Educare al Pensiero Creativo


Dalla Esplorazione bioStorica alla Geografia del Pensiero Complesso

Antonia Colamonico

Contributo al Convegno Nazionale: Cultura e Pedagogia della Riforma. La Scuola che riflette e il contributo dell’Università e della Ricerca.

Bari, 20 ottobre 2005 - Aula Magna, Palazzo Ateneo
Comitato Organizzatore: I.R.FO.S. (Bari) - Istituto di BIOETICA (UNI.BA)

in AA VV, Cultura e Pedagogia della Riforma, pp. 129-140. Ed. Cacucci. Bari, 2006.



La Classe Scolastica come Organismo Vitale


La "riflessione", secondo l’ordine biostorico, è quello spazio temporale, in cui l’uomo, nel nostro caso la Scuola, come Organismo Vitale, si pone alla finestra per guardarsi vivere.
Il passaggio dalla vita, come azione, alla riflessione, come contemplazione, imprime un salto cognitivo che fa porre in ombra il lato destro della mente, area del Pensiero Creativo e mettere in luce il lato sinistro, area del Pensiero Critico. Tale passaggio da un prima, azione, ad un dopo, riflessione, implica un vuoto cognitivo, quale scarto spazio-temporale che rende i due momenti due distinti istanti biostorici. Tale dualità di comportamento è una delle prerogative della mente umana, che si presenta come un cervello diviso e, in quanto tale, uno dei soggetti storici più interessanti e, nel contempo, più complessi dell’intero processo di naturalizzazione.

 L’azione del riordino delle idee va letta come momento basilare nell’apprendimento, visto questo come quel salto di prospettiva che apre al futuro nuovo. La Classe Scolastica, secondo una vecchia accezione era considerata come il luogo di trasmissione delle conoscenze e dei valori ai “nuovi nati”; all’interno di essa i rapporti comunicativi erano impostati sulla divulgazione, spesso a-critica, dei saperi-significati elaborati dalla Società adulta che erano veicolati con un processo lineare-sequenziale, basato sulla narrazione di un costruito che veniva ripetuto, secondo un ordine rigido, fermo nel tempo.

Una tale visione e, di conseguenza, organizzazione della Classe, privilegiava come categoria temporale il Passato e non è un caso che la stessa disciplina Storia insegnata, era identificata con lo studio del Passato che si prestava ad essere riletto, quale Maestro di Vita.

La linearità-sequenzialità di lettura scaturiva da una visione paradigmatica meccanicistica che considerava il movimento della Vita come un Sistema Chiuso, ad orologio, che si ordinava secondo livelli pre-determinati di conformità. Il Passato, quale luogo di una tradizione collaudata e gerarchizzata, era il garante del futuro. Ai nuovi nati era chiesta semplicemente una capacità mnemotecnica che contribuisse a far perdurare nel tempo gli ordini costruiti; ordini che, nel momento del loro formarsi o meglio generarsi, erano stati il risultato di una ingegnosità creativa di un uomo o un gruppo economico-politico-intellettuale che aveva saputo disegnare, con occhio nuovo, i piani di futuro.

Con l’impostazione didattica della Scuola Classica, di fatto, si negava alle nuove generazioni, in virtù di una tradizione tesa a salvaguardare i rapporti di potere, la possibilità di guardare al futuro. Lo stesso programma di Storia si fermava e si ferma ad un prima di almeno cinquanta anni.

Che cosa è cambiato nel corso del ‘900’? Prima di tutto c’è stata, intorno ai primi del ‘900 l’avvio di una Rivoluzione Scientifica che ha portato gli scienziati a misurarsi con i processi aleatori, legati ai fattori casuali. Sono i non previsti, i non attesi ad inficiare le letture nei rapporti di causa-effetto.

La scoperta dell’alea, come ordine non lineare, ha permesso di attuare, intorno agli anni ’60, un salto di paradigma, trasformando la dinamica della Vita da sistema chiuso a sistema aperto: da orologio a nube, secondo K. R. Popper, cioè da sistema ancorato al passato a sistema di lettura proiettato nel futuro. Il futuro apre alla categoria dell’immaginazione e del sogno.

Riflettendo insieme, quale è la caratteristica di un Sistema Nuvoloso? Semplicemente l’imprevedibilità nella sua evoluzione che, nel suo concretizzarsi e oggettivarsi, è soggetta a correnti e a movimenti molteplici che possono rendere fallaci le previsioni. Chi non si è confrontato con previsioni che nel corso della giornata non siano state ampiamente smentite?

Se la dinamica della Vita è un processo che tende ad attualizzare il futuro - Prigogine parla di freccia del tempo che tende verso l’infinito futuro, passando per il tempo 0, il Presente - allora che senso ha, educare al semplice Culto del Passato, se poi, nella realtà di ogni giorno, i nuovi nati si dovranno confrontare anche con le linee di quel futuro imprevedibile a campo aperto, soggetto alle biforcazioni storiche?

Da quanto detto, si può cogliere come stia cambiando la definizione iniziale di Classe scolastica, vista non più come il semplice luogo della trasmissione di conoscenze, ma bensì anche come il luogo dell’esercizio della Creatività. Se nel vecchio modello l’azione didattica del docente era mirata allo sviluppo delle capacità di memorizzazione, oggi nella nuova visione le categorie da affiancare saranno quelle dello: sperimentare, immaginare, giocare con le dinamiche d’evento, elaborare nuove interpretazioni, ipotizzare nuovi mondi possibili, valutare le scelte più idonee per una Società migliore, disegnare le dinamiche degli eventi, per vagliarne le ricadute storiche a breve-medio-lungo termine. In sintesi, educare al Pensiero Creativo.

Al cambiamento di registro temporale nella visione storico-scientifica, che ha significato il passaggio da una visione statica, ad una dinamica o cinetica, si pensi alla differenza tra una fotografia e un film, si è intessuto un ulteriore mutamento, quello tecnologico indicato come la Rivoluzione Microelettronica.

L’effetto più eclatante della Società dell’Informatizzazione è stato, sin dal suo primo manifestarsi, il crollo del tempo di trasmissione nelle Comunicazioni, per cui la dinamica temporale che nel Sistema Agricolo si misurava in anni e in stagioni, cioè le fasi di intervento da parte dei contadini, sui terreni; in quello Industriale in ore per contrattare le giornate lavorative; oggi in quello Informatico in nanosecondi: tempo impiegato per l’elaborazione di una risposta dalla memoria di un PC.

Tale velocizzazione dei Sistemi informativi, ha prodotto una complessa ricaduta di effetti che si è propagata, dal semplice campo tecnologico in tutto quanto l’Universo Economico-Sociale, tanto da imporre a fine anni 2000: l’Era della Globalizzazione.

Analizzando meglio il take-off delle informazioni, esso ha in sé un problema strutturale, in quanto la velocità del Sistema ha, di fatto, trovato impreparata la Mente Umana.

Si calcola che, a ritmi vertiginosissimi, le Conoscenze sono quintuplicate in ogni cinque anni, quando prima la medesima crescita era in ogni duecento anni. Gli effetti di tale vortice informativo potrebbero essere distruttivi per la stessa Società, se non ci sarà un relativo adeguamento nelle capacità mentali umane.

È bene precisare che le informazioni acquistano valore, solo se trovano un significato che dà loro il senso-direzione storico-sociale. Ad esempio se si parla di Medioevo, l’informazione costruisce un campo di significato che permette di poter racchiudere in esso una serie amplissima di eventi con relativi significati. Lo stesso valore semantico-cognitivo alla parola Medioevo è garantito dal perdurare nel tempo di tale valore. Ora se la produzione di informazioni è elevatissima e non c’è il tempo per attribuire ad ogni termine nuovo un significato, allora, si assisterà alla perdita del senso storico che, non facendo trovare una collocazione spazio-temporale, farà di quella parola un non-senso.

Il pericolo della Società Informatica è quello di produrre un’implosione, a catena, di significati, per cui si potrebbe in un futuro prossimo innescare un processo inverso, con il quale, le informazioni svuotate di logicità, daranno il là ad un Sistema di elevata Ignoranza. A volte è proprio questa la sensazione che serpeggia nelle coscienze degli insegnanti, di istituti superiori, quando nelle classi si misurano con i vuoti cognitivi degli alunni che tendono ad amplificarsi, rivelando le loro fragilità cognitive ed emotive, che li portano a rinunciare ad apprendere.

A tale proposito è bene precisare che il processo di esplosione/implosione rientra nella dinamica biostorica come dialogica della vita/morte. Si ripensi alla perdita di significato delle antiche Società, per esempio quella Egizia, di cui oggi solo qualche centinaia di studiosi sono in grado, forse, di decodificare correttamente i segni di scrittura.

Per continuare a restare nella Storia, necessita far seguire alla velocizzazione del Sistema sociale, una pari velocizzazione del Sistema d’apprendimento o meglio delle capacità di appropriazione-memorizzazione-condivisione dei significati, da parte dello stesso Uomo.

Il quesito più importante a cui è chiamata a rispondere la Scuola della Riforma, come Istituzione pubblica e democratica, è quello di:

  • Quale metodo di Conoscenza si dovrà applicare, nella classe, per un’armonica gestione del nuovo che sta emergendo?

Si profila così l’urgenza, non solo per la Scuola italiana, di un Salto Paradigmatico nelle tecniche d’osservazione e di lettura che faccia da sfondo alla stessa Società delle Informazioni, per riuscire ad elaborare degli strumenti di lettura più idonei alla gestione della crescita esponenziale delle medesime conoscenze.

Da tale nodo storico-semantico ha preso il via l’esplorazione biostorica. Partendo dalla semplice osservazione-registrazione delle dinamiche comunicative della classe, l’indagine organizzativa della nuova epistemologia, si è via, via allargata al riordino delle informazioni dell’intero impianto del Sapere; ponendosi, in tal modo come la Scienza delle scienze, quale volano meta-scientifico che permette di porre in rete le informazioni secondo una struttura a frattale.

Biostoria altro non è che l’attuazione di quel Campo Meta-storico, ipotizzato da Edgar Morin nei sui studi sul Metodo, quando parla delle tre fasi nel processo evolutivo della Civiltà: la Preistoria, la Storia, la Meta-storia. Meta-storia, che porterà ad imparare a “cum-prehendere la Natura della natura e l’Umanità della umanità.

Cercando di chiarire meglio il cambiamento di prospettiva:

  • il metodo di lettura-apprendimento del Sistema Classe tradizionale, definito in precedenza lineare-sequenziale, si pone oggi in modo fortemente anacronistico, in rapporto al dinamismo delle informazioni prodotte, nei nanosecondi che si susseguono a un ritmo incalzante. La linearità va letta come un processo addizionale che si evolve per somma degli addendi: 2 + 2 + 2 + 2 + 2 + 2 + 2 verso ∞. Ad esempio, in sette passaggi, si ha una crescita di 14, secondo l’esempio numerico; si può notare, come un simile processo richieda tempi alquanto lunghi, poiché procede più lentamente verso l’Infinito.

  • Viceversa il metodo di apprendimento biostorico, organizzato a finestre-nodo si evolve secondo un processo moltiplicativo, a Costellazioni Semantiche, che si espandono come il prodotto dei fattori: 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 verso ∞. Il risultato che si ottiene in 7 passaggi è di 128. Volendo proiettare nel tempo il confronto tra le due crescite, si nota che se a sette passaggi il valore è di 14 e 128; a dieci sarà di 20 e 1024; a quindici di 30 e 32.768, e cosi via. Si può, così, facilmente sperimentare come si è di fronte ad una crescita esponenziale delle capacità di lettura della stessa mente umana che procede più celermente verso l’infinito. Lo stesso concetto di infinito si è evoluto, in quanto oggi ha un’ampiezza di molto più grande e più complessa di quello immaginato nei tempi di Galilei, quando la storia dell’Uomo era calcolata intorno ai 6.000 anni.

Proprio da tale cambiamento d’indirizzo nella gestione e organizzazione della Classe scolastica, a metà anni ’80, ha iniziato a prendere forma la Scienza & Metodo bioStoria; quando la realizzazione dei primi laboratori d’informatica nella scuola, impose una rilettura autonoma, data la novità, dei sistemi d’esplorazione e d’organizzazione delle informazioni. Proprio dalla rivendicazione di tale autonomia, si può ritenere la Classe scolastica come uno dei luoghi della ricerca, con pari dignità delle stesse Università: naturalmente il mutamento passa per la ri-definizione della funzione docente che non può essere più quella del semplice divulgatore di informazioni.

Per comprendere l’esplorazione biostorica necessita un mutamento di metodo nella organizzazione-gestione della Classe, vista come un Organismo Vivente, soggetto alle alee di campo che generano l’alternanza degli stati di ordine/disordine degli allievi-docenti.

È bene sottolineare che, da un punto di vista gnoseologico, ad ogni nuovo ambito scientifico si pone un nuovo approccio metodologico che fa da sfondo alla stessa azione del ricercare: il metodo è rappresentato dagli occhiali di lettura che permettono le visualizzazioni, mentre la ricerca è il campo cognitivo, che viene evidenziato, isolato, datato, collocato, nomenclato, definito. Le letture, a loro volta, sono la nuova Epistemologia. L’Osservatore, l’Osservato e l’Osservazione sono un uno-tutto nel processo d’acquisizione di parti d’infinito.

Nel caso di biostoria il Metodo a finestre-nodi usato per riorganizzare la disciplina Storia, si veda il saggio Fatto, tempo spazio (1993), è stato l’occhio-strumento di lettura. Le stesse Classi sono state e sono il campo d’osservazione, come il luogo del lungo oggi, in cui, di volta in volta, classe per classe, si sperimentano le conoscenze, secondo processi plastici, sempre nuovi. La scienza biostoria è la lettura effettuata.

A questo punto, è opportuno chiarire il perché del nome Biostoria. Se nella vecchia impostazione tradizionale la disciplina Storia era stata identificata, erroneamente, con la storiografia (= scrittura) del passato, con la nuova, essa ha assunto la dimensione della Vita-bios, come la dinamica evolutiva, in tempo reale a Tempo 0, degli eventi quantici. Quanti che si aprono, come evoluzioni naturali, alle trame o echi, di passato-futuro. In tale gioco dinamico di lettura, l’occhio può indirizzarsi, liberamente in funzione dei campi d’interesse o verso il passato, dimensione del Ricordare o verso il futuro, dimensione del Sognare. Il Ricordare e il Sognare si collocano come i due poli dell’Immaginazione e questa è il campo profondo da cui prendono corpo le azioni, a tempo 0, cioè quei reali che fanno di quegli immaginati una “res storica”.

  • Che cosa è la dinamica della Vita?

La dinamica biostorica è il processo perturbativo dei Quanti d’Evento, visti come i pro-motori bio-informativi che danno origine alle evoluzioni spazio-temporali dei Campi vitali.

Lo Spazio e il Tempo secondo la teoria della relatività, vanno intesi non solamente come semplici strumenti di lettura della Realtà, ma anche come gli Organizzatori della stessa Realtà. La dinamica storica, letta come l’organizzazione spazio-temporale nel suo procedere verso il futuro, assume una forma a campo profondo: la Spugna Storica, vista quale Corpo a Organismo Uno-Tutto.

Considerare il processo Storico come un Organismo vivente a campo uno-tutto è basilare nell’esplorazione biostorica, in quanto il tutto è storia, il tutto è vita, il tutto è spazio-tempo. È un non senso parlare, ancora, in termini di negazione o meglio di opposizione tra i reali e virtuali, i concreti e astratti, gli animati e inanimati… in riferimento agli Osservati. Da teli distinzioni, nei secoli, hanno preso forma le differenti discipline che sono state allineate secondo un ordine lineare-sequenziale di materie parallele che non si intrecciano mai: la storia è storia, l’italiano è italiano, la matematica è matematica; con l’ora di storia, quella di italiano, e così via. Da tale organizzazione slegata delle informazioni nascevano e nascono gli zombi cognitivi nelle menti degli alunni, per cui il Manzoni è uno scrittore senza tempo che è vissuto in un periodo senza storia, poiché non ha nulla a che fare lo studio della letteratura, con quello della storia. Per uscire da tale strettoia gnoseologica, necessita fare un salto di prospettiva e iniziare a mettere in rete le informazioni, partendo da una visione della Vita a corpo uno-tutto, che dà luogo ad una lettura, a sua volta, a corpo uno-tutto, come struttura nodale-reticolare.

Gli osservati, siano essi o numeri o idee o venti o cellule… nell’attimo stesso in cui si pongono o meglio si mostrano all’occhio osservatore, assumono un significato storico, cioè vitale, poiché acquistano un nome e un senso-direzione nell’organizzazione cognitiva che va ad intersecare la stessa organizzazione vitale.

Secondo la lettura biostorica tutto è riconducibile alle dinamiche dei quanti storici che innescano le perturbazioni di campo. Qualsiasi cosa assumi un luogo, un tempo, un fatto-detto è una porzione discreta di storia che si concretizza, poiché nel suo attuarsi fa di-partire un Eco-storico. L’eco, come quanto informativo, innesca una ricaduta molteplice di effetti quantici che a loro volta mettono in moto nuovi effetti, con un processo a catena. Per cui, quando si parla ad esempio in termini di rete virtuale, indicando internet, ciò è una definizione errata, poiché nell’attimo stesso in cui tale realtà si è posta in relazione con il tutto, ha assunto una storicità definita, divenendo una realtà concreta e reale a tutti gli effetti. Realtà che nel tempo ha perturbato, in linea con l’effetto farfalla di Lorenz, la Società, modificandola a tal punto, da rendere obsoleti i modelli che fino, a fine anni ’80 venivano utilizzati per spiegare le dinamiche sociali, economiche, politiche, scolastiche, ecc.

Interessante è constatare come lo studio delle ripercussioni che si hanno, con l’attuarsi di un quanto storico sulla struttura del campo che lo circonda, renda possibile visualizzare la struttura stessa che lega tra loro, in rete, i quanti. Si pensi al campo vitale Classe, costituito non solo dagli studenti, ma da banchi, sedie, finestre, docenti, bidelli… è tutto ciò che può influenzare in qualche modo ogni singolo soggetto della classe. In un campo di questo tipo, ogni singola situazione perturbativa, tipo l’ape che entra dalla finestra o il bidello che bussa con una circolare da leggere… mette in moto una dinamica che destruttura l’organizzazione mentale di tutto l’insieme, con conseguente grado di disordine cognitivo-emotivo. L’azione di riordino che poi ne consegue, presuppone un ri-modellamento che si presenta come un nuovo stato gnoseologico completamente differente dal precedente. Per cui si può affermare che ogni momento è sempre unico e nuovo.

La classe è solo uno dei sistemi vitali che si pongono in rete tra loro all’interno della macro struttura Universo. Tale mega-struttura a corpo unico, chiamata biostoria, si evolve in Creste d’Evento e in Nicchie d’Evento, come un alternarsi di pieni/vuoti che si pongono in relazione alle perturbazioni quantiche che generano i gradi di deformazioni storiche. Viste, queste, non come gli errori vitali, ma semplicemente come le alee creative che, rendendo unici i processi, aprano la vita ai nuovi gradi di Complessità.

La dinamica evolutiva a creste-nicchie assume, così una forma-struttura a campi più o meno evoluti, più o meno simmetrici, più o meno diversificati. I campi danno luogo alle differenti espressioni biostoriche che fanno dell’Uomo una delle molteplici manifestazioni vitali.

Per cercare di essere più chiari, il processo storico va inteso come la dinamica vitale che si pone quale Co-abitazione a campo Universo. I processi, evolvendosi dal micro e al macro Cosmo, producono le realtà storiche di cui l’Uomo e la medesima Classe scolastica sono, solo, due dei campi di perturbazioni.

Leggere l’intera dinamica storica in campi d’evento, permette di poter unificare le letture, creando delle Carte-Mappe Cognitive, trasversali alle discipline, organizzate in macro-concetti che svolgono la funzione di Attrattori di conoscenza. Gli attrattori, con i relativi bacini di attrazione dei significati, permettono di attivare i vortici di senso-valore, che daranno luogo alle Costellazioni Semantiche: il processo moltiplicativo del Pensiero. Tale movimento di significati è sempre nuovo e unico al pari della vita e in tale modo è creativo.

Si può ben notare che per comprendere una si fatta visione organizzativa, fortemente plastica, caleidoscopica, è necessario il confrontarsi con la Complessità. E questa può essere compresa solo se si esce da un sistema di lettura lineare-sequenziale, unidirezionale, per entrare in uno a finestre-nodo in grado di scalare e zoomare i campi di lettura, come occhio sferico a 360°, per cogliere le trame di evento attraverso un fitto gioco di echi e di rimandi che rendono coeso l’insieme.

  • Come interpretare il tutto e le parti di una Realtà a Organismo Uno-Tutto?

La risposta è semplice, cercare di isolare le dinamiche evolutive per disegnarne le linee di tendenza con le fasi di continuità e di rottura, che creano le permanenze e i mutamenti, nei differenti movimenti vitali. Ma tale capacità interpretativa richiede un doppio salto di paradigma, che permetta il passaggio ad un Pensiero Connettivo in grado di leggere a occhio multiplo, non lineare, i rapporti di corrispondenza/divergenza, di affinità/discontinuità, di uniformità/eccezionalità, tra le dinamiche vicine e lontane. Un Pensiero nuovo dunque che si ponga come una Rivoluzione Gnoseologica. Solamente ciò fa superare il vecchio Pensiero disgiuntivo, determinista, univoco, lineare che si limita a scindere e a isolare parti di realtà per poi indagarle secondo sistemi chiusi.

Importante è constatare che un pensiero che divide finisce col rendere gli osservati indipendenti gli uni dagli altri, ignorando in tal modo le perturbazioni quantiche da un osservato ad un altro. Ma con l’ignorare si finisce con l’azzerare le responsabilità storiche nelle azioni. Annullando i legami vitali che rendono interdipendenti gli eventi, questi vengono letti come tanti accadimenti occasionali, quasi fatali come ad esempio fenomeni quali: le deforestazioni amazzoniche, l’effetto serra, il buco all’ozono, il surriscaldamento degli oceani e l’amplificazione del tifoni nell’atlantico e l’inondazione delle città sulle coste americane.

Sono proprio le interdipendenze che creano le trame storiche che permettono di fare di quelle parti locali, osservate, un tutto-uno inter-connesso che si evolve dai piani di passato ai piani di futuro, secondo un Lungo Oggi.

    • Quale forma ha il pensiero complesso?

Da un punto di lettura biostorica, si nota un grado più o meno ampio di corrispondenze nelle dinamiche organizzative naturali, che si evolvono secondo una costante: la struttura a frattale. Il frattale è funzionale a quel processo moltiplicativo che è più velocemente si avvicina all’infinito.

La nascita di una lettura frattale è stata possibile solo con la nascita del PC, poiché la divisione dei lati di un triangolo alla milionesima parte non può essere disegnata a mano e sono proprio da tali ampiezze di operazioni che gli enti geometrici elementari si trasformano in felci, in fiocchi di neve… La geometria frattale non a caso è stata definita la Geometria della Natura. Natura che nelle sue produzioni di forme spazio-temporali ha prodotto lo stesso Pensiero umano, come il livello, forse, più complesso di organizzazione Cosmica.

Se il pensiero Umano è un prodotto naturale della stessa organizzazione vitale, anch’esso ha dunque una struttura a spugna, fatta di pieni, le consapevolezze e di vuoti, le ignoranze; di creste, le trame-echi di azioni e di nicchie, le trame-echi di non accaduti; di luci, le intuizioni risolutive e di bui, i vicoli ciechi che aprono la mente personale e collettiva alle paure antiche e nuove.

Siccome la struttura del pensiero ha una dimensione a spugna, essa è similare all’organizzazione del Carsismo pugliese e quindi, ne sarà possibile visualizzare e mappare la Geografia. Costruire le carte d’organizzazione della Mente è il nuovo campo d’indagine che richiede una nuova funzione docente: il biostorico, quale esperto in lettura della dinamica della vita, che sappia muoversi nelle stesse discipline con mente eclettica e plastica, che sappia identificare gli stati di take-off e di stallo cognitivi, suoi e dei suoi alunni.

La geografia del pensiero, ha molto in comune con quella della terra, dei cieli, della mano che digita la tastiera, dell’occhio che si lascia catturare dalla piega di una bocca che sorride.

Lo stesso pensiero è un luogo che si presta ad essere percorso, ispezionato, contemplato, rappresentato, rispettato, nei suoi spazi-tempi, con un complesso gioco in cui coesistono stati di: discontinuità/continuità, ignoranze/conoscenze, inconsapevolezze/consapevolezze. Stadi di bivalenza che fanno, di fatto, da sfondo alle medesime azioni umane che si presentano come slanci di: grettezza/generosità, egoismo/altruismo, sopruso/giustizia, tirannia/libertà.

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