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TESTI TRADITI - Archivio di Giulio Ripa


Archivio di Giulio Ripa
Presentazione dell'archivio web di Giulio Ripa

TESTI TRADITI ovvero L'UOMO LIMITATO è una raccolta di documenti, messi in archivio da Giulio Ripa negli anni tra il 1980 e il 2013, tirati fuori dal buio del cassetto, dove da tempo reclamavano la luce, per la condivisione in rete.

I documenti (in formato pdf) dell'archivio web sono legati ad alcuni periodi della mia vita, al lavoro o altre attività culturali e sociali
(leggi curriculum vitae).

Ci sono testi scritti di vario genere come il soggetto di un film, canovacci  per la commedia dell'arte, racconti, fiabe, riflessioni ed articoli su vari argomenti come ecologia, energia, tecnologia, salute, scuola, ed altre problematiche sociali.
Nell'archivio è inserita in una pagina web, una sezione dedicata alla mia produzione video.

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TESTI TRADITI ovvero L'UOMO LIMITATO

di

Giulio Ripa


l'uomo limitato

Gli articoli raccolti in questo ebook sui limiti dell’uomo analizzano, nella prima parte, le cause che influenzano il pensiero dell’uomo, partendo dalla sua condizione esistenziale e dalla conseguente modalità di vita che ogni individuo incontra nella sua esperienza del mondo.

In particolare nella seconda parte vengono analizzate le relazioni tra uomo, natura e tecnologia.
Mentre la natura, indifferente alla voglia di vivere dell’uomo, segue le proprie leggi per mantenere l’equilibrio nel suo insieme, l’uomo invece attraverso la tecnologia cerca di sollevarsi dalla propria condizione umana illudendosi di svincolarsi dalle leggi naturali.


Introduzione



Noi individui possiamo rappresentarci il mondo come se tutto dipendesse dalla nostra volontà, ma non dobbiamo dimenticare che ognuno di noi è solo una parte mai separata dal tutto.

Mettere l'accento sulla intersoggettività ci aiuta a superare il concetto dualistico il sé/gli altri, in modo che le interrelazioni tra individui siano espressione del concetto di condivisione dell'essere.

Inoltre accettata una interdipendenza delle relazioni tra la parte ed il tutto, cioè tutte le cose sono collegate tra loro, possiamo dire contemporaneamente che tutto dipende da noi ma anche che noi dipendiamo da tutto.

In una visione non-dualistica della vita cioè di un dualismo risolto, esiste solo una ricerca dell'armonia tra gli estremi compresenti in una condizione di equilibrio dinamico tra loro.

Vedere un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è una metafora che viene spesso utilizzata per scoprire se uno ha una propensione all'ottimismo (bicchiere mezzo pieno) oppure al pessimismo (bicchiere mezzo vuoto).

Intanto non si capisce perché si deve dare un valore assoluto a questa scelta. Nessuno può negare che su alcune cose un individuo può essere ottimista e su altre cose della vita essere pessimista. Tutto dipende su che cosa si deve esprimere l’atteggiamento psicologico del singolo individuo.

Il problema vero di questa metafora però, nasce proprio dal dover scegliere tra due visioni estreme della vita, addirittura opposte. Ognuno deve scegliere tra un atteggiamento positivo oppure negativo verso la vita.

Secondo me l'errore è proprio nell'imposizione di dover scegliere tra due cose opposte.

Infatti, la metafora in questione è una astrazione, che separa le cose da quello spessore allucinatorio che è la realtà.
In effetti noi vediamo contemporaneamente il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Stanno insieme questo e quello.

Imporre una scelta tra due estremi è appunto una forzatura filosofica che nasce da una visione dualistica della vita, che contrappone ad esempio felicità/sofferenza, pessimismo/ottimismo, corpo/mente, soggetto/oggetto, cultura/natura, il sé/gli altri  ed altre dicotomie fino ad arrivare come nel caso della nostra metafora "bicchiere mezzo pieno" o "bicchiere mezzo vuoto".

Solo nella visione d'insieme si manifesta la realtà non semplificata da schemi, colta dal suo contatto con la totalità.
Abbandonando la visione dualistica di questa metafora possiamo affermare che è possibile avere un atteggiamento equilibrato verso la vita che comprende la relazione tra gli estremi superando la separazione tra le posizioni opposte.

Guardando l'immagine di sopra, una persona che cammina su una strada, portando sulle spalle un fusto alle cui estremità sono appesi due secchi, ci rappresenta la possibilità di mantenere in equilibrio dinamico le due entità opposte unite dal fusto.

In definitiva la vita va accettata così come è, una fusione fra gioia e dolore, senza perdersi tra futili ottimismi che creano solo illusioni ed inutili pessimismi che creano solo depressioni.

Io sono dunque penso. Capovolgendo l’ipotesi di Cartesio “Io penso dunque sono” viene meno anche il dualismo tra mente e corpo. Il pensiero appartiene alla realtà intera, cioè contesto e relazioni circostanti del soggetto, che viene continuamente rielaborata dalla mente del soggetto pensante. Non bisogna identificarsi con i propri pensieri ma essere testimoni consapevoli di questo processo che la mente attiva i pensieri.
La realtà è intera, ma la sua manifestazione dipende dall'osservatore che la guarda. Osservata con le lenti dell'illusione (della ragione) si rivela in modo parziale e soggettivo.
Unico modo per osservarla intera la realtà è uno sguardo disinteressato, distaccato, senza illusioni, senza partecipazione, senza tempo, cosmico, dove l'osservatore si identifica con l'oggetto osservato (la vita, la realtà) e tutto le parti si manifestano in un tutt'uno reale nelle sue molteplicità ed opposizioni. Passato e futuro compresenti si accumulano in una storia senza tempo unilineare.

In questa visione della realtà intera, fondata sull'unità degli opposti, corpo e mente coesistono e nell'essere diventano un tutt’uno, dove l’intreccio tra vita vissuta e vita pensata costituisce il percorso d’indagine preferito da quest’oggetto di studio.

Io sono dunque penso implica che la vita vissuta, cioè il modo di vivere particolare di ogni individuo, sperimentando nel tempo sentimenti ed emozioni, condiziona la ragione umana dal primo fino all’ultimo istante di vita.

La vita pensata (coscienza) dove si percepisce l’essere in sé, cioè il modo di pensare riconducibile alla propria esistenza nel mondo, è condizionata dall’aspetto particolare “dell’esserci” come vita vissuta.

Il problema è quello di uscire dall'idea dell'individuo che si autodetermina solo in base a criteri razionali:
gli individui sono fatti dalle relazioni che intrattengono, dal contesto da cui emergono.


Il condizionamento della vita vissuta sulla vita pensata e la inevitabile fragilità della vita stessa provocano illusioni o autoinganno che inconsciamente servono ad ognuno di noi per reagire alla difficoltà di vivere.

La debolezza umana con tutte le sue miserie è il risultato di un’assurda condizione esistenziale che l’uomo fa fatica ad accettare per vivere in modo consapevole e cosciente. In questo senso l’uomo è un uomo limitato.



I links seguenti si collegano ad alcuni documenti (in formato pdf) presenti nell'archivio web:
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