Architettura

 
Il primo aspetto della chiesa fu quello conferito dai Minori che, se da una parte presero come modello la loro vecchia sede presso il Castelletto, dall’altra introdussero aggiornamenti in chiave gotica. Il progetto venne affidato a Pietro di Gandria, un maestro muratore lombardo, iscritto alla corporazione genovese dei Magistri Antelami. Lo schema era a T e a tre navate, come le chiese francescane umbro – toscane, e con cappelle absidali quadrate, come la vecchia chiesa genovese di San Francesco. Le cappelle presentavano monofore acute, le laterali e una trifora, la centrale. Come l’archetipo erano ancora le colonne bicrome, di marmo bianco alternato a pietra di Promontorio. Nuove erano invece le cappelle laterali. Questo primo aspetto della chiesa si conservò sotto le fasi successive (soprattutto quella seicentesca che lo rivestì totalmente), per tornare alla luce durante la seconda guerra mondiale, in seguito ai bombardamenti che colpirono l’edificio.

Quando poi gli Osservanti si stabilirono nella nuova sede, il cambio della dedica non fu l’unica modifica che interessò la chiesa. Un impegnativo programma di ampliamento

venne portato avanti dai nuovi officianti che, in contrasto con quanto comandava la riforma del loro ordine, realizzarono una chiesa magniloquente, grandiosa e ricca di materiali preziosi. D’altra parte la grandezza e la luminosità erano prerogative importanti per le esigenze dell’ordine. L’architetto a capo del progetto sembra essere stato Andrea Ceresola detto il Vannone, che si occupò di chiesa e convento. L’ambizioso progetto venne portato avanti soprattutto grazie ai finanziamenti delle maggiori famiglie nobili genovesi che avevano ottenuto la proprietà delle cappelle. Tra queste prevalsero, per importanza e generosità, i Lomellini che risiedevano in Piazza del Vastato.

Nel 1591 Lorenzo Lomellini di Francesco ottenne il giuspatronato della chiesa. Si apre così una nuova fase di trasformazioni che, sotto i dettami della Controriforma, fu interessata da un vasto programma di arricchimento e valorizzazione, perdendo così definitivamente l’aspetto tardogotico, ed instradandosi verso una nuova chiave barocca con l'aggiunta di ricche decorazioni quali stucchi, marmi intarsiati, affreschi e dorature. La cappella maggiore venne ampliata, il tiburio sostituito con un’ampia cupola su tamburo, venne aggiunta di una campata nella parte anteriore e progettata finalmente la facciata con un ingresso dignitoso alla chiesa (prima la parte frontale della chiesa era semplicemente murata e l’entrata collocata solo sul fianco destro). Furono infine costruiti due campanili simmetrici, sul modello alessiano di Santa Maria di Carignano.

Nel 1834 l’architetto Carlo Barabino avviò importanti e complessi progetti per la facciata: gradinata d’accesso, pronao con sei colonne doriche e frontone. L’imponente lavoro ipotizzato dal Barabino fu però destinato a rimanere incompiuto per la morte del suo fautore, a causa del colera che colpì Genova solo un anno dopo, nel 1835. Il progetto infatti, ripreso ed in parte modificato da Giovanni Battista Resasco, furono ridotti al solo pronao e alla scalinata.


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