Coordinamento Educativo

   PRESIDENTE

Dott.ssa Ilaria Rodio

 Istruzione e formazione

ilaria.rodio@gmail.com


La mia visione dell'educazione e della figura dell'educatore.

            Educare: processo lungo e faticoso che ogni giorno, ogni ora da secoli l’uomo mette in atto. Sono molti coloro che educano, genitori, nonni, insegnanti, catechisti, allenatori, animatori ed educatori; la lista sarebbe interminabile, ma chi riesce a mettere in atto un opera educativa adeguata?

        L’educazione, la formazione, il rendere l’altro autonomo e inserito nella società è parte integrante dell’essere umano, è il voler tramandare, insegnare comportamenti, nozioni, valori morali, esperienze religiose, lasciare alle nuove generazioni il passato per poter vivere il presente e poter abitare nel futuro. L’educazione si modifica, è condizionata dalla storia, dall’evoluzione tecnologica, si differenzia tra i popoli e tra i ceti sociali, si trasforma per le idee politiche, deve adattarsi alle emigrazioni, inoltre si specializza in ambiti particolari, come del disagio e della diversità.

Educare è un atto di amore come sosteneva Don Bosco: “Ricordatevi che l'educazione è cosa di cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte, e ce ne dà in mano le chiavi”; certamente non solo chi si affida a Dio sarà un buon educatore, ma essere consapevoli che questa azione deve avere una motivazione intima è doveroso perché comporta una relazione di aiuto e ne deriva il rispetto per l’altro. Oggi spesso alla parola amore diamo molti significati, tralasciando forse quello più importante, fare e volere il bene dell’altro, che non sempre coincide con le aspettative di colui che fa educazione. Preciso che l’amore non sempre prevede un rapporto asimmetrico, mentre la messa in atto di un progetto educativo lo prevede esplicitamente.

Educare è sempre una relazione asimmetrica, pensiamo ai genitori verso i figli, gli insegnanti con gli alunni, l’allenatore e il catechista con i bambini, è un rapporto non paritario che necessita di ascolto, di apertura verso l’altro ma al contempo di prendere coscienza del cambiamento che tale incontro suscita nella vita dell’educatore stesso. Questa relazione è un prendersi cura dell’altro, è una relazione di aiuto, ma non deve essere confusa con il rapporto tra medico e malato.

                Educando si è educati: questa deve essere la porta d’ingresso per poter accedere al processo educativo. Nessuno sarà mai pronto per essere un perfetto educatore, è come una guida alpina, occorre essere preparati, ma colui  che incontreremo con cui affrontare il sentiero è un mistero, perché ogni uomo è tale. Non esistono scorciatoie, non ci sono autostrade veloci per arrivare alla meta, all’obiettivo prefissato, ci vuole costanza e pazienza, disposizioni d’animo forse anche innate, ma che sicuramente devono essere affinate con un grande lavoro su se stessi.

                Intraprendere un’escursione per arrivare alla vetta è il sinonimo di educare, non si può utilizzare una parola come sinonimo di tale concetto,  occorre un’azione, un processo che abbia un inizio e una fine, un desiderio che parte da dentro ma che necessita di studio e teorie, come di prove ed esercitazioni. La guida alpina per divenire tale si prepara, ma continua a lavorare su se stesso per poter continuare ad esercitare la sua professione. Non può mai dirsi arrivato, sarà chiamato a nuovi incontri, a nuove sfide a nuovi sentieri. Ogni persona che dovrà essere accompagnata alla vetta, avrà la sua storia, le sue potenzialità, il suo baglio culturale, sociale ed affettivo, “l’educatore – guida alpina” dovrà fornire il giusto equipaggiamento per la persona di cui si dovrà prendere cura.

                La guida alpina non prende sopra le proprie spalle colui che deve accompagnare, ma lo aiuta, lo incoraggia, fornisce il necessario per iniziare la prima tappa del sentiero da salire ed è capace di verificare se il metodo è valido, altrimenti deve porre rimedio, cercare altre strategie per continuare il percorso e proseguire per le successive tappe. L’esperienza acquisita unita alle competenze di teorie e capacità di usarle con la propria creatività sono lo strumento utile e indispensabile per procedere, ma questo non è sufficiente. L’osservazione sarà il primo passo da parte della guida – educatore per poter comprendere l’altro; è un’azione dentro l’azione dell’educare, un atto complesso in cui vi è la necessità di capire e conoscere l’altro. Ogni osservazione è il percepire l’altro, e questa percezione passa dall’esperienza dell’osservatore.

                Capire chi è l’altro che comunque rimane un mistero, permette all’educatore – guida di pensare e progettare quale sentiero affrontare, ci sono strade lunghe e poco ripide, altre tortuose, altre ardue, ci sono vicoli stretti, massi grandi e ruscelli da oltrepassare, ogni persona che si trova ad essere educato ha la sua meta e il suo percorso. Occorre una buona osservazione e buone tecniche di programmazione, la guida deve conoscere le montagne su cui deve arrampicarsi per poter instaurare questo tipo di relazione di aiuto. La camminata in montagna insegna il servizio, la fatica, la disponibilità, il sostenere l’altro, indica la competenza pedagogica di ogni educatore e insegnante.

                Educare è anche empatia: “percepire,  comprendere  il  mondo  interiore  dell’altro  come  se  fosse  proprio  è  un atteggiamento, non una tecnica, e perciò va coltivato, formato”.  La guida – educatore rimane sé stesso, ma capisce i momenti in cui occorre fermarsi per un sorso di acqua, per dare una spinta, per far notare il numero del sentiero sull’albero o sul masso.

                Le guide alpine di cui mi sono servita per poter riflettere sulle competenze dell’educatore hanno un’altra realtà oggettiva da condividere: le altre guide. Se il lavoro di rete comprende il rendersi conto di come l’educando sia parte integrante di un gruppo che durante il percorso potrà cambiare, anche la guida fa parte di un team, in cui ognuno ha il suo ruolo.

                Resta difficile porre critiche negative al documento, ogni suo aspetto provvede a dare chiare indicazioni su come coloro che intendono intraprendere professionalmente la strada dell’educazione. La scelta iniziale, la formazione continua, l’esperienza diretta e un lavoro su sé stessi sono le basi da cui partire per poter essere strumenti di educazione. Un lavoro sicuramente faticoso, spesso l’attrezzatura che hai nello zaino non è sufficiente, sei partito con il sole e poi inizia la pioggia, promettono sole e incontri neve, l’equipaggiamento non sempre è quello idoneo, oppure la nebbia ostacola la visione della cima; tutto questo fa parte degli inconvenienti del cammino dell’educazione, ma senza variabili imprevedibili tutti i percorsi sarebbero uguali e nessuno più continuerebbe a svolgere con passione il suo lavoro e viverlo in modo stimolante. Come educatori, insegnanti e anche animatori di oratorio pensiamo a quanto sia bello il paesaggio visto dalla cime, obiettivo a cui ognuno è arrivato grazie a una relazione e dove entrambi le parti hanno modificato il proprio essere, utile per un nuovo divenire.

Ilaria Rodio

 








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