Il culto di San Cristoforo

L'origine del culto di San Cristoforo è antichissima, in gran parte avvolta nel mistero, ma recenti ricerche hanno potuto confermare la storicità del personaggio.
Si trattava di un giovane africano reclutato da Diocleziano e condotto in Siria, dove il vescovo di Alessandria Pietro aveva iniziato la predicazione e l'evangelizzazione. Convertitosi al Cristianesimo, diventa "portatore di Cristo", abbandona l'esercito e si dedica alla vita ascetica. Viene però catturato e subisce il martirio verso il 308. Le sue reliquie vengono portate presso l'estremità occidentale della foce del Nilo. Per questo, per aver tanto viaggiato sia da vivo che da morto, Cristoforo diverrà popolarissimo protettore dei pellegrini e dei viandanti.
A Lucca il primo documento noto sulla presenza di una ecclesia sancti Christophori risale al 1053, ma è da ritenere che essa fosse assai più antica.


Nel XII secolo si rafforza la devozione per il martire ed il culto si associa sovente a istituzioni e enti assistenziali e ospedalieri, specializzati nella ricezione di pellegrini e viaggiatori: del resto anche la chiesa lucchese sorge su un importante centro della frequentatissima via Francigena.
Oggi, l'antica chiesa lucchese di San Cristoforo mantiene in vita la secolare tradizione di spazio sacro e di luogo d'incontro interculturale, di preghiera, di accoglienza e di arte. Santo del movimento e dell'incontro, temi molto moderni, Cristoforo mantiene inalterata la profonda attualità del suo messaggio. 

Stefano Borsi