fatto, dei già-appreso, per cavare una risposta già collaudata e risultata buona.
Ogni verso è una possibilità di costruzione-partecipazione alla Vita, con la maiuscola, che come una corrente marina deforma/forma la sua spugna-mente, recettiva, ora in una brezze ora in una tempesta ora in uno stato di bonaccia ora in un vortice a mulinello.
La vita non è statica, ferma, immobile, fissa come una bella donna in una pagina di rivista, né come una foglia stilizzata in un libro ingiallito di una biblioteca polverosa; né tanto meno una formula concertata e imbellettata in una dimostrazione. La vita spiazza e rende sciocco ciò che è appreso, chiaro ciò che è oscuro, idiota ciò che è detto o fatto.
Solo in tale gioco ad ombre e luce, l'uomo storico in carne e ossa di uno spazio-tempo che è solo suo, può imparare ad essere vivo, amando d'essere nato.
"
Antonia Colamonico. da La curvatura eco-biostorica nella realtà. 2015.



"... restare nella vita impone l'apprendere a vivere, comunicando con il campo-habitat, nicchia-utero, del particolare individuo. Svincolare l'azione dell'apprendere dalla scuola- istituzione, per legarla alla vita, quale naturalezza dialogica individuo/campo, da un lato alleggerisce il peso dell'influenza educativa dell'istituzione nella formazione delle nuove generazioni, non essendo diretta responsabile del fallimento di una generazione; dall'altro, allargando gli orizzonti osservativi a tutto il sistema storico sociale e naturale che diventa campo-scuola, carica questo di responsabilità etica in una creazione aperta al divenire. Se tutto è scuola, allora tutte le espressioni sociali-politiche-economiche-scientifiche... sono tenute a essere una buona scuola, assumendo ciascuna forma esplicativa uno sguardo introspettivo (a feedback) sulle modalità di esercitare le particolari funzioni storiche in una dialogica del divenire. La non lettura sugli effetti di ricaduta-ritorno delle modalità personali e sociali di risposte, i fatti, produce la Cultura dello scarto, isolata da Papa Francesco in Evangelii Gaugium (24 novembre 2013).
La proiezione del mondo-vita nella coscienza-memoria è per l'umanità la funzione storica che permette di restare radicati alla vita, allargando il concetto con un esempio, si osservi un ragno che tesse la ragnatela, nell'azione del costruire egli produce il filo, lo ancora, lo intesse come rete pronta a catturare il cibo che lo renderà vivo. Ogni piccola azione è un compito storico che lo distingue e lo caratterizza come individuo storico, ragno appunto. Volendo definire la naturalezza del ragno, essa si esplica nella funzione di tessitura, ancor prima di quella di procreazione, un ragno che non sappia edificare la sua ragnatela difficilmente sarà in grado di generare una nuova vita, la possibilità di generare è fortemente vincolata alla capacità di edificare un buon legame con l'habitat.
Se il ragno sviluppa una molteplicità di relazioni con l'ambiente per dare il luogo-casa alla sua ragnatela, s'immagini allora quanto ogni singolo uomo sia tenuto ad apprendere per esercitare la sua funzione di vivente. ..
."
Da A. Colamonico - La funzione di lettura - Dialogica del divenire, in Il metodo eco-biostorico per uno sguardo-lente a frattali informativi. © 2015





Quaderno di Biostoria n° 10:

Il metodo eco-biostorico per uno sguardo-lente a frattali informativi

Imparare le tecniche di navigazione per viaggiare nelle conoscenze

Antonia Colamonico





https://sites.google.com/site/biostoriapalestra/_/rsrc/1447237210190/home/metodo/sistema-a-influenze-echi/traslazioni-storiche/Fantasie%20di%20ricami%20Cerchio%20allo%20specchio%201994%20p.pngIl "salto di paradigma" che sta aprendo alla Società della Conoscenza a occhio-mente planetario, dai multi-sguardi, è nella riscoperta della "storicità" della coscienza. Ogni uomo per vivere assume la funzione di storico, cioè osservatore di fatti, a tempo reale, che catturano la sua attenzione e lo rendono permeabile agli echi vitali. Essere storico è il vero compito di ogni uomo, ma per esserlo necessita imparare ad apprendere.
"... come la facoltà del saper fare proprio un quid che è di fronte; la parola (apprendere) è correlata all'azione medesima dell'osservare, come quella capacità di veicolare il fuori-Mondo nel dentro-pensiero. In tale azione dell'importare una forma-mondo nella mente si crea la "mappatura della realtà" che inizia ad abitare nella coscienza-memoria dell'uomo; come cresce la lettura dell'habitat cosi si espande il pensiero-memoria: - Senza apprendimento la mente-osservatore resterebbe bloccata nella dimensione di seme senza sviluppare le possibilità di radicarsi e di germogliare.
Il seme è lo stato embrionale dell'albero futuro, il quale per prendere spessore e profondità necessita del terreno-campo. Il pensiero di un neonato è come un punto che può aprirsi a molteplici direzioni, ma perché ciò avvenga è vitale la relazione con la madre prima e con la realtà familiare e scolastica dopo.
Ogni contatto comunicativo neonato-mamma apre un indirizzo-linea di lettura che permette l'orientamento nello spazio-visivo-olfattivo-tattile... Il muoversi crea le trame evolutive che danno a quel punto-origine pensiero la forma frattale a spugna.

 
L'apprendimento non è un abito scolastico, ma il modo naturale del cervello-mente di indirizzarsi nell'habitat, in ogni presente storico, per essere pronto a rispondere alla vita. Anche il papavero è tenuto ad apprendere se vuole vivere, in quanto anche un umile fiore di campo che nessun contadino ha seminato, ha la sua scuola per relazionarsi con le variazioni del campo vitale che rende unico il suo passaggio nella storia. Certo l'organizzazione papavero ha una sua peculiarità che non può essere paragonata a quella di un'ape o di un cristallo o di un bambino, ma il restare nella vita impone l'apprendere a vivere, comunicando con il campo-habitat, nicchia-utero, del particolare individuo. ... Da: Dialogica del Divenire


Autori: Modello Topologia del Pensiero Multi-Proiettivo


Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo

"L’osservatore oltre a isolare le identità in uno spazio di lettura e a tessere i vari linguaggi, crea l’immagine stessa della realtà che assume una forma topologia a dentro/fuori di spugna storica: - è la mente-coscienza dell’individuo che, agendo da bussola cognitiva, permette l’orientamento in uno spazio-tempo che assume forma grazie allo stesso cervello (geometria multi-proiettiva della mente)."

- Tutti i diritti sono riservati -






Nella dinamica della vita esiste una sola forma di bellezza, che si acquisisce con l’atto della nascita: - La bellezza data non dall’appartenenza ad una categoria, ma dal semplice essere la categoria! ... Occupare uno spazio, consumare un tempo, esprimere una forma… sono queste le qualità che fanno di ogni essere vivente un cittadino della storia. Antonia Colamonico
https://sites.google.com/site/biostoriapalestra/home/metodo/la-realta-di-carta/i-luoghi-di-navigazione/Carta%20mentale%20pascoli%203%20p.png

Carta biostorica: mappatura di una dinamica mentale


Biohistorical Epistemology

pubblicato 14 mar 2015, 03:34 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 14 mar 2015, 03:56 ]

Saggio: Biohistorical Epistemology

https://sites.google.com/site/biohistoryepistemology/_/rsrc/1389799223000/home/A%20Colamonico%20Biohistory%20Epistemology%202014%20p.png?height=230&width=320
Oltre la Complessità:

Il paradigma Eco-Biostorico

Antonia Colamonico © 2015


Saggio-nicchia



Premessa

  • Togliere l'abito alle letture

Gli abiti della Realtà

  • Le carte di lettura semplici mnemotecniche

  • Prove tecniche di Osservazione

  • Il Presente anello di congiunzione Passato-Futuro

La moltiplicazione degli sguardi

  • Le trame storiografiche orditi di realtà

  • Ogni Osservatore storico bussola cognitiva

  • La finestra-lente coordinata cognitiva

  • La partecipazione alla Creazione

Gli ordini di conoscenza: i volti della Vita

  • Le impaginazioni storiografiche e i sistemi ordinativi

  • La dialogica esplorativa a tre universi

  • La lettura a feedback

Le Società organizzazioni cognitivo-psicologiche

  • La gabbia del Sistema Moderno

  • Il sistema a solo mercato

  • La discrasia delle società

  • La Società dell'uomo-immagine

  • La perdita di concretezza dello sguardo lineare

La vita è autoreferenziale

Modello di Società Planetaria a multi/sguardo

  • Sfumature: Ap-prendere e com-prendere

  • La Realtà frutto della relazione a uno/tutto Scienza-Conoscenza-Coscienza

  • L'attenzione rende presenti al divenire storico

  • Un esempio di cecità economica

  • L'apprendimento è intrinseco allo stato di vivente

  • Scenari di futuro e incidenza dell'azione di lettura

  • Il lato oscuro delle religioni e la Sintropia del Caos - Ordine della diversità

  • La democrazia organizzazione evoluta del pensiero umano

Volti nell'esercizio della Cittadinanza

  • la Democrazia dello Sguardo/mente

  • U/mani: I luoghi delle parole

  • La libertà di costruzione

  • La democrazia è una forma mentale

  • Gli indirizzi storici tra democrazia e tirannia

  • una pagina storiografica

  • La scelta etica della vita


Antonia Colamonico © 2015 - Tutti i diritti sono riservati.



https://sites.google.com/site/biohistoryepistemology/_/rsrc/1390402996660/home/A%20Colamonico%20Biohistory%20Epistemology%202014%202m.png
Oltre la Complessità: Il paradigma Eco-Biostorico

di Antonia Colamonico © 2014 - 2015


Il paradigma è l'occhiale-filtro della visione come il "ponte" funzionale alla rappresentazione e alla definizione storiografica. L'errore che spesso si compie è nel far diventare una struttura orientativa, gabbia mentale (rigidità cognitiva). Il paradigma è dunque un'inclinazione di lettura, necessaria a indirizzare l'occhio, ma, per evitare che divenga una gabbia logica, è importante che abbia  un'organizzazione plastica, in grado di deformarsi e formarsi a multi-verso, in relazione alle nuove emergenze che rendono inadeguate le letture. Secondo tale impostazione il paradigma eco-biostorico va immaginato come una topologia di sguardo-lente a frattale.
(Antonia Colamonico)

...
  • L'osservatore non è un soggetto assemblabile in una generalizzazione astratta di genere o di etnia o di ideologia, ma un individuo concreto che vive e opera in una databile e collocabile nicchia storica che si fa campo-habitat vitale a tutt'uno con la sua singolarità, unica per sempre
In chiave di lettura eco-biostorica necessita un processo d'immersione nella vita, per svincolarsi dalle generalizzazioni che sono una riduzione cognitiva (realtà di carta) funzionale alle memorizzazioni storiografico-disciplinari, per ancorarsi al tempo presente, elaborando un'abilità  di occhio-mente, libero emotivamente dalle conoscenze pregresse che potrebbero dare luogo ai pregiudizi generalizzanti.

Ogni osservatore vive in uno stato di costante presente (t. 0) che si fa sparti acque, punto-luogo di congiunzione, tra un passato a più profondità e un futuro tutto da edificare, che danno non gli stati dei fatti di realtà, ma quelli degli immaginati, fattuali (ciò che è stato fatto) e fattibili (ciò che potrebbero essere fatto):
  • il fattuale e il fattibile sono proiezioni di vita e si annodano nel tempo 0 di presente, l'oggi-ora-adesso, aprendo gli sguardi a molteplici scenari immaginativi di una realtà che assume a sua volta forma prospettica nella medesima mente osservante. In tale prendere forma l'osservato e l'osservatore si modellano vicendevolmente, rispecchiandosi.
Il saper tracciare e quindi leggere il sé nel mondo o il mondo nel sé, permette di attribuire l'ubicazione - spazialità
dimensionale - dei due territori io e mondo che possono a loro volta essere frantumati in campi e sotto-campi di multi-verso osservativi che danno le letture a proiezioni multi-prospettiche di una realtà collassata in una miriade di particelle di quanti-echi e di forme-stati informativi che assumono un aspetto a frattale (la spugna storica), come in un'esplosione di profili-sagome che si espandono, allargando e allargandosi nello spazio e nel tempo che anche, a loro volta, esplodono come in un fuoco di artificio che dà la visione di una realtà multipla e frastagliata, la complessità appunto. ... Link






La democrazia è una forma mentale


Con l'approccio di lettura biostorico si scopre la "Democrazia dello sguardo-mente", che Raffaello seppe tracciare nell'affresco La Scuola di Atene. Il pittore evidenziò nella rappresentazione l'aspetto dialogante dei filosofi e matematici che impressero il verso, funzionale, alla nascita del pensiero filosofico-scientifico.
Osservando il dipinto tutti hanno pari dignità di pensiero con quel dialogare che si pone a democrazia, mentre l'idea-chiave veicolata è che la verità non è circoscritta in un solo sguardo.

La verità ha bisogno di tutti gli sguardi per allargarsi a tutta la vita.


https://sites.google.com/site/biohistoryepistemology/_/rsrc/1421929885731/home/gli-abiti-della-realta/gli-ordini-di-lettura/vincolo-mappa-lettura/FORME%20CRESTATE%202.pngSe la verità assume una forma frattale che slabbrandosi accoglie mille e mille sfumature di approfondimenti, in relazione alle alee di campo, allora quali metodologie applicare nell'insegnamento?

La migliore garanzia alla scelta è nell'educare le menti all'esercizio della libertà, potenziando l'osservazione e la curiosità, dando dei canovacci interpretabili da sviluppare e implementare per costruire gli ordini nuovi con le parole nuove.

Lavorare più che sui fatti-detti, sui processi fattuali-fattibili dei non detti, e sui paradigmi mentali che danno il verso alle scelte; aprendo le logiche al movimento storico che rende presente-assente la vita con il gioco di
pieno/vuoto.

La crescita della capacità cognitiva di ogni singolo osservatore-agente è in stretta correlazione con le capacità multi-proiettive dei linguaggi che dischiudono gli spazi immaginativi e comunicativi con un'alternanza di aperture-chiusura logiche, idonea a costruire le forme sempre più sfumare di prese di realtà nelle medesime geografie mentali:

  • La dinamica evolutiva della costruzione di significato è nel costante superamento delle gabbie tiranniche che tendono a rendere "Re Sole" gli isolati informativi, come parole-macigno, gabbie di pregiudizio, per uomini-polli di allevamento.
https://sites.google.com/site/lamentemultiproiettiva/_/rsrc/1372165174352/home/Carta%20biostorica%2020.pngIl grado di democrazia di un uomo si misura dalla velocità con cui il pensiero sa generare le moltiplicazioni dialogiche, attraverso le entrate/uscite dai sensi-contesti disciplinari, elaborando altre sfumature di senso a costellazioni semantiche, secondo una struttura geometria a frattale di produzione delle parole, dei sensi, dei versi-indirizzi di lettura, delle teorie, dei fatti.

L'abilità a costruire di volta, in volta il verso storico, si traduce in capacità operativa, di un uomo attrezzato mentalmente a saper affrontare l'imprevisto, letto come un'alea che è emersa non per annientarlo, ma per incanalarlo in una visione più aderente di umanità.

La permeabilità mentale nell'elaborare le forme geometriche complesse degli spazi, ad esempio di matematici o poetici o fisici, è interconnessa alla capacità di saper snodare, annodare per implementare le parole e i linguaggi che non seguono nel cervello-uomo un'organizzazione a linea-uni-direzionale di successioni deterministiche di fonemi-parole, come in una pagina scritta a ordine alfabetico, ma a gemmazione di quanti-luce informativi che si armonizzano in scenari stellati di quanti-storici (le intuizioni) di multi-verso-indirizzo di fattuali e di fattibili.

L'ampiezza del valore semantico della parola Democrazia, ad esempio, non è più circoscritta nella semplice impostazione politica immaginata e realizzata nelle Polis greche con le agorà, ma piuttosto allo stato mentale di cittadinanza nella vita, quale modo più "naturale" di es
sere aderenti al divenire (essere a pelle-involucro, a casa del movimento vitale) per saper accogliere le diversità del normale evolversi della storia, in ogni tempo 0 di presente.

In una logica aperta al divenire si sviluppa quello sguardo sintropico, carezzevole, di etica dolce, che non si lascia impressionare e intimorire dalle differenze, ma anzi coraggiosamente le legge come valori dell'univocità di ogni esistenza. Oggi i più vicini a tale modalità logica sono gli artisti o gli artigiani che sanno, nell'atto di produzione di un'opera, che essa è e sarà un unicum, per sempre. Essi sanno tramare il disordine ideativo in una tela o scultura o lirica, o vaso...  in ordine di realtà finita a testimonianza di un compreso a cui hanno dato valore storico.

Il salto  di lettura da una conoscenza ripetitiva ad una in costante organizzazione, parte da un radicale mutamento delle carte cosmologiche. Oggi, sta mutando l'idea medesima di Creazione, non più letta come un compiuto-fatto, fermo e bloccato in una tirannia concettuale, perpetuata da un'etica forte da io-categorico (così è, punto), ma visualizzata come una realtà diveniente in continua evoluzione di una una dinamica quantica che prende il volto della mente dell'osservatore (topologia a dentro/fuori)

https://sites.google.com/site/biohistoryepistemology/_/rsrc/1425293795268/home/gli-abiti-della-realta/frattale-etico/umanita-disumanita/evoluzione%20di%20stati.pngLa vecchia lettura, separava l'osservatore dall'osservazione, identificando questa con l'osservato. Da un lato un occhio-mente lettore neutro e dall'altro una carta di lettura confusa con la vita.

Tale errore cognitivo portava a leggere le carte come degli assoluti e ciò, nel corso della storia, ha dato luogo ai conflitti ideologici con le intransigenze.

C
on le nuove carte biostoriche di un universo partecipato, si comincia a parlare di una Topologia di Creazione dialogata, a dentro/fuori osservatore-osservato, di una realtà narrata a multi-verso e multi-spaziotempo che richiede la partecipazione attiva dell'osservatore che conoscendo lega la sua Coscienza alla conoscenza della scienza (il Tutto) tracciando le mappe mentali di una realtà sempre misteriosa:
  • In una realtà dialogata, così accresciuta, si coglie come le elaborazioni risentano degli sguardi lettore che ne danno la forma topologica, in una carta-modello di organizzazione significativa. 
Una Creazione moltiplicativa a multi-volto e a multi- sfumature di sguardi, stati, spazi, tempi  apre ad un'evoluzione logica pluridimensionale con un'etica dolce dallo sguardo carezzevole; sguardo-lente che imprime, restando a sua volta impresso, in un Sistema di nicchie in nicchie di forme storiche a dentro/fuori con le sembianze a vuoto-pieno. ... Link



Antonia Colamonico © 2014 - Tutti i diritti sono riservati


La risorsa del limite nelle Scienze

pubblicato 10 gen 2014, 09:07 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 10 gen 2014, 09:17 ]


Ricercando: viaggiando nella ricerca della Ricerca.

Antonia Colamonico


Nel 1993, con "Fatto tempo spazio" (Oppi, Milano) immaginai una nuova architettura nell'insegnamento della Storia con l'apertura della lente-cognitiva a campo-finestra che permette di zoomare e miscelare le visualizzazioni fattuali, secondo un'organizzazione a nodi-maglie-reti.

Con la costruzione a taglio spaziale della  disciplina colsi il limite-confine della storiografia (campo di lettura), distinguendola dalla storia-bios (campo della vita).

Si spiega così il nome Biostoria dato al nuovo campo osservativo.

Fu un'operazione di metodo che di fatto ha reso tutte le letture soggettive, facendo cadere il "mito" dell'oggettività della lettura, con cui ancora gli storici e non solo, sono soliti unificare la verità di carta, con la verità dei fatti, a tempo presente.

Aprendo la 1° finestra storiografica, inconsapevolmente, posi una membrana-confine tra le letture e la vita, per cui in ogni rilevazione e narrazione storica c'è un grado (+ o -) grande di deformazione della realtà:
  • non coincidendo i due piani, ogni lettura si vincola alle posizioni-scale-lenti dello stesso osservatore storico (ogni uomo), imprimendo una de-formazione in grado di alterare la topologia della verità storica.
Verità che resta come bloccata nella sua interezza al piano presente, dando solo echi di sé trasferibili in altre epoche.
L'eco è il vuoto di fatto.

Quaderno: Indice

Quaderno di Biostoria n° 8

Il piglio eco-biostorico

Verso una scienza & metodo dello sguardo

Antonia Colamonico © 2013 

Saggio nido-nicchia


Nota introduttiva

Premessa

Le trame dei ricami di realtà


Il vuoto apre nella mente le facoltà dell'immaginare.

La lettura di una dinamica fattuale implicitamente perde così il senso di oggettività storiografica e assume un valore relativo, vincolato/vincolante, che apre alle ideazioni divergenti e convergenti di contorno, destando una certa crisi di lettura, poiché perdere valore assoluto fa emergere il legame posizione di lettura-lettura-selezione-interpretazione dei fatti (rapporto osservato-osservatore-osservazione).

Ricordo che in alcuni convegni ciò fu letto come un relativismo storico da certi detentori della verità storica, oggi venditori di retorica.

La mia azione non mirò allo scardinare le funzioni  dello storico, ma fu il semplice constatare che ogni scrittura è una scelta selettiva tra una molteplicità di eventi che una volta isolati sono intessuti a sostegno di un punto di vista, con una particolare possibilità evolutiva (le creste della Spugna storica).

A distanza di 20 anni, continuando l'azione del ricercare il significato nascosto dello stesso ricercare, sono approdata al limite della scienza tutta, che costruisce una realtà, fortemente influenzata dalla stessa azione-immaginazione del ricercatore che per primo ne traccia il solco di seminato.

Alle soglie del 3° millennio, le scienze per essere obiettive, dovranno iniziare ad indagare non solo i campi di osservazione, ma anche l'osservatore e le sue incidenze storiche nelle letture, poiché non si può più confondere la lettura con la vita, la storia con la storiografia.

L'osservazione è solo un punto-luogo di congiunzione, a tempo 0, tra l'osservato e l'osservatore che restano entrambi altra cosa da quella narrata.


Posto il limite come luogo di confine e di congiunzione, si potranno allora creare tanti limiti con tanti confini e moltiplicare le letture e le scritture, amplificando i medesimi campi scientifici, strutturati in un uno/tutto a forma frattale, dando
le letture vincolate, ma sempre più aderenti, a pelle, di una realtà che si lascia inquadrare e deformare, per essere nuovamente inquadrata e deformata, in tanti viaggi esplorativi, in grado di rendere sempre più frastagliata la conoscenza di quell'oltre che si è soliti chiamare: Vita.






Antonia Colamonico © 2014
- Tutti i diritti sono riservati.




Il cognitivismo etico

pubblicato 27 nov 2013, 00:30 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 29 nov 2013, 07:51 ]

indice

Premessa

I - Ripartendo da Gerusalemme

II - L’ambiguità di Abramo

II - La presunzione di Caino

IV - I campi della coscienza in Giacobbe e Isaia

• Lo spazio topico: il campo dell’io

• Lo spazio atopico: il campo del tu

- L’occhio-mente uni-dimensionale

- L’occhio-mente eco-biostorico

• Lo spazio utopico: il campo dell’infinito

• L’intervento di Dio nella storia

V - I luoghi del limite in Gesù

• Lavorare intorno al contorno del limite

- La morte dell’io

- La morte del mondo

- La morte di Dio

VI - La missione di Paolo

Alla Palestra della Mente: Geografia del pensiero frattale.


PDF -

Antonia Colamonico. Costellazioni di significati per una topologia delpensiero complesso.

© Il Filo, 2006.


Nicchia-nido  (© 2013)


Una pagina:


... Nella cristologia la conoscenza è posta come un seme che diventa albero in grado di accogliere un nido, segno della vita nuova. Gesù pone l’essere frattale del sapere, che si quintuplica secondo una crescita di tipo esponenziale che tende all’infinito.

Egli fa saltare oltre alla frontiera dei catechismi quella delle scienze: se la conoscenza non ha fine ce n’è per tutti; se non ha fine significa che tutti siamo ignoranti e tutti siamo tenuti ad apprendere. In tale azione dell’imparare a prendere, il piano dell’etica e quello della conoscenza si intrecciano in un unico sistema che pone il cognitivismo etico, ciò quella incarnazione precedentemente posta che fa della conoscenza il campo dell’etica e dell’etica il campo della conoscenza.

Ogni uomo è tenuto se vuole vivere a conoscere l’essere virtuoso, se è tenuto vuol dire che non esiste né una conoscenza preconfezionata e né un’etica predefinita; ma l’una e l’altra si inanellano continuamente rinnovandosi in funzione dei gradi di chiarezza che le stesse azioni esplorative andranno a formulare. In tale intreccio di sapere/bene si edifica la pienezza del futuro e da ciò scaturisce, come terzo elemento, il valore economico della stessa azione vitale.

Si può facilmente comprendere come la dialogica a "occhio infinito" del Cristo crei l’anello di congiunzione tra l’economia, l’etica e le scienze che non possono essere lette come sovrastrutture in sovrastrutture quali artifici dogmatici che ingabbiano l’azione umana, ma come una gemmazione del frattale uno/tutto della vita.

L’azione del Cristo nella storia, introducendo lo stato d’ignoranza come condizione essenziale e inalienabile della finitezza dell’uomo, crea la pari dignità tra gli uomini: non è sul sapere o non saper, sull’avere o non avere che tu potrai essere migliore. Egli dice al Caino, presente in ogni uomo, di ricondurre sé all’infinito, che segna il limite-confine della condizione di consumatore del tempo: se vorrai vivere dovrai aprire la mente e il cuore alla logica di Dio e sconfiggere la morte! ...



© 2013, Antonia Colamonico - Tutti i diritti sono riservati.

Evoluzione di un significato-parola

pubblicato 01 ott 2013, 10:37 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 16 ott 2013, 01:32 ]

Da A. Colamonico. Il piglio-eco-biostorico.

Ultimissima!

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Quaderno di biostoria n° 8.

 https://sites.google.com/site/lamentemultiproiettiva/_/rsrc/1374402918116/le-geometrie-della-vita/la-funzione-storica-dell-osservatore-nell-organizzare-la-realta/campo%20universo-%201.png?height=373&width=400

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/briciole-di-biostoria/quantostorico/spazio%20quanti%20storici.png

L'osservatore e il linguaggio (nota iii).

(© 27 settembre 2013 - Antonia Colamonico)


La scelta del nome quanto storico:


- Dare un nome è una scelta di campo dell'osservatore che parte da una particolare qualità dell'osservato, che una volta isolata, si fa radice-legame di collegamento con un altro nome, preso, anche, da un altro indirizzo-disciplinare, che contenga tale qualità. In tale spostamento di senso-verso per somiglianza qualificativa si allarga il significato di un termine, già posto (senso ristretto).


Nel caso dell'indagine biostorica, il nome quanto storico è scaturito, nell'istante in cui si è posta (A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI, Milano 1993) la differenza tra storia (bios-vita) e storiografia (scrittura della bios-vita), da cui scaturisce che l'evento-fatto è un quid-nudo (non detto) che l'osservatore posiziona in una definizione-datazione-collocazione di veste di realtà. Si generano così due dimensioni vitali quella dei non conoscibili (“virtuali” per i fisici quantistici), area del buio cognitivo che apre al vuoto di spugna, che a sua volta riecheggia il vuoto quantistico dei fisici e quella degli identificati-appresi (il campo degli eventi noti dichiarati, esplicitati, applicati... iscritti nelle molteplici discipline).


Dallo sdoppiamento (storia-storiografia) del campo osservativo è poi scaturita la dinamica di lettura, a pieno/vuoto (porosità) degli eventi, come il processo di rendere noto (l'evento-quanto informativo) un ignoto (l'evento-quanto storico, letto come unità inscindibile, non estesa, di "fatto-spazio-tempo", privo di nome-luogo-data), che agisce tuttavia da perturbare dello stato di un sistema storico, in un tempo 0 di presente (A. Colamonico: Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Il filo, Bari 1998; Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Il Filo, Bari 2002). Da tale essere un non-collocabile il quid-fatto si presta all'analogia con il quanto fisico, essendo entrambi unità discrete, secondo una visione a granuli di eventi da un lato e di spazio fisico dall'altro.


La parola "quanto " si è così allargata come una bolla che ne assorba un'altra , estendendosi nel significato dal campo della fisica quantistica a quello della biostoria. Nella costruzione del linguaggio è importante tenere presente che anch'esso ha una crescita, naturale, a frattale (evoluzione a spugna). Le medesime geografie mentali entrano nella comprensione o meno dei significati e nelle valutazioni storiche, tanto che non tutti attribuiscono i medesimi significati alla parole, con facili fraintendimenti e conflitti.


Trovare un accordo sulle parole richiede delle negoziazioni dei significati stessi, essendo le parole “particelle topologiche”, in grado di mutare le spaziature dei pensieri. In tali intenti-accordanti, il linguaggio assume fluidità e le “parole plasticità” (A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005; A: Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo Bari, 2010).


Reference on the name biohistory


Antonia Colamonico (2005). The Story of a Paternity. World Futures 61 (6):441 – 469.Name does matter. During exploration of knowledge, name provides dignity of existence. Isolating a quid from a whole, name gives that quid a status (i.e., helps it to gain a space, time, and fact). Biohistory had its own name in August 1992, when finally my mind isolated the historical quantum as the promotor of life. Shape follows name; Biohistory began to take shape in 1993, when it ran into Edgar Morin's ideas. For about a year, Biohistory had been a game I toyed with, using it to show my pupils the explosion of events in spaces. I even gave it a poetic dress, in the form of nursery-rhymes (Spazioliberina; Colamonico, 1993). In 1993 I also read Morin's Introduction to Complex Thought (1993), in which it is assumed that a new science and a new doctrine would manage to read the one-whole. It was then that I understood that this theory would have been the body-mind-eye of my joyful child. So I adopted Morin as the father of my Biohistory


Il nodo-cardine del cambiamento nell'organizzazione della Conoscenza

Verso il salto di paradigma

La novità

La trama di realtà a multi-verso

Per poter comprendere e descrivere la trama della real D. Deutschi individua l'interazione di quattro scienze, la teoria quantistica per uno studio della materia, l'evoluzionismo, l'epistemologia per una teoria della conoscenza e la teoria computazionale. Per il fisico israeliano la realtà a cui abbiamo accesso è, tecnicamente, solo “virtuale”, una semplice narrazione in grado di tesserne la trama, con l'intreccio di quattro fili (quantistica, evoluzionismo, epistemologia, matematica computazionale) che danno il “verso realistico” al multiverso del reale.

Egli rovesciando il senso comune, sostiene che il ragionamento scientifico non è la base per l'estrapolazione di realtà, si pensi alla legge di gravità che isola la forza d'attrazione, ma semplicemente un modo di distinguere tra le spiegazioni buone che si interfacciano nella narrazione di realtà. Così facendo, egli pone a limite della realtà la stessa coscienza che essendo un canale di accesso, non neutro, trasforma il fatto da dato-reale in sé in dato-informativo trasferibile e quindi narrabile. In tale narrabilità egli, inconsapevolmente, sposta l'asse dell'osservazione scientifica dalla scienza alla storia e si attua un salto gnoseologico che pone come attrattore cognitivo delle conoscenze non più la meccanica ma lo stesso processo vitale, dunque la biostoria.(da A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0)


Antonia Colamonico © 2013 - Tutti i diritti sono riservati.

lo sguardo-lente eco-biostorico

pubblicato 30 set 2013, 00:08 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 08 ott 2013, 04:21 ]

Anteprima: Quaderno di Biostoria n° 8

Il piglio eco-biostorico

Ultimissima!

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Quaderno di biostoria n° 8.

Verso una scienza & metodo dello sguardo

Antonia Colamonico © 2013 

Saggio nido-nicchia


Il cuore del punto di vista di Biostoria scienza&metodo.

Piglio eco-biostorico assume il doppio significato di sguardo e  di presa; uno sguardo che prende la vita, l’avvolge e la legge come il senso profondo della storia che si compie in tutti i tempi 0 (zero) di presente; in tale capacità di lettura si concretizza la topologia multi-proiettiva della mente che in simultanea modella il dentro/fuori di realtà, come l'abbraccio dialogico individuo/campo, soggetto/oggetto, io/habitat...

...

Le regole del gioco
...

Le tessiture storiche danno il volto alla realtà che resterebbe un non conosciuto e un non dicibile, se privata dallo sguardo-mente dell'osservatore che, intessendo gli echi informativi, dà tracciabilità al suo avvistato-compreso-affermato-trasmesso. In un simile gioco intricato di intrecci, l'accesso alla realtà è vincolato alla capacità cognitiva ed espositiva dell'osservatore (ogni uomo) che veste di senso-direzione dei quid informativi che da incognite si fanno res note (cose conosciute).

La cosa nota non è l'oggetto naturale, ma lo spettro-modello mentale che l'osservatore stesso si costruisce come reale, in tale costruzione lo stato di verità oggettiva non è nell'oggetto-incognita che si pone a contorno-regione dello stesso processo d'appropriazione soggettiva della realtà (la conoscenza), ma la verità è nel modello-carta che assume oggettività limitata e circoscritta, all'interno di una teorizzazione.

Si passa, da un punto di vista eco-biostorico, da una realtà nota che è esterna e vera in sé, ad una realtà nota che è negoziata dallo sguardo mente di un osservatore concreto che con scelte motivate e mirate, dà di volta, in volta l'indirizzo di realtà all'incognita della vita.

Se è l'uomo storico a dare il senso di oggettività, allora non è più accettabile l'idea di una scienza che apra le maglie della vita e ne sveli i codici nascosti che sono il modo naturale della vita d'evolversi:

  • tutte le teorie scientifiche sono semplici sguardi soggettivi che hanno dato il carattere di oggettività ad un quid che ha preso storia nella stessa mente dell'osservatore che definendo ha inclinato il significato di quel ignoto al privato senso di verità.

Allora se questa radice soggettiva è il limite della scienza, essa non può essere più intesa come la verità intorno alla vita, ma solo una plausibile spiegazione di essa.
...

La mia utopia

pubblicato 26 lug 2013, 03:04 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 18 nov 2015, 07:11 ]


Antonia Colamonico, Natale 2007 a Boston



Il salto logico nel paradigma eco-biostorico


In Fatto tempo spazio (A. Colamonico. OPPI, Milano 1993) identificai un limite concettuale degli storici, avevo avuto modo di confrontarmi con il gruppo di lavoro coordinato dal prof. Ivo Mattozzi dell'Università di Bologna che stava progettando, in quegli anni a Bellaria, i nuovi programmi di storia per la scuola italiana, nelle carte che essi avevano elaborato per la rilettura dell'organizzazione disciplinare, era assente il campo del futuro a cui personalmente mi ero avvicinata con la mia indagine sulla rilettura a finestre dell'organizzazione della storia, in una società a nanosecondi. 

Nelle loro indagini si parlava di due piani degli eventi, riconducibili ai fatti (campo del presente) e ai fattuali (campo del passato), per cui il loro sistema storiografico era interamente costruito su due poli di attrazione temporale:

  • il passato (fattuale, ciò che era stato fatto) e il presente (fatto, ciò che è attuato).

Apparentemente potrebbe apparire non importante una simile riduzione di complessità della realtà Storia, ma osservando con una lente cognitiva più sgranata si coglie come un sistema a passato-presente sia ingabbiato in una forma di immobilismo economico-sociale-ideativo... Quello stallo di cui essi stessi parlavano, giustificando così il bisogno della rilettura dei programmi scolastici. 

Rispetto al loro impianto organizzativo nel mio approccio al Sapere storico c'era l'aggiunta del campo del fattibile, come l'acquisto di una  lungimiranza immaginativa in grado di aprire alla dimensione del sogno e del cambiamento.

Nella mia architettura della disciplina misi a fuoco che uno sguardo rivolto al passato-presente non è pari ad uno rivolto al passato-presente-futuro, c'è infatti uno scarto di possibilità nel movimento dell'occhio-osservatore, come una forma d'impossibilità ad attuare un salto di orizzonte. Non fu facile difendere la mia posizione di lettura e come spesso avviene nei rapporti di potere il mio pensiero divergente, non essendo suffragato da chi è ai posti di comando, fu facile farlo passare di fronte ai corsisti per "confusionario". Ma oggi a distanza di 20 anni la mia lungimiranza si è rivelata una buona intuizione storiografica che mi ha permesso di aprire il nuovo campo di lettura a cui ho dato il nome di Biostoria.

In questi anni di silenzio mi sono chiesta il perché della loro rigidità cognitiva e la risposta che mi sono data è legata alla medesima organizzazione del pensiero:

  • in tale ambito entra la geografia della mente che rende ogni paesaggio mentale differente in relazione alle medesime capacità del vedere o del non vedere gli immaginati ideativo-fattuali-fattibili. Il si può fare o il non si può fare è il nodo nevralgico che rende l'individuo presente nella storia, lo stesso osservatore per esercitare il diritto di cittadinanza nella Vita, dovrà imparare a fare previsioni di futuro per sé, per gli altri, per l'ambiente in un campo relazionale e dialogico a uno/tutto.

Ogni presa di realtà apre uno scenario di futuro che non essendo ancora nato si fa spazio dell'utopia.

Imparare a relazionarsi con la "Finestra del Fattibile" (ciò che può essere fatto) rende lo sguardo dell'osservatore storico (ogni uomo) attento alle alee di campo che in ogni stato di presente rendono non scontate le dinamiche evolutive delle creste dei fatti storici. Essere attenti alle variazioni minime di campo, implica una mente non pregiudizievole, libera dalle gabbie ideologiche che creano le gerarchie di umanità e di parole, con gli avanzi di uomini e di significati che rivelano le cecità di lettura non del campo-vita, ma dello stesso osservatore che sta attuando la lettura.


" ... Cosa vuol dire essere profeta oggi, un una società a struttura mondo multi-etnica e multi-religiosa?


Non certo l'essere titolare di un privilegio cognitivo che renda eccezionale, una specie di titanismo delirante alla D'Annunzio, un quasi dio-terreno da venerare e porre su di un piedistallo, inclinatura data ad esempio ai re-faraone nell'antichità, ma semplicemente:
    •  essere attenti, meglio presenti, alle dinamiche dei fatti che creano le moltiplicazioni e le diramazioni dei tempi-spazi.

In tale capacità di attenzione al presente si impara a vedere le evoluzioni delle dinamiche a breve, a medio, a lungo termine e, così facendo, si potenziano le funzioni anticipative del cervello.


È lo steso osservatore che imparando a giocare con le proiezioni di eventi, apre gli spaccati dei paesaggi di domani, il profeta Geremia ad esempio osservando i comportamenti poco etici del suo tempo, profetizzò la cattività babilonese, ma anche oggi se si osservano le incongruenze di una politica da palcoscenico, non è difficile ipotizzare una cattività cinese o mussulmana o come qualcuno vorrebbe aliena:
  • Ogni cattività è il risultato di una perdita di visione, di una caduta etica, di una mancanza di prospettiva di futuro che rende sordi e ciechi di fronte al “soffio degli eventi”.

L'essere profeta implica imparare a dilazionare gli sguardi, a variare le zumate nelle osservazioni, a sentire sé un uno/tutto della dinamica vitale, evitando le grettezze e le strettoie che rendono ghettizzate le società, in tante gabbie privatistiche di normalità generalizzata, imposta come un insieme di dogmi assoluti.

Si pensi:

  • al ruolo delle religioni quando fanno della fede una gabbia di fanatismo, per selezionati-eletti che finiscono col credersi i migliori; 
  • alle politiche egemoni degli Stati quando hanno scisso l'umanità in liberi, servi, schiavi e uomini ombra senza fissa dimora;
  • alle logiche necrofile di alcune signorie economiche che hanno visto come fine storico non l'uomo, ma il guadagno per il guadagno; 
  • alle logiche mafiose che imponendo i loro loschi mercati hanno reso fatiscente la stessa politica.

Come già detto in altre pagine, le stesse neuroscienze stanno iniziando ad indagare sugli aspetti anticipativi del cervello che fanno spostare l'asse dell'indagine dai processi entropici a quelli sintropici, per cui si comincia ad ammettere che sia possibile per il cervello anticipare guizzi-flash di futuro che una volta attuatesi si fanno echi anticipativi di spazi-tempi nuovi che come scaglie vitali si mostrano per una frazione di secondi.

Si comprende, allora, come l'essere una mente anticipativa sia fortemente funzionale in un sistema mondo a nanosecondi.

Accettare ciò implica una rilettura delle logiche pedagogiche, economiche, politiche, sociologiche...

Un vero salto di paradigma che faccia della vita stessa il luogo dell'appartenenza e non della casta-ceto o del reddito-ricchezza.

Essere cittadino della vita, non implica il non essere cittadino del paese-stato o della famiglia-nucleo primordiale di appartenenza, ma semplicemente acquisire una capacità dialogica che sappia amplificare i significati e variare le scale e i campi-lente di riferimento, implementando le aperture logiche che permettono i passaggi-voli da un sistema di riferimento ad un altro.

Per essere più semplici:

  • io, Antonia, sono una cattolica-italiana, ma ciò non mi impedisce di trovare delle convergenze di sguardi con Fatima, ragazza tunisina-musulmana o con Mikhael ebreo-francese o con Lucia cristiana-ortodossa-russa che è mia dirimpettaia o con Maria cristiana-evangelista-italiana e perché no con Hari induista-indiano.

Solo in un'apertura mentale a 360° il domani potrà trovare casa nell'oggi e rendere la mente libera di ipotizzare un mondo di pace che momento per momento, tempo 0 per tempo 0 possa iniziare a prendere storia, come un: Eccomi!"


Da: A. Colamonico. Topologia del gioco - Gli spazi de-finiti del tempo 0 © 2013

Quanto storico

pubblicato 22 feb 2013, 08:37 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 22 lug 2013, 10:25 ]


I cielo di Boston
Struttura quantistica del cielo.


Il quanto storico è un'unità multipla di “fatto-tempo-spazio”, unità inscindibile che solo per esigenza di lettura si scompone in tre sotto-campi che assumono una corposità scissa, nella dinamica dei fatti ogni fatto-accadimento imprime una perturbazione nello spazio e ogni perturbazione fa partire una linea di tempo, per cui insieme si pongono e insieme si auto-generano.

“... I quanti sono particelle discrete, bio-fisico-informative. Costituiscono la carica auto-propulsiva 1 dell’infinito biostorico, che si auto-organizza per effetto dello stesso toccarsi-informarsi delle sacche-nicchie storiche. Essi con un gioco di esplosioni/implosioni permettono di tenere vivo l’intero Universo, informandolo/deformandolo, come un grande cuore cosmico che pulsa, per effetto dell’energia che essi stessi sprigionano, muovendosi. Il quanto, come carica energetica 1, è un’unità multipla inscindibile, costituita da un fatto-tempo-spazio. Nel suo attuarsi (fatto), esso produce un effetto di dilatazione nello spazio, con la partenza di una linea-direzione di tempo, di qui la relazione: Fatto : Tempo = Tempo : Spazio = Spazio : Fatto.

Lo spazio costituisce l’informato, colui che subisce l’azione di deformazione. Il tempo il formato, come il nodo-punto di partenza della deformazione futura nelle nicchie-sacche spaziali. Il fatto è l’informatore, come il quid che comunica-imprime il grado (+ o -) di mutamento nello stato di presente. Il primo, informato, è la struttura piena, il secondo, formato, è la struttura vuota della spugna storica. Il terzo, informatore, è il vincolo-eco-scia della rete informativa.

La rete, come insieme di tutti i nodi-vincoli informativi è l’eco-storico che costituisce la trama di passato-futuro su cui s’intesse, annodandosi, il presente biostorico. La trama storica è un passato che tende al futuro, passando per i quanti presenti. Ogni quanto è la risposta, a tempo 0, ad una perturbazione precedente, che l’ha influenzato-attivato; nel contempo è, a sua volta, un perturbatore dello spazio-tempo futuro, poiché imprime la nuova modifica di direzione (bivalenza madre-figlio).

È nel tempo presente che si gettano le linee o i tracciati di quelli che diverranno i successivi presenti. L’attuazione dei piani futuri non è legata agli effetti di una sola dinamica evolutiva, ma è il risultato di una complessa perturbativa di quanti che rendono poco prevedibile, o meglio, aperto il futuro. ...”


 
(Tradotto da A. Colamonico Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group – Routledge. - August 2005).

Nanosecondo e potere

pubblicato 10 feb 2013, 03:49 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 10 feb 2013, 03:52 ]

da Il paradigma biostorico: piani logici per una società a nanosecondi?  

Nella società a nanosecondo, data la velocità del sistema, non si possono creare domini permanenti, bisogna entrare nella logica dell’uno/tutto per cui c’è una bivalenza di servo/padrone che viene di volta in volta interpretata da tutti, in funzione di quel secondo storico o di quella abilità storica, necessaria in quel dato nanosecondo; per cui un si fatto dinamismo, impone la de-gerarchizzazione della struttura sociale:

  • Questa è la democrazia della vita!

Democrazia che, come dico in nel 2° libro di Biostoria (1998), non è una trovata o un’invenzione di una élite intellettuale della antica Grecia, ma il modo naturale del processo storico che prende vita nello spazio-tempo 0, presente, di tutti gli spazi-tempi storici. Per gestire un sistema a nanosecondi o si è vitali o si impazzisce; o si accetta la libertà del sistema o si resta ingabbiati nella paura di vivere e questa è una tendenza necrofila che porta all’asfissia e poi alla morte della società. Non è un caso che si siamo succedute tante civiltà, il loro morire ha segnato il grado di potere di una minoranza (oligarchia) che non ha voluto aprirsi al nuovo. ...

Acquisire una logica biostorica è l’ancora di salvezza, non esistono i primi della classe ma i tutto-uno della classe, personalmente ho avuto la fortuna d’insegnare quasi sempre in un professionale con alunni anche molto difficili e disagiati che hanno temprato il mio carattere; ma sono stati proprio questi che mi hanno fatto capire di aver bisogno della loro diversità per imparare ad alzare lo sguardo, ad aprire la mente-cuore alla “sintropia del Caos”, agli ordine della diversità che è: il processo vitale!

Innamorarsi della vita nella sua diversità, per la sua diversità è il vero ed unico compito storico per l’umanità. L’innamoramento porta al matrimonio biblico: E i due furono una cosa sola! Una dialogica sola!

Essere una cosa sola crea l’abbraccio vitale che trasforma l’io in un noi. ...

topos storico

pubblicato 06 feb 2013, 02:12 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 06 feb 2013, 02:12 ]


In: Il soggetto lettore-attore-abitante e l'organizzazione del proprio io e dei propri spazi. (da Antonia Colamonico, Ordini complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a cinque dimensioni. Il Filo. Bari, 2002. Terzo Campo, pp. 72-75)

...

La dinamica storica può essere definita un processo d'emancipazione continua che produce spazi-tempi-fatti sempre nuovi. L'emanciparsi è un'azione di isolamento da un tutto, ad esempio la stella si pone come diversità nei rapporti della sua galassia, nell'attimo in cui si emancipa da essa e assume una vita propria, pur restando in rapporto di dipendenza col tutto che la contiene.

Il processo di porsi, isolandosi, è l'atto di nascita che segna l'inizio di una differenziazione che lascerà un eco-storico, in quanto ogni evento è, anche, un segno (traccia) del suo passaggio. E in tale impronta che rimane si può parlare di permanenza del divenire storico.

In una visione biostorica di un universo che pulsa e vive (bios = vita) è interessante cercare d'indagare come l'uomo, pur essendo in relazione con il tutto, possa differenziarsi in un io che si afferma come identità:

  • io sono.

Questa è la constatazione che permette di essere consapevoli di porsi, pur nel limite della propria esistenza, come un altro nel tutto.


Il porsi (posizionarsi dentro) è un atto di appropriazione di spazio-tempo-fatto che si struttura su più piani:
  •  quello fisico-biologico, quello mentale-sociale.

L'insieme fisico-bio-mentale-sociale costituisce l'assunzione del proprio stato o topos storico:

  • io sono, ho luogo, occupo uno spazio-tempo che mi appartiene e mi costituisce, svolgo un ruolo-funzione che mi distingue e mi fa essere una realtà storica che diviene. ...

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