SfogliaMente‎ > ‎GeograficaMente‎ > ‎

Geografia del pensiero

Le Carte biostoriche e la Geografia del Pensiero Complesso
Antonia Colamonico





Gli anni '80 e la Complessità

Intorno agli anni ’80 i cultori della Complessità hanno posto l’attenzione più che sugli oggetti di osservazione, sulle relazioni tra oggetti-osservatore, quali campi di perturbazione reciproca. E. Morini parlando della relazione individuo-campo ha definito la dialogica della vita, come una dinamica di lettura a feed-back tra causa/effetto che rende le risposte dell’io e del campo autoreferenziali e vincolate:

- Ma a guardar bene, cosa si intende per autoreferenzialità nei processi se non la capacità d’apprendimento continuo!

Si può comprendere come l’apprendimento da fatto puramente scolastico si sia evoluto in principio costitutivo dell’organizzazione cosmicaii. A tale riguardo importanti sono stati gli studi di K. R. Popper che hanno sottolineato la differenza tra un sistema ad orologio e uno a nuvolaiii; nel primo si può parlare di un già costruito nel tempo; nel secondo di un costruito in costruzione, nel tempo. Quel in costruzione crea la differenza tra un processo determinista, facile da prevedere, ed uno indeterminista, soggetto alle alee di campo, che rendono non scontate le previsioni. Ed è proprio studiando il campo, come fattore inalienabile nella costruzione dei processi, che I.

Prigogineiv ha posto l’irreversibilità della freccia del tempo che procede verso l’infinito futuro, ridimensionando così la fisica classica che parla di semplice reversibilità del tempo.

L’auto-referenzialità dei processi si pone come una forza propulsiva che autoalimenta la dinamica vitale rendendola creativa, cioè aperta al futuro. Un futuro tutto da giocare e inventare che, di rimando, riporta al valore del presente, quale unica dimensione di realtà che imponendo delle scelte di risposta alla vita, azione per azione, apre a una data direzione o trama storica. Gli studi sull’effetto farfalla di E. Lorenzv dimostrano come i processi, vincolati alle variazioni minime, si biforchino, moltiplicandosi.

Le biforcazioni rendono la forma della struttura della storia come un frattale a spugna


La spugna storica come effetto di perturbazione dei quanti nello spazio-tempo.

La spugna storica

Negli studi di biostoriavi sono disegnate le nuove carte storiografiche che presentano la dinamica evolutiva della vita a campo universo, quale processo di costruzione di spazi-tempi. Processo che, con una forma a uno-tutto, può essere letto e visualizzato a vari gradi e a varie ampiezze che rendono le visioni diversificate. Sono esempio di ciò le stesse discipline con i relativi linguaggi scientifici.

Uno degli elementi di crisi della Conoscenza odierna è la frantumazione che è nata dagli stessi approfondimenti sui saperi; via, via che le conoscenze sono divenute più raffinate e particolareggiate, hanno di fatto, geograficamente parlando, allontanato le acquisizioni di sapere, tanto da determinare la crisi d’identità della stessa scienza e l’incomunicabilità tra gli stessi ricercatori. Un esempio di tale frattura è la scienza medica, con i relativi campi specialistici.

Il sapere più è diventato settoriale e più si è frantumato in rigagnoli di linguaggi specifici, tanto da creare una miriade di esperti su campi, da un lato estremamente circoscritti, dall’altro complessi pur nel loro essere locali, in quanto la complessità si presenta sia nel micro che nel macro cosmo. Sembra esserci una proporzione costante che segue la ricerca:

  • per ogni campo di conoscenza che si svela, se ne crea uno nuovo di ignoranza.

Conoscenza/ignoranza, secondo Maturana e Varelavii si rincorrono, a tondo, per cui non c’è soluzione per l’umanità che più conosce e più si scopre limitata. Per essere più espliciti, si pensi ad una struttura ad albero che si sdoppia all’infinito, in sottostrutture a rami e questi in rami sempre più piccoli e molteplici. Viaggiando all’interno di una sì fatta topografia, l’osservatore si muove secondo un ordine lineare-sequenziale che lo fa procedere lentamente nello spazio, aprendo passo dopo passo la via; ma in tale aprire la strada, egli percepisce una doppia sensazione di gioia/smarrimento che rende la sua azione di ricerca sicura/insicura, poiché più si incammina nel percorso di conoscenza e più si allontana dalla visione del tutto, cioè l’albero. Muoversi in una simile posizione di lettura, equivale ad essere in un labirinto, in cui l’osservatore se da un lato può elaborare dei percorsi esplorativi a breve raggio di ricco significato; dall’altro, egli non ha la possibilità di venire a capo dello stesso spazio, poiché dove finisce una via, con un vincolo, se ne mostra automaticamente una nuova:

  • in tale stato di precarietà la Scienza perde lo stesso significato storico del perché del suo ricercare e si va ad impantanare in una molteplicità di sotto insiemi di insiemi che rendono fortemente circoscritte le letture.

La crisi in atto, come si può notare, non è dunque sul piano dei risultati scientifici, anzi, a rigor del vero, essi hanno raggiunto un altissimo livello di dimostrazione della realtà; ma su quello meta-scientifico, cioè, ritornando alla metafora dell’albero, manca alla ricerca contemporanea la visione a chioma, come uno sguardo allargato, che sappia da lontano vedere l’insieme dei rami, per disegnare, in un colpo d’occhio, tutte le trame.

La crisi di lettura è, a guardar bene, non in campo topico, bensì utopico. È venuta meno la visione generale che dà alla scienza e allo scienziato il senso storico, inteso questo come il campo universo. Se la crisi di lettura si pone a livello utopico, allora si è di fronte ad uno strappo epocale o ad un salto di paradigma.

In tale humus culturale ha preso corpo Biostoria a partire dalla metà degli anni ‘80. Con tale studio si è cercato di uscire dal vicolo cieco di un sapere organizzato a linee parallele di conoscenzeviii, per iniziare, con un differente approccio di lettura, a navigare liberamente da un campo disciplinare ad un altro. Ma tale salto organizzativo ha richiesto, a sua volta, un salto cognitivo, poiché una lettura a reticolo, implica una organizzazione del pensiero a costellazioni di nodi-reti concettuali:

  • Se bisognava cambiare l’approccio, si dovevano obbligatoriamente rivedere le mappe-carte di lettura, le visioni, i significati, i linguaggi, ecc.

Secondo un processo a catena di ridefinizione, gli appunti e le considerazioni di biostoria hanno assunto la connotazione di una scienza-metodo, in quanto rincorrendo i significati e riscrivendo, in funzione dei nuovi sensi, le carte, si sono ritratteggiati i movimenti dello Spazio-Tempo. In tale operazione di rivisitazione dei concetti sono emersi gli aspetti comuni e transdisciplinari che nel tempo avevano svolto la funzione di nodi di biforcazione del processo di conoscenza. Conoscenza che si mostrava come una rete di intrecci o ricami a più strati polisemici di significati che nel loro aprirsi alle nuove direzioni semantiche, svolgevano il ruolo di collettori disciplinari, cioè i quanti informativi.


I quanti storici, come i promotori di vita.


Il presupposto è stato che:

  • tutto è Storia poiché tutto è Spazio, tutto è Tempo, tutto è Fatto (tS : tT = tT : tF = tF : tS)ix.

Essendo il tutto con il tutto, cadevano le distinzioni tra le categorie degli astratti e dei concreti, dei reali e degli immaginari, dei vissuti e dei pensati, in quanto ogni evento, ogni idea, ogni enunciato, ogni sperimentato o semplicemente immaginato entrava ed entra, a pieno titolo, nella dinamica costruttiva della vita “bios”. Bios che si fa storia in una dimensione prospettica di passato-presente- futuro, in cui tutto permane e tutto si protende nell’infinito.

Tale mega-organizzazione a campo uno-tutto è la Spugna storica, come un’unità complessa che si organizza nello Spazio-Tempo per effetto del porgersi o dell’attuarsi dei quanti storici, visti come le particelle topologiche più piccole di fatto-spazio-tempo”x:

  • i tre sono un unico momento costitutivo della realtà, la quale può essere scissa solamente per un’esigenza di lettura, distinguendo i tre elementi dall’uno-tutto.

Fatto Tempo Spazio: unità multipla

L’azione dell’isolare non risiede nella realtàxi, bensì nell’operazione di esemplificazione mentale che permette la memorizzazione della realtà; è quindi un espediente mnemotecnico che si colloca sul piano dell’osservatore e non dell’osservato, dell’occhio lettore e non del campo di lettura.

Il fatto, come il quid che accade e si compie, è un quanto storico che aziona una perturbazione nel campo di realtà a tempo 0, da tale movimento si avvia un processo di informazione (= azione che rende forma) che pone in stretta correlazione:

  • il perturbato, è lo spazio, come ciò che subisce il mutamento, conservando la traccia o l’eco informativo del cambiamento;

  • il perturbatore, è lo stesso quanto, promotore di vita, che attua il mutamento, lasciando scia del suo passaggio;

  • la perturbazione, è il tempo, come la dipartita della nuova direzione, misurabile, che rende la struttura della spugna storica, a creste e nicchie.

Si pensi al fenomeno carsico pugliese. Le creste sono gli attuati; le nicchie i negati. Le prime sono le realizzazioni storiche; le seconde le dinamiche che non hanno avuto storia, per effetto delle stesse perturbazioni che hanno mutato il percorso vitale. Si consideri l’azione dirompente delle alee di evento, ad esempio ad una morte, un fenomeno sismico, una malattia, ecc. che di punto in bianco mutano le direzioni e i significati storici, come i non attesi, i non previsti, i non immaginati che rendono creativa la vita.



Biostoria nuovo campo epistemologico


Il punto di partenza nell’indagine è stato l’aver scisso il piano dell’osservato da quello dell’osservatore; il primo è la dinamica storica a tempo 0, tempo presente, come l’effetto di ricaduta dei quanti storici nello spazio-tempo; il secondo come l’occhio-mente uomo che riduce a sé la realtà, per interpretarla. Il ridurre è il processo d’apprendimento che si presenta come un imparare a prendere, in un momento successivo, in cui il fatto (t. 0) si pone già come un fattuale (t. → - ∞) proteso verso un fattibile (t. →+ ∞), piani del passato-futuro.

Dal legame osservato-osservatore scaturisce che l’unica possibilità di conoscenza è data dalle stesse letture, per cui le discipline non sono altro che delle osservazioni che danno corpo-veste ad un movimento di realtà che nel suo essere in sé, è un oltre il campo di lettura:

  • Se quindi la conoscenza non può essere confusa con la realtà, essa è vincolata alle carte con cui si interpretano le perturbazioni quantiche.

Il passo successivo è stato:

  • se la realtà conosciuta è condizionata dalle carte di lettura, cosa succederebbe se si provasse a cambiarle?

  • Come muterebbe la visione della realtà?

  • Che forma essa assumerebbe?

Da tali riflessioni è nata la prima finestra storiografica che ha permesso di disegnare un’architettura della conoscenza storica, strutturata sugli assi cartesiani dello Spazio-Tempo. le visioni hanno permesso di dare la forma a frattale alla dinamica vitale, cioè la spugna storica che avendo un volume, si prestava ad essere proiettata, ribaltata, come un gioco con la palla.

Movimenti caleidoscopici di osservazione-lettura:

 - nel tempo, l’eco storico;

 - nello spazio, i campi-finestre di perturbazione;

 - in relazione all’occhio lettore, dimensione topica;

 - in rapporto al campo vitale, dimensione atopica;

  - in correlazione alla dipendenza campo vitale-occhio lettore, dimensione utopica…

Ogni differente modo di lettura, implica una rotazione del punto di vista, con l’assunzione di un occhio-mente che si sappia muovere ad angolo giro ( 360°) xii.

Nella carta di lettura tradizionale le informazioni sono collocate sulla sola linea del tempo, infatti la carta del Cellario del 1600 distribuiva gli eventi in modo ego-centrico ed europeista in tre grandi periodi: mondo antico, medioevo, età moderna. In seguito, avendo la vita sforato il 1600 e reso mondiale lo spazio, la carta è stata conservata, con l’aggiunta di un nuovo periodo, erroneamente chiamato, mondo contemporaneo

Il significato di contemporaneo implica una posizione spaziale, in quanto è relativo a delle aree geografiche che insieme coabitano. Il concetto implica una diversità di spazi che, in un unico tempo, esprimono un qualcosa. Se si riflette bene si scopre che definire un periodo quale segmento di tempo delimitato da una data di inizio e una di fine, entro cui si colloca una successione di eventi, come contemporaneo, crea una incongruenza sul piano della logica, poiché si confonde uno stato in luogo con un moto per luogo o da luogo o a luogo. Per essere più sintetici sono state considerate come definizioni identiche, la permanenza e il mutamento storicoxiii. Si pensi, ad esempio, su quale senso abbia unire nella categoria contemporaneo la Prima Guerra Mondiale, il Crollo delle Torri Gemelle, il 1848 in Italia, come è oggi riportato nei manuali di storia.

Da quanto dimostrato si può comprendere come le carte siano fortemente vincolanti per le visoni mentali e logiche, per cui se si cambia la carta, automaticamente, si stravolge la visione e la logica; ciò crea le diversità dei paradigmi.

La finestra storiografica avendo aperto l’indagine storica alla dimensione spaziale, ha distorto la stessa architettura disciplinare, poiché ha implicato una mappatura non più a linea-retta, ma a rete-nodi, di tipo geografico, come risultato del sistema di coordinate. I nodi, come eventi noti, potevano essere letti in finestre tematiche, quali campi di lettura, delimitati in uno spazio-tempo di un’area-periodo.



Un sistema di lettura a finestre

La scoperta di una sì fatta organizzazione è stata che la finestra si prestava ad essere slabbrata, allargando o rimpicciolendo il campo d’osservazione, effetto a zoomxiv. Tale possibilità di variazione dello spazio di lettura ha implicato una relativa possibilità di cambiamento delle relazioni di evento, in quanto si introduceva, nella lettura, un gioco di ombra/luce che poneva in rete i fatti, in funzione delle ampiezze d’osservazione e dei campi tematici:

 - la relatività entrava, in questo modo, nella ricostruzione storica, ridimensionando le letture ideologiche, che avevano dominato per tutto il ‘900, con lo storicismo.

Nascevano, così, le visualizzazioni caleidoscopiche che nella lettura hanno introdotto la complessità e la plasticità, con la relativa plasticità dell’occhio-mente osservatore.

Per comprendere sin infondo il mutamento gnoseologico attuato nell’osservazione biostorica, bisogna fare un altro passo avanti:

 -il gioco a finestra poneva lo spazio d’osservazione, come un campo scomposto di dentro/fuori, finito/infinito, centro/periferia/ bordo/fuori bordoxv.

La finestra circoscritta da un perimetro, diveniva una lente-occhiale che scomponeva le osservazioni secondo più fuochi di lettura (l’occhio di mosca che vede una realtà scomposta in tanti campi differenti).

La scoperta è stata che il limite-confine-contorno che separava il dentro/fuori del campo di lettura, permetteva le visioni sdoppiate, quale possibilità della mente-uomo di lavorare in simultaneità su più ordini, dinamiche evolutive e campi disciplinari. Con una sì fatta mente era possibile creare una conoscenza a corpo unico-molteplice che si presentava come la mappa allargata del Sapere.

La finestra storiografica da semplice carta di osservazione, assumendo il significato di lente-occhiale di lettura, ha finito con l’essere, essa stessa, la quinta dimensione di lettura, importantissima per vedere quel albero uno-tutto, insieme.

Per una maggiore chiarezza è bene ricordare che:

  • nell’Umanesimo si parlò delle tre dimensioni dello spazio che, in una visione a prospettiva data dal combinarsi di altezza-larghezza-profondità, consacravano la posizione geografica di un oggetto, in uno spazio fermo;

  • nei primi del 1900 A Einsteinxvi con la definizione di cronotopo introdusse il tempo come la quarta dimensione dello spazio, visto questo non più fermo-immutabile, ma in movimento-costruzione, e, di qui, le letture del mutamento, con le fasi di: crescita, evoluzione, involuzione, esplosione, implosione;

  • La finestra storiografica, 1986-1993, fa fare un ulteriore balzo in avanti nella capacità di lettura, poiché trasforma, con la quinta dimensione, la dinamica spazio-temporale da visione uni-dimensionale, a sguardo pluri-dimensionale che si modella in funzione delle singole evoluzioni di insiemi.

Nasce cosi la geografia del pensiero complesso, che permette d’operare contemporaneamente su più registri informativi, attraverso le operazioni a più schegge-luci di visioni che rendono il cervello velocissimo.

Nei giochi a più piani di lettura l’occhio-mente si struttura a sua volta a spugna, come una forma topologica che è in grado di ribaltare i sensi di lettura, e leggere e leggersi, con gli occhi degli altri, visualizzando i dentro/fuori degli spazi storici:

  • il nuovo Umanesimo è già cominciato.


https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/struttura/assorbire/dinamica%20biostorica%20pensiero.png

Tracciato di un Pensiero


Nella mappa si nota la dinamica del pensiero come un tracciato di più spazi e più quanti informativi. Considerare la mente come un topos, equivale a vedere le dinamiche di costruzione di azioni-idee-emozioni… Il pensiero, oggi, può essere coltivato, così come lo fu, la terra, nel Neolitico.

Esempi di alcuni esercizi di lettura della geografia del pensiero di poeti, attraverso le loro liriche. Interessante è constatare che gli stati di ampiezza delle visioni quantiche sono differenti e di conseguenza lo sono anche gli umori, le ideazioni, le ampiezze di significato, gli stati d’animo, la collocazione storica nel loro tempo, nel nostro tempo.

________________

i Morin, E. Introduzione al pensiero complesso. Milano: Sperling & Kupfer, 1993.

ii Schroeder, G. L. L’Universo Sapiente. Milano: il Saggiatore, 2002.

iii Popper, K. R. Nuvole e orologi. Roma; Armando Editore, 2005.

iv Prigogine, I. Le leggi del Caos. Bari: Laterza, 1993.

v Gleick, J. Caos. La nascita di una nuova scienza. Milano: Rizzoli, 1989.

vi Colamonico, A. Biostoria. Verso la formazione di una nuova scienza. Campi, metodi, prospettive. Bari: il Filo, 1998.

vii Maturana, H. Varela, F. L’albero della conoscenza. Milano: Garzanti, 1992.

viii Colamonico A. Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso, in AA VV, Cultura e Pedagogia della Riforma. Ed Cacucci -Bari 2006.

ix Colamonico, A. op. cit. 1998.

x Colamonico, A. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. Milano: OPPI, 1993.

xi Putnam, H. Rappresentazione e realtà. Milano: Garzanti, 1993.

xii Colamonico, A. Ordini complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a cinque dimensioni. Bari: il Filo, 2002.

xiii Colamonico, A. Storia. In Nuova Secondaria, n° 1, pp. 69-71. Brescia: La scuola, sett. 1994.

xiv Colamonico, A. op. cit. 1993.

xv Colamonico, A. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A. Montuori. Routledge, part of the Taylor & Francis Group. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, August 2005.

xvi Einstein, A. Relatività. Torino: Boringhieri, 1988.



0


Pagine secondarie (1): Educare al Pensiero Creativo
Comments