Patrimonio culturale come identità dei cittadini

L’arte pubblica e la conservazione preventiva del patrimonio culturale dovrebbero far parte della filosofia operativa di ogni amministrazione pubblica.
Avere un’idea di città a 360° risolverebbe con effetto domino una serie di problematiche anche sociali ed economiche delle città.

Testo di Marco Maraviglia.

La visione globale dei problemi
per affrontarne la loro risoluzione è la strada per una migliore qualità della vita. Il mondo in cui viviamo, come esso è fatto, condiziona il nostro modo di essere e di agire.

Il benessere dell’individuo è anche in rapporto al funzionamento urbano, logistico, paesaggistico, infrastrutturale della città in cui vive.

In una città in cui tutto funziona, in cui le strade siano bene asfaltate, i trasporti pubblici sono frequenti e puntuali, il patrimonio culturale è ben gestito e preservato, il livello di inquinamento acustico e dell’aria è basso, gli uffici pubblici hanno personale efficiente e gentile ecc. ecc. ci sono meno motivi per incazzarsi.

Arrabbiarsi fa male alla mente (e al corpo). Essere invece sereni aiuta ad essere mentalmente più lucidi. Essere sereni aiuta ad avere l’energia psicologica giusta da dedicare a questioni personali ed interagire meglio con la propria vita quotidiana. I rapporti sociali sono più intensi e gioviali. Il lavoro che si svolge, automaticamente ha una qualità superiore. Chi il lavoro non ce l’ha riesce a mettere a fuoco sulle proprie capacità per sviluppare dei propri progetti ed individuare persone e strumenti per realizzarli.
Sembrano parole esageratamente ottimistiche, ma sono realistiche. In un contesto in cui tutto funziona, non c’è malessere, le strade tutte delle attività umane sono più scorrevoli.

Una città che cade a pezzi è deprimente, l’umore degli abitanti peggiora, ci si incattivisce e viene a mancare la giusta obiettività sulle cause del proprio malessere. Scatta un meccanismo di negatività, di avversione a tutto, di odio reciproco in cui ognuno si pone come unica vittima in un contesto in cui tutti si sentono vittime di qualcosa senza rendersi conto, senza riuscire a mettere a fuoco sulle cause.

Le città felici possono rendere gli abitanti altrettanto felici.

Andando in un parco giochi il malessere si attenua: endorfine e adrenalina si mescolano in un potente elisir che ritempra mente e corpo ridando energia sufficiente per fare buoni propositi.
Dopo una bella giornata al mare capita a chiunque di aver voglia di fare l’amore. Perché si è rilassati, la mente è sbloccata da pensieri negativi.
Il motivo per cui si va in vacanza è per staccare la spina dalle brutture della vita quotidiana. Ricaricarsi. È possibile sentirsi in vacanza 365 giorni all’anno in una città fruibile e funzionante.

Una città a misura d’uomo non può non essere realizzata in una visione progettuale a 360° e con il contributo multidisciplinare di architetti, filosofi, sociologi, artisti, umanisti, designer, tecnologi, scienziati. La politica dovrebbe stare alla larga dalle decisioni progettuali ma, al limite, assolvere solo a una semplice funzione di coordinamento e di recupero delle risorse economiche ed esecutive.
La Politica deve preservare i contenuti culturali delle città. Il patrimonio culturale e paesaggistico della città sono l’identità storica e morale dei cittadini. Punti di riferimento che alimentano, anche se incosciamente, il senso civico e di appartenenza della città. Occorre alimentare l’orgoglio dei cittadini rivalutando e preservando il patrimonio della città.
Modificare la città con decisioni che vengono solo da desideri speculativi, interessi clientelari o anche per sola sciatteria o ignoranza, senza tener conto della storia della città stessa, è violenza all’identità dei cittadini. È stupro alla città.

Quando un concittadino mi dice che sono ben altri i problemi piuttosto che preservare un bene culturale/monumentale della propria città, sorrido di fronte a tale incapacità di immaginare una città felice. Incapacità nel capire che è tutto connesso. Se acquistiamo bei vestiti ma non abbiamo un armadio dove conservarli, se acquistiamo surgelati ma abbiamo già il frigo pieno, se ci tingiamo i capelli ma abbiamo le rughe al collo, non c’è connessione.
La città felice è la casa in cui tutto funziona, tutto è a disposizione e facilmente fruibile. Per tutti coloro che la abitano. Indistintamente.
La città felice è la polis dove ogni cittadino concorre, attraverso lo strumento della partecipazione, alla costruzione del bene comune.

Gli strumenti della partecipazione ce l’abbiamo: l’istituzione di bandi di arte pubblica, commissioni scientifiche ed interdisciplinari che vegliano sulle scelte delle istituzioni.
Ma occorre volontà, intelligenza, senso civico ed onestà politica.