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S. L. 3

I luoghi del Limite: Lavorare intorno al confine che trasforma un insieme chiuso in uno aperto. (1 - 2 -3)
Da una lettura critica sulla topologia dello sguardo del Cristo, in 
A. Colamonico
.
  Alla Palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del pen
siero Complesso, pp. 60-64 ©  Il Filo. Bari, 2006.

La rottura del  campo-fuoco di lettura


La percezione-visione del limite-frontiera, come la finestra d’osservazione, spezza il fuoco di lettura e da tale dualità di dentro/fuori, nasce di fatto la moltiplicazione delle letture [Colamonico, A. 2005 (b)]. È quella moltiplicazione dei pani che avviene solo dopo la divisione della folla in gruppi di cinquanta che vengono fatti sedere: dopo che la massa-folla diventa gruppo-rete, si può fare comunione. Si pensi ad una marea di studenti che una volta entrati nelle aule, si siedano e incomincino a fare scuola. In tale metodo organizzativo del Cristo si può cogliere il significato cognitivo della quinta dimensione che permette la simultaneità delle letture, in una mente complessa, a struttura rete uno/tutto.

Ragionando sui pieni/vuoti e sui dentro/fuori dei sensi cognitivi, nascono le relazioni logiche tra i campi di osservati presenti, passati e futuri. Gesù introduce la capacità del volo nella storia dell’uomo; è quel gabbiano, precedentemente descritto, che ritorna ed abita nella mente umana. È la libertà che fa dei figli di Dio i luoghi del sogno, della speranza, della consapevolezza che il bene può essere implementato.

Il Cristo è l’inviato ad insegnare la qualità della libertà nella storia. Dividendo i luoghi di osservazione, si implementano nell’azione di lettura le possibilità delle proiezioni e delle elaborazioni mentali che agevolmente possono spostare l’occhio da un campo d’osservato ad uno semantico, da questo ad uno emotivo, da uno emotivo ad un nuovo osservato e così in una relazione all’infinito. In tale gioco di proiezioni la mente si apre a tutte le sfaccettature della vita e penetra in tutte le sacche di ingiustizia, inganno, ipocrisia… e l’occhio si fa sguardolente in cui la mente e il cuore si intessono in un unico stato di lettura.

In tali voli dall’uno, all’altro e all’altro ancora, si intesse la continuità/discontinuità delle reti d’echi informativi, quali ordini/disordini di senso. L’ordine/disordine è funzionale all’ampliamento del significato. La parola, per farsi fiocco di neve, dovrà essere slabbrata in un significato nuovo. L’acquisizione del significato nuovo, si pone come un salto di paradigma. La complessità delle visualizzazioni, delle emozioni, dei significati, è la spugna del pensiero. Nascono così le gemmazioni di idee-sentimenti-significati-azioni che implementandosi come un processo auto-referenziale, introducono la conoscenza nella storia. È questa l’economia della nuova umanità, già intravista dai profeti, che sostiene: se vorrai vivere, dovrai conoscere e conoscere vuol dire lavorare intorno al contorno del limite che ti educa a sentire.


  • Lavorare intorno al contorno del limite

Nella visione eco-biostorica l’organizzazione del pensiero complesso, parte dall’occhio di Spazioliberina [Colamonico, A. 1992] e si pone come un dinamismo di lettura che nasce da visioni sdoppiate dei tre campi io-mondo-Dio che danno una lettura caleidoscopica della realtà.

Spazioliberina è la metafora della mente nuova che sa organizzarsi in una perfetta simbiosi di mente/cuore. Sa capire le logiche delle dinamiche storiche e sa ascoltare gli echi degli stati emotivi.

Imparare ad esercitare tale topologia di spazio-occhio implica uno stato cognitivo-emozionale che faccia della conoscenza l’oggetto del bene della vita, intesa quale ricerca continua di sfumature, di significati che aprano alle gemmazioni semantiche in grado di rendere più chiare le letture d’azione. Nell’esame gli eventi assumono eco storico e si intrecciano in nodi fattuali/fattibili. Si potrebbe sostenere che in questa azione di messa a nudo delle logiche, si ripercorre in senso inverso il viaggio della creazione: lo svelare, come l’azione del togliere il velo della cecità, implica il far cadere gli idoli dell’ignoranza, della superstizione, della tirannia che rendono buie le dinamiche della vita per percorre così la risalita verso l’infinito.

Il Cristo quale via della salvezza pone, all’attenzione delle folle che lo seguono, l’importanza vitale dell’apprendere e del comprendere la chiarezza che si fa onestà. Se sarai chiaro con te, con il mondo e con Dio, riuscirai ad amare e a capire te, il mondo, Dio e si apriranno le porte della vita eterna, sembrerebbe ripetere con i suoi insegnamenti.

In sintesi questa è la nuova etica della vita, quando egli riduce tutti i catechismi a una semplice verità che si articola in tre nodi di significato/azione: Ascolta Israele! Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Ama il prossimo tuo come te stesso.

La condizione dell’ascolto/amore che mette in ombra la privata e personale logica e rende l’io permeabile alla voce silente del campo, alle variazioni minime dei quanti storici che sono un prima d’evento: è quella capacità di Liberina di ancorare la sua azione al respiro della vita che si esprime nel luccichio di un’onda, nel batter di un’ala, nel tremolio di una foglia, nel sonno di un bambino, nella veglia di una mamma… è quella dimensione del cuore che fa incarnare l’etica nella rete della vita per rende l’io libero dalle malescelte. Solo la dimensione dell’amore fa di ogni scelta un atto di vita, ma la logica del cuore implica la moltiplicazione dei campi di lettura che solo un occhio-mente aperto all’infinito può visualizzare.

La ricerca della chiarezza farà dell’io il lievito della storia e quindi ponte di speranza, proiettato nel futuro del mondo. Come nello studio del toro di P Picasso, il Cristo riconduce all’essenza i precetti di tutte quante le religioni, spogliandole dalle regole rigide degli abiti morali.


Ribaltamento dell'Etica antica

Egli con il suo insegnamento fondato sull’amore, apre il varco per il ribaltamento dell’etica antica, vista come autoritaria e esterna alla mente umana: non è la paura della legge che guiderà l’azione, ma semplicemente la gioia di vivere che renderà la scelta rispettosa della vita. Gioia che si concretizza come mondo della pienezza e della sazietà, ma la sazietà di cui egli parla non è quella ricercata dalla massa che assale la Bastiglia.

La condizione di ricco o povero non è il confine delle sua azione nel mondo; non viene a portare la ricchezza ai poveri e la povertà ai ricchi: non è il Robin Hood della Storia!

Egli pone il limite alla ricchezza e alla povertà e dice, su entrambe, di non accumulare tesori che verranno sbriciolati dalle tarme del tempo. Invita, invece, a cercare di non perdere se stessi, a non lasciare spazio alle ingiustizie e alle ingordigie; a non essere increduli, ma credenti; a guardare ai gigli dei campi e ai passeri nel cielo. Egli pone la povertà del cuore che si fa ricchezza d’umanità.

È proprio questa la dimensione socio-economica eco-biostorica che apre l’individuo alla riappropriazione profonda dell’essenzialità della vita che si esercita con l’appropriazione profonda del proprio credo, che non è obbligatoriamente quello cristiano: Cristo, l’ebreo, non si rivolge solamente al popolo eletto, ma a tutti i miti di cuore, anche gentili. Tutti gli uomini, così facendo, potranno vedere Dio.

Il suo invito non è a rinnegare le identità storico-culturali locali, ma ad alzare lo sguardo ad un livello più ampio d’inclusione e a credere nell’infinito di Dio, padre. In questo si concretizza la profezia di Isaia che, parlando del messia, parlava di colui che non avrebbe spezzato la canna incrinata, non avrebbe spento la lampada debole.

Ogni individuo-società-religione è come quella canna o quella lampada, perché in tutti ci sono le deformazioni delle scelte buie, degli scoramenti del cuore, ma nonostante le male scelte, si può collaborare, una volta capito l’errore, per l’attuazione del Regno di Dio. Regno che da questa si proietta verso la terra infinita: la vecchia Gerusalemme e la nuova Gerusalemme.

  • La dialogica finito/infinito

È in questo mondo fatto di finito che si avvia la costruzione del mondo infinito. Non esiste un dualismo di un di qua e un di là, bensì una dialogica finito/infinito. Quando non si crede sulla possibilità d’iniziare nella nostra pagina presente di storia a costruire il regno di pace e di fratellanza, si vanno ad avvallare le ipocrisie dei totalitarismi individuali e collettivi.

Dire il regno di Dio è una utopia lontana, equivale a subire il fascino del male e a farsi catturare da esso, amplificando il nichilismo storico: siccome non è possibile, allora potrei anche non fare bene, perché il bene è cosa di un altro mondo. Quante volte si ricorre a tali considerazioni per lavare la coscienza, nell’istante in cui si è deciso di condividere la logica dell’inganno. È un costruire intorno al sé le gabbie d’ipocrisia che portano al disimpegno storico dell’egoismo che rompe i legami dialogici con l’infinito.

Gesù ridimensiona l’io dominatore che è in ogni uomo, ricco o povero che sia, invitando a tenere sotto controllo le smanie di possesso e di potere. Ribalta quindi il significato di ricchezza: Non è ricco colui che possiede, ma colui che è! Non è ricco chi ricerca i beni materiali, ma chi si perde nell’infinito di Dio che è amore!

La sua azione pedagogica si snoda tutto intorno al significato dell’essere: Se imparerai ad essere un io nel mondo di Dio, avrai la vera ricchezza e guadagnerai la vita eterna.

La ricercazione dei significati gnoseologici si pone come il vero cammino dell’umanità che è un tendere verso l’immortalità che può annullare l’entropia del tempo e aprire la mente/cuore alla sintropia degli spazi. Vista come le coabitazioni storiche che danno la forma di uno/tutto alla vita. Si può facilmente comprendere il perché sia stata negata la conoscenza agli schiavi, alle donne, ai neri, ai poveri. Ancora oggi parte del mondo islamico, intransigente e autoritario, nega l’istruzione alle donne in nome di Dio, lo stesso Dio degli Ebrei e dei Cristiani, attribuendo a lui la responsabilità etica del tenere in stato cattività le madri dei loro figli.

Il tenere le menti nelle tenebre dell’ignoranza, spesso, nasce dall’immaginare la conoscenza, come ad un oggetto finito, circoscritto, che possa farsi pochezza; si pensi a certe gruppi di stampo elitario che credono nella conoscenza ma, nel contempo, la mettono sotto il moggio, per paura di condividerla. Dall’asimmetria informativa nascono gli stati di potere che aprono le zone d’ombra, dei tenuti segreti, che frenano il divenire della dinamica storica. Su tali asimmetrie il Cristo interviene a mettere pace.


  • La conoscenza chiave della democrazia

Nella cristologia la conoscenza è posta come un seme che diventa albero in grado di accogliere un nido, segno della vita nuova. Gesù pone l’essere frattale del sapere, che si quintuplica secondo una crescita di tipo esponenziale che tende all’infinito.

Egli fa saltare oltre alla frontiera dei catechismi quella delle scienze: se la conoscenza non ha fine ce n’è per tutti; se non ha fine significa che tutti siamo ignoranti e tutti siamo tenuti ad apprendere. In tale azione dell’imparare a prendere, il piano dell’etica e quello della conoscenza si intrecciano in un unico sistema che pone il cognitivismo etico, ciò quella incarnazione precedentemente posta che fa della conoscenza il campo dell’etica e dell’etica il campo della conoscenza.

Ogni uomo è tenuto se vuole vivere a conoscere l’essere virtuoso, se è tenuto vuol dire che non esiste né una conoscenza preconfezionata e né un’etica predefinita; ma l’una e l’altra si inanellano continuamente rinnovandosi in funzione dei gradi di chiarezza che le stesse azioni esplorative andranno a formulare. In tale intreccio di sapere/bene si edifica la pienezza del futuro e da ciò scaturisce, come terzo elemento, il valore economico della stessa azione vitale.

Si può facilmente comprendere come la dialogica a occhio infinito del Cristo crei l’anello-vera di congiunzione tra l’economia, l’etica e le scienze che non possono essere lette come sovrastrutture in sovrastrutture quali artifici dogmatici che ingabbiano l’azione umana, ma come una gemmazione del frattale uno/tutto della vita.

L’azione del Cristo nella storia, introducendo lo stato d’ignoranza come condizione essenziale e inalienabile della finitezza dell’uomo, crea la pari dignità tra gli uomini:

        • non è sul sapere o non saper, sull’avere o non avere che tu potrai essere migliore!

Egli dice al Caino, presente in ogni uomo, di ricondurre sé all’infinito, che segna il limite-confine della condizione di consumatore del tempo:

        • se vorrai vivere dovrai aprire la mente e il cuore alla logica di Dio e sconfiggere la morte!

Ma di quale morte si tratta? Anche la dimensione della morte subisce un ribaltamento e da realtà prettamente bio-fisica che segna lo scomporsi del corpo, si fa con il suo insegnamento, psico-socio-cognitiva che è uno stadio più ampio e profondo del semplice esalare l'ultimo respiro:

  • la morte dell’io, come rinuncia alla libertà di scelta nell’azione;
  • la morte del campo, come negazione della pari dignità a chi è posto di fronte;
  • la morte di Dio, come disconoscimento del legame creatore/creature che fa mettere al posto di Dio. 
Queste sono le tre morti su cui il Nazareno invita a riflettere...


Da A. Colamonico. Alla Palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del pensiero Complesso, pp. 60-64 ©  Il Filo. Bari, 2006.

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