Costellazioni di idee


I vortici di conoscenza
Antonia Colamonico
(da Biostoria cap. 9, pp. 75-79. Il filo. Bari, 1998.)

Architettura del pensiero complesso

Il viaggio nella conoscenza e nella realtà, ipotizzato in queste pagine, vuole essere una chiave al Pensiero Multiplo, in quanto l’esplosione delle linee di accesso alle informazioni disegnata, produce complessità e questa a sua volta apre il pensiero al campo profondo.

Il salto gnoseologico in atto è proprio in questa nascita di occhio-mente in grado di attuare una lettura di infinito che produca mappe concettuali strutturate su più piani di sapere, formando delle costellazioni di idee.

L’ampliamento dello spazio di lettura, come ricaduta produrrà irrimediabilmente una riorganizzazione architettonica e semantica di tutte le discipline codificate e le conoscenze alla luce della nuova visualizzazione verranno ridefinite, ridimensionate, corrette e intessute le une nelle altre, sino a formare un unico ricamo di Sapere. La metafora del ricamo esprime l’immagine di una conoscenza frutto di una sovrapposizione di idee come tanti fili di vario colore che presi singolarmente non danno una visione di spessore, tessuti insieme invece danno un corpo alle immagini-proiezioni di porzioni di realtà.

I fili possono essere intesi come le presenze o echi informativi che l’occhio lettore rintraccia, isola e inizia ad aggomitolare in sistemi di parole, questi costituiscono i costrutti scaturiti dalle sinapsi interattive letto/lettore che danno vita alle differenti terminologie, le quali, poi, verranno intrecciate per costruire le reti o i tessuti concettuali. Da ogni tessuto ne può scaturire uno nuovo, ad esempio da uno poetico, ne può nascere uno filosofico e da questo uno matematico e poi uno fisico o biologico e ancora uno poetico e così via.

Una visione così concatenata, quale gemmazione e fioritura di discipline sempre nuove, si differenzia da una lettura lineare e consequenziale che vede ogni diverso sapere secondo un processo sommatorio interno, slegato e distinto dagli altri. 

I voli disciplinari

Per poter attuare i voli da un piano disciplinare ad un altro, necessita la formazione di un linguaggio polisemico, che prestandosi a più significati e visualizzazioni possa essere l’elemento intercambiabile per porre in rete l’intera conoscenza, permettendo, così, il transito delle informazioni, secondo uno schema a labirinto.

Per poter meglio definire la nascita di un linguaggio reticolare, necessita ritornare a riflettere sull’occhio eco-sistemico e sulla biostoria.

Il primo, l’occhio eco-sistemico, è quel potenziamento del campo di lettura che permette di porre in relazione sistemi differenti e di produrre sempre nuove connessioni, secondo un processo discontinuo fatto di luci e assenza di luci. Ogni legame o interconnessione a sua volta è un ampliamento della capacità di gestione dello spazio da parte dell’io-co-agente. Volendo con un’immagine visualizzare la capacità dell’occhio lettore, si può pensare ad un ragno che inizia a tessere la sua tela e piano, piano l’amplia, invadendo porzioni sempre più ampie di spazio-habitat. L’occhio-mente-mano, in continuo processo interattivo, osserva il campo, elabora i messaggi e risponde al campo stesso. In tale interazione si costruisce il legame soggetto-habitat. Il sistema di relazioni è l’elemento fondamentale dellemancipazione dell’io dall’ambiente, emancipazione che costruisce sempre nuova dipendenza, la quale, a sua volta, richiede un nuovo atto di conoscenza-emancipazione. Una visione così correlata spiega la vitalità cosmica, come un tutto che pulsa e si evolve, pur nell’autonomia di ogni singolo co-agente.

La seconda, la biostoria, è quella disciplina che ponendo il campo tutto informato come l’insieme universo-evento entro cui si collocano tutte gli atti vitali, diviene la scienza trasversale all’intero sapere, in quanto tutte le informazioni sono percorribili quali reti comunicative nel suo infinito-1. Da tale postulazione ne consegue che tutte le conoscenze sono leggibili come atti biostorici, essendo il frutto del gioco vitale. Porre un campo di lettura che si allarga dal punto più piccolo a quello più ampio, implica la possibilità di muoversi su più sottocampi e linee di percorsi in simultaneità, utilizzando gli svincoli di centro/periferia o di entrata/uscita come nodo-sinapsi che si prestano ad innescare i lampi analogici con la scoperta di nuove connessioni-soluzioni.

Il labirinto del sapere

La costruzione del labirinto del Sapere si strutturerà sulla ideazione di un linguaggio duttile, a schema aperto, che non ponga più concettualizzazioni chiuse e definite. Non si possono più considerare le parole come entità rigide in uno schema indipendente, ma esse dovranno essere considerate come delle particelle topologiche che si allargano e si deformano in relazione ai diversi contesti in cui si troveranno ad interagire. Per meglio comprendere questo nuovo valore del linguaggio si dovrà per un attimo ritornare a due definizioni delle pagine precedenti: il concetto di campo e quello di limite.

Il campo in relazione alle discipline è lo spazio entro cui esse si pongono e si strutturano, il limite è la membrana di separazione che le delimita. Essendo una tale architettura vista come un’insieme di nicchie-sacche biostoriche che si strutturano le une nelle altre con interferenze di funzioni, anche le discipline tra loro subiscono delle interferenze che modellano il significato-valore, cioè l’una va a condizionare l’evoluzione dell’altra e così si spiegano le implosioni/esplosioni di significati, di mode, di costrutti, ecc.

L’interferenza di funzione come la perturbazione del campo esterno, gioca un ruolo fondamentale per la realizzazione delle reti di conoscenza. Osservando la mappa che segue si può comprendere come il linguaggio aperto o polisemico assuma un ruolo determinante per la realizzazione di una transdisciplinarietà, che si ponga quale paradigma complesso1 funzionale ai salti analogici.

Volendo provare a raccontare il salto analogico, visualizzato nelle mappa, si può iniziare con l’evidenziare il ruolo tridimensionale di evento nella coscienza: fatto che si compie, piano del presente; fatto che si ricorda piano del passato; fatto che si immagina, piano del futuro.

Il fatto-evento è a sua volta un’azione-detto, come nucleo centrale o verbo della frase che dice, afferma, ipotizza, spera, immagina, ricorda...

In tale interferenza verbo-evento si attua il passaggio da un campo disciplinare ad un altro, come il legame detto-fatto. Così come l’evento si può porre sui tre piani passato-presente-futuro, così anche il verbo può aprirsi a tre possibilità di tempi.

Un altro nodo che si può porre tra evento-verbo è il legame causa/caso o attivo/passivo che si ha in relazione al soggetto agente: se il fatto è letto come un’alea si ha un soggetto che subisce l’interferenza di campo, la mela (sogg.) è mangiata da Marcello (campo); se invece il fatto è causale, come una risposta mirata, allora il soggetto è colui che compie l’azione-fatto ed è il campo a subire la sua perturbazione, Marcello (sogg.) mangia la mela (campo).

Si può notare dagli esempi ipotizzati, come una tale impostazione di metodo di esplorazione, aperta su due o più linee di discorso, si presti ad una continua mobilità dell’occhio-fuoco di lettura come spostamenti nei campi disciplinari. In tale mobilità si attua l’accelerazione che porta alla crescita esponenziale del sapere, poiché si passa da un tipo di processo sommatorio (2+2+2+2+2...) ad uno moltiplicativo (2x2x2x2x2...) nell’organizzazione delle informazioni ed in tale mutamento si attua il take-off dell’intelligenza.

Una finestra sull'infinito

Il sogno di G. Beteson o di E. Morin di attuare un’ecologia della mente-azione, prende, così, corpo e diviene una realtà, grazie a questa nuova capacità di lettura ecosistemica che partendo da una ridefinizione biostorica del reale, apre una finestra sull’infinito, il quale entra nella stessa costruzione storica. Appropriandosi di parti sempre più ampie di non-conosciuto l’io-co-agente diviene il secondo protagonista della dinamica vitale e il domani si fa sempre più vicino e sempre più mondo del possibile, del si può fare, del si può risolvere, del si può provare.

L’evento quale macro-concetto si fa nodo che apre ai campi del sapere, essendo oltre che un fatto o un detto, anche un’azione o una reazione o un fenomeno... e in relazione all’angolatura che si assumerà nella lettura cambierà il campo di indagine, come si può ben notare dalla mappa che segue.


L’evento se è un detto si può indagarlo sotto il profilo semantico, o filologico o logico... ; se è un’azione sotto quello psicologico, sociologico, etico... ; se, invece è un fatto sotto il piano storico, politico, economico... ; se è un fenomeno, sotto quello fisico, geografico, tecnologico...; infine se è una reazione, sotto quello biologico, chimico, ecologico...

La plasticità della parola, quale guanto che può essere rovesciato, permetterà la tessitura a raggiera e come il ragno cardando e tramando il suo filo riesce a costruire la sua tela, così l’io filando e ruotando le parole, riuscirà a cardare i velli dei pensieri e a disegnare spazi sempre più ampi e complessi che si allontaneranno e si avvicineranno, permettendogli di elaborare nuove risposte e di entrare da protagonista nella storia.

L’evento si pone in tal modo, non solo come il quanto storico, quale forza minima, autopropulsiva della dinamica vitale, ma anche come unità informativa multipla che si apre a più sistemi relazionali e a più gradi di lettura. La costruzione come ipotizza E. Morin2 di un pensiero-linguaggio a sistemi di costellazioni, passa per tale capacità duttile e plastica della stessa parola, vista sempre come un sé che può trasformarsi in un fuori di sé, senza per questo perdere le sue proprietà peculiari.

Pensare come un sistema geometrico di relazioni significa imparare a porsi con occhio multiplo che permette di cogliere insieme il campo/fuori campo e ogni conoscenza e ogni osservazione assumono una doppia, tripla,... possibilità di lettura in relazione alle diverse linee di accesso e ogni nuova linea è una scoperta, una invenzione o meglio una gemmazione di conoscenza.


Un altro esempio di plasticità è il termine sistema che può essere inteso in relazione a più piani disciplinari: sistema è nella frase che si organizza in un insieme di concordanze e di significati; è nell’apparato respiratorio che si articola in un insieme di tessuti e funzioni... Altri esempi, le parole: entropia, massa, perturbazione, retroazione, madre, ceppo, casa, sacca, scala...

Interessante a tale proposito è visualizzare un vortice esercitato da una sinapsi-parola, quale forza di attrazione che crea un campo gravitazionale di aggregazione multidisciplinare.

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1E. Morin afferma: “ ... il paradigma di semplicità è un paradigma che mette ordine nell’universo e scaccia il disordine. L’ordine si riduce a una legge, a un principio. La semplicità vede sia l’uno sia il molteplice, ma non può vedere che l’Uno può essere nello stesso Molteplice. Il principio di semplicità ora separa ciò che è legato (disgiunzione), ora unifica ciò che è diversificato (riduzione)... ... ci servono macro-concetti. Allo stesso modo in cui un atomo è una costellazione di particelle, il sistema solare è una costellazione intorno a un astro, così noi abbiamo bisogno di pensare per costellazioni e correlazioni di concetti. Pagg. 58-72, op. cit.

2 Si veda la nota precedente.



Il saggio Biostoria, scritto nel 1992-'93, è stato pubblicato solo nel 1998.




© 2011- Antonia Colamonico

 

Fuori Campo: la pagina di Spazioliberina





(da A. Colamonico, Il Filo, in Le stagioni delle parole. © 1994)







Il Salto



Il grigio della strada l’assalì all’improvviso e via, via che questo procedeva, come una spugna di mare beveva ogni suo attimo. I battiti, i respiri, le luci si integravano nella macchia che cresceva, lasciando in ombra lo spettro di vita che lentamente continuava a camminare, ripetendosi:

- sono stanco di tutto e di tutti, anche di te.

Ogni punto del suo corpo si stava cancellando, lasciando spazi dentro spazi di tessuti, di emozioni, di vissuti. Fu così che Agnese perse il tempo. La cosa non la spaventò. Era troppo attenta a registrare il salto e quando tutto fu finito, era già entrata nell’ordine delle diversità. Non si era mai accorta di quanto quella storia l’avesse logorata con il susseguirsi di tutti quegli attimi che si perdevano in durate di senso a metà. Metà le letture. Metà le scritture.

Aveva cercato di riunire in un unico insieme le singole porzioni, ma vi era sempre una maglia che sfuggiva, rendendo fragile l’insieme, quale il vibrare di ala di farfalla che costruendo vuoti di moti si innalza per poi precipitare.

La nuova dimensione le piacque. Vide un’esplosione di materia e di colori e i significati si erano moltiplicati. Ogni punto o virgola o affetto assumeva una sua collocazione e il disegno si mostrava tutto intero.

(da A. Colamonico, Ed altro, in Le stagioni delle parole. © 1994)



L'Abito


Dalla parete ad Est, si staccò l’ombra, per accostarsi alla sua donna. In sottoveste carne con merletto Alba cercava l’abito da indossare per la festa. Sceglieva, tra quel insieme di toni e sfumature, la tinta adatta alla pelle di caldo sole estivo. Il grande armadio a muro offriva all’occhio attento una tavolozza di luci e fantasie.

Rosa e fiori si mischiavano con gialli e celesti, qualche tocco di azzurro, un po’ di nero, una macchia rossa e tanto, tanto, verde e seta.

Fu nell’attimo in cui le scivolava indosso una nuvola polvere, luccicante che si sentì, insolitamente, messa in ombra da chi non le si appressava mai più di tanto. La cosa la stupì. Non amava i grigi, le sapevano di fame e di sete. Non amava essere in secondo piano, proprio lei che altera, in passerella, metteva in mostra la sua forma vestita di sogni di stilisti.

Si fece più vicina all’armadio, ma la mossa non fu geniale. Più verso lo specchio e lesta l’ombra sua la ricoprì. Si mosse ancora e di nuovo fu come prima. Quella parte in negativo del suo intero, non voleva darle tregua.

Fu così che Alba, vinta, si fermò ad aspettare.

Pronta, calma, l’ombra arrivò. Si sistemò tra la spalla destra e il piede sinistro, coprendo un solo occhio, più una ciocca.

- Che cosa vuoi?- chiese la donna.

E quella, di ritorno:

- Sono stanca d’esser sola. Parlo sempre a pareti sorde e a muri ciechi. Nessuno che mi presti un po’ d’attenzione. Per questo ho deciso di fare un’invasione, voglio insegnare, a te, a vedere la mia metà di mondo.

Docile Alba, con il suo occhio in negativo tutto imparò sulle miserie e sulle povertà, sulle delusioni e sugli inganni, sui tradimenti e sulle uccisioni, sui torti e sulle ipocrisie; mentre con quello in positivo, iniziava a disegnare i colori delle gioie e delle speranze, dei sogni e dei progetti, degli slanci e delle certezze, delle comprensioni e delle fedeltà.

Fu così che l’abito vecchio cadde sopraffatto da quella duale dimensione.


(da A. Colamonico, Ed altro, in Le stagioni delle parole. © 1994)



UNA FIABA PER BIRICHINO




Quella sera, liberina, cullava spazio birichino in una nube rosa, fatta di fiaba e di verità.


... C’era una volta ed oggi c’è ancora, un RE fatto solo di logica ragione

che viveva tutto solo in un immenso e grande palazzo.


Dall’altra parte della valle...


C’ERANO ED OGGI CI SONO ANCORA, IN UNA PICCOLA CASUPOLA,

LE fate DELL’ILLOGICO CUORE.


Una mattina all’alba le fate e il RE si incontrarono alla fonte della vita, e...

si guardarono negli occhi ... e


 l’occhio di RE vide

la verità                                  il chiasso

la giustizia                                     il disordine

la regola                                       l’irrazionale

la logica                                                    l’illogico

il razionale                                             l’intuizione

l’ordine                                     il perdono

il silenzio                     l’amore

 L'occhio di fata


e, si scoprirono diversi.



Birichino, si addormentò e la fiaba più non ascoltò.


(da Le filastrocche di Spazoliberina, in le stagioni delle parole, di A. Colamonico - © 1994)









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