America 2005

Il nostro viaggio nel New England e la Capitale nell'estate del 2005

l'aereoporto di Philadelphia

Il nostro terzo viaggio negli States inizia l’8 agosto 2005 con il volo US Airways da Venezia a Philadelphia. L’ingresso negli Stati Uniti è piuttosto veloce e il bell’aeroporto di Philadelphia ci accoglie con le parole della dichiarazione d’Indipendenza impresse sui muri del terminal. L’arrivo non potrebbe essere dei migliori se non fosse per il diluvio che si sta per rovesciare sulla zona. “I giorni scorsi sono stati bellissimi” ci dice l’impiegato dell’autonoleggio Alamo. L’auto che ci porterà in giro per il New England per le prossime 3 settimane è una Chevrolet Malibu, sufficientemente comoda anche se avremmo potuto ottenere un SUV, ma era da pulire ed i solerti impiegati non sono dell’umore giusto.

Dobbiamo raggiungere subito Washington D.C., da dove inizia veramente il nostro viaggio. La prima cosa che notiamo è l'intenso traffico…e pensare che gli ingorghi delle superstrade di Los Angeles ci parevano eccezionali. La seconda cosa è la pioggia…sta diluviando e continua fino a sera, la visibilità è a volte minima. Per poco non imbocchiamo l'accesso riservato alla National Security Agency (l'agenzia di spionaggio nazionale), sarebbe stato divertente!

Il maltempo raggiunge il massimo livello di violenza al nostro arrivo a Washington D.C.

I podisti, una presenza costante nella capitale federale, sono presi alla sprovvista e si inzuppano dalla testa ai piedi. Trovare il motel è un’impresa, ma alla sera, stremati, siamo pronti per recuperare il jet lag con una dormita.

la cupola del Capitol

Il giorno successivo il tempo non migliora, ma almeno non piove continuamente. Iniziamo la visita alla capitale addentrandoci nelle profondità della metropolitana, che ci porta nei pressi della Casa Bianca. Attorno al National mall (o Mall), la grande spianata verde che occupa il centro della città, si trovano tre importanti siti: il Lincoln Memorial, il monumento a Washington ed il parlamento, il Capitol. Il Mall è il luogo dove le folle si sono radunate per protestare contro la guerra del Vietnam o per la lotta contro la segregazione ed il razzismo, è un luogo magico, carico di storia e profondamente americano.

In questo contesto risalta il divario tra gli ampi spazi del Mall e l’imponenza dei suoi monumenti con le modestissime dimensioni della Casa Bianca. Il Mall rappresenta l’essenza politica degli Stati Uniti, celebrandone il fondatore più noto, Washington, il salvatore ed emancipatore, Lincoln, e il cuore dello stato federale, il parlamento. Sembra proprio che la modestia della Casa Bianca, serva a chiarire che, per quanto forte possa essere il potere di chi vi alloggia, tale potere è solo temporaneo e sottoposto al controllo ed al giudizio della nazione. I presidenti passano e, per quanti danni a volte possano arrecare, gli Stati Uniti continuano.

il muro del Vietnam memorial

I memoriali di guerra del Vietnam e della Corea sono molto toccanti, è un continuo passaggio di persone che cercano i nomi di parenti nelle lastre con i nomi dei caduti. Anziani veterani sopravvissuti alle diverse guerre combattute dagli Stati Uniti si incrociano salutandosi, a volte con l’aria di chi non sa come mai il proprio nome non è iscritto su quelle lastre.

A chi conosce il film “Mr. Smith goes to Washinton” con James Stewart posso assicurare che l’emozione davanti alla enorme statua di Lincoln è forte. La vista del Mall da quassù è splendida, nonostante la pioggia.

Lincoln memorial

Il tempo migliora leggermente e decidiamo di visitare i National Archives, gli archivi nazionali. Questa istituzione si occupa della conservazione dei documenti di valore nazionale e della divulgazione della storia americana. Qui è conservata la dichiarazione di Indipendenza e la costituzione, le cui copie, insieme ad altri importanti documenti, si possono visionare all’interno delle bellissime sale. La nostra ricerca del nome di uno dei firmatari meno noti della dichiarazione di Indipendenza ha probabilmente incuriosito qualche turista americano. Cercavamo la firma di Josiah Bartlett, personaggio storico il cui nome è stato dato al personaggio, interpretato da Martin Sheen, del Presidente nella serie TV “The West Wing”.

Abbiamo ancora del tempo per visitare l’International Spy Museum. È un muso privato e forse per questo l’intrattenimento ha il sopravvento sulla volontà di divulgazione. È difficile resistere alla possibilità di entrare nei condotti dell’aria e spiare dall’alto gli ignari visitatori.

in lontananza, il Lincoln memorial, il mausoleo di Washington ed il Capitol

Torniamo in albergo dopo una giornata umida ed usciamo per cenare, finalmente il clima è gradevole. Il ristorante che abbiamo scelto non c’ispira e ripieghiamo su un buon ristorante TexMex alle spalle del campidoglio. Dopo cena percorriamo il lungo, lunghissimo, forse troppo lungo Mall dal Capitol fino al Lincoln memorial per godere del paesaggio con i monumenti illuminati. È uno spettacolo da non perdere.

Il nostro ultimo giorno a Washington comincia con una modesta colazione in un diner vicino all’albergo. Nei prossimi giorni ci proponiamo di migliorare la qualità dei pasti.

Visitiamo l’Iwo Jima Memorial ed il cimitero di Arlington, da questa zona si possono vedere i diversi monumenti di Washington all’orizzonte. Saliamo sulle navette che portano i visitatori in giro per il vasto cimitero e ci fermiamo alle tombe del presidente John Kennedy e del fratello Robert, vere e proprie mete di pellegrinaggio.

Prendiamo un taxi per andare al Jefferson Memorial. I visitatori in questo periodo dell’anno sono molti, ma sorprendentemente non ci troviamo mai in luoghi sovraffollati. Questo permette di visitare ogni luogo con calma ed apprezzarlo fino in fondo.

Abbiamo ancora il pomeriggio per visitare il complesso dei musei Smithsonian, diversi musei di arte, architettura, ed aeronautica.

È finita la nostra visita alla capitale degli Stati Uniti. In serata partiamo alla volta delle cascate del Niagara.

le Horseshoe falls, cascate del Niagara

Arriviamo nel desolato aeroporto di Buffalo a notte fonda. Il nostro motel Days Inn dovrebbe trovarsi in prossimità dell’aereporto, attraversiamo un vasto parcheggio e ci troviamo davanti alla strada, oltra la quale c’è il nostro obiettivo. Peccato che la strada sia una larga superstrada a 6 corsie e, guardacaso, siano stati rimossi gli attraversamenti pedonali. Caricandoci le valigie in spalla attraversiamo la strada di corsa. Giunti stremati alla reception vediamo altri ospiti scendere dal furgone che fa la spola tra l’aereoporto ed il motel…è stato comunque divertente rischiare di fare la fine di Willie il Coyote. È tardi e non riusciamo a trovare nessun ristorante aperto.

Il giorno dopo il tempo è meraviglioso, perfetto per una giornata alle cascate. Il lungo viaggio in autobus dall’aereoporto di Buffalo alle cascate di Niagara ci mostra il lato non turistico ma sincero della degradata provincia industriale (o post-industriale) dello stato di New York. L’America è anche questo, se sei forte non c’è posto migliore dove vivere e crescere, ma se sei debole o cadi in disgrazia...a volte ho la sensazione che lo spirito della frontiera sia ancora vivo e pretenda le sue vittime.

le cascate di Niagara viste dal lato USA

Arrivati a Niagara seguiamo quanto suggerito dalla guida turistica Lonely Planet, attraversando il ponte che collega gli Stati Uniti con il Canada per visitare il lato più interessante delle cascate (sempre secondo la guida).

Le cascate sono rumorose, imponenti, semplicemente stupende…

Dal lato canadese è possibile vedere i fiumi d’acqua delle diverse cascate che spiccano il volo verso il letto ribassato del fiume, si ha una visione completa, ma si è relativamente lontani. Oltre alla Maid of the Mist, la barca che porta i turisti in prossimità delle cascate, c’è un tour a piedi che giunge alla base della cascata principale, la Horshoe Fall (come dice il nome, con la forma di ferro di cavallo). Purtroppo l’attesa per partecipare al tour era troppo lunga.

Ritorniamo al lato Statunitense delle cascate e rimaniamo sorpresi dalla bellezza del posto. La zona a ridosso delle cascate è un parco nazionale e quindi, come tutti i parchi, è ben tenuto ed organizzato. Il lato americano è molto più selvaggio, ci si trova a pochi metri o centimetri dal fiume impetuoso che si lancia nel vuoto, senti tutta l’energia della natura. Inoltre non ci sono i casinò, alberghi, ristoranti e negozietti che affollano il lato canadese. Siamo contenti di avere lasciato del tempo alla visita di questa parte.

La nostra giornata alle cascate è finita e torniamo in albergo. Il mattino seguente non ci perdiamo il gentile servizio di navetta per l’aereoporto offerto dal motel ed in poco tempo siamo di nuovo a Washington DC, dove recuperiamo la nostra automobile. Da questo momento in poi il nostro viaggio diventa veramente on the road!

Gettysbug NP

Ci inoltriamo nelle campagne della Pennsylvania, diretti verso una piccola cittadina dove tanto tempo fa si decisero le sorti degli Stati Uniti: Gettysburg. È una piccola e graziosa cittadina di provincia, sarebbe bello avere del tempo da passare in città, purtroppo (si fa per dire) abbiamo tante cose da vedere. L’area dove nel si svolse la battaglia di Gettysburg è oggi sede di un parco nazionale, sinonimo di perfezione, accessibilità per chiunque ed ottima presentazione (adoro il National Park Service!). Per chi non lo sapesse già, la battaglia di Gettysburg, combattuta nel luglio del 1863 durante la Guerra Civile, è molto importante perché segnò l’inizio del declino della Confederazione (gli stati schiavisti del Sud). Al centro visitatori si trova una gigantesca mappa dell’area ed una presentazione composta da luci, suoni e voce narrante, descrive nei minimi dettagli l’evolversi degli eventi, un appassionato di storia come me non può chiedere di meglio! La zona della battaglia si visita in auto, seguendo un itinerario che porta verso i punti più interessanti.

Ci rimettiamo in viaggio, diretti a New York City. Il traffico tra le metropoli della costa est degli Stati Uniti è veramente incredibile, ci vuole un'eternità per arrivare in New Jersey ed iniziare a scorgere lo skyline di NYC. Questa è la seconda volta che visitiamo New York assieme, per me è la terza, quindi abbiamo dedicato solo due giorni alla riscoperta della Grande Mela.

la frenesia di Times Square

Entriamo in città attraverso il Lincoln Tunnel, il traffico è particolarmente aggressivo, per fortuna la strada è larga ed è semplice arrivare a Times Square, dove si trova il nostro albergo, il Comfort Inn Times Square. L'albergo è gradevole, un buon affare per una posizione così centrale.

La voglia di gustarsi la città ha la meglio sulla stanchezza e sul terribile clima che opprime la città...caldo e umido senza un po' d'aria. Ceniamo da Virgil's Real BBQ, un ottimo ristorante di cucina del Sud (degli Stati Uniti ovviamente) e poi passeggiamo un po' per le vie del centro. La confusione è costante a New York ed il caldo soffocante di certo non aiuta. Io non amo NYC quanto mia moglie Silvia ma è innegabile che anche semplicemente passeggiandoci, ci si rende conto di essere nel centro del mondo.

Ground Zero a NYC

La mattina inizia con una colazione a base di ciambelle e Bagels, vera e propria passione di Silvia. Prendiamo l'autobus diretti a Ground Zero. Durante il nostro precedente viaggio a New York abbiamo visitato le Twin Towers e una montagna di ricordi ci lega a questo luogo, compresa una scatola di ciambelle Krispy Kreme gustata ai piedi della scultura piramidale che si trovava tra le due torri. Le tragedie che quotidianamente avvengono in tutto il mondo hanno un impatto differente se hai un ricordo che ti lega ai luoghi colpiti.

Il caldo ci spinge e cercare ombra e refrigerio a Central Park, sembra di essere in un forno ma siamo troppo stanchi per muoverci. Rientriamo in albergo e ci prepariamo per andare a vedere un musical a Broadway. Siamo fortunosamente riusciti a comprare i biglietti la mattina stessa: appena usciti dall'albergo ci siamo diretti verso i botteghini all'aperto di TKTS a Times Square...una interminabile fila di persone in coda sotto il sole ci allontana dalla speranza di ottenere un biglietto, è mattino presto e non vogliamo sprecare l'effetto rinfrescante della doccia mattutina in pochi minuti. Silvia, non so come, conosce un posto dove vendono i biglietti, esattamente davanti ai botteghini di TKTS ed io, scettico, dico che difficilmente centinaia di persone a NYC possono farsi fregare così da due veneti. Eppure ha ragione, nel fresco centro informazioni turistiche della città c'è anche la rivendita di biglietti ed in meno di 5 minuti abbiamo i nostri biglietti. TKTS offre degli sconti notevoli ma un'ora al sole evitata vale alcune decine di dollari.

Il musical scelto è "la Bella e la Bestia", sicuramente più fruibile per Silvia dal punto di vista linguistico rispetto a Spamalot o The Producers. Lo spettacolo è strepitoso, Brodway è sempre Brodway. Dopo lo spettacolo andiamo a cenare in un ristorante molto trendy dove troviamo subito un tavolo.

uno dei B&B dove abbiamo alloggiato

La mattina seguente, domenica 14 agosto, è ora di lasciare la città e di avventurarci nel verdissimo New Hampshire. Durante il viaggio si capisce cosa lo rende così rigoglioso...la pioggia. Le strade che ci conducono a North Conway, nel cuore delle White Mountains, sono molto meno trafficate di quelle dell'asse stradale Boston-New York-Washington e quindi più piacevoli.

Il Kearsarge Inn è il bed and breakfast che ci ospiterà per alcuni giorni è molto bello ed elegante (la scelta non è casuale) ed è una sorpresa per Silvia. Ceniamo nel vicino ristorante "Decades" dove, come in molti ristoranti americani, hanno una lunga lista dei vini, molti dei quali sono proposti al bicchiere, un'ottima possibilità per chi non se la sente proprio di scolarsi un'intera bottiglia.

le White Mountains

Le White Mountains sono una foresta protetta che racchiude diversi luoghi interessanti e in cui passare del tempo all'aria aperta: ponti coperti, cascate, corsi d'acqua che scorrono in fessure scavate nella roccia. La Kancamagus Highway è una splendida strada panoramica che passa attraverso la foresta. Come sempre, tutto è chiaro, semplice ed ordinato per i visitatori...non bisogna essere esperti della montagna o dei boschi per potere apprezzare l'ambiente ed il paesaggio.

Le ore passano presto, avrei voluto dedicare più tempo a questa zona così bella. Il nostro progetto di viaggio originale prevedeva di visitare queste zone durante la stagione della caduta delle foglie, tra settembre ed ottobre ma è difficile organizzare viaggi lunghi in periodi diversi da agosto.

North Conway è nota anche per il suo enorme centro di outlet, prevalentemente di abbigliamento firmato (Brooks Brothers, DKNY etc..). Saggiamente i negozi chiudono tardi e quindi abbiamo tutto il tempo per visitare le decine (e decine) di negozi.

Il 16 agosto è ancora tempo di spostamenti, la prossima meta è Bar Harbor, Maine, nel cuore dell'Acadia National Park.

Sand beach ad Acadia NP

Per strada ci fermiamo in una lavanderia a gettoni, sono sempre dei luoghi interessanti per vedere le abitudini ed i comportamenti degli americani. Il profumo e la brezza del mare ci confermano che ci stiamo avvicinando ad un nuovo luogo e paesaggio. Approfittiamo della sosta per entrare in un mega/supermarket...la vastità degli scaffali dedicati a pane e derivati è sempre sconcertante...sembra quasi che qui non si mangi altro. Si trovano le piratesche contraffazioni dei prodotti italiani ma con sorpresa troviamo lo stand del consorzio "Parmigiano Reggiano", un moto di orgoglio patriottico quasi mi spinge a cercare di consigliare il parmigiano DOC alle massaie americane...

Il parco nazionale di Acadia copre parte della Mount Desert Island, dove si trova anche il paese di Bar Harbor. Prima di andare in albergo entriamo nel parco e percorriamo la Park Loop Road, una strada a senso unico che gira attorno al parco, disseminata di parcheggi in corrispondenza dei punti di interesse. Il paesaggio è spettacolare, è il punto di incontro tra mare, cielo e terra. Verrebbe voglia di vivere vicino a luoghi così belli per poterne godere in tutte le stagioni ma temo che durante il resto dell'anno le condizioni climatiche siano estreme. La Frenchman Bay ricorda che questi luoghi furono scoperti dai francesi che durante le guerre coloniali utilizzavano la costa frastagliata per nascondere le navi corsare e tendere agguati ai mercantili inglesi.

tramonto a Jordan pool

Arriviamo alla Jordan Pond in tarda sera, il tramonto è quasi completato e siamo tra i pochi turisti che si avventurano sulle sponde del lago. è un'atmosfera magica, dei colori che ci ricorderemo a lungo.

Il Clefstone Manor Inn è il bed and breakfast scelto per questi giorni ad Acadia. Le camere sono molto caratteristiche, si tratta di una casa un tempo appartenuta ad una importante famiglia del New England. La colazione è veramente speciale, non tipicamente americana ma deliziosa.

Il parco si può visitare spostandosi in auto, bici o utilizzando dei piccoli autobus ecologici che fanno tappa in tutti i luoghi di interesse del parco. Le guide consigliavano di utilizzare questo ultimo mezzo, mettendo in guardia dal traffico della stagione estiva. Nella nostra esperienza però il traffico non sembra esserci, le strade ed i parcheggi sono capaci di accogliere tutti senza problemi. Consiglio quindi di evitare gli autobus e muoversi in libertà ed autonomia.

da Beech Mountain

Ci fermiamo alla spiaggia di Echo Lake, affollata di comitive studentesche e turisti. Dopo il nostro pranzo al sacco decidiamo di affrontare la "scalata" di Beech Mountain, un rilievo che domina il lago. Per me si tratta di un'avventura, almeno la vivo così fino a quando non incontriamo un gruppo di ragazzini che corrono giù dai sentieri appena segnati con ciabattine da spiaggia...mi dico che sono americani e quindi abituati all'ambiente selvaggio (sperando che invece non vivano a Boston!).

Dalla sommità si vedono alcuni dei laghi del parco e si intravede l'oceano in lontananza. Scendiamo dallo stesso sentiero e ci dirigiamo verso Cadillac Mountain per vedere il tramonto. Per la prima volta troviamo un po' di affollamento di persone ed automobili.

il tramonto dal monte Cadillac

La giornata è stata lunga, ceniamo rapidamente in un bar e rientramo in camera. La mattina seguente, giovedì 18 agosto, dopo la deliziosa colazione, ci mettiamo in strada diretti a Boston, tristi di lasciare un posto così splendido ma sapendo che ci sono ancora molti altri posti da visitare durante il nostro viaggio.

Volevamo fermarci a Freeport, una piccola cittadina del Maine, ma preferiamo arrivare presto a Boston e goderci la bella giornata.

Arriviamo al Motel 6 di Braintree, scarichiamo i bagagli e siamo subito pronti per visitare Boston. Il lato positivo di questa sistemazione è la vicinanza con la fermata della metropolitana che porta direttamente in centro, il lato negativo è che il viaggio dura una mezzora abbondante.

l'inizio del Freedom Trail a Boston

Dal Boston Common, un vasto parco cittadino iniziamo subito a seguire la Freedom Trail: una linea di mattoni rossi sui marciapiedi che conduce attraverso i luoghi della Rivoluzione americana.

Boston è una città ricca, tranquilla ma vivace e molto accogliente. Il posto che più rispecchia questa qualità è forse il Quincy Market. Si tratta del primo food court della storia, una grande struttura nella zona storica del mercato e dei magazzini, con decine di piccoli ristoranti di cucina internazionale dove si può acquistare quello che si desidera e pranzare ai tavoli della zona comune. L'offerta è così vasta che ceneremo qui ogni sera dei giorni passati a Boston...si può mangiare del cibo thailandese, vietnamita e finire con dolci greci o americani.

Vicino al Faneuil Hall si trova il memoriale dell'Olocausto, una serie di colonne composte da pannelli di vetro su cui sono incisi numeri di matricola delle vittime di campi di sterminio Nazista.

Il mattino seguente riprendiamo la visita della città dal Boston Common, diretti verso il Prudential Center, da cui si gode una vista dall'alto della città. Prima facciamo colazione da Starbuck's, un'alternativa "leggera" ad una tipica colazione in un diner americano.

Dedichiamo diverse ore alla visita del Museum of Fine Arts e poi riprendiamo a seguire la Fredoom Trail, oltrepassiamo il fiume Charles diretti verso la USS Constitution, la più antica nave da guerra statunitense.

Tornando verso il centro città e seguendo sempre la Freedom Trail verso la casa di Paul Revere, entriamo nel North End, il quartiere a più alta concentrazione di Italiani. Finiamo nel bel mezzo della festa di "Santa Maria del Soccorso di Sciacca", è un turbinio di bancarelle di prodotti tipici italiani (almeno secondo la seconda o terza generazione di italiani che abitano a Boston) e di musica di Toto Cutugno. Probabilmente sbaglio ma mi dispiace che sia questa l'immagine prevalente dell'Italia che appare negli Stati Uniti.

Silvia al museo Kennedy

La mattina dell'ultimo giorno a Boston, domenica 18 agosto, la dedichiamo alla visita del museo dedicato a John F. Kennedy, un intenso e toccante tributo al più carismatico Presidente dell'ultimo dopoguerra.

Il museo ripercorre l'ascesa politica di John Kennedy, i suoi discorsi e gli atti del suo governo. Nonostante gli aspetti oscuri della sua figura politica e personale, credo che molti cittadini americani di diverso orientamento politico desiderino fortemente un Presidente da ammirare e di cui potersi fidare, come fu per JFK.

Visitiamo il Minuteman National Park, parco storico che protegge i siti della battaglia che segnò l'inizio della guerra di Indipendenza Americana. Il parco si sviluppa attorno alla strada che, provenendo da Boston, giunge a Lexington e Concord, due piccole cittadine del Masschusetts che non devono essere cambiate molto da allora.
Paul Revere, avvisato dai patrioti di Boston della partenza dell'esercito britannico dalla città verso Concord, portò la notizia a tutti i paesi lungo la strada. I miliziani chiamati a raccolta dalle campane delle chiese dei paesi riuscirono a infliggere una sonora sconfitta alle truppe Britanniche utilizzando tattiche di guerriglia.

L'assenza di sterile retorica, la precisione storica con cui vengono narrati gli eventi, anche se a volte si devono presentare aspetti scomodi, sono un esempio di quello che degli Stati Uniti piace tanto al resto del mondo. Al racconto delle nostre guerre di Indipendenza, avvenute molto più recentemente e senza troppi scheletri negli armadi, viene dedicata quasi nessuna risorsa, purtroppo.

Silvia sulla spiaggia di Chatham

Boston è una delle più belle città americane che abbiamo visitato ma è ormai tempo di lasciarla. Dopo le visite a Lexington e Concord ci immettiamo sulla "autostrada del mare" di Boston, diretta verso Cape Cod. Passeremo qui 3 giorni.

Arriviamo al Carriage House Inn di Chatham nel primo pomeriggio. Questo bed and breakfast è la mia sorpresa per Silvia, troviamo champagne fresco, cioccolatini e rose rosse in camera come richiesto. Questo B&B è famoso per le colazioni deliziose, ogni giorno diverse. C'è poi una scatola di biscotti fatti in casa sempre piena che noi regolarmente saccheggiamo ogni volta che ci passiamo davanti.

A Cape Cod si mangia bene e noi ne approfittiamo. La prima sera mangiamo al ristorante Chatham Squire a causa della nebbia che si è alzata, l'intenzione era di stare leggeri ma il menu è troppo invitante. Il mattino seguente, dopo la memorabile colazione, andiamo a visitare Provincetown, la cittadina collocata all'estremità della penisola di Cape Cod.

panorama a Cape Cod

Provincetown ospita una numerosa e colorata comunità gay. Mi sarei aspettato di trovare un ambiente e persone almeno un po' fuori dalle righe, invece si tratta di una normalissima ma piacevole cittadina, in cui si respira un'aria molto libera, ironica e rilassata. Si potrebbero passare delle ore a leggere le frasi sulle magliette in vendita nei negozi di souvenir, la più bella che ricordo recitava così: "So many right wing christians, so few lions"

Mangiamo bene in un ristorante di cui non ricordo il nome, ma che mi ha colpito perchè il piatto scelto era fatto con il formaggio Asiago (potrebbe essere stato anche vero e non un'imitazione). L'Italia ha proprio sostituito la Francia nell'immaginario collettivo di una certa parte di america, quella più attenta e/o sofisticata, come il paese del vivere e mangiare bene.

Qui noleggiamo delle bici per fare un giro lungo le piste ciclabili che costeggiano la costa e le paludi salmastre, zone protette ed inserite nel parco Cape Cod National Seashore. Si potrebbero passare delle intere giornate a girare in questi posti, il paesaggio è molto diversificato ed il clima piacevole. Le nuvole si muovono rapide e creano dei momenti di luce unici.

A Cape Cod ci sono molte spiagge così ampie da non potere risultare affollate. Molte di queste sono protette all'interno del parco e l'accesso delle automobili è limitato a parcheggi serviti da navette.

Nelle altre serata passate a Cape Cod ceniamo all'Imprudent Oyster di Chatham, un buon ristorante di pesce dall'atmosfera calda ed accogliente, ed al Hannah's Fusion Bar & Bistro, un buonissimo ristorante di cucina fusion a Hyannis.

Indipendence Hall a Philadelphia

Siamo ormai agli ultimi giorni di viaggio, mercoledì 24 agosto lasciamo a malincuore il bed and breakfast di Chatham per affrontare il viaggio più lungo della vacanza che ci riporta a Philadelphia, ben 560 km. Arriviamo in tempo per dare una rapida occhiata alla città ed orientarci. Cogliamo l'occasione per partecipare ad un tour di Lights of Liberty, uno spettacolo che con musica, suoni e luci proiettate sugli edifici storici racconta la storia della Indipendenza. Potrebbe sembrare la solita "americanata", invece è stata un'esperienza emozionante che sono molto felice di avere vissuto.

Dedichiamo il nostro ultimo giorno negli Stati Uniti alla visita dei siti storici più importanti di tutto il New England, riuniti nell'Independence National Historical Park. Qui è conservata la campana "Liberty Bell", si trovano l'Independence Hall, dove fu discussa e firmata la dichiarazione di Indipendenza e venne redatta la Costituzione, e la Carpenters' Hall, dove il Congresso Continentale si riunì per la prima volta, opponendosi al dominio britannico ed iniziando il processo di nascita di questa grande nazione.

Un modo molto emozionante per concludere il nostro viaggio alla scoperta di questa parte degli Stati Uniti, rappresentativa di ciò che il mondo ammira degli Stati Uniti e di cosa un tempo essi sono stati ed un giorno, forse, potranno ritornare ad essere.

Davide e Silvia