Il paradosso della responsabilità civile del magistrato.

pubblicato 14 mar 2011, 02:25 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 25 feb 2015, 04:44 ]

Antonia Colamonico (biostorica)



La nuova proposta di legge sulla Riforma della Giustizia aprirà, nel dibattito parlamentare, alla responsabilità civile dei magistrati.

Da molto si parla di errori giudiziari che vanno a ledere la salute mentale e morale di imputati che vedono la loro figura infangata da inchieste e processi che speso sono delle forzature giudiziarie di magistrati troppo ligi alla legge e inclementi all'uomo.

  • Chi non ricorda il caso Enzo Tortora, che segnò fortemente la salute del giornalista, tuttavia dandogli una volta assolto una connotazione morale ancora più elevata, da essere ricordato come una delle figure più importanti del giornalismo italiano!

  • Chi non ricorda il bellissimo film di Alberto Sordi “Detenuto in attesa di giudizio”!

Da biostorica mi piace sottolineare che lo scopo di uno Stato di Diritto è quello di garantire una parità di trattamento dei cittadini, indipendentemente dagli stati di ricchezza/povertà e di potere sociale, di fronte alla legge. Inoltre con esso si vuole fare della legge la garanzia dei rapporti interpersonali che spesso sono soggetti a clientele e imposizioni, in cui vige la legge del più forte.

La Magistratura come Ordinamento Costituzionale, si pone come un'organizzazione indipendente dai poteri del Governo e del Parlamento, direttamente tutelata dalla figura del Presidente della Repubblica che è il garante biparte, eletto dal Parlamento. Essa per poter essere libera di esercitare le sue funzioni e svolgere il suo ruolo storico e civile, deve essere considerata una forza democratica indipendente dalle logiche politiche ed economiche.

Cosa sta avvenendo in Italia, che a seguito di un affollamento di reati si sono allungati i tempi processuali, con molta gioia dei colpevoli e molta sofferenza degli innocenti che si vedono lesi nella loro dignità a dimostrare lo stato di innocenza.

Nella prassi dell'esercizio dell'avvocatura c'è la tendenza con rinvii e rimandi a rendere interminabili le cause, costume questo che spesso mira a quelli che potrebbe essere i benefici di un probabile condono, di un'eventuale amnistia, per impossibilità di gestione dell'intero apparato giudiziario.

Quante volte nei condoni sono stati legittimati gli abusi edilizi e quante volte l'abuso è stato implementato da ingegneri consenzienti che auspicando l'arrivo di un condono, andavano contro tutte le leggi di vicinato. L'aver abusato ha generato nella logica comune di cittadino che tutto sia possibile e tutto si possa risolve avendo la pazienza di prolungare i tempi delle controversie, con grande gioia degli avvocati che vedono gonfiarsi gli onorari.

In molti oggi si lamentano per la litigiosità e la disonestà stratificata della società civile, in più parti si auspica una giusta sentenza, proporzionata alla colpa; ma di fatto c'è un'attitudine diffusa ad essere prepotenti, arroganti e disonesti, se non nelle grandi cose, nelle piccole cose che tuttavia intasano le sedi giudiziarie.

C'è una logica comune che sostiene:

  • tanto poi nessuno va in galera e nel caso qualcuno ci dovesse andare, il tale avvocato troverà un cavillo plausibile per far uscire di prigione, senza il bisogno di dover scontare per intero la pena! L'utile che ne viene è superiore alla possibile condanna!

Un simile modo di ragionare spaventa l'onesto, ma non di certo il disonesto (di(s)onesto), che nella sua coscienza ha scisso l'onesta in piccole frazioni di sotto-onesta che aprono ad un sotto livello di morale; non è un caso che si dica che la migliore forma di menzogna è dire la mezza verità.


Per definizione, l'imputato si ritenere innocente fino alla sentenza che ha ben tre gradi di giudizio. L'essere considerato innocente, sino alla condanna definitiva, non preserva dall'essere sbattuto come un mostro in prima pagina. Spesso i giornali e le TV per assenza di idee e di politiche giornalistiche, utilizzano come notizia eclatante dei singoli fatti di cronaca, ad esempio il caso dell'omicidio di Avetrana che è stato condito in mille salse o quello del delitto di Perugia di cui si crede di sapere di tutto e di più, della stessa magistratura.

Questa trovata giornalistica del fango, come direbbe Roberto Saviano, non si interroga se l'imputato sia innocente o meno, poiché tutti sono presi dal fatto in sé che seduce con le logiche del pettegolezzo e del guadagno dell'opinionista, il quale divenendo il tuttologo, ad ogni passaggio in TV, porta a case un bel po' di soldini.

Oggi non si ha il pudore di tacere, di fare un'area di silenzio intorno al fatto per pudore nei confronti di vittime e per difendere l'eventuale non colpevolezza di un imputato che giustamente viene indagato, nel caso di elementi incriminanti che vanno tuttavia dibattuti.

Oggi il paradosso che si sta attivando è che invece di cambiare la cattiva abitudine del gridare nelle piazze virtuali, di condannare per partito preso, di divorare mostri che solleticano nascoste perversioni, si vuole condannare il magistrato che nell'eventuale prova di innocenza, abbia fallito nell'impianto e nell'arringa accusatoria.

Se dovesse passare la proposta di legge, da un prossimo domani ogni dichiarato innocente si troverà nella condizione di poter richiedere un giudizio di colpa del magistrato adducendo una probabile forzature accusatoria.

A guarda bene il magistrato nel pieno esercizio della sua attività indagatrice, deve tenere conto sì dell'innocenza presunta dell'indagato, ma anche del fatto che il dimostrarlo è competenza della fase di processo. Se lo stesso magistrato che sta riscontrando degli apparenti illeciti, dovrà assumersi la responsabilità in una eventuale dimostrazione d'innocenza, allora non ha più senso la sua azione che non può essere l'effetto di una causa, cioè un dopo di un prima:

  • Storicamente e logicamente parlando si crea un pasticcio temporale che rende paradossale la pretesa di responsabilità civile del magistrato in caso di innocenza, su un qualcosa che non essendo ancora stato  dibattuto, è per definizione soggetto a confutazione.

Cerco di essere più esplicita, l'indagine non è altro che una raccolta di indizi sui quali viene avviata un'istruttoria che poi se ritenuta valida, è portata in giudizio. Nella sede del giudizio si apre il dibattito con il gioco dell'accusa e della difesa che avvallerà o avverserà la tesi di colpevolezza.

Se il Magistrato sarà chiamato a rispondere con il privato patrimonio ad una eventuale dimostrazione di innocenza, allora egli sarà, a monte, impossibilitato a procedere nell'indagine da un vizio logico che rende problematica e a-temporale la sua azione:

  • se l'indagato riuscendo, giustamente, a dimostrare la sua estraneità ai fatti, potrà richiedere all'accusatore un indennizzo, la stessa istruttoria è allora un non luogo a procedere, dato che il magistrato dovrà rispondere di un dopo non ancora attuato e dibattuto.

  • Cade così tutta l'impalcatura giudiziaria e si aprono scenari di forte ingiustizia.

Oggi tanto ha senso avviare l'istruttoria e il processo, perché c'è un giudizio futuro che dopo un approfondimento dibattuto, in cui si potranno reperire nuove questioni, nuove perizie e nuovi indizi, darà ragione o meno all'indagine istruttoria.

Leggendo tra le pieghe, il legislatore nel voler  tutelare gli innocenti, finirebbe con il dare ai colpevoli una nuova possibilità di farla franca. Sotto il profilo storico capita spesso che le buone intenzioni che portano ai modi muovi, finiscano con l'essere le cattive consigliere di disastri epocali. Si pensi alla Convocazione degli Stati Generali che voluta dall'aristocrazia per una politica tributaria, poi di fatto innescò la Rivoluzione Francese.


Nella discussione parlamentare necessitano delle grandi competenze logiche, l'arte del governamento richiede delle strutture mentali complesse che facciano visualizzare sotto molteplici angolazioni gli stati futuri delle ideazioni. L'essere Governante richiede una lungimiranza ideativa, una correttezza morale e delle competenze amministrative, giuridiche, istituzionali... e non solo l'essere affigliato ad uno schieramento politico.

Non tutti sviluppano la stessa spugna mentale un po' per fattori genetici, un po' per entroterra culturale, un po' per pigrizia mentale e se le menti non sono in grado di elaborare le medesime corposità ideative, nell'azione del governare non si può prescindere da un alto livello cognitivo.

Con rammarico si deve ammettere che oggi, in un momento storico così difficile per la vastità con cui si stanno interconnettendo le politiche globali, non si è dato, in Italia, valore alla corposità del fare cultura che richiede una grande familiarità con l'astrazione, la proiezione e la traslazione dei concetti e dei sistemi immaginativi che aprono alle nuovi visioni storiche. Non tutti i soggetti hanno le medesime capacità, per cui se non si hanno le geografie mentali complesse, difficilmente si riusciranno a capire in tempi brevi i cambiamenti a medio e lungo termine. Il non capirli determinerà una cecità cognitiva, funzionale all'ingovernabilità, che aprirebbe alle tirannie e alle invasioni.


Se i tempi della magistratura, oggi, sono lunghi allora:

  • Si puniscano le lungaggini cavillose degli avvocati, che possono pagare di persona per vizi di procedura nell'avvocatura.

  • Si dia spazio a nuove assunzioni, andando incontro al disagio giovanile, per snellire la mole processuale.

  • Si creino delle procedure più snelle per casi di scarsa importanza civile e penale con ammende, senza aprire istruttorie processuali.

  • Si migliorino gli stati degli stabili fatiscenti e le aule di udienza che sono delle vere caricature di giustizia.

  • Si impedisca alle televisioni di speculare sui processi in atto, dando un tempo massimo di trasmissione.

  • Si implementi il fare e l'agire, il progettare e l'immaginare e non il ghettizzare con un capro espiatorio che lavi le private e personali incompetenze.



(Arresto di Enzo Tortora)

Certo chi si trova a cadere nelle mani della giustizia da innocente non può non essere turbato e leso nella sua onesta, ma si chiama giustizia proprio perché è data la dimostrazione d'innocenza che come fu per Tortora darà una maggiore dignità all'imputato, certo nessuno potrà ridare il tempo perso nella difesa, ma questo vale per tutti i casi della vita.

Quello che mi preme far comprendere è che se si attacca la libertà dell'indagare con il bubbone dell'attacco al patrimonio personale, avverrà quello che di fatto già avviene nella scuola e che nessuno dice:

  • il 60/100 assicurato a tutti per non incorrere in problemi pecuniari per un eventuale rigetto della bocciatura all'esame di maturità, da parte del TAR;

  • rigetto che legittimando una nuova sessione speciale d'esame, porrebbe la responsabilità economica della Commissione e del Presidente.

  • Naturalmente questo rischio di spesa che andrebbe ad incidere sui bilanci familiari, già poveri di per sé, rende farsa l'esame e incivile la scuola con la relativa preparazione, poiché tutti sanno che saranno tutti promossi.

Se il magistrato inizia ad aver paura della sua azione, perché dovrebbe procedere nell'esercizio della sua funzione; se un Borsellino o un Falcone fossero stati resi timorosi nel procedere, forse sì non sarebbero morti, ma certo non avrebbero smagliato le trame della mafia.

Il grido di innocenza tutelata e risarcita è sul piano della carta politica una bella mossa che raccoglie consensi, ma su quello della legalità civile una trappola che andrebbe a dare più valore all'inganno e alla disonestà, che di fatto verrebbero istituzionalizzate, disgregando a lungo termine la stessa funzione di Stato.


Bari, 13 Marzo 2011.





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