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Il grido-romanzo

pubblicato 29 ott 2015, 11:54 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 30 ott 2015, 04:30 ]

https://sites.google.com/site/biostoriapalestra/_/rsrc/1445606963000/home/metodo/sistema-a-influenze-echi/Il%20Grido%201994%20p.png


La chiave di lettura: Il grido è l'effetto 1 che attesta l'atto di nascita, aprendo al respiro quale presa storica del ritmo vitale di abitante della Vita.



Antonia Colamonico

Il grido

Folata di pensieri in forma scomposta

© Il filo. Bari, 2011


La lirica, scritta nel 1994,   il titolo al romanzo IL GRIDO che può essere letto come il vigneto dei pensieri che da quei lontani esili virgulti hanno dato forma alla trama spugnosa della visione eco-biostorica. Antonia Colamonico


I fatti  narrati, sono frutto di pura invenzione. L'autrice, attraverso un intreccio di storie e di personaggi, verosimili, ha voluto creare un gioco di finestre sulle scelte storiche e sulle logiche della presente Epoca. Ogni narrazione è una trama, uno stralcio di apparente verità che apre ad un'altra storia e questa ad un'altra ancora.

Il gioco d'intrecci di echi e di pensieri che assumono la naturalezza del respiro, vuole dare spazio ad una forma nuova di romanzo, in cui non è il narratore a creare le connessioni a trama unica, ma lo stesso lettore che, con una grande libertà di accesso alla lettura, potrà ricucire e dare ordine a queste folate di pensieri e parole in forma scomposta. L'intento è quello di far fare al lettore un esercizio di "esperienza cognitiva" di un'organizzazione frattale, a spugna, di realtà, letta come un fitto reticolo di nodi-eventi storici e di trame echi-immaginativi che generano i vuoti e i pieni di un tessuto spugnoso. Per comprendere il tipo di operazione metodologica adottato, si consiglia di visitare il sito di Biostoria, la scienza & metodo dello sguardo che fa sfondo-nicchia al romanzo. Più il lettore si sentirà coinvolto nelle narrazioni e più l'autrice sarà riuscita a dare corpo di realtà ai tracciati della sua immaginazione. (link)

 




Il grido è l'inizio della vita che apre al respiro


Da un po' di tempo mi stava accadendo una cosa strana, prima di addormentarmi, visualizzavo una serie veloce di scene, come delle porte che si aprivano e si chiudevano, con delle sagome umane. Una sera fu così forte la percezione che iniziai a preoccuparmi: - Era, invece, solamente la mia mente che si era già messa in moto e mi stava mostrando il modo come strutturare il nuovo lavoro. Non so se a voi succeda, ma quando sto per scrivere mi capitano delle visualizzazioni che mi aprono a quelle trame che poi andrò a raccontare. Penso che noi sperimentiamo prima con il corpo e poi con il pensiero. Quando questo accade la scrittura assume una forza maggiore, un'aderenza più grande alla realtà che si mostra ai nostri occhi in tutta la sua complessa bellezza. In Il grido ho voluto creare un disordine di situazioni e tempi con dei personaggi appena abbozzati, che entrano ed escono da un groviglio di trame. Alcuni si incontrano, altri no. Il tutto può essere letto come un viaggio nella psiche che si nuove in uno spazio-tempo difforme da quello della realtà definita oggettiva: - Come se fosse una psiche trasversale che parla a sé di tutto. In questo tutto ho cercato di superare le divisioni di una logica a discipline scollegate, priva di interferenze di significati che rendendo schizati i saperi, li condanna ad essere estranei. In tale vecchio modo d'organizzare la coscienza colgo una "diffidenza" mal celata che rende aggressive le comunicazioni, oltre che incapaci a rendere lo slancio vitale della dimensione dell'incontro. Come dico in queste pagine è nell'incontro che si crea quella “scaglia” di tempo presente, così fragile, così vera e unica che rende possibile il rispecchiarsi e l'attraversarsi l'un l'altro. ... Antonia Colamonico, Premessa


Il grido: folata di racconti



Antonia Colamonico


Il grido


Folata di pensieri in forma scomposta

Il filo. Bari, 2011


orditi di trame

Carta di navigazione


1° Ordito

"ancora le parole... parole vecchie e nuove” Gioco a tessere pagine nuove sui fili antichi. Anch'io ho voglia di tramare i grovigli dei tuoi pensieri.

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Agnese Enrico Elena Carmen e Agnese Alessandro Mario Reginae Rachele Agnese2 Agostino Elena2 Regina e Sonia Luca Cristina Alessandro2


2° Ordito

Continuità dei tempi... il bandolo” Tra le ombre di una ragnatela smossa l'ago, paziente riportava da una stoffa antica la traccia di una presenza

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Enrico Agnese Giulia Cristina Mario Giacomo Agostino Enrico2


3° Ordito

"Il dono... la porta ” Misuravo le stanze della mia memoria, parete per parete. Appendevo le pagine delle mie consapevolezze, ad una a una. Spingevo i divani delle mie comodità angolo per angolo...

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Giacomo Cristina Alessandro I profughi Luigi Rita Sandra e Agnese Agostino


4° Ordito

"Fu così che l'abito vecchio cadde sopraffatto da quella duale dimensione ” … col suo occhio in negativo tutto imparò sulle miserie e sulle povertà, sulle delusioni e sugli inganni, sui tornaconti e sulle uccisioni

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Ed altro. - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Cristina Alessandro Mario Irene Rachele Caterina Elena Carmen e Agnese


5° Ordito

"Ordine del Caos... perdita del Tempo... ” Vorrei essere la chiave della perdita del tuo tempo. Vorrei essere il tuo sogno.

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Le filastrocche di Spazioliberina. - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Luca Alessandro Enrico Agnese Agostino Cristina Cinzia e Isabella


6° Ordito

"Cambiamento di stato... essere colore.” Voglio sfondare le linee e gli angoli, le strutture e gli schemi, essere io punto..

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Le filastrocche di Spazioliberina. - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Regina Eleonora Ernesta Agnese Luigi Enrico Cristina


7° Ordito

"I diversi mente... cuore...” Non interrogare la fredda mente se vuoi la vita, essa potrà darti solo versioni di mondi, non il Mondo

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Le filastrocche di Spazioliberina. - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Agnese e Giovanni Mauro e Agnese Salvatore e la “Famiglia” Alessandro Alessio e Agostino Cristina


8° Ordito

"Trasmissioni... giochi di intese. ” Ho steso in ogni stanza i fili delle parole... per schermare l'ombra dei tuoi timori.

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Enrico Agnese Marcello Cristina Caterina


9° Ordito

"Voce ai silenzi... Ricami di voli ” Nella notte... Orditi non gridati si tendevano alle bigamie dei pensieri per essere intessuti, come voci dei silenzi, nelle trame di poesie non ancora nate.

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.


Personaggi in ordine di apparizione

Domenico Angela Rossana Mattia Cristina Giacomo



Mappa Personaggi


Agnese, lo sguardo nella coscienza - Enrico, lo scienziato in crisi - Elena, la moglie di Luigi - Alessandro, la coscienza scientifica - Mario, l'informatico in crisi - Agostino, la coscienza religiosa - Luca, la vittima del dolore - Cristina, la coscienza bambina - Giacomo, la coscienza del vuoto morale - Luigi, lo schiavo del sistema a “logge” - Eleonora, la figlia di Giulia e Luca - Domenico, il figlio di Giulia e Luca - Mauro, amico di Agnese - Giovanni, ingegnere informatico - Mattia, la vittima del vuoto esistenziale - Carmen, l'amica di Agnese - Regina, la fidanzata di Alessandro - Giulia, la moglie di Luca - Caterina, l' infermiera di Giulia - Ernesta, l'infermiera - Rita, l'amante di Enrico - Profughi, le vittime dei confini - Sandra, l'architetto - Irene, l'amica di Regina - Rachele, il capo-ufficio di Regina - Cinzia, la ragazza madre - Angela, la sorella di Giulia - Salvatore, l'uomo della “Famiglia” - Marcello, l'editore - Rossana, l'accompagnatrice - Corpicino senza respiro, la tragedia storica



© 2011 - Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -




Il biostorico come figura di studioso della dinamica vitale,  ha uno sguardo differente, rispetto allo storiografo-ricercatore tradizionale; il quale osserva una dinamica dei fatti, ne analizza le successioni temporali, ne valuta le ampiezze dei campi di ricadute, ne verifica e interpreta le fonti-sorgenti, ne pesa le veridicità, le periodicità... per poi fare prendere a quell'insieme di vissuti, una trama-indirizzo a tessuto-disciplinare, da impiantare nella visione di realtà, da porgere così vestita alle generazioni future:
  • Nessuna azione nasce, priva di una proiezione di futuro, essendo questo il nodo-cardine da cui prende peso-valore la risposta-azione a tempo presente.
Il biostorico all'attenzione ai fatti, aggiunge un ulteriore campo di lettura, quello delle coscienze che muovo quei fatti.

Il suo è un occhio-mente a  due fuochi, a due versi-campi d'osservazione:

  • da un lato c'è un movimento fattuale che destabilizza gli stati dei sistemi in un tempo reale.
  • Dall'altro c'è una molteplicità di mentalità-coscienze con un'armonica di stati d'animo, a differenti gradazioni, che fanno da cassa di risonanza degli echi storici passati-futuri, per cui l'osservatore dalla mentalità biostorica, mente misura la portata storica di un accadimento, ne vaglia l'immagine-proiezione nella coscienza di chi agisce o subisce la risposta (meta-posizione).
Ogni scelta è un atto cognitivo che dà visibilità ad un immaginato. Ogni mentalità-identità può essere letta come il campo-contorno dell'affiorare di una risposta-fatto. Il limite dei telegiornali, ad esempio, è descrivere gli avvenimenti, sradicandoli dalle trame dei passato-futuri che fanno da solchi, come nell'aratura di un terreno, ai fatti-semi; per cui ogni fatto assume la dimensione di una bolla d'aria che si crea e scoppia, senza una relazione col passato o col futuro. Si hanno così le narrazioni di sequenze a fatti, snaturati  dai contesti:
  • Un delitto non nasce una mattina x, in una città z, ad opera di un uomo y, che in un momento b, si è trovato a passare nella strada k... ma è il risultato di una molteplicità di eventi-madre che lo hanno preparato e proiettato in una molteplicità di eventi-figli dei tempi-spazi futuri. Il caso è solo un limite di lettura dell'occhio narratore.
La frammentarietà di narrazione dei TG è solo un'impronta di lettura che il giornalista dà, per creare un effetto sonoro, per catturare l'attenzione di una famiglia che sta pranzando; non è una ricostruzione storica degli eventi della giornata, ma solo un rumore. Dietro ad un furto o un omicidio, dietro una protesta o una discussione parlamentare, c'è tutto un intreccio rappresentativo di situazioni a multi sguardi che restano area del silenzio. Tale area è quella privilegiata dall'osservatore biostorico che usa i fatti, quasi a pretesto per poter indagare e mappare i paradigmi da cui scaturiscono i nodi storici che danno il verso-indirizzo ai fatti.

Il campo di lettura, quindi, si allarga e include i detti e taciuti, i fatti e gli scartati, i voluti e i negati... da qui nasce la visione a spugna:
  • Il nodo chiave è la consapevolezza che ogni risposta alla vita, nasca da una mentalità di contorno-matrice alla risposta, per cui nel mettere a fuoco un'area di crisi o di benese storico, l'attenzione risulterà focalizzata e allineata necessariamente non solo lungo le traiettorie delle realizzazioni o reazioni, ma anche dei quadri di aspettative e di immaginazioni a cornice del gioco dei fatti.
  • Dietro ogni risposta storica c'è un pensiero/cuore che tra tante possibilità di possibilità, ha selezionato quella particolarità da porre a radice-fatto di una molteplicità di effetti derivati, che con effetto domino, scomporranno la realtà di quel dato tempo-spazio (nicchia) e l'apriranno alle nuove traiettorie delle future scelte, che resteranno per sempre vincolate a quel tempo o.
I
l grido, scritto nell'arco di un mese nel 2011, nasce da tale consapevolezza, è vuole essere uno spaccato di vite, di quotidianità spicciole, per  intessere un gioco caleidoscopico, di messa a fuoco di una molteplicità di stati d'animo, elaboratati intorno a dei fatti dalle ampiezze differenti, che in questa narrazione biostorica, fanno loro da contorno alle aspettative-ansie-speranze dei vari personaggi che ragionando sul significati dei perché e dei come, avvolgono i fatti in quel respiro primordiale che apre alla vita.

La narrazione ha un differente canovaccio  espositivo, rispetto ai saggi-quaderni, sono veloci sequenze che aprono-chiudono le varie scene, come una molteplicità di fotografie, disposte in ordine non cronologico e con una veste a finestre, che richiamano l'ordine dei racconti Ed altro (1993-1994) per cui il lettore dovrà necessariamente misurarsi con la sua curiosità a voler aprire-chiudere gli spazi narrativi e a sapere ricucire le trame che prenderanno spessore-ordine in relazione ai suoi viaggi di lettura.

Vuole essere Il grido un esempio di romanzo svincolato dalla struttura a libro.  E per chi avrà voglia di leggerlo e giocare ad aprire e chiudere le finestre-maglie, va il mio grazie.

Nella democrazia dello sguardo-mente non si impongono le letture, ma si porgono come folate scomposte, fogli sparsi, tracce di seminati che aspettano di essere raccolti e sistematizzati dallo guado-mente del destinatario che assume un ruolo attivo nella narrazione medesima.

 

Ogni scrittura è un seme e ogni lettore è un campo, in cui quel seme mette radici aprendosi alle nuove gemmazioni e fioriture.


Acquaviva delle Fonti, 29 Ottobre 2015
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