Le primarie delle Idee per il Partito Socialista

Riflessioni a margine del convegno tenuto ad Ariano il 19 novembre 2007

Tags: Socialismo Europeo, Bettino Craxi, Amartya Sen, Giustizia, Libertà, Partito Democratico

Cari Socialisti di Ariano,

ho assistito con immenso piacere al convegno dedicato alle Primarie delle Idee per il Partito Socialista. C’è sempre una bella atmosfera e rivedo i volti che ricordo da sempre, fin dalla mia adolescenza, di persone che penso abbiano vissuto la militanza con sincerità e dedizione, penso anche senza grossi ritorni in termini di favori o privilegi politici. Me lo auguro quanto meno.

Ma non è questo il punto. Ho apprezzato particolarmente gli interventi di Giovanni La Vita e del  giovane Nicola Carchia. Entrambi, nelle loro oneste e sincere relazioni, hanno fatto riferimento ai problemi sociali che da sempre sono il cavallo di battaglia di qualsiasi forza socialista.

Mi è piaciuto molto il riferimento alla storia secolare del Partito Socialista in Italia, al ruolo determinante che ha avuto, nel bene e nel male, nel definire il percorso dell’Italia fino ai nostri giorni. Fino ai nostri giorni appunto. Penso che nella storia del socialismo italiano un posto importante lo abbia comunque Bettino Craxi. Ma non so perché, nessuno lo ha ricordato.

Nonostante Tangentopoli, nonostante la vicenda triste dell’esilio io che non ho mai amato Craxi nutro nei suoi confronti una grossa simpatia umana e politica.

In fondo ha incarnato in pieno gli anni Ottanta che, a mio avviso, non sono stati cosi male come tutti vogliamo ricordare. Sono stati anni di grosso fervore imprenditoriale e culturale, che hanno visto l’affermazione a livello mondiale di nomi dell’imprenditoria italiana. La politica di quegli anni, contrariamente a quanto si creda, ha avuto un ruolo duplice. Certo ha sperperato risorse e creato corruttele, ma anche ha creato un clima di fervore e di voglia di fare che certo ha dato i suoi frutti positivi. Un grosso merito alla dirigenza socialista di quegli anni.

I tanto mitizzati anni Settanta hanno sempre avuto la violenza come elemento intrinseco dell’agire politico: violenza fisica, violenza verbale, scontro politico duro e puro. Un’Italia cupa e triste ben lontana dal perseguire gli obiettivi ambiziosi che, nolenti o volenti, l’Italia di Craxi invece sarebbe divenuta capace di porsi ed in qualche modo anche di raggiungere.

I Socialisti hanno avuto il merito storico incontestabile di introdurre in Italia all’interno delle relazioni sindacali il concetto di merito e di aver provveduto a sdoganare presso certa classe politica  dogmatica (non necessariamente comunista) il concetto di rischio e di imprenditorialità, come fattori fondamentali senza i quali non esiste alcun percorso di crescita e sviluppo. Certi settori che ancora oggi sono il fiore all’occhiello dell’Italia si sono sviluppati e consolidati proprio in quegli anni di craxismo, nella Milano da bere che certo ha alimentato molte corruzioni ma anche molte legittime ambizioni. Oggi una forza socialista deve recuperare quella favolosa lezione, certo cercando di tralasciare gli errori commessi. Detto francamente, una forza socialista ha bisogno di un leader forte e carismatico: vedo in giro oggi molta mediocrità e poca voglia di cogliere ed interpretare la modernità nelle sue favolose opportunità.

 

C’è all’inizio del secolo Ventunesimo la necessità di ricucire non solo le relazioni sindacali e di ridefinire i diritti di cittadinanza di tutti noi, c’è anche la necessità anche  di rimodulare i doveri di cittadinanza in una società italiana complessa e plurale dal punto di vista culturale e religioso, dove il futuro passa necessariamente attraverso la tolleranza nei confronti anche delle forze della Tradizione.  C’è da costruire una identità politica, sociale culturale del Socialismo Europeo che, al di là dei proclami altisonanti, rimane per i più lettera morta. Rifancedomi al concetto di Pluralità di Identità, sviluppato dal Premio Nobel per l’Economia  Amartya Sen nel suo favoloso Globalizzazione e Libertà del 2003, penso che una forza socialista europea debba  definire e difendere i diritti dei lavoratori in quanto lavoratori europei mobili all’interno del mercato del lavoro europeo. Tutto questo processo è ben lungi dal venire: negli ultimi anni si sono affermati i diritti globali del capitale ma quelli del lavoro penso devono essere ancora compresi.

Urge un nuovo patto culturale fra forze diverse che solo una forza socialista moderna può facilitare e catalizzare. La necessità, come sottolineato nel convegno dall’onorevole Schietroma, è quello di prendere necessariamente i voti. Ed i voti si prendono non solo se si è una macchina da guerra elettorale, ma in special modo se si hanno delle proposte forti ed autorevoli attorno le quali costruire il consenso. Tutto sommato ho ancora una visione culturale e non elettoralistica della Politica.

Lo scenario per incrementare la propria forza elettorale non è dei piu facili: da un lato si è  schiacciati da un asfissiante e dogmatico Partito Democratico e dell’altro dalle macerie di una Casa delle Libertà che non riesce più ad interpretare al meglio le istanze non solo dell’alta, ma anche della piccola e media borghesia produttiva vera colonna portante dell’economia italiana.

I Socialisti oggi hanno la possibilità di rientrare in gioco alla grande ma devono in qualche modo farsi portavoce non solo di istanze radicali, ma anche di istanze di forze sociali e culturali un po’ più moderate, che fanno comunque riferimento all’Equità, alla Giustizia, alla Libertà.

La lezione importante del secolo che stiamo vivendo è che in fondo anche le forze del progresso non possono rinunciare a procedere con moderazione, pena un dogmatismo progressista che certo non può aiutare la Sinistra a crescere in consensi ed in unità al suo interno. Del resto il Ventesimo Secolo lo ha insegnato: le chiusure ideologiche delle diverse forze della Sinistra hanno ritardato i processi di emancipazione culturale e sociale proprio di quelle forze lavoratrici che si voleva difendere.  L’unica strada per riaffermare il valore di certi diritti di chi lavora non è la corsa al centro, di cui il PD è la testimonianza vivente, ma è l’unità delle forze di Sinistra, ma sono 100 anni che in Italia le forze di Sinistra si dividono e si combattono fra di loro. Forse, almeno in Italia, è ormai troppo tardi per portare avanti questa battaglia.