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1995

29 dicembre 1995
Caro Eugenio Scalfari,
avevo 12 anni quando un giorno mio padre non tornò a casa con il solito 'Paese sera' ma con il primo numero di 'la Repubblica'. Ora ho 32 anni e sono pochi i numeri del Suo giornale che non ho letto. Non ho mai letto altri giornali né seguo normalmente la televisione. Se ne potrebbe dedurre che sia completamente plagiato da 'la Repubblica'. Invece (e ciò mi convince della bontà del Suo prodotto) sono spesso in disaccordo con le vostre posizioni.
Nel frattempo mio padre è morto: un punto di riferimento importante per discutere le mie idee mi è venuto meno a vent'anni. Ho cercato aspetti di papà in altri uomini e ne ho trovati anche in Lei (complice una certa somiglianza fisica).
Da tempo avrei voluto scriverLe, ma non di un argomento definito, come ho fatto talvolta, ma così, delle Sue idee, delle mie, del Suo giornale. In breve, non l'ho fatto perché è impensabile che un uomo tanto impegnato avrebbe trovato il tempo e la voglia di leggermi. Lo faccio ora, senza illusioni, ma almeno stimolato dal Suo "invito" sul 'Venerdì' di oggi.
Dopo questa premessa (per me necessaria) cercherò di essere breve e scriverò, come tante volte Lei fa, per punti, cominciando dalle Sue domande.
E' vero: la politica, quella interna, mi interessa sempre meno e apprezzo il cambiamento del giornale così come trovo ingiusto - oltre che insopportabile - che Sgarbi presieda una commissione parlamentare e abbia una rubrica fissa in televisione, mi dà un po' fastidio che un parlamentare leader di partito come Ferdinando Adornato abbia la possibilità di scrivere stabilmente sul Suo giornale e che sia ospitato addirittura per tentare di giustificare un'ingiustificabile astensione dal voto che nessun lettore credo che abbia mandato giù immigrazione: su questo tema non siamo proprio d'accordo. Io sono per una stretta regolamentazione degli ingressi con riguardo particolare per quelle nazionalità di immigrati ad alto tasso delinquenziale (es. albanesi, zingari) e mi fanno inacidire titoli a effetto in prima pagina su fatti tutti da dimostrare come i polsi spezzati di una zingara, libero mercato, giustizia: grazie per il vostro impegno, tenete duro!
"Di Pietro è un mito e non si tocca!" avrei voglia di dire, anzi lo dico. E invece il vostro giornale si adegua al clima collettivo che prima osanna l'eroe e poi scopre l'uomo. <> diceva Francesco De Sanctis. E dove pensate che esca fuori un giudice in grado di scoprire quello che ha scoperto se non ha vissuto almeno un po' da vicino il mondo che poi ha condannato?
continuate per fortuna a essere l'ultimo baluardo contro la strapotenza di Berlusconi e delle sue 6 reti televisive nazionali e decine di giornali. Non mollate perché i vostri articoli ci fanno bene allo spirito.
Per finire, un po' di note sparse:
mi piace molto Curzio Maltese
non vedo una posizione chiara del giornale su temi che mi stanno a cuore come: la truffa del 144 e la sua necessaria abolizione, lo sfruttamento degli immigrati come manovalanza criminale, il garantismo che serve a garantire solo i criminali, l'uso delle 2 ruote per contribuire a una vita migliore nelle città;
mi disturba l'evidente sudditanza della Repubblica alla lobby ebraica e una certa condiscendenza con la massoneria;
non criticate mai Rutelli, che invece è un traditore del suo elettorato naturale;
vedo la potenza di alcuni giornalisti e intravedo il potente committente dietro alcuni loro articoli (ma ciò farà parte del mestiere);
mi dispiace lo spreco di spazio per le pagine sportive, o meglio, per il calcio;
mi dispiace anche che 'il Venerdì' sia così scaduto (dalla posizione già bassa che aveva);
mi disturbano tutti i gadget e supplementi: mi piacerebbe ricevere il giornale "pulito";
mi innervosiscono i continui riferimenti e Internet in vari articoli ogni giorno: lavoro con i computer e so benissimo che è un fenomeno elitario, di difficile accesso e utilizzazione e quindi ben lontano dal <>
mi chiedo che uso fate dell'aritmetica e della statistica quando sparate titoli (sempre in prima pagina) di <> quando in Italia ci sono 8000 morti l'anno (= 45 morti ogni 2 giorni) sulle strade;
e infine: ma dove sono finiti i giornalisti d'assalto, quelli che indagano, scoprono, rivelano?
In conclusione, caro Scalfari, rimango sempre un vostro affezionato e fedelissimo lettore, ma mi sembra che la direzione abbia un po' perso il controllo o forse che ci siano più direzioni.
Forse mi dovrei sbilanciare un po' di più sulle mie scelte di partito: voterei sicuramente un partito di Scalfari, forse un partito di Di Pietro, magari un partito di Prodi (se la smettesse di fare il clown in televisione) sfrondato però di rami velenosi come i Rifondaroli, i Verdastri di quelle baldracche di Ripa di Meana (sia Carlo che Marina)... Ho votato quasi sempre per i Verdi (o per il PDS), ma "turandomi il naso": sono un ecologista puro, fanatico della difesa della natura da quando sono nato, e secondo me una forza ecologista non deve prendere posizione su temi che non siano di sua competenza: deve essere una forza né di destra né di sinistra, né religiosa né atea.
Questa lettera è indirizzata a Lei in persona. Gliela invio fiducioso che saprà trattare con la confidenzialità necessaria ciò che ho scritto e manifestandole al contempo il mio affetto e la mia riconoscenza per avermi fatto leggere un giornale così ricco e importante in tutti questi anni. Ovviamento chiedo che non venga pubblicata.
Andrea Ricci
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