Informazioni tecniche sulla gara
Sito web: www.giirdimont.it
Località di partenza: Premana (LC)
Quota di partenza: 1000m slm
Quota di arrivo: 1000m slm
Dislivello positivo totale: 2400m
Sviluppo: 32 km
Sentieri utilizzati: vari (vedi la sezione "Ripercorrere il Giir di mont")
Tempo di gara: 4h 45' (abbandono al II cancello per superamento tempo massimo)
Tempo del vincitore: 3h 12’ 36''
Tempo ultimo classificato: 6h 52' 37''
Iscritti: 550 (hanno ultimato: 427)
Ordine di arrivo (totale): n. d.
Ordine di arrivo (cat. Uomini): n. d.
Traccia GPS disponibile: kml
Foto disponibili qui
La gara
Celebre e spettacolare gara che si svolge a Premana (LC) e che percorre, in 32 km di sviluppo e in 2400 metri di dislivello, i dodici alpeggi del paese: Chiarino, Barconcelli, Casarsa, Forni, Vegessa, Fraina, Caprecolo, Rasga, Premaniga, Solina, Piancalada, Deleguaggio.
Ogni anno la gara attira i migliori sky runner in circolazione e anche a questa edizione, la ventiduesima, hanno partecipato alcuni tra i migliori al mondo, tra cui i vincitori, Kilian Jornet Burgada e Emelie Forsberg.
Il percorso della gara prende il via dalla piazza della Chiesa; l'inizio è in discesa: prima su asfalto, per circa 500 metri, e poi su sentiero, che continua a scendere fino a raggiungere località Lavinol. Si è trattato della parte più difficile della gara, da un certo punto di vista, perchè l'acciotolato era molto scivoloso e l'affolamento dell'inizio rendeva i passi più difficili. Oltrepassato il torrente Varrone, inizia la prima salita, che si conclude dopo 6 km di corsa, dopo aver attraversato l’Alpe Chiarino (primo intermedio, 1558m slm, 5 km). Inizia un tratto di falso piano che poi diventa discesa vera e propria, ben corribile. La discesa si conclude all’Alpe Barconcelli. Il sentiero si dirige poi verso gli Alpeggi prima di Casarsa e di Forni, e di Vegessa poi (secondo intermedio; primo cancello, 1190m slm, 9 km), dove inizia la salita verso la Bocchetta di Larecc. Il primo tratto di salita è su sterrata molto larga (strada militare), poco pendente e anche corribile, che risale la val Varrone. Raggiunto il rifugio Varrone, dopo aver attraversato un torrente, la salita continua per boschi e diventa più impegnativa: in circa 3km si guadagnano 800 metri di dislivello. Spettacolare l'ultimo tratto verso la cresta della Bocchetta, dove un enorme arco gonfiabile, una musica al massimo volume e le urla degli spettatori accompagnano tutti gli atleti, dal primo all'ultimo (terzo intermedio, 2063m slm, 14 km). Anche la discesa seguente è molto impegnativa, purtroppo molto meno corribile del previsto (ho sicuramente perso qui, nel tratto che ritenevo a me più congeniale, i minuti preziosi per superare il secondo cancello). Si superano l'Alpe Fraina (alla fine della discesa), poi l'Alpe Caprecolo e l'Alpe Rasga (quarto intermedio; 1090m slm, 19 km). A questo punto comincia l'ultima, più lunga, e - scoprirò - più impegnativa salita. Oltre alla fatica, infatti, incontro una pendenza che non mi aspettavo e che forse mi ha ulteriormente rallentato. Si attraversano diversi gruppi di baite che continuo a sperare essere l'alpeggio sede del cancello, ma invano. Continuo a spingere al massimo: molti atleti a questo punto decidono di rallentare, convinti ormai di essere fuori. Ce la metto comunque tutta, sperando in qualche errore del mio cronometro, in un miracolo e, lo ammetto, anche in un po' di elasticità da parte dei giudici. Che però non c'è. Transito all'Alpe Premaniga con circa cinque minuti di ritardo sul tempo massimo: il sentiero è chiuso. Dopo 22,5 km e 2000 metri di dislvello, il mio Giir di mont finisce qui (quinto intermedio, 1403m slm, 22,5 km).
Copio e incollo le indicazioni sul percorso che non ho svolto. Dal sito ufficiale: "Da qui il sentiero con una salita che si fa ora più dolce ci porta verso l’Alpe Solino km 25, proseguendo, passando poco sopra le baite dell’Alpe Piancalada, arriviamo all’ultimo alpeggio e ultimo intermedio: l’Alpe Deleguaggio 1690 mt, da dove inizia l’ultima picchiata verso il traguardo di Premana".
Tabella intermedi rilevati
Note e commenti
Gara e organizzazione del Giir sono ai massim i livelli; l'emozione di avere partecipato è stata tantissima. Non posso negare anche una certa delusione per il fatto di non avere terminato una gara che, proprio mentre la svolgevo, sapevo di avere nelle gambe. Purtroppo, un po' per mancanza di preparazione e un po' per mancanza di esperienza, per questa volta è andata così. Nessuna polemica con gli organizzatori: i cancelli c'erano e lo sapevo; temevo anzi il secondo cancello sin da quando mi sono iscritto e, a conti fatti, avevo ragione. Ci tengo a precisare tutto questo, visto che molti atleti, una volta fermati all'Alpe Premaniga, hanno reagito con una certa rabbia.
Rimango invece sempre stupito dalla possibilità di usare i bastoncini: lo sapevo, certo, ma continuo a pensare che il loro utilizzo non sia ammissibile. Non sono un mezzo che aumenta la sicurezza - anzi! - bensì solo un mezzo che diminuisce la fatica. Non ne capisco proprio la ragione in una gara come questa, dove il senso sta proprio tutto nella fatica. E in quanto alla sicurezza, i bastoncini usati male dagli atleti - tanto in salita quanto in discesa - sono pericolosi per gli atleti che li seguono: smettere di guardare per terra mentre si corre in discesa per schivare le punte svolazzanti di chi li tiene nella maniera sbagliata non è una bella esperienza.
Tecnicamente, la gara mi ha insegnato che devo imparare a correre in salita: non basta il mio passo lungo e veloce, in salita mi superavano tutti e tutti correvano. Se ce la fanno loro, ce la posso fare anche io. Sono molto soddisfatto delle mie discese: la prima, all'inizio, mi ha divertito perchè molto scivolosa e con pochi spazi per superare, visto l'affollamento. Mi sono tolto parecchie soddisfazioni; la seconda, verso il primo cancello, l'ho trovata molto corribile e credo di avere recuperato almeno il 70% delle persone che mi avevano superato in salita. L'ultima, da Larecc, è stata molto più tecnica e meno corribile di quanto pensavo. Troppi tornanti stretti, troppo irregolare, forse in fin dei conti anche troppo stanca la gamba. Tuttavia, a riguardare gli intermedi, mi sembra di averla svolta in maniera dignitosa.
Col senno di qualche giorno dopo, penso che, visto che c'ero e ne avevo ancora, avrei dovuto continuare il percorso fuori gara: riconsegnato il chip ai giudici, avrei potuto concludere il Giir fuori classifica giusto per la soddisfazione di farlo. Ma al momento non ci ho proprio pensato.
Tanti comunque i motivi per cui ne è valsa la pena. Due su tutti: il primo è che ho scoperto un territorio per me completamente ignoto e che si è rivelato meraviglioso. Dopo Premana, il nulla: la val Varrone corre verso la sua origine senza più centri abitati, strade, auto, antenne. Solo cime, alberi, torrenti e alpeggi. Il secondo è dato dal tifo e dall'incoraggiamento degli spettatori. Spettacolare il passaggio a Larecc, descritto nella relazione. Il pettorale con il nome (e gli spettatori con la lista degli iscritti per controllare il nome guardando il pettorale) permette a tutti di incitarti personalmente, gridando il tuo nome e facendo il tifo per te. E i bambini... bé, i bambini ti guardano come fossi un eroe. Mentre fatichi e spingi in salita o mentre voli in discesa, li vedi e ti viene voglia di farmarti e di accarezzarli tutti. E quando allungano la mano per il cinque al tuo passaggio, pensi che non esista fatica tanto grande da compensare l'emozione che provi.
Ripercorrere il Giir di mont
Il tracciato del Giir di mont è segnato con alcune indicazioni permanenti (triangoli metallici, scritte bianche sui sassi); tuttavia, in alcuni bivi cruciali la direzione è indicata solo da nastri che immagino vengano tolti dopo la gara. Per buona parte della gara, sono visibili i segnavia DOL ("Dorsale Orobica Lariana"). Molto difficile - ma non impossibile - quindi ripercorrere il tracciato se non lo si è svolto prima. Sul sito della gara è possibile però ottenere il tracciato per navigatore (nel mio caso, in .gpx e solo parzialmente).