L'influenza del Concilio di Trento

La basilica della Santissima Annunziata del Vastato di Genova fu oggetto di un completo rinnovamento architettonico e decorativo che si compì, nelle sue parti fondamentali, fra il 1591 e la metà del Seicento, in un contesto storico-artistico caratterizzato dalle discussioni e dai provvedimenti adottati dalla Chiesa romana nel periodo che seguì il Concilio di Trento (1545-1563)1.

Il Concilio sanciva il ruolo didattico dell'arte nei luoghi di culto e incoraggiava la rappresentazione dei dogmi della dottrina cattolica contestati dalle Riforme
Tutte le disposizioni conciliari perseguivano il duplice scopo di riformare la Chiesa cattolica e di consolidarne i fondamenti dogmatici in contrapposizione alle affermazioni dottrinali delle nuove religioni protestanti. In ambito artistico il provvedimento più significativo fu il decreto De invocatione, veneratione, et reliquiis sanctorum et sacriis imaginibus, con il quale la Chiesa definì alcune regole fondamentali per l’uso delle immagini negli ambienti liturgici. Con questo documento, approvato rapidamente nelle sedute conclusive del Concilio, furono vietate le rappresentazioni inconsuete o di falsi dogmi e fu confermata la dottrina tradizionale del culto delle immagini già tracciata da Gregorio Magno (540-604) e dal Concilio di Nicea II (787): fu riconosciuta la finalità didattica e fu precisato che la venerazione era rivolta al soggetto rappresentato e non all’immagine stessa. [...]


Anche le altre discussioni conciliari contribuirono, nel lavoro di revisione della tradizione ecclesiastica, a predisporre le basi di un corrispondente rinnovamento dei temi dell’arte sacra. Divennero infatti soggetti molto più frequenti proprio quegli aspetti della dottrina cattolica che i protestanti avevano contestato e che erano stati maggiormente trattati: il culto della Vergine, il Papato, i sacramenti, le preghiere per i morti, le opere caritatevoli e la venerazione di santi, immagini e reliquie, per citare solo i principali. Furono inoltre riconosciute all’arte grandi potenzialità come strumento educativo e propagandistico, utile alla diffusione della dottrina cattolica. La Chiesa di Roma, tuttavia, non volle interferire direttamente sull’opera degli artisti, ma, come abbiamo accennato, scelse di demandarne il controllo ai vescovi. [...]

Un importante strumento di controllo furono le visite apostoliche, con le quali la Chiesa verificava la conformità delle diocesi ai principi sanciti dal Concilio di Trento, concentrandosi in particolare sui luoghi di culto più significativi. La basilica dell’Annunziata fu posta sotto esame nel 1582 dal visitatore apostolico Francesco Bossi, vescovo di Novara, incaricato da papa Gregorio XIII di controllare la diocesi genovese. Nel dettagliato rapporto da lui redatto tre pagine sono dedicate all’Annunziata: in primo luogo si constata lo stato di non finito in cui si trovava l’edificio, sono poi elencate tutte le imperfezioni e manchevolezze riscontrate e indicati i tempi entro i quali ogni lavoro di adeguamento doveva essere concluso.

I frati francescani osservanti, proprietari della basilica e del convento annesso, non erano in grado di finanziare le opere necessarie. Pertanto il 20 agosto 1591 concessero il giuspatronato della chiesa a Lorenzo di Francesco Lomellini, che si assunse l’onere delle spese e della sovrintendenza ai lavori di adeguamento dell’edificio. [...]
Il ciclo degli affreschi vuole mostrare il ruolo di Maria nella storia della Salvezza

Tutto il ciclo pittorico di coro e presbiterio (della Basilica) ruota attorno al mistero dell’Immacolata Concezione dipinto nel catino absidale, realizzato secondo il consueto tipo iconografico descritto da Emile Mâle: la Vergine è attorniata dagli attributi delle Litanie lauretane e sovrastata dal Padre Eterno. Gli attributi sono esibiti da un gruppo di angeli che incorniciano Maria in una sorta di danza aerea: il cedro, lo specchio, la palma, la rosa, l’ulivo e il cipresso. Maria posa il piede sulla luna illuminata dal sole retrostante e nel cielo brilla la stella del mattino descritta nell’Ecclesiaste (Qohelet). [...]

La decisione dei frati dell’Annunziata di affrescare un ciclo “immacolista” fu probabilmente dovuta alla predilezione particolare dell’ordine francescano verso la persona di Maria e alcuni misteri a lei legati, primo fra tutti quello dell’Immacolata Concezione. I francescani difendevano da più di tre secoli questo principio teologico. [...]

Il ciclo decorativo di presbiterio e coro, insieme al crocifisso dell’altare, ricostruisce quindi un percorso narrativo e iconografico unitario, come unitario è lo spazio architettonico illusivo in cui è compresa la narrazione degli avvenimenti. Soggetto della narrazione è l’attuazione del piano divino che ha preso avvio all’inizio dei tempi per proseguire fino alla Crocifissione, cioè la Storia di redenzione del genere umano. Il racconto ha inizio con l’Immacolata Concezione, prosegue con il peccato di Adamo ed Eva;  e la storia primitiva degli uomini (Creazione di Adamo, Caino e Abele, Torre di Babele, ecc.), l’Abbraccio di Gioacchino ed Anna, l’Annunciazione, la Purificazione di Maria al Tempio come profezia della Passione e il Ritrovamento nel Tempio come prefigurazione della Pasqua; si conclude con la Crocifissione.

Insomma, gli affreschi nel loro insieme vogliono mostrare il ruolo di Maria nella storia di salvezza dell'umanità. Tuttavia la rappresentazione stessa dell'Immacolata Concezione (non presente nelle sacre scritture), di episodi dai Vangeli apocrifi e delle virtù in forme femminili, nonché la concessione di giuspatronato, sono contrarie ai principi più rigorosi di controllo dell'arte, ispirati dal Concilio di Trento e formalizzati dal Cardinale Paleotti nei suoi libri.

l’Annunziata non è stata pensata e decorata secondo un pensiero cattolico riformatore, ma conservatore. Emerge in modo evidente la distanza dalle idee dei vescovi preposti all'attuazione delle dispozioni Conciliari, che avevano esaminato i lavori in corso d'opera. La progettazione e la realizzazione della basilica sembrano inserirsi in un contesto diocesano nel complesso più tradizionalista e tollerante, nonostante l’influenza della diocesi milanese.

Concilio di Trento, teologia mariana e tradizione francescana negli affreschi della Santissima Annunziata del Vastato, Claudio Tosi, La Berio n. 2 - luglio-dicembre 2008, pp. 33-57
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