Dai Frati Umiliati ai Frati Francescani Conventuali

Non lontano dalla porta Sanctae Fidei (o porta dei Vacca), varco nelle mura del XII secolo, in una zona poco abitata coltivata a orti e vigneti si apriva il sobborgo denominato Vastato. Nel 1228 l'area fu occupata dalla Comunità religiosa degli Umiliati, giunti dalla Lombardia e dediti alla lavorazione della lana: qui costruirono il loro convento dedicato a Santa Marta, da loro abitato fino ai primi anni del XVI secolo. Il luogo fu scelto perché l'area era già stata spianata per ragioni di sicurezza durante i lavori di costruzione delle mura del Barbarossa (1155), ma soprattutto si trovava in prossimità della confluenza del rio di Vallechiara nel rio di Carbonara; gli Umiliati avevano infatti bisogno di questi corsi d'acqua per la loro attività di lavorazione della lana.

Nel 1508 i frati minori di San Francesco di Castelletto chiesero al Doge
Nel 1508 i Francescani presero il posto degli Umiliati nella diroccata chiesa del Vastato
ed al Senato di genova di trasferirsi dalla loro sede originaria, vicino alle residenze dei militari. Fu loro offerta l'antica Chiesa degli Umiliati. Le costruzioni ancora presenti vennero tolte agli Umiliati per essere assegnate ai Frati Francescani Conventuali provenienti dalla chiesa di San Francesco di Castelletto, abbandonata a causa di lavori alle mura cittadine. Le loro necessità liturgiche e la pastorale predicatoria diretta al popolo richiedevano però un ambiente più ampio, per cui avviarono la costruzione di una nuova chiesa, che, fra solenni cerimonie, vide la posa della prima pietra il 20 luglio 1520. La nuova chiesa francescana prese il posto della preesistente Santa Marta del Guastato, una piccola chiesa ed annesso convento edificati nel XIII secolo dagli Umiliati, nell’area immediatamente extramuraria. La cinta era stata costruita nel 1155 contro un eventuale attacco di Federico Barbarossa e aveva comportato una vasta operazione di demolizione, definita dai documenti dell’epoca “vastinium / guastum" che significa appunto demolizione. Da qui deriva probabilmente il toponimo di Vastato, utilizzato già per Santa Marta e poi mantenuto per la chiesa di San Francesco nella forma "Guastato".

L'edificio, costruito in forme tardo-gotiche, si presentò da subito di dimensioni monumentali, ma i frati si accontentarono di un ambiente funzionale e i lavori di decorazione non furono mai portati a termine.
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