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La funzione storica

La relazione Conoscenza-Vita
Legame Osservato-Osservatore-Osservazione
nel Paradigma Biostorico

da A. Colamonico, M. Mastroleo. La Geometria della Vita nel Salto Eco-biostorico.
Verso una topologia a occhio infinito della relazione Mente/mondo. Il Filo. Bari, 2010.
(Cap. 4°, pp. 35-40)


L’Osservatore nella costruzione di Realtà

Con il nodo vitale oggetto/soggetto la chiave della realtà è la stessa relazione conoscenza/vita, viste l’una come il rimando dell’altra. Il processo vitale richiede gradi di conoscenza e questa per elaborare gli stati di realtà necessita dello stesso manifestarsi della vita in echi di quanti informativi che si prestano ad essere decifrati da un occhio lettore, sotto molteplici piani disciplinari ed elaborati in una vasta gamma di risposte storiche:

  • in tale organizzazione la realtà è lo stesso prodotto dell’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato, infatti il fisico D. Peat (2004) scrive “il nostro è un universo partecipato, non siamo più gli osservatori imparziali di un universo oggettivo. Al contrario, quando interroghiamo l’universo, le domande che poniamo influenzano le risposte che riceviamo”1.

Non ha più senso, quindi, interrogarsi su una realtà slegata dalla mente di un osservatore come non ha valore un osservatore svincolato dalla realtà partecipata. L’errore della cultura classica è stato l’aver fatto coincidere le letture disciplinari con una realtà oggettiva e indipendente; da ciò ha avuto origine la scissione tra l’uomo e l’habitat, letti, ad esempio nella psicologia o nella fisica, come due universi storicamente autosufficienti.

Dalla scomposizione della vita in una molteplicità di realtà con differenti strutture, pesi e dinamiche evolutive è scaturito il divario tra il sapere umanistico, campo dell’arte e della letteratura, invenzioni della mente uomo, e il sapere scientifico, fondato su una metonimia matematica che trasferisce l'esattezza di questa facendo dimenticare la natura sperimentale, quindi falsificabile della chimica, della meccanica e di tutte le altre scienze le quali rispondono al principio di non falsificazione ma non a quello di verificazione.

Quando tra il 1600 e il 1700 si è frantumata l'integrezza della visione vitruviana di uomo rinascimentale, la scienza non era stata ancora sminuzzata in miriadi di sotto-discipline e per gli allora scienziati, che erano in primis matematici, sembrò normale cercare di rendere oggettivi gli altri campi delle loro indagini. Col passare del tempo, però, quelli che allora erano campi d'indagine sono diventi scienze a sé e, con i successi meccanici della Rivoluzione Industriale, ci si è dimenticati del fatto che le scienze sperimentali, tutte le scienze tranne la matematica, rispondono al principio di non falsificazione. Tutte le teorie, quindi, come il significato stesso della parola indica, non sono altro che una carta di lettura non ancora falsificata della realtà e non la carta di lettura corretta della realtà, esse sono bensì una carta che risulta ancora valida per leggere la realtà.

La dicotomia tra i due volti dell’unico sapere ha implicato una separazione netta tra il mondo dell’immaginazione, etichettato piano del fittizio e il mondo della scienza come la concretezza obiettiva che fa da margine-orlo alla stessa realtà sociale.

  • le logiche economiche, giuridiche, politiche, sanitarie, etc. isolate dal loro individuo-soggetto vitale, sono esse stesse divenute scientifiche e quindi vere di per sé.

La garanzia della verità è stata posta proprio nello status dell’essere scientifico, per cui tutto quello che non può essere replicato sperimentalmente, è declassato a cosa priva di significato storico, ad esempio la poesia, la metafisica, l’etica, l’ontologia. La medesima storia come disciplina indagatrice delle procedure fattuali è stata ridotta a puro nozionismo e perciò sfrattata dai programmi scolatici, insieme alla geografia, lasciando così l’individuo orfano del suo spazio e del suo tempo, nonché della sua stessa coscienza che ponendosi come memoria storica lo rende coeso al processo vitale cosmico.

Alla scissione del mondo è corrisposta poi la scomposizione della mente tra un emisfero destro e uno sinistro, come differenza netta tra emotività e razionalità, tra inclinazione creativa e attitudine critica, come se l’artista o il poeta fosse il risultato di una schizofrenia razionale, mentre il matematico o il fisico di un freddo ragionamento.

Si sono costruiti così due sfere comportamentali, quella logica governata da regole oggettive, dimostrabili con procedure algebriche e quella illogica guidata dall’impulsività irragionevole di quella coscienza che di fatto fa sentire il mondo e l’io come l’unità esistenziale.

Cosa ancora più grave, lo stesso artista ha indossato l’abito del folle e si è auto-convinto di essere il frutto di un errore di irrazionalità soggettiva, individualista, aliena al mondo; mentre lo scienziato si è auto-esaltato come il paladino dell’ordine cosmico, che snidando gli iter naturali della costruzione vitale, può promettere l’immortalità; ma più l’uomo ha scomposto la vita e più si è ingabbiato nella sua stessa operazione del dividere:

  • la frantumazione della conoscenza in tanti micro-universi paralleli, indipendenti che solo casualmente si incontrano in una definizione generalizzata, rispecchia di fatto non solo lo sgretolamento di una realtà in infinite riproduzioni, ma, cosa più disarmante, la follia storica degli stessi ricercatori2 che dando per assolute le loro interpretazioni, hanno smesso di leggerle come delle semplici carte di riduzione della complessità, dando origine così agli scontri ideologici tra le differenti scuole di pensiero che si contendono la verità oggettiva.

La lettura è un semplice strumento per ricondurre all’occhio lettore una natura che fa resistenza di oggettività; che ama sconfinare le gabbie della logica umana, infatti basta semplicemente mutare un’angolazione di lettura che automaticamente cambia la carta storica e con essa il volto della realtà. La correttezza nel ricercare richiede dapprima una riflessione sui significati che si attribuiscono alla dinamiche fattuali e poi un’indagine sui vincoli limitativi dei linguaggi usati, infatti quello che le scienze dimostrano sono i vincoli soggettivi di una realtà che si compone nel piano di lettura, il quale strappa a quel complesso di buio quantistico una forma-topologica nominale:

  • lo stesso processo di conoscenza, partendo da un buio, è un portare alla luce una relazione di feeling soggetto/oggetto che si fa acquisizione storica.

Nella dialogica osservato/osservatore quello che si manifesta è l’eco-quanto informativo, come la risposta storica ad un quid dialogico; uscire da tale legame crea una forma di cecità cognitiva, in quanto si recidono i fili che rendono corpo unico la vita. Se la realtà è il prodotto di una partecipazione attiva dell’osservatore, diviene della massima importanza aprire una riflessione sulle funzioni della mente nell’elaborare i significati e nel mostrare le coerenze intorno alle rilevazioni:

  • nella comunicazione umana, sono le nicchie di significato a dare la valenza disciplinare all’unità informativa elementare che assumendo un nome si vincola in una particella topologica di realtà.

La vita in sé non ha nome, il quanto come promotore non è un isolato, fisso in uno spazio-tempo, ma è la mente umana che per conoscere, crea l’individuo e gli attribuisce il contorno-nicchia storico. Se la conoscenza è funzionale alla lettura della vita, allora la struttura del campo vitale assume l’aspetto del significato che ne rivela l’impronta spazio-temporale, in tal senso si può parlare di un costruttivismo storico/semantico.

L’osservatore oltre a isolare le identità in uno spazio di lettura e a tessere i vari linguaggi, crea l’immagine stessa della realtà che assume una forma topologia a dentro/fuori di spugna storica:

  • è la mente-coscienza dell’individuo che, agendo da bussola cognitiva3, permette l’orientamento in uno spazio-tempo che assume forma grazie allo stesso cervello.

Nel 1600 l’architetto, matematico e filosofo Juan Caramuel già parlava di operazioni della mente sostenendo che l'intelletto fa i numeri e non li trova, le cose sono distinte ciascuna in sé e intenzionalmente unite dal pensiero4. Una tale posizione che incrinava l’oggettività delle leggi, passò sotto silenzio nel periodo delle grandi scoperte scientifiche che hanno fatto da sfondo alla rivoluzione industriale.

Lo stesso G. B. Vico nel 1744 nella Scienza Nuova (1990), spiegava che la mente umana giudica le cose lontane ed inaccessibili tramite ciò che le è familiare e vicino, indicando come le civiltà e i fatti antichi, venissero provati tramite i criteri contemporane5. È la mente che fa da collante di realtà interna/esterna, passata/futura, privata/sociale, che altrimenti si mostrerebbe frantumata in tante e tante singolarità, indicibili.

Nella visione vichiana c’è la consapevolezza del tempo presente, come l’anello di unione tra un passato e un futuro che dà il significato alle trame dei corsi e ricorsi storici. Egli ebbe la grande intuizione, che passò inosservata nel suo tempo, che la dinamica vitale non segue un percorso a linea, come nella carta del C. Cellario, ma a cicli; poiché nell’evoluzione si generano sempre dei nuovi imbarbarimenti da cui partono i novelli corsi di civilizzazione, secondo le tre funzioni mentali istintiva-fantastica-logica con le relative società animalesca, poetica e razionale. In tale alternanza ciclica di barbarie e di civiltà si conserva tuttavia una vena di linearità di pensiero, essendo i momenti storici letti come delle fasi di superamento con relativa scomparsa della precedente.

Nelle dinamiche individuali e sociali, c’è una forma di mantenimento di tutti i modi appresi, che di fatto permangono come in una banca dati, pronti per essere riproposti. E. Morin (2001) sottolinea la compresenza di un bipolarismo homo sapiens/demens in ogni individuo-società, per cui più che di fasi si può parlare di fenomeni e antifenomeni, di emergenze e di implosioni, di costruzione e di distruzione, quali modi coesistenti che rendono non scontata la vita. In tale apertura logica a più dinamiche, la storia è soggetta a molteplici manifestazioni con ampi gradi di violenze o di generosità che per essere letti necessitano di una nuova carta storica:

  • Se la scelta di risposta fattuale avviene di volta, in volta, in funzione di come la mente dell’attore storico interpreta una situazione e tesse le reti dei significati, nello stato di un particolare presente; allora la carta mentale o lente cognitiva con cui leggere la dialogica soggetto/campo storico dovrà essere non una linea-retta, ma un campo-finestra, in cui può essere zoomato e ruotato il diametro di apertura dello spazio-tempo, dando vivacità alle visioni.

In biostoria l’osservatore si pone esso stesso come uno sguardolente che, miscelando le aperture del campo d’osservazione, edifica la sua storia come risposta privata alle perturbazioni quantiche. Proprio l’idea di una costruzione mentale dell’azione apre lo scenario del passato-futuro, come l’area delle proiezioni temporali in cui si integrano le immagini e la realtà, in una scelta di fatto, vitale. La selezione di una risposta chiude una possibilità e apre una nuova linea:

  • è in tale gioco di aperto/chiuso che si creano le creste/nicchie di pieno/vuoto della spugna biostorica...

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1 D. Peat. I sentieri del caso. Di Renzo 2004, pag.49.

2 “…L’irrazionale, visto come un’uscita dai binari della ragionevolezza, scaturisce da una coscienza divisa, da una logica tesa a frantumare la realtà in tanti quanti informativi, slegati, per possederli e dominarli. Ma una volta sbriciolati, come una mollica di pane, gli eventi non essendo più un uno/tutto in rete perdono logicità, diventando un non-senso. A chi non è capitato di giocare con le molliche di pane o con le bucce di un’arancia durante un pranzo, che una volta sbriciolate e tagliuzzate, assumono la forma della nostra follia. La scissione una volta attuata richiede un salto di paradigma per poter rivedere l’uno-insieme, come un contenuto-contenitore, ma il salto necessita dell’emozione… L’irrazionalità è una perdita di senso-significato del vivere. Perdita che produce una incapacità ad emozionarsi di fronte alle incognite della storia. È da un’incognita, come un quid che si presta ad essere esplorato, definito, conosciuto, compreso, che nasce la conoscenza. Per essere più espliciti la conoscenza, come processo d’appropriazione di parti di infinito, è il risultato di un feeling tra un io/campo che si mostra come una comunicazione silenziosa tra un osservatore/osservato, da tale incontrarsi nasce l’osservazione, come l’insieme di informazioni che fanno da sfondo alle azioni storiche. Ogni informazione, quale quanto informativo, ha una duplice forma di contenuto/contenitore, con relativa esclusione/inclusione di significato, per cui si chiude ad alcune possibilità di senso e si apre ad altre, come le porte di un castello incantato. Tornando all’esempio del pane: la mollica una volta sbriciolata se non scatta un’emozione di gusto, non può diventare una frittata, ma il diventarlo, richiede un’altra serie di informazioni che presuppongono le proprietà dell’olio-uova-latte-zucchine, ecc. Il passaggio da briciola a frittata è assicurato da un salto cognitivo che nasce da un’emozione: mi piace la frittata. Ma il piacere non corrisponde al possedere. Se scindo in briciole per il semplice gusto del possesso, io faccio uno scempio di pane; se le divido per comporre una frittata, io implemento queste di significato. Prescindendo dall’esempio culinario, il passaggio dall’insieme all’unità dell’insieme e da questa ad una nuova serie uno/tutto, avviene sempre su una zona d’ombra, quale limite-frontiera del rovesciamento del significato. Il poterlo ribaltare necessita di un’emozione, lato destro della mente, che faccia incantare, emozionare intorno alle incognite della vita. Buio/ombra/luce/abbaglio sono le fasi della conoscenza, come un acquisto progressivo, a salti, di informazioni e di consapevolezza. Il passaggio da un non conosciuto, ad un intravisto, ad un visto, ad un amato-compreso, richiede un gioco dialogico tra le due parti del cervello che… si implementano, vicendevolmente…” A. Colamonico. Costellazioni di Significati per una topologia del pensiero complesso, 2006 b, op. cit. p. 17.

3 I Licata parlando dell’apertura logica del ricercatore, funzionale alla stessa azione del ricercare, precisa che in genere la scienza è costruita “in terza persona” e non può affrontare stati che per loro natura sono “in prima persona”, per questo necessità una “rivoluzione copernicana” che riposizioni al centro la “bussola cognitiva” degli stati soggettivi. “…in discussione qui non è l’idea di una struttura della realtà, senza la quale non potrebbe effettivamente prodursi nessuna forma di conoscenza valida e nessun orientamento nel mondo, ma una visione ingenuamente rappresentazionale ed oggettivistica, in cui soggetto ed oggetto sono distinti e predefiniti, a favore di un’attività costruttiva che li definisce entrambi in una circolarità produttiva… processo che produce insieme il soggetto e l’oggetto come sezioni statiche e temporanee di un movimento circolare. La miniera della realtà è una miniera riflessiva… l’aspetto cognitivo parte sempre da un rapporto singolare ed in prima persona con il mondo, e poi si sedimenta in linguaggi e teorie culturalmente condivise. Tale condivisione non è mai un’acquisizione definitiva, ma la base comune per costruire nuovi giochi e strategie ritornando alla sorgente primaria della soggettività...La logica aperta della mente Op. Cit. 2008, pp. 257, 258.

4 Della prefazione ad una delle opere latine di Caramuel: Mathesis biceps, Meditatio prooemialis. Campania: Officina Episcopali, 1670; traduzione italiana a cura di Carlo Oliva; Vigevano: Accademia Tiberina, 1977.

5 La psicologia cognitiva contemporanea parla di principio di assimilazione, applicabile non solo alle letture storiografiche di tempi lontani, ma a tutto ciò che viene percepito dall’osservatore per cui non si può ricostituire il passato se non attraverso i concetti ed i ragionamenti del presente, negando, in tal modo, obiettività alle letture che restano sempre vincolate all’occhio-coscienza di un lettore che modifica la sua stessa osservazione in relazione al mutare delle valutazioni storiche.

© 2011- Antonia Colamonico

"... gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio.
 L'uomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo..."
G. B. Bono



Viaggio dentro la parola "parti-cella topologica".




Le Carte storiche: In biostoria sono disegnate le nuove mappe storiografiche che presentano la dinamica vitale come una rete uno-tutto che si presta ad essere letta a maglie-finestre.

Il punto di partenza della nuova lettura è stata la finestra storiografica che aprendo alla dimensione spaziale, ha stravolto l’architettura storica.

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/struttura/assorbire/il-tempo-0/cellario.pngLa carta tradizionale del Cellario del 1600 poneva gli eventi sulla linea del tempo e distribuiva le informazioni in tre grandi periodi: età antica, medioevo, età moderna; è stato aggiunto, poi, erroneamente, mondo contemporaneo.

Si rifletta, ad esempio, su quale senso abbia unire nella categoria contemporaneo: la prima guerra mondiale, il crollo delle torri gemelle, il 1848 in Italia.

La costruzione di una carta storiografica organizzata su assi cartesiani ha implicato una mappatura a rete-nodi di tipo geografico, come il risultato del sistema di coordinate. I nodi potevano essere letti in finestre tematiche, quali campi di lettura, delimitati in uno spazio-tempo.

La scoperta di una sì fatta organizzazione è stata che la finestra si prestava ad essere slabbrata, allargando o rimpicciolendo il campo d’osservazione, effetto a zoom. Tale possibilità di mutamento determinava una relativa possibilità di cambiamento delle relazioni di evento, in quando si introduceva, nella lettura, un gioco di ombra/luce che poneva in rete i fatti, in funzione delle ampiezze d’osservazione. Nascevano, così, le visualizzazioni caleidoscopiche che hanno introdotto la complessità e la plasticità nella lettura, con relativa plasticità dell’occhio-mente osservatore.

Con Biostoria si è iniziato a tracciare la topologia della conoscenza, come un’organizzazione del sapere a vincolo osservatore/osservato/osservazione, per cui mutando un fattore in uno dei tre sistemi, automaticamente muta tutto l’insieme. Gli effetti di ricaduta della nuova visione sono il crollo del paradigma dello storicismo, la nascita della geografia del pensiero.







In una lettura eco-biostorica il concetto di uno-tutto è basilare per comprendere l’organizzazione della realtà, poiché il processo vitale è visto come un
organismo a corpo unico, che assume una forma frattale a spugna, fatta di creste d’evento (gli accaduti) e di vuoti d’evento (i non attuati). Tale corpo a struttura complessa, con un processo auto-referenziale, continuamente si ri-modella riprendendo forma, nello spazio-tempo. Tale plasticità del campo fa, di ogni quanto, una gemmazione nuova.

In una sì fatta visione, la storia non è più una semplice successione di causa-effetti prevedibili, tempo lineare, ma bensì un gioco di spazi-tempi che si deformano e riformano, con un processo creativo che si chiude a piani di passati e s’apre a prospettive di futuri nuovi. In tal senso il determinismo storico è ridimensionato, non annullato poiché il passato svolgerà sempre un ruolo importante nell’indirizzare il piano di futuro, ma l’indirizzare implica un grado d’incertezza, dovuto al perpetuarsi nel campo dei quanti informativi che, come rumore storico, innescheranno i gradi d’imprevedibilità: è quel effetto farfalla che apre la vita alle nuove organizzazioni.



 

Fuori Campo: la pagina di Spazioliberina
 


I Profughi


Il beccheggiare del peschereccio era l'unica cosa viva, in quella nottata vuota di stelle, il freddo umido penetrava, da quei panni adattati all'ultimo minuto, dando ai corpi un anticipo di quella che sarebbe stata l'ora ultima. Erano in 80, non avevano bagagli. Non si poteva negare lo spazio ad una vita che chiedeva di respirare. Erano tutti ammassati, come una ricca cucciolata che a stento sta nella cesta preparata per l'occasione, solo che essi non scodinzolavano la corta coda e non trovavano un capezzolo caldo che li scaldasse.

A volte la vita è molto generosa con gli animali, dando loro ciò che a molti uomini è negato. I loro sguardi erano cavi, non avevano trame di futuro e tanto meno di passato. Erano immobili in quelle frazioni gelide di presente che riduceva il campo dei pensieri a elementari atti respiratori.

La coscienza dell'esodo prende tutti i pensieri al laccio del nulla che, azzerando ricordi e sogni, rende sopportabile l'addio. Erano tanti visi con tante storie differenti, ogni sguardo una povertà, ogni movimento delle palpebre un'esclusione da qualcosa, da qualcuno, anche da sé.

Quando gli eventi erano precipitati dopo la rivolta, era iniziato l'esodo in massa verso le frontiere. Erano dei senza nome a confino, in cerca d'umanità.

Il movimento delle onde era il segno della vita, sorda alle beghe delle ideologie che innescano le gabbie di società. Ogni orlatura di terra un nome, ogni nome una tipologia di diritto, ogni diritto uno stato di cittadinanza, ogni cittadinanza un vincolo d'azione.

Porre strati vincolanti di codici e cavilli, a guardar bene, è la funzione degli amministratori che in virtù dell'ordinare, strizzano in una pressa lo slancio di libertà che muove le dinamiche del cuore.

Certo non tutti i cuori sono amorevoli, ma il vincolare il gregge nel recinto non annulla l'anelito al pascolo che solo, di filo in filo, può togliere la fame. Lo sapevano bene i pastori antichi che puntualmente aprivano i recinti, alle prime luci del nuovo giorno, lasciando a pecore e agnelli di praticare tutti i sentieri erbosi.

L'alba era vicina, un fil di luce era a dritta dalla prua, mentre di fronte la linea dell'ignoto iniziava a profilarsi tra un'onda e l'altra.

Il buio di quel presente stava evolvendosi in un “cavo” futuro. (da A. Colamonico. Il Grido. 3° Ordito. © 2011.)





(Da A. Colamonico. © Il Filo, 1994)



Cristina


3° Ordito: La terrazza aveva a metà un gradino, sufficientemente alto, che l'attraversava tutta. Cristina prendeva la rincorsa da destra a sinistra e all'altezza del gradino spiccava il salto. Poi ricominciava per una, due volte ancora e ancora di nuovo. Ogni volta valutava attenta il grado di quota. Erano le sue prove di volo.

4° Ordito: Chiuse l'ombrellino tutto blu. Alzò il capo lasciando che la pioggia le rivelasse il suo sapore. Una goccia, poi un'altra e un'altra ancora, con quel picchiettio la sua faccia si inondò. Poi attenta, Cristina, fissò una pozzanghera e giù, in un sol balzo, si tuffò. Erano le sue prove tecniche di realtà.

7° Ordito: Aveva preso un bel quaderno dai fogli colorati, lo aveva aperto alla prima pagina e con una matita iniziò a disegnare, tutto intorno, tante piccole coccinelle. Era molto attenta a non sbagliare. Quando ebbe finito la cornice, scrisse giusto in centro: il suo nome e cognome, poi la classe e l'anno. Erano le sue prove di appropriazione d'identità.

8° Ordito: Aprì il suo grande quaderno blu, posizionò la foglia sulla pagina e attenta la incollò. Cristina, poi, con la matita le segnò l'orlo. Scrisse il nome con le caratteristiche. Chiuse il quaderno e lo pose sotto tre libri. Erano le sue prime esperienze scientifiche.

9° Ordito: Il rumore nella notte la sveglio. Ombre lunghe prendevano forme strane e come scope di streghe, si rincorrevano in voli macabri. Cristina inizio un pianto sconsolato che diede forma alla sua paura. La luce azzero l'incubo e due braccia la sollevarono, facendole sentire l'odore della mamma. Aveva appreso il senso dell'amore.

(da A. Colamonico. Il Grido.  © 2011.)



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