Chi ha sparato a Andy Warhol?

di Marco Maraviglia

NOTA: il contenuto di questo testo è da considerarsi solo un’ipotesi dell’autore che ha cercato di mettere insieme alcuni elementi tratti da informazioni recuperate da alcuni libri citati nel testo stesso e dalla rete. Un teorema certamente discutibile, ma che nessuno ha mai teorizzato e pertanto l’autore non avendo l’autorevolezza di uno storico, si dissocia egli stesso da quanto ha scritto fermo restando che la proprietà intellettuale è sua e a lui bisogna rivolgersi nel caso si voglia pubblicare il testo in altra sede o se ne voglia fare un film. Perché di un “film” si tratta.

L'attentato a Andy Warhol di Valerie Solanas

Il 3 Giugno 1968 Andy Warhol subì un attentato da parte di Valerie Solanas che gli sparò 3 colpi di pistola, ferì il critico Mario Amaya e poi, quando cercò di sparare anche al manager di Warhol, certo Fred Hughes, l’arma si inceppò. Sembra che Hughes la invitò ad andar via quando un’ascensore della Factory si aprì.
Valerie Solanas, dopo un’infanzia e un’adolescenza movimentata, si laurea in psicologia e non si sa molto di lei in quanto svolgeva una vita vagabonda prostituendosi.
Scrisse verso la fine degli anni ’60 lo SCUM Manifesto
, il primo vero manifesto anti-femminista della storia che in realtà non era soltanto un invito alla donna di riscattarsi, ma un lucidissimo e approfondito studio, sebbene scritto in forma molto aggressiva, del sistema sociale che metteva in discussione il concetto di famiglia, il denaro, le istituzioni tutte (Governo, Religione), lo stile di vita “civile”. Argomenti molto cari all’establishment americano che probabilmente iniziò a tenerla d’occhio quando vide che diffondeva e vendeva per strada il suo opuscoletto.
Valerie Solanas avvicinò Andy Warhol per proporgli di realizzare un film basato su un proprio testo (Up Your Ass), ma Andy che già aveva avuto problemi con l’FBI mentre stava girando Lonesome Cowboys, dopo aver letto il testo della Solanas, si tirò indietro pensando probabilmente che fosse una trappola per farlo arrestare.
Ma perché Andy Warhol avrebbe dovuto temere di essere arrestato?


La Società dello Spettacolo e il consumismo

Gli anni Sessanta furono il periodo in cui l’America (e tutto il mondo occidentale) accresceva in maniera esponenziale il proprio benessere economico. Industria, tecnologia, sfornavano prodotti di ogni genere stimolandone l’acquisto, attraverso tutto il sistema mediatico fatto di TV, pubblicità, opinionisti… Nasceva insomma, la società consumistica, quella che il filosofo francese Guy Debord chiamò la Società dello Spettacolo. Andy Warhol osservava da artista questo tipo di “civiltà” che si andava formando e non è improbabile pensare che la sua Pop Art, che riprendeva l’iconografia della società consumistica, fosse un’esasperata ironia ai prodotti e a tutto lo stile di vita americano.

Ma poi inizi a conoscere i dettagli. Scopri che quel brav’uomo che aveva sempre una gomma da masticare in più per te si è completamente ammattito e ha ucciso la moglie, che l’ex sacerdote della chiesa in cui sei cresciuto è un alcolizzato che ha fracassato tre automobili. Vieni a sapere che i genitori del tuo migliore amico, che erano sempre perfetti, stanno divorziando…. Nessuno in America ha una vita normale.” Da America, un diario visivo; Andy Warhol; Donzelli Editore.

La Pop Art, arte di contestazione?

Come già scritto, la Pop Art era la prima forma d’arte che incuriosiva e avvicinava il pubblico di massa in quanto veniva coinvolto in rappresentazioni che facevano parte dell’immaginario collettivo: di Andy Warhol ricordiamo la serie di bottiglie della Coca Cola, le scatole della Brill, della Campbell’s e della Del Monte, l’immagine di un incidente che veniva riprodotta più volte esasperando l’assuefazione al dramma.

Erano opere che probabilmente potevano fomentare o perlomeno far scattare nel pubblico concetti anti-consumistici che avrebbero, alla lunga, destabilizzato il sistema economico americano.

L’FBI è un organismo di polizia federale (al servizio del Dipartimento della Giustizia degli USA) i cui scopi principali sono quelli di tutelare gli Stati Uniti da minacce terroristiche o comunque contrastare preventivamente eventuali crimini che possano scalfire gli interessi economici e politici americani.
C’è un’ampia filmografia, specie quella indipendente, e una gran produzione di telefilm che raccontano delle modalità operative degli agenti dell’FBI. Nel libro “i Files segreti dell’FBI” di Diarmuid Jeffreys; Sperling & Kupfer Editori, vengono spiegate le procedure di indagine che portano non raramente a buchi nell’acqua con spreco di milioni di dollari nonostante gli agenti siano bene addestrati. Nel testo di cui sopra, vengono citate clamorose sviste, si racconta che vengono creati files su soggetti che magari hanno fatto una semplice battuta sul sistema americano. Sia ben chiaro, essendo gli USA una Democrazia, chiunque può fare richiesta all’FBI del proprio fascicolo per sapere se ne ha uno su se stesso, ma nel momento in cui lo fa, se non è uno dei sorvegliati, entra automaticamente negli archivi dell’F.B.I.


Ora, che l’FBI teneva sotto sorveglianza Andy Warhol è un dato di fatto, probabilmente il blitz fatto  in Arizona durante le riprese di Lonesome Cowboy, non era tanto per indagare sui contenuti pornografici del film, ma lo si potrebbe presumere come un avvertimento.

Andy Warhol non era certo un tipo stupido. Dietro la sua timidezza si celava una personalità di grande intelligenza e c’è chi dice fosse uno sfruttatore di situazioni, tirchio, che non pagava i suoi collaboratori della Factory. La fabbrica dell’arte dove per la prima volta l’arte veniva  duplicata in più pezzi, serigraficamente, esaltando miti che guarda caso, furono coinvolti in strane storie. Come Elvis Presley, di cui si dice fosse diventato agente della CIA o Marilyn Monroe di cui non è ancora tanto chiaro se si fosse trattato di suicidio-omicidio la sua morte, e poi ancora John Lennon, che pure ebbe problemi con l’F.B.I. E il ritratto a Mao Tse-tung?  Quanto poteva infastidire l’establishment statunitense il fatto che un’icona comunista potesse essere resa tanto celebre da un’opera?

Il fatto che Andy non abbia voluto testimoniare al processo della Solanas fa pensare.
Perché gli amici raccontavano che pur rimasto scioccato dall’episodio che lo stava portando alla morte, voleva non se ne parlasse più? Perché pensava che la proposta di girare un film su un soggetto della Solanas fosse una trappola della polizia? Poteva forse pensare che, essendo figlio di immigrati ruteni (gruppo etnico tra l’Ucraina, Slovacchia e Polonia) era un soggetto preso di mira in quanto probabilmente comunista e quindi considerato un destabilizzatore del sistema americano? Poteva essere presa in considerazione l’ipotesi che fosse una spia sovietica in tempi di guerra fredda? Le sue opere erano o non erano attacchi subliminali al potere economico americano? Era ingenuamente ironico o la sua sensibilità di artista lo portava consciamente a combattere coi suoi mezzi sputtanando la società dello spettacolo?

Intrighi e ipotesi di complotto contro due "sovversivi"

"Chi ricorda Nikita, il film di Luc Besson? È la storia di una tossica, scheggia impazzita, a cui viene dato l’ergastolo per aver ucciso un poliziotto ma che i servizi segreti francesi le propongono una “vita” fuori dalla cella a patto di diventare una loro killer. Alla fine del film Nikita sparisce, non si sa che fine faccia.
Valerie Solanas era da considerarsi una scheggia impazzita. La vita non era stata tanto buona con lei e la sua esperienza on the road, fatta di alcool e prostituzione, le aveva consentito comunque di laurearsi in psicologia e di avere avuto la grande intuizione di scrivere il SCUM Manifesto, con grande lucidità animalesca.
Andy e Valerie erano due soggetti che non potevano essere graditi al sistema. Sono i cosiddetti "sovversivi". Chi ha un pensiero troppo libero, non allineato, va zittito, diffamato, deriso, ricattato se ci sono elementi. Va eliminato. Internato. Ucciso.

Io, viscido responsabile dell’incolumità di un Paese, cerco di non insozzarmi però le mani. Cerco un capro espiatorio. Cerco di far fare ad altri il lavoro sporco. Trovo magari il modo di ricattare un personaggio scomodo per usarlo a “fini benefici” per la collettività. Ci sono 2 piccioni da togliere di mezzo e possibilmente con una sola fava. So come fare. Avvicino Valerie Solanas e le dico che per aver scritto SCOUM, ha commesso un reato, anzi, un attentato contro la democrazia americana che le costerà caro. Parecchi anni di galera. Però le offro un’opportunità, le dico che so tutto di lei e so anche di quanto odiasse Andy Warhol per il fatto che non la faccia lavorare alla Factory. Le prometto qualche migliaia di dollari e che non andrà mai in galera. Le dico che entrerà in un programma di protezione governativo e non avrà più nulla da temere. E le dico che deve far fuori Andy Warhol. Le passo l’arma e il gioco è fatto.

Il 3 Giugno 1968 Valerie Solanas fu arrestata per aver sparato a Andy Warhol. Una breve perizia psichiatrica la considerò una paranoicia schizofrenica, ciò che a volte tocca a chi decide di collaborare per “una giusta causa”. Valerie-Nikita era stata distrutta. Imbottita di psico-farmaci 
tra una clinica psichiatrica e l’altra.
Negli anni seguenti le femministe più agguerrite l’hanno considerata una martire.

Andy Warhol dopo l’attentato, emotivamente non fu mai più lo stesso ma la sua popolarità continuava a crescere e resta tutt’ora l’artista contemporaneo più amato. O perlomeno il primo che viene in mente quando si dice “arte contemporanea”. I suoi personaggi immortalati con le sue serigrafie sono ancora tra i poster più venduti come il ritratto di Marilyn Monroe.
Non sappiamo con certezza se le sue opere fossero volutamente il mezzo per contestare la società dello spettacolo, l’esagerazione di una civiltà che abbatteva i valori umani tradizionali. Forse era ingenuamente inconscio di ciò che faceva ma potremmo considerarlo in ogni caso un artista utile. Utile in quanto le sue opere erano la porta d’ingresso per la massa affinchè si rendesse conto di dove stesse andando.

Andy Warhol: 1928-1987 
Valerie Solanas: 1936-1988