Carmelo Colamonico


Ultimi dettagli prima del seminario. Antonia con le nipoti di Carmelo Colamonico: Luciana, Renata e Annamaria Rocco.


Lo sguardo e la mente
di Carmelo Colamonico

Antonia Colamonico

(epistemologa - biostorica)





Seminario - Gli organizzatori dell'evento
(M. Chimienti, L. Martino, G. Ippolito)



In occasione dell'evento, svoltosi il 4 maggio 2013, ad Acquaviva della Fonti, presso la sala “Prof. Cesare Colafemmina” del Palazzo di Città:

Il Prof. Vito Carmelo Colamonico: l'uomo, il geografo” nel 40° anniversario dalla morte

mi è stata offerta l'opportunità dal direttivo dell'U.T.E. (Università della Terza Età) di Acquaviva delle Fonti, che ha voluto e organizzato la serata, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale e dell'I.T.C. “Carmelo Colamonico”, di aprire una finestra di riflessione sulle capacità osservative ed elaborative di Carmelo.

Illustre concittadino, oltre che parente, fratello carissimo di nonno Tobia, a cui sono legata soprattutto perché lo considero una forma di seme-radice della mia indagine eco-biostorica, per l'attenzione da lui data alla “forma a blocco unico” del Carsismo pugliese che mi ha inconsciamente guidata nella definizione della struttura di tessuto spugnoso a uno/tutto della vitai.

Lo cito spesso  nei miei scrittiii, quando parlo della spugna storica con i suoi vuoto/pieni di fatti-eventi o quando descrivo la mia sensibilità a leggere gli spazi antropici che mi raccontano le storie di tante sfumature di umanità, meglio delle pagine di un libro:

  • Se si inizia a leggere la vita come un uno/tutto informato, coesa in sé, in ogni tempo 0 di presente, allora si può imparare ad intravedere la dinamica evolutiva degli eventi che aprono alla diramazioni di trame, intricandosi ed amplificandosi come una bella chioma di un albero o come una struttura a frattale di una roccia che risponde alle intemperie, lasciandosi attraversare e rigare, quale matrice carsica che così segnata si apre agli inghiottitoi, anfratti e grotte... Oggetti prediletti dell'indagine di Carmeloiii.

Dagli incontri con il Presidente Prof. Marilena Chimienti, la coordinatrice del progetto, Prof. Lucia Martino e il segretario, Dott. Giovanni Ippolito è emersa, piano, piano, via, via che si procedeva con le letture sulla biografia e con la ricerca delle foto sull'entroterra paesaggistico che ha fatto da nicchia storica al suo pensiero, la figura di Vito Carmelo Colamonico, facendosi gemma preziosa ai nostri occhi, per il suo essere immagine-simbolo di un'idea di umanità altamente impegnata nel processo democratico, oltre che culturale e scientifico, italiano.


Come ho scritto nella presentazione, contestuale, al mio intervento, a cui ho dato un taglio biostorico di lettura:

  • Ricostruire un'identità non è facile!


Carmelo Colamonico. Geografo, Accademico dei Lincei.
(Acquaviva delle Fonti, 27 Luglio 1882 - Napoli, 31 Dicembre 1973)


Ogni scrittura richiede un affondare l'occhio nella nicchia più segreta della spugna mente/cuore di colui che si sta esplorando. Nessuno può sapere quali siano stati gli stati profondi della geografia mentale con le aree di verità, i silenzi misti a parole, le attese e gli slanci, con le certezze e le ansie... che hanno attraversato il suo animo.

Di tutto l'afflato di umanità che l'ha attraversato, restano appunti, piccole verità, che danno il profilo della sua grande dignità ed eredità.

Carmelo, come si era soliti chiamarlo, nacque nel sud-est barese, ad Acquaviva delle Fonti, “cittadina civettuola e linda, con un bel giardino pubblico, con ampie piazze” (così la descrive nella pagina della Treccani, nel 1929), il 27 luglio del 1882 da Ottavio Colamonico e Maria Paola del Giudice, a soli 20 anni dalla realizzazione del Regno d'Italia.

Per comprendere la sua sensibilità attenta alle questioni economiche e sociali, è necessaria una premessa sul modo come fu vissuto tale impatto politico dalle popolazioni pugliesi che si trovarono a vivere il salto di Regno e di Casata regnante con tutte le conseguenze di benessere e di malessere che ne derivarono:

  • La Puglia negli anni 1982-1927 (anno in cui si trasferì a Napoli per occupare la cattedra di geografia, presso l'università Federico II) era un territorio “non praticato”, essendo una regione periferica, a margine dagli interessi economici, ma non certo da quelli culturali, infatti esprimerà di lì a breve una riguardevole produzione storica, meridionalista, con intellettuali di pregio come Antonio Lucarelli (docente di Carmelo nel Liceo di Gioia del Colle) i due Napoleone Colajanni (nonno e nipote), Gaetano Salvemini, Tommaso Fiore, senza scordare l'impegno di Giuseppe Di Vittorio e poi di tanti altri che si annideranno sulle trame fattuali da loro isolate.

La regione pur avendo svolto un ruolo importante in un passato remoto:

  • nell'Impero Romano, quale doppia via di transito sia per gli eserciti e le merci (via Appia) con Brindisi e il suo porto che chiudeva all'occidente e apriva all'oriente e sia per le greggi che nel percorso di transumanza davano alla Capitanata un grande valore economico, tanto da essere terre del patrimonio personale degli stessi imperatori;

  • nel Tardo Medioevo, grazie all'attenzione di Federico II che l'ha disseminata di castelli; alle crociate con il porto di Taranto, senza scordare la Repubblica di Venezia che pose dei presidi commerciali nelle città della costa come Trani, Barletta, Molfetta... che conservano ancora oggi il fascino architettonico veneziano;

era negli anni '60, del 1800, in una fase di stallo economico che rifletteva la crisi agraria di un'economia feudale che non aveva saputo rinnovarsi sul modello capitalistaiv inglese.

Nel periodo 1859-61 la regione pugliese non fu campo di battaglia, non vide l'attraversamento di eserciti, ma solo a fatti conclusi il rientro dei reduci sbandati delle milizie borboniche che non avendo più un senso-indirizzo storico, cercarono semplicemente di tornare a casa, un po' come avvenne all'indomani dell'8 settembre 1943, quando la firma dell'armistizio lascio privi di ordini i militari italiani che in parte riuscirono a rientrare e in parte furono fatti oggetto di persecuzione dagli ex-alleati tedeschi.

Gli echi del mutamento di Stato giunsero ai pugliesi, per lo più contadini e pastori, dall'arrivo dell'esercito piemontese che, con altre divise e altro idioma, iniziò ad esigere nuove tasse, esercitando severe azioni di controllo sulle riscossioni dei tributi e sui militari fuggiaschi dopo la disfatta borbonica. Antonio Lucarelli, professore di lettere di Carmelo, nelle sue narrazioni sui fatti riporta:

Dalla presentazione: Lo sguardo e la mente di C. Colamonico




... Barbare sevizie furono inflitte agli sbandati borbonici nel Comune di Acquaviva delle Fonti: Arrestati, menati come branchi di pecore nel Corpo di Guardia, quivi venivano bastonati a sangue e indi gettati al pari di bestie su traini e tradotti a Bari... A dure persecuzioni fu fatto segno l'ex-ufficiale borbonico Giorgio Luca fu Vito... Trascrivo questo passo da talune memorie manoscritte favoritemi dal vecchio segretario di quel Comune, Giovanni Scalera.”v

... Il 5 gennaio 1863, nel bosco Vallata, a poche miglia da Acquaviva, il capitano di cavalleria Bolasco infliggeva una decisiva disfatta al formidabile Romano, che resta sul terreno con oltre venti dei suoi gregari...vi

L'incontro di Carmelo con lo storico Antonio segnò la nascita di un'amicizia, salda nel tempo; essi furono amici e colleghi nell'Accademia Pontanianavii, con una passione comune, la Conoscenza, quale chiave di accesso alla libertà di pensiero che si fa libertà di coscienza:

In un mezzogiorno premuto dal despotismo, dall'ignoranza e dalla miseria” A. Lucarelli

Il termine “premuto” che richiama le immagini dei limoni e delle arance spremute sino all'ultima stilla di succo, rende molto bene quali fossero le condizioni della “massa” contadina che, se pur piccola proprietaria di fazzoletti di terreni dall'estensione di qualche vignaleviii, viveva in uno stato di grande povertà, che aveva retto con i Borbone e non più con i Savoia, che scaricarono sul mezzogiorno il disavanzo del loro bilancio, con una pressante politica tributaria.

In un sistema povero di denaro in cui gli scambi risentivano di una forma di baratto, basato sui saldi rapporti di vicinato, sugli “usi civici” e sui rapporti di “mano morta” con la Chiesa, l'introduzione di una tassazione che richiedeva unicamente moneta, colpiva specialmente i piccoli proprietari terrieri che a mala pena, in un'economia di sussistenza, riuscivano a sfamarsi. Il Sereniix indica nella politica del debito la vera causa della grave crisi economica che da lì a poco si sarebbe abbattuta nel mezzogiorno.

Per comprendere l'importanza per Carmelo di questo incontro con il Lucarelli, urge porre una precisazione di taglio biostorico, sull'organizzazione di uno sguardo-mente:

Lo
storico si muove sulle scale temporali: secoli, anni, ore... che aprono ai prima e dopo con le successioni dei fattuali-fattibili. Egli ascolta gli echi, in profondità, dei gradi di cambiamento (relazione passato-futuro).


Il
geografo si perde nelle aperture focali degli spazi che danno il colpo d'occhio con la libertà di vagare, frazionando la visione a più campi-finestre di varia grandezza che danno il tempo 0 dell'ora-fatto. Egli vede la complessità frastagliata dei luoghi particolari che rendono la visione del presente (T. 0).
L'occhio di Carmelo arricchito dal modo storico vide e ascoltò l'humus degli spazi presenti-profondi, funzionali alla definizione del Carsismo, immaginando le geometrie nascoste per poi disegnarle nelle carte geografiche.

Il gioco di visione-proiezione-rappresentazione gli era famigliare, avendolo esercitato sin da bambino nel disegnare carte con percorsi di fiumi, avvallamenti di terreni... (come ricordato dal Prof. Giuseppe Cassanox), in tali esercizi di scrittura egli aveva, inconsapevolmente, educato a ruotare l'occhio, ispezionando i luoghi sotto molteplici angolazioni. Egli così facendo è stato precursore di quei topos mentalixi che daranno la geometria frattale o Geometria della Natura:
  • Sono stati i geografi, quando hanno completato la mappatura dei territori nelle carte dei suoli delle varie regioni e stati, a stimolare involontariamente la ricerca matematica, poiché, di fronte a tali irregolarità di forme, si sono chiesti dove fossero le rette, i triangoli e i trapezi della geometria tradizionale. B. Mandelbrot scrisse nel 1975, a soli due anni dalla morte di Carmelo (31 dicembre 1973), il suo: Gli oggetti frattali - Forma, caso e dimensionexii.

  • E. Lorenzxiii  giocando con un modellino meteorologico scoprì l'effetto farfalla, presentato il 29 dicembre 1979 alla Conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science, aprendo di fatto alla moderna meteorologia. Ma egli non avrebbero potuto attuare le sue ricerche, senza quelle intuizioni profetiche di uomini come Carmelo che ai primi del 1900 ebbero l'idea di legare in un unica carta di lettura la dipendenza sistemica tra i fenomeni piovosi, la tipologia delle rocce, le tecniche di coltura e le particolarità degli insediamenti urbani

  • La geografia dello stesso effetto farfalla che Lorenz vide nei cieli, Carmelo la intuì nel sottosuolo roccioso pugliese, intravedendone il carsismo con le sue molteplici biforcazioni, anfratti e laghi sotterranei, tanto da essere preso quasi per un folle nel VII congresso geografico italiano di Palermo del 1910, quando parlò di fiumi sotterranei pugliesixiv.

    Seminario: Intervento del Prof. Giuseppe Cassano.




Il medesimo Carsismo, nel corso di un secolo, si è evoluto, estendendosi nel significato ed allargandosi nell'orizzonte di lettura. La sua particolarità di forma a vuoto/pieno con creste e nicchie è stata interiorizzata da molti ricercatori e applicata in modo trasversale ad altre discipline, ad esempio:
  • Alla mappatura dell'Universo, gli scienziati iniziano a parlare di un Universo a Spugna (S. Keller, D. Mackey, Gary Da Costa, 2011) “la materia ordinaria è disposta su fili interconnessi tra loro, stesi come fogli su immensi vuoti cosmici: una disposizione che fa somigliare l'universo a un'immensa spugna da cucina”xv.

  • Alla forma della Storia (A. Colamonico, 1998) visualizzata come una struttura unica frattale (a spugna) con vuoti e pieni, a seguito delle esplosioni e implosioni di fattixvi.

  • Alla struttura del Linguaggio, con il carsismo della parola “particella topologica” che creando spazi nella mente (A. Colamonico, 1994) apre ai vuoti e ai pieni di significati, coesixvii
  • All'organizzazione del Pensiero letto come una struttura di vuoti/pieni di ideazioni, da cui affiorano come gemmazioni le visualizzazioni (A. Colamonico, M. Mastroleo, 2010 - topologia della mente multi-proiettiva) che nel gioco di postazioni dell'occhio di lettura e di stratificazione delle conoscenze assume una forma pluridimensionale a multi-verso, aprendo lo sguardo agli ordini multipli, letti in simultaneitàxviii (5a dimensione di lettura).



(M. Mastroleo - Modello di spugna fattuale da cui emerge la "porosità" della vita)



I lavori del Colamonico, applicandosi allo studio della realtà pugliese, oggi, sono dei veri tracciati storico-spaziali, aperti al Mondo, ed è proprio in tal senso che la medesima Conoscenza acquista significato evolutivo, quale complesso unico di molteplici possibilità che diramandosi dai compresi (i nodi-semi informativi), innescano le gemmazioni di intuizioni nuove.

Ogni gemma-idea si annoda su una pregressa conoscenza, formando dei veri nidi cognitivi, funzionali al progresso scientifico-tecnologico-economico... dell'intera umanità, non essendoci in simile organizzazione naturale né frontiere, né confini ma esili filamenti gemmati come rami di pesco offerti a chi sa essere in grado di coglierli e trasformarli in conoscenze condivise. In tale visione allargata e stratificata non hanno più senso le signorie intellettuali, poiché la capacità di osservare non è un fatto di stampi in serie, come copie anonime di cervelli-menti prive di identità e quindi di storia, ma prerogativa di singolari intelligenze in grado di saper vedere, secondo un soggettivismo storico-epistemologicoxix:

  • Come un vento, libero di vagare, la compressione aleggia e trova casa nella mente-cervello di chi è attrezzato a vedere, non tanto per capacità cerebrale, quanto per sensibilità emotiva che si fa poi cognitiva. Cum-prendere implica l'azione di annullamento del sé che rende antenna la privata spugna mentale.



(La masseria come unità economica di sussistenza)


  • Carmelo seppe farsi antenna della pochezza economica delle sue genti.

In tale farsi orecchio si fece sguardo attento alle lievi e grandi imperfezioni dei suoli, isolando tutte quelle pochezze informative disperse sui terreni collinari carsici, che nella sua mente trovarono una abitazione, a nodi/rete, salda come roccia. Sì come quella roccia calcarea delle sue Murge che si fa permeare, anch'essa antenna, dalle piogge copiose, a stagioni alterne, disegnando caverne, grotte, stalattiti... e tutti quei paesaggi sotterranei di inestimabile bellezza.

Come già detto, la Puglia nel periodo 1861-1927, anno del suo trasferimento a Napoli, era una regione di frontiera non praticata, ma Carmelo seppe tracciare un solco evolutivo, funzionale alla rinascita di quei luoghi. Ebbe la consapevolezza del futuro, seppe essere occhio anticipatore che gioca con le sintropie degli ordini geo-economici, non ancora nati.


Con una passeggiata in internet si può scoprire la grande attenzione data in questo nuovo secolo al Patrimonio Rurale pugliese.


  Cercando di approfondire:
Come nacque il suo sguardo a grana fine (da biologo degli spazi) che permise tale ampiezza di veduta?

Si possono isolare quattro elementi chiave che hanno fatto da orditi per le sue orlature geografiche:

  1. La realtà contadina in cui nacque. Non si deve sottovalutare il rapporto con lo spazio e i cicli naturali che rendevano la società contadina attenta ai fenomeni naturali, atmosferici, ai cieli che preannunciano le precipitazioni e le siccità, con le fughe dell'occhio verso quella linea d'orizzonte che apre alla dimensione del sogno di terre lontane; con le stagioni morte che rendono lente le giornate, prive di attività, ma aperte all'ozio e alla dimensione del silenzio. Ideali forme per educare il pensiero agli esercizi di volo.

  2. L'esperienza precoce della morte, la madre Maria Paola Del Giudice morì all'improvviso durante la festa patronale della Madonna di Costantinopoli, prima settimana di settembre, quando lui aveva 15 anni e il fratello Tobia 12. Essi, per il lavoro paterno che lo portava a periodi di lontananza, furono spesso soli e in tale solitudine impararono a riempire il vuoto affettivo con lo studio e il culto della conoscenza, stimolando la curiosità intellettiva che rese vivaci le loro intelligenze. E. Morinxx parla di tante rinascite che rendono rinnovate le coscienze singolari e collettive. Ogni rinascita è un salto epistemologico che apre a una nuova logicaxxi con un nuova armonica di valori di riferimento che scolora il precedente paradigma. L'esperienza della morte o dell'abbandono, superato ed elaborato lo stato di dolore, come una primavera, fa sbocciare una nuova identità più arricchita e più consapevole dei valori essenziali di un'esistenza colma di significatoxxii. Carmelo ebbe saldo il senso della famiglia e degli affetti.

  3. Gli echi dei fatti e fattacci nazionali che avevano stravolto quel altopiano sonnolente, pieno di storie e di misteri fiabeschi con le sue grave e ipogei; i suoi pascoli, oliveti e vigne di uva nera; i suoi stazzi e le sue masserie.

  4. L'affermarsi della coscienza democratica meridionalista, in un momento storico in cui l'attenzione dei governi era indirizzata verso l'industrializzazione del Nord. Biostoricamente parlando l'essere al margine è la posizione ideale per la lettura a campo allargato di uno sguardo, non visto, che liberamente può zigzagare tra gli eventi e le scelte storiche, creandosi una sua particolarissima angolazione di lettura. Gli intellettuali pugliesi, in quegli anni, poterono osservare non disturbati ed elaborare la loro versione dei fatti-eventi, superando le linee di tendenza governative che osannavano il risorgimento e l'avvenuta unità come un fatto liberatorio dalla imbecillità borbonica e feudale. Ma le cose non erano proprio così; Napoli era la terza città europea per importanza, dopo Parigi e Vienna; mentre Torino, a suo confronto, un enorme paesone provinciale.

Le ombre dell'unità nazionale pesarono sulla formazione della coscienza di Carmelo, nato, come già detto, a soli 20 anni dall'unificazione. Gli echi di tale passato prossimo gli giunsero dai racconti degli anziani e dei maestri, con tutta la sofferenza e la delusione:

  • La Puglia subì l'unificazione e il cambio di casata regnante fu letto solo dall'arrivo del esercito piemontese dal linguaggio oscuro. Un gioco che era solito fare da ragazzo con il fratello era quello di imparare 20 parole nuove al giorno, attraverso la lettura del vocabolario, vero oggetto di culto. Non si può non ricordare che l'italiano in quella compagine epocale era la lingua dei soli intellettuali, poco parlato e per niente conosciuto dalle popolazioni meridionali e piemontesi che usavano i dialetti. Le parlate pugliesi erano un misto di spagnolo-francese-napoletano, con alcune derivazioni ancora latine; mentre quelle piemontesi dei soldati di impostazione francofone. Quindi due civiltà con relativi linguaggi molto distanti che ne demarcavano l'estraneità, mista a diffidenza, vicendevole.

Acquaviva delle Fonti - Palazzo dei principi de Mari

Acquaviva delle Fonti - Cattedrale


Carmelo e Tobia Colamonico
Egli comprese subito il valore del linguaggio nel processo di democrazia. Se si considera che la parola, come sottolineo nei miei scritti, è una particella topologicaxxiii che apre spazi negli spazi nella mente, come tante bolle che si accorpano e si distanziano, allora si potrà comprendere facilmente come quel gioco infantile tra fratelli, per riempire il vuoto materno, sia stato propedeutico all'apertura dei loro spazi cognitivixxiv:
  • Come scrivo nei miei lavori la vera povertà non è un fatto economico ma cognitivoxxv che impedisce le esplosioni di conoscenze e le aperture degli orizzonti nuovi esplorativi, non è un caso che ogni stallo economico è preannunciato da uno stallo di conoscenza che rende superate le tecnologie e le letture storico-fattuali. Ogni chiusura mentale è una forma di sofferenza cognitivaxxvi dovuta ad una fissità di sguardo che impedisce al nuovo di trovare alloggiamento-nicchia nella spugna della mente e di riflesso nella compagine della storia locale e nazionale, impedendone le scelte nuove. Si spiegano così le differenze di velocità dei sistemi socio-culturali con gli stalli e le accelerazioni, le decrescite e le implosioni di civiltàxxvii.

L'affacciarsi del dualismo Nord-Sud rese quella generazione di intellettuali meridionali molto attenta alle condizioni delle popolazioni locali e al modo come vennero vendute le terre demanialixxviii createsi per effetto delle leggi napoleoniche sull'eversione della feudalità (1806) che da un lato misero fine alle servitù e dall'altro aprirono ad un contenzioso di non facile soluzione sul modo come stabilire i diritti di prelazione e di attribuzione dei terreni agli stessi colonixxix. Al ritorno dei Borbone (1814), all'indomani della disfatta di Napoleone, si era congelata la soluzione della ridistribuzione delle terre sino a quando con il Regno italico se ne decise la vendita con una lottizzazione che tenne conto non tanto dei diritti pregressi, ma del bisogno di reperire capitali finanziarixxx da reinvestire nel Nord.

Nelle loro cronache essi narrarono gli effetti deleteri del salto di regno, dall'aumento della pressione fiscale alla riorganizzazione dei patrimoni agrari, con la nascita di una borghesia agricola che divenuta proprietaria delle terre non riconobbe più antichi usi civici feudali. La medesima vendita dei demani creò molti risentimenti in quanto le terre migliori finirono nelle mani di ricchi massari che seppero accattivarsi i favori di funzionari governativi, mentre le aree più lontane e più impervie furono distribuite ai piccoli agricoltori che si trovarono ad essere sì proprietari ma di terreni privi di terra:

  • Carmelo nel suo studio sull'utilizzo dei suoli, sottolineò come si dovette procedere nell'opera durissima, di vera creazione del suolo agrarioxxxi di cui restano a testimonianza i muretti a secco che segnano da un lato i confini di proprietà e dall'altro l'azione di dissodamento dei suoli per fare affiorare il terreno, per la messa a coltura dei vigneti, mandorleti e oliveti.

Il suo campo d'osservazione fu focalizzato non sui fatti ma su gli ambienti, quali campo-nicchie storiche, che fecero da contorno alle narrazione dei suoi amici storici, facendosi testimone non dei racconti, ma degli spazi, dalla cui descrizione fece emergere la verità economica pugliese e meridionale tutta, non conosciuta dai vari governi (si pensi alle inchieste parlamentari volute dopo le critiche meridionaliste).

Volendo sintetizzare in pochi punti i fattori economico-politici-naturali che resero endemica la povertà del mezzogiorno e della Puglia in particolare, necessità ricordare:
  1. Le scelte economiche internazionali contribuirono alla crisi agraria del mezzogiorno, ad esempio l'immissione del grano americano, prodotto su larga scala, nel mercato europeo (1873) che produsse il crollo del prezzo dei cereali. Le due aree più colpite furono la Russia (vero granaio europeo) e il Tavoliere (la Capitanata) con un'agricoltura estensiva, a monocoltura, descritta dal Colamonico. Non è un caso che nei primi del '900 in Puglia (Candela 1902) e in Russia (1905) siano scoppiati disordini, repressi nel sangue, rivendicati da un proletariato rurale che invocava migliori condizioni di vita. I morti di Candela, attirando le critiche dei socialisti quali F. Turati e A. Costa, facilitarono, di fatto, la strada per la creazione di un diritto del lavoro (G. Giolitti).

  2. la svolta protezionista (De Pretis 1887). dopo l'avvento della Sinistra Storica che produsse la guerra delle tariffe con la Francia con la chiusura delle frontiere ai prodotti agricoli meridionali, incise notevolmente sulla riduzione delle richieste e conseguente crollo del mercato. La Puglia era una delle maggiori produttrici ed esportatrici di olio, vino e grano verso la Francia, mercato molto più evoluto rispetto a quello italiano ancora legato al consumo di prodotti locali e regionali, infatti essa di colpo vide la caduta delle vendite.

  3. La grave siccità degli anni 1907 e 1908 (riportata da Carmelo nel VII convegno dei geografi a Palermo del 1910) che pose all'attenzione dello Stato la carenza di fiumi ed acque potabili in Puglia. Le popolazioni potevano contare, come risorsa idrica, solo sulle acque piovane, custodite in cisterne (foto: piscina per l'irrogazione dei campi) che in quegli anni di assenza di precipitazioni restarono vuote, con gravi conseguenze non solo per gli allevamenti e le coltivazioni, ma per le medesime popolazioni. Fu su tale emergenza che si reperirono, finalmente, i finanziamenti per la realizzazione dell'acquedotto pugliese (giunto a Bari nel 1915), incanalando le acque del fiume Sele, in un gioco di altissima ingegneria idrologica, attuata sugli studi del 1868 dell'ingegnere-cartografo salernitano Camillo Rosalbaxxxii. L'assenza di fiumi in superficie suggerì allo stesso Colamonico la presenza di fiumi sotterranei, va precisato che la sua città natale, Acquaviva, ne è esempio come lui scrive, È situata su uno dei più alti terrazzi (297 m.) della regione delle Murge, in una breve conca di terreni argillo-sabbiosi, che interrompono l'uniformità della massa calcarea permeabilissima. Perciò, Acquaviva è una delle poche località della Puglia fornite di acque potabili a limitata profondità (6-10 m.): di qui l'origine del nomexxxiii.

  1. Ma la vera calamità fu la distruzione dei vigneti per la fillossera (in Puglia a partire dal 1919). La produzione di vino nella regione scese in 5 anni da 12 milioni di ettolitri ad appena 2, sconvolgendo la stessa organizzazione dei suoli, così duramente preparati e riducendo alla fame intere famiglie.

L'emigrazione fu la risposta alla perdita dell'occupazione, generando nelle coscienze di chi restava un senso di rabbia per lo smembramento delle famiglie e di chi partiva una autentica perdita d'identità:

  • Con l'esodo si creò quel vuoto di spugna storica, in altre pagine definito, che ha ferito irrimediabilmente il tessuto stesso della società meridionale che a distanza di 150 anni ne porta ancora le cicatrici. All'esodo dei contadini di ieri, si è innestato quello dei giovani diplomati e laureati di oggi che continuano la vecchia tradizione dei nonni e bisnonni, arricchendo le altre aree economiche con le loro intelligenze e con il loro impegno.

Il carsismo di Matera:"...nel Sasso si susseguono, s'intersecano, convergono e si biforcano viuzze in forte pendenza. Le case si succedono dall’alto in basso senza alcuna preordinata disposizione, ma in tal numero e per tale altezza che, osservate di fronte, offrono una vista mirabilmente fantastica, che goduta una volta non si dimentica giammai...E’ un succedersi, un alternarsi, un confondersi di porte e di finestre di ogni tipo e dimensione, di campanili e di piccole torri con belvedere, di scalinate. E’ un continuo variare di luci e di ombre, è un gioco pittoresco di colori, è un miscuglio di strade, di parapetti, di archi, di davanzali, di comignoli, di balconi, di mensole, di logge, in cui invano cercheresti una simmetria, un allineamento, un ordine qualsiasi. E su questa grande scena si agita la vita, in questo quadro bellissimo e vario si inserisce il motivo ancora più bello offerto dall’attività umana." Carmelo Colamonico 1927.






La visione degli spazi vuoti dà l'idea della gravità dello sfaldamento economico-migratorio che come si legge dalle memorie colpì il nord-barese a partire del 1911, il sud-barese, dal 1951.


Da quanto sin qui brevemente tracciato si può comprendere come siamo state le medesime trame dei fatti a destare la curiosità indagatrice in Carmelo:

  • sono gli eventi con gli effetti, previsti e imprevisti, che intrecciandosi con gli stati d'animo creano le coscienze collettive.



La sua generazione si trovò sulla linea del confine tra un prima di serenità, anche se in povertà, e un dopo di vera miseria. Nacque, così, in loro il culto della verità che chiede:

  • osservazione, sensibilità, preparazione, onestà intellettuale e morale, capacità ad intravedere il futuro, distacco dai rancori per isolare il filo della speranza.

Tutte qualità del nostro che lo resero attento, equilibrato, riflessivo, generoso nei rapporti familiari, sociali, culturali.


  • Ascoltarlo era musica agli orecchi!

La sua ricerca si indirizzò, seguendo gli eventi e i fenomeni che di volta in volta indagava, verso più orizzonti osservativi che gli diedero un sapere a multi-campo con una conoscenza enciclopedica (oltre 200 pubblicazionixxxiv). Inseguendo le sue intuizioni, a schema nodale-reticolare, seppe leggere la dinamica evolutiva dei processi a corpo uno/tutto, grazie al suo sguardo posizionato a punto infinito:

  • angolazione funzionale alle proiezioni geometriche, nel disegnare le carte!

Intravedere la geografia delle trame fattuali nel vuoto/pieno di realtà, apre la mente dell'osservatore alle derive storiche con le evoluzioni complesse di immaginazione-visione-organizzazione-verità, come in un tessuto intricato a pluri-strato di ordini a pluri-verso e a pluri-forma.

In chiave biostorica c'è un legame topologico tra l'individuo e il campo-habitat che si fanno speculari:

  • ogni lettura si pone in relazione alla geografia mentale dell'osservatore che organizza gli spazi esterni in funzione della sua apertura logica (spazio interno) che genera i voli di immagini e di significato, tessendo così i campi-rete delle relazioni fattuali. La stessa realtà è un intreccio di visione-elaborazione-azionexxxv.

Dalla presentazione: Lo sguardo e la mente di Carmelo Colamonico













Geografo, a tutto tondo, il suo fu un occhio di lettura pluridimensionale, in grado di misurarsi con la topologia a multi-significato e a pluri-lente grazie ai molteplici campi semantico-disciplinari oggetti delle sue ricerche e al variare delle scale di grandezza che resero le sue letture variegate su più unità di misura (effetto zoomxxxvi).

Gli orizzonti complessi di lettura resero il suo pensiero complesso:

  • Era in grado di vedere l'ordine del disordine!

La caratteristica di uno sguardo non lineare è nella capacità a saper giocare con i pieni e i vuoti informativi, intessendo le informazioni secondo una visione di tempo discreto. Come visualizzo nella lirica Discontinuitàdi tempi/il fusoxxxvii l'organizzazione del pensiero è il risultato di una dialogica interiore fatta di ritorni e vuoti di pensieri; ogni ritorno è un flash informativo, un guizzo-luce, che emerge da un vuoto cognitivo che assicura ad ogni esplorazione una particolare univocità e novità espositiva (ogni lettura è unica).

Secondo tale organizzazione del pensiero, ogni narrazione o esposizione-lettura è un'esperienza creativa, in un sistema mentale che sboccia in modo sempre univoco:

  • come ogni fioritura di un pesco è sempre unica, così ogni chiarezza mentale è la presa-visione di una topologia di realtà che prende forma e perde forma nell'attimo steso in cui si porge al suo osservatorexxxviii.

La ricca produzione di Carmelo dimostra come il suo sguardo, attento alle alee di percorso fosse in grado di ristrutturassi, continuamente, aprendo finestre osservative in finestre osservative, secondo una crescita di tipo esponenziale che rendeva il suo occhio attento a rastrellare ogni più piccola imperfezione dei suoli, delle consapevolezze, delle certezze. Imperfezioni, non intese come  errori cognitivi, ma come tante opportunità ad approfondire, ad andare oltre la superficie dei luoghi comuni, oltre le comodità di nicchie accademiche e di pigrizie intellettuali.

Campi privilegiati del suo studio furono:

  1. La morfologia del territorio con uno sguardo incline al Mezzogiorno e alla Puglia (il carsismo).

  2. La cartografia, mappatura del territorio e delle colture (Le memorie con i fogli illustrativi delle particolarità geo-economiche, l'opera più significativa. la Carta della utilizzazione del suolo d'Italia realizzazione affidatagli dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, tramite il Centro di Studi per la Geografia Economica da lui diretto dal '47 al '59).

  3. La didattica e l'insegnamento della geografia (i manuali scolastici, diverse generazioni hanno studiato sui suoi libri e ancora lo ricordano, come mi è capitato personalmente di constatare nei miei viaggi per congressi).

Egli può essere definito, a pieno titolo, un Maestro di Sapienza con la sua lettura positivista che pose la valenza scientifica di una conoscenza sistemica in grado di scoprire le relazioni a pluri-strato tra:

fatti-economie-colture-fenomeni atmosferici-abitazioni...

Il suo fu un occhio geometrico, eco-biostorico!

L'osservazione morfologica lo portò, in sintesi, a disegnare e chiamare la topografia pugliese (carsismo, idrografia, clima, vegetazione, distribuzione della popolazione, utilizzo dei suoli, costruzioni e materiali, colture, economia rurale...) Ad indagare le caratteristiche della relazione clima-territorio-distribuzione della popolazione con gli insediamenti rupestri e rurali, classificandoli e chiamandoli (ipogei, lamie, trulli, masserie, casini...) studiandone le planimetrie e i materiali (il tufo, importantissimo per il barocco leccese). Ad illustrare le colture con l'economia agricola, registrandone il passaggio da un'economia estensiva, basata essenzialmente sulla cerealicoltura, a quella intensiva basata su piante legnose in grado di saper diramare le radici per cercare quella terra così intanata tra la “brulla pietraia calcarea e la scarsa piovositàxxxix.

Seguendo le lievi percezioni del suo genio, il suo sguardo si allargò a tutta la realtà geo-economica e disegnò l'identità regionale, tanto da far dire al suo amico Tommaso Fiorexl:

Un popolo di formiche!




Egli lesse,  isolandone le trame geografiche, in un unico blocco il territorio pugliese (1910), attraverso la lettura orografica dei suoli, segnando e chiamando i rilievi e gli avvallamenti; delimitando così tutto l'altopiano delle Murge e frazionandolo in aree di particolarità emergenti, appellandole: inghiottitoi, doline, puli (importante quello di Altamuraxli nella foto), grave, capiventi, …

Immaginandone le cavità, con le grotte, le acque sotterranea che danno luogo a fiumi che attraversando tutta la regione, scaricano le loro acque pure direttamente sulle coste, in punti sorgivi in cui le acque dolci si mischiano a quelle salate, dando ai suoi mari quelle sfumature di colore, particolari.

Dai suoi studixlii furono scoperte nel 1938 le grotte di Castellana, dal speleologo e amico Franco Anelli, che si ipotizza siano collegate, in un cammino tortuoso e inesplorabile, alla grotta Zinzulusa di Castro, costa adriatica leccese. 










Acquaviva delle Fonti, 12 Maggio 2013.






Dedico questa passeggiata tra le carte e i luoghi di Carmelo Colamonico:

A Carmelo e Tobia,


due fratelli speciali, che con i loro racconti hanno educato il mio sguardo-mente ad essere attento a quelle
variazioni minime che scatenano gli effetti farfalla.
L'essermi da bambina confrontata con loro, mi ha fatto apprendere che la vera conoscenza non è un fatto libresco, ma un'apertura logica di uno sguardo che sappia scoprire la libertà come regola vitale, scarna dal pregiudizio. Molte delle mie visualizzazioni odierne, sono il risultato dei molteplici ritorni ai loro modi naturali di porgersi nei confronti degli eventi.

Come dico in Biostoria "La libertà non è un semplice principio astratto, non è un'invenzione di un'élite intellettuale che nell'ozio ha maturato un bisogno aristocratico. Essa è il modo naturale o biostorico di espletarsi della natura dell'esistere: la libertà è nelle cose, è delle cose. Il processo vitale si auto-rigenera nell'esercizio della libertà di funzione degli stati dell'essere, esercizio che è alla base delle interazioni spazio-temporali. La libertà è nella molecola di addensarsi in un corpo di materia, è nel tessuto di costituirsi in un corpo di organi, in un concetto di organizzarsi in una teoria. La libertà è il gioco della scelta, come capacità a dare senso-significato (direzione) alle azioni, da cui nasce la risposta di evento. … La libertà è interna alla vita, essa non potrà mai essere sconfitta, si potranno avere delle implosioni con tirannie e domini, ma essa esploderà sempre in una nuova forma di fiore, di pensiero, di bambino, di sorriso."xliii





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iA Colamonico, La spugna eco-biostorica. © 2013. https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/struttura

iiA. Colamonico. Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso, in AA VV, Cultura e Pedagogia della Riforma, pp. 129-140. Ed Cacucci – Bari, 2006.

iiiLa Puglia è stata l'oggetto privilegiato delle sue ricerche, per un approfondimento: C. Colamonico. La ricerca d'acqua potabile in Puglia, in Corriere della Puglia (Bari), 19 luglio 1909; Per la conoscenza della idrografia sotterranea in Puglia, in Atti d. VII Congresso geografico italiano, Palermo 1911, pp. 232-45; Le acque sotterranee in Puglia, in Boll. d. Soc. geogr. ital., s. 5, II (1913), pp. 364-80, 527-41; La distribuzione della popolazione nella Puglia centrale e meridionale secondo la natura geologica del suolo,ibid., V (1916), pp. 201-34, 274-305, 403-29; La piovosità della Terra d'Otranto,ibid., VI (1917), pp. 509-37; Il pulo di Altamura, Udine 1917; Zone di piovosità e densità di popolazione nella prov. di Lecce, in Riv. geogr. ital., XXIV (1917), 5, pp. 161-80; Il pulicchio di Gravina,ibid., 9-10, pp. 358-65; Le conche carsiche di Castellana in Terra di Bari, in Boll. d. Soc. geogr. ital., s. 5, VI (1917), pp. 693-713, 827-43; Un cinquantennio di osservazioni pluviometriche a Bari,ibid., VII (1918), pp. 99-113; La distribuzione della popolazione della Puglia secondo la distanza dal mare,ibid., pp. 373-91 597-622, 760-80; Il bacino carsico di Gurio Lamanna nelle Murge alte, Firenze 1918; Il "gurgo" (dolina d'Andria), in Boll. d. Soc. geogr. ital., s. 5, VIII (1919), pp. 225-29; Il pulicchio di Toritto e la genesi dei puli nel Barese,ibid, pp. 578-95; Le doline murgiane, in La Geografia, III (1920), pp. 212-20; Appunti storici sulla cartografia della Puglia, in Boll. d. Soc. geogr. ital., s. 5, X (1921), pp. 295-326, 457-465; La geografia della Puglia: profilo monografico regionale, Bari 1923; Aspetti del carsismo in Puglia: le Murge di Cassano, in Annuario dell'Ist. sup. di scienze econ. e comm. di Bari, 1923-24, pp. 1-54; … sino alle ultime opere, Memoria Illustrativa della Carta della utilizzazione del suolo della Puglia. CNR ricerche. Roma 1969; La Carta della utilizzazione del suolo d'Italia sta per essere ultimata, in Atti d. XX Congresso geografico it., Roma 1967, IV, pp. 43-48; La casa rurale in Puglia, in Ricerche sulle dimore rurali in Italia, XXVIII, Firenze 1970, pp. 1-14, 143-82; La geografia agraria delle regioni italiane, in Boll. d. Soc. geogr. ital., s. 9, XII (1971), pp. 593-604.

ivE. Sereni, nell'analisi sulla nascita del capitalismo nelle campagne del mezzogiorno, indica come l'unificazione significò l'ulteriore impoverimento del mezzogiorno, allorquando la vendita lottizzata dei beni demaniali, emersi dall'eversione della feudalità, da un lato produsse la fuga dei capitali verso le regioni settentrionali che poterono così evolversi verso il sistema industriale (si pensi alla realizzazione della rete ferroviaria), dall'altro l'introduzione di una politica del debito per l'acquisto delle terre, con cui i contadini fecero fronte per l'acquisto degli appezzamenti dei terreni, che resero loro sì proprietari, ma di sterpi e di rovi che per essere messi a coltura richiesero nuovi indebitamenti. La messa a coltura degli appezzamenti fu un lavoro durissimo e le condizioni di vita si aggravarono notevolmente, tanto di generare da lì a breve la rivendita dei terreni e l'emigrazione di massa verso le Americhe e l'Australia. E. Sereni. Il capitalismo nelle campagne (1969-1900). Einaudi. Torino, 1968.

vA. Lucarelli. La Puglia nel secolo XIX. Con particolare riferimento alla città di Acquaviva in terra di Bari. Pag. 182. Editore Adda. Bari 1968; Notizie e Documenti riguardanti la storia di Acquaviva delle Fonti in terra di Bari. Editoriale ADDA. Bari, 1968. ; 1968.

viA. Lucarelli. Op. cit. p. 191.

vii Accademia fondata da Giovanni Pontano, stretto collaboratore di Alfonso il Magnanimo, che rilevò nel 1471 il piccolo cenacolo culturale del Panormita, trasformandolo rapidamente nella più prestigiosa istituzione culturale del Rinascimento napoletano. http://www.accademiapontaniana.it/page.php?xap=21055&xdd=http://guide.supereva.it/rinascimento/interventi/2009/11/laccademia-di-giovanni-pontano

viiiVignale, unità di misura dei terreni della provincia di Bari. Il valore del vignale corrisponde a 1/3 della versura = 41,18 are, ossia a 4.118,00 m2. Per approfondimenti: A. Ferrario. Piccolo dizionario di metrologia generale – N. Zanichelli Editore (Bologna 1959).

ixE. Sereni. Op. cit.

xG. Cassano. La Geografia e la Puglia di Carmelo Colamonico. M. Adda Editore, Bari 1989.

xi A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. 2° Campo - La visione a tempi 0 e l’azione di orlatura di realtà (© 2011 - Il filo, Bari). https://sites.google.com/site/biostoria/home/campi/2

xii B. Mandelbrot. Gli oggetti frattaliForma, caso e dimensione. Biblioteca Einaudi. Torino 2000,

xiiiJ Gleick. Caos – La nascita di una scienza nuova. Rizzoli, Milano 1989.

xivC. Colamonico. Per la conoscenza della idrografia sotterranea in Puglia, in Atti del VII Congresso Geografico Italiano, Palermo, 1911 pp. 232-245; Le acque sotterranee in Puglia, in Bollettino della Società geografica italiana, sezione 5, II, Roma, 1913 pp. 364-380, 527-541.

xviA. Colamonico. Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Campi, metodi, prospettive. Il Filo. Bari 1998; La spugna eco-biostorica e la topologia della mente complessa. 2013.

xviiA. Colamonico Il ciclo di poesie Il filo 1994, in A. Colamonico. Ordini Complessi Carte biostoriche di Approccio ad una conoscenza dinamica a cinque dimensioni. Il Filo. Bari 2002.

xviii a) A. Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel salto Eco-biostorico. Verso una topologia a occhio infinito della relazione mente/mondo. © Il Filo s.r.l. 2010; b) A. Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel salto Eco-biostorico. Verso una topologia a occhio infinito della relazione mente/mondo. © Il Filo s.r.l. 2010

xix A. Colamonico. M. Mastroleo. b) Op. cit. 2010.

xxE. Morin. La mèthode 5. L’Humanité de l’humanité - L’identité humaine., Ed. du Seuil, 2001.

xxi A. Colamonico. Ordini Complessi. Op. cit. 2002.

xxii A. Colamonico. L'accoglienza della novità - Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali

3° Campo - I vestiti storici e le differenze di funzione negli orizzonti di letture. p. 4. (© 2012 - Il filo, Bari). https://sites.google.com/site/biostoria/home/2a-nicchia/3---il-fine-storico/2a-n---3-c-p-4

xxiii A. Colamonico. Biostoria. Op. cit. 1998.

xxiv A. Coalmonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di Alfonso Montuorii. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge. (August 2005) .

xxv A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Verso una conoscenza sistemica della storia. OPPI. Milano 1993.

xxvi A. Colamonico. Alla Palestra della Mente. Costellazione di significati per una Topologia del Pensiero Complesso. © il Filo s.r.l. (2006)

xxvii A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. Cit. 1973.

xxviii G. Savoia. Raccolta delle leggi decreti rescritti e ministeriali sull'abolizione della feudalità e sulla divisione de' demani. Ed. D. Pascarelli. Foggia, 1881.

xxix G. Savoia. Demani Comunali. Note e commenti. Ed. F. de Gennaro. Benevento 1880; Raccolta delle leggi decreti rescritti e ministeriali sull'abolizione della feudalità e sulla divisione de' demani. Ed. D. Pascarelli. Foggia, 1881.

xxx E. Sereni. Op. cit. 1968.

xxxi C. Colamonico. La casa rurale in Puglia. L. S. Olschki ed. Firenze 1970.

xxxii S. Siniscalchi. Per il vero ideatore dell'acquedotto pugliese: Camillo Rosalba, un ingegnere-cartografo salernitano. In STUDI del LA.CAR.TOPON.ST. Laboratorio di Cartografia e Toponomastica Storica N. 3-4 (2007-2008) Gutenberg Edizioni a cura di Vincenzo Aversano. http://www.unisa.it/uploads/3421/camillo_rosalba.pdf

xxxiv E. Migliorini, Carmelo Colamonico in «Bollettino della Società geografica italiana», 1974, fasc. 1-6, pp. 1-20.

xxxv A. Colamonico. M. Mastroleo. Verso una Geometria Multi-Proiettiva della Mente. © Il Filo S.r.l. - Bari, 8 settembre 2010; A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0 - Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. 3° Campo - Il vuoto cognitivo e l'apertura dello spazio individuo/campo. © 2012.; A. Colamonico La spugna eco-storica. Indice saggio http://palestredellamente.blogspot.it/2013/02/verso-una-topologia-della-mentehabitat.html

xxxvi A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. 1993.

xxxvii A. Colamonico. Discontinuità di tempi/il fuso, dalla raccolta Il filo. 1994. In Ordini complessi, op. cit. p. 32. 2002.

xxxviii A. Colamonico. La spugna eco-biostorica di Antonia Colamonico. 2° c. - Trattenere: la presa di realtà. La nicchia, campo storico.© 2013.

xxxix C. Colamonico. La casa rurale nella Puglia, p. 11. Op. cit. 1970.

xl T. Fiore. Un popolo di formiche. Laterza, Bari,1951 (premio Viareggio 1952)

xli C. Colamonico. Il pulo di Altamura, Udine, 1917.

xlii C. Colamonico. Le conche carsiche di Castellana in Terra di Bari, in Bollettino della Società geografica italiana, VI 1917, pp. 693-713, 827-843.

xliiiA. Colamonico. Biostoria, p.72. Op. cit. 1998.



© 12 Maggio 2013, Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -



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