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S. L. 2

I luoghi del Limite: Lavorare intorno al confine che trasforma un insieme chiuso in uno aperto. (1 - 2 -3)
Da una lettura critica sulla
topologia dello sguardo del Cristo
, in 
A. Colamonico.  Alla Palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del pensiero Complesso, pp. 54-60 ©  Il Filo. Bari, 2006.


Lente cognitiva di un occhio-mente caleidoscopico


Ritornando alla topologia dell’occhio-mente di Cristo e alla particolarità delle forme di giudizio storico da lui espresse, si evince che egli non pone l’uguaglianza, ma l’univocità di ogni essere nella fratellanza e nella figliolanza che rende tutti prediletti. Sotto l’aspetto semantico pre-diletto significa prima-gioia, in questa sfumatura di significato si coglie l’importanza della cristologia che pone l’uomo, il mondo e Dio come i pre-diletti storici.

Nella capacità di lettura del Nazareno, si nota un’ampiezza di visione che si ordina non solo sulle quattro dimensioni di lettura di un occhio singolare, ma bensì su una struttura cognitiva più complessa che si muove biostoricamente parlando a cinque dimensioni, topologia di occhio-mente definita in Ordini Complessi (Colamonico A. 2002).

Sono i giochi complessi a più coordinate di linee organizzative che permettono al suo sguardolente d’attuare i salti di paradigma e i cambi di direzione nelle letture che lo aprono alle ragioni di tutti, processo inclusivo. Il ribaltamento dell’occhio che lo porta ai salti di posizione dall’io ai tu e dai tu all’io, in simultaneità, come quando, ad esempio, chiede a Pietro e agli altri discepoli che cosa essi dicano di lui, nel momento stesso in cui gli stavano raccontando di come la gente lo leggesse. In tale ribaltamento dell’ordine di lettura egli scinde e attua la moltiplicazione del campo di osservazione che gli permette di vedere le ragioni a più ordini semantici.

È come se il suo occhio si scindesse in più occhi, simile all’occhio di mosca che con una visione de-coordinata registra ogni minimo movimento del campo, per rendere più veloce la sua risposta d’azione. Egli con celerità pone i dualismi, ad esempio quando i farisei o i discepoli gli pongono le domande sull’adultera; sulla vedova; sul pagare o no le tasse all’imperatore; sul rispetto del sabato. Da tali campi sdoppiati trae il livello privilegiato di lettura che apre il suo giudizio ad un ordine superiore che egli pone come il piano della verità storica.

Egli mostra come esistano vari livelli di significati che schiudono a differenti scale di valore; per cui ogni volta crea una visione allargata di concetti, come un campo slabbrato, in cui entrano in relazione i modi comuni, i modi privati e i modi della verità. I tre livelli etici producono tre differenti giudizi storici, in tale possibilità di scelta l’uomo dovrà imparare a esercitare la sua privata possibilità di giudizio. 

  • Essere al limite del significato

Egli attua, di fatto, ogni volta crea lo spaesamento etico nell’interlocutore, con lo sdoppiamento del campo di lettura che scinde le giustificazioni storiche, legandole così agli occhi di lettura dei soggetti attori e ai piani di aspettative che sono un oltre il piano d’evento, e come se egli passasse dal fuori al dentro d’azione. Ne consegue che la verità assuma, così, una ambiguità di lettura che può rendere errate le interpretazioni. Il Cristo riporta al limite del significato, al bordo in cui si attua il ribaltamento del senso storico. In tale forma topologica l’etica da abito da indossare si fa pelle: non è dall’apparenza che dovrà scaturire il giudizio, ma dalla logica che ha prodotto l’azione.

Nella lettura degli eventi entrano in gioco tre modi che pongono tre differenti scale etiche che aprono le lettura a tre difformi aspetti di ragioni storiche. Avere consapevolezza delle tre fisionomie di verità, dà la possibilità all’occhio spettatore di saper snidare le piccolezze e le ambiguità, celate nelle azioni che allontanano dal modo di Dio.

Importante è riflettere sui perché e sui come delle costruzioni storiche, in quanto ogni risposta alla vita parte da un quanto storico che si pone come un quid che apre la linea-direzione verso il futuro. Il quanto, come il lampo-guizzo bio-fisico-informativo vincola l’azione ad una topologia di significato, dandogli un luogo-nicchia circoscritto di senso che rende coerente l’azione. Ricercare quel luogo di senso nascosto implica aprirsi alle logiche vitali.

Egli, in sì fatta capacità organizzativa del campo di lettura, coglie la forma del come e del perché le ragioni e le emozioni dell’io e del tu, si vincolino reciprocamente, dando gli stati di sincronia/di-sincronia al fluire della vita. In tale capacità a leggere il chiaro/scuro della vita, egli pone le coscienze individuali e sociali di fronte alla responsabilità dell’azione.

La sua capacità visiva valica il tempo 0 e si fa così infinito, infatti proiettando le visualizzazioni della relazione io/tu nello spazio del tempo, legge le derive storiche che fanno della vita un campo tutto informato; per cui studiando gli echi informativi della spugna storica, egli in ogni azione sa coglie gli effetti d’evento sulle coscienze, con le relative reti dei nodi di svincolo/vincolo degli stati di sofferenza o di gioia.

In una sì fatta lettura può cogliere lalito della vita che lo porta oltre il piano del capire, nell’area del sentire, e così si compie la grandezza del cuore. In lui si attua il passaggio dalla conoscenza alla coscienza, partendo dagli echi di gioia/dolore il suo capire si fa sofferenza per le male scelte che aprono all’entropia della storia.

Egli, sapendo intravedere nei vuoti/pieni di spugna1, gli effetti negativi e positivi delle situazioni, pone tutte le coscienze di fronte alla responsabilità dell’azione che fa assumere la privata quantità di bene/male da impiantare nella vita.

Egli sa leggere i tempi 0 delle scelte di vita e nel contempo seguire le proiezioni di passato-futuro negli occhi della gente. È questo che sconvolge, facendo chiedere alla Samaritana del pozzo, come mai la conoscesse. È questo che mette a nudo l’umanità, riportandola al prima, del peccato originale. Egli giocando sulle diverse coordinate di lettura dello spazio-tempo è in grado di visualizzare una realtà, a molteplici facce, come la struttura di un diamante, che rende la lettura più sottile, particolareggiata, puntuale, poiché attenta alle variazioni minime di campo [Colamonico, A. 2005 (b)]. Ma per comprendere la lente cognitiva del Cristo che rende il suo occhio-mente caleidoscopico, necessita introdurre la quinta dimensione di lettura, definita in Biostoria (Colamonico A. 1998): la finestra storica, come quello spazio-limite che dà la facoltà all’occhio di racchiudere e di circoscrivere il campo la realtà, in sotto-campi di realtà che aprono la mente alle dualità


La 5a dimensione di lettura


Egli, così facendo, riesce ad attuare delle letture in simultaneità, come se il suo occhio si frantumasse in tanti fuochi di lettura, in grado d’intravedere, nello stesso tempo 0, le dinamiche dell’ibridarsi dei campi. Egli è in grado, lavorando sul limite, contorno degli spazi di lettura di valutare le perturbazioni, in tempo reale, proiettandole poi nei piani di passato-futuro, di ciascuno: è come se vedesse in simultaneità il passato, il presente, il futuro di ogni uomo che gli è di fronte e da tale ampiezza di lettura sa selezionare l’azione più vitale per lo stesso interlocutore.

Per noi del XXI secolo, forse, talune forme di lettura allargata possono apparire quasi normali, ma è bene ricordare che il nostro occhio è stato implementato dagli occhi meccanici del computer e dei satelliti che permettono con il gioco di finestre il dinamismo e la molteplicità delle visualizzazioni, si pensi alle previsioni meteorologiche, che fanno vedere i luoghi locali e quelli allargati per poi diagnosticare lo stato del clima.

Il dinamismo dell’occhio naturale del Cristo permette l’incarnazione dell’etica che da un semplice sistema esteriore di regole si fa pelle dell’azione come il limite invalicabile che rende coerente la vita. Importante è riflettere sulla differenza tra l’abito e la pelle; il primo è una sagoma posticcia che per quanto comoda si fa costrizione.

La pelle è il confine che fa di ogni uomo un diverso dal campo-habitat, cioè un oltre il campo che lo contiene. L’epidermide incalza e informa, dando valore all’immagine di intero di uomo. Essa distingue e si fa frontiera informativa da cui trapassa tutta la dialogica io/campo. La pelle costituisce la parte visibile del sistema uomo e un’etica pelle implica l’interiorizzazione, profonda, del limite storico dell’azione di risposta alla vita. Se l’azione ha un limite che trasforma il bene in male e viceversa, il non valicarlo rende vitale l’effetto d’azione, mentre il valicarlo rende mortale l’effetto d’azione.

  • L’occhio eco-biostorico di Spazioliberina

Per comprendere il significato etico posto dal Cristo bisogna riflettere sull’occhio eco-biostorico di Spazioliberina che si strutturava intorno alle cinque dimensioni di lettura. Esse danno:

  • le prime tre, il punto-luogo nello spazio – larghezza, lunghezza, profondità – come la visione della realtà che cade sotto gli occhi.
  • La quarta, il movimento dello spaziotempo - come la dinamica del divenire che rende le trasformazioni del campo. è bene precisare che parlare di fasi della luna, di morte di un fiore, di crescita di un bambino, di movimento di un meteorite è possibile in quanto il cervello è in grado di elaborare e leggere il tempo.
  • La quinta dimensione, permette di circoscrivere e amplificare gli isolati informativi del campo di lettura - campo-finestra. Per chiarire meglio, la quinta dimensione,  si pone come uno sdoppiamento del pensiero che sa leggere le contemporaneità di campo. Tale capacità apre alle moltiplicazioni delle linee di pensiero che si strutturano in simultaneità, ad esempio, quando una mamma cura il pranzo e nel contempo stira e con un occhio segue il bambino che sta studiando in cucina. Le tre azioni di curare, stirare, seguire, sono tre organizzazioni spazio-temporali che nella mente della mamma si ordinano in simultaneità2, pur presentandosi su tre registri di ordine differenti.

La capacità del pensiero ad essere de-coordinato, visibilmente osservabile con un occhio leggermente disarmonico, implica il saper lavorare sulle associazioni di idee che permettono di annodare i quanti informativi, cogliendo le sfumature di significato che slabbrano i sensi chiusi.

Il Cristo, lavorando sulle cinque dimensioni di lettura, assume una plasticità di visione, come un occhio lettore a 360°, che si moltiplica e si compatta, insieme; dandogli una realtà a sua volta plastica, moltiplicata e compattata, insieme. È quel processo di individuo-rete posto nelle pagine precedenti che chiude definitivamente all’individuo-massa della vecchia Società.

La visione di individuo-massa rende nichilista la lettura della realtà storica, poiché annulla le libertà di costruzioni, ponendosi come una lettura chiusa, codificata una volta per sempre, legata ad un solo grado di libertà che la pone come una scelta obbligata. Ogni qual volta tale interpretazione si è imposta, si sono prodotti i totalitarismi con le ignominie derivanti. Una forma di processo di massificazione sono, oggi, le mode che indirizzano verso la perdita d’identità soggettiva che apre le porte alle dipendenze, viste come nuova forma di schiavitù.

Gesù gioca con le tre dimensioni dello spazio che gli danno il punto-fotogramma di realtà, a tempo 0 presente; inoltre utilizza il tempo, la quarta dimensione che gli permette di rendere movimento la Storia. Egli sa, infatti, leggere il cambiamento della realtà nel tempo e l’incidere del tempo sulla realtà. Gioca, infine, con i campi-finestre che gli mostrano le dinamiche biostoriche individuali che si perdono negli spazi-tempi dell’infinito. Egli intravede nel divenire la possibilità del cambiamento che può invertire una tendenza evolutiva.

È l’effetto farfalla di E. Lorenz [1963] che rende da un lato imprevedibili le dinamiche, legandole alle variazioni minime di campo, come il battito d’ali di una farfalla, e dall’altro apre alle correzioni neghentropiche, che permettono di evolvere il male in bene. Nulla è scontato, tanto che profetizza la morte di quella generazione corrotta. Cristo, entrando nella costruzione delle coscienze, vede le ipocrisie e gli slanci di generosità, in ogni uomo, e lavora intorno alle scale di valore, da cui nascono le azioni. Può, così, assolvere la prostituta perché ha molto amato; l’esattore delle tasse perché è deciso a cambiare vita; l’incredulo Pietro che lo ha rinnegato nel momento del dolore, perché ne legge il pentimento.

Il suo è un occhio che intravede nel presente la contemporaneità del passato e del futuro; nel disordine degli eventi a tempo 0 gli ordini informativi di passato-futuro che li hanno generati. Un occhio, quindi, che sa scorgere nei fatti le responsabilità storiche dell’io e del campo, attribuendo a ciascuno il giusto peso intorno all’azione.


La Rete Storica


Ogni singolo evento è legato a un filo-trama che lo costituisce come nodo della rete storica a campo uno/tutto. La malattia del nichilismo storico che, oggi, sta dilagando nell’occidente è da rintracciarsi in quel filo-eco sottile che portò nel 1800 a dichiarare la morte di Dio, per dimostrare come le ingiustizie e i soprusi delle società autoritarie erano nati dalla connivenza tra gli stati e le gerarchie ecclesiali.

Ma l’aver negato significato alla terza linea di sviluppo del pensiero, ha fatto sì che la morte si sia propagata dal campo infinito al campo finito, implementando il senso del nulla storico. Il finito, come lo spazio dell’individuo-campo, muore nell’istante in cui smette di confrontarsi con i sensi universali, restando prigioniero delle logiche private e comuni che da sole non sono sufficienti a garantire le trame di futuro. Il bisogno di alzare lo sguardo ad una dimensione più generale della vita, forse spiega il perché dell’affetto dei papa-boys per il vecchio e malato, Giovanni Paolo II...

L’assenza di valori che vadano al di là delle logiche locali rende prigionieri di se stessi. Negare valore alle trame storiche porta ad una miopia di lettura, avviluppata solo sugli stati di presente, che si organizzano come una successione quantica di eventi, slegati [Baudrillard, J. 1993], disordinati, privi di senso, ad esempio come nei telegiornali. Sono queste le letture che, non trovando una direzione di significato, danno luogo alle fobie, alle paure, alle generalizzazioni ed irrigidimenti concettuali e ideologici [Colamonico, A 2002]. Si pensi ad una pagina di cronaca con omicidi, suicidi, rapine e quanto altro: fatti, posti all’attenzione del lettore, che non aprono a un approfondimento del prima e del dopo d’evento, quale eco di riflessione sugli stati di passato e di futuro dei soggetti che compiono e subiscono le azioni.

Gli accadimenti, se privati dei legami di significato che danno coerenza alla vita, vengono de-storicizzati, perdendo il luogo nello spazio-tempo. La perdita della nicchia storica determina il non senso della vita con lo smarrimento che ne consegue nelle coscienze.

Ogni evento si intesse in un perché che si attua secondo una logica o privata o comune o universale. Sono queste tre le coordinate di valore che rendono coesa la realtà. Sono in tali scale che le azioni trovano una giustificazione coerente che va letta in rapporto alla scala di senso che l’ha determinata. Il Cristo con le sue moltiplicazioni di letture, aprendo alle differenti linee di valore, rende le osservazioni vincolate alle scelte; sono i vincoli che rendono coerenti o incoerenti gli accadimenti e di riflesso i piani di lettura.

Confondere un interesse privato d’azione con uno comune o con uno universale, rende stupida la lettura; per cui il comprendere l’utile nascosto nell’azione, richiede una capacità allargata di visualizzazioni ed è per questo che impone di non giudicare. Egli di fronte alla vedova che dona nella sinagoga gli ultimi spiccioli di salario, poca cosa, rispetto al ricco che ostenta l’offerta, pone il vincolo di valore tra chi ha tanto e chi niente e lega l’azione alla possibilità organizzativa ed emotiva soggettiva. Come quando risponde a Marta che lo interroga sull’oziare di Maria, dicendole che l’apparente perdita di tempo della sorella era la scelta di un bene più grande.

È sul vincolo che si pone l’eticità della risposta e non sull’azione in sé; ma il vincolo è una dimensione nascosta, un dentro - la coscienza - e non un fuori - l’azione. In questo porre la frontiera all’azione egli rovescia il senso del giudizio storico.

Non è dai perbenismi che creano gli elenchi delle azioni buone e cattive che si possano leggere le qualità etiche, ma dalle scale dei significati che precedono le scelte stesse d’azione. Egli così facendo apre l’occhio lettore alla dimensione dell’ignoto, alla possibilità di non poter sapere fino in fondo la verità. Ma il non sapere non implica la rinuncia a ricercare il bene, ma semplicemente l’apertura duale, molteplice dell’occhio-mente che disegna il frattale della verità, in cui tutti possano trovare posto nell’infinito storico, secondo ciò che la vita ha dato, a ciascuno. Ricercate tutti il bene e il mondo nuovo nascerà, egli sostiene nel discorso della montagna.

Leggendo il modo d’organizzarsi dello sguardolente cognitivo del Cristo si può sostenere che solo una lettura della dinamiche d’evento a nodi-reti, permette di recuperare per ogni evento-nodo gli stati delle ragioni e delle emozioni, passati e futuri, che lo giustificano. Queste sono le letture eco-biostoriche a campo profondo e ad occhio infinito, che permettono di visualizzare la spugna storica, quale corpo uno/tutto dei pieni/vuoti di umanità.

Le giustificazioni d’evento non equivalgono alla perdita della responsabilità storica, ma al riconoscimento del perché e dei come delle dinamiche, per poter attuare le correzioni d’azione: in questo il futuro si fa guida del presente, non è guardando al passato che la vita potrà radicarsi.

Cristo non si limita ad assolvere l’adultera che volevano lapidare, vedendo le molteplicità delle ragioni, ma dichiara ai giudici di scagliare la pietra solo se si è nella condizione di chi è senza peccato e alla donna, di non farlo più. Ecco la correzione che dirige al bene la dinamica della storia, privata e sociale, impedendo ai giudici di porgersi come giustizieri assetati di vendetta, e alla donna quale peccatrice a vita.

L’azione correttiva permette di allontanare lo stato della morte. Con la neghentropia si introduce il perdono nella storia; ma quello del Cristo non è un’assoluzione per il gusto di essere magnanimo, per dimostrare lo stato di grandezza e di potere di chi perdona; ma una liberazione che nasce dalla nuova possibilità che è offerta a chi ha scelto male: ti perdono perché tu possa non farlo più, perché tu possa comprendere il male, la sofferenza presente nella tua azione.

È un perdono che si pone su un piano cognitivo che apre alla conoscenza del male e del bene, come costruzione di linee differenti della dinamica vitale che implementano o il buio o la luce, quali nicchie di vuoto/pieno della spugna storia.

Il male conduce al nichilismo della vita personale, della società-habitat e di Dio; invece il bene alla pienezza di una vita a tutto campo, a tutto pieno, a tutto finito/infinito. Il pieno/vuoto di Isaia ritorna e si fa invito ad innamorarsi della vita che porta allo stato di grazia e di beatitudine. Innamorarsi della vita dà la sazietà e la leggerezza dell’essere un io nel mondo di Dio. I tre soggetti della dialogica storica ritornano: io/mondo/Dio. Questa è l’organizzazione mentale che il Cristo vuole implementare nell’umanità. La sua lettura si fa così profonda, poiché egli può circoscrivere gli spazi delle azioni-osservazioni, come uno scrivere intorno. Tale capacità gli permette di lavorare lungo il bordo che dà la possibilità d’intravedere gli svincoli dei dentro/fuori di realtà, come azioni e ricadute di azioni: una scelta ben fatta, imprime nel campo un ricaduta ben fatta.

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1 L’organizzazione della spugna storica si pone come una relazione tra lo spazio che costituisce l’informato, colui che subisce l’azione di deformazione; il tempo, il formato come il punto-nodo di partenza della deformazione futura; il fatto, come l’informatore che si pone come il quid che imprime, meglio comunica, il grado (+ o -) di mutamento nello stato di presente. Il primo l’informato è la struttura piena, il secondo il formato è la struttura vuota della spugna storica. Il terzo l’informatore è il vincolo segno di mutamento che lascia un eco informativo di sé nello spazio-tempo. Gli echi come nodi-vincoli storici costituiscono le trame della rete storica, che si presta ad essere il campo di lettura della vita, in cui si andranno ad annodare le azioni nuove. A Colamonico, Edgar Morin and Biohistory, op. cit.

2 la capacità a pensare e organizzare spazi-tempi diversi in contemporaneità è il pensiero complesso, descritto nei libri di biostoria, che allarga la mente alle diversità vitali e pone l’occhio in una fase di de-coordinazione. L’essere de-coordinato fa assumere nell’osservazione una posizione a più fuochi, quindi più attenta ai cambiamenti minimi del campo di realtà. Sono le letture delle variazioni quasi impercettibili che rendono un osservatore più partecipe al movimento della vita. Si pensi agli stati d’animo e a come essi possano variare per un nonnulla. Sul grado di finitezza della percezione è misurato nei rapporti di coppia il grado (+ o -) ampio d’amore.


Da A. Colamonico. Alla Palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del pensiero Complesso, pp. 54-60 ©  Il Filo. Bari, 2006.

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