Dualismo Storia-storioGrafia

https://sites.google.com/site/lamentemultiproiettiva/_/rsrc/1374402918116/le-geometrie-della-vita/la-funzione-storica-dell-osservatore-nell-organizzare-la-realta/campo%20universo-%201.png?height=373&width=400

Alcuni articoli su Biostoria

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1324576026020/sfogliamente-4/sguardomente/restaurazione-e-risorgimenti/lente%20mappa%202.jpg- La Scienza & Metodo dello Sguardo Multi-Proiettivo -

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1324576026020/sfogliamente-4/sguardomente/restaurazione-e-risorgimenti/timone_2.jpg?height=155&width=200

"Dietro ogni modello c'è sempre un osservatore-agente che ha scelto, selezionato, incanalato e incarnato un indirizzo storico che è il suo privato senso di realtà, facilmente ammirabile, senza tuttavia assolutizzarlo a "unico verso" della verità osservata, gli assolutismi sono gabbie logico-sociali." A. Colamonico

"L'ignoranza è dietro l'angolo per tutti. La conoscenza quale Patrimonio culturale dell'Umanità non è trasferibile da un uomo all'altro o da una generazione all'altra, ma è una conquista al singolare che si deve inseguire tutta la via; è una costante riflessione sulla tenuta storica delle personali competenze e chiede una forma di amore. Amare la Conoscenza è la dimensione della stessa dignità della vita che chiede di essere conosciuta e amata non per un sentito dire, ma per un'osservazione minuziosa, attenta e affettuosa:

- Non è un caso che da grandi genitori, nascano figli mediocri e viceversa da ignoranti genitori, figli di grande cultura!

La Conoscenza richiede capacità immaginative e poi attuative, nella Società della Televisione, si è generando una forma nuova di massificazione, che ha portato ad un "pensiero foto-copia in serie" di una molteplicità di storie inventate che rappresentavano non la vita in sé, ma la versione veicolata da una leadership che ha veicolato la "piega la realtà" funzionale al suo tornaconto consumistico. Mentre si è presi da tali storie-fantasiose, ogni leader nell'ombra coltiva il privato orticello. Se si riflette l'importanza della Rete e dei Social Networks  è nell'aver smagliato il gioco di assuefazione passiva ad un modello confezionato di realtà, dando la possibilità all'utente di riappropriarsi di una notevole autonomia di riflessione. Internet ha preso il posto del quotidiano, per l'accesso alle informazioni, e della televisione, come forma d'intrattenimento. Ormai è l'abito mentale di tutti il saper navigare liberamente e il costruire la privata versione del mondo, con un effetto moltiplicativo di mode che rendono variegate le opinioni e le scelte. In una sì fatta Società Informatizzata c'è il superamento del ruolo passivo di consumatore e fruitore di modelli standardizzati. Gli Stati, la politica e la medesima economia non possono non interagire con questa nuova dimensione di cittadinanza, se non vogliono innescare le Restaurazioni e le Rivoluzioni, bloccando la Conoscenza, proprio in un momento storico di accresciuta richiesta di beni e di derrate che necessità di un take-off di scoperte per aprire gli orizzonti dei sistemi informativi." A. Colamonico


https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1295007154065/Home/l-occhio-eco--biostorico-il-nuovo-paradigma/la-mente-multi-proiettiva/albero-mente.gif?height=390&width=400



La forma del Pensiero



https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1374513904756/home/briciole-di-biostoria/quantostorico/spazio%20quanti%20storici.png?height=257&width=400





La fisica del Pensiero



https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1295036632924/Home/l-occhio-eco--biostorico-il-nuovo-paradigma/la-mente-multi-proiettiva/io%201.jpg?height=400&width=216
https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1284566595268/Home/biografia/il-quanto-storico/lo-spazio/bozzolo.jpeg?height=237&width=320
(Evoluzione naturale: da baco a farfalla)

La Produzione del Pensiero
Antonia Colamonico epistemologa, biostorica,
pedagogista, scrittrice, poeta
, insegnante di italiano, storia e filosofia


https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1295006763570/Home/l-occhio-eco--biostorico-il-nuovo-paradigma/la-mente-multi-proiettiva/in%20attese%20.gif?height=400&width=354


"Chi vive in un mondo di pensiero classico o medievale o ottocentesco è disadatto a vivere nel presente, e, peggio ancora, a partecipare attivamente al progresso e all’affermarsi del futuro." B. de Finetti

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Meta-cognizione e multi-medialità: dalla Storia alla Biostoria

Antonia Colamonico

Da Storia del Mondo - Periodico telematico di Storia e Scienze Umane
http://www.storiadelmondo.com (.it/.net/.org) Numero 55 (2008) Drengo Srl Roma.

http://www.storiadelmondo.com/55/colamonico.metacognizione.pdf




L’approccio meta-cognitivo all’informazione implica l’apertura di due campi di ricerca che si pongono in un rapporto a feedback, per cui una variazione, in uno dei due, implica automaticamente una perturbazione con relativo cambiamento nell’altro. Entrare in tale reciprocità dei due spazi d’osservazione presuppone, da parte dell’osservatore, la capacità a saper sdoppiare l’occhio di lettura per imparare a leggere il dentro/fuori campo, insieme. I due campi sono così esplorati in simultaneità, permettendo le registrazioni con relative interpretazioni delle interdipendenze che permettono gli adeguamenti reciproci che, evolvendo i campi, li rendendo vitali.

  • Quali sono i due campi di ricerca che si modellano vicendevolmente, in un’indagine meta-cognitiva?

Sul piano mentale, se si parla di un dentro/fuori, si possono percepire due spazi posti uno di fronte all’altro, divisi da una linea-membrana di confine. I due luoghi presuppongono la presenza di due realtà distinte che a prima vista si presentano come slegate e scisse; poi, ad una più attenta osservazione, esse, con un effetto a specchio, inizieranno ad armonizzarsi, insieme, dando luogo ad un’unica realtà con un grado superiore di complessità: si pensi ad una evoluzione a nube, in cui l’umidità e le correnti danno luogo alla nuvola. L’acquisizione della seconda tipologia di realtà, la nuvola, implica l’organizzazione di un occhio di lettura che sappia snodarsi in una successione di fotogrammi, di tipo filmico.

È importante  puntualizzare che, se la conoscenza è vista come la capacità a fermare in un’immagine definizione la realtà, questa si allontana; mentre, se la conoscenza è un accompagnare, momento per momento, la realtà, questa si mostra in tutta la sua bellezza. La differenza si pone come il superamento della visione classica di conoscenza, che tendeva a rendere assolute e definitive le letture, con i relativi irrigidimenti ideologici.

In un’indagine metacognitiva il dentro/fuori è costituito dallo stesso osservatore, quale spazio interno all’occhio di lettura, e dal campo esterno come il luogo che si presta ad essere  interpretato e acquisito. Tale capacità duale di lettura implica l’apertura di due spazi di osservazione la mente, come capacità dell’uomo a costruire significati storici e l’habitat, come la nicchia storica che si presta ad essere esplorata.

Parlando di organizzazione multimediale, col pensiero si va alla Società Informatica, che A. Toffler, come profeta di tale era, definì terza ondata; precisandone il valore storico, come il momento più alto per l’umanità dopo l’invenzione dell’agricoltura. Egli sostenne che la mente non era in grado d’immaginare quali sarebbero stati gli effetti, poiché venivano stravolte le mappe cognitive. Lo stesso Toffler, aprendo ad una nuova figura di storico, il futurologo, intuì che l’utilizzo in massa del PC con i relativi sistemi comunicativi, avrebbe implicato una completa riorganizzazione del pensiero. Egli sottolineava che  l’abbattimento del tempo di trasmissione dell’informazione, il tempo 0, avrebbe moltiplicato in modo esponenziale le possibilità di scelta nell’azione, per cui il sistema informatico sarebbe imploso, per effetto di crisi da iperscelta che e finito col paralizzare l’azione, a meno che la mente non si fosse riorganizzata, permettendo la gestione della complessità.

Le intuizioni di Toffler assunsero una dimensione scientifica con gli studi di E. Lorenz sull’effetto farfalla. Lo scienziato, studiando i modellini di sviluppo dei sistemi nuvolosi, comprese il legame di dipendenza, nelle dinamiche evolutive, dalle variazioni minime che, ponendosi come errori, biforcano i sistemi. Le biforcazioni a loro volta implicano la perdita di memoria della dipendenza che si traduce nella formazione di due realtà differenti. Per comprendere il cambiamento nell’ottica di lettura, si potrà riflettere sulla differenza tra un processo dinamico a linea ed uno a salti:

In quello a linea, la dinamica si snoda seguendo una visione di tempo continuo, per cui da una causa scaturisce un effetto solo, facile da intuire.
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https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1294847969730/Home/l-occhio-eco--biostorico-il-nuovo-paradigma/poesie%20frattali.JPGIn una visione a salti, l’osservatore potrà confrontarsi con una visione a tempo discreto, discontinuo, fatto di vuoti e pieni, intesi come le fasi alterne di disordine e di ordine che implicano il tempo dell’attesa e il tempo dell’evento. Di difficile previsione, questo, poiché la costruzione della risposta comporta la presenza di un grado d’ignoranza, come zona d’ombra, che rende aperto a più soluzioni il sistema.

https://sites.google.com/site/biostoriamappe/_/rsrc/1374737601354/home/le-carte-di-lettura/dualismo%20lettura%20vita.png?height=400&width=332Il passaggio da una lettura continua ad una discontinua è alla base dell’organizzazione multimediale, poiché si esce da una visualizzazione di tipo lineare-sequenziale tipica ad esempio del manuale scolastico, in cui la lettura segue lo snodarsi di parole e periodi, ordinati da un emittente-scrittore, e si entra in un’organizzazione a costellazioni semantiche.

Le costellazioni di informazioni, superando gli stessi vincoli disciplinari, pongono i dati come quanti informativi che si prestano ad un clic come nodi-caldi, aprendosi come in un reticolo a sempre nuove maglie di informazioni, tra loro interconnesse. L’organizzazione del pensiero, in una esplorazione lineare, non può essere definita simile a quella di una mente che si muove in un ambiente multimediale, poiché si è in due differenti topologie mentali che vincolano in modo diverso la stessa ricerca: la prima è uni-dimensionale, la seconda è pluridimensionale; la prima più lenta, la seconda più veloce.

Osservando meglio i fattori del cambiamento, si può constatare che il passaggio dall’una all’altra struttura fa mutare il grado di libertà del soggetto lettore, in quanto si passa da un ordine rigido, precostituito, in cui è richiesto un semplice asservimento al significato preposto, ad uno libero in cui la successione non è scontata, ma aperta a dei percorsi diversificati di ordini informativi multi-disciplinari. Volendo semplificare, si pensi alla differenza nello studio su un fenomeno storico tra la lettura di un testo cartaceo e la navigazione in internet. La domanda da cui partire per elaborare la topologia del nuovo pensiero è: cosa cambia dal punto di vista mentale ed emotivo?

Nel primo processo esplorativo, a libro, uno studente ad esempio dovrà seguire la successione e le giustificazioni d’evento selezionate dallo storico che scrive nelle pagine, non l’oggettività storica, ma il suo personale ordine storiografico, che è il risultato di un privato disordine cognitivo che ha preso ordine informativo nella pagina. Al lettore, in un simile contesto, si richiede semplicemente di memorizzare la versione storica elaborata e, o di condividerla passivamente, o rigettarla, elaborando a sua volta un nuovo ordine storiografico. Sotto il profilo emotivo si elaborano due tipologie di stati d’animo: uno di estraneità e di passività con relativa superficialità; l’altro di contestazione, con connessa esclusione dell’altra possibilità storiografica. E. Morin sostiene che in ciò consiste la nascita di un pensiero che esclude la diversità, divenendo pregiudizievole.

In  un’organizzazione multimediale, invece, si passa dalla semplice lettura al viaggio e con questo si introduce l’incognita del punto di vista finale. Cercando di chiarire meglio, svincolando l’occhio  lettore da un ordine già dato, sarà egli a fare ordine e in tale possibilità, sperimenterà la scoperta del significato storico. Significato che, non essendo predefinito e preconcetto, si presterà ad una molteplicità di sfaccettature che ne costituiranno la sua plasticità.


(Indice, da A. Colamonico. Biostoria. Verso la formulazione di una nuova Scienza. Campi, metodi e prospettive. Il Filo. Bari, 1998)

La scoperta della plasticità del pensiero è senza ombra di dubbio la vera grande rivoluzione dell’Era Informatica. L’intuizione di A. Toffler, oggi, si pone come una realtà storica, poiché la possibilità di smanettare, intorno ad un campo così ampio di informazioni da sembrare infinito, ha permesso il passaggio al pensiero complesso, in grado di organizzarsi in simultaneità su più ordini informativi.
https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1374507635475/home/struttura/assorbire/eco%20storico%20da%20biostoria.png?height=255&width=400

Per comprendere il mutamento bisogna confrontarsi, ad esempio, con due tipologie di spazi, si pensi ad una forma bidimensionale, il cerchio, e ad una tridimensionale, la sfera. Ora, proiettando le due forme, le dinamiche dello spazio che si metteranno in moto, non avranno i medesimi sviluppi. Trasferendo al pensiero l’esperimento si potrà constatare come il muoversi in un tracciato lineare, dato, definito, limitato, non equivalga al muoversi in un percorso nodale, da tracciare, da definire, da limitare.
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  • Se questo è il nodo storico del cambiamento tra un prima e un dopo, nell’Era delle informazioni ha ancora senso parlare di storia, sotto l’accezione tradizionale del termine?
  • Se il viaggiare nelle informazioni, diviene l’elemento costitutivo dell’appropriazione di conoscenza, come porre ai giovani il sapere storiografico?
  • Se lo spazio assume esso stesso significato storico, ponendosi come la matrice della vita, ha ancora senso ordinare lo studio della storia secondo il semplice asse tempo?


Dalla risposta a questi semplici quesiti ha preso corpo il nuovo campo di studi a cui, personalmente, ho dato il nome di Biostoria, nel lontano 1992.  Introdurre il nuovo campo d’indagine, ha presupposto il superamento dell’idea stessa di storia, ma osservando meglio, non è la storia superata, bensì il significato che alla parola è stato dato. Se la storia, in chiave biostorica, è il processo vitale che si concretizza a tempo 0, il tempo presente, in tutti gli spazi cosmici, quello che comunemente si fa passare per storia, è semplicemente la storiografia, cioè la scrittura-interpretazione intorno alla vita, la quale per processo di entropia tende a morire, nello stesso attimo in cui si pone. 

Ponendo tale dualismo storia/storiografia, già sottolineato da J. Le Goff, nell’indagine si sposta lo sguardo dai fatti-eventi ai processi storici, per cui la lettura non è più una semplice nomenclatura, narrazione e valutazione di avvenimenti e situazioni, ma un’elaborazione di movimenti spaziotemporali che implicano un’organizzazione bio-fisica di eventi, identificati con la vita a livello cosmico. In ciò si delimita e si definisce il nuovo campo di indagine biostoria, intesa questa come la lettura-mappatura della dinamica della vita/morte che fa da sfondo alla costruzione degli eventi.

Se l’evento è un quid che ha preso forma nello spazio-tempo, esso segue un ordine evolutivo che si presta ad essere disegnato, proiettato, valutato… tutte queste operazioni fanno di quel quid un quanto storico che si presta ad essere conosciuto. Il passaggio dallo stato di ignoto a quello di noto implica da un lato la trasformazione del quanto in evento e dall’altro la traslazione del passato nel presente che tende al futuro. È in tale incontrarsi di passato-presente-futuro che si può parlare di un lungo oggi, come contemporaneità a tempo continuo.

Il processo di costruzione della storia, quindi, si pone come il processo di naturalizzazione dello spazio-tempo. Il prendere natura, implica un prendere corpo o forma che si presta ad essere chiamata, disegnata, ruotata, pesata… e in tutte queste operazioni si costruisce la conoscenza che non va confusa con la storia. La conoscenza produce le mappe cognitive con i relativi nodi informativi, ma le mappe e i nodi non sono la storia che nella sua complessità si pone come un sur-plus rispetto alla conoscenza. In tale essere un di più, si presta ad essere riesplorata, riletta, rivisitata, ridefinita.

Compito del biostorico, non è tanto il commento sui fatti, quanto la capacità a disegnare le mappe di processo intorno a quei fatti. Non è assumere una posizione da censore intorno al passato, quanto fare di quel passato, selezionato, una cresta di evento che possa permettere di proiettare le dinamiche passate nel futuro, per comprenderne le portate storiche, a breve, medio e lungo termine, che faranno di quel avvenimento un fatto vitale o mortale. Con tale capacità ad anticipare il futuro si potrà imparare a riequilibrare il rapporto tra sistema cognitivo e sistema storico e così allontanare l’implosione della stessa società, già ipotizzata da A. Toffler.

Lo stesso E. Morin, parlando intorno al metodo di lettura della complessità, pone come imminente il superamento della storia, infatti parla di tre processi evolutivi nel cammino dell’umanità: la preistoria, la storia e la metastoria.

Indicando in questa ultima definizione, la possibilità di sopravvivenza, dovuta alla capacità dell’uomo a saper leggere la dialogica della vita, per poi saper selezionare le risposte d’evento, amplificando le possibilità di un benessere per tutti e non per i soliti pochi privilegiati. In tale capacità a saper entrare nelle maglie della dinamica della vita, l’umanità apprenderà i modi per implementare i processi vitali e in tali modi imparerà a crescere le quantità-qualità di vita.

Imparare a saper vivere sarà la nuova frontiera per l’intera umanità e in questo percorso esplorativo sulle dinamiche eco-biostoriche si acquisiranno i significati profondi che faranno di ogni evento un senso storico. I sensi come direzioni di futuro, con un gioco di esplosione/implosione daranno corpo alle creste/nicchie che formeranno lo spessore della spugna storica, vista come l’uno-tutto della vita, a tempo infinito.



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"Quando ci innamoriamo troppo delle parole ferme in una pagina scritta, finiamo col perdere il divenire della vita. Ogni scritto è solamente e unicamente un compreso di un quid che è già oltre."  A. Colamonico

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Le Carte biostoriche e la Geografia del Pensiero Complesso

Antonia Colamonico



Gli anni '80 e la Complessità

Intorno agli anni ’80 i cultori della Complessità hanno posto l’attenzione più che sugli oggetti di osservazione, sulle relazioni tra oggetti-osservatore, quali campi di perturbazione reciproca. E. Morini parlando della relazione individuo-campo ha definito la dialogica della vita, come una dinamica di lettura a feedback tra causa/effetto che rende le risposte dell’io e del campo autoreferenziali e vincolate:

- Ma a guardar bene, cosa si intende per auto-referenzialità nei processi se non la capacità d’apprendimento continuo!

Si può comprendere come l’apprendimento da fatto puramente scolastico si sia evoluto in principio costitutivo dell’organizzazione cosmicaii. A tale riguardo importanti sono stati gli studi di K. R. Popper che hanno sottolineato la differenza tra un sistema ad orologio e uno a nuvolaiii; nel primo si può parlare di un già costruito nel tempo; nel secondo di un costruito in costruzione, nel tempo. Quel in costruzione crea la differenza tra un processo determinista, facile da prevedere, ed uno indeterminista, soggetto alle alee di campo, che rendono non scontate le previsioni. Ed è proprio studiando il campo, come fattore inalienabile nella costruzione dei processi, che I. Prigogineiv ha posto l’irreversibilità della freccia del tempo che procede verso l’infinito futuro, ridimensionando così la fisica classica che parla di semplice reversibilità del tempo.

L’auto-referenzialità dei processi si pone come una forza propulsiva che autoalimenta la dinamica vitale rendendola creativa, cioè aperta al futuro. Un futuro tutto da giocare e inventare che, di rimando, riporta al valore del presente, quale unica dimensione di realtà che imponendo delle scelte di risposta alla vita, azione per azione, apre a una data direzione o trama storica. Gli studi sull’effetto farfalla di E. Lorenzv dimostrano come i processi, vincolati alle variazioni minime, si biforchino, moltiplicandosi.

Le biforcazioni rendono la forma della struttura della storia come un frattale a spugna

https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1284057947876/Home/l-occhio-eco--biostorico-il-nuovo-paradigma/Porosit%C3%A0%20della%20vita.jpg?height=133&width=400https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1284333514159/Home/biografia/il-quanto-storico/il-fatto-storico/la%20spugna%20storica.jpg?height=180&width=400


La Spugna Storica

Negli studi di biostoriavi sono disegnate le nuove carte storiografiche che presentano la dinamica evolutiva della vita a campo universo, quale processo di costruzione di spazi-tempi. Processo che, con una forma a uno-tutto, può essere letto e visualizzato a vari gradi e a varie ampiezze che rendono le visioni diversificate. Sono esempio di ciò le stesse discipline con i relativi linguaggi scientifici.

Uno degli elementi di crisi della Conoscenza odierna è la frantumazione che è nata dagli stessi approfondimenti sui saperi; via, via che le conoscenze sono divenute più raffinate e particolareggiate, hanno di fatto, geograficamente parlando, allontanato le acquisizioni di sapere, tanto da determinare la crisi d’identità della stessa scienza e l’incomunicabilità tra gli stessi ricercatori. Un esempio di tale frattura è la scienza medica, con i relativi campi specialistici.

Il sapere più è diventato settoriale e più si è frantumato in rigagnoli di linguaggi specifici, tanto da creare una miriade di esperti su campi, da un lato estremamente circoscritti, dall’altro complessi pur nel loro essere locali, in quanto la complessità si presenta sia nel micro che nel macro cosmo. Sembra esserci una proporzione costante che segue la ricerca:

  • per ogni campo di conoscenza che si svela, se ne crea uno nuovo di ignoranza.

Conoscenza/ignoranza, secondo Maturana e Varelavii si rincorrono, a tondo, per cui non c’è soluzione per l’umanità che più conosce e più si scopre limitata. Per essere più espliciti, si pensi ad una struttura ad albero che si sdoppia all’infinito, in sotto-strutture a rami e questi in rami sempre più piccoli e molteplici. Viaggiando all’interno di una sì fatta topografia, l’osservatore si muove secondo un ordine lineare-sequenziale che lo fa procedere lentamente nello spazio, aprendo passo dopo passo la via; ma in tale aprire la strada, egli percepisce una doppia sensazione di gioia/smarrimento che rende la sua azione di ricerca sicura/insicura, poiché più si incammina nel percorso di conoscenza e più si allontana dalla visione del tutto, cioè l’albero. Muoversi in una simile posizione di lettura, equivale ad essere in un labirinto, in cui l’osservatore se da un lato può elaborare dei percorsi esplorativi a breve raggio di ricco significato; dall’altro, egli non ha la possibilità di venire a capo dello stesso spazio, poiché dove finisce una via, con un vincolo, se ne mostra automaticamente una nuova:

  • in tale stato di precarietà la Scienza perde lo stesso significato storico del perché del suo ricercare e si va ad impantanare in una molteplicità di sotto insiemi di insiemi che rendono fortemente circoscritte le letture.

La crisi in atto, come si può notare, non è dunque sul piano dei risultati scientifici, anzi, a rigore del vero, essi hanno raggiunto un altissimo livello di dimostrazione della realtà; ma su quello meta-scientifico, cioè, ritornando alla metafora dell’albero, manca alla ricerca contemporanea la visione a chioma, come uno sguardo allargato, che sappia da lontano vedere l’insieme dei rami, per disegnare, in un colpo d’occhio, tutte le trame.

La crisi di lettura è, a guardar bene, non in campo topico, bensì utopico. È venuta meno la visione generale che dà alla scienza e allo scienziato il senso storico, inteso questo come il campo universo. Se la crisi di lettura si pone a livello utopico, allora si è di fronte ad uno strappo epocale o ad un salto di paradigma.

In tale humus culturale ha preso corpo Biostoria a partire dalla metà degli anni ‘80. Con tale studio si è cercato di uscire dal vicolo cieco di un sapere organizzato a linee parallele di conoscenzeviii, per iniziare, con un differente approccio di lettura, a navigare liberamente da un campo disciplinare ad un altro. Ma tale salto organizzativo ha richiesto, a sua volta, un salto cognitivo, poiché una lettura a reticolo, implica una organizzazione del pensiero a costellazioni di nodi-reti concettuali:

  • Se bisognava cambiare l’approccio, si dovevano obbligatoriamente rivedere le mappe-carte di lettura, le visioni, i significati, i linguaggi, ecc.

Secondo un processo a catena di ridefinizione, gli appunti e le considerazioni di Biostoria hanno assunto la connotazione di una scienza-metodo, in quanto rincorrendo i significati e riscrivendo, in funzione dei nuovi sensi, le carte, si sono ritratteggiati i movimenti dello Spazio-Tempo. In tale operazione di rivisitazione dei concetti sono emersi gli aspetti comuni e trans-disciplinari che nel tempo avevano svolto la funzione di nodi di biforcazione del processo di conoscenza. Conoscenza che si mostrava come una rete di intrecci o ricami a più strati polisemici di significati che nel loro aprirsi alle nuove direzioni semantiche, svolgevano il ruolo di collettori disciplinari, cioè i quanti informativi. Il presupposto è stato:

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  • tutto è Storia poiché tutto è Spazio, tutto è Tempo, tutto è Fatto (tS : tT = tT : tF = tF : tS)ix.

Essendo il tutto con il tutto, cadevano le distinzioni tra le categorie degli astratti e dei concreti, dei reali e degli immaginari, dei vissuti e dei pensati, in quanto ogni evento, ogni idea, ogni enunciato, ogni sperimentato o semplicemente immaginato entrava ed entra, a pieno titolo, nella dinamica costruttiva della vita “bios”. Bios che si fa storia in una dimensione prospettica di passato-presente- futuro, in cui tutto permane e tutto si protende nell’infinito.

Tale mega-organizzazione a campo uno-tutto è la Spugna storica, come un’unità complessa che si organizza nello Spazio-Tempo per effetto del porgersi o dell’attuarsi dei quanti storici, visti come le particelle topologiche più piccole di fatto-spazio-tempox:

  • i tre sono un unico momento costitutivo della realtà, la quale può essere scissa solamente per un’esigenza di lettura, distinguendo i tre elementi dall’uno-tutto.

Fatto Tempo Spazio: unità multipla

L’azione dell’isolare non risiede nella realtàxi, bensì nell’operazione di esemplificazione mentale che permette la memorizzazione della realtà; è quindi un espediente mnemotecnico che si colloca sul piano dell’osservatore e non dell’osservato, dell’occhio lettore e non del campo di lettura.

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1370518270744/home/struttura/02-02.tif?height=308&width=320Il fatto, come il quid che accade e si compie, è un quanto storico che aziona una perturbazione nel campo di realtà a tempo 0, da tale movimento si avvia un processo di informazione (= azione che rende forma) che pone in stretta correlazione:

  • il perturbato, è lo spazio, come ciò che subisce il mutamento, conservando la traccia o l’eco informativo del cambiamento;

  • il perturbatore, è lo stesso quanto, promotore di vita, che attua il mutamento, lasciando scia del suo passaggio;

  • la perturbazione, è il tempo, come la dipartita della nuova direzione, misurabile, che rende la struttura della spugna storica, a creste e nicchie.

Si pensi al fenomeno carsico pugliese le creste sono gli attuati, le nicchie i negati. Le prime sono le realizzazioni storiche; le seconde le dinamiche che non hanno avuto storia, per effetto delle stesse perturbazioni che hanno mutato il percorso vitale. Si consideri l’azione dirompente delle alee di evento, ad esempio ad una morte, un fenomeno sismico, una malattia, ecc. che di punto in bianco mutano le direzioni e i significati storici, come i non attesi, i non previsti, i non immaginati che rendono creativa la vita.

https://sites.google.com/site/biostoriamappe/_/rsrc/1374743733287/home/le-carte-di-lettura/finestre%20di%20interazioni%20biostoriche.png


https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1284148416025/Home/biografia/il-quanto-storico/firenze%202008%203.jpg?height=300&width=400

Biostoria nuovo campo epistemologico


Il punto di partenza nell’indagine è stato l’aver scisso il piano dell’osservato da quello dell’osservatore; il primo è la dinamica storica a tempo 0, tempo presente, come l’effetto di ricaduta dei quanti storici nello spazio-tempo; il secondo come l’occhio-mente uomo che riduce a sé la realtà, per interpretarla. Il ridurre è il processo d’apprendimento che si presenta come un imparare a prendere, in un momento successivo, in cui il fatto (t. 0) si pone già come un fattuale (t. → - ∞) proteso verso un fattibile (t. →+ ∞), piani del passato-futuro.

Dal legame osservato-osservatore scaturisce che l’unica possibilità di conoscenza è data dalle stesse letture, per cui le discipline non sono altro che delle osservazioni che danno corpo-veste ad un movimento di realtà che nel suo essere in sé, è un oltre il campo di lettura:

  • Se quindi la conoscenza non può essere confusa con la realtà, essa è vincolata alle carte con cui si interpretano le perturbazioni quantiche.

Il passo successivo è stato:

  • se la realtà conosciuta è condizionata dalle carte di lettura, cosa succederebbe se si provasse a cambiarle?

  • Come muterebbe la visione della realtà?

  • Che forma essa assumerebbe?

Da tali riflessioni è nata la prima finestra storiografica che ha permesso di disegnare un’architettura della conoscenza storica, strutturata sugli assi cartesiani dello Spazio-Tempo. le visioni hanno permesso di dare la forma a frattale alla dinamica vitale, cioè la spugna storica che avendo un volume, si prestava ad essere proiettata, ribaltata, come un gioco con la palla.

Movimenti caleidoscopici di osservazione-lettura:

  •  nel tempo, l’eco storico;
  •  nello spazio, i campi-finestre di perturbazione;
  •  in relazione all’occhio lettore, dimensione topica;
  •  in rapporto al campo vitale, dimensione atopica;
  • in correlazione alla dipendenza campo vitale-occhio lettore, dimensione utopica… http://2.bp.blogspot.com/_dcIVxNluMh4/R7_WseM30JI/AAAAAAAAAN8/B3OCH4ln5s4/s200/mosca+occhio.jpg

Ogni differente modo di lettura, implica una rotazione del punto di vista, con l’assunzione di un occhio-mente che si sappia muovere ad angolo-giro ( 360°) xii

[occhio di mosca]

Nella carta di lettura tradizionale le informazioni sono collocate sulla sola linea del tempo, infatti la carta del Cellario del 1600 distribuiva gli eventi in modo ego-centrico ed europeista in tre grandi periodi: Mondo Antico, Medioevo, Età Moderna. In seguito, avendo la vita sforato il 1600 e reso mondiale lo spazio, la carta è stata conservata, con l’aggiunta di un nuovo periodo, erroneamente chiamato, Mondo Contemporaneo

Il significato di contemporaneo implica una posizione spaziale, in quanto è relativo a delle aree geografiche che insieme coabitano. Il concetto implica una diversità di spazi che, in un unico tempo, esprimono un qualcosa.

Se si riflette bene si scopre che definire un periodo quale segmento di tempo delimitato da una data di inizio e una di fine, entro cui si colloca una successione di eventi, come contemporaneo, crea una incongruenza sul piano della logica, poiché si confonde uno stato in luogo con un moto per luogo o da luogo o a luogo. Per essere più sintetici sono state considerate come definizioni identiche, la permanenza e il mutamento storicoxiii. Si pensi, ad esempio, su quale senso abbia unire nella categoria contemporaneo la Prima Guerra Mondiale, il Crollo delle Torri Gemelle, il 1848 in Italia, come è oggi riportato nei manuali di storia.

Da quanto dimostrato si può comprendere come le carte siano fortemente vincolanti per le visoni mentali e logiche, per cui se si cambia la carta, automaticamente, si stravolge la visione e la logica; ciò crea le diversità dei paradigmi.

La finestra storiografica avendo aperto l’indagine storica alla dimensione spaziale, ha distorto la stessa architettura disciplinare, poiché ha implicato una mappatura non più a linea-retta, ma a rete-nodi, di tipo geografico, come risultato del sistema di coordinate. I nodi, come eventi noti, potevano essere letti in finestre tematiche, quali campi di lettura, delimitati in uno spazio-tempo di un’area-periodo.

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Un sistema di lettura a finestre

La scoperta di una sì fatta organizzazione è stata che la finestra si prestava ad essere slabbrata, allargando o rimpicciolendo il campo d’osservazione, effetto a zoomxiv. Tale possibilità di variazione dello spazio di lettura ha implicato una relativa possibilità di cambiamento delle relazioni di evento, in quanto si introduceva, nella lettura, un gioco di ombra/luce che poneva in rete i fatti, in funzione delle ampiezze d’osservazione e dei campi tematici:

  •  la relatività entrava, in questo modo, nella ricostruzione storica, ridimensionando le letture ideologiche, che avevano dominato per tutto il ‘900, con lo storicismo.

Nascevano, così, le visualizzazioni caleidoscopiche che nella lettura hanno introdotto la complessità e la plasticità, con la relativa plasticità dell’occhio-mente osservatore.

Per comprendere sin infondo il mutamento gnoseologico attuato nell’osservazione biostorica, bisogna fare un altro passo avanti:
https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1284191709914/Home/biografia/il-quanto-storico/punti%20ombra%20luce.gif?height=159&width=400

 -il gioco a finestra poneva lo spazio d’osservazione, come un campo scomposto di dentro/fuori, finito/infinito, centro/periferia/ bordo/fuori bordoxv.

http://3.bp.blogspot.com/_dcIVxNluMh4/R8C5_eM30RI/AAAAAAAAAPI/ezFUP_qdFe4/S220/sezione+mosca+occhio.jpgLa finestra circoscritta da un perimetro, diveniva una lente-occhiale che scomponeva le osservazioni secondo più fuochi di lettura (l’occhio di mosca che vede una realtà scomposta in tanti campi differenti).

La scoperta è stata che il limite-confine-contorno che separava il dentro/fuori del campo di lettura, permetteva le visioni sdoppiate, quale possibilità della mente-uomo di lavorare in simultaneità su più ordini, dinamiche evolutive e campi disciplinari. Con una sì fatta mente era possibile creare una conoscenza a corpo unico-molteplice che si presentava come la mappa allargata del Sapere.

La finestra storiografica da semplice carta di osservazione, assumendo il significato di lente-occhiale di lettura, ha finito con l’essere, essa stessa, la quinta dimensione di lettura, importantissima per vedere quel albero uno-tutto, insieme.

Per una maggiore chiarezza è bene ricordare che:

  • nell’Umanesimo si parlò delle tre dimensioni dello spazio che, in una visione a prospettiva data dal combinarsi di altezza-larghezza-profondità, consacravano la posizione geografica di un oggetto, in uno spazio fermo;

  • nei primi del 1900 A Einsteinxvi con la definizione di cronotopo introdusse il tempo come la quarta dimensione dello spazio, visto questo non più fermo-immutabile, ma in movimento-costruzione, e, di qui, le letture del mutamento, con le fasi di: crescita, evoluzione, involuzione, esplosione, implosione;

  • La finestra storiografica, 1986-1993, fa fare un ulteriore balzo in avanti nella capacità di lettura, poiché trasforma, con la quinta dimensione, la dinamica spazio-temporale da visione uni-dimensionale, a sguardo pluri-dimensionale che si modella in funzione delle singole evoluzioni di insiemi.

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/struttura/assorbire/dinamica%20biostorica%20pensiero.png

Nasce cosi la geografia del pensiero complesso, che permette d’operare contemporaneamente su più registri informativi, attraverso le operazioni a più schegge-luci di visioni che rendono il cervello velocissimo.

Nei giochi a più piani di lettura l’occhio-mente si struttura a sua volta a spugna, come una forma topologica che è in grado di ribaltare i sensi di lettura, e leggere e leggersi, con gli occhi degli altri, visualizzando i dentro/fuori degli spazi storici:

  • il nuovo Umanesimo è già cominciato.

___________

Tracciato di un Pensiero

Nella mappa si nota la dinamica del pensiero come un tracciato di più spazi e più quanti informativi. Considerare la mente come un topos, equivale a vedere le dinamiche di costruzione di azioni-idee-emozioni… Il pensiero, oggi, può essere coltivato, così come lo fu, la terra, nel Neolitico. Esempi di alcuni esercizi di lettura della geografia del pensiero di poeti, attraverso le loro liriche. Interessante è constatare che gli stati di ampiezza delle visioni quantiche sono differenti e di conseguenza lo sono anche gli umori, le ideazioni, le ampiezze di significato, gli stati d’animo, la collocazione storica nel loro tempo, nel nostro tempo.

________________

i Morin, E. Introduzione al pensiero complesso. Milano: Sperling & Kupfer, 1993.

ii Schroeder, G. L. L’Universo Sapiente. Milano: il Saggiatore, 2002.

iii Popper, K. R. Nuvole e orologi. Roma; Armando Editore, 2005.

iv Prigogine, I. Le leggi del Caos. Bari: Laterza, 1993.

v Gleick, J. Caos. La nascita di una nuova scienza. Milano: Rizzoli, 1989.

vi Colamonico, A. Biostoria. Verso la formazione di una nuova scienza. Campi, metodi, prospettive. Bari: il Filo, 1998.

vii Maturana, H. Varela, F. L’albero della conoscenza. Milano: Garzanti, 1992.

viii Colamonico A. Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso, in AA VV, Cultura e Pedagogia della Riforma. Ed Cacucci -Bari 2006.

ix Colamonico, A. op. cit. 1998.

x Colamonico, A. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. Milano: OPPI, 1993.

xi Putnam, H. Rappresentazione e realtà. Milano: Garzanti, 1993.

xii Colamonico, A. Ordini complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a cinque dimensioni. Bari: il Filo, 2002.

xiii Colamonico, A. Storia. In Nuova Secondaria, n° 1, pp. 69-71. Brescia: La scuola, sett. 1994.

xiv Colamonico, A. op. cit. 1993.

xv Colamonico, A. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A. Montuori. Routledge, part of the Taylor & Francis Group. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, August 2005.

xvi Einstein, A. Relatività. Torino: Boringhieri, 1988.




La Natura non ha mai costretto le cose ad essere piccole o grandi. Lo ha fatto la nostra mente. Ogni teoria scientifica che sviluppiamo è innanzitutto un "discorso" sulla Natura; cioè una rappresentazione nella nostra mente di cosa la Natura è e che cosa fa. Alcuni dei limiti che vediamo nella Natura sono limitazioni della nostra mente; e inversamente alcune delle perfezioni che vediamo nella Natura sono perfezioni della nostra mente (ad esempio, il fatto che c'è un colore bianco, o che qualcosa è freddo, o che una pietra è tonda, mentre nessun oggetto in Natura è pienamente bianco, freddo o rotondo). La Logica Fuzzy è probabilmente un migliore compromesso tra la nostra mente e la Natura, perché permette di esprimere il fatto che le cose sono non semplicemente zero o uno, bianche o nere, calde o fredde, rotonde o quadrate; esse sono "in mezzo", sia bianche che nere, sia calde che fredde. P. Scaruffi


Una finestra d'evento

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1327928915941/home/0.jpgL'intreccio quantistico tra Ordine e Caos. Milano, 10 dicembre 2010

3

(Rob Hefferan)

La Conoscenza Biostorica tra ordini multipli e Pensiero Complesso

Antonia Colamonico - In Pianetascuola, pp. n° 5-6, Ott.-Dic. 2004, ed IRFOS – Bari.)

La conoscenza biostorica, calandosi nell’innovazione seguita alla rivoluzione informatica, permette di superare l’organizzazione lineare e sequenziale della conoscenza tradizionale, introducendo i concetti di finestra-campo, di nodo-maglia-rete, di spazio di lettura a campo profondo che, applicati all’organizzazione della mente, danno la possibilità di procedere a salti, processo a scacchiera, nella gestione delle informazioni. Le implicazioni, di un sì fatto approccio al sapere, sono: il superamento di una visione a tempo continuo, con quello discreto; la possibilità di zoomare e scalare i campi di osservazione; il collocare in una struttura a reticolo intra-disciplinare le informazioni; il moltiplicare i registri informativi, recuperando i vuoti cognitivi, come scarto spazio-temporale; la scoperta della plasticità della parola e della stessa mente, quale pensiero complesso.

  • Il salto di paradigma

A. Toffler, al sorgere della Società delle Informazioni, sottolineò la portata rivoluzionaria delle tecnologie legate al microprocessore che avrebbero prodotto, a breve, un nuovo salto epocale, dopo quello agricolo e industriale, nella dinamica del processo storico. Le sue analisi, a distanza di qualche decennio, si sono rivelate profetiche, in quanto il salto tecnologico ha significato il superamento di tutto quanto il paradigma della Società Industriale. Per comprenderne la portata storica del mutamento in atto, bisogna partire da quella che fu la rivoluzione scientifica del 1600. Le scoperte legate alla meccanica che fanno da sfondo alla rivoluzione industriale, introdussero una visione chiusa di Universo, visto come un già costruito, legato ad una dinamica determinista che, pur ammettendo il movimento, non dava alcuna valenza alle alee di percorso che, quali non previsti, attuano i mutamenti e aprono alle nuove costruzioni: Universo aperto. I sistemi erano disegnati come orologi che seguivano nella dinamica, tracciati rigidi che si prestavano ad essere visualizzati e cronometrati, dando la certezza di un futuro facilmente prevedibile. La stessa dinamica della storia seguiva un iter lineare e sequenziale che faceva sì, che ad una azione, dovesse seguire una e una sola conseguenza, rapporto di causa-effetto, facilmente intuibile e dunque controllabile.

La stessa linea della storia del Cellario (1634-1707), ancora fortemente utilizzata nelle scuole per cronometrare i periodi storici, era disegnata come una linea retta che procedeva dal passato al futuro, dividendo le epoche in: Preistoria, Mondo Antico, Medioevo, Età Moderna e, poi in aggiunta, Mondo Contemporaneo. Nella costruzione della retta, non si teneva conto che c’erano delle diversità tra aree e aree, per cui, ad esempio, la data del superamento della preistoria nel continente europeo, non corrispondeva alla data in quello americano o centro-africano e all’interno di una stessa area territoriale, alcune zone erano ad un livello di tecnologia avanzata, mentre altre fortemente arretrate, ad esempio tra la Sicilia e la Toscana. Con una lettura univoca venivano di fatto azzerate le diversità, per cui una volta studiati i greci, essi smettevano di vivere per dare spazio ai romani che, a loro volta, venivano distrutti dagli inglesi e così via. Il dramma di una simile organizzazione, nasceva quando si scopriva che in contemporanea con Giulio Cesare, esistevano ancora gli egizi, Cleopatra, che stando alla linearità, avrebbero dovuti tutti, morire, prima dei greci. Perdonando il pasticcio, un’organizzazione univoco-sequenziale, produce effetti fortemente riduttivi della realtà storica che linea retta non è. Sul piano mentale tale univocità del processo di lettura, provocava una visione fortemente distorta, in quanto la stessa realtà era ed è ancora confusa con l’osservazione. Non si distinguevano i piani osservato-osservatore-osservazione come tre isolati che si incontrano nel processo di conoscenza. Le letture erano confuse con la dinamica del reale e non si ammetteva uno scarto o vuoto informativo tra Visione e Realtà. Non si accettava, inoltre, la possibilità di altri punti di vista e, cosa ancora più grave, la rigidità di lettura produceva una pari rigidità d’organizzazione nei sistemi politico-sociali, come ad esempio quello scolastico: rigidi i programmi, rigide le organizzazioni delle classi, rigida la gestione delle relazioni discente/docente, dirigente/docente.

Con l’avvento della cibernetica, della relatività generale, del principio di indeterminazione ecc. molte cose sono state rilette e si è attuato un capovolgimento nei sistemi di studio della realtà. Le osservazioni sono state legate agli occhi-posizioni di lettura; le dinamiche d’evento ai campi di propagazione; i campi di lettura alle scale-grandezze delle lenti d’osservazione e, così facendo, si è notato che ad ogni lettura corrispondeva e corrisponde una differente inquadratura di realtà e ad ogni inquadratura, una differente topologia dello stesso evento. La portata innovativa delle ricerche scientifiche di fine ‘800, tuttavia, non avrebbe prodotto alcun mutamento evidente nei sistemi produttivi ed informativi, se non ci fosse stata la microelettronica, con i relativi sistemi computerizzati.

L’utilizzo del computer ha permesso di fare un salto da quello che potremmo definire un sistema univoco determinista ad uno a nuvola, probabilistico, che si apre al futuro con evoluzioni pluridimensionali di organismo unico. Oggi si parla di Tempo e di tempi; di Spazio e di spazi; di Ordine e di ordini. La realtà sembra essersi quintuplicata in una miriade di sotto-realtà che assumono aspetti, a volte contrastanti, a volte similari, come visioni caleidoscopiche che ad ogni rotazione assumono una differente forma e una diversa colorazione. In tale gioco di riorganizzazioni, le linearità di lettura, le assolutezze dei discorsi, le certezze delle definizioni, lasciano posto, alle scoperte di nuovi giochi, di differenti modi di essere della medesima realtà che diviene, che si modella e prende mille volti, in rapporto alle piccole alee di percorso che rendono unica, plastica e sempre nuova la vita. Per comprendere il concetto di plasticità si pensi all’acqua che assume la forma del bicchiere o della bottiglia in cui è versata. In tale nuova visione, fortemente topologica, si inserisce l’approccio biostorico alla conoscenza, quale chiave di accesso alla gestione della complessità o meglio all’Economia della Vita.

È bene soffermarsi a riflettere sugli effetti del moltiplicarsi delle informazioni che se da una lato hanno prodotto il take-off della Conoscenza, dall’altro hanno generato la crisi di lettura nei sistemi produttivi, scolastici, scientifici, ideologici, sindacali. Mai si è avvertito, come oggi, il bisogno di una riorganizzazione che produca un adeguato svecchiamento delle procedure e delle menti: il salto epocale è sotto gli occhi di tutti. La scuola dell’autonomia e il bisogno del riordino dei programmi si inseriscono in tali scenari. E, nonostante le difficoltà, le ansie e gli scoraggiamenti dei docenti (dovuti in parte, al salto di prospettiva che si pone come un salto nel vuoto con una silenziosa accettazione del rischio e, in parte, alla pochezza di riconoscimento sociale alla stessa figura docente), la posta in gioco è il futuro della Società; è il porre i costrutti paradigmatici del ragazzo di domani. Ed è bene sottolineare che, in funzione del costrutto usato, si andrà ad organizzare il grado di democrazia/dittatura del futuro sistema socio-politico. C’è un rapporto proporzionale tra tipologia del modello e costruzione di realtà; proprio in funzione del modello si aprono le linee di futuro. Come si può ben costatare il livello di gioco è molto alto, siamo in quello che è definito il terzo livello di conoscenza. Spetta proprio alla classe docente il compito etico di appropriarsi del proprio ruolo storico che la fa essere il nodo d’incontro, meglio, perdonatemi la metafora, la sinapsi cerebrale attraverso cui è veicolata l’informazione tra il passato e il futuro. Naturalmente l’informatore, quale quanto biostorico, entra con la sua logica e le sue scale di valore nella stessa costruzione del domani.

  • Le nicchie-finestre informative e la discontinuità di letturahttps://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1369121063356/home/gemmazioni/fotogrammi/Milano%20a%20c.png?height=251&width=320

L’organizzazione biostorica a nicchie-finestre della conoscenza, uscendo dai limiti di una visione lineare, studia il dinamismo della realtà in rapporto a più lenti-operatori di conoscenza che permettono di elaborare e di disegnare le carte topologiche dei movimenti d’evento. È bene precisare che è uno studio che si basa più sugli aspetti organizzativi dei processi che su quelli informativo-contenutistici; più sulla qualità che quantità delle informazioni. Si presenta come un processo di lettura selettivo e in quanto tale fortemente auto-decisionale. L’aspetto che emerge in questa nuova visione cognitiva è il ruolo fortemente auto-referenziale del soggetto osservatore-attore-abitante che esplica l’azione di conoscenza e che diviene l’organizzatore della sua stessa mappa mentale con cui, poi, andrà ad interagire nella realtà, restando a sua volta perturbato dalla vita: plasticità della mente.

Un’organizzazione a nicchie-finestre dà la capacità di variare il registro informativo da un campo disciplinare ad un altro, permettendo di compiere i voli di memoria-linguaggio, intesi come il saper procedere a salti, come in una scacchiera, nella organizzazione-visualizzazione di risposte agli eventi. La possibilità di una simile libertà di movimento è data proprio dal computer, che può: rappresentare i movimenti; seguirli sul monitor; allargare i piani di lettura ad altri campi; misurare le affinità e le divergenze; confrontare i processi; ipotizzarne di nuovi e valutarne le durate nel tempo a breve, a medio e a lungo termine. Tutto questo lavorio, produce sul piano mentale un pari dinamismo nelle capacità di connessione tra i differenti nodi-registri informativi. Per cui si parla di passaggio da una visione della conoscenza statica ad una plastica che utilizzando come risorsa la discontinuità generata dal salto di nicchia-finestra, crea inequivocabilmente la chiusura/apertura di un nuovo confine informativo. In tale gioco di dentro/fuori la mente si apre agli ordini multipli, quale capacità di lavorare in simultaneità su più piani di informazioni. Il salto di registro, è bene ribadirlo, produce, ogni qual volta esso si attua, un corrispettivo mutamento di direzione nell’azione di lettura: costruire una tabella fattuale, implica delle abilità differenti dal definire un campo di osservazione o dall’osservare una dinamica in movimento o dal confrontare due livelli di acquisizioni o dal memorizzare dei risultati o dal sintetizzare in una relazione quanto scoperto.

Il valore della rivoluzione, introdotta dal sistema informatico, è racchiuso in questa capacità della mente di acquisire una velocità che prima era inimmaginabile, un dinamismo che era impensabile, un rovesciamento dell’occhio di lettura che era improponibile. Per questo oggi si inizia a parlare di Economia della Conoscenza. Va ribadito che la costruzione della mobilità dell’occhio è proporzionale al grado di libertà, come possibilità del pensiero a muoversi su più dimensioni. È proprio il salto di dimensione, come salto di paradigma, ad ampliare le possibilità di conoscenza. Nel sistema tradizionale, lineare e sequenziale, la rigidità di lettura rendeva limitato il campo di movimento dell’occhio e, di pari passo, della elaborazione mentale e di conseguenza poca elaborazione significava: pochezza di possibilità d’azione. C’è un legame che rende interdipendenti e vincolati l’occhio, la mente, la mano. Non si può considerare la conoscenza come un piano distaccato, per sé stante, rispetto all’azione e, questa, rispetto all’osservazione. Non ha senso scomporre in tante unità slegate le singole operazioni che la mano o l’occhio o la mente compiono, creando dei sistemi svincolati, che producono la scissione-frantumazione dell’io tra: piano delle idee e piano delle azioni; tra conoscenza scientifica e tecnologica; tra sapere e prassi; matematica e poesia. Solo in una dimensione eco-biostorica si può visualizzare l’interdipendenza tra le varie fasi dell’elaborazione-visualizzazione-produzione che, con un processo co-inter-agente, producono i mutamenti storici individuali e collettivi.



La Conoscenza è un "imparare" a prendere "brandelli" di verità dal buio dell'ignoranza sul mistero della Vita... Ogni narrazione è una trama, uno stralcio di novità che apre ad un'altra storia e questa ad un'altra ancora... è il narratore a creare le connessioni a trama unica, a dare ordine alle folate di pensieri e parole in forma scomposta. A. Colamonico

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1327928915941/home/0.jpg4http://4.bp.blogspot.com/-R4H79R-LPyo/TxC96jl8lXI/AAAAAAAAAO4/5wJbZ6azz7M/s200/terrasect-with-faces.gif


Verso una Geometria Multi-Proiettiva della Mente


Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo

© Il Filo S.r.l. - Bari, 8 settembre 2010.

1. Introduzione

La frammentazione della Conoscenza in discipline e sotto-discipline ha generato un’asimmetria cognitiva e, le stesse, si sono sviluppate a differenti ritmi evolutivi. Ad arginare tale fenomeno d’alienazione contribuisce la contaminazione, per cui un’idea decontestualizzata, diventa forza propulsiva in un altro campo. Il processo di contaminazione avviene perché uno studioso crea un’analogia tra due ambiti disciplinari e in questa apertura logica (Licata, 2008) vi è un trasferimento del significato.


La difficoltà maggiore a rendere sincrone le conoscenze è data dall’aver creato la dicotomia tra sapere scientifico e sapere umanistico, per cui se con la rivoluzione tecnologica c’è stata l’implementazione nelle conoscenze meccaniche, ad esempio, non c’è stata una medesima innovazione in quelle storiografiche che hanno conservato pressoché indenni le lenti cognitive elaborate nel 1500-1600, ad esempio la carta del C. Cellario (1634-1707).

Lo stallo cognitivo odierno, crea una dicotomia non solo disciplinare, ma anche epistemologica e paradigmaticai. Necessita, quindi, un ammodernamento della lente di lettura e delle carte esplorative.
Tale apertura cognitiva, biostoria, ha iniziato a delinearsi (Colamonico, 1993), quando è stata riletta con un occhio sistemico l’architettura storiografica, trasferendo in ambito storico l’allora emergente teoria dei sistemi complessiii. Ne deriva, nel presente contributo, un modello cognitivo di Realtà come una multi-proiezione per strutture logiche di un sistema globalmente decoerente.


https://sites.google.com/site/lageografiadellamente/_/rsrc/1385045885623/home/il-piglio-eco-biostorico/la-vita-nel-processo-partecipativo/Osservato-Osservatore.jpg?height=362&width=400

2. Gli enti biostorici.

Per secoli si è identificata la storia con la lettura storiografia (Le Goff), confondendo la carta con il territorio d’osservazione. Tale ambiguità ha generato una distorta percezione del ruolo e della funzione dello storico, visto come uno studioso-narratore di soli fatti passati.
Distinguendo tra osservato-osservazione-osservatore è possibile dipanare il legame tra storia, storiografia e storico: la prima è la dinamica dei quanti storici negli stati di presente; la seconda è la lettura-carta degli echi informativi; mentre il terzo è colui che osservando, disegna le carte storiografiche.

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1374508316795/home/struttura/assorbire/il-tempo-0/mappa%20ponte.png?height=254&width=400L’anello di congiunzione tra l’osservato e l’osservatore è la carta di lettura che, quale mappa, svolge la funzione di ponte (Mezzetti) tra il piano passato e quello futuro, in un presenteiii. Lo storico (in questa visione generale ogni uomo) è uno spettatore attivo della dinamica che resterà influenzata per sempre dalla sua stessa azione.

La ricaduta sul piano cognitivo del diversificare la direzione dello sguardo tra passato e futuro, è l’ampliamento dell’abito mentale dell’agente storico che, da custode-memoria di situazioni definite e fisse nel passato, si fa ricercatore-scienziato di mondi possibiliiv.

Il tempo presente (tempo 0) è il tempo della Vita, letta quale dinamica di quanti che prende e perde storia-forma, di presente in presente. Si definisce quanto storico ogni singolo fatto che avviene a tempo 0 in uno spazio. Il suo tempo di vita è brevissimo, nasce e nuore quasi simultaneamente, lasciando una traccia-eco di sé che si propaga, nello spazio-tempo.

Fatto-tempo-spazio (Colamonico, 1993) sono le grandezze fondamentali della ricerca che prende corpo nel rilevare l’eco informativo del passaggio del quanto, facendo di esso un evento storicov. L’evento contribuisce alla creazione di nuovi eventi, poiché nel momento in cui viene rilevato ed entra nel bagaglio conoscitivo di un soggetto storico, questi agirà tenendo in considerazione l’informazione. Nella ricaduta d’evento si generano altri eventi in una specie di effetto domino, dando alla Storia la forma di una spugna, un frattale con vuoti e pieni, nicchie e creste d’evento (Colamonico, 1998). 

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3. La finestra storiografica e la quinta dimensione di lettura.

Lo studio di una struttura così complessa richiede una lente cognitiva, anch’essa complessa (Colamonico, 1993): la finestra storiografica, l’unione di tutti gli eventi in un insieme di spazi per un intervallo temporale. 


Se si vuole, ad esempio, indagare la Rivoluzione Francese, essa è delimitata dall’area Francia e dal periodo 1789-1799. La finestra, delimitando il confine, si presta ad essere usata come terreno d’indagine storiografica, poiché può essere pensata come un insieme la cui appartenenza è in relazione all’attinenza di un evento alla particolare indagine. Ritornando all’esempio, nella periferia francese, l’eco parigino ha impiegato tempo ad arrivare, per cui gli accaduti in quei luoghi prima dell’arrivo dell’eco non sono in relazione fattuale con essa e sono da escludere, perché fuori tema. Al tempo stesso gli echi della rivoluzione hanno prodotto degli sconvolgimenti geopolitici nei territori limitrofi, quindi, per una visione più completa delle ripercussioni storiche è necessario allargare la finestra originaria. Il restringimento o l’allargamento, effetto zoom in Colamonico (1993), della lente-finestra è possibile grazie a operazioni elementari di unione e intersezione.

Lo spazio-tempo storico con l’insieme di tutte le finestre che si possono costruire è quello che in matematica si chiama uno spazio topologico:

  • uno spazio su cui è definita una famiglia di insiemi che è chiusa rispetto alle operazioni di intersezione e di unione.

Partendo dalle finestre di forma elementare, grazie alla struttura topologica della storia, se ne possono creare di sempre più complesse, ma è possibile arrivare al punto d’isolare i soli eventi che appartengono al tema definito?

In generale, la risposta a questa domanda è no, perché, come  precedentemente detto, la struttura tematica degli avvenimenti ha la forma di spugna frattale e può essere solo circoscritta dalla topologia per finestre ma non definita, si pensi ad esempio al tappeto di Sierpinski o alla polvere di Cantor. Per poter isolare le tematiche storiche è necessario quindi ricorrere ad una ulteriore discriminazione, sfruttando la dimensione fattuale, letichetta dell’evento.

Ne deriva che la visione cognitiva di finestra è una stratificazione di tematiche che coesistono nel tempo-spazio: è la mente dell’osservatore storico che costruendo le relazioni di analogia tra i fatti delinea i temi e non la storia ad organizzarsi per temi.

La stratificazione della finestra storica è, dunque, una dimensione cognitiva propria dell’organizzazione analogica del cervello umano (Colamonico, 2008).

Essendo la finestra storico-cognitiva per natura una stratificazione di dinamiche, si presta ad essere immaginata come tanti fogli trasparenti su ognuno dei quali l’osservatore ne disegna una, ovvero l’organizzazione cognitiva della storia, quindi della realtà, è la proiezione su un piano quadridimensionale (spazio-tempo), non di una porzione di superficie iper-sferica curvata nella quinta dimensione, ma bensì di un volume di tale iper-sfera. Ne consegue una visione cognitiva della realtà come proiezione stereografica di un insieme di iper-sfere pentadimensionali osculanti, ovvero una specie di “iper-cipolla” (si veda Figura 1) che si presta ad essere sfogliata tema per tema.

Risulta evidente che tale quinta dimensione è una dimensione di lettura; è esterna all’osservato e riflette il modo di strutturare la realtà dell’osservatore:
  • per questo motivo, tale apertura dimensionale è passata inosservata, in quanto nei ragionamenti, l’osservatore focalizza la sua attenzione su uno strato della cipolla (spazio di eventi in relazione logica), non su tutta la cipolla.

La finestra storiografica come stratificazione di proiezioni, svolge la funzione di campo (Colamonico, 2002), all’interno del quale l’osservatore costruisce le relazioni (Licata, 2003) fattuali tra i differenti temi. La finestra è dunque il terreno all’interno del quale si sviluppa il pensiero analogico-creativo (Colamonico, 2005), mentre lo strato della cipolla è il luogo del pensiero logico-riflessivo in quanto tutto quello che vi appartiene è già stato strutturato coerentemente. In questa visione, il pensiero analogico è l’emergenza di un nuovo ordine logico da una sovrapposizione di differenti ordini indipendenti. Tale emergenza diventerà a sua volta un nuovo ordine logico che si andrà ad aggiungere ai precedenti strati proiettivi.


4. Conclusioni.

In questo lavoro, partendo dalla distinzione tra storia e storiografia, e ripercorrendo l’approccio biostorico alla conoscenza, si è mostrato un modello cognitivo di realtà come multi-proiezione per piani logici, in cui l’unico motore è il pensiero analogico (de-coerente) che struttura sacche di logicità. Ne deriva una visione di pensiero a sua volta come una spugna. Tale modello si presta ad essere generalizzato in contesti più ampi (ad esempio, la mente collettiva o l’organizzazione delle scienze) che saranno oggetto di studi futuri.

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i A guardar bene, gli storici del 1500-1600 avevano la doppia cultura e la loro produzione difficilmente era uni-settoriale.

ii L’ibridazione è stata possibile, grazie ad un’indagine sugli enti fondamentali che contribuiscono
alla costruzione della realtà e quindi alla riorganizzazione storiografica.

iiiIn tale salto prospettico di passato-presente-futuro si attua l’interazione tra la realtà e
l’immaginazione dello storico: come l’ingegnere, partendo da una carta progetta la diga che modificherà

ivIndirizzare lo sguardo al passato o al futuro implica lavorare su due differenti spazi di lettura
che si pongono come sistema chiuso e sistema aperto (Popper).

vCollocare un fatto-evento in uno spazio e in un tempo è l’operazione atomica dell’indagine storiografica.


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Ogni presa di realtà apre uno scenario di futuro che non essendo ancora nato si fa spazio dell'utopia. Imparare a relazionarsi con la "Finestra del Fattibile" (ciò che può essere fatto) rende lo sguardo dell'osservatore storico (ogni uomo) attento alle alee di campo che in ogni stato di presente rendono non scontate le dinamiche evolutive delle creste dei fatti storici. Essere attenti alle variazioni minime di campo, implica una mente non pregiudizievole, libera dalle gabbie ideologiche che creano le gerarchie di umanità e di parole, con gli avanzi di uomini e di significati che rivelano le cecità di lettura non del campo-vita, ma dello stesso osservatore che sta attuando la lettura. A. Colamonico

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1327928915941/home/0.jpg5https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1283986564708/Home/biografia/Immagine1.png?height=265&width=320


(M. Mastroleo, Creste informative.)

Il pensiero creativo e il ruolo del futuro nella dinamica bioStorica:

Restaurazione e Risorgimenti

Antonia Colamonico

(In Pianetascuola, n°3, lug.-sett. pp. 3-6, Ed. IRFOS – Bari. 2005.)


L’altra faccia della Globalizzazione.

La tragica spirale di azioni violente, non ultimi gli attentati di Londra e di Sharm el Sheik, sta mostrando l’altra faccia della Globalizzazione:

  • all’unificazione dei mercati, delle procedure, delle mode, delle tecnologie, procede di pari passo l’unificazione sia delle mafie nazionali, che tendono ad internazionalizzarsi nei vari traffici clandestini, sia delle forme violente di opposizione alle classi dirigenziali, più o meno, democratiche.

Si direbbe che si siano messe in atto due forze contrarie che in nome della Globalizzazione tendano a farsi fuori, vicendevolmente:

  • Da un lato lo Stato di diritto che in nome della legalità, tende a mettere ordine nella complessità del nuovo sistema mondiale e, dall’altro lato, il dominio di ristretti nuclei delinquenziali organizzati, fortemente aggressivi, che tendono a universalizzare l’illegalità.
  • Da un lato i Governi che tendono ad accelerare il cambiamento delle economie nazionali e dall’altro le ataviche supremazie baronali, non importa se religiose o economiche o culturali, che tendono a bloccare il cambiamento, in nome di una roccificata tradizione.

https://af31c8bb-a-62cb3a1a-s-sites.googlegroups.com/site/antoniacolamonico/Home/biografia/rete%20cervello%201.png?attachauth=ANoY7cplklSEDiUtXoAX0FJdyfYfxCCJJj1FpjUSjl6TzHg3NTQt4GrsOFgpXG4rzYJFxaO4A4CgT5Q7L9qdHJa3e6i2Kkk2GT3UOXYTTdoXzUeNq0sQ8nJ9kcTsARUNKTV_8I9xgvYODniq7j2OF29-XFyJbQVvWQjr6SZAEfuj5h-aWgqMk-XNsExAj6kPPACPXXDzGd9OgOQ_rHnNuykHdJ39ZII_55XmJLrVMRU_TgJ6okmOhZoriYPrTt0WlsAnc-23eHWJ&attredirects=0

Certo chi credeva che con la Globalizzazione si sarebbero eliminate le contraddizioni o meglio estirpate le grettezze locali, ha peccato di superficialità. Ascoltando un qual si voglia telegiornale, si ha la sensazione di una follia collettiva che sta, di fatto, minando le basi della convivenza civile e, in tale stato d’insicurezza, si fanno spazio gli echi di catastrofi bibliche, di novelli periodi bui che sembrano appressarsi alle porte della Storia.

Riflettendo sul Presente, emerge una grave crisi di giudizio:

  • si è creduto possibile poter gestire la complessità di una Società a struttura Mondo, con i vecchi paradigmi delle società nazionali.

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1374507592265/home/struttura/assorbire/rapporto%20passato%20presente%20futuro.png?height=400&width=376Per comprendere il grave errore paradigmatico, bisogna addentrarsi, ad esempio, nelle politiche messe in atto nell’Ottocento per comprendere che nazionalità e universalità non sono solamente semplici parole, ma bensì due modi differenti di vedere e di valutare. Se dico la Nazione italiana, implicitamente, associo a tale nozione un insieme di aree geografiche, di modi di vita, di idee e luoghi comuni, ecc. che, restando stabili nel tempo, tendono a creare un modello unico di società. A partire, infatti, dal 1861 l’Italia si identificava in uno Stato isola, cioè uno stato circoscritto da un confine-frontiera che ne garantiva un grado elevato di autonomia; certo c’erano stati dei sistemi di alleanze commerciali e politiche, ma la sovranità era nello stesso Stato italiano che proponeva in modo più o meno democratico le linee di futuro, alle quali erano indirizzate le procedure giuridiche, economiche ed educative.

  • Ma cosa è cambiato oggi?

Lo Stato italiano è sovrano per un terzo; c’è stata un’emorragia di poteri verso le autonomie regionali e verso la Comunità europea.

Le tre differenti realtà istituzionali non sempre remano nella stessa direzione e ciò crea degli stalli organizzativi, dei ritardi burocratici, dei conflitti di potere che ricadono sul malgoverno della stessa Italia. La crisi in atto è sempre più complessa e non può essere letta con i semplici occhiali ottocenteschi del dualismo destra/sinistra.

Si direbbe, poi, che la stessa Europa stia nascendo/morendo insieme, come un bambino, nato vecchio. Nasce come realtà politica e muore come realtà socio-economica; si pensi ai flussi migratori extra-europei, all’affacciarsi delle neo-economie asiatiche.

Le stesse carte di lettura degli scenari mondiali si stanno lacerando e in tale sconvolgimento le tradizionali logiche interpretative dei fenomeni si fanno stridenti. Si direbbe quasi che, come sostiene E. Morin, la Cultura Meccanicistica che fa da sfondo alla Società Industriale, sia giunta al capolinea.

Il capolinea è il luogo dove, nel viaggio, termina la strada ferrata e si apre la piazza; termina la certezza rilassante del binario e si apre l’incertezza dello spazio aperto.

  • A chi non è capitato di giungere al terminale di una stazione e aver percepito mescolarsi alla gioia dell’approdo una sottile trama, fatta di dolore/ansia che fa esitare, circa il dove andare?

È in questo stato d’insicurezza, fatto di linee di Passato e linee di Futuro, le quali si annodano e si distanziano, che si rigenerano le restaurazioni e i risorgimenti di ogni Epoca.

Cercando di superare una logica oppositiva, lineare e sequenziale, che tende a ridurre gli spazi di significati, isolando le parole, come tante realtà distinte, si può guardare a queste due diversità, restaurazione/risorgimento, come ad un unico processo che in simultaneità, si afferma e auto-delimita.

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Restaurazione e Risorgimento le due facce della stessa realtà.

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1370518270793/home/struttura/assorbire/il-tempo-0/03-01.tif?height=221&width=320

Leggendo con un occhio eco-biostorico, il restaurare implica, portare in luce quello che ormai si è offuscato o invecchiato, per il passare inesorabile del tempo.

Il tempo, come quarta dimensione dello spazio, incide sui campi di realtà, deformandoli per effetto della dinamica perturbativa dei quanti storici.

La restaurazione necessita, ogni qual volta si vuol porre un argine o un freno all’azione entropica del divenire storico. Il divenire come dimensione di futuro, implica un campo aperto, cioè un’organizzazione che implicitamente contiene delle aree di non prevedibilità o meglio di non governabilità:

  • per quanto si possano elaborare ed intrecciare le linee di futuro, c’è sempre una maglia che sfugge, che crea una falla nel sistema di previsioni e rende precarie le mappe di lettura, sin lì elaborate.

Dopo l’Imperio napoleonico, infatti, si avvertì il bisogno di una Restaurazione, non solo per riproporre gli antichi privilegi, ma essenzialmente per imparare a leggere il nuovo che era emerso, dietro gli eserciti francesi. Nuovo che aveva sconcertato gli stessi rivoluzionari che si erano sentiti spaesati, di fronte a quello spazio aperto di mercatura e di legislatura. Ma, legittimata la Restaurazione con il Congresso di Vienna (1814-’15) ed avviata la lettura del nuovo, automaticamente si innescarono i Risorgimenti:

  • questi vanno interpretati come la conseguenza naturale di quella riorganizzazione storica che fece prendere posizione, alle nuove generazioni dell’epoca, di fronte al divenire della Storia.

Riflettendo meglio, il prendere posizione in favore delle linee di futuro, procede di pari passo con la capacità di lettura:

  • più chiara è la lettura della complessità della vita e più facile è prendere una posizione in funzione del mutamento; viceversa meno chiara è la lettura del nuovo, è più difficile diviene, quindi, liberarsi del passato.

Il non essere in grado di attuare una revisione del proprio pensiero, dà luogo alle dittature e alle supremazie che fanno da sfondo ad ogni economia e società.

Importante è accettare che in ogni sistema politico-economico c’è un grado più o meno grande di tirannia/libertà, grado che procede in relazione alle capacità più o meno grandi di lettura del divenire storico.

Leggendo in tale ottica la realtà storica, si evince che i Regimi conservatori e reazionari, sono in uno stato di crisi di lettura della nuova realtà storica, a struttura globale. Stato di ignoranza che li porta a mettere in atto una serie di azioni, anche violente, per bloccare il movimento della Vita

  • Ma il processo storico si fa inesorabile, nel suo procedere verso il futuro! Anzi, più feroce è la repressione, più facile diviene la presa di posizione a favore del cambiamento!

Se da tale bivalenza, restaurazione/risorgimento, non è dato uscire, allora c’è da chiedersi: 

  • Come rispondere in modo più funzionale alla vita, personale e collettiva?

  • Come rendere meno stridente l’azione del cambiamento?

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1325177998035/home/campi/2/sguardo.jpg?height=168&width=200La risposta è data in parte degli studi sulle bio-scienze e in parte da quelli sulle neuro-scienze, che stanno ponendo da una lato il concetto di bio-informazione, e dall’altro quello di lateralizzazione del cervello.

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1325245494424/home/campi/3---il-buio/visioni%20multiple.gif?height=242&width=320Leggere la dialogica della Vita in termini di bio-informazione implica inserire, nella dinamica relazionale individuo-campo, la presenza di uno scambio informativo che vincola, modellandoli, i processi evolutivi di entrambi. Se il passaggio d’informazione è alla base del divenire storico, ciò significa che nell’Azione del Comunicare si genera nell’individuo-campo uno stato bivalente di disordine/ordine, come una alternanza di stadi di de-strutturazione/ri-strutturazione, in funzione delle perturbazioni quantiche

Se, inoltre, la lateralizzazione del cervello è una delle maggiori conquiste evolutive della specie umana, essa implica che la mente umana può assumere una bivalenza di tendenza che lo porta a riflettere sulle azioni e nel contempo ad agire, attraverso una fitta rete di cellule neuronali che comunicano tra loro, tramite un elevatissimo numero di sinapsi cioè di connessioni inter-neuronali.

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1325175251330/home/campi/2/2---p-2/snodi.jpg?height=140&width=200In questo gioco informativo si può parlare di pensiero critico e pensiero creativo che svolgono le funzioni di meta-cognizione e di cognizione che portano:

  • il primo, a riflettere e a giustificare quanto è stato codificato o appreso;
  • il secondo, ad aprirsi all’azione, inventando le nuove linee evolutive degli stessi apprendimenti.

In tale gioco di riflessione/azione l’uomo entra da Protagonista, come secondo giocatore, nella dinamica del divenire storico. Il riflettere e l’agire a loro volta entrano in relazione con la percezione dell’andatura del Tempo.

In un sistema lento il tempo della riflessione sarà più ampio, in un sistema veloce, invece, esso si restringerà, poiché le risposte storiche alla vita si amplificheranno, per effetto dell’accelerazione nel processo perturbativo dei quanti d’evento.

Per essere più chiari, in una Società ad Isola le variazioni storiche saranno contenute e limitate, quindi le letture più semplici e convenzionali. Viceversa in una Società ad Arcipelago, le azioni perturbative saranno amplificate, essendo nel contempo più grande e più diversificato il campo di azione. Qui le letture saranno molteplici e, a volte, anche contrastanti. Ne consegue che, se in un sistema lento potrà essere privilegiato il pensiero critico, che frena l’azione, non essendoci necessità di azioni, in uno veloce, si dovrà, necessariamente, potenziare il pensiero creativo, che, aprendo a soluzioni inusitate, è più funzionale al dinamismo del Campo.

Osservando lo scontro in atto, dietro al processo di Globalizzazione, si può affermare che questa conflittualità ha basi essenzialmente cognitive, più che ideologiche o economiche o giuridiche, in quanto le carte di lettura utilizzate nella gestione-ideazione degli eventi sono mutate. Ed è proprio tale cambiamento a creare le incomprensioni tra chi è attrezzato mentalmente al nuovo e chi è prigioniero nelle tradizionali letture, obsolete e a-storiche.

Necessita, quanto prima, da parte di tutta quanta la leadership mondiale, un Salto di Paradigma che porti a privilegiare il pensiero creativo. Salto che purtroppo non tutti compiono nello stesso momento:

  • il tempo gioca un ruolo importante nella costruzione delle bio-diversità.

Il tempo agisce, poi, in relazione agli stati mentali e culturali. Ad esempio si è studiato che il salto paradigmatico implica uno stato iniziale di sofferenza, per cui è dal dolore che si è spinti a cambiare il modo di vedere, non è un caso che il Sistema Informatico si sia impiantato immediatamente dopo la Crisi Petrolifera, seguita alla Guerra del Kippur (1973).


Il salto di paradigma: La Società Creativa

https://sites.google.com/site/lamentemultiproiettiva/_/rsrc/1372144500549/home/Occhio%203.pngPer essere più chiari, il salto di paradigma si attua quando la parola si apre ad un nuovo senso-direzione (= significato).

L’incomprensione tra gli Stati, le Società, gli individui, nasce, quando non si accetta la plasticità della parola, quando si tende a chiudere-circoscrivere e assolutizzare la parola all’interno di un unico contesto e questo porta a non comprendere la stessa parola, se usata in un contesto nuovo.

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1370518271102/home/struttura/trattenere/la-nicchia/visione%20sdoppiata.png?height=286&width=320Da un punto di vista eco-biostorico, la plasticità della parola implica la plasticità del pensiero e quella dello sguardo-lente con cui si osserva.

La plasticità è legata ad un abito mentale che fa essere osservatore-ricercatore di significato-valore e non solo custode-garante di significato-valore. Per essere più precisi, nella comunicazione si giocano rapporti di potere che vengono di fatto attribuiti alle stesse parole:

  • chi non ricorda, negli anni ’70, le logorroiche discussioni se era più esatto chiamare Mazzini un democratico o un moderato? Secondo i marxisti era un moderato, secondo i democristiani un rivoluzionario!
Il ricercatore non tende a cristallizzare il significato delle parole, egli sa che il senso-direzione è relativo al contesto di osservazione e se cambia, anche di una virgola, il contesto, automaticamente la parola assumerà una sfumatura nuova, più consona al nuovo campo di lettura. Accettare ciò non equivale ad aprirsi al relativismo.

È bene precisare che relatività e relativismo sono due significati contrari:

  • il primo si pone in senso positivo e il secondo, negativo.
La differenza si gioca sulle conseguenze eco-biostoriche legate alle due visualizzazioni:
  • Se è relativo, implica un contesto circoscritto che dà il senso-direzione e, nell’indirizzare, pone un vincolo testuale alla parola.
  • Se invece è relativismo, non si accetta il vincolo-limite tra parola-contesto e facendo così, il significato viene, indifferentemente, trasferito in più contesti. Ma ciò svuota la parola di senso-direzione. Ad esempio, se è vera l’affermare “Essere donna è bello!” in Francia, non lo è, altrettanto, in Cina, Stato in cui, per la politica del controllo delle nascite, ci sono stati molti casi di infanticidi di bambine, per il desiderio delle coppie di avere il figlio maschio.
https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1321603829365/home/campi/1-c-il-punto-0/index.jpgDa un punto di vista biostorico, la parola entra nella costruzione della Storia, in quanto indirizza le linee di futuro, edificando i piani di Realtà.

La difficoltà alla base delle incomprensioni, in genere, è che gli stati mentali-culturali sono diversificati. Per economia di spesa, infatti, si tende a chiudere la parola nel contesto usuale; ciò di fatto è, negare l’apprendimento, visto come un imparare ad aprirsi ai significati nuovi. In questo chiudersi, si smette di dialogare e, una volta consolidato il significato, si tende ad associare alla parola uno stato di potere. Ad esempio Aristotele è stato un grande, oggi si direbbe un creativo o, usando il de Bono, una corrente di idee, ma non si può dire altrettanto della Scuola Aristotelica, che tendeva a bocciare tutto il nuovo che stava emergendo nei secoli seguenti, cristallizzando la terminologia aristotelica.

  • Dove l’inghippo? Nello Stato di Potere.

Essa aveva negato la possibilità di altri contesti-osservazioni-evoluzioni, cioè aveva negato la bio-diversità, affermando la Supremazia Aristotelica.

Spogliarsi dello stato di potere è difficile, in quanto ad esso è legato anche un discorso di gestione del flusso di moneta; ma lo Stato di Potere, quando lo si afferma, implica tacitamente il superamento dell’Idea. Affermare, perciò, il potere di una Cosca mafiosa o di una Élite religiosa o economica, significa, automaticamente, porre ad essi un confine che li chiude-circoscrive in uno spazio di azione-consenso limitato. Ma osservando bene, nel chiuderli, di fatto, si apre un altro spazio di Realtà, che va oltre la linea del confine e che si pone come un Novello Risorgimento di libertà, idealità e legalità.

Nella consapevolezza di tale procedere della Vita, nasce la certezza che si può essere più forti delle supremazie, dei soprusi e delle ingiustizie e degli attentati di ogni Epoca. Solo velleitariamente si può credere di fermare il divenire della Storia. Divenire che, aprendosi all’alea del non-atteso, del non-previsto, è democrazia, in quanto porta l’Individuo (sia esso cellula o molecola o nube o foglia o uomo) a distinguersi dal Campo, emancipandosi da esso. In tale processo d’emancipazione, si costruisce la storicità dell’Individuo, che gli fa assumere una posizione nello Spazio del Universo Storico, consumando il Tempo.

San Francesco, apostolo del dialogo cristiano-musulmano, ha dato un esempio-indirizzo d’azione:

  • inseguire il processo di futurizzazione della Storia, spogliandosi mentalmente dal bisogno di potere.
  • Certo non è facile, ma solo l’umiltà fa essere uomini nuovi!

Si potrà progettare il futuro, assumendo un abito mentale nuovo, ma sia chiaro non con l’intendo di sostituirsi al potere consolidato e cattedratico, ma per non perdere la plasticità della propria mente-azione; per non smettere di ascoltare, di comprendere, di immedesimarsi nel Campo, di aprirsi alle incognite del domani e di commuoversi alla Vita. Non dovrà essere lo sguardo indirizzato al dominio, ma all’apostolato, alla gioia del condividere gli “appresi”, del dividere insieme il pane della Conoscenza. In questo, dividere insieme, si attua il Salto Cognitivo che apre alla Società della Conoscenza, poiché nel dividere si svolge il doppio ruolo-funzione di emittente/destinatario, che fa affermare/ascoltare, riaffermare/riascoltare… secondo la dialogica della Vita, dialogica che permetterà di restare nella Storia.

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Ogni particella, ogni essere, dall’atomo all’essere umano, sembra contenere al suo interno un livello di informazione, di intelligenza consapevole… l’idea che all’origine dell’esistenza vi possa essere un elemento non fisico come l’informazione o l’intelligenza non sminuisce in alcun modo gli aspetti fisici delle nostre vite. G. L. Schroeder

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