PARROCO

 

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Nell'Ottocento a Dalpe il parroco era spesso un dalpese. Si veda l'elenco in Mario Fransioli, "Dalpe", p. 231. Il che spiega anche certe elezioni all'ultimo voto come nel caso riportato qui sotto.

Nomina del parroco: una elezione combattuta.

27 luglio 1851, l'"assemblea patriziale del Comune" si trova di fronte una dura scelta: don Pietro D'Ambrogio, l'attuale cappellano, o don Felice Gianella, "cherico studente" del 4° anno di teologia nel seminario arcivescovile di Milano? Sono 67 i presenti all'inizio, ma la votazione finisce 33 a 33, "essendosene rittirato uno dall'assemblea".

La nomina è dunque rimandata ad una prossima assemblea. Se ne riparla a fine dicembre 1851, ma io non riesco a capire niente nel resoconto. Dall'elenco summenzionato di M. Fransioli deduco tuttavia che tra i due litiganti abbia finito per godere un terzo, visto che parroco dal 1851 al 1854 risulta essere don Carlo Fransioli-Ignazio, al posto di Eugenio Guzzi di Rossura (1843-1851). Una buona scelta, a giudicare da quanto segue.

Legna e letame al parroco "onde non ci abbandoni"

21 marzo 1854, la municipalità, sentita la commissione ad hoc recatasi da don Carlo "a pregarlo onde non ci abbandoni", riconvoca l'assemblea, con la proposta di offrire al signor curato una cadola di legna  per ogni vicino, "la grassa o concime per l'orto o campo" e altre concessioni che si riterranno opportune per indurlo a restare.


26 marzo 1854, l'Assemblea comunale non solo approva la "cadola di legna per ogni fuoco" (nel senso di nucleo domestico) e "il concime per l'orto o campo sopra la casa del signor currato", ma va oltre. Qualcuno deve aver proposto di dare a don Carlo anche del burro di Geira, Lambro e Morghirolo. L'assemblea decide tuttavia "ad unanima maggioranza" che "invece del buttiro che danno le tre alpi, cioè Gera, Allambro, Morghirolo sia dato una forma di formaggio per ciascun alpe a sua discrezione" al parroco ogni anno, "fino a tanto che starà a Dalpe e non ai successori".

9 agosto 1854: il formaggio non è bastato, a quanto pare,  per convincere don Carlo a rimanere. Da questa seduta municipale si apprende infatti la rinuncia del parroco, andato se ho ben capito a Faido, "per cui la cura si trova vacante". Dall'elenco citato di M. Fransioli risulta che l'amato prete è stato in seguito sostituito da don Pietro D'Ambrogio (1854-1869), il cappellano che abbiamo già incontrato in precedenza. Questi dev'essersi fatto subito apprezzare a sua volta, donando il terreno sul quale, ancora nel 1854, è inaugurato l'attuale cimitero (->COSTRUZIONI).