Informazioni tecniche
Zona montuosa: Prealpi comasche
Località di partenza: Como (località Prestino), via Bregno
Quota di partenza e di arrivo: 370m slm
Punto più elevato: 610m slm (Pin Umbrela)
Dislivello positivo totale: circa 1300m
Sviluppo: 26,3km
Sentieri utilizzati: vari
Durata dell’escursione: circa 6h
Difficoltà: E
Persone presenti: Paolo
Mappe: Cartina Kompass 91 – Lago di Como e Lago di Lugano
Traccia GPS: qui (.gpx)
Percorso e altimetria su Google Earth: qui
Percorso su mappa Kompass: qui
Foto: inserite nella relazione
Condizione dei sentieri
I sentieri sono ben tenuti e segnalati.
Eventuali pericoli
Nessuno. (Rara) possibilità di incontro con cinghiali o altri animali selvatici
L'escursione
Bella escursione che attraversa tutta la lunghezza del Parco Spina Verde. Proprio per questo, l'inizio può essere stabilito in molti altri luoghi. In questo caso, la partenza è fissata in via Bregno a Como (località Prestino), parcheggiando l'auto negli spazi adibiti del parchetto "Giardino Divisione Folgore" (370m slm).
Ci si dirige verso l'ufficio postale di via Isonzo e poi si gira a destra in via Giovanni da Caversaccio. Si percorre la via fino a quando questa volta a destra; di fronte, dopo un breve sterrato, si scorge un cancello con ingresso al Parco. Io vado comunque a destra, seguendo la strada asfaltata che entra nel parcheggio di un condominio. Resto su questa strada fino a quando diventa anch'essa sterrata, in prossimità di un cartello che indica l'inizio del Parco. Salgo per un centinaio di metri. Anche questa strada termina, in questo caso nel cortile di un'abitazione. Una decina di metri prrma di questo cortile, sulla destra, si nota una traccia di sentiero, che va presa. Subito dopo, si incontrano dei cartelli informativi sul "Roccione di Prestino", la mia prima meta. Si entra così nella parte "preistorica" del Parco, che presenta reperti risalenti fino a 5000 anni fa. Il Roccione presenta alcune interessanti incisioni rupestri, da visitare insieme a una Guida del Parco (per esempio, i sottoscritto!), come l'"Omino di Prestino". Si continua a risalire il sentiero fino a raggiungere un bivio e si prosegue diritto, ignorando alcuni cartelli sulla destra e raggiungendo in brevissimo tempo un altro interessante e magico luogo: la fonte monumentale della Mojenca. Qui, ad ogni solstizio d'inverno, si possono osservare i raggi del sole al tramonto penetrare perfettamente nel vano costruito dai Golasecchiani. A questo punto si volta a destra e ci si dirige verso la strada sterrata che risale da Prestino, la si percorre verso sinistra e si arriva a un bivio ben segnalato. Prendo per "Abitato protostorico" e proseguo in falsopiano, superando prima la ricostruzione di un'abitazione golasecchiana e poi la Baita Pianvalle. Arrivo all'abitato protostorico, anche questo visitabile insieme a una Guida. Ci sono comunque numerosi cartelli informativi lungo tutto il percorso. Si prosegue sempre in falsopiano fino a superare la baita degli Alpini (generalmente chiusa) per poi cominciare a scendere. Siamo in località "Respaù alta". Per scendere verso "Respaù di sotto" si può seguire il sentiero principale oppure tagliare sulla destra, dirigendosi verso un'abitazione e poi seguendo il ripido, e spesso non agevole, sentiero che scende alla sua sinistra. Resto sul sentiero principale e raggiungo, sempre in discesa, prima la Baita a "Respaù di sotto" (in questo momento purtroppo chiusa) e poi il Parco della Rimembranza. A un certo punto, sulla sinistra, si scorge l'arrivo di una scalinata denominata "Salita degli Alpini". La prendo in discesa e percorro tutto il sentiero fino a uscire dal Parco, ignorando eventuali indicazioni per il Castello. Una volta oltrepassata la sbarra, ci si trova davanti una strada asfaltata interrotta: bisogna comunque proseguire con fiducia, perché il terrapieno di interruzione della strada si potrà aggirare a sinistra. Al termine dell'aggiramento, ci si ritrova su via Castel Baradello, la strada che sale al Castello percorribile in auto (con limitazioni). Si incontra una nuova sbarra, solitamente chiusa, e si prende la carrozzabile sterrata che salendo porta al parcheggio del ristorante Baradello, cioè la vecchia Piazza d'armi del Castello. Di qui, lungo la scalinata evidente, si raggiunge l'ingresso della seconda cerchia di mura. Anche il Castello è visitabile con una Guida (e, anche in questo caso, chiamatemi! 430m slm; 1h 10'; 4,4 km; 200m D+).
Si torna verso la Piazza d'armi e si riprende la carrozzabile; tuttavia al secondo tornante si scorge un sentiero che scendo verso destra, inconfondibile a causa di una struttura metallica che dovrebbe impedire il passaggio di bici e animali (passano entrambi, lo posso assicurare). Questo sentiero scende fino a raggiungere Parco della Rimembranza. A sinistra si scende verso Como Camerlata mentre io mi dirigo verso destra lungo il sentiero 1 in direzione "Monte Croce", fiancheggio il Parco e mi ritrovo di nuovo alla fine della Salita degli Alpini. Continuo a salire, supero Respaù bassa e alta, la Baita degli alpini e continuo fino a quando a un incrocio trovo le indicazioni sulla destra per Monte Croce (sempre sentiero 1). Ora il sentiero si fa più ripido, si incontra un bivio ma entrambe le tracce vanno bene. Si continua a salire verso una grossa antenna; all'altezza di una costruzione, la salita termina e il sentiero volge verso una carrozzabile. La si prende verso destra e si continua fin quasi a raggiungere la Baita Monte Croce. All'altezza di un paletto con delle indicazioni, si prende la traccia di sentiero che va verso destra e dopo una breve discesa e una breve scalinata in salita si arriva nei pressi della Croce di Sant'Eutichio, splendido punto panoramico sulla città di Como e i monti del Triangolo lariano (530m slm; 1h 45'; 7 km; 400m D+).
Girandosi e dando le spalle alla Croce, si prende il primo sentiero verso destra e poi, arrivati nel vasto spiazzo sovrastato dalle linee dell'alta tensione, si volge a sinistra e si continua a seguire il sentiero 1 in direzione "San Fermo della Battaglia". Si rientra nel bosco e si prosegue in saliscendi. A un bivio ben segnalato, prendo la direzione "San Fermo D. B. - deviazione" e dopo un paio di discese piuttosto ripide concludo il sentiero e arrivo a San Fermo (via Monte Croce). Si prosegue su via Garibaldi, si prende la prima a destra (via Cardano) e, arrivati al semaforo, si attraverso, andando a sinistra e risalendo via Monte Sasso. Si continua a salire in questa direzione fino a raggiungere via Bronno. Qui, sempre salendo, al civico nr 8 (ex bed and breakfast "Margherita"), si abbandona l'asfalto entrando a destra su una traccia di sentiero nel bosco. Dopo una breve salita, si incontra un tronco, che bisogna aggirare. Proprio all'altezza del tronco, il sentiero si biforca: bisogna andare verso sinistra e in salita. Alla fine della salita si volge a destra e si comincia a scendere, raggiungendo un muretto che delimita un terreno. Si cammina sulla traccia di sentiero che segue il muretto e si arriva a un sentiero più largo (si tratta della via Bronno, lasciata in precedenza). Si volge a destra, si supera una sbarra e si prosegue in salita, restando sul sentiero principale. Agli eventuali bivi, il sentiero di riferimento è il numero 7 e la direzione da seguire, almeno inizialmente, è "Pin Umbrela"; più avanti, tuttavia, proprio alla base della salita finale, si lascia la direzione "Pin Umbrela" e si prende la direzione "Cavallasca" (sempre seguendo il sentiero 7), aggirando la montagna e uscendo per un attimo dal bosco, proprio in prossimità del balcone panoramico di Sasso Cavallasca (o Monte Sasso). La vista è verso la pianura padana: nelle giornate più limpide, si vede l'arco alpino dal Monte Rosa in poi fino ad arrivare al Monviso, per poi proseguire con le Alpi liguri e l'Appennino. Ottima vista anche su Milano e i suoi grattacieli: per gli amanti del genere, naturalmente (590m slm; 2h 40'; 11 km; 600m D+).
Da Sasso Cavallasca si scende lungo la sterrata; presto si raggiunge la strada asfaltata che unisce Cavallasca al ristorante "Agrifoglio" (via Monte Sasso). Si scende lungo questa strada e si entra nella zona del Parco che si può definire "di confine", dove i sentieri - e le storie - di Italia e Svizzera si intersecano: storie di guerra, testimoniate da trincee in cui, per fortuna, mai si è sparato; e zone di contrabbando, che invece hanno visto, e forse ancora vedono, sfrusadu (spalloni) impegnati a sfuggire a "burlanda" (finanzieri) affaticati. Scendendo lungo via Monte Sasso, si scorgono prima una vecchia trincea (chiusa con un cancello) e poi una vecchia caserma della Guardia di finanza, ora abbandonata. Si resta sulla strada asfaltata fino a raggiungere l'incrocio con via Majocca, dove si riprende la via del bosco. Si entra a destra e poi si oltrepassa un ponte sulla sinistra e si tiene la sinistra anche al successivo bivio: ora il sentiero di riferimento è il numero 8 e la prossima meta la chiesetta di san Rocco (o "dei pittori"). Per raggiungerla si ricomincia a salire su sentiero piuttosto largo: al primo bivio (non segnalato) si tiene la sinistra fino a raggiungere una staccionata, che si segue senza prestare attenzione a un nuovo bivio. La staccionata delimita un grande terreno dove speso sono presenti animali (pecore, asini). Quando la staccionata termina e cambia direzione, la si abbandona momentaneamente per proseguire diritto (nessuna indicazione), raggiungendo in un paio di minuto la chiesetta di San Rocco e il vecchio bar/ristoro "Il confine" (ora purtroppo chiuso: 470m slm; 3h 05'; 13,5 km; 700m D+).
Si torna verso la staccionata e la si segue di nuovo andando a sinistra (quindi avendola sempre sulla destra). Si raggiunge una scalinata sulla sinistra (indicazioni per sentieri 8 e 9), che si prende fino a raggiungere un colletto in mezzo al bosco. Qui, delle molte direzioni possibili, prendo l'unica senza indicazioni, cioè il primo sentiero a sinistra: in questo modo allungo un po' il giro ed evito sovrapposizioni di traccia durante il ritorno. Dopo un lungo vialone nel bosco, si incontra un bivio (solo apparente): io vado diritto nel bosco sulla traccia forse meno battuta ma più breve; andando a sinistra, avrei solamente allungato un po' di più il giro. In prossimità di una costruzione (forse un tavolino), il sentiero volge a destra e comincia a scendere. Alla fine della discesa, vado a destra e raggiungo l'area umida di Parè, una zona dal duplice valore. Dal punto di vista biologico, è un'area ricchissima ed è grazie ad essa che il Parco Spina verde ha ottenuto il riconoscimento di Sito di interesse comunitario (SIC) nel 2009. Dal punto di vista geografico, invece, è una zona di confine: la frontiera qui è infatti evidente e segnata con una rete e delle travi verticali. La particolarità del luogo è che si tratta del punto più a sud della Confederazione elvetica (la Svizzera, per gli amici). La curiosità geografica è ricordata da alcuni cartelli e raffigurazioni. Vado a sinistra (sentiero 2, direzione Valico, Drezzo, Pedrinate), mi incammino cioè lungo il confine, avendo la Svizzera alla mia destra. Ai successivi bivi, resto sempre sul sentiero 2 in direzione Drezzo fino a che, a un incrocio, lo lascio per seguire il sentiero 9, direzione Parco solare di Drezzo. Una volta raggiunto il Parco solare, vado a sinistra su strada asfaltata e poi subito a destra, risalendo verso il santuario del'Assunta, lungo quella che a prima vista avrei chiamato una via Crucis ma che in realtà è stata denominata "Via Lucis". Alla fine della via Lucis, si raggiunge il santuario dell'Assunta. Da qui, posso finalmente tornare indietro (460m slm; 4h; 17,3 km; 940m D+).
Guardando il santuario, si va verso sinistra, seguendo un piccolo vialetto di beole nel prato. Alla fine del vialetto, verso destra, si scorge una traccia di sentiero che aggira la collina del santuario e che termina su una strada asfaltata: prima si sale verso destra e poi, al successivo e immediato bivio, si va a sinistra, sempre su strada asfaltata, seguendo ancora le indicazioni per il sentiero 2, ma questa volta in direzione opposta, cioè verso area umida di Parè o Cavallasca. Seguendo le indicazioni si ritorna al bivio per il setiero 9 - Parco solare e si prosegue su sentiero già percorso, che tengo fino a tornare all'area umida di Parè. Una volta raggiunta, la lascio sulla sinistra e, di fronte a una betulla che domina uno spiazzo, vado a sinistra in direzione Fonte del Seveso, trincee, Pin Umbrela. Si resta sul sentiero 2 e si segue per Majocca. A questo punto si incontra un bivio mal segnalato: si ignori il cartello che manda lungo un'improbabile traccia in salita e si rimanga sul sentiero che si sta percorrendo. Si torna lungo il confine e si incontra una porta di ferro. Io, sbagliando, ho seguito le indicazioni, sono sceso a destra e poi risalito a sinistra. Attraversando la porta avrei tagliato qualche metro e risparmiato qualche minuto. Sono ora nei pressi di una villa costruita proprio sul confine tra Italia e Svizzera. Si continua sul Sentiero confinale (a volte indicato solo come SC). Si continua a scendere fino a quando sulla sinistra si trova una staccionata che delimita alcune trincee della cosiddetta Linea Cadorna. A questo punto, si può continuare sul sentiero che sto percorrendo oppure si devia leggermente a sinistra e si percorrono le trincee al loro interno. Cosa che ovviamente faccio. Si possono fare sia tratti all'aperto, tra i due muri, oppure esplorare anche gli interni (necessaria una frontale). Alla fine del percorso in trincea, orientandosi un po', si risale sulla destra per riprendere il sentiero lasciato in precedenza. Poco dopo, si incontrano le indicazioni per le sorgenti del Seveso. All'altezza di un ponticello e di una panchina, nonché di una scalinata sulla sinistra, si prosegue diritto e si raggiunge la fonte ufficiale (per la verità, una delle numerosi fonti) del fiume Seveso (500m slm; 4h 50'; 21 km; 1100m D+).
Si torna indietro di pochi passi, si attraversa il ponticello (sentiero 2) e si prosegue fino a raggiungere via Majocca. Qui si va a sinistra, si incontrano un paio di case sulla sinistra e una fattoria sulla destra (la Majocca, appunto). Al successivo bivio, si abbandona il sentiero 2 e si riprende il sentiero 7 in direzione "Pin Umbrela". Si raggiunge prima il fortino di Monte Sasso (sulla sinistra), dove si incontra un bivio: Pin Umbrela - sentiero panormaico e Pin Umbrela. Seguendo questa seconda indicazione, raggiungo prima la fontana "ad angolo retto" (epoca Prima guerra mondiale), una prima scalinata e poi una seconda (e ultima) scalinata più lunga e impegnativa che porta finalmente al Pin Umbrela, punto più elevato del Parco Spina verde. Qui, un bel punto panoramico permette di godere di una vista superba su Como, Brunate, le Prealpi comasche (Bisbino e Generoso) e le vette del del triangolo lariano (610m slm; 5h 10'; 22,7 km; 1200m D+).
Dando le spalle al punto panoramico, si prosegue diritto; dopo una piccola salita e una piccola discesa, si prende uno dei due sentieri che scendono a sinistra, tornando a un bivio già incontrato lungo il sentiero 7. Si prosegue ora in direzione San Fermo: ma dopo il primo tornante si abbandona questo sentiero per prendere una ripida traccia verso destra che scende in direzione di via Giasca. All'unico bivio presente lungo questa discesa, abbastanza intuitivamente, si volge verso sinistra. Raggiunta via Giasca, la si percorre fino a via Delle Busacce, che si prende in discesa fino ad arrivare a San Fermo. Attraversata la strada all'altezza di una rotonda, si prende via Garibaldi e la si segue fino a via Monte Croce. Si risale lungo sentiero 1, già percorso all'inizio: si supera la prima salita, si attraversa lo spiazzo con vista panoramica sul lago e si affronta una scalinata impegnativa. Alla fine di questo tratto di salita, si trova un bivio. Si abbandona il sentiero principale e si prende il sentiero sulla destra. Questa traccia è utile per risparmiare metri e tempo ma non è in buone condizioni: è infatti spesso interrotta da alberi che vanno aggirati o scavalcati. O, a seconda della stagione, percorso da un piccolo ruscello. In alternativa, si resta sul sentiero 1seguendo le indicazioni per Monte Croce e poi per Como - Prestino. Con la scorciatoia, raggiungo velocemente un bivio con un palo (senza indicazioni). Qui vado a destra e raggiungo le scale che portano alla cosiddetta Camera grande. Oggi però non ho più tempo per raggiungerla. Proseguo invece lungo la larga sterrata che porta a una sbarra, superata la quale mi trovo in via Isonzo. Vado a sinistra e in pochi minuti raggiungo prima l'ufficio postale e infine il parcheggio dove avevo laciato l'auto del Parco (340m slm; 6h; 26 km; 1300m D+).
Punti di appoggio
L'agriturismo "Baita Pianvalle" e il ristorante "Baita Monte Croce" (verificare apertura).
I comuni del Parco (Como, San Fermo della Battaglia, Colverde) sono comunque facilmente raggiungibili da ogni punto dell'escursione.
Un solo punto d'acqua, poco più in basso di Respaù di sotto.
Materiale necessario
Nessuno; vista la lunghezza, potrebbero essere utili dei bastoncini, per chi li usa.
Note e commenti vari
Bella e semplice escursione all'interno del Parco Spina Verde, svolta con l'obiettivo di passare da tutti i principali suoi punti d'interesse, senza sovrapporre eccessivamente le tracce di andata e ritorno. Nello specifico, in ordine: la zona archeologica dei Golasecchiani, il Castello del Baradello, la Croce di Sant'Eutichio, il Sasso Cavallasca, la linea di confine e i luoghi del contrabbando, il punto più a sud della Svizzera, la Chiesetta di San Rocco (o dei Pittori), il Santuario dell'Assunta di Drezzo, le trincee della cosiddetta Linea Cadorna, le sorgenti del Seveso, il Pin Umbrela (punto più elevato del Parco).