Essere un puritano non offesa, ma virtù storica.

pubblicato 17 feb 2011, 04:19 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 6 mag 2016, 06:05 ]




Essere un puritano non offesa, ma virtù storica.



Antonia Colamonico (biostorica)



In questi giorni di babele mediatica intorno alle abitudini di casta “a luci rosse” si sta diffondendo con un tam, tam l'idea che sia in atto una crociata puritana che con una logica bigotta e perbenista vuole moralizzare e purificare il comune senso della morale, aprendo al fondamentalismo cristiano

Data la sfumatura "maligna" attribuita al significato della parola, necessita rileggere il termine puritano, posizionandolo nella sua nicchia storiografica di appartenenza, poiché come sostiene il fisico della mente Ignazio Licata, “ogni paradigma è in relazione con il suo paradogma”, in sintesi ogni idea è in relazione con la realtà storica in cui nasce. Allora necessita riscoprire il quadro storico in cui apparve per la prima volta il temine, per valutarne a pieno il significato:

  • Chi furono i puritani?
  • Quale fu la loro azione politica?
  • Quale il contesto storico da cui nacque il loro processo riformatore?

Essi erano dei liberi pensatori, riformisti, che nel 1600 iniziarono a chiedere al governo inglese di porre la legge a tutela delle relazioni sociali ed economiche, in un periodo di soprusi. Partirono nella loro azione politica da una rilettura della morale cristiana, basata sul rispetto delle leggi, date a Mosè con le due tavole dei comandamenti e successivamente sintetizzate nell'etica cristiana con la relazione d'amore, come gratuità della vita, a principio sociale.

Essi videro le basi dello Stato Moderno nei due precetti:

  • Ama il tuo Dio come te stesso.

  • Ama il tuo prossimo come te stesso.

A premessa di questi due concetti-cardine della morale cristiana, i vangeli indicavano la dimensione dell'ascolto che per loro diventava la propensione dello Stato. L'ascoltare come la facoltà a mettersi nella disposizione mentale di ricevere dal campo (dio, l'altro, se stessi) tutta una serie di informazioni sugli stati di sofferenza o felicità, per creare una società più giusta e più vicina a quel paradiso in terra, profetizzato da Isaia.

I puritani, partendo da una rilettura dei testi sacri, posero a base della loro azione politica, sociale ed etica il bisogno di costruire una sistema sociale aperto alle necessità di tutti indistintamente, se ricchi o poveri, nobili o borghesi o servi, santi o peccatori.

Furono proprio loro i sostenitori dello Stato di Diritto come Bene Sociale che avrebbe dovuto sostituire lo Stato di Consuetudine, basato sullo strapotere delle monarchie assolute e della classe nobiliare che in nome di abitudini e usi, imponevano pedaggi, dazi e gabelle a piacimento, senza doverne rispondere ad alcuno, se non ad un dio lontano e assente dalla scena storica.

In nome del diritto essi avviarono quella che è passata alla storia come la Rivoluzione Puritana che ha portato alla nascita delle monarchie costituzionali, in cui i rapporti sociali non sono stati più basati sulla volontà di un Dio che aveva assegnato ad una dinastia, per sempre, il compito di amministrare un territorio (Luigi XIV, re Sole), ma sul Patto Sociale, come un trattato costituzionale in cui il popolo e il monarca firmano un contratto, in cui, vincolandosi, sono tutelati i diritti-doveri dei due contraenti.

Il movimento, quindi, è stato una forte spinta morale a costruire una società più equa e più aperta alle esigenze della classe povera, in tal senso i puritani sono i padri della democrazia.

La coscienza puritana, essendo una corrente di pensiero che poneva a base dell'organizzazione delle idee e del pensiero la libera lettura dei testi sacri e politici (fu infatti fautrice dell'istruzione elementare aperta a tutti i cittadini), non ebbe una sola anima, come nelle forme dittatoriali. All'interno del movimento si crearono delle sotto correnti che diedero il via ad una lettura variegata delle relazioni sociali e statali. Tra questi si distinsero i livellatori, precursori dei futuri laburisti e socialisti francesi, che posero a base dei legami l'abolizione dei privilegi di censo, essendo tutti i cittadini uguali di fronte a Dio e alla legge.

È bene ricordare che quando si diede corpo reale al nuovo Stato ci fu una accesa controversia se riconoscere, nel sistema parlamentare inglese, il diritto di voto a tutti i maschi adulti (per le donne non c'era alcuna possibilità) o solo a chi fosse in grado di pagare una tassa sul reddito.

In quel periodo storico si era creata una gabbia concettuale in cui si distinguevano i cittadini in attivi e passivi:

  • gli attivi erano i benestanti proprietari terrieri, commercianti, banchieri, burocrati che producevano ricchezza e pagavano in proporzione i tributi;

  • i passivi, i nullatenenti, erano i servi e gli operai stagionali che non erano in grado di pagare un tributo, dato lo stato di povertà; questi di fatto erano oltre il 78% della popolazione.

I livellatori volevano una democrazia, gli altri uno stato conservatore liberale, poiché sostenevano che i poveri non avevano nulla da dover difendere.

Il Patto Sociale era letto come lo strumento, prettamente borghese, per tutelare la nuova classe sociale che si stava imponendo con la politica coloniale e con gli scambi commerciali del mercato internazionale, fortemente voluto dalla dinastia dei Tudor con Enrico VIII ed Elisabetta I.

I Conservatori volevano il rinnovamento della politica per abolire tutte le barriere alla libera circolazione delle merci con la creazione del mercato unico nazionale, per questo chiedevano allo stato l'abolizione dei monopoli interni, esercitati dalla classe aristocratica che svolgeva la funzione di esattore di tributi, non pubblici ma privati, di casta, che andavano ad aggravare i costi dei prodotti della nascente industria inglese.

Dai contrasti anche violenti che videro cadere la testa dello stesso monarca Carlo I Stuart, nacque il Sistema Parlamentare Inglese (1688) a base censitaria che determinò l'epurazione delle frange più estremiste: i puritani più ligi ai dogmi evangelici e i livellatori. Essi furono costretti a emigrare, quali dissidenti politici, nelle lontane colonie americane, ponendo  con le loro idee di giustizia e libertà le basi  di quella che diverrà, con la Dichiarazione d'Indipendenza del 1776, la prima democrazia della storia, gli USA.

https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/Home/biografia/il-tempo-e-lo-spazio-biostorico/la-spugna-storica/spugna%20biostorica%20mastroleo%202.pngDa questa veloce chiacchierata si può comprendere come i puritani siamo stati una ventata di giovinezza per la dinamica storica europea, in quanto la loro apparente intransigenza morale di fatto fu un'opportunità di rilettura dei privilegi di casta che avevano imprigionato le economie nazionali, creando oltre allo stallo economico, uno stato di forte ingiustizia e povertà diffusa.

Oggi in Italia si sta assistendo ad una vera campagna mediatica che vuole in nome di una morale aperta alle private libertà, imporre il privilegio di casta a tutta la Nazione. I nuovi aristocratici che spesso sono i più grandi evasori fiscali, in virtù del forte censo, vogliono sovvertire la legge italiana e creare una società di diritto a fisarmonica in cui si creino delle sacche di privilegio giuridico in funzione dello stato di ricchezza, creando così una ambiguità comportamentale e politica.


Il semplice cittadino è chiamato a rispettare la legge e di conseguenza a subirne le punizioni in caso di trasgressione, presentandosi di fronte ai giudici; mentre gli assistiti da una corte di legali, possono sottrarsi all'azione dei magistrati, definiti di parte, che invece secondo il patto costituzionale italiano, sono tenuti a tutelare, con la loro indipendenza istituzionale, il rispetto della legge.

C'è un in atto un sovvertimento dell'ordine in cui la giustizia da garanzia pubblica si vuole porla come garanzia privata, che vada a tutelare i grandi patrimoni in un momento di crisi economica mondiale. Del resto solo così si possono spiegare le logiche sulle politiche giovanili che hanno creato il precariato a vita o le politiche di riscossione tributaria che colpiscono sistematicamente i cittadini a reddito fisso o le spinte separatista per dividere il Paese in aree sempre più ricche e aree sempre più povere.

Biostoricamente parlando, si è in un momento di grande salto cognitivo ed istituzionale che apre:

o ad una regressione storica con l'implosione di tutto il sistema democratico Italiano;

o ad un'esplosione innovativa e progressista con l'apertura di un più ampio spazio cognitivo, in grado di ideare un livello più complesso di realtà con una migliore organizzazione giuridica dello Stato.

In tale urgenza storica, si pone il bisogno di un riformismo fortemente puritano che raddrizzi le storture sociali e ripristini il bene comune con il rispetto della legge, della cosa pubblica, del patrimonio finanziario nazionale, delle politiche salariali, della coscienza legale.

Necessità una forte spinta democratica che si faccia faro di civiltà, solo gli schiocchi possono continuare ad avere un occhio di lettura uni-dimensionale che legga la dinamica storica come una semplice successione di cause-effetti, secondo una linea retta.

Necessita oggi un occhio eco-biostorico che sappia inquadrare le dialogiche vitali come una molteplicità di spirali con azioni e risposte di azioni in cui gli individuo-campi si vincolano e implementano insieme:
  • Se si creeranno le ingiustizie, automaticamente si alimenteranno i dissensi che potranno divenire situazioni storiche difficili da gestire, con possibili risvolti irosi e malavitosi.

Non si può più accettare una cecità di lettura che faccia della privata e locale realtà una nicchia d'isolamento da tutto il Paese-Mondo.

Si è un unico mega sistema globale in cui tutto è sotto gli occhi di tutti e solo un rapporto di legge universale può garantire una dinamica civile e dialogante che si faccia vitale.

Dunque ben vengano:

  • i novelli puritani, con la revisione delle logiche individualiste ed egoiste.

  • Le novelle coscienze, con gli snida-menti dei movimenti segreti che aprono gli stati d'animo alle logiche mafiose.

  • Le novelle ventata di freschezza morale che facciano chiamare con i nomi propri le cose senza sotterfugi di facciata perbenista.

Solo accettando la giustizia, come patrimonio comune da rispettare, farà gettare le basi per la democrazia mondiale ed è questa la vera sfida del 3° millennio!


(Da A. Colamonico, Biostoria. Il filo, 1998.
Carta dei dualismi occhio/mente di lettura/organizzazione fattuale.)




Bari, 17 Febbraio 2011.




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